Intervista a Marco Volpe per ZioMusic

Oggi su ZioMusic.it vogliamo farvi conoscere un amico, un musicista milanese che ha formato molti tra i batteristi più affermati del panorama musicale italiano.

Marco Volpe nasce a Milano e inizia a provare un profondo amore per la batteria già nei primi anni dell’adolescenza. Dopo le prime esperienze professionali e di studio, seguì il sogno americano iscrivendosi al “Berklee College of Music” di Boston e condividendo le classi con artisti del calibro di Diana Krall, Jeff “Tain” Watts, Makoto Ozone, Greg Osby, Gene Jackson, Ira Coleman, Terry Linn Carrington. Dopo la laurea Cum Laude, ritorna in Italia riprendendo l’attività di free lance sia nel campo commerciale che in quello jazzistico suonando ed incidendo tra gli altri con musicisti del calibro di David Liebman, Fabrizio Bosso, Danilo Rea, Max Ionata , Scott Hamilton, Dusko Goykovich.

Da molti anni si dedica principalmente alla didattica ed è fautore di un insegnamento individuale e personalizzato sui bisogni, le inclinazioni e le prospettive di ogni singolo studente. Sono innumerevoli i professionisti che sono passati dal suo studio, da Giovanni Giorgi a Enrico Matta dei Subsonica, a Iarin Munari, Mattia Barbieri, Ruben Bellavia, Piero Monterisi, Alessandro Minetto e moltissimi altri Docente di “Batteria e percussioni jazz” ai conservatori “Tito Schipa” di Lecce, e “Lucio Campiani” di Mantova insegna anche al “Perc&Music Studio” di Torino e privatamente nel suo studio a Milano. Dal 1985 al 2004 ha continuato a collaborare con il Berklee College nel corpo docente dei corsi di “Berklee summer school at Umbria Jazz”. Vanta tra i suoi allievi alcuni tra i batteristi di maggior spicco nella scena musicale italiana e ha collaborato con varie testate giornalistiche di livello.

ZioMusic: “Ciao Marco, siamo felici di averti qui con noi, grazie di aver trovato il tempo per rispondere alle nostre domande. Cominciamo con una domanda semplice: tu hai avuto molti allievi, hai una pagina facebook dedicata con più di 200 membri, alcuni di loro hanno poi avuto un’ottima carriera, come ci si sente ad essere stato l’insegnante di così tanti allievi?

Marco: “Fortunato! E lo dico per davvero, ed in tutti i sensi. Il fatto di essere stato uno dei primi italiani ad essere stato alla Berklee e ad avere anche studiato privatamente nel contempo con i due massimi luminari dello strumento, Alan Dawson e Gary Chaffee mi ha dato la possibilità, non appena tornato in Italia di partire con il piede giusto nell’insegnamento. E vorrei ricordare anche il mio insegnante di batteria all’interno della Berklee, il grande Joe Hunt (batterista di Stan Getz, Bill Evans, George Russell…) che è stato fondamentale anche nel farmi avere la borsa di studio che mi ha permesso di terminare i miei studi. E poi fortunato perché ho subito avuto come studenti i due giovani più talentuosi del tempo, Enrico “Ninja” Matta e Giovanni Giorgi, che facevano man bassa di premi e concorsi e che hanno contribuito a farmi conoscere come loro insegnante (sono stati per me quello che Vinnie Colaiuta e Steve Smith sono stati per Gary Chaffee! 😀 ) Poi tanti altri sono venuti, ed è un piacere per me vedere così tanti professionisti in Italia e nel mondo che mi hanno avuto come insegnante. Questo è uno stimolo a mantenermi aggiornato, pur sapendo che senza solide basi non si va da nessuna parte.”

ZioMusic: “ Passiamo alla seconda domanda, un po’ più difficile…ma non troppo: uno degli argomenti più paurosi da affrontare per qualsiasi batterista, direi musicista in generale, è quello dell’improvvisazione, come ci si prepara per arrivare ad avere quel tanto di sicurezza che basta per non sembrare totalmente un pesce fuor d’acqua?”

Marco: “Non è difficile…noi improvvisiamo tutti i giorni, tutto il giorno. Nessuno è in grado di pianificare perfettamente la sua vita. Il problema è avere le cognizioni e la capacità di poter affrontare tutto quello che la vita ci presenta . La stessa cosa con la musica. Se abbiamo la tecnica, le cognizioni e siamo padroni del linguaggio improvvisare non è un problema. Purtroppo spesso vedo che, anche complice internet, c’è chi tende ad insegnare solo pattern preconfezionati che poi lo studente, che spesso ha impiegato molto tempo d assimilare, tende ad usare anche fuori luogo. L’effetto, fastidioso , è lo stesso che produce chi ti parla non inserendosi nel discorso , ma solo con frasi fatte.”

ZioMusic: “ Non c’è 2 senza 3, ecco quindi la nostra terza e ultima domanda: per essere un buon allievo, bisogna studiare, per essere un buon insegnate bisogna aver studiato, ma non penso basti, quali sono le maggiori difficoltà nell’insegnamento della batteria? “

Marco:Non parlerei di difficoltà particolari. Magari le difficoltà maggiori sono con gli allievi che suonicchiano già, ma molto peggio di quello che pensano… Ma devo dire che ultimamente sono molto rari e comunque durano poco. Le qualità che deve avere un buon insegnante, oltre ovviamente a conoscere il materiale di studio, sono invece la pazienza, l’organizzazione, la capacità di immedesimarsi nello studente, e soprattutto conoscere il modo di come procedere gradualmente verso il miglioramento dello studente senza saltare di palo in frasca con grande dispendio inutile di tempo e di energie.”

ZioMusic: “ Si lo so, abbiamo detto 3 domande, ma questa ultimissima è troppo importante: scendendo le scale del tuo studio, oltre a trovare una serie di piatti che ognuno vorrebbe nel suo set, c’è un poster, ed è un poster molto particolare perché quando si entra in uno studio di un batterista ci si aspetta di trovare appeso sul muro Steve Gadd, Vinnie Colaiuta….Gene Krupa…invece tu hai un poster dei Beatles, raccontaci qualcosa su Ringo Starr”

Marco: “Ringo è il batterista che non ho mai conosciuto e che avrei voluto conoscere. Mi piacerebbe chiedergli come gli sono venute certe idee… l’ accompagnamento di “In my Life”, di “Come Together”, di “Ticket to ride” e di tanti altri brani. Perché questa è la grandezza di Ringo: l’aver creato su ogni brano dei Beatles un accompagnamento su misura che calzava perfettamente sulla musica e cui è dovuto parte del successo del gruppo. E i suoi fil, unici… Una cosa è certa, senza Ringo i Beatles non sarebbero stati la stessa cosa ed è stato lui (che, non scordiamolo, era considerato il miglior batterista di Liverpool) che ne ha cambiato le sorti dando al gruppo il drive ed il timing che li ha fatti volare.”

Siamo molto contenti di questo nostro incontro con Marco, era da tempo che avremmo voluto fargli queste domande e di potervi raccontare qualcosa di lui. Speriamo vi sia piaciuta questa intervista, continuate a seguirci sui nostri social sempre aggiornati!

La redazione

Vai alla barra degli strumenti