Gibson dichiara bancarotta

Tanto tuonò che piovve. Gibson Brands Inc ha dichiarato bancarotta ieri, e così uno dei più grandi costruttori di chitarre di sempre, un marchio che ha letteralmente fatto la storia della musica, si arrende ad una situazione finanziaria non più sostenibile.
Avevo già scritto alcuni articoli che lasciavano presagire questo tipo di esito ma certo non ci si aspettava che sarebbe arrivata questa notizia così presto, o quanto meno si poteva ancora sperare che una ristrutturazione interna desse migliori frutti (Vai al nostro precedente articolo su questo argomento).

Si tratta di una dichiarazione di insolvenza per cui Gibson fa ricorso alla bancarotta secondo il Chapter 11, un specie di amministrazione controllata prevista dalla legislazione americana che permette alle aziende in difficoltà di avviare un processo di ristrutturazione. Diverso invece è il Chapter 7 della legge americana che prevede la liquidazione totale o parziale per fallimento vero e proprio, a cui il brand USA non ha dovuto fare appello.

L’intenzione di Gibson è quindi quella di ri-focalizzare le sue attività, riorganizzare e ricostruire il suo business ripartendo dalla sua mission primaria, ovvero progettare, costruire e vendere strumenti musicali. Questo quindi comporterà la cessione dei business non strettamente legati a questa attività principale, partecipazioni e acquisizioni che, secondo molti, hanno causato gran parte del dissesto che ha portato Gibson a questo punto.

I cosiddetti “non-core brands” che il CEO Henry Juszkiewicz ha dato mandato di cedere comprendono attività nel campo audio e home entertainment, principalmente acquistate dal gruppo Phillips per un valore di oltre 135 milioni di dollari nel 2014. Gibson si è infatti trovata, a causa dei mancati introiti nel breve termine, anche a non poter più far fronte agli ordini per mancanza di liquidità, il che ha portato ad un ulteriore calo delle vendite di questi marchi.

A conti fatti Gibson, con un fatturato che è calato sotto i 500 milioni annui da tre anni a questa parte, si è trovata a dover gestire debiti compresi tra i 100 e i 500 milioni, con una lista di creditori principali che vede un minimo di 26 compagnie pronte a farle causa (Vai all’articolo sulla causa Gibson-Tronical). La crisi nelle vendite delle chitarre di questi ultimi anni si è fatta sentire su tutto il comparto e non ha fatto che peggiorare una situazione già poco rosea. Non è un segreto che anche altri grandi gruppi come Fender e Guitar Center, pur più avveduti nella loro gestione finanziaria, siano indebitati o in grosse difficoltà a causa dell’andamento del mercato.

Molti fans però saranno felici, pur rattristati da questa notizia, che Gibson ed i suoi marchi di chitarre collegati (Epiphone, Kramer, Steinberger, Dobro e Baldwin) torneranno ad occuparsi solo di produrre strumenti e magari trovare una nuova via in quello che sembra un settore musicale piuttosto stagnante se comparato, ad esempio, con quello attuale della musica elettronica.
Gibson – dice Juszkiewicz – rimane sinonimo di qualità ed il provvedimento di oggi permetterà alle future generazioni di accedere a quel suono, design e qualità della manifattura che i nostri impiegati mettono in ogni prodotto Gibson.

Ora è il momento di leccarsi le ferite e cercare di sopravvivere ma, credo che valga per tutti noi estimatori di queste mitiche chitarre, la speranza è di poter vedere una gestione migliore ed un nuovo impulso che riporti questo strumento ai fasti di un tempo.

 

Luca “Luker” Rossi
 

 

Redazione ZioMusic.it

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