Fedez lascia la SIAE per Soundreef. E’ la svolta?

I titolari dei diritti hanno il diritto di autorizzare un organismo di gestione collettiva di loro scelta a gestire i diritti, le categorie di diritti o i tipi di opere e altri materiali protetti di loro scelta, per i territori di loro scelta, indipendentemente dallo Stato membro di nazionalità, di residenza o di stabilimento dell’organismo di gestione collettiva o del titolare dei diritti”. Questa direttiva dell’Unione Europea del 2014 prevede dunque in poche parole che gli autori possano scegliere liberamente a chi affidare la gestione dei propri diritti d’autore. Come sapete invece in Italia ancora oggi siamo sotto monopolio SIAE.

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Già circa mille artisti italiani, e oltre 20 mila stranieri, hanno affidato la gestione dei propri diritti e interessi economici legati alla musica a Soundreef, società londinese fondata da due ragazzi italiani che da anni lotta per farsi riconoscere anche in Italia. Il primo grande autore, Fedez, ha però rotto gli argini in questi giorni annunciando che affida a Soundreef la gestione di tutto il suo repertorio autoriale.
Che sia l’onda fatale che farà crollare questa diga che regge da ormai 130 anni?

Il Parlamento italiano sta discutendo in Senato proprio in questo periodo il recepimento della direttiva europea. Già passata alla Camera, questa legge sembrava voler finalmente aprire il mercato dei diritti musicali anche in Italia, ponendo fine ad un monopolio ormai anacronistico, ma gli emendamenti a favore della liberalizzazione sono stati ritirati dopo che il Ministro della Cultura Franceschini, che si è dimostrato nel tempo molto in sintonia coi nuovi vertici SIAE, ha messo la sua ultima parola sulla questione affermando che: “Fuori dall’Italia si va verso società di raccolta dei diritti sempre più grandi. Gli altri guardano con invidia all’Italia“.

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SIAE dal canto suo ha reagito asetticamente con un comunicato: “Prendiamo atto della scelta di Fedez e ci dispiace, ma è male informato. Gli sforzi per migliorare i servizi – digitalizzando l’offerta, pubblicando online bilancio e relazione di trasparenza, azzerando la quota d’iscrizione per giovani e start up editoriali e abbassando la nostra provvigione, che oggi in media è sotto al 16% – stanno andando nella giusta direzione“.

Qualcuno forse però dovrebbe ricordare al Ministro Franceschini ed a Filippo Sugar che questa non è una battaglia di Fedez e Soundreef contro la SIAE o contro l’Italia, e che non è vero che sotto questo punto di vista l’Italia è presa a modello nel mondo. SIAE è rimasta per anni nel passato, con sprechi enormi, opacità, gestione feudale ed una lottizzazione politica che ne ha fatto uno dei simboli dell’Italia peggiore. Chi ne ha subito il maggior danno sono stati gli artisti minori, quelli non miracolati dalla SIAE e dal suo sistema di rilevamento statistico che praticamente azzera i ricavi per chi è indipendente o chi si guadagna da vivere con la musica un centimetro dopo l’altro. Siamo contenti che ora, dopo anni di mala gestione, la SIAE si stia finalmente rinnovando e digitalizzando, pur tuttavia senza fare grandi passi verso una gestione democratica della Società; il problema però è che la vera libertà non sta nel poter scegliere chi governa la SIAE, ma poter scegliere un’altra società di gestione dei nostri diritti musicali se la SIAE, per un qualsiasi motivo, non è in linea o non si dimostra all’altezza delle nostre necessità.

Sarà il mercato a decidere, e se Fedez sarà seguito da molti altri, il Governo ed il Parlamento non potranno non prenderne atto. Credo, com’è successo per internet, la musica digitale e tanti altri settori dove le liberalizzazioni e rivoluzioni sono avvenute dal basso, che l’esecutivo abbia solo una scelta: si può essere innovatori e lasciare una traccia regolando e scavando per tempo un alveo in cui incanalare quest’onda che arriva, oppure lasciare che la diga crolli e poi dover correre ai ripari quando di acqua da raccogliere non ce n’è più.

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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