Native Instruments: parte la rivoluzione degli Stems

Nel campo del DJing negli ultimi trent’anni si è passati da uno stile completamente classico ed analogico, basato esclusivamente su dischi, piatti ed un gran ‘sfrisare’ di puntine, ad un lavoro completamente basato sul digitale come oggi. In mezzo a tutto questo c’è stato il passaggio da vinile a CD player, dai controller analogici a quelli digitali, dal lavoro fatto solo ed esclusivamente su hardware a quello basato al 99% sul software, con i controller sempre più spinti e configurabili. Quindi siamo passati dai CD agli MP3 sulle chiavette o hard-disk, ed ora siamo pronti per passare a riprodurre il materiale direttamente online.

Midimusic Presentazione 2015

C’è una cosa però che nel DJing dagli anni ’70 ad oggi praticamente non è mai cambiata: il passaggio da un disco dopo l’altro, cercando di mixare le parti compatibili di due pezzi, smacchinando con filtri e loop per incastrarli uno dentro l’altro al meglio.
Quello che i DJ hanno sempre fatto in studio, con i loro remix, è di smontare letteralmente le canzoni in modo ‘orizzontale’, per parti e loop cambiandone la struttura, ma anche ‘verticalmente’, facendosi dare le tracce separate per rielaborarle o sostituirle con altro.

Native Instruments ha avviato quest’anno quella che potrebbe essere una delle maggiori rivoluzioni del DJing di sempre. Ha portato infatti nel remix live la possibilità di fare un remix ‘verticale’ attraverso la scomposizione delle tracce in Stems.
Stems è un formato, che NI ha volutamente sviluppato e poi distribuito gratuitamente a chiunque lo volesse utilizzare, che permette di acquistare o produrre un pezzo ed avere non solo la tracce stereo, ma altre quattro tracce stereo con le tracce separate della canzone. Solitamente queste tracce sono: Batteria, Basso, Voce e Ritmica; tuttavia essendo il formato aperto nessuno impedisce di configurare gli Stems a proprio piacimento.

La politica Open Source sembra stare già premiando NI, visto che ci sono già decine di case discografiche che stanno producendo e vendendo file Stems per i DJ di tutto il mondo. Chiaramente Native Instruments ha fatto già in modo che tutti i suoi prodotti DJ di nuova generazione fossero già pronti per utilizzare i file Stems. Nessuno impedirà ad altri produttori di creare controller, software e attrezzatura da DJing che supporti i file Stems, ma il vantaggio competitivo di NI è notevole.

Per i DJ è ora possibile sbizzarrirsi in modo assolutamente nuovo nel remix delle tracce, creando sonorità completamente nuove e stili diversi utilizzando combinazioni di Stems provenienti da tracce differenti. Si può mixare la batteria di un pezzo con la voce di un altro, il riff di basso di una strofa con la ritmica di chitarra del ritornello. Se ci aggiungiamo la potenza dei deck digitali come Traktor Kontrol S8, D2 e F1, e tutti quelli compatibili che verranno, che consentono di adattare tempo e tonalità dei pezzi in modo automatico, non c’è quasi più nulla che non si possa remixare.

 

Alla presentazione Midimusic, distributore Native Instruments per l’Italia, a Torino a cui abbiamo assistito questa settimana abbiamo avuto con DJ Prezioso un piccolo assaggio di quello che è possibile fare con gli Stems. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa combineranno i DJ di nuova scuola che cresceranno in pochi anni con questo formato.

Info: www.native-instruments.com

Info: www.midimusic.it

Info: www.stems-music.com

Vai alla barra degli strumenti