La SIAE batte cassa, 200 mln dalle memorie digitali

In tempo di legge finanziaria, o come la chiamano ora ‘legge di stabilità’, il Parlamento si riempie di uomini delle lobby, ognuno a far valere i propri numeri e presentare a chi conta le proprie richieste. La SIAE non è da meno.
Mi scuso per l’associazione della Società Italiana Autori ed Editori con altre categorie che fanno interessi privati ma l’elezione dell’ultimo consiglio direttivo e ancora prima l’adozione del nuovo statuto hanno di fatto sancito un’oligarchia di autori potenti e major.
Non è da meno, dicevo, si è saputo infatti che il suddetto consiglio ha fatto pervenire al Ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, una richiesta di estensione ed aumento del “compenso per copia privata” che porterebbe nelle casse della stessa SIAE circa 200 milioni euro, contro i circa 70 attuali.

Spieghiamo, per chi non sapesse ancora di cosa si tratta. La SIAE stessa definisce “il compenso per ‘copia privata’ come un importo dovuto per il beneficio che il consumatore trae dalla facoltà data dalla legge di riprodurre legalmente, per uso esclusivamente personale, fonogrammi e videogrammi, senza dover chiedere il preventivo consenso (licenza) di autori, artisti e produttori, titolari di autonomi diritti esclusivi di riproduzione.
In pratica è quella tassa, anche se non la vogliono chiamare così, che paghiamo su tutti i supporti di registrazione vergini, analogici e digitali, dedicati (audio e video) idonei alla registrazione di musica e video già acquistati (musicassette, VHS, CD-R, CD-RW, DVD-R, DVD-RW, ecc.) e su tutti gli apparecchi di registrazione, analogici e digitali, idonei alla registrazione su supporti vergini.
Il compenso è costituito, per supporti e apparecchi di registrazione, da un importo variabile in funzione della categoria e capacità effettiva di registrazione. Più GB ha l’hard-disk o la memoria del dispositivo e più si paga.

Confindustria Digitale però si ribella al decreto firmato dal Ministro Bray e fa sapere, per voce del presidente Stefano Parisi, che: “Il ministro Bray ha espresso parere favorevole ad aumentare anche del 500% l’importo che in Italia viene pagato per ogni dispositivo con memoria digitale, cellulari, smartphone, Pc, tablet, Mp3, cd, dvd, e di introdurlo anche per le smart Tv’‘. Parisi inoltre spiega che ormai anche in Italia la fruizione di contenuti, in particolar modo l’audio, avviene molto in streaming e la copia privata di cd e dvd non è più la norma. “Chiediamo – continua Parisi – altresì di recepire le raccomandazioni del Rapporto Ue dell’ex commissario Vitorino sulla copia privata, in modo da emanare, in tempi rapidi, un decreto che definisca un compenso effettivamente equo“.

Facciamo un esempio rapido. Uno smartphone da 16 Gb aumenterebbe di circa 4 euro. L’equo compenso, che ora è di 0,9€, passerebbe a 5,20 euro. Per i tablet aumenterà dai 3,20€ ai 5,20 euro, per i pc e laptop da 3,20€ a 6 euro.
Per le SD cards, ad esempio, il prezzo medio a Gb è attualmente di circa 1€. La tassa applicata potrebbe essere di 0,9€ a Gb. Il prezzo delle schede quasi raddoppierebbe.
Il compenso lo pagano i produttori, certo, ma credete che i produttori non scaricheranno poi l’aumento sul consumatore?

smartphones

Ci sono diversi aspetti che rendono ancora più odiosa questa richiesta della SIAE.
Oltre al giudizio negativo tout court sull’aumento di una tassa de facto, c’è la presunzione maliziosa di dedurre che chiunque userà questi dispositivi per fare copie private. Con un po’ di forzatura potremmo dire che tanto varrebbe far fare un mese di carcere a tutti una volta nella vita, perchè prima o poi si presuppone che tutti possano violare la legge.
Secondo. Non è una tassa che discrimina. Non essendoci dati su quali copie private vengono effettuate, come fa SIAE a redistribuire i conseguenti diritti compensatori? La risposta più semplice è che potrebbero ragionare come già fatto per il diritto di voto, si distribuiranno i compensi proporzionalmente ai guadagni degli anni precedenti. Se sei già ricco, lo sarai sempre di più, e continuerai ad avere sempre più potere all’interno di SIAE.
Terzo. Il presidente di SIAE, Gino Paoli, cita nella sua lettera Germania e Francia, in cui questo compenso è superiore all’Italia per avvalorare la sua tesi e richiederne l’aumento. Secondo il decano della musica italiana, gli autori italiani sarebbero “figli di un dio minore“. Paoli però si è forse dimenticato che l’Unione Europea è composta da 27 paesi membri e che paesi come la Spagna e la Gran Bretagna non lo prevedono affatto.

In risposta alla richiesta di Confindustria Digitale di sospendere l’aumento per raccogliere più dati, il ministro Bray ha invitato il comitato consultivo permanente per il diritto d’autore di aprire un’istruttoria per la revisione del Decreto Bondi del 2009. Con estrema trasparenza e spirito naif il comitato ha chiesto alla SIAE, beneficiaria dell’equo compenso, di fornire una relazione per studiare “lo stato dei mercati e attuare una rilevazione delle tariffe medie europee“. Se tutti alla SIAE fanno le medie come il presidente, possiamo aspettarci un parere perfettamente imparziale.

“L’equo compenso non è una tassa – conclude Parisi – ma ci si avvicina molto. Se sarà firmato il decreto, il contributo dell’equo compenso per le casse della SIAE passare dal 13% al 30% del totale raccolto. Uno sproposito. Quello che vorremmo invece stabilire è l’effettivo danno che la copia privata porta oggi agli autori. Questo è un calcolo che non è stato fatto”.

Quello che posso dire è che questo compenso così com’è non solo non dovrebbe essere innalzato, ma dovrebbe essere abolito del tutto. Se SIAE vuole avere un giusto rimborso allora deve impegnarsi, modernizzarsi e rendersi più democratica, dotandosi degli strumenti che permettano di rilevare puntualmente chi ha diritto a cosa ed a quanto. Questi strumenti esistono e sono già in uso in altre nazioni. Così come stanno ora le cose tutti pagano e pochi soliti noti ne godono.
Una storia tipicamente italiana già sentita troppe volte.

 

 

 Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

 

 

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