Elezioni SIAE, tragi-commedia in tre atti

Venerdì scorso, 1 marzo 2013, è stato eletto cercando di non fare troppo rumore il nuovo Consiglio di Sorveglianza della Società Italiana Autori ed Editori (S.I.A.E.).
Partiamo però dal principio, poiché come in ogni buona messa in scena che si rispetti l’ordine degli accadimenti ha la sua importanza per l’effetto drammatico finale.

Atto Primo.
E’ il 9 novembre 2012 quando il Commissario Straordinario Gianluigi Rondi, classe 1921, fa approvare il nuovo statuto della S.I.A.E., documento da lui, o chi per lui, elaborato per riformare il vecchio statuto certamente perfettibile poiché inquinato evidentemente da troppa democrazia.
Per essere sintetici, questo ‘rinnovamento’ pone le basi per la svolta che poi vedremo. L’Assemblea di 64 membri, metà autori e metà editori eletti dagli iscritti nelle sedi provinciali, viene sostituita dal Consiglio di Sorveglianza: 34 membri, eleggibili anche tra i non iscritti in una sola votazione da tenersi esclusivamente a Roma. Ogni iscritto può raccogliere fino a 10 deleghe per votare e, opera d’arte degna di un dramma shakespeariano, ciascun iscritto oltre al suo voto guadagna un voto per ogni euro percepito da SIAE nell’anno precedente. E qui ci starebbe benissimo la famosa battuta del Marchese del Grillo.
I Consiglio di Sorveglianza avrà ora anche il compito esclusivo di eleggere il Consiglio di Gestione (il vecchio CdA) che governerà la Società.
Scompare anche il Fondo di Solidarietà che andava agli autori a fine carriera e viene rimpiazzato da un fondo ad importo massimo del 5% dell’avanzo di gestione annuale, da approvare comunque ogni anno da parte del CdG. Insomma o non si da più niente a nessuno o, nel caso, solo ai pochi soliti miracolati.

Atto Secondo.
Il 4 gennaio 2013, anche qui senza far troppo rumore, viene comunicata per venerdì 1 marzo la data delle elezioni con assemblea unica e plenaria a Roma che eleggerà il Consiglio di Sorveglianza e porrà fine al periodo di commissariamento straordinario.
L’1 marzo 2013 infine “…alle 16.25 sono stati proclamati gli eletti, dalla Segreteria dell’Ufficio di Presidenza. Lista Autori: Gino Paoli, Cristiano Minellono, Alessandro Solbiati, Biagio Proietti, Mario Lavezzi, Giuseppe Previde Massara, Maria Grazia Maxia, Vittorio Costa, Alessandro Angrisano, Andrea Purgatori, Antonella Rizzi, Linda Brunetta Caprini, Franco Micalizzi, Nicola Piovani, Michele Maisano, Anna Narici, Antonella Bolelli Ferrera.  Lista Editori: Filippo Nicola Sugar, Toni Verona, Claudio Buia, Federico Monti Arduini, Roberto Razzini, Giuseppe De Martino, Paolo Franchini, Luigi De Siervo, Alfredo Gramitto Ricci, Franco Daldello, Roberto Bonizzoni, Piero Leonardi, Silvia Villevieille Bideri, Piero Giancarlo Ostali, Paola Perilli, Marco Polillo, Angelo Barbagallo.

Rimandando ad un prossimo articolo la conoscenza più approfondità delle singole personalità, possiamo commentare che, oltre alla confermata tendenza italiana ad avere rappresentanze non proprio giovanissime, questo sistema di voto ha mostrato i suoi effetti ed evidentemente ottenuto il suo scopo. I votanti a Roma, su oltre 100 mila iscritti, sono stati solo il 2.5%, circa un terzo rispetto alle elezioni precedenti nonostante il sistema delle deleghe. A vincere, nemmeno a dirlo, è stato principalmente il ‘partito’ delle case discografiche e dei ‘grandi elettori’ S.I.A.E.

In estrema sintesi: meno rappresentanza, meno democrazia nel voto, meno consiglieri ma con maggior potere e meno trasparenza. La SIAE dopo anni di mala-gestione e un commissariamento straordinario di due anni con i risultati suddetti, sembra ora essere entrata in una nuova era oligarchica dove a contare saranno, probabilmente, solo pochi potenti. Come disse il presidente Gino Paoli con una uscita quasi kafkiana in una lettera della Federazione Autori: “Ammesso che questi “Ricchi” governassero la SIAE, quale interesse potrebbero avere se non quello di combattere chi tenta di eludere il riconoscimento del diritto d’autore e dell’opera dell’ingegno? “.
Quale interesse potrebbero avere lo lascio intendere a voi.

Per chiudere la rappresentazione tuttavia mancherebbe il Terzo Atto, un atto ancora da scrivere che vedrà il nuovo Consiglio di Sorveglianza deliberare finalmente seguendo il proprio discernimento o, forse, l’interesse della sua composizione prevalente. Lo vedremo nei prossimi mesi ma tutta questa ‘fatica’ non credo andrà sprecata.

Il mio commento finale, che non vuole essere moralista poiché questi famosi “ricchi” hanno contribuito a tenere in piedi la SIAE e la sua gestione borbonica ma ne sono stati vittime essi stessi in quanto soci, è che giunti a questo punto l’opzione forse più democratica sarebbe quella di abbattere il monopolio SIAE e liberalizzare il settore dei diritti d’autore come in molti altri paesi. Questo perchè è troppo comodo prendere il comando di una società monopolistica e decidere in pochi per tutti senza che gli altri abbiano altro che diritti marginali ma pari doveri. Si apra il mercato allora e che ognuno sia libero di scegliere se sottostare a queste regole da califfato o scegliere la società che meglio tutela e remunera i propri diritti.

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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