Sanremo? Spostiamolo, forse così si parlerà di musica

Subito dopo l’annuncio sui ‘Big’ che parteciperanno al 63° Festival della Canzone Italiana di Sanremo arrivano già i primi problemi per questa rassegna canora che rimane ancora oggi l’evento dell’anno per quanto riguarda gli ascolti televisivi.
E’ durata solo un attimo l’illusione che questa lista di gruppi e cantanti un po’ meno tradizionale e più puntata sul pubblico giovane (Marta sui Tubi, Raphael Gualazzi, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Marco Mengoni, Simone Cristicchi, Annalisa, Maria Nazionale, Almamegretta, Simona Molinari e Peter Cincotti, Malika Ayane, Elio e Le Storie Tese, Modà, Chiara Galiazzo) avrebbe potuto far virare la sbandata corazzata sanremese verso lidi migliori.
Il grande nemico di Sanremo per questa edizione sono le elezioni politiche. Le elezioni, sotto la pressione del consiglio di amministrazione Rai, potrebbero infatti far slittare il Festival, sottolineando nuovamente come la musica sia davvero l’ultima delle preoccupazioni dell’organizzazione.

Che la politica abbia impregnato il Festival di Sanremo in modo sempre più invadente, fino ad inzupparlo e appesantirlo con i risultati disastrosi degli ultimi anni in termini di scelte di conduzione, ospiti, intermezzi, monologhi e cantanti, è ben noto a tutti. Dopo tutto, nonostante la sua eccezionalità nel palinsesto, nemmeno Sanremo può sfuggire alla spietata proprietà transitiva che lo vede, come mamma Rai, in mano di fatto alla mutevole politica.
Licio Gelli, che forse di canzoni non se ne intende molto ma nella politica ha avuto un certo ruolo, è solito ricordare che il potere oggi giorno sta nelle mani di chi controlla i mass media. Senza divagare su quanti di coloro che saranno candidati alle elezioni abbiano imparato de visu questa lezione, è abbastanza normale il sospetto che l’evento televisivo più importante dell’anno possa sia far gola che timore alle forze politiche, secondo quanto ci si aspetta che possa accadere in favore o a detrimento di ciascuno.

A questo punto, in un paese diverso dall’Italia, qualcuno interverrebbe a ricordare che Sanremo è un concorso per canzoni, per cantanti e, al massimo, un programma di svago che tutto dovrebbe fare tranne che politica. Tuttavia siamo proprio in Italia e sembra che le voci a sostegno di questa tesi siano troppo poche per essere ascoltate, e che l’indagato, il Festival, abbia troppi precedenti per essere creduto innocente sulla parola.

A questo punto voglio lanciare una provocazione, pur sapendo che lo spostamento provocherebbe diversi problemi soprattutto con gli ospiti illustri: perché non è la direzione stessa del Festival a farsi avanti e, tagliando fuori la politica e rivendicando una buona volta la voglia di mettere davvero la musica in primo piano, a proporre di posticipare Sanremo ad inizio marzo.
Niente più polemiche, le elezioni sarebbero già storia, la campagna elettorale smaltita e forse, e dico forse, si potrebbe per una volta cercare di dare una svolta al Festival verso i giovani, verso la musica e verso la cultura.
Se, come ha già espresso in modo lapidario Luciana Littizzetto, la politica ha veramente ‘stufato’ gli italiani, chissà che questa proposta non possa davvero prendere piede a furor di popolo.

 

 
Luca “Luker” Rossi

Redazione ZioMusic.it

 

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