Anche gli AC/DC cedono ad iTunes

Ricordo ancora quella dichiarazione, era il 2010 credo poiché i Beatles avevano appena pubblicato tutto il loro catalogo su iTunes, in cui Angus e Malcolm Young affermavano di non aver bisogno dei musical store online, poiché i loro dischi si vendevano comunque. L’altra ragione di questa lunga resistenza alle lusinghe, soprattutto di Apple, era che le due chitarre degli AC/DC non gradivano che un album, fatto e concepito in un dato momento e secondo una certa idea unitaria, potesse venire smembrato e venduto a pezzettini, canzone per canzone.

Ancora tornando ad un paio di anni prima, nel 2008, Brian Johnson, cantante della band, commentava all’agenzia Reuters: “Forse sono un po’ fatto alla vecchia maniera, ma questo iTunes, per Dio, finirà per uccidere la musica se non ci stanno attenti. E’ un mostro. Mi preoccupa, e sono sicuro che fanno le cose solo con lo scopo di fare più soldi possibile.

Ebbene, dimenticatevi tutto questo. Poche altisonanti righe pubblicate sul sito ufficiale bastano a cancellare quella che sembrava una resistenza di principio e non solo per strappare un prezzo migliore ad Apple. “Dal loro debutto nel 1976 con High Voltage fino al classico seminale Back in Black per arrivare alla hit del 2008 Black Ice, ognuno dei 16 album in studio degli AC/DC, assieme a quattro live e tre compilation, sono disponibili per la prima volta solo su iTunes”.

Ma almeno avranno tenuto duro sul vendere gli album solo per intero. Sono rocker d’annata, mica li si piega così facilmente.
Nemmeno. “Tutte le tracce sono masterizzate per iTunes, e i fans potranno scaricare tutti gli album o semplicemente acquistare le singole canzoni che più gli piacciono.”. Ci sono poi le offerte per l’acquisto di tutta la discografia e compagnia bella.

Ora, il sottoscritto è un estimatore di iTunes e dei digital store. Molti artisti, anche indipendenti, vivono grazie ad iTunes vendendo la loro musica in tutto il mondo in un modo solo quindici anni fa impensabile. E’ anche vero che gli AC/DC non devono niente a nessuno. La loro scelta è assolutamente legittima. Tuttavia il fantasma dell’ipocrisia aleggia su una band considerata tra gli ultimi ‘duri e puri’ del rock. Quelli che “siamo come quando eravamo ragazzi, ci piace ritrovarci e scrivere canzoni e vedere la gente che salta ai concerti. Non è per i soldi.”.

La realtà è che queste grandi band sono aziende, sono marchi registrati, sono consigli di amministrazione e strategie di marketing. Non c’è nulla di male a fare tanti soldi con la musica. Solo che veder cadere definitivamente quel velo di mitologia, per chi c’è cresciuto con quella musica e quelle parole gridate nelle orecchie mette un po’ di tristezza.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

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