Virtual Drums, Test Comparativo

Le batterie elettroniche sono entrate nella musica alla fine degli anni ’70, negli anni ’80 se n’è fatto abuso oltre modo cercando di sfruttare anche le nuove sonorità che queste rendevano possibili. E’ stato solo con la fine degli anni ’90 però che il multi-sampling e la maggiore potenza dei computer usati per le digital audio workstation hanno permesso di creare batterie virtuali, solo su software, più credibili. Al giorno d’oggi queste batterie non solo sostituiscono i suoni di batteria acustica in molti dischi che ascoltiamo senza che ce ne accorgiamo ma permettono anche un certo risparmio nel budget di molti progetti musicali e un lavoro di produzione in velocità come richiesto in alcune situazioni come produzione di sigle, sottofondi musicali, colonne sonore per videogiochi e pubblicità e demo musicali.

Il compito che ci siamo dati con questa nuova recensione è quello di stabilire quale sia la migliore batteria virtuale sul mercato, quale sia quella con il miglior rapporto qualità prezzo e quali siano le applicazioni adatte ad una piuttosto che all’altra.
Ammetto che in un primo momento il mio spirito di competizione l’aveva presa più come una gara: dove eleggere alla fine un vincitore e dei vinti; la conclusione invece è stata diversa. Come spesso accade nel mondo reale ci sono infinite sfumature di grigio tra il bianco e il nero, questa recensione ha portato alla luce cose molto interessanti che non mi aspettavo di trovare e credo che come è stata rivelatrice per me lo possa essere anche per voi. Lungi da me però sottrarmi dal compito che ci eravamo fissati fin dal principio non mancherò di indicarvi la virtual drum che a mio parere ha ottenuto i risultati migliori, più professionali ed in definitiva più credibili.

        

Le pretendenti al titolo

Come sempre prima di fare una recensione comparativa abbiamo svolto un piccolo sondaggio e scelto le batterie virtuali che più ci sembravano comparabili e qualitativamente valide. Ne sono risultate quattro: Addictive Drums di XLN Audio, Superior Drummer di Toontrack, Studio Drummer di Native Instruments e BFD2 di Fxpansion. Purtroppo il mondo reale oltre che di sfumature è fatto anche di imprevisti e, nonostante ce l’abbiamo messa tutta, non siamo riusciti ad avere Superior Drummer. Se ce ne daranno l’occasione in futuro saremo certamente disponibili a provarlo e testarlo.

Il test

Ci possono essere diversi modi per svolgere questo tipo di test comparativo. Quello che dovete sapere però è che, anche per una voluta scelta delle case produttrici, queste v-batterie sono abbastanza diverse tra di loro, sia nel modo di utilizzo che nei campioni audio, nella mappatura MIDI e nelle articolazioni presenti per ogni pezzo della batteria. Sarebbe stato impossibile svolgere un rigido test ‘scientifico’ usando gli stessi parametri e lo stesso identico file MIDI pre-registrato e programmato per tutte le v-drums, il risultato non avrebbe tenuto conto delle peculiarità che ogni software-house hanno voluto includere nei loro prodotti per differenziarli e cercare di dare al loro utente qualcosa in più degli altri. Ho quindi optato per un test musicale. Essendo musicista e compositore mi sono preso il tempo necessario per imparare a dovere come si poteva utilizzare ognuno di questi software in modo professionale, ho quindi preso un mio pezzo solista ed ho programmato una parte di batteria di massima con il primo software preso in considerazione. Il MIDI file ottenuto è poi servito da punto di partenza per creare le parti di batteria per le altre v-drums. Questo lavoro ha richiesto di riprogrammare e rimappare ogni batteria adattando ogni colpo alle caratteristiche del software del caso. La filosofia adottata è quindi stata quella di creare parti molto simili tra loro ma non uguali, rendendole musicali e portandole a suonare al massimo del loro livello, come se avessi scritto un pezzo e composto la parte di batteria definitiva solo per quel software.

Per ognuna delle batterie virtuali testate troverete il mio pezzo solista per chitarra, “78” (qui potete trovare anche un video in cui suono live in studio questo pezzo) suonato con le stesse tracce ma remixato ogni volta per mettere in risalto i punti di forza delle v-batterie, inoltre troverete anche ognuna delle parti di batteria isolate in pre-mix, esattamente come escono dal software, per poterne valutare meglio i timbri e le dinamiche.

Mi sembra arrivato il momento di buttarci a capofitto nel vivo del test.

Addictive Drums (XLN Audio)

Prezzo base 179 euro + Indie AD Pack 59 euro = 238 euro

Audio Samples

"78" (by Luker) con Addictive Drums

"78" solo parte di batteria rough-mix (by Luker) con Addictive Drums

Addictive Drums è una batteria virtuale davvero semplice da usare, a partire dalla mappatura MIDI che spesso è un lavoraccio, soprattutto se si vuol fare le cose per bene utilizzando il software in profondità con tutte le sue articolazioni. Il mio computer ha ringraziato quando ho caricato il programma: solo 1GB per l’installazione e un peso sulla memoria RAM del tutto accettabile di qualche centinaia di MB.

Come dicevo è di semplice utilizzo. Con mia estrema sorpresa ho trovato già pronte nei preset le mappe di altre batterie elettroniche, cosa non comune ma che evidenzia una certa apertura mentale da parte di XLN Audio, e che mi ha fatto risparmiare un sacco di tempo in questo caso nella programmazione del MIDI file. L’interfaccia seppur simile alle altre è ben fatta, con ogni pezzo controllabile e sostituibile singolarmente con un’ampia selezione di pezzi alternativi al drumset standard, tutti abbastanza realistici. Anche la selezione dei groove inclusi è di ottimo livello per chi non vuole partire a programmare da zero come ho fatto io, sia per quel che riguarda la varietà che la qualità delle parti e fill-in.
La sezione mixer è anch’essa semplice, evidentemente dedicata più a musicisti che non vogliono perdere ore a ‘smanettare’, con 1 solo bus e 2 canali di tipo send parallelo dedicati al riverbero con quattro tipologie di stanze: Ambience, Room, Hall e Plate. Ogni canale può essere impostato singolarmente miscelando la giusta quantità di uno solo o entrambi i riverberi scelti.
Mi è piaciuta molto la sezione di sound-design, completa e adatta ad un utilizzo creativo per ottenere anche suoni molto particolari e pesantemente processati

Concentrandosi sui suoni ho trovato una buona capacità di rendere le dinamiche anche se alla fine il risultato che esce dal mixer è sempre un po’ più compresso di quello che si vorrebbe, come se i campioni fossero già pre-prodotti alla fonte. Questo è da tenere conto in fase di mix se, come ho fatto io, si vogliono poi riversare e mixare singolarmente le tracce di ogni pezzo. Molto ‘easy’ e già ‘cotto e mangiato’ se invece si sceglie di usare come definitiva la traccia come esce dal software.
Questa tendenza a creare suoni un po’ compressi si sente soprattutto nell’hi-hat, il pezzo più difficile da riprodurre realisticamente per la quantità elevatissima di articolazioni che vi si possono fare dal vivo con le bacchette ed il pedale. Questo è forse il difetto maggiore di Addictive Drums e per questo mi sento di dire che questo software raggiunge i suoi risultati professionali di maggior livello in generi come il pop, la musica dance, l’hip-hop e affini in cui i suoni sono abbastanza standardizzati ed i batteristi non sono mai dei ‘cani sciolti’.

Al realismo di Addictive Drums, secondo quella che è stata la mia valutazione, do un bel 7,5. E’ stato però il più facile da utilizzare e programmare di tutti i software quindi è una v-drum che i produttori potrebbero amare molto in certe situazioni di produzioni con l’acqua alla gola.

Studio Drummer (Native Instruments)

Prezzo base 149 euro

Audio Samples

"78" (by Luker) con Studio Drummer

"78" solo parte di batteria rough-mix (by Luker) con Studio Drummer

Di Native Instruments ci sarebbe veramente poco da dire, sono dei leader nei software musicali, se non fosse che questo Studio Drummer è l’ultimo nato tra i software provati, da meno di un anno se non erro. NI non poteva però presentarsi con un software non all’altezza di ciò che i suoi utenti si attendono. Per combattere la concorrenza già molto esperta e con diversi prodotti sul campo, NI ha prodotto un software davvero di ottimo livello che però si concentra su meno cose, risultando forse meno versatile ma riuscendo a colpire nel segno sul suo terreno preferito.

Partiamo dal fatto che Studio Drummer usufruisce dell’interfaccia e della potenza di Kontakt 5, una delle migliori software-shell per strumenti virtuali che esistano, se non la migliore al momento. Avendo un computer sufficientemente potente potete arrangiare un intero pezzo utilizzando solo Kontakt e favorendo del suo mixer e dei suoi effetti di alta qualità.
Parlo di un computer abbastanza potente perchè l’installazione di Studio Drummer richiede circa 8 GB di spazio su disco. Parlando di memoria RAM è una bella idea quella di mettere delle versioni light delle batterie che occupano circa un quarto della memoria totale dei singoli drumset (circa 140MB contro i 430MB del drumset al massimo della qualità). In questo modo mentre si compone e arrangia si può lavorare senza la ghigliottina della RAM e attivare le versioni full solo quando si esegue il rendering finale del pezzo.

Come dicevo Studio Drummer risulta un po’ meno versatile delle altre v-drum, i drumkit disponibili sono solo 3 e l’unica cosa che possiamo variare per ognuno è il rullante, passando da una scelta di rullante in legno ad uno in metallo. Non c’è modularità dei kit che sono nominati come Garage, Studio e Stadium, i cui utilizzi indicati sono più che chiari. A fronte di questa maggiore rigidità bisogna ammettere che i suoni sono molto realistici e naturali, con molta dinamica e ottime microfonazioni.
Ad esempio l’hi-hat l’ho trovato davvero incredibilmente realistico, forse il migliore in assoluto, con tante articolazioni, un sacco di livelli di velocity e la sensazione di sentire finalmente una vera bacchetta di legno percuotere il piatto.

Il mapping MIDI è semplice, non si fa molta fatica a capire come fare, ma è abbastanza lungo e non ha una visualizzazione grafica che da subito la situazione complessiva. Ci sono diverse mappe MIDI ‘famose’ per software e drumkit elettronici tra i più noti, molto utili, ma se dovete cambiare qualcosa o tutto, preparatevi a fare tutto un tasto alla volta.
Per chi vuole comporre con qualcosa di già pronto la libreria dei groove è di alta qualità, non estremamente fornita e un po’ poco pratica a dire la verità, però complessivamente buona.

      
Sezione mixer. Completa e non eccessivamente complicata. C’è un solo bus per il riverbero ma i riverberi di NI sono tra i migliori in circolazione per queste cose e quindi non avrete bisogno di molto altro. Avere un solo bus e una sezione di sound-design poco pratica non consentirà di ottenere suoni troppo strani, Studio Drummer è molto credibile se non si sconfina nei suoni molto processati o su generi che richiedono drumset molto complessi.
Di contro abbiamo una channel-strip con eq, compressori, saturazione a nastro e transient designer davvero di primo livello che sfrutta i plug-in professionali Native Instruments e che permette di uscire da Kontakt con un suono già ottimamente prodotto se lo volete.

Infine posso dire che Studio Drummer si adatta perfettamente a tutti quei contesti in cui dovete far sentire davvero il suono della batteria acustica, togliendo magari il jazz spinto. Nel rock fa un figurone e nel funk si sente molto a casa. Il pop se lo mangia e così tutti quegli arrangiamenti dove il suono della batteria deve essere al naturale o quasi. Un bel 9 per il realismo, 7 per la minore versatilità.

BFD2 (Fxpansion)

Prezzo base 299 euro

Audio Samples

"78" (by Luker) con BFD2

"78" solo parte di batteria rough-mix (by Luker) con BFD2

BFD2 è il software più complesso di quelli provati ma, bisogna ammettere fin da subito, a fronte di questa complessità è quello che ha l’approccio più professionale e completo di tutti. Registrare e comporre con BFD2 è in pratica come registrare una batteria vera, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso. Potete includere tutti i rientri e le non idealità che rendono la batteria acustica reale, potete cambiare pressochè tutto, ci sono tante microfonazioni e tanti, tanti, canali da gestire. E’ super-completo, un fonico in studio con un batterista alla batteria elettronica si sentirà assolutamente a casa, avendo in uscita più o meno le stesse cose che avrebbe se stesse registrando una batteria vera. Se non siete fonici invece preparatevi ad uno studio bello intenso perchè far suonare le batterie nei dischi è un arte, e ci sono un sacco di fattori da tenere presente.

BFD2 esce di primo impatto nudo e crudo, con suoni acustici incredibilmente credibili ma anche molto grezzi per una v-drum, le velocity sono tantissime ed il fatto di aver inserito molti rientri di un pezzo negli altri mic ha aumentato esponenzialmente il peso del software. Qui la nota dolente, è un software molto esigente. L’installazione richiede da 40 a 60 GB memoria su disco rigido! Il peso sulla RAM va dagli 800MB in su, secondo le dimensioni del kit che scegliete (10, 18 o 32 pezzi!). Tenetene conto secondo il computer che possedete. Se usate tanto i virtual-instruments vi conviene avere un hard-disk interno solo per loro molto capiente.

Il MIDI mapping è ben visualizzato, con una tastiera laterale, ma essendoci così tante articolazioni le prime volte non sarà facile, dovrete studiarci un po’.
La selezione dei pezzi anche del pacchetto base è molto variegata e completa, inoltre BFD2 è tra tutti il software con più espansioni a disposizione, alcune anche molto costose, oltre che eccezionalmente realistiche, come ad esempio i campionamenti dei piatti Zildjian. L’Hi-Hat è di conseguenza molto articolato e ben gestibile, anche se quello presente nelle espansioni sopra-citate è di un altro superiore livello ancora. Se lo usate tanto ed a livello pro, qualche centinaio di euro di espansioni varranno tutto il prezzo speso.
Al contrario la selezione dei groove, seppur ampia, è molto confusionaria, poco razionale e lasciata quasi ad un estrazione casuale del tipo di groove per ogni genere scelto. E’ l’unico però ad avere un sequencer interno per comporre i groove, cosa che in un certo senso duplica il sequencer della DAW ma è preferibile perchè dedicato e giustamente più ordinato.

Ho già parlato della super-professionalità di approccio del software, dico solo che ci sono 2 microfonazioni sulla cassa, 3 sul rullante, su tracce separate, rientri di cassa e rullante su tre canali miscelabili, un mixer completo da console da studio con tutto separato, routing completo fino a 16 canali mono e 8 stereo, 4 mandate send per gli effetti e 4 mandate aux per gruppi parziali monitoring live e tutto quello che ci si fa di solito.
La sezione effetti è buona, da studio, anche se ho trovato alcune cose non eccezionali preferendo i miei plug-in esterni, se non siete molto forniti qui avete tutto il necessario per produrre la batteria in buon modo.

BFD2 si adatta a qualsiasi genere, è anche il software che oggettivamente si comporta meglio con una batteria elettronica suonata dal vivo, ed ha tutto quello che si vorrebbe da una batteria virtuale professionale. Questo però è anche il suo difetto. Se non siete professionisti dello studio, non vi intendete di mixer, routing e gruppi, allora questo software potrebbe addirittura rivoltarvisi contro. E’ indubbiamente il migliore dal punto di vista del risultato assoluto raggiunto e delle potenzialità, al momento ma non è un software per tutti. Non posso che dargli un 10 per il realismo estremo, tenete conto però di quanto detto prima.

Per finire…

Sono consapevole che questa recensione è stata lunga da leggere ma vi assicuro che lo è stata molto di più dal punto di vista della realizzazione e, per questo motivo, ho cercato di dare una visione completa del quadro, cercando di aiutare chi è pronto a spendere anche molti soldi per un software di questo tipo, indirizzandolo su quello migliore per le proprie necessità.

Ringraziamo per la collaborazione e per averci gentilmente messo a disposizione i software per questa recensione Midiware, per XLN Audio, Midimusic, per Native Instruments, e Fxpansion per il suo BFD2.

 
Luca “Luker” Rossi

Redazione ZioMusic.it

 

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