Lucio Dalla muore in Svizzera d’infarto

E’ facile ricordarselo dal titolo di una delle sue canzoni più famose, Lucio Dalla il 4 marzo 2012 avrebbe compiuto 69 anni, e invece improvvisamente, senza che nessun segnale avesse dato modo di capire quello che stava per succedere, è morto lasciando sconvolti tutti coloro che gli stavano accanto. Era a Montreux, in Svizzera, dove stava per l’ennesimo tour della sua lunghissima carriera, quando un infarto lo ha stroncato nella mattinata di giovedì, subito dopo colazione.

Tra i decani della musica italiana era tra quelli che non si sono mai rassegnati al cambiar dei tempi, delle mode e della musica. L’ultima prova, che piaccia o meno, l’aveva data all’ultimo Festival di Sanremo, dove aveva partecipato in una versione inedita di compositore, interprete e direttore d’orchestra assieme al giovane Davide Carone. Un animo istrionico, creativo fino talvolta al parossismo, al limite della vanità ed alterigia che spesso accompagna gli artisti di grande successo dopo tanti anni di palchi e canzoni.

Il successo però non gli è mai mancato, divenuto ben presto un intoccabile della canzone italiana, una colonna portante, ha diverse volte confessato di non amare molto quel buonismo che spreca lodi in quantità per i ‘grandi vecchi’, a prescindere da ciò che fanno.  Questo perchè si è sempre definito un artigiano della musica, un maestro di bottega che con i suoi collaboratori trovava il piacere nella creazione, nella ricerca di sfide, nel vizio di osare ogni volta qualcosa di nuovo.
Nonostante tutto questo non ha mai amato nemmeno le critiche troppo sincere.

Lucio Dalla è difficile da riassumere, però nelle sue contraddizioni, nella sfacciataggine e tagliente ironia dei versi dei suoi anni migliori aveva saputo tracciare con pennellate rapide e forti quella che era l’Italia. Aveva occhi che sapevano leggere la gente ed il nostro Paese come pochi altri, ed allora mi par giusto chiudere con uno tra i più famosi di quei versi: “E ancora adesso mentre bestemmio e bevo vino per i ladri e le signore sono Gesù bambino”.

 

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