Sanremo: vecchi e nuovi monopoli

Vi avverto subito che questo articolo trae spunto da un pensiero molto antico, dal maestro di tutti i filosofi, Socrate, che insegnava a porre domande giuste prima di provare a dare giuste risposte.
Certo scomodare Socrate per parlare del Festival di Sanremo è quasi come abbattere una sequoia per farne uno stuzzicadenti, però ho voluto aggiungere questa introduzione per chiarire quanto il mio pensiero sia lontano dal disquisire se la canzone di Emma fosse davvero la migliore o se lo spettacolino D’Alesso-Bertè poteva essere risparmiato a milioni di persone.

Inizio con la prima domanda, voi lettori di ZioMusic.it avrete il compito, non credo difficile, di pensare alle risposte.

In un momento come questo, in cui al fondo per la cultura in Italia sono stati tagliati dal 2007 circa il 60-70% dei fondi, il Festival di Sanremo merita ancora che milioni di euro vadano ad essere investiti in questa manifestazione?
Se la risposta che vi siete dati è un si. Allora voglio chiedervi se davvero questo Festival, che monopolizza per giorni l’attenzione dei media, rappresenti l’eccellenza della musica del nostro paese.

Seconda domanda. Pur ammettendo, forse più per assurdo che altro, che il Festival non costi nulla in quanto a denaro pubblico e fondi che potrebbero essere spesi altrove, cosa rappresenta questa manifestazione? E’ il festival della discografia, il festival dei vecchi monopolisti discografici, della lottizzazione, delle baronie vecchie e nuove, o della musica italiana tutta?

La risposta forse potrebbe aprirsi di fronte a quest’altra domanda. Se il music business si è evoluto nel tempo, ed in questi ultimi anni ha chiaramente scelto di puntare quasi tutte le sue risorse ‘major’ sui talent show e sui loro prodotti, possiamo immaginare una casualità talmente forte da eleggere vincitori, negli ultimi quattro anni, tre cantanti provenienti dallo stesso vivaio?

Qual’è il senso di eleggere il pubblico del televoto a sovrano quando questo voto diventa a pagamento? Quando si avverte fin da subito che non è possibile garantire la regolarità scongiurando la compravendita di voti attraverso i call-center?

Che esistano diversi call-center che vendono voti per i talent-show con pacchetti da decine di migliaia di euro è il segreto di Pulcinella. La legge del mercato vuole che laddove c’è offerta c’è anche domanda. E chi può essere così appassionato di musica da spendere decine di migliaia di euro per aggiungere qualche televoto in più ad un cantante?

Forse la discografia ha imparato bene la lezione proprio da coloro che la stanno mettendo in ginocchio.
Solo un ultimo paio di domande quindi per chiudere.
Se vi dicessero che potete avere tutta la musica che volete, che potete averla senza pagarla, che potete prenderla facilmente e che, anche se non è legale, nessuno vi farà mai nulla, cosa succederebbe?
Se invece vi dicessero che c’è un modo per vincere o per comprare visibilità, che non è propriamente legale, ma che nessuno mai scoprirà, quanto vorreste che lo Stato investisse dei vostri soldi su questo Festival?

 
Luca “Luker” Rossi

Redazione ZioMusic.it

 

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