Cosa cambia dopo la soppressione dell’Enpals

Ce lo avete chiesto in molti, dopo la notizia giunta con l’ultima manovra varata dal nuovo Governo della soppressione dell’ENPALS e dell’INPDAP, di fare chiarezza e dare notizie certe su questo argomento che molti musicisti non conoscono a sufficienza per potersi tutelare e non avere sorprese in futuro, quando ormai è troppo tardi.
Per fare questo ci siamo affidati all’associazioneNote Legali, realtà consolidata e di eccellenza in Italia per quanto riguarda il diritto in ambito musicale, ed al suo presidente, Andrea Marco Ricci, che ha risposto alle nostre domande con grande competenza.

Note Legali, Associazione Italiana per lo studio e l’insegnamento del diritto della musica, è la più importante struttura no-profit italiana di formazione e consulenza legale in ambito musicale, con associati di ogni regione e di ogni livello professionale.
Associarsi a Note Legali permette di avere sempre a disposizione gratuitamente un partner prezioso per supportare e tutelare maggiormente la propria attività artistica, in grado di fornire consigli utili e di chiarire i dubbi causati dalla burocrazia e dalla complessità del settore, lasciando ai musicisti più spazio per fare musica.
I risultati di Note Legali, raggiunti nei primi 5 anni, parlano chiaro: oltre 1.800 soci, tra cui figurano grandi nomi del panorama musicale, 270 eventi formativi organizzati, 85 articoli di apprendimento pubblicati su riviste specializzate, 1200 interventi l’anno di consulenza legale e contrattuale gratuita, oltre 1860 brani trascritti e depositati in SIAE, e oltre 240 mila euro di compensi IMAIE individuati in favore degli oltre 360 soci che hanno fornito delega.

In questa intervista non troverete solo informazioni su quello che cambia dopo la manovra ma anche informazioni estremamente utili per gestire le pratiche, essere in regola quando si suona e costruirsi da musicisti una pensione pubblica.

 

ZioMusic: Ciao Andrea, in Italia la vostra associazione Note Legali è una delle poche realtà che si spendono costantemente non solo per fare chiarezza ma anche per aiutare i musicisti e gli operatori del mondo dello spettacolo a districarsi in una giungla di norme e burocrazia. Quando e perché avete sentito la necessità di fare vostra questa causa?

Andrea Marco Ricci: Nel 2006, al termine dei miei studi di dottorato, ho sentito la personale necessità di colmare una lacuna che sentivo anche mia, ovvero quella di informare i musicisti dei propri diritti e offrire loro una prima economica assistenza, perché potessero, come altre categorie di lavoratori, avere consapevolezza e tutelarsi al meglio. È stata una scelta fortemente vocazionale basata sul desiderio di fare qualcosa per gli altri e per il mio Paese. Fortunatamente, ho potuto condividere questa necessità anche con altre persone di buona volontà, tra cui il dott. Andrea Michinelli (con il quale ho condiviso anche le riflessioni di cui parleremo) e così è nata la nostra associazione.

ZM: Assieme con l’approvazione della manovra finanziaria 2011 del nuovo governo, che ha anche riformato il sistema pensionistico, è arrivata la soppressione dell’Enpals che è confluito nel grande calderone dell’INPS. Come avete accolto la notizia?

A.M.R.: L’accorpamento dell’ENPALS all’INPS era nell’aria da diverso tempo e presente in diverse proposte di legge e nell’agenda politica. Certo, siamo curiosi di vedere cosa succederà in concreto.

ZM: Scusami se posso sembrare banale ma molti dei nostri lettori sono giovani musicisti che hanno ancora poca dimestichezza con il mondo dello spettacolo. Ritorniamo un momento dal principio. Possiamo spiegare in pratica cos’era l’Enpals, come funziona a grandi linee, e come i musicisti e operatori dello spettacolo possono avere un piano pensionistico come gli altri lavoratori?

A.M.R.: Suonare dal vivo, per un musicista, vuol dire inevitabilmente “avere a che fare” con la previdenza dello spettacolo, cioè con quella parte del proprio compenso per un concerto che andrà trattenuta dal datore di lavoro per costituire la pensione, lo “stipendio” per chi non può più lavorare (per anzianità, invalidità, ecc.) ma che dovrà pur vivere di qualcosa… Non è quindi una tassa, non finisce nelle casse dell’Erario bensì va a formare la futura pensione del musicista, in proporzione a quanto versato. È dunque una conquista sociale, non una vessazione.
Competente in merito era, fino alla manovra finanziaria 2011, l’ENPALS, l’Ente Nazionale per la Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello Spettacolo. Per capirci, è sostanzialmente l’INPS degli artisti. Esattamente come per l’INPS, è il datore di lavoro (l’organizzatore dello spettacolo) a dover versare all’ENPALS i contributi previdenziali. Non lo è dunque il musicista, a differenza di quanto spesso si sente dire in giro, tranne che in alcuni casi che vedremo.
Il datore di lavoro è tenuto a richiedere all’ENPALS il certificato di agibilità. Tutto (o quasi) quel che riguarda la previdenza dei musicisti si incentra su questo semplice documento: il certificato di agibilità. L’organizzatore preannuncia all’ENPALS che verranno impiegati dei lavoratori dello spettacolo, fornendo all’ente i loro dati e, nel caso, provvedendo alla loro prima iscrizione all’ente (immatricolazione); l’ENPALS verifica nella propria banca dati che sia tutto in regola sia per il musicista che per l’organizzatore e di conseguenza rilascia il “certificato”. Una sorta di benestare, di nulla-osta che dice “qui è tutto in regola con la previdenza!”.
Come abbiamo già visto, la burocrazia è tutta a carico dell’organizzatore (ripensate al paragone con l’INPS: è il datore di lavoro a fare le detrazioni in busta paga): sarà lui a dover comunicare i dati della serata e a richiedere il certificato di agibilità, nonché a iscrivere (oltre a sé stesso come organizzatore) il musicista all’ENPALS (qualora non sia già iscritto), a dover custodire ed esibire il certificato di agibilità a richiesta, nonché a versare all’ENPALS quanto dovuto. Oggi la maggior parte degli adempimenti si effettuano online, con maggior comodità rispetto al passato, oppure si possono effettuare attraverso gli sportelli territoriali dell’ENPALS, ma anche della SIAE.

ZM: Ma a quanto ammonta questa percentuale di ritenuta per la pensione ENPALS?

A.M.R.: Semplice, il 33% del compenso lordo concordato per l’esibizione. Su un esibizione in cui un musicista prende 100 euro lorde vi sono 33 euro da versare per la vostra pensione. Attenzione però: di questo 33%, il 9,19% dovrà essere detratto dalla vostra “paga” per la serata dal vivo, come indicherete nella fattura/ricevuta che dovreste rilasciare all’organizzatore. Al momento del pagamento del cachet dunque vi ritroverete il 9,19% in meno per la previdenza, trattenuto dall’organizzatore, il quale provvederà a versarlo all’ENPALS, comprensivo del restante 23,81% (23,81 + 9,19 = 33) a esclusivo carico del datore. Facciamo un esempio: se il vostro compenso, concordato per la serata, è 100 euro, si dovranno conteggiare 9,19 euro in meno di ritenuta per l’ENPALS (trattenuti dall’organizzatore), rimanendo da pagarvi 90,81 euro lorde (cui poi va sottratta la ritenuta d’acconto, a fini fiscali, del 20%). Sarà poi l’organizzatore ad aggiungere a quei 9,19 euro “sottratti” al vostro compenso i 23,81 euro di ulteriore previdenza, pagando infine all’ENPALS i 33 euro che finiranno totalmente nella vostra previdenza. Quindi occhio agli addebiti “impropri” che si possono fare a vostro danno: ognuna delle parti in gioco paga la sua parte e basta. Ricordate che la responsabilità per le eventuali irregolarità e le sanzioni ricadranno sempre e solo in capo all’organizzatore (a meno che, ovviamente, il musicista non abbia dichiarato delle falsità…). Dunque: la previdenza sono soldi vostri che prenderete…più avanti, ma sempre soldi del lavoratore…meglio farsela pagare, diversamente si rinuncia a una parte del proprio compenso.

ZM: Faccio il pessimista, perdonami, ma da musicista ne ho viste di tutti i colori. Che fare se l’organizzatore della serata, che non vuole occuparsi delle questioni burocratiche, ci dice “all’ENPALS pensaci tu, non ne voglio sapere niente”?

A.M.R.: È possibile accontentarlo (visto che in caso contrario potrebbe non lasciarci suonare…) e nel contempo fare tutto in regola per l’ENPALS. Esistono diversi modi. Premettiamo che per quesiti e dubbi potete persino contattare direttamente l’ENPALS, al numero verde 800-462693.
Un mezzo per continuare a richiedere l’agibilità e versare i contributi è quello di iscriversi all’ENPALS come lavoratore autonomo esercente attività musicale, ovvero diventando di fatto i datori di lavoro di se stessi: per ogni serata sarò io musicista a richiedere il certificato di agibilità all’ENPALS, pagandomi i contributi da solo, ecc., tutto online, ovviamente. In tal caso dovrò versare, però, tutto il 33% dovuto in previdenza da solo (capite subito che in tale caso conviene aumentare il proprio cachet, altrimenti rimarrà ben poco da portare a casa). Non è necessario avere la partita IVA per iscriversi con questa qualifica.
Altro mezzo è iscriversi a cooperative di spettacolo che fungano da nostri datori di lavoro al posto dell’organizzatore: l’organizzatore della serata pagherà il nostro compenso di musicisti alla cooperativa/associazione, la quale avrà richiesto l’agibilità per la serata e provvederà a pagarci i contributi ENPALS, nella forma di uno stipendio o di un compenso a prestazione, a seconda dei casi. Attenzione: in molti casi tali figure giuridiche vengono utilizzate esclusivamente per semplificare i rapporti con l’organizzatore da un punto di vista fiscale/previdenziale. Quanto alle associazioni, la pratica è spesso svolta in maniera poco seria, favorendo il “nero”.
Le cooperative serie, raramente a gestione famigliare e di massima trasparenza e democraticità, sono invece solite fornire servizi ulteriori ai musicisti, corrispondendo tutto in regola, sfruttando per di più alcuni meccanismi, come i minimali e massimali retributivi, che permettono di far figurare più giornate di lavoro di quelle magari effettivamente svolte. Pensate bene se ne vale la pena, perché in entrambi i casi vi sono delle spese di iscrizione e gestione dell’attività che si giustificano solamente con una certa frequenza nelle esibizioni.

Ricordiamo infine che, in alcuni casi tassativi, il certificato di agibilità e i relativi contributi possono non essere dovuti. L’esenzione più comune è quella introdotta nel 2008 e che si verifica con due presupposti in contemporanea: A) essere un soggetto previsto come esente (minorenni – studenti fino a 25 anni – pensionati oltre i 65 anni – lavoratori che versano già contributi ad altra previdenza obbligatoria, come l’INPS), B) non avere percepito per l’anno in corso più di 5.000 euro in prestazioni live musicali (in regola, si intende). Basta questo? Sì, sarà sufficiente auto-certificare, per ognuno dei musicisti, il proprio status di soggetto esente su di un foglio, datato, firmato e magari accompagnato da fotocopia di un documento d’identità. L’autocertificazione dovrà restare a portata di mano durante l’esibizione, pronta a essere mostrata in caso di un controllo ENPALS. Sia chiaro: in tale modo state rinunciando a percepire quella parte del vostro compenso (dovuto in previdenza) per l’esibizione, facendo di fatto un favore al datore di lavoro e ritardando così il momento in cui potrete raggiungere la “pensione” (cui si giunge con 2400 giornate lavorative in almeno 20 anni di contribuzione, per i lavoratori iscritti fino al 1995; con 600 giornate in almeno 5 anni, per i lavoratori iscritti dal 1996).
Un altro caso di esenzione è stato introdotto già dal 2002 e si riconosce qualora: A) riguardi una formazione dilettantistica o amatoriale che si esibisce per divertimento o per tramandare tradizioni popolari e folkloristiche o per diffondere l’arte e la cultura, B) non ci sia nessuna forma di retribuzione o rimborso spese (non comprovato da documenti come scontrini, fatture, ricevute, ecc.) o incasso da pubblico pagante o compensi diretti a corrispettivo dell’allestimento della manifestazione. La procedura per l’autocertificazione sarà la stessa già vista prima. 

ZM: A quanto sta scritto nel testo approvato della manovra all’articolo 21 (comma da 1 a 9), in linea teorica con l’assorbimento di ENPALS da parte dell’INPS non dovrebbe cambiare nulla. Il comma 8 però parla di riduzioni dei costi molto consistenti: 20 milioni di euro già nel 2012, 50 milioni nel 2013 e 100 milioni dal 2014 in avanti. Se tutto il personale, a parte qualche carica dirigenziale, viene automaticamente trasferito da ENPALS e INPDAP a INPS, dove andranno a toccare questi tagli secondo te?

A.M.R.: Difficile dirlo adesso. È ipotizzabile però che certi tagli siano dovuti a riduzione dei costi dati dall’avere più enti e più strutture, quindi da economie di scala.

ZM: La grande preoccupazione dei musicisti è che vengano toccati i soldi versati fino ad ora all’ENPALS. Che cosa si sa a riguardo ad oggi?

A.M.R.: I contributi già versati dai singoli lavoratori all’ENPALS non saranno toccati, essendo diritti già acquisiti nel patrimonio del lavoratore, mentre non è da escludersi che un domani potrebbe mutare il metodo di calcolo della pensione e di futuro versamento dei contributi.
È interessante capire dove finiranno/sono finiti i soldi degli assicurati ENPALS che costituivano l’attivo: sarebbe idoneo che le riserve attive dell’ ENPALS andassero, almeno in parte e come da tempo chiedono diverse voci, a sostegno dei lavoratori del settore che necessitano di maggiori ammortizzatori sociali (non scordiamo in proposito il veto di agosto, da parte dell’INPS, contro l’indennità di disoccupazione a favore dei lavoratori dello spettacolo). Sarebbe assolutamente ingiusto e discutibile, invece, che quelle somme stanziate per lo spettacolo e lo sport finissero a sanare altri settori o altri comparti lavorativi (ad es. colmando il disavanzo che grava sull’INPDAP). Ad oggi, tuttavia, non si hanno certezze a riguardo.

ZM: Molti dei nostri lettori vorrebbero sapere cosa succederà per quanto riguarda l’agibilità e cosa dovranno cambiare nell’emissione delle fatture, per chi è libero professionista, per essere in regola.

A.M.R.: Per il momento non cambia assolutamente nulla riguardo al certificato di agibilità, che è ancora necessario, e per l’emissione delle fatture o delle ricevute. Una notizia recente, invece, è la Legge n. 183 del 12 novembre 2011 (recepita nella circolare n. 15 del 27 dicembre 2011 dell’Enpals) ha disposto l’abrogazione del libretto ENPALS. Ciò significa che dal primo gennaio 2012 tutti gli adempimenti relativi al libretto (dal suo rilascio alla compilazione, ecc.) non sono più dovuti e, pertanto, vengono meno tutte le sanzioni previgenti per l’inadempimento di tali formalità. Questa disposizione era attesa da tempo, stante l’anacronismo di una tenuta cartacea dei versamenti ora che si ha l’accesso online alla propria posizione previdenziale.

ZM: Il settore dello spettacolo versa in una situazione non certo rosea. C’è la percezione di un governo che ha il polso della situazione oppure che questo settore sarà lasciato un po’ a se stesso com’è successo nel passato?

A.M.R.: La mia impressione personale è che questo Governo abbia ben altri problemi a cui pensare che non occuparsi di una riforma strutturale del settore dello spettacolo e della cultura. Mi pare ci siano altre priorità in tempi di grande emergenza. Certo, alcune riforme, come quella del sistema previdenziale o del lavoro toccano anche il nostro settore, ma incidentalmente, non per volontà di riformare la specialistica normativa dello spettacolo. Sarei molto lieto se questo Governo avesse la capacità di intervenire in maniera sistemica anche nel nostro settore.

ZM: In questi anni dalla fondazione di Note Legali ti sarai certamente fatto un’idea di quali sono i problemi critici di questo settore. Se potessi dare qualche consiglio al governo quando dovrà lanciare il decreto per lo sviluppo per far ripartire questo settore in forte depressione in Italia quali sarebbero?

A.M.R.: Il settore musicale è costituito da una filiera molto articolata, con esigenze molto specifiche: pensiamo alle esigenze del settore discografico, rispetto a quelle dello spettacolo dal vivo o ancora della produzione e vendita di strumenti musicali. Mi è quindi molto difficile articolare una risposta così ampia.
In linea generale, però, due punti mi sembrano centrali. È necessario che il legislatore dia la stessa rilevanza all’industria culturale rispetto all’attenzione che dedica ad altri settori molto più sindacalizzati e rappresentati: sarebbe di certo un grande passo avanti, considerando il patrimonio industriale e culturale che il Paese esprime. Molte imprese e comparti dello spettacolo non godono né di incentivi, né di sgravi fiscali, né di politiche lungimiranti.
In secondo luogo, mi pare che una grande sfida sia data dal diffondere una cultura della legalità non solo tra gli operatori, che lavorano spessissimo fuori da ogni regola fiscale, previdenziale e di sicurezza, ma anche tra i consumatori, che non considerano affatto i lavoratori del settore culturale alla stregua di altri lavoratori, anteponendo i propri bisogni ai diritti altrui (si pensi ad esempio alla dilagante pirateria altruistica). Su questa seconda sfida, che richiede un grande investimento formativo e informativo sulle nuove generazioni, ci stiamo spendendo con la nostra attività.

ZM: Andrea ti ringraziamo moltissimo per la tua disponibilità, avendovi anche disturbato durante le Feste, assieme a tutta l’associazione Note Legali, ma ci sembrava urgente fare chiarezza con una persona competente.

A.M.R.: Dovere! Spero di essere stato all’altezza delle vostre aspettative.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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