La musica vive solo di ricordi e vecchie glorie?

In un momento così complesso per il nostro paese sia dal punto di vista dell’interpretazione di alcuni fenomeni critici che della soluzione dei problemi che questi hanno causato, il mondo musicale vive in una sorta di bolla. Una bolla che non protegge ma è causata più che altro dallo stordimento di un mondo e di un business in stato confusionario, come un pugile suonato che non sente più dolore.

Gli artisti e i lavoratori del music business guardano alle associazioni ed alle istituzioni che in teoria li rappresentano come a qualcosa di vecchio, statico, come un passaggio inevitabile ma burocratico, oneroso e poco cooperativo.
Riformare tagliando privilegi e sprechi non dovrebbe essere solo il motto della politica ma anche di questo ambiente fatto di vecchie glorie e molti ricordi. Fatto di poca sperimentazione e investimenti quasi inesistenti.

Parlando di investimenti si sente dire che la ricerca verrà incentivata con sgravi fiscali e facilitazioni per chi investe. E allora perché non pensare alla musica come un business a tutto tondo, un business un po’ particolare certamente che però ha saputo e sa muovere nel mondo grandi capitali e fa fatturare cifre di tutto rispetto, un business in cui si può investire?
Perché non favorire attraverso i media la diffusione con spazi agevolati di nuova musica e nuovi talenti, al di fuori dei soliti pochi noti che fanno continuamente il giro delle sette chiese tra finti elogi e molta ipocrisia?
Perché non facilitare attraverso gli enti che si occupano di diritti d’autore e spettacoli dal vivo le esibizioni e le pubblicazioni di nuova musica?

Rivitalizzare questo business non vorrebbe dire soltanto agire sulle speranze di molti artisti di vivere una nuova primavera culturale nel nostro paese, ma ricostruire le basi per un indotto che ha saputo essere importante in passato e potrebbe esserlo in futuro. Un indotto che va ben al di là del circuito di artisti, agenzie, di locali, arene per concerti, service e professionisti. Un intero settore che coinvolge potenzialmente centinaia di migliaia di persone e che riversa i propri benefici diretti e indiretti su milioni di persone.

La crisi è un momento storico, una congiuntura che nessuno ha scelto di vivere che non deve essere un alibi per lasciare le cose come stanno, anzi dovrebbe suscitare voglia, oso dire necessità, di cambiamento e di riscatto. Oltre a questo articolo di poco conto molte altre nuove idee aspettano solo di essere ascoltate. C’è un rumore positivo, un suono crescente che spero aumenti sempre più da parte di chi vuole esprimere soluzioni ed è disposto a mettersi in gioco, una musica che vuole crescere.
Non tappiamoci le orecchie.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

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