Recensione Roland R-26

Abbiamo provato questo mese per voi il nuovo registratore portatile di Roland, l’R-26.
Diciamo subito che si tratta di un registratore professionale, sia per caratteristiche, prestazione che fascia di prezzo (€399).

Caratteristiche

Senza perdermi in troppe lungaggini e impaludarci nelle caratteristiche centimetro per centimetro di questo registratore cercherò di riassumere i punti salienti di questa nuova proposta Roland, lasciando a chi fosse interessato l’approfondimento sulla pagina dedicata.
Anzitutto il numero di canali, fino a 6. Per un registratore portatile, perché l’R-26 è una bella ‘mattonella’, non è proprio tascabile; è comunque abbastanza leggero e batte tutti gli altri della concorrenza in quanto a canali disponibili per la registrazione in contemporanea. In un formato compatto non è una cosa banale.

I microfoni integrati sono 4, o due coppie stereo per essere precisi. Sono una coppia di microfoni a condensatore omni-direzionali e una coppia di microfoni a condensatore cardioide in configurazione stereo XY. I direzionali non sono orientabili come in altri prodotti concorrenti ma la loro ripresa combinata con gli omni permette di mettere a fuoco in moto ottimale una sorgente centrale rispetto all’ambiente circostante anche senza essere un fonico professionista.
I microfoni sono dotati di una sensibilità regolabile, indispensabile per decidere quanto sarà lungo il nostro campo di ripresa e per evitare il clip delle sorgenti più forti e ravvicinate. Quindi ci sono anche due potenziometri belli grandi per regolare in modo fine il livello anche in diretta.

Gli altri ingressi includono due input combo per connettori TRS, TR da 1/4” o XLR e mini-jack da 1/8”, il che significa praticamente che potete entrare nel registratore con qualsiasi sorgente diretta dal microfono, anche a condensatore grazie all’alimentazione phantom, alla chitarra, alle tastiere, all’audio di un computer, di un DJ deck o di un lettore CD.
Nulla da dire qui, hanno fatto le cose proprio per benino.

Riguardo all’interfaccia la Roland ha optato per una soluzione con touch-screen LCD di tipo resistivo in bianco e nero con icone chiare e belle grandi ed un sistema di visualizzazione vagamente simile a quello usato da Nokia per i suoi cellulari: a prova di cretino, tutto si capisce quasi al volo senza quasi dover aprire il manuale. Niente di eclatante dal punto di vista tecnologico o stilistico in questa parte ma si viaggia velocemente tra le opzioni ed è ordinato razionalmente in modo da non sbagliare o sprecare tempo vagando tra liste o sotto-menù dai nomi intricati.

Solo facendo un giro di prova iniziale ho subito capito che questo Roland R-26 sarà molto apprezzato anche dai fonici, perché da una sensazione di affidabilità e immediatezza che sono tra i principali riferimenti di usa questi prodotti per la propria professione e in modo intensivo.

L’R-26 è alimentato a batterie AA, purtroppo non incluse nel pacchetto, oppure con un alimentatore per corrente di rete, questo si incluso. Devo dire che oggi come oggi, in un periodo in cui le batterie al litio ricaricabili hanno notevolmente diminuito i propri costi, vedere ancora le ‘vecchie’ pile stilo su un prodotto con queste prestazioni di alto livello mi lascia perplesso. Di certo sarebbe stata una caratteristica gradita, guardando anche alla fascia alta di prezzo in cui il registratore si colloca. Non so dire se a non far propendere gli ingegneri Roland per questa scelta sia stato il fattore prezzo o l’autonomia, tuttavia forse si poteva fare di più.

Un ultima cosa che praticamente nessun registratore di questa categoria possiede: la possibilità di diventare interfaccia per computer. Collegando l’unità ad un computer via USB si ha la scelta tra una modalità storage, per scaricare i brani direttamente dalla scheda di memoria come da un disco esterno, oppure utilizzare l’R-26 come interfaccia in diretta verso una DAW. Il computer riconoscerà il registratore come dispositivi di ingresso e tutti i suoi canali potranno essere input disponibili per il vostro software di registrazione. Questa modalità non è da sottovalutare, perché da all’unità decisamente una marcia superiore quando si tratta di andarci pesante o quando si vuole avere un solo oggetto che integri tutte le funzioni di un piccolo studio portatile.

La Prova

Come ho già detto questo registratore ha un target professionale, non tanto per quel che riguarda l’utilizzo, che è tra i più semplici che abbia mai provato, ma in quanto a prestazioni, sia dei microfoni che della codifica digitale che della traduzione in un formato facilmente utilizzabile dall’utente per la post-produzione.
I file prodotti possono essere in formato Wav o Mp3, con diverse impostazioni di qualità. I file prodotti vengono divisi in cartelle facilmente identificabili dal numero progressivo, o dal nome che gli si è dato successivamente rinominandole. Ogni coppia di microfoni o input ha un suo file stereo. Ogni configurazione di input è consentita, quindi le possibilità sono davvero molte. L’unità produce in ogni cartella anche un utilissimo file di testo che ci dice che tipo di ingresso o microfono ha registrato ogni file audio.

Registrare con questa unità è semplicissimo, anche su 6 canali contemporaneamente. Una volta capito come settare le sensibilità e fatto qualche esperimento sul posizionamento, non si deve far altro che premere Rec, l’unità va in stand-by pre-registrazione aspettando che premiamo nuovamente Rec per iniziare a registrare. La qualità di registrazione è come ci si aspetta da Roland: ottima. I microfoni integrati funzionano molto bene, sono molto sensibili e silenziosi ed inserendo la funzione di limiting automatico anche in caso di saturazione riescono a ridurre i danni di un posizionamento troppo prossimo alla sorgente o dei picchi di volume.
Il suono in generale è molto nitido, rispecchia bene l’ambiente in cui si registra con le sue caratteristiche acustiche. Starà a noi sceglierne uno adeguato. In caso di un ambiente con troppo riverbero o troppo poco, sbilanciamento delle frequenze o eccessivo impatto di un ingresso rispetto agli altri, abbiamo la possibilità di agire in modo esteso sui file in post-produzione, grazie alla qualità ed alla buona separazione dei microfoni, senza cancellazione di fase percepibile tra i microfoni integrati.

Negli esempi che ho registrato con l’R-26 ho voluto utilizzare per prima una chitarra acustica sia in fingerstyle che con il plettro, per far percepire le dinamiche e l’ambiente raccolto dai microfoni. In questi primi samples ho utilizzato la modalità a 4 canali, usando entrambi i microfoni stereo omni-direzionali e cardioide XY.
Nella seconda parte di ogni file sono passato ad una chitarra elettrica, una classicissima Fender Stratocaster, ma nella modalità a 5 canali, poiché ho aggiunto ai microfoni integrati, posizionati ad una certa distanza dal cabinet dell’amplificatore, anche un microfono esterno, un altrettanto classico Shure SM-57 per riprendere meglio i transienti del cono da distanza ravvicinata senza riflessioni ambientali.

Per darvi un’idea di come lavora l’R-26 potete ascoltare quattro versioni del file, le prime esattamente come sono uscite dal registratore, l’ultima con qualche ‘ritocco’ di post-produzione:

Solo Microfoni Integrati Direzionali XY

 
 

Sorry, you don’t have flash!

Solo Microfoni Integrati Omni-direzionali

 

Sorry, you don’t have flash!

Solo Microfono esterno (Shure SM-57) – Solo parte di chitarra elettrica

 

Sorry, you don’t have flash!

Mix di tutti i microfoni con equalizzazione e compressione in post-produzione

 

Sorry, you don’t have flash!

Conclusioni

Il Roland R-26 è certamente un prodotto interessante ma per chi è consigliato?

Sicuramente per chi ne fa un uso da fonico professionale, visto anche il prezzo di circa 400 euro, e vuole un registratore davvero affidabile con molte possibilità di ingresso, senza troppe funzioni amatoriali, ma una vasta gamma di controlli per avere una registrazione di alta qualità. Allo stesso modo band, cori o musicisti che vogliono registrare le proprie prove o concerti ed avere un formato su cui è possibile anche ‘mettere le mani’ con efficacia in post-produzione per ottenere qualcosa di più della solita registrazione stereo mono-dimensionale.

Punti deboli?

Un look un po’ vecchiotto, l’alimentazione a batterie stilo al posto di una più moderna e prestante batteria al litio. L’assenza di un telecomando remoto si sente, soprattutto se si pensa ad un uso professionale con posizionamento di precisione.
Il prezzo di collocamento alto, da non considerare tuttavia eccessivo se si pensa che per molti aspetti gli altri concorrenti non fanno tutto quello che questo R-26 riesce ad ottenere.

Punti di forza?

Il numero di canali, la facilità di utilizzo e l’affidabilità. Ottima anche la chiarezza della visualizzazione a schermo e il touch-screen che facilita moltissimo la navigazione. Eccellente idea quella di poter utilizzare il registratore anche come interfaccia in diretta compresa di monitoring, diventa uno studio portatile. Ultimo e primo allo stesso tempo, la qualità della registrazione e la versatilità dei formati a seconda del tipo di applicazione a cui serviranno i file.

Info: www.roland.it

Info: www.rolandsystemsgroup.eu

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it


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