Digitale contro Valvolare 2: come scegliere?

Quando Walter Benjamin scrisse “L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” le valvole stavano ancora vivendo gli anni ruggenti del loro sviluppo mentre i processori digitali era ancora ben lungi dal venire. Un saggio in cui Benjamin teorizzava tra le altre cose come la comparsa di mezzi in grado di riprodurre perfettamente, e su grande scala per le masse, un’opera d’arte abbia di fatto ‘spento’ quell’aura mistica che circondava il prodotto dell’ingegno umano.

Cosa c’entra tutto ciò con la nostra cara disputa ‘Digitale vs Valvolare‘? Molto più di quello che sembra. Pensiamoci bene. Un amplificatore digitale, anche se tecnicamente identico nel comportamento ad un valvolare, ci darebbe le stesse emozioni? Probabilmente no.
Quello che molti cercano nel valvolare è quell’aura quasi mistica creata dalla maestria nel gestire l’imperfezione, una componente che il digitale con la sua riproducibilità quasi perfetta ha spazzato via. Come detto nell’articolo precedente (Vai all’Articolo), l’importante è che questa emozione perfettamente condivisibile non sia ingenerata ed usata commercialmente come perno per distoglierci dal risultato finale di ottenere un bel suono.

Tre parole chiave per capire e per aiutarci anche a scegliere quando compriamo: valvole, trasformatori e saturazione.
Prima che mi si accusi di non specificare di che tipo di valvolare stiamo parlando vorrei chiarire che questo discorso, mutatis mutandis, vale per ogni apparecchio valvolare. Per scendere nei dettagli e fare qualche esempio parlerò di ciò che mi sta più vicino: gli amplificatori per chitarra.

Valvole.
Le valvole termoioniche sono i componenti elettronici che prima dell’avvento dei transistor si utilizzavano per amplificare un segnale elettrico debole come quello di una chitarra. Il difetto, che poi negli amplificatori stile vintage diventa pregio, è che le valvole hanno due livelli imperfezione congenita. Primo, le valvole non amplificano il segnale in modo lineare, la distorsione viene da qui. Secondo, ogni valvola, pur dello stesso modello, è leggermente diversa dalle altre perchè la sua costruzione non permette un livello di precisione alto quanto i transistor e i processori di oggi.
Da ciò deriva che quando acquistiamo dobbiamo capire che ruolo hanno le valvole in un dispositivo. Sono solo un palliativo irrilevante oppure sono il cuore del circuito? In secondo luogo il timbro e la qualità del suono dipenderanno dal tipo di valvole e dallo stock da cui provengono. Valvole provenienti da stock economici o di scarto non daranno la stessa affidabilità e suono di valvole certo molto più costose ma più affidabili e in definitiva migliori. Da questo punto di vista un buon digitale è certamente migliore di un valvolare troppo economico o scadente.

Trasformatori.
I trasformatori sono quei componenti che ‘trasformano’ la corrente alternata in continua che serve alle valvole. Migliore la qualità della corrente, migliore l’amplificazione del segnale.
Si legge spesso sui prodotti high-end: “trasformatori custom”, “hand-wired”, “vintage trasformers”. Questo può essere un valore aggiunto nell’ottenere un certo tipo di suono. Ancora una volta perchè l’imperfezione dell’avvolgimento manuale dei solenoidi, contrapposto al moderno fatto a macchina che calcola perfettamente numero di giri e tensione del cavo di rame, genera risultati ogni volta leggermente differenti. Perchè preferire una cosa imperfetta allora? Perchè se i trasformatori fatti a macchina sono tutti uguali, quelli fatti a mano vengono poi testati, selezionati e classificati da una persona in carne ed ossa che farà valere la sua esperienza e intelligenza per far diventare l’imperfezione un pregio per il suono.
Morale. Un ampli valvolare che fa economia sui trasformatori è come una Ferrari con le gomme di una 500. I processi di compensazione del digitale sul segnale diminuiscono molto le differenze tra un trasformatore e l’altro, quindi è certamente un prodotto più affidabile da questo punto di vista.

Saturazione.
Questa è la parola magica. Diciamo che mentre una valvola può recitare solo la parte della valvola e un transistor solo quella del transistor, un processore digitale farà qualsiasi parte gli assegneremo. Migliore l’attore, migliore l’imitazione. La saturazione di una valvola, o meglio di un certo tipo di valvola, può essere studiata, modellizzata e riprodotta sotto forma di algoritmo. Esattamente come la differenza tra un ritratto a olio, una fotografia, un filmato e un filmato in HD 3D, più la tecnologia metterà a disposizione processori potenti più gli algoritmi potranno essere accurati fino ad essere indistinguibili dall’originale. Ma allora non è meglio affidarsi direttamente all’originale? Dipende. Il digitale ha molti vantaggi: costa meno, si rompe meno, consuma meno e può riprodurre non uno solo ma potenzialmente infiniti algoritmi che riproducono modelli di valvole e amplificatori.
So che la domanda vi sorge spontanea. Siamo già arrivati al punto da non riuscire più a distinguere tra digitale e valvolare? Vi stupireste di sapere quanti dischi con suoni ‘tipo valvolare’ non hanno visto una valvola nemmeno da lontano. Tuttavia per onestà devo dire che un orecchio attento e soprattutto un chitarrista con la mano sensibile e molte dinamiche sentono ancora una certa differenza che fa propendere più per il valvolare di qualità. Per ora.

Giunti alla fine mi dispiace per coloro che si aspettavano una scazzottata dove l’ultimo che rimane in piedi vince tutto. Per citare un vecchio proverbio orientale: “La risposta sta soprattutto in chi fa la domanda”. Resta innegabile però che capire ciò che sta dietro alle cose è il miglior modo per scegliere bene. In questo spero, seppur in un paio di articoli più editoriali che tecnici come si addice a questo spazio, di avervi dato qualche spunto in più.

Luca “Luker” Rossi

 

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