Digitale contro Valvolare: una guerra di emozioni

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” diceva un vecchio proverbio. Lo stesso proverbio potremmo adattarlo all’argomento di oggi: la vecchia, ma sempre cara, disputa tra digitale e valvolare. Se qualche settimana fa abbiamo parlato di come sia ormai possibile coniugare nella registrazione le nuove tecnologie digitali, con tutta la loro potenza e versatilità, con la piacevole saturazione del nastro analogico (Vai all’Articolo), oggi proviamo a capire perché la scelta del valvolare non è solo una questione di suono, ma anche di psicologia.

Ora, fare l’equazione ‘digitalisti‘ (permettetemi un paio di neologismi) uguale progressisti e ‘valvolaristi‘ uguale conservatori, sarebbe troppo facile e approssimativo. Dico approssimativo perché indubbiamente nel comprare un amplificatore valvolare, o dell’outboard valvolare, si risente anche del fascino di un certo periodo aureo-eroico della musica, dell’effetto nostalgico di alcuni dischi e prodotti. Come l’olfatto per Proust ha un ruolo centrale nel recupero di ricordi sommersi, per i musicisti e fonici l’udito non ha solo il compito di analizzare razionalmente i timbri di uno strumento o di un pezzo, ma risulta fortemente connesso anche con il nostro bagaglio emotivo accumulato negli anni. Di fatto le emozioni spesso influenzano le nostre scelte molto più della realtà oggettiva.

La tecnologia valvolare, sebbene abbia assunto in questi anni un alone quasi mistico, è una tecnologia del passato, non semplice dal punto di vista concettuale e ancora oggi molto affascinante, ma sicuramente molto meno complessa ed evoluta della tecnologia digitale.
Molti detrattori del digitale sostengono come questo, per essere competitivo, debba sempre rifarsi al valvolare emulando questo o quell’amplificatore. La realtà è invece un’altra se guardiamo ai fatti. Poche persone, molte meno di quelle che si crede e sempre meno col passare degli anni, hanno davvero provato e comparato sia le versioni originali valvolari che gli emuli digitali. Questi ultimi però, anche per chi non conosce l’originale, risultano comunque attraenti perché ad un prezzo molto inferiore riescono a soddisfare la nostra voglia di emozioni. Non importa poi che il risultato a livello di timbro non sia esattamente uguale. Spesso desiderare di sentire una cosa ce la fa sentire anche quando non c’è.

La stessa cosa accade in direzione inversa. Ci sono molti casi in cui si preferisce un suono decisamente peggiore solo perché viene da un apparecchio valvolare, nonostante siano oggi numerosi i casi di apparecchiature o amplificatori digitali che suonano molto bene.
Con questo non voglio certo affermare che il digitale sia meglio del valvolare, voglio solo dire che le case produttrici hanno capito quanto il valore della parola “valvolare” o “vintage” stia spesso più nell’emozione irrazionale che nei fatti concreti. E spesso noi ci facciamo prendere all’amo.

E’ il caso di molti amplificatori o outboard che magari contengono valvole con funzioni quasi esclusivamente ‘di bellezza’, che intervengono assai poco nella catena reale del suono. E’ il caso di molte emulazioni digitali presenti su software, plug-in o amplificatori a modelli fisici, che se comparate tra diverse marche suonano decisamente differenti nonostante si riferiscano allo stesso modello originale di riferimento.

Essere privi di condizionamenti, soprattutto nell’era del marketing emozionale, è quasi impossibile. Ciò che è possibile però è stabilire oggettivamente quali sono i vantaggi di una tecnologia ed i relativi difetti, per renderci un po’ più immuni da chi cerca di venderci un bel panino di emozioni che contiene pochi e insipidi fatti.

Di questa parte più specifica però ci occuperemo la prossima volta.

Luca “Luker” Rossi

 

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