ZioGiorgio.it http://www.ziogiorgio.it Last posts by author en-us Tue, 21 Nov 2017 11:10:37 +0000 Tue, 21 Nov 2017 11:10:37 +0000 5 consigli per farvi amare dai fonici e ingegneri in studio http://www.ziomusic.it/2017/11/16/5-consigli-per-farvi-amare-dai-fonici-e-ingegneri-in-studio/ Questi che vi scrivo, senza la pretesa di essere esaustivo, sono cinque brevi consigli che potrebbero aiutarvi a fare un lavoro migliore, a far lavorare meglio chi deve materialmente registrare il vostro disco. I fonici e gli ingegneri del suono sono professionisti, non dovete pensare che si innamoreranno follemente del vostro lavoro come voi, per cui è necessario collaborare nel migliore dei modi per focalizzare la loro professionalità sulle cose utili e non sui problemi che potevate risolvere prima di premere REC. 1. Studiare alla Bene Ogni Parte Sembra una banalità ma ci sono due aspetti da non trascurare in questo consiglio. Il primo è il tempo. Ci sono decine e decine, se non centinaia, di parti da registrare in ogni disco, immaginate di dover ripetere ogni parte più volte perchè non siete tecnicamente preparati o la memoria vi fa difetto: il tempo della registrazione semplicemente lievita e si mangia tutto il resto. Questo non vuol dire fare le cose affrettatamente, ma essere molto ben allenati su ogni parte vi risparmierà tempo, fatica e denaro. La seconda è l'arrangiamento ed il mix. Spesso in corso d'opera ci si accorge che alcune cose non funzionano, altre sono meglio, vengono idee dell'ultimo momento o si devono adattare, togliere o aggiungere parti. Conoscere i brani molto bene in tutte le parti vi aiuterà a decidere rapidamente ed a comunicare con efficacia quello che volete ai tecnici. Ricordo sempre un pezzo del documentario "This Is It" su Michael Jackson. Sul palco in fase di produzione dello spettacolo Michael ad un certo punto corregge una parte al tastierista e gli consiglia di farla in un certo modo perchè nel disco era fatta così. Lui aveva tutte le parti dei suoi pezzi perfettamente chiare, tutto sotto controllo, ed ogni dettaglio era importante. 2. Parti Scritte, Sempre Meglio Quando si lavora per giorni e giorni, si registra per ore, la stanchezza può fare brutti scherzi. E' sempre meglio avere tutte le parti scritte, soprattutto quelle più complicate. In questo modo sarete più sicuri e, in caso doveste modificare qualcosa, avete un punto sicuro da cui partire. La tradizione orale è una cosa da civiltà dell'Era Glaciale, stare ore a discutere se una parte è così o meno e tentare di spiegarla agli altri non è pensabile. A maggior ragione questo vale se lavorate con dei turnisti. Se sono veri professionisti avranno già preparato tutte le parti a casa, ma voi dovete avere le parti per eventuali cambiamenti e per chiedere loro quello che desiderate. 3. Strumentazione. Tutto A Posto? Esattamente come quando si esce a suonare, prima di andare in studio è strategico fare un check di tutta la strumentazione che verrà portata. Per una banale pila scarica che manca si può perdere mezz'ora, un pedale che ronza non può essere utilizzato e magari era proprio il suono che volevate, una batteria che suona male può richiedere ore per essere accordata a modo. Una delle cose principali da non trascurare sono le parti elettriche ed elettroniche. Un buon tecnico saprà risolvere la maggior parte dei problemi quotidiani che riguardano rumori, hum, ronze e loop di terra indesiderati, però non è MacGyver. La soluzione migliore è quella di provare nei giorni precedenti tutto quello che si userà, proprio come lo si utilizzerà. Ed avere una scorta di tutto il materiale consumabile come corde, plettri, pelli, bacchette, gelatine e così via. 4. Lo Porto o Non Lo Porto? Portalo! Proprio perchè le cose possono essere cambiate in corso d'opera, ed a volte si scopre che il suono che avevate in testa non è poi così speciale sentito in una registrazione seria, è sempre meglio avere più scelta che meno. Se il basso con cui suonate da anni è la vostra scelta della vita, probabilmente potrete suonare anche tutto il disco con quello, ma potreste scoprire che ascoltando una traccia, sarebbe stato meglio un suono diverso, e allora potete provare un paio di take con quel basso che non usate mai perchè ha un suono troppo particolare. La scelta vincente potrebbe venire da quello strumento o dettaglio in più. Non lasciateli a casa. La stessa cosa vale per le chitarre e, soprattutto, per la batteria. Un batterista solitamente ha sempre almeno un paio di rullanti diversi, un battente differente per il pedale della cassa ed un set di piatti tra cui scegliere. Se non avete una scelta ampia, fatevi prestare le cose da amici musicisti, o al limite chiedete allo studio se hanno una loro strumentazione a disposizione. Solitamente la risposta è si, o comunque potranno procurarsi per tempo ogni cosa. 5. Programmare, Programmare, Programmare Proprio per i problemi e necessità di budget di cui vi ho accennato sopra, è sempre meglio stabilire un programma dettagliato delle registrazioni. Un tecnico con un po' di esperienza ve lo consiglierà e magari vi proporrà lui stesso una bozza di programma. Non c'è niente di peggio della disorganizzazione per perdere tempo e qualità finale. Una volta pattuito con lo studio cosa andrete a registrare giorno dopo giorno, in modo che loro siano già pronti, fatevi un vostro personale 'piano di battaglia'. Stimando più o meno quanto ci metterete per ogni pezzo, potete avere un'idea se il tempo basterà o meno. Tenete sempre un 20-30% di tempo extra per i problemi e cambiamenti. Non cadete nell'errore di far diventare il planning il vostro dio. I tecnici non vanno pressati, così come loro non devono pressare voi eccessivamente, però far vedere che avete la situazione sotto controllo e che avete il programma in mano vi garantirà maggiore rispetto e un lavoro più ordinato e sereno. Essere razionalmente flessibili è probabilmente la soluzione migliore, ma anche la flessibilità può essere programmata, quindi....programmate. Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 16 Nov 2017 12:11:54 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/11/16/5-consigli-per-farvi-amare-dai-fonici-e-ingegneri-in-studio/ Recensione pedale Electro Harmonix Canyon Delay http://www.ziomusic.it/2017/09/27/recensione-pedale-electro-harmonix-canyon-delay/ Presentazione Iniziamo col dire che il Canyon Delay & Looper è un delaly digitale che contiene dieci effetti di ritardo differenti più un looper da oltre un minuto. Quest'ultimo come si sa, seppure va inserito di diritto tra gli effetti di ritardo, di fatto è una categoria a se, poichè non viene utilizzato per un arricchimento del sound come effetto mixato al suono originale ma come un vero e proprio registratore in grado di costruire layer successivi su cui poi suonare e improvvisare. Il delay di questo pedale è molto versatile, riuscendo a creare effetti di ritardo che vanno da un minimo di 5 millisecondi fino a tre secondi. Solitamente lo standard sono un paio di secondi, ma il digitale permette di aggiungere ancora più ritardo così che anche nei pezzi lenti e più psichedelici possiate sfoggiare dei sottofondi amplissimi e praticamente infiniti. Attraverso il tap tempo, che si può controllare dallo switch in modo intelligente o da un tap tempo esterno, si può sincronizzare il delay al proprio pezzo, e la funzione Divide aiuta ad ottenere divisioni ritmiche molto precise. Il tap tempo è intelligente poichè capisce da solo se state impostando il tempo o se state disinserendo l'effetto, tutto sullo stesso switch. Inoltre il tasto Tap Divide permette di scegliere tra tre divisioni diverse di ritardo: quarti, ottavi puntati e ottavi. In questo modo potete creare strutture delay precise e incastri ben programmati. I controlli, pur essendo un pedale abbastanza complesso, rimangono semplici e classici: FX LVL, per mixare il segnale effettato con quello dry; DELAY, per impostare il ritardo manualmente;FEEDBACK, per settare il numero di ripetizioni. Il quarto controllo seleziona invece la tipologia di delay scelta tra le dieci che vedremo più sotto nella prova. La complessità del pedale si rivela tenendo premuto il tasto TAP DIVIDE, i tre comandi principali assumono qui funzioni di secondo livello, diverse e dedicate per ogni tipologia di delay. Per questo motivo è necessario un po' di apprendistato ed una buona lettura del manuale per sfruttare appieno le potenzialità del pedale. Il pedale mantiene in memoria gli ultimi parametri di secondo livello impostati per ogni effetto, così che non dobbiamo impostarli da nuovo ogni volta. Dal punto di vista strutturale è realizzato ottimamente, molto robusto e nel formato standard con belle serigrafie e manopole in plastica resistente. Electro-Harmonix da questo punto di vista non delude mai. L’alimentazione è la solita 9V DC ed il pedale assorbe circa 200mA di corrente. La Prova   Ecco gli algoritmi del Canyon riassunti e spiegati brevemente: 1. ECHO – Delay Digitale classico. Il classico delay senza modulazione con decay regolabile e ripetizione fedele del segnale. Vedi i suoni alla The Edge, uno su tutti. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-echo-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 2. MOD – Delay con Modulazione, più caldo e d’atmosfera. La modulazione regolabile permette effetti anche particolari e sintetici, ma io preferisco valori più moderati. Qui ho spinto un po' per renderla molto evidente, con un effetto quasi psichedelico. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-modulated-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 3. MULTI – Multi-tap Delay, con ripetizioni in numero preciso che non vanno a calare in volume. Si possono fare cose moderne e ottenere incastri molto netti e precisi, programmando ad hoc il numero delle ripetizioni. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-multi-tap-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 4. REVRS – Reverse Delay, con l’eco che viene riprodotta al contrario con un effetto molto creativo, slavato e nostalgico, soprattutto sugli arpeggi come questo. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-reverse-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 5. DMM ­­– Deluxe Memory Man, emulazione del famoso pedale analogico con linea di ritardo bucket brigade e possibilità di modulazione regolabile sulle ripetizioni. Un classico assoluto con un suono caldo e che può ricreare il sound di pezzi memorabili. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-deluxe-memory-man?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 6. TAPE – Tape Delay, emula il delay a nastro con la sua tipica modulazione e distorsione. Il taglio progressivo delle alte e l'aumento della distorsione via via con le ripetizioni creano un suono old-style caratteristico. Bella anche l'emulazione fedele della variazione della velocità del nastro in tempo reale e dell'auto-oscillazione perpetua giocando con feedback e tempo di delay. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-tape-delay-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 7. VERB – Riverbero più Delay, il delay passa attraverso un riverbero tipo plate. Anche qui un classicone per mille occasioni. Se mettete il delay e feedback quasi a zero ottenete un semplice riverbero plate molto utile all'occorrenza. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-reverb-plus-delay?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 8. OCT – Octave Delay, dove le ripetizioni vengono alzate o abbassate di un’ottava. Effetto super-creativo. Anche qui se volete potete annullare il tempo di delay e ottenere un octaver puro. Piccolo trucco che risparmia un pedale e un bel po' di soldi. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-octave-delay-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 9. SHIM – Shimmer, un effetto che genera un ambiente ricco di ripetizioni, effetto octave, modulazione e molta densità. La chitarra può diventare quasi un synth dalle sonorità angeliche. Anzi, se mettete il livello dell'effetto al 100% Wet lo diventerà. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-shimmer-mode?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 10. S/H – Sample and Hold, con cui il pedale genera un delay infinito che suona fino a che non viene suonata la nota o accordo successivo. Regolando la soglia con il controllo Feedback potete creare un auto-accompagnamento basato sulla dinamica della vostra mano. Ci vuole un po' di pratica ma l'effetto sorpresa sugli ascoltatori è garantito. https://soundcloud.com/ziomusic/canyon-delay-sample-and-hold?in=ziomusic/sets/electro-harmonix-canyon-delay-test 11. LOOP – Looper  da 62 secondi. Qui non credo ci sia alcun bisogno di spiegazioni. In ogni caso funziona bene e potete salvare nel pedale l'ultimo loop registrato, anche se togliete l'alimentazione. Conclusioni Il Canyon Delay, dopo averlo provato molto sia nelle registrazioni in studio che live, è il pedale che secondo me, una volta inserito nella propria pedaliera, è difficile da abbandonare. La sua qualità è ottima, riassume in un piccolo spazio una quantità di possibilità incredibili e, una volta fatta un po' di pratica, è semplice da usare come un delay normale. L'ho utilizzato con la chitarra elettrica, con l'acustica e persino su alcune voci sperimentali per qualche arrangiamento in studio. Inoltre, con la modalità Delay+Riverbero ed il delay e feedback al minimo diventa un buon riverbero Hall, il che mi ha permesso di togliere il pedale riverbero dalla mia pedaliera. In fondo è un risparmio di spazio e denaro notevole. Per tutto quello che ho detto qui sopra, anche se costasse il doppio, il Canyon sarebbe un gran pedale. E invece costa circa 150€, che con i prezzi che girano oggi, non dico che è regalato ma è sicuramente nella mia top-five dei pedali col maggior rapporto qualità/prezzo che abbia mai provato. Info: www.ehx.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 27 Sep 2017 07:30:40 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/09/27/recensione-pedale-electro-harmonix-canyon-delay/ Recensione Guitar Pro 7 http://www.ziomusic.it/2017/08/23/recensione-guitar-pro-7/ L'Obiettivo Ambizioso di Guitar Pro 7 - Guitar Pro è indubbiamente il software vincitore della lunga gara tra i software di notazione per chitarristi e bassisti. Una volta raggiunto il primato tuttavia il margine di miglioramento stava nel portare i chitarristi/bassisti a poter scrivere partiture ed avere un software di notazione al livello qualitativo dei grandi software di notazione classica. Se con la versione 6 erano state messe le basi per un decisivo salto di qualità, la versione 7 aspira proprio a colmare il gap ed a confermare decisamente la sua leadership nel mondo degli strumenti a corda. I miglioramenti - E' abbastanza superfluo, data la diffusione del software e la necessità di darvi un parere su GP7 senza riscriverne il manuale, che stia a scrivere qui delle funzioni e potenzialità di Guitar Pro. Mi concentrerò sui miglioramenti che Arobas ha apportato a Guitar Pro 7, con particolare attenzione a quelli che mi sono sembrati più significativi e, da utilizzatore decennale, più efficaci. Prima di passare alla lista degli upgrade, come considerazione generale voglio dire che GP7 è migliorato praticamente a 360 gradi, ma ciò che mi fa più piacere è che molti dei difetti e degli aspetti un po' macchinosi della versione precedente siano stati decisamente aggrediti e risolti, con una particolare attenzione alla qualità del suono, della visualizzazione/stampa e del workflow. Gli upgrade più significativi - Ecco cosa rende GP7 un software più moderno e potente della versione precedente (non in ordine di importanza): Aggiornamento Automatico - Subito appena installato e aperto, GP7 propone ed esegue automaticamente l'aggiornamento, come i software e le app moderni. Ottimo e veloce, niente download da cercare e scaricare. Layout da DAW moderna - Dalla prima apertura noto subito la nuova interfaccia più moderna, con visualizzazione HD (ottimizzata anche per schermi touch se si vuole). La barra di navigazione in alto raccoglie tutte le funzioni primarie e info principali in stile DAW. Al centro c'è la partitura e sui tre lati restanti le tre ali che si possono rapidamente attivare o togliere indipendentemente. A sinistra tutti i segni di notazione, in basso le tracce ed il mixer classico, a destra tutte le info e impostazioni riguardo suoni e traccia. Il software così è più immediato e si può lavorare meglio con la partitura sempre della grandezza adeguata senza sforzare la vista continuamente. Suoni di qualità e realistici - I suoni RSE (Realistic Sound Engine) erano già molto migliorati ma con GP7 sono meglio, più dettagliati, meno squadrati e, se si vuole spenderci un attimo di tempo, si possono realizzare partiture e basi che suonano piuttosto bene. Inoltre sono stati aggiunti molti altri strumenti, chitarre diverse e tanti preset. Preset per tutto - Mi piace molto che ci siano preset praticamente ovunque che aiutino a caricare velocemente tutte le impostazioni per avere velocemente quel che si vuole. Ci sono preset per i suoni generali, sugli effetti, sulle visualizzazioni, sul tipo di spartito, sul mixer, negli strumenti per emulare il suono di questo o quel chitarrista o band. Non è una registrazione, non vogliamo spendere ore a scegliere suoni e impostazioni di una partitura, i preset vanno dritti al punto in pochi secondi. Ottimo. Catena effetti pro - La partnership con Overloud ha giovato molto. Il modeling è notevole e le interfacce degli effetti sono intuitive. La catena effetti è facile da usare ed efficace, più o meno come su di una DAW ed il software non sembra rallentare anche se se ne caricano molti. Possibilità di suonare con GP7 - Non solo i suoni funzionano per le tracce della partitura, se volete potete inserire il vostro basso o chitarra nell'interfaccia e utilizzare i modelli di ampli ed effetti in diretta. Così potete suonare dal computer anche senza caricare altro software o doverlo comprare. I suoni sono abbastanza buoni, questa funzione non è essenziale secondo me ma a molti sarà utile. Trasposizione immediata - Una funzione che mi è piaciuta moltissimo è la trasposizione sulla tonalità generale. Ora invece di cliccare su ogni traccia e cambiare singolarmente, basta aggiungere o togliere semitoni sulla barra di navigazione e tutte le tracce tonali si spostano in tempo zero. Super pratico per provare diverse tonalità, per chi usa chitarre droppate e per fare basi velocemente. Visualizzazione e stampa più professionali - Tutti i caratteri sono più precisi e belli ed il risultato finale è di ottimo livello, anche pensandolo ad una stampa di livello professionale. Quasi tutti i caratteri si possono modificare e le opzioni di personalizzazione della visualizzazione sono aumentate decisamente. Un upgrade che piacerà molto a chi lavora per l'editoria, nell'insegnamento o realizza dispense e partiture per le band. Export audio di ottimo livello - Migliorati i suoni, il mix e gli effetti, ora anche la possibilità di riversare quanto fatto in un file audio è allo stesso livello. Sono supportati tutti i principali formati: MP3, Wav, FLAC, OGG e AIFF. E se si vuole con un click si possono esportare le tracce separatamente. Un salvatempo notevole per chi deve mandare le parti alla propria band o agli allievi o vuole realizzare basi veloci. Conclusioni - Guitar Pro 7 è parecchio migliorato, partendo da GP6, ed è diventato più semplice e veloce da utilizzare. Inoltre ho avuto l'impressione che alcuni bug un po' fastidiosi della versione precedente, soprattutto lavorando con file di vecchie versioni, siano stati risolti. Dal punto di vista della leadership non credo ci sia molto da aggiungere se non che è ancora il software di notazione da avere se si è chitarristi o bassisti. Non c'è ancora una versione italiana del software, nonostante ci siano diverse lingue disponibili, ma chissà che non arrivi un aggiornamento in questo senso. Al prezzo di € 72 (c'è una versione di prova da 30 giorni che vi consiglio) è un software che ripaga ampiamente il suo prezzo. Personalmente posso aggiungere che, da studente prima e da insegnate e compositore poi, è uno dei software che ho utilizzato ed utilizzo maggiormente ancora oggi e questa nuova versione non può che ricevere il mio pollice in su. Info: www.midimusic.it Info: www.guitar-pro.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 23 Aug 2017 16:14:59 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/08/23/recensione-guitar-pro-7/ Recensione Chitarra Acustica Crafter GXE 600 http://www.ziomusic.it/2017/07/27/recensione-chitarra-acustica-crafter-gxe-600/ Presentazione Crafter è un'azienda coreana che ha ormai oltre quarantacinque anni di storia ed esperienza. E di strada ne ha fatta dalla prima chitarra costruita in un seminterrato di casa in 20 metri quadri. Oggi il marchio è registrato in 40 paesi e nel 2009, con la domanda in continua crescita, si è trasferita in un grande e nuovo stabilimento che sostituisce la storia sede di Seoul per far fronte ad una produzione di oltre 60 mila strumenti l'anno. Nonostante questa fortissima industrializzazione Crafter riesce a differenziare i suoi modelli e mantenere un livello di qualità alto rispetto alla media, ed a riservare una parte limitata della sua produzione alta ad una manifattura artigianale classica, un pezzo alla volta. La Crafter GXE 600 che proviamo oggi è una chitarra acustica con corpo Grand Auditorium, un top in abete massello e fondo e fasce in mogano. Il manico è anch'esso in mogano, sormontato da una tastiera in palissandro. Di questo stesso ultimo legno è fatto anche il ponte. Presenta un single cutaway, tipo florentine cut, una tastiera classica a 20 tasti, con scala da 25.5", e meccaniche Crafter. C'è una decorazione della rosetta e intarsi in abalone, oltre ad un lavoro di intarsio molto preciso del logo e decorazioni in legno sulla paletta. La parte elettronica è affidata ad un pickup piezo L.R. Baggs Element ed il preamplificatore è un L.R. Baggs LR-T NX con accordatore integrato e schermo LCD a colori. La Prova Parto con le considerazioni estetiche e funzionali "a mani ferme". Ispezionando la chitarra da vicino, pur conoscendo la buona qualità di questo marchio, mi sono stupito di notare una fattura di questa precisione per uno strumento che, tutto sommato, non supera le 600€. Dai binding agli intarsi, dal giunto del manico all'incollatura del ponte, tutti i dettagli sono netti e davvero non si notano pecche. La verniciatura dello strumento è regolare e la satinatura del manico ben realizzata, che permette molta scorrevolezza dalla mano ed un feeling piacevole. Accordo la chitarra e le meccaniche sono stabili, abbastanza precise per questa fascia di prezzo. La cosa che noto immediatamente è che lo strumento è pronto per suonare nel modo giusto dopo un minuto che è stato estratto dalla sua vestina di plastica e dalla custodia. Lo strumento, si sente, è ben assestato, l'accordatura rimane stabile ed il peso ben bilanciato. La prima impressione del suono è ottima. La GXE 600 è un'acustica brillante, si percepisce fin dalle prime note il carattere di una chitarra con una presenza decisa sulle medio-alte, una timbrica argentina con quella giusta nota metallica che però non infastidisce. La definizione sulle note è buona, il top in abete risuona molto e da sia proiezione che nitidezza, mentre il fondo in mogano ammorbidisce molto il suono bilanciando la brillantezza sulle alte. Il corpo non troppo profondo, che la rende più comoda da suonare anche in piedi, permette alle note basse di arrivare solo fino ad un certo punto ma anche sulle basse e medio-basse il suono è abbastanza preciso, con una leggera tendenza mediosa delle note basse che ben si armonizza con il resto della gamma. Il timbro complessivo, un po' scavato sulle medio-basse, mi piace ed è immediatamente piacevole da sentire fin dal primo Sol. In definitiva il suono primario di questa chitarra è molto buono, buono il sustain, ottima l'accordatura e la resa omogenea su tutta la tastiera. E' una chitarra comoda, questa è prima cosa che mi è venuta in mente. Il manico è un flat C probabilmente e la mano scorre bene, fino ai tasti alti. Sia da seduto che in piedi il peso è distribuito bene e ti accompagna senza fatica. Nonostante il peso, a mio giudizio, ridotto, il suono che esce dalla GXE 600 è inaspettatamente bello forte. Parlando dell'elettronica, l'amplificatore L.R. Baggs è buono, con un pickup piezo che restituisce abbastanza bene il suono della chitarra. Questo ha però la tendenza a scurire un po' e schiacciare il suono, quindi per quel che mi riguarda ho sempre dovuto intervenire sulle regolazioni per trovare la quadra. Pur non essendo fedelissimo al suono primario, riesce a riprodurre bene le dinamiche e, alzando un po' le alte ed abbassando le medie, si ritrova quella caratteristica brillante che mi è piaciuta a chitarra 'spenta'. Sentiamola Suonare Nel player che potete sentire le registrazioni degli stessi sample prima microfonati esternamente e poi in diretta dall'uscita della chitarra. Sono in diversi generi e tecniche diverse per dare una piccola panoramica dell'utilizzo possibile di questa chitarra che si presta davvero un po' a tutto. E' chiaro che non si tratta di una comparazione qualitativa, nessuno potrebbe mai pensare che una ripresa di un piezo in mono possa essere fedele e panoramica come una ripresa con due microfoni a condensatore in stereo. Quest'ultima è una riproduzione molto vicina al suono primario della chitarra, la registrazione del piezo e preamp della chitarra serve per farvi capire il suono di base che avrete all'uscita suonando dal vivo. La microfonazione è stata realizzata con un Rode NT1 e un Aston Origin, il primo puntato verso il dodicesimo tasto e il secondo verso il ponte. Nel mix poi i due microfoni sono stati spostati nel panorama al 50% uno a sinistra e l'altro a destra per dare un'immagine più ampia. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/crafter-gxe-600-review-by-luca Sulla mia pagina FB, nella sezione video, potete trovare anche il video dei sample.  Conclusioni Tirando le somme, la Crafter GXE 600 la considero una chitarra acustica con un rapporto qualità/prezzo notevole. A meno di 600€ si ha la possibilità di suonare uno strumento davvero ben fatto e che fin da subito suona come dovrebbe, senza pecche, modifiche o assestamenti. Ciò che mi ha stupito di più è la fattura praticamente impeccabile ed il suono primario molto valido e pieno della GXE 600, con un suo carattere brillante ben distinto ed una suonabilità che la rende piacevole senza doversi adattare. Il sistema di preamplificazione richiede invece un po' di conoscenza per arrivare ad ottenere il suono che si vuole, nonostante sia semplice ed efficace, nel suo punto neutro scurisce un po' il suono e vien meno parte di quella definizione che invece questa chitarra ha. Con qualche ritocco di EQ e possibilmente un buon preamp/DI esterno che risolva i classici problemi di match dell'impedenza, il suono giusto si trova. Pollice in su quindi e, come al solito, vi invito a provare ciò che vi consigliamo, farvi una vostra idea e poi scriverci per darci la vostra opinione. Info: www.fbt.it Info: www.crafterguitars.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 27 Jul 2017 06:00:32 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/07/27/recensione-chitarra-acustica-crafter-gxe-600/ Recensione Cabinet Red Sound RS-LG12 per Kemper Profiler http://www.ziomusic.it/2017/07/05/recensione-cabinet-red-sound-rs-lg12-kemper-profiler/ Red Sound RS-LG12: cabinet attivo per Profiler System Come spiega la descrizione dell'azienda fondata dal catanese Mirko Cascio Gioia, "la RS-LG12 è il primo cabinet attivo Made in Italy che rappresenta il cabinet di riferimento per tutti i Profiler System e sistemi digitali: Kemper, iRig, AXE FX, Helix, Eleven Rack e Multiamp." Il vantaggio di questo cabinet è quello di essere un diffusore full-range fatto appositamente per la chitarra (e il basso se si vuole) ma in grado di riprodurre con neutralità le differenti emulazioni provenienti dai Profiler. Si tratta quindi di una cassa 'camaleontica' che riesce a vestire facilmente i panni di questo o quell'ampli restituendone fedelmente le sfumature. La cassa monta un finale analogico in Classe A/B con alimentazione analogica, per guidare un woofer Red Sound DC ceramico da 12" con sistema di emissione definito "TR/OE=Total Response/Only Emission", che permette un'emissione omogenea nella resa in frequenza e potenza con un ampio sweet spot davanti allo speaker. Questo è importante per avere un ascolto dello strumento sul palco fedele e senza troppi punti morti. La porta bass reflex anteriore aumenta la resa sulle basse e diminuisce le cancellazioni di fase interne al cabinet, restituendo una banda passante più piatta possibile. La cassa RS-LG12 è realizzata completamente a mano da Red Sound e devo dire che la cura dei dettagli si nota, a partire dalla solidità dell'insieme, la scelta dei materiali come l'acciaio per la placca posteriore e i rinforzi angolari, la pelle sintetica di rivestimento e la rete protettiva anteriore fissata con borchie in acciaio cromato. Le dimensioni sono 42 x 50 x 35 cm per circa 18 kg di peso, più o meno equivalenti rispetto ad un cabinet 1x12" con un peso leggermente superiore a causa dell'amplificazione interna. Per un trasporto più semplice la maniglia è posta - incassata - nella parte superiore del cabinet: molto solida e resistente. La Prova La mia prova si è svolta sia in studio che durante alcuni concerti live in cui ho avuto l'opportunità di provare tutte e tre le soluzioni. Per prima faccio la comparazione con la soluzione live ad alto volume, con finale valvolare Brunetti Silver Bullet e cassa Marshall 1922. Non essendo un grande amante del finale in Classe D del Kemper Profiler PowerHead, utilizzo da sempre la versione a rack senza finale. Considero il Brunetti Silver Bullet uno dei finali migliori di sempre e la Marshall 1922 un cabinet molto affidabile, quindi è inutile dire che il suono del Kemper con questa soluzione per quanto mi riguarda è davvero ottimo a volumi alti. Tuttavia il difetto è la poca versatilità rispetto alle possibilità enormi del Kemper: niente emulazioni speaker e un suono sempre molto Marshall-oriented con medie pronunciate. Passando in comparazione A/B tra la soluzione sopra descritta e il cabinet Red Sound RS-LG12 ho voluto ovviamente utilizzare sul Kemper prima il mio profilo della Marshall 1922 come cabinet virtuale. La riproduzione del comportamento della cassa reale è stata davvero fedele, con la Red Sound a mio avviso persino superiore per quanto riguarda la definizione sulle frequenze basse. Il secondo vantaggio che ho riscontrato è stato che, mentre la soluzione con finale+cassa reali a volumi medio-bassi perde inevitabilmente di corpo e della tipica saturazione del finale, la cassa Red Sound anche a volumi contenuti mantiene bene queste caratteristiche. Naturalmente poi, provando le altre simulazioni di cabinet sulla Red Sound, la colorazione della cassa Marshall è venuta meno e tutte le sfumature degli altri ampli profilati sono emerse alla luce in modo evidente con una resa del dettaglio davvero notevole. La comparazione A/B con le casse Yamaha DXR10, una soluzione abbastanza utilizzata con il Kemper, ha rivelato come le Yamaha, non essendo ottimizzate per questo scopo, non valorizzano altrettanto i profili del Kemper, pur essendo casse full-range. Per farle rendere a dovere ho sempre dovuto agire sull'equalizzazione dell'uscita monitor, soprattutto sulle alte, per evitare quel suono un po' chiuso e poco fedele all'uscita bilanciata in diretta. Il cabinet Red Sound invece risulta molto neutro fin da subito, reagisce bene a tutte le regolazioni di equalizzazione e mi permette di sentire con orecchio più critico variazioni più sottili nei suoni, soprattutto sulle saturazioni e sugli effetti di ritardo come riverbero o delay. La prova del nove è stata quando ho utilizzato le ritmiche di batteria integrate nella mia loop station Boss RC-30. Sulla RS-LG12 la resa di cassa e rullante è stata ottima, data la risposta in frequenza piuttosto piatta e la porta bass reflex. Come potete immaginare non avrebbe molto senso microfonare il cabinet Red Sound con un microfono e poi compararlo allo stesso modo con le mie soluzioni utilizzate in passato sul Kemper. Quello che sentireste è la resa del microfono e di soluzioni non analoghe tra loro o poco adatte a questo tipo di ripresa. Per una prova comparata vi suggerisco quindi di recarvi con il vostro Profiler System da un rivenditore Red Sound e sentire la differenza. Prima di passare alle conclusioni vi riporto le caratteristiche della cassa Red Sound utilizzata: • Pensata per l’utilizzo con ogni Guitar Amp Modeling System che necessita di un cabinet amplificato • Finale di potenza in classe A/B • Trasformatore di alimentazione in rame avvolto a mano • Potenza nominale (RMS): 250 W • Potenza massima: 500 W • Trasduttore: DC ceramico Red Sound RSDC-12 da 12” • Risposta: 60 – 16.000 Hz (+/- 3 dB) • SPL max continuous: 124 dB • Distanza di ascolto consigliata: > 1.5 m • Immagine sonora: 160° • Manopola volume • Limiter con indicatore a LED • Pot reflex anteriore • Chassis in multistrato di betulla • Dimensioni: 42 x 50 x 35 cm • Peso: 17.6 Kg • Rivestimento in similpelle di colore verde • Utilizzabile con chitarre e bassi elettrici • Realizzato in Italia in modo artigianale • Colori: verde Conclusioni Dopo diversi anni da utilizzatore del Kemper ed essendo stato tra i primi a recensire in Italia questo tipo di Profiler, posso dire che con il cabinet Red Sound, come d'altra parte hanno avuto modo di dire chitarristi ben più illustri come Luca Colombo, si chiude il cerchio della catena del suono Kemper. La RS-LG12 attiva è una soluzione ottima e professionale, che permette di sfruttare i Profiler in qualsiasi situazione, anche dove la chitarra non va nell'impianto di amplificazione, con tutte le sfumature dei profili e una resa nello spazio che lo rende un mezzo di ascolto ideale per questo tipo di strumentazione. Il suo prezzo è di 890€ e credo onestamente che sia un prezzo corretto per questo tipo di prodotto, per la cura del dettaglio e per la quantità di problemi che può risolvere in ambito live. Info: www.redsounditalia.com Info: www.soundwave.it Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 05 Jul 2017 16:09:41 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/07/05/recensione-cabinet-red-sound-rs-lg12-kemper-profiler/ Intervista ad Alessandro Inolti http://www.ziomusic.it/2017/06/24/intervista-ad-alessandro-inolti/ Ecco la nostra chiacchierata con Alessandro. ZioMusic.it: Quando e come sei entrato nel mondo della batteria? Qual è stato il tuo percorso, che so essere diviso tra Italia e USA? Alessandro Inolti: Ho iniziato a suonare la batteria quando avevo 6 anni e mezzo. Tutta colpa di mio padre! Quando ero piccolo spesso giravo con lui e la sua band e, concerto dopo concerto, mi innamoravo sempre di più della batteria, fino a quando i miei genitori, dopo avermi visto distruggere tutte le sedie di paglia che percuotevo violentemente con le cucchiarelle da cucina, decisero che forse era il caso di farmi provare la batteria. Ho studiato per qualche anno alla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, poi ho avuto l’onore ed il piacere di spostarmi a studiare privatamente con il Maestro Vincenzo Restuccia fino a quando è entrato a far parte del dipartimento di batteria della Saint Louis di Roma, dove l’ho seguito ed ho studiato per cinque anni, conseguendo il diploma in Batteria sotto la guida del Maestro Daniele Pomo. Duranti i miei anni al Saint Louis ho avuto l’enorme piacere di studiare con Claudio Mastracci, che non smetterò mai di ringraziare perché mi ha seguito in ogni avventura ed è sempre stato pronto a consigliarmi ed aiutarmi quando ce n’era bisogno. Dopo il diploma ho frequentato per un anno un corso con Agostino Marangolo, quindi ho deciso di fare le valige per andare a studiare al Drummers Collective di New York, dove nei due anni successivi ho conseguito il Six Semester Diploma. ZM: Sei stato negli USA ed ora lavori principalmente in Italia. Quali sono le differenze maggiori tra fare il musicista in due paesi così diversi secondo te? AI: Ormai non credo che ci sia un’enorme differenza come poteva esserci tanto tempo fa. Ho visto alcuni amici e conoscenti lavorare a New York come lavorerebbero a Roma. L’unica grande differenza è che oltre oceano momentaneamente sembra girino più soldi. Se si cerca bene si possono trovare, per esempio, ingaggi in ristoranti russi dove amano la musica italiana ed in cui si può suonare una volta a settimana con un buon compenso. Non credete che fare il musicista a New York sia così semplice! Bisogna essere perseveranti per guadagnarsi il proprio spazio in una città con una grande concorrenza e, soprattutto, non proprio economica. Senza una buona base economica probabilmente non mi sarei potuto permettere di studiare negli States per così tanto tempo. Le scuole americane non danno più le borse di studio di una volta perché non stanno passando un bel periodo. ZM: Suoni anche altri strumenti? AI: Sì, ho studiato per 3 anni chitarra classica e pianoforte. Spesso mi diverto a comporre canzoni nel mio piccolo home studio. ZM: Che tipo di musica e quali batteristi ti hanno 'contagiato' maggiormente agli inizi? AI: Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica con i Pink Floyd, i Queen e i Led Zeppelin. Quindi Nick Mason, Roger Taylor e John Bonham. A 10 anni appena compiuti sono entrati nella mia vita i Dream Theater e Mike Portnoy. E' stato per tanti anni il mio preferito, diciamo fino ai 16, quando ho iniziato a frequentare dei corsi di musica più intensi ed ho conosciuto altri batteristi di cui mi sono innamorato come Vinnie Colaiuta, Manu Katchè, Josh Freese, Steve Jordan, Steve Gadd, Gavin Harrison e Marco Minnemann. ZM: Guardando il tuo portfolio di collaborazioni c'è da dire che non sei stato con le mani in mano, hai collezionato un grande numero di nomi e situazioni diverse ed importanti come batterista. Quali sono stati i passi fondamentali per la tua carriera fino ad ora? AI: È molto difficile rispondere a questa domanda, ripercorrere la mia strada per cercare le cose più significative. Avrei paura di dimenticare qualcosa, ma ci provo. Partendo dal principio, sicuramente il primo grande passo è stata la mia prima band, gli Zephiro, con la quale ho iniziato a fare concerti e ad avere i primi fan! Per quanto riguarda la mia formazione, un passo decisivo è stato studiare a New York City con maestri come Shaw Pelton, Rich Redmond, Peter Retzlaff, Kim Plainfield, Tobias Ralph, Marko Djordjevic, Jason Gianni e tanti altri. L’esperienza in America è stata davvero meravigliosa. Una grande fortuna che ho avuto è stata conoscere e suonare con Luca Amendola (attuale bassista di Alex Britti), Marco La Fratta (chitarrista del Piotta) e Maristella Croppo (in arte Mira), con i quali ho stretto un bellissimo rapporto di amicizia che dura ormai da tanti anni. Un altro musicista e amico che non posso non menzionare è Andrea Ra, con cui suono ormai da tanti anni e col quale ho intrapreso da circa due anni a questa parte il percorso con Fabrizio Moro, un'artista con cui suono in tour dal 2016 e che sicuramente annovero tra le mie esperienze più belle e formative. Un’ultima bellissima esperienza che voglio menzionare è aver suonato con Franco Cerri, anche se per un solo concerto. ZM: Ho visto che hai lavorato anche come drum-tech. Sarai quindi un profondo conoscitore del tuo strumento. Come ti ha aiutato questa esperienza nel lavoro? Quali sono i consigli che daresti ad un giovane batterista che, ovviamente, non può permettersi un drum-tech? AI: Lavorare come drum-tech è interessante anche solo per vedere come i grandi si relazionano alla batteria. Magari qualcuno potrebbe pensare che un batterista senza il proprio equipaggiamento non riesca a suonare bene, o che magari un determinato pedale piuttosto che un altro possa determinare l’esecuzione. Durante una clinic al Collective, Mark Giuliana portò solamente i piatti e quando gli chiesi se avesse qualche preferenza per il pedale mi disse di portargli quello che c’era, senza una richiesta specifica. Vi posso garantire che è stato fenomenale come sempre! Insomma, spesso ci lamentiamo perché non abbiamo quello che vorremmo ma i nostri beniamini riescono a dare il meglio di se stessi anche con una scarpa e una ciabatta (come si dice a Roma!). Ad un giovane batterista che non può permettersi un drum-tech l’unica cosa che posso consigliare è di imparate a fare tutto da soli. ZM: Parliamo del tuo setup? Quali sono le cose che ritieni più importanti nel suono di un batterista? AI: Le cose che ritengo più importanti nel mio drumset sono il ride, l’hi hat e il rullante. Ho la fortuna di collaborare dal 2016 con Sabian e da Marzo 2017 con DS Drums (grazie ad FBT) ed utilizzo una magnifica DS in acero con le seguenti misure 22"x16", 18"x16", 16"x15", 12"x8" ed un rullante in faggio fossile 14"x6.5", batteria costruita con cura e grande amore dal mitico Luca Deorsola! Per quanto riguarda i piatti utilizzo solo ed esclusivamente Sabian da almeno 15 anni e ne sono perdutamente innamorato! Ecco la lista: Vault Max Splash 7" HH High Max Stax 8" AAX Aero Splash 10" AA Mini Holy China 12" XSR Stax 13"over16" HH Vanguard Hi-Hat 14" Artisan Hi-Hat 15" HHX Evolution O-Zone 18" HHX X-Treme Crash 19" HHX X-Treme Crash 19" HHX Fierce Crash 19" HH Raw Bell Dry Ride 21" Big&Ugly HH Nova Ride 22" Big&Ugly HH King Ride 22" Artisan Light Ride 22" Vault Fierce Crash 19" over AA Chinese 18" B8X Ballistic Crash 18” Per finire ho firmato quest’anno il contratto con BODE Music Gear per pelli Evans. Uso le G2 sabbiate come battenti e G1 Clear come risonante, Emad Cassa e Power Center Reverse Dot sul rullante. Come bacchette uso Promark, momentaneamente il modello signature 5B di Marco Minnemann. ZM: Da chitarrista suono con molti batteristi ogni anno e, scherzando, dico sempre che ne esistono due tipi: quelli con il mal di schiena che cercano di portarsi dietro meno roba possibile, e quelli con il mal di schiena perchè si portano troppa roba in stile “go big or go home”. Tu che approccio hai al drumset? AI: Il mio approccio è: “porto quello che serve, ed ogni tanto uno sfizio senza essere troppo invadente!” ZM: Quale è il tuo set di microfoni preferito quando registri la batteria o suoni live? AI: Per quanto riguarda il lavoro in studio utilizzo come panoramici due MXL 990 MOD 47 di BRAINGASM LAB (fatti da un ragazzo che modifica e costruisce microfoni e fa delle vere opere d’arte!), per i toms e floor tom utilizzo gli Audix D2 e D4, sul rullante il classico SM57 della Shure e per cassa Beta52A sempre Shure. Per quanto riguarda il live, con il grande Mirko Cascio (attuale fonico di sala di Fabrizio Moro) abbiamo scelto per la tournée di quest'anno i microfoni Beyerdynamic Opus TG D58 per Tom e Floor, gli Shure SM57 per i due rullanti, AKG 451 come overheads-ride-hihat e Shure Beta 91a e Beta 52a rispettivamente per interno ed esterno della cassa. ZM: Che musica ascolti ora? C’è qualche artista o batterista che ti piace particolarmente in questo momento? AI: In questo momento sto ascoltando Steven Wilson, per il quale ho un grande debole musicale. Sto ascoltando di più ed approfonditamente i Coldplay e mi sto appassionando alle musiche da film, una su tutte la colonna sonora di Interstellar, capolavoro di Hans Zimmer. Sì, sono anche un grande appassionato di colonne sonore! ZM: Che cos’hai in agenda per i prossimi mesi? AI: Per i prossimi mesi ho una lunga e intensa tournée in tutta Italia con Fabrizio Moro che mi terrà impegnato parecchio. Nel frattempo continuo il lavoro di arrangiamento dei nuovi pezzi degli EchoTest, la band che ho insieme a Julie Slick (bassista di Adrian Belew) e Marco Machera, con cui sto anche preparando una serie di concerti in America per il prossimo autunno. Non manca anche il lavoro con artisti emergenti romani tra cui una giovane ragazza che si fa chiamare Nita ed è veramente promettente. Info: www.alessandroinolti.com Info: www.facebook.com/alessandro.inolti   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Sat, 24 Jun 2017 08:08:24 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/06/24/intervista-ad-alessandro-inolti/ Recensione Microfono AEA N8 Ribbon Mic http://www.ziomusic.it/2017/06/12/recensione-microfono-aea-n8-ribbon-mic/ Uno di questi microfoni a nastro di nuova generazione, con look e tecnologia moderna, ma con un suono “Big Ribbon” è l’ N8 dell’azienda californiana AEA Ribbonmics che fa parte della serie Nuvo di AEA. Si tratta di un microfono già uscito da un paio di anni  fa, ma che ci è stato segnalato dal nostro prezioso amico e collaboratore Zoran Matejevic, fonico resident del Blue Note di Milano, che aveva avuto la possibilità di sentirlo sul sassofono di Ben Wendel, che si porta sempre appresso il suo N8 personale, e ne era rimasto impressionato favorevolmente. Già… un altro mito da sfatare: chi ha detto che i microfoni a nastro non si possono usare dal vivo? Così oltre a provare il microfono su vari strumenti in studio, siamo riusciti a fare dei test con l’N8 (e anche altri microfoni e un preamp di AEA) in varie occasioni dal vivo al Blue Note, sempre su diversi strumenti, con artisti importanti e con risultati sorprendenti. Tutto questo è stato possibile grazie a Te.De.S., distributore italiano di AEA e altri brand sfiziosi (Schoeps, Millenia, Weiss, Soyuz ecc.), che ci ha fornito i microfoni e che vogliamo ringraziare per la disponibilità, in particolare Oscar Roje, Sales Manager dell’azienda milanese. L’idea Con l’N8, il secondo membro nella famiglia Nuvo, AEA ha deciso di creare il suono del microfono a nastro più aperto e naturale mai realizzato. Concepito per rendere gli spazi acustici più fedelmente possibile, l’N8 è pensato in particolare per catturare gli overheads della batteria, archi, ensemble di musica classica e orchestre. Ma, come potrete testimoniare anche voi, dopo aver sentito i sample audio (e video!) che abbiamo preparato, anche quando usato da vicino, l’ N8 offre un’eccezionale chiarezza e calore per un microfono a nastro. Non voglio rovinare la sorpresa, ma posso anticiparvi che l’N8 permette di ottenere un suono sorprendentemente trasparente con una risposta ai transienti superiore rispetto ad altri microfoni di questo tipo. Il microfono Prima curiosità: l'N8 è un microfono a nastro che necessita di alimentazione phantom, avendo all’interno elettroniche JFET e un trasformatore creato “ad hoc” in Germania! Alleluja! Non bisogna più avere paura che il microfono si danneggi con la phantom, magari per una stupida disattenzione. Ma ancora più importante è il fatto che il microfono, essendo “attivo”, ci permette di lavorare senza problemi praticamente con tutti i preamp in circolazione. Questo è un grosso vantaggio, perché un microfono a nastro tradizionale di solito va abbinato ad un preamplificatore capace di gestire quel tipo di caratteristiche tecniche, cioè preamp con elevato guadagno e basso rumore, come per esempio il preamp RPQ2 di AEA (con impedenza di ingresso di 63k ohm e 81 dB di gain), visto che nei microfoni ribbon l'impedenza per natura è alta e la sensibilità bassa. In comune invece con tanti microfoni a nastro, l’N8  ha una caratteristica polare a figura 8 (bidirezionale) fissa, cioè il microfono riprende sorgenti sonore dalle parte anteriore e posteriore della capsula, ma non dalle parti laterali (a 90° fuori asse). Questo richiede una maggiore attenzione nel posizionamento del microfono ma l’idea è proprio quella: trovare il punto ottimale per la ripresa dello strumento (o degli strumenti), sfruttando la caratteristica polare per miscelare anche il suono dell’ambiente ed eliminare invece il rientro indesiderato di altri strumenti o fonti sonore. Il nastro utilizzato nell’N8 è identico a quello del modello di punta dei microfoni ribbon di AEA, cioè l'R44, sia per dimensione che per calibrazione. Non voglio addentrarmi troppo qui nel funzionamento dei microfoni a nastro, che a livello di costruzione sono abbastanza semplici. La maggior parte utilizza un nastro sottile, quasi sempre di solo alluminio e spesso ondulato, immerso in un campo magnetico. Il nastro è collegato ad un circuito elettrico verso l'uscita audio del microfono così che le sue vibrazioni, perturbando il campo magnetico, possano generare un segnale elettrico proporzionale. Sia il microfono a nastro che quello a bobina mobile (cioè dinamico) hanno in comune la caratteristica di produrre un segnale per induzione magnetica. A differenza di altri microfoni a nastro, l’N8 non pesa tanto (solo 335 grammi), ha un look moderno e non è troppo ingombrante. Anche questo gioca a favore di un utilizzo in situazioni dove di solito altri ribbon mics risultano poco adatti. Anche se il peso è ridotto, conviene sempre usare un'asta robusta, e se si montano una copia di microfoni sull’apposita barra “SMS” (Stereo Microphone System) in dotazione con l’AEA Nuvo Stereo Mic Kit, l’utilizzo di un boom serio diventa praticamente obbligatorio. Lo Stereo Kit che ci ha fornito Te.De.S. include due microfoni N8 con rispettivi sacchetti di protezione, due clip/shockmount, due anti-vento Nuvo, la barra stereo SMS, una spugna anti-vibrazione per la barra, un adattatore Posi-Lok per effettuare varie angolature, una serie di viti e bulloni per montare barra e microfoni e una specie di manicotto che serve per unire due N8 sullo stesso asse in un array che permette di effettuare agevolmente una ripresa stereo chiamata “Blumlein”. Il tutto è custodito in una valigetta molto robusta e straimbottita. Test in studio Ho provato i due N8 per una decina di giorni in studio, registrando vari strumenti, come batteria, voce, chitarra acustica, chitarra elettrica e violino, e mi sono trovato molto bene. Considerando che questo microfono ha una dinamica molto elevata, che va anche oltre i 140 dB SPL, si adatta anche a sorgenti abbastanza potenti. E’ molto importante sapere che i microfoni a nastro soffrono l’esposizione a correnti d’aria forti ed improvvise, che potrebbero anche rovinare il nastro e compromettere le performance del microfono. Parliamo di importanti movimenti d’aria causati da tende, finestre aperte, porte, ma ovviamente anche lo spostamento d’aria violento in asse d’avanti ad un bass port di un ampli per chitarra o basso, o la buca della grancassa. Basta stare un po’ attenti e, nel dubbio, angolare un po’ il microfono o mettere un filtro anti-pop. Altra caratteristica di questo tipo di microfono è il pronunciato effetto di prossimità che enfatizza le basse e va preso in debita considerazione quando si riprende una fonte da vicino. Come sempre ho creato qualche file audio di ascolto. Tenete conto che quello che sentite è tutto registrato in flat, con un preamplificatore molto pulito come il Prism Maselec MMA-4XR, senza alcun intervento di equalizzazione, ne pre ne post registrazione. La batteria è stata ripresa solo con un microfono dinamico (Audix D6) sulla grancassa e due N8 come overhead, in due configurazioni diverse. La chitarra elettrica è stata ripresa in close miking (facendo anche un confronto con un SM57), l’acustica con la ripresa stereo Blumlein, la voce ad una distanza di circa 30 cm, il violino ad una distanza di circa 1,5m (sia in ripresa mono che in stereo Blumlein, facendo un paragone anche con un AKG 414). Ringrazio Antonio Rotta (drums) e Matteo Trotta (violino) per la loro disponibilità. I file d’ascolto sono in formato Wav 24 bit 44.1 kHz, e per chi fosse interessato in free download. Per favore, ascoltate i file con delle casse o delle cuffie decenti, altrimenti sarà difficile cogliere certe sfumature. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/aea-ribbonmics-n8 Considerazioni Che dire… vorrei tanto avere uno (o anche un paio!) di questi N8 nel mio armadio dei microfoni. In particolare come overheads per la batteria, mi hanno veramente convinto. Anche sul violino funziona molto bene. Il suono è molto dettagliato e intellegibile, con una risposta ai transienti molto naturale e diverso dagli altri tipi di microfono. Le basse frequenze sono calde, medie e alte piacevoli, poi dai 5 kHz in avanti comincia a scendere in modo continuo la risposta in frequenza (-4 dB @ 10k). La manifattura è ottima, molto pratico anche il clip con shockmount incorporato. L'handling è piacevole ed il fatto di essere attivo, come già detto, è un punto vincente. Mi sono divertito molto anche a fare degli esperimenti con la barra stereo. Blumlein rocks! [slideshow_deploy id='47038'] Test dal vivo al Blue Note Ecco invece la testimonianza di Zoran Matejevic,  fonico resident del Blue Note di Milano: “Dopo aver sentito l’AEA N8 sul sassofono di Ben Wendel mi sono molto incuriosito. Durante il soundcheck mi aveva chiesto di mettere il suo canale semplicemente in flat, come tanti artisti che si portano il proprio microfono al Blue Note, ed io ovviamente l’ho accontentato, ma devo ammettere che ero abbastanza diffidente. Invece mi sbagliavo, perché effettivamente il suono era già quasi perfetto senza interventi di eq. Da lì ho pensato che potesse essere interessante provare questo microfono anche su altri strumenti, e non solo in studio di registrazione come microfono di ambiente con la fonte sonora distante, o sull’ampli della chitarra, ma come microfono spot, direttamente sullo strumento e dal vivo. Così ho cominciato ad utilizzare nelle riprese dal vivo il parco microfoni AEA con un preamplificatore (AEA RPQ2) messo a disposizione da Te.De.S., concentrandomi comunque sul N8, ma facendo anche degli esperimenti con altri microfoni ribbon come l’R92, il “primogenito” della famiglia Nuvo, l’N22, come anche i modelli l’R88 MK2, A840 e KU4. Come ripresa spot oltre che sul sassofono, ho provato l’N8 anche sul pianoforte, con due configurazioni diverse, una con i due microfoni sui martelletti e poi in alternativa sulla tavola. Per la ripresa sopra i martelletti consiglio vivamente di togliere il leggio, che crea delle riflessioni fastidiose. Per quanto riguarda la ripresa spot sulla tavola va specificato che il pianoforte Steinway & Sons del Blue Note è un mezza coda, quindi la separazione è molto inferiore rispetto ad un gran coda, e si trovano molti meno fori sulla ghisa. [slideshow_deploy id='47036'] Per il concerto della pianista e cantante jazz Kandace Springs ho posizionato all’interno del pianoforte uno dei due N8 in fondo, sulla la parte bassa e uno sulla parte alta delle corde [vedi foto, ndr], e due DPA 4099 sopra i martelletti, che nel mix però erano tenuti veramente bassi rispetto ai due ribbon. Dopo tutti questi anni conosco abbastanza bene questo pianoforte. Ha un suono un po’ medioso, quasi nasale in certi momenti, sia per le sue dimensioni che per questioni timbriche. Con i microfoni posizionati in questo modo questa caratteristica un po’ noiosa spariva del tutto. Di fatti ho notato che nel range dai 500Hz ai 700Hz l’N8 risulta molto più pulito dei microfoni a condensatore messi nella stessa posizione. Ho dovuto intervenire solo intorno ai 1000Hz/1600Hz con un leggero notch, per fermare una riflessione all’interno del pianoforte, per il resto ero in flat. Ho pensato di presentarvi due video da vedere e ascoltare.  Sono due performance dello stesso brano, "Soul Eyes", di Kandace Springs. Il primo è stato registrato nei Capitol Studios per il format "1 MIC 1 TAKE". [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=SiQAk-AGzdY[/embed] Il secondo è una ripresa dal vivo del concerto di Kandace Springs al Blue Note, il 16 maggio 2017. L'audio che sentite è stato preso direttamente dal left/right del banco. Ascoltate attentamente il suono del pianoforte e giudicate voi stessi ... " [ascoltate sempre con delle casse o cuffie buone per favore, ndr]   [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=FC-dzYaRl18&feature=youtu.be[/embed] "Il risultato ottenuto, non favorisce l’attacco del transiente, ma la nota per tutto il suo valore, la sua durata. La musica non è solo una sequenza di note, una cosa che cominciamo a dimenticarci purtroppo. Questi microfoni sono perfetti per questo, di fatti anche negli arpeggi si può sentire che il decay delle note è molto più naturale e gli attacchi sono molto più morbidi, e di conseguenza il risultato è più vicino a quello che percepisce l’essere umano naturalmente. Personalmente preferisco molto di più questo tipo di ripresa anziché quella sui martelletti, a qui ci siamo abituati. “Per quanto riguarda la batteria ho provato un paio di soluzioni diverse. Una stereo, davanti al batterista, con l' R88-MK2 posizionato un po’ più in alto dei rack tom, con una distanza di quasi due metri dal rullante. Ho notato che il microfono è molto sensibile per quello che riguarda  l’asse del centro. In questo caso il rullante si sentiva effettivamente spostato leggermente verso la destra e l’hi-hat ancora di più, significa che la distorsione dell’immagine sonora è eccezionale, di alta precisione, per non dire critica. In una situazione del genere bisogna stare molto attenti a dove posizionare i microfoni.  In un'altra occasione, con un concerto di una big band, ho messo due N8 come overhead, posizionati orizzontalmente, in parallelo con i floor tom, leggermente più in alto della testa del batterista. In questo caso, con la big band subito a fianco, la reiezione sui fiati e dei disturbi laterali era eccezionale, e pur avendo anche volumi abbastanza alti nei monitor, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema.” “Il distributore Te.De.S. mi ha messo a disposizione anche altri microfoni a nastro AEA e un preamplificatore, così ho potuto fare qualche esperimento. Il Fender Rhodes di Kandy Springs è stato amplificato con un combo Fender Twin, che ho ripreso con un AEA R92 in combinazione con il pre RPQ2. Ho messo il microfono direttamente in mezzo davanti a uno dei due coni, utilizzando pure il tremolo dell’ampli e il suo riverbero a molla. Il risultato è stato a dir poco strepitoso, senza dover fare chissà cosa, ho semplicemente alzato il volume e sembrava veramente uno di quei vecchi Rhodes 88 dell’era Motown. Avete presente quando ascoltate uno di quei vecchi dischi e vi chiedete: ma come avranno fatto a tirare fuori un suono così caldo e avvolgente? Ecco.” “Ho potuto provare anche l’N22, il primo microfono della serie Nuvo, in due occasioni sul contrabbasso e sul basso elettrico. Con Kandy Springs ho mandato semplicemente il segnale del pickup sotto al ponte (The Realist) dentro un sistema testata e cassa Mark Bass, posizionando il microfono davanti a uno dei quattro coni del cabinet. Anche qui il suono era caldo, profondo, con ricche fondamentali, con i transienti molto naturali, non “gommosi” per intenderci, ed un decadimento della nota controllato. Nell’occasione del concerto di Jane Monheit invece ho ripreso il contrabbasso acustico direttamente con l’N22. Quando ti trovi con il contrabbasso posizionato tra pianoforte e batteria ci sono sempre problemi di rientri. In confronto con il DPA 4099, che era montato sullo strumento, l’N22 aveva molto più margine sia a livello di gain che nella proposta acustica.  Sul DPA 4099 sopra i 1200 Hz / 1600hz ti trovi praticamente tutta la batteria e sei costretto ad un bel roll-off a gestire questo rientro. Con l’N22 invece, grazie alla sua caratteristica bi-direzionale, e con un posizionamento accurato davanti al basso, leggermente inclinato verso l’alto, puntando sopra il ponte verso le dita, la situazione era molto più gestibile ed il suono più naturale, più potente, senza però avere problemi di rumble sulle basse, che sono invece tipici nei microfoni a condensatore.” [slideshow_deploy id='47027'] Concludendo la sua testimonianza Zoran dice: “A me i microfoni a nastro sono sempre piaciuti. Già ai tempi, negli anni Novanta, quando mi occupavo di microfonare e registrare in studio musica classica per il broadcasting, ho cominciato ad apprezzare questo tipo di microfoni, in particolare per la figura polare bidirezionale. La figura a 8 mi dava una resa più naturale del suono, più realistico rispetto ai vari condensatori con caratteristica cardioide, pur essendo di alta qualità. Il risultato sonoro è meno concentrato sulla sorgente a livello di articolazione e lo strumento viene restituito nella sua complessità. La funzionalità di questi microfoni va ben oltre la questione dell’ampiezza della risposta in frequenza. In particolare per quello che riguarda la risposta ai transienti, anche perché la frequenza di risonanza del nastro è molto più bassa rispetto ad altre membrane. Quella del dinamico per esempio è circa attorno ai 100 Hz. Invece con il nastro stiamo sui 30 Hz. Il trasduttore ha una reazione molto diversa rispetto al condensatore o dinamico per quello che riguarda la risposta al transiente. Anche l’assestamento della risposta è diversa. Di conseguenza ha un ottima risposta sia sulle basse frequenze, che quelle alte, che risultano più naturali. Ovviamente oltre una certa soglia c’è un decadimento netto, ma questa è una caratteristica che in tante situazioni risulta vincente. Per queste ragioni i microfoni a nastro sono molto utili nella ripresa di strumenti con transienti complessi o complicati, come il corno nella musica classica, il trombone o il violoncello. I microfoni AEA mi hanno veramente entusiasmato, anche perché grazie a quest’occasione ho potuto vincere la scommessa con me stesso, di riuscire ad utilizzare microfoni a nastro non solo in studio e per le riprese d’ambiente, ma pure dal vivo come spot sullo strumento. Direi che è stato un vero successo! I due N8 sul pianoforte mi sono piaciuti veramente tanto, come anche L’N22 e tutti gli altri ribbon che ho potuto provare. Stiamo parlando di microfoni a nastro di alto livello che restituiscono il suono di tutto lo strumento in modo più realistico e naturale. Grazie ancora a Te.De.S. per la disponibilità! Un'altra breve ma interessantissima testimonianza ci è stata concesso da Giuseppe Sciurti, uno dei più richiesti accordatori di pianoforti, una vera celebrità nel suo campo. Durante una sessione di accordatura del pianoforte del Blue Note, Zoran stava facendo delle prove di posizionamento con la coppia di N8, con i monitor di palco accesi. Siccome lo Steinway & Sons del Blue Note per la sua dimensione, e quindi per la lunghezza della corda, non riesce fisicamente a riprodurre la fondamentale di alcune note basse, c'è stato un momento di grande sorpresa, quando ad un certo punto … “Mi ha fatto impressione”, spiega Giuseppe Sciurti, “perché ho sentito chiaramente la fondamentale, il che mi è sembrato strano, e pure distintamente ho riconosciuto il terzo e quarto armonico. Ma la cosa più sorprendente era che, anche accordando con i microfoni accesi, riuscivo a centrare certe “cosette”. Normalmente chiedo di spegnere i microfoni quando accordo, ma qui era proprio piacevole. La parte più bassa risultava molto più rilevante. La parte media la percepivo come se il pianoforte fosse più grosso, più lungo. Sui bassi invece c’era la vera differenza: gli armonici, la chiarezza di tutto il suono. Una volta trovato il posizionamento ideale dei microfoni, era veramente tutto perfetto, con un bell'equilibrio… e con la presenza dei bassi!” Conclusioni AEA Ribbonmics offre una serie di prodotti eccezionali. La serie Nuvo, e in particolare il modello N8, fa parte di una nuova generazione di ribbon mic che offre il grande sound del microfono a nastro ma con un look moderno, dimensioni e peso ridotto, e un utilizzo facilitato grazie all’elettronica incorporata. Un microfono a nastro che offre una certa varietà di applicazioni e, come abbiamo visto (e sentito), non solo in studio o come microfono d'ambiente, ma anche dal vivo e vicino alla sorgente. La qualità si paga, ma in questo caso neanche così tanto, l'N8 costa intorno alle 1,000 Euro, un prezzo sicuramente più che adeguato per un microfono di questo livello. Info: www.tedes.it Info: www.ribbonmics.com      ]]]> Mon, 12 Jun 2017 08:02:46 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/06/12/recensione-microfono-aea-n8-ribbon-mic/ Recensione Eventide Fission http://www.ziomusic.it/2017/05/08/recensione-eventide-fission/ Introduzione Fission è un plugin per tutte le principali DAW (quindi in formato VST, AAX e AU) che scompone il suono in due parti, la parte dei transienti e la parte del sustain. L'interfaccia quindi presenta una parte centrale, chiamata Structural Split, che anzitutto ci chiede di indicare che tipo di strumento stiamo trattando (batteria, singoli pezzi della batteria, beats, piano, voce e così via). Uno slider Focus permette di mixare a piacere la componente transiente e quella tonale, mentre i controlli Smoothing e Trans Decay ammorbidiscono gli attacchi e aggiungono decay ai transienti. Sopra e sotto lo Structural Split abbiamo i due processori effetti indipendenti per elaborare singolarmente queste due parti e due controlli di guadagno per regolare di volumi di questi ultimi. Questo concetto nuovo è in grado non solo di creare effetti creativi ed estremamente intriganti, ma anche di servire da effetto di mixing per aggiustare i suoni di una batteria, una chitarra, un basso, o qualunque cosa si voglia provare a dare in pasto a Fission. Gli effetti per la parte transiente includono delay, tap delay, dynamics, phaser, reverb, gate ed EQ, mentre per la parte tonale ci sono delay, compressor, pitch, chorus, reverb, tremolo ed ancora un EQ. Come detto questo consente di applicare il plugin ad un’ampia gamma di scopi come il sound design, intonazione delle batterie, miglioramento o trasformazione delle voci, gestione dei transienti, restauro audio e manipolazione dei loop. La Prova Fission è molto interessante poichè può essere davvero applicato a molti campi del processing audio, dalle correzioni tecniche alla parte creativa. Come sempre, visto che sul sito Eventide e su YouTube trovate già un'ampia spiegazione di tutti i parametri dei singoli effetti, preferisco fare una prova pratica, con una panoramica di sample spiegati, proprio come farebbe un utente che ci si mette a studiare per qualche giorno. A compendio posso dire che Fission è molto intuitivo e, anche senza una lettura approfondita del pur breve manuale, può essere utilizzato con pieno profitto con poche ore di pratica. Per ogni esempio trovate anche una foto che vi mostra com'è impostato Fission per ottenere quel tipo di effetto. Batteria Qui ho preso una batteria funk in stile disco anni '70. Ecco il suono dry. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-70-dry Ecco quindi cosa accade quando aggiungiamo un gate ai transienti ed un chorus alla parte tonale. Una batteria molto più ferma e moderna, con maggiore impatto nel mix. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-70-chorus Qui invece combino un compressore sui transienti e un pitch shifter per abbassare l'intonazione dei tamburi. Il risultato è piuttosto industrial e decisamente 'cool'. La cosa più caratteristica, rispetto ad applicare lo stesso pitch-shifter a tutta la batteria è che gli attacchi rimangono molto definiti. Il risultato è sicuramente migliore e più professionale. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-70-industrial Beats Ho creato un beat in stile hip-hop con la drum machine Spark di Arturia. Ecco il sample dry. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-hip-hop-2 Se aggiungessi un riverbero a tutto probabilmente il risultato sarebbe impastato, ma applicando un compressore ai transienti e prediligendo la parte tonale riverberata parecchio, l'effetto è molto più a fuoco. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-hip-hop-1 Delay sui transienti e pitch-shifter sul sustain. Questo effetto stile lo-fi 8-bit è uno dei miei preferiti, una trasformazione notevole. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-batteria-hip-hop Basso Una linea di basso elettronico arpeggiato dal sempre-verde Massive di Native Instruments. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-bass-arp-line-dry Qui ho creato un basso più spesso e simil-distorto con un delay e un pitch shifter. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-bass-arp-swarm-bass Per una linea di basso in stile action-movie: delay sopra e tremolo in stile chopper 100% sotto. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-bass-arp-action Piano Ecco un ostinato di piano che ricorda un po' le parti progressive alla Dream Theater (ovviamente io non sono Jordan Rudess...). https://soundcloud.com/ziomusic/fission-piano-ostinato-dry Senza applicare nessun effetto, manteniamo solo la parte tonale di sustain e otteniamo un piano con un feeling da strumento ad arco. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-bowed-piano Andando a ricercare la massima densità di suono, un delay sui transienti ed un chorus sulla parte tonale, creano un'intricata tempesta di note. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-piano-storm Voce Infine prendiamo una parte di voce dalle librerie Clara's Vocal e proviamo a giocare un po' con Fission. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-voice-claras-vocal-dry Semplicemente utilizzando il pitch-shifter intonato alla tonalità, otteniamo una parte ben armonizzata che rende la voce più piena e sostenuta armonicamente. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-voice-harmony Se invece vogliamo un effetto più sperimentale e moderno, allora proviamo con delay sui transienti morbidi della voce e un tremolo/chopper sul sustain. Starebbe molto bene in un arrangiamento elettronico con batteria sincronizzata ad esempio. https://soundcloud.com/ziomusic/fission-voice-broken-mistery Per ognuno di questi sample ho realizzato un preset personalizzato, chi volesse averli può contattarmi alla mia pagina Facebook (link in fondo). Conclusioni Fission è super-interessante, bisogna davvero entrare in un modo di ragionare diverso dagli altri effetti per poterlo utilizzare in modo completo ma una volta che ci si riesce le sue applicazioni sono numerosissime. In questa recensione ho solo lambito la parte di correzioni tecniche ed ho preferito quelle più creative e d'effetto, ma può aiutare a correggere difetti e problemi acustici altrimenti difficili da trattare. Dal punto di vista creativo è molto stimolante, poichè una traccia può diventare tutt'altro pur mantenendo i suoi elementi primari. In questo senso lo vedo molto come il jolly da pescare quando c'è bisogno di un effetto che renda un pezzo vincente o particolare. Il segreto qui è sperimentare molto e provare molti preset già presenti per farsi un'idea e partire da lì. In poco tempo si cammina da soli e c'è l'imbarazzo della scelta. Il prezzo è di 179$, diciamo non super-economico ma nemmeno esagerato, stiamo in fascia medio-alta per questo tipo di effetti ma Fission è abbastanza unico nel suo genere quindi la concorrenza non può far abbassare il prezzo. Forse avrei gradito un paio di effetti in più come distorsioni, filtri o sub-generator, ma c'è sempre tempo per una seconda versione o un aggiornamento. Anche così il mio pollice è decisamente in su per Fission. Info: www.eventide.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 08 May 2017 13:51:40 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/05/08/recensione-eventide-fission/ Recensione compressore/limiter Klark Teknik 1176KT http://www.ziomusic.it/2017/04/27/recensione-compressorelimiter-klark-teknik-1176kt/ Presentazione Aprendo il coperchio, l’occhio va subito sui due trasformatori marchiati Midas e su un assemblaggio molto pulito e chiaro - cosa fondamentale per svolgere eventuali riparazioni o personalizzazioni del prodotto - mentre l’aspetto esterno, ovviamente, riprende molto fedelmente la macchina originale. Unico neo, se vogliamo scendere nel dettaglio, è la mancanza della funzione OFF sul controllo di Attack. Il retro fornisce connessioni XLR e TRS, un pulsante Pad che attenua il segnale in ingresso di 20dB e un trim che permette la taratura del VU-Meter. Le regolazioni presenti sulla macchina, per chi non ne fosse già a conoscenza, sono: Input: Nient’altro che uno stadio di amplificazione in ingresso che va a sostituire la regolazione di Threshold in un comune compressore; al posto di “far scendere” una soglia sul segnale alzerà quest’ultimo fino a essa! Questo ci permette una duplice funzione: la regolazione del Compressore/Limiter, o semplicemente come spesso accadeva prima dell’era digitale, un semplice stadio di amplificazione che arricchisce di caratteristiche sonore pur non comprimendo nulla. Output: È l’equivalente del make-up gain di un compressore standard per il livellamento del segnale di uscita. Attack e Release: Con tempi non specificati sul manuale d’istruzioni della macchina ma con valori che si aggirano da un minimo di 15/20 ms di Attak e circa un secondo alla massima regolazione di release. Vi consiglio di lasciar stare certe sofisticazioni mentali quando avete a che fare con queste macchine perché, in fin dei conti, la cosa importante è l’ascolto attento di ciò che state facendo. Ratio: I quattro famosissimi pulsantini che gestiscono il rapporto di compressione dove troviamo valori di 4:1 e 8:1 per la regolazione del compressore, mentre con valori di 12:1 e 20:1 la macchina si comporterà come un Limiter. Come nell’originale è possibile premere tutti e 4 i pulsanti contemporaneamente per ottenere una compressione “smack”! Oltre a questo, purtroppo non specificato sul manuale, è possibile premere simultaneamente due pulsanti adiacenti e ottenere ancora nuovi rapporti di compressione. In sostanza potete divertirvi a trovare il comportamento più adatto alle vostre esigenze. Vu-Meter: Ci permette di monitorare visivamente il segnale in ingresso oppure il gain reduction. E in fine, oltre al pulsante di accensione e la classica lucina rossa, abbiamo dei pulsanti che ci permettono di impostare il vu meter come GR (Gain Reduction) o monitorare il segnale a diversi stadi di amplificazione. +4, +6, +8 dB) La Prova La prima cosa che ho fatto appena collegato è confrontarlo con la simulazione UAD della stessa macchina e, con lo stesso segnale, provare ad ottenere il medesimo risultato. Sono rimasto stupito di come la macchina reagisse agli interventi e dal suono che, nonostante regolazioni aggressive, rimane musicale e piacevole all’ascolto. Ovviamente non ha molto senso procedere ulteriormente con il confronto con il plug-in a parità di regolazioni perché quest’ultimo ha velocità d’intervento diversa, quindi si deve “smanettare” un po’ per raggiungere risultati simili. La seconda cosa che ho fatto dopo averlo testato accuratamente è stata quella di andare a vedere il costo del prodotto e lì ho avuto la vera sorpresa. È la riproduzione, tra le tante, più economica sul mercato con un costo di circa un terzo dell’originale! Eccovi i miei samples. Ho realizzato qualche esempio con diversi settaggi su uno strumento ad attacco veloce come la batteria e uno ad attacco lento come l'organo. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/klark-teknik-1176kt-compressor-samples Ho “spippolato” molto con segnali di picco (kick, snare) e segnali RMS (voci, organi etc.) e la macchina si comporta molto bene. Il comportamento sui transienti è accurato e le regolazioni di Attack e Release permettono di trovare moltissime soluzioni musicali anche con regolazioni estreme. L’inviluppo può essere completamente ridisegnato con le regolazioni di Attak e Release in maniera coerente, ed è molto semplice ottenere più RMS da suoni come cassa o rullante senza snaturare drasticamente il suono. Su programmi sonori RMS invece, oltre al puro comportamento del Compressore / Limiter, questa macchina introduce anche un arricchimento delle armoniche pari, caratteristica tipica del FET che è molto simile al comportamento di un valvolare. È una macchina che si può spingere al limite senza ottenere quasi mai risultati sgradevoli. I due stadi di amplificazione non introducono un’elevata distorsione armonica e sono relativamente “puliti” anche più di macchine con costi superiori. Conclusioni Il Klark Teknik è una valida alternativa all’originale per chi ha un budget più ridotto. È indicato a tutti quelli che hanno bisogno di dare più “suono” alle proprie registrazioni arricchendo le tracce di caratteristiche sonore che un plug-in difficilmente riesce a darti in modo verosimile. Mi sento di consigliarlo anche in ambito Live per recuperare un po’ di “calore” visto lo spropositato utilizzo di sistemi digitali a basso costo. Metteteci su le mani, chiudete gli occhi e vi renderete conto che, con estrema velocità e facilità, raggiungerete il risultato desiderato. Info: www.prase.it Info: www.klarkteknik.com   Stefano Lelii Fonico presso La Baia dei Porci Studio]]]> Thu, 27 Apr 2017 08:06:45 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/04/27/recensione-compressorelimiter-klark-teknik-1176kt/ Recensione MESA/Boogie Subway D-800+ http://www.ziomusic.it/2017/04/20/recensione-testata-per-basso-mesaboogie-d-800-plus/ MESA/Boogie Subway D-800+[/caption] I tempi cambiano, e anche se MESA/Boogie ha resistito molto, e alla fine, come praticamente tutte le case produttrici, due anni fa con la testata Subway D-800 ha cominciato a utilizzare alimentatori SMPS (SwitchMode Power Supply) e finali in Classe D, il primo amplificatore di questo tipo mai realizzato nella fabbrica di Petaluma, diventando così anche l’amplificatore Mesa più leggero di sempre. Sulla scia del successo della D-800 ecco che arriva in Italia in questo periodo il nuovo modello D-800+ della serie Subway, che offre tante altre features oltre la grande potenza (800W a 2/4 Ohm e 400W a 8 Ohm) e il peso ridotto (solo 2,85kg!!!) e in particolare una sezione di equalizzazione molto curata. Front Sul pannello frontale del Subway D-800+ troviamo sulla sinistra la sezione Input, con ingresso Jack e vari switch per le funzioni Mute, Active/Passive, Deep e Bright. Il commutatore Mute interrompe il segnale dall’Input Jack all’uscita dello Speaker, l’uscita cuffia e DI per permettere l’accordatura silenziosa tramite un accordatore collegato in linea con lo strumento o attraverso l’uscita Tuner Output. Active/Passive imposta il Gain del preamp di ingresso (in base a che tipo di elettronica avete sul basso), e i filtri Deep e Bright attivano due preset come si trovano spesso anche sugli ampli valvolari, fornendo rispettivamente un leggero boost sulle frequenze molto basse e aumentando le frequenze alte per dare in generale più presenza al suono. Ognuno di questi quattro commutatori micro-switch è previsto di indicatore a LED. La sezione di preamplificazione utilizza un amplificatore operazionale J-FET monolitico, molto pulito, ma che si comporta in modo sorprendente morbido quando viene spinto anche pesantemente nel territorio non-lineare, comunque c’è anche un LED di controllo per segnalare un eventuale overload del preamp. Subito affianco alla manopola Gain troviamo un filtro passa alto, con frequenza di roll-off variabile da 30 a 150 Hz, molto utile per fermare le frequenze subsoniche che, in particolare a volumi alti, rendono il suono poco definito e “fangoso”, per non parlare della salvaguardia per gli speaker. Come già detto, la sezione EQ del SUBWAY D-800+ è molto ampia: si parte con un EQ attivo, chiamato Voicing Control, che ruotando modifica la riposta dell’amplificatore da una curva più flat a una più vintage, con boost delle frequenze basse/alte e medie scavate, perfetto per le cose funky e con basso slap e quel tipo di rock dove servono dei bassi più rotondi e un po’ più di presenza. Il segnale poi entra in un equalizzatore a quattro bande, che consiste in un filtro shelving, con controllo attivo di boost e cut per le frequenze basse, due filtri semi-parametrici per le frequenze medie basse (con sweep da 150Hz a 1800Hz) e medie alte (con sweep da 300Hz-500Hz), e un altro filtro shelving per le frequenze alte. In fondo alla catena c’è il controllo Master del volume. La combinazione ad hoc di Master assieme al controllo Gain dell’ ingresso e al livello di segnale del basso offrono già una bella gamma di colori, da pulito brillante a moderatamente distorto, e tutto quello che ci sta in mezzo. Sopra il controllo Master vi sono tre LED colorati che segnalano se l’amplificatore è acceso (blu), se magari è entrato in protezione (rosso) o il segnale viene limitato (arancione). Rear Sul panello posteriore si trovano oltre all’interruttore per l’accensione due uscite parallele per collegare gli altoparlanti, con connettori NL-4 SpeakOn, un selettore per scegliere l’impedenza adeguata (2 o 4/8 Ohm), un'uscita cuffia, un ingresso jack per collegare un pedalino Mute a distanza, un FX Loop seriale (send & return), un ingresso Aux e un’uscita Tuner. La generosa sezione Direct Output offre sia l’uscita bilanciata come anche dei commutatori micro-switch per impostare il routing del segnale su Pre-Eq o Post-Eq, scegliere il livello di output della DI o microfononico o line e l’attivazione del ground lift, nel caso ci fossero dei problemi di ronza. Il SUBWAY D-800+ è equipaggiato di un alimentore universale che riesce a gestire correnti tra 100-120 Volt e 220-240 Volt AC, 50/60Hz, senza dover cambiare fusibile, il che lo rende ideale per i musicisti che fanno tour internazionali. Il SUBWAY D-800+ è provvisto anche di una ventola di raffreddamento, che le permette di lavorare anche con carichi “pesanti” (incluso 2 Ohm). Va detto che non è proprio silenziosissima. In prova La SUBWAY D-800+ è una vera testata plug & play ma con tantissime possibilità di interventi per trovare il suono desiderato. Nel senso che con tutti i potenziometri nella posizione a “ore 12” suona già bene, basta magari aggiustarsi il suono generale un po' con il controllo Voicing per poi entrare in un setting più approfondito dei vari filtri a disposizione, che lavorano davvero bene! Gli interventi si sentono e permettono di lavorare il suono con precisione. Risulta molto efficace la combinazione dei controlli Deep, HighPass Filter e Voicing per la gestione del low-end, che oltre alla personalizzazione del proprio suono aiuta anche in situazioni acustiche difficili, permettendo di aggiustare agevolmente le frequenze sub basse anche in base all’acustica della location. Per la prova abbiamo scelto assieme al distributore italiano Mogar Music di abbinare alla testata una cassa Subway Ultra-Lite 2x10”, potente (600W/8Ohm) ma con un peso minore di 20kg! Monta due speaker al neodimio e una tromba che può essere attenuata o aumentata di 2dB di livello. La 2x10” è l’ultimo cabinet arrivato nella serie Subway, vi sono anche i modelli 1x12” e 1x15”. In studio la testata offre una grande varietà di timbriche e l’uscita direct out è silenziosa. Come sempre ho creato qualche file di ascolto, registrando il segnale sia dal Direct Output bilanciato della testata che con un microfono (AKG 414) davanti a uno dei due altoparlanti della cassa 2x10”. I file sono in alta risoluzione (24bit 44.1kHz) e in free download. Ascoltateli con delle casse decenti o con delle buone cuffie per favore. Clicca Qui per Sentire gli Esempi Audio - SoundCloud Oltre a provare la D-800+ con il cabinet Subway Ultra-Lite 2x10” per un mesetto da me in studio, sono riuscito a testarla anche in un paio di concerti, una volta con la cassa Mesa 2x10” e una volta con un cabinet Mark Bass 4x10” che mi sono trovato nel locale. In tutte e due le situazioni live mi sono trovato benissimo con la testata, grazie alla generosa sezione EQ, che permette di tirare fuori la timbrica desiderata con grande facilità, riuscendo in un attimo a trovare il mio suono. In più, poter controllare in modo cosi ampio i vari range delle frequenze, aiuta davvero tanto a tenere pulito il palco, in particolare da certe sub basse fastidiose. A me piace un suono avvolgente, ma capita spesso che 'girino' sul palco delle frequenze basse noiose per i miei colleghi musicisti. Essendo poi un bassista con un tocco non proprio leggerissimo e suonando spesso anche con il plettro, mi piace molto poter gestire in modo efficiente le frequenze medio/alte che sull’attacco possono risultare fastidiose. A risolvere questo problema c'è anche la possibilità di regolare il volume della tromba del cabinet Ultra-Lite, che ho sfruttato praticamente sempre con l’attenuazione di 2 dB. Questa Subway Ultra-Lite 2x10” ha molto carattere, con bassi fermi, veloci e “punchosi” e le medie scavate, tipico delle casse 2x10” e il range delle frequenze alte piuttosto presente nel sound generale. La manifattura è eccellente e il peso ridicolo per un cabinet che può sviluppare una potenza simile. Sono sicuramente interessanti anche le versioni 1x12” e 1x15”. Per chi fosse interessato, sul sito di Mesa/Boogie ci sono due video molto belli dove il bassista Cody Wright mette a confronto la 2x10" prima con la 1x12" e poi con la 1x15", giudicate voi stessi: MESA/Boogie Subway Ultra-Lite 2x10 vs 1x12 MESA/Boogie Subway Ultra-Lite 2x10 vs 1x15 Eccovi ancora tutte le caratteristiche della testata Subway D-800+ Potenza 800 Watts a 4 o 2 Ohm (400 a 8) Switch attivo/passivo Switch mute Input Gain con indicatore di Clip Voicing variabile (Flat/Vintage Scoop) EQ attivo semiparametrico a 4 bande (+/- 12dB) Deep Switch Master Volume Uscita bilanciata Pre/Post Switch Line/Mic e Ground/Lift Uscita cuffie Ingresso Aux Presa Mute Tuner Output FX Loop Doppia uscita speakon Raffreddamento a ventola Borsa inclusa Conclusioni La MESA/Boogie Subway D-800+ è proprio un bella testata per basso. Ha tutto quello che serve: è compatta ma potente, leggerissima e piena di funzioni utili, con una sezione EQ molto ricca che permette di intervenire in modo preciso ma sempre musicale sul suono. Purtroppo Mesa da sempre fa rima con spesa: in rete ho visto che costa sulle 1.300 euro, che non è proprio pochissimo, ma per un ampli di questo tipo ci può stare. Info: www.mogarmusic.it Info: www.mesaboogie.com  ]]]> Wed, 19 Apr 2017 22:11:31 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/04/20/recensione-testata-per-basso-mesaboogie-d-800-plus/ Intervista a Marco Borsatti: “Come Nelle Favole” rec, mix e master per Vasco http://www.ziomusic.it/2017/03/27/intervista-a-marco-borsatti-come-nelle-favole-rec-mix-e-master-per-vasco/ ZioMusic: Ciao Marco, tu sei un ingegnere del suono, mix e master engineer che non ha bisogno di presentazioni. Presto partiremo sul nostro portale con una nuova rubrica dedicata ai tuoi consigli – preziosissimi – per chi vuole ottenere risultati pro nella registrazione e produzione, quindi tutte le domande tecniche che vorrei farti le lascio per la nuova rubrica. Vado subito sull'attualità, poiché è appena uscito il nuovo singolo di Vasco Rossi, “Come Nelle Favole”, per cui hai seguito registrazione, mix e mastering. Che tipo di lavoro è stato? Marco Borsatti: Ciao carissimo Luca e un buongiorno a tutti gli appassionati di ZioMusic! E' un onore iniziare e proseguire un rapporto con voi! Fa sempre piacere essere presentato come tu hai fatto e spero di non deludere i lettori. Mettersi in discussione fa parte anche del mio carattere. Credo che l'esperienza, la sensibilità e l'emotività di un "Artigiano", come amo definirmi, siano un insieme di ingredienti utili per svolgere questa preziosa attività. Lavorare con IL "Cantante Rock" è sempre stato il mio sogno, come credo lo sia per tanti. Ho iniziato come assistente e recording engineer con "Nessun pericolo per te". Non vi potete immaginare l'emozione! Il primo mix è stato "Ad ogni costo", cover dei Radiohead, tanto criticata, poi "I soliti" e fino ad ora i suoi tre ultimi singoli. Molto importante per questo percorso è stato anche il lavoro prodotto dalla Scala, "L'altra metà del cielo". Un'opera d'arte arrangiata e prodotta da Celso Valli in stile sinfonico, nessuno strumento pop, veramente da sentire, magari ne potremo parlare in una "nostra" rubrica! "Come nelle favole" sarà il pezzo che accompagnerà l'evento di Modena. Lo reputo un gran singolo, un fantastico connubio di testo musica ed arrangiamento. Come la gran parte dei miei lavori, tengo a seguire tutto, mi piace avere sempre tutto sotto controllo. Dalle registrazioni fatte all'OverStudio di Raul Girotti, con la grande assistenza tecnica di Angelo Paracchini, con Paolo Valli per le batterie ed all'Impatto per tutti gli altri overdub, al basso del Gallo, chitarre di Massimo Varini e Mattia Tedesco e le tastiere di Celso, programmate da Giordano "TIG" Mazzi! Le voci invece sono state curate dal mio gran collega Nicola Venieri. Posso dirti che è stato un gran lavoro di insieme, collaborare con questi grandi professionisti ti dimezza davvero le tempistiche. Abbiamo curato ogni particolare dalla musica alla tecnologia. Vorrei non parlare di Avid ma visto che sono uno standard è ovvio che ho lavorato con la loro piattaforma. Tutti i miei outboard mi hanno spianato la strada per raggiungere un'alta qualità sonora. Una cosa interessante è un marchio nuovo che sto provando, i sistemi della Loop Trotter, che per il rock o pop rock sono davvero indicati. Non da meno Thermionics sui quali ho sommato molte cose e Manley per il suo colore indimenticabile. ZM: “Come Nelle Favole” è una canzone diretta e semplice, una tendenza che Vasco sembra gradire sempre di più. Di contro però, forse proprio per compensazione, si sente una produzione molto importante, con una conta delle tracce decisamente alta ed un lavoro di incastri nel mix non da poco. E' stato difficile? MB: No affatto, è sempre molto naturale. Gli arrangiamenti di Celso anche se distribuiti su centinaia di tracce, si mixano senza incontrare mai ostacoli. C'è a monte una logica musicale complessiva che favorisce tutto il lavoro tecnico, come un'orchestra che legge la partitura. ZM: L'utilizzo del panorama stereo è ottimo a mio parere, per distribuire bene la grande quantità di elementi ritmici ed armonici. Tu sai bene però che oggi c'è sempre di più il problema dei device di ascolto tipo smartphone, che di certo non danno un'immagine stereo ottimale – o addirittura fanno una somma mono. Come vi comportate pensando a questo in fase di mix/mastering? MB: Guarda Luca, se proprio devo essere sincero direi che è un approccio più di mix. Il master è stato fatto assieme a Maurizio Biancani, mio grande mentore! Lui dice sempre che non vuole mettere mano al mix, cerca sempre di masterizzare senza cambiare il mondo dei miei mix. Come hai già detto tu, è cambiato il modo di fruire e di sentire la musica, dobbiamo perciò mixare in funzione dei nuovi ascolti. Rispettare sia la fase assoluta che quella relativa non fa mai male, anzi! Ultimamente sto usando pochissime macchine o plugin riverberanti, preferisco usare ambienti di stanze vere. Sono molto importanti in questo ambito le giuste compressioni ed equalizzazioni dei singoli strumenti per ottenere un programma sonoro che faccia sentire tutta la canzone dagli speaker di un cellulare, come su impianti di alta qualità. Come già dicevamo gli elementi sono tanti, ma organizzati in estensione, armonia e frequenze molto bene. Adoro i mix grossi, poderosi, pieni di sorprese e la spazialità se devo essere sincero mi viene spontaneamente, non saprei come altro risponderti. ZM: Ti faccio un'ulitma domanda sulla voce perchè il modo 'italiano', se così si può dire, di mixare le voci è abbastanza famoso, soprattutto nel pop, per privilegiare sempre la voce principale in primo piano. Vasco è un po' borderline, perchè si tratta di un rocker che vuole sonorità di quel tipo, però sempre più con sonorità pop. Che scelte si prendono in questo contesto per voci e cori? MB: Hai ragione, impiego molto tempo per curare, seguire e posizionare la voce di Vasco. Devo essere sicuro che al primo ascolto piaccia a lui e che non deluda nessuno dei suoi esigenti fan! Aggiungo per rispetto che questo lavoro è esteso a tutti gli artisti con cui lavoro. Per il mio modo di lavorare, ritengo però che voce ed arrangiamento abbiano la stessa importanza. Non mi sono mai piaciuti i mix dove si sente solo voce e rullante, o al contrario che la voce sia nascosta da strumenti lead come in molte produzioni inglesi. Ovvio che il gusto è personale. In poche parole, mixo la base come più sia consona all'arrangiamento, faccio il suono della voce, la mixo con tutte le dovute automazioni e poi, come un gatto che si morde la coda, ritocco la base sulla voce, la voce sulla base, la base sulla voce… fino a che non ci trovo più nulla da aggiustare. Premesso che è un lavoro fatto anche con il produttore, dando stessa importanza alla base, questa sorregge la voce, la quale a sua volta dona armonia alla base. ZM: Grazie a Marco Borsatti. Non andate via troppo a lungo perchè tra pochi giorni avrete la possibilità di 'rubare' i segreti di uno dei maggiori nomi italiani nel campo dello studio di registrazione. Mica capita tutti i giorni! Marco Borsatti info@marcoborsatti.com https://www.facebook.com/marcoborsattisound/     Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 27 Mar 2017 08:33:31 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/03/27/intervista-a-marco-borsatti-come-nelle-favole-rec-mix-e-master-per-vasco/ Recensione microfono Warm Audio WA87 http://www.ziomusic.it/2017/03/09/recensione-microfono-warm-audio-wa87/ IL PRODOTTO WA87 è un microfono con doppia capsula a condensatore, ispirato volutamente al celebre Neumann U 87 sia per quanto riguarda l’estetica, sia per le prestazioni. Sul sito di Warm Audio sono infatti presenti alcuni interessanti video di confronto tra i due microfoni che consigliamo di andare a guardare a questo link. E’ importare sottolineare che, nonostante il prezzo di mercato sia nettamente inferiore rispetto all’ U 87, parliamo comunque di uno strumento dal valore di circa 600,00 € (600$ MSRP indica lo stesso sito), quindi comunque non un entry level della fascia degli economici… Il microfono arriva, all’interno di un imballo esterno a prova d’urto, in una bella scatola in legno dotata di alloggiamento in gomma semirigida. Nella confezione si trovano due set di sospensioni elastiche ed il gomito rigido alternativo alla sospensione per l’utilizzo su asta. A prima vista si nota subito l’ottima fattura: i selettori sono rigidi al punto giusto, la sospensione elastica è efficace, il design pulito e razionale. Il microfono presenta una colorazione argento/oro, i selettori di pad, hpf e pattern polare sono disposti esattamente come nell’U87, come anche l’attacco della sospensione realizzato con l’impanatura attorno al connettore del microfono. Le meccaniche di regolazione risultano inoltre funzionali e sicure, in grado di mantenere il microfono in qualsiasi posizione necessaria alla ripresa. LE SPECIFICHE Ancora una volta dobbiamo far riferimento al famoso Neumann, poiché il costruttore stesso dichiara di essersi ispirato ai modelli di U87 meno recenti ed effettivamente, mettendo a confronto i dati tecnici con l’attuale in produzione, la differenza sul grafico della risposta in frequenza risulta abbastanza simile. [caption id="attachment_63104" align="aligncenter" width="720"] WA87[/caption] [caption id="attachment_63105" align="aligncenter" width="720"] U87 ai[/caption] Tipo di microfono: Condensatore diaframma largo Basato sul classico circuito “87-style” Diagrammi polari: Cardioide, figura a otto, omnidirezionale Capsula: Lens Kondensator LK-87-B-50V riproduzione della classica capsula K87 a doppia piastra (terminazione a 4 fili) Membrana: Spessore di 6 micron, 1″ di diametro, membrana in oro atomizzato, NOS mylar giapponese (fogli di PET) Uscita trasformatore: Cinemag USA Risposta in frequenza: 20Hz – 20kHz SPL: 0,5% THD @ 125dB (senza pad), 132dB (con pad) Pad: -10dB Output: 150 Ohm, placcato in oro 24k, XLR 3 pin (pin 1=GND, pin 2=+, pin 3=-), trasformatore di uscita Cinemag USA Filtro HPF: 80Hz Rumore: -117dB Colore: Nichel (verniciato) IL TEST SUL CAMPO   Prima di fare qualsiasi confronto con il prodotto di riferimento, ho voluto testare il microfono da solo per evitare di essere influenzato nella valutazione iniziale. Appena connesso mi ha colpito la quantità di guadagno necessaria per portare il livello in uscita dal pre al punto di lavoro ottimale, condizione che non ha reso necessario l’utilizzo del PAD. Questa caratteristica presenta pro e contro: è possibile gestire meglio i livelli su più tipi di pre-amplificatori, ma tende a peggiorare leggermente il rapporto segnale/rumore, costringendo a prestare particolare attenzione nella scelta dei cavi da utilizzare. Durante l’ascolto il microfono presenta una spiccata personalità attorno ai 2,5 khz, piuttosto che sui 4 khz evidenziati nelle specifiche di riferimento, con una intelligibilità abbastanza presente ed un po’ aggressiva. Per il resto, portato al giusto livello il guadagno sul pre, rivela una buona escursione dinamica, un buon trattamento delle S (che per le voci è fondamentale) insieme ad una discreta risposta ai transienti. Sull’analizzatore di spettro le correnti in uscita si sono rivelate lineari e con un numero contenuto di increspature della forma d’onda. Conclusa questa prima parte di test non ho potuto esimermi dal fare questa “benedetta” comparazione, iniziando a registrare alcune take vocali affiancando al WA 87 il Neumann U87 ai. E’ emersa una importante differenza per quanto riguarda il guadagno necessario sul preamplificatore: Neumann esce con un segnale decisamente più elevato, il che rende di fatto meno probante un test diretto per via delle differenti regolazioni necessarie. Portando i segnali ad un livello similare in ingresso al convertitore, le principali differenze si avvertono, come evidenziato precedentemente, sui 2,5 khz, probabilmente anche per il diverso riferimento dichiarato da Warm Audio (il microfono U87 a disposizione per il confronto è la versione “ai”). Per il resto si confermano alcune differenze estremamente contenute per quanto riguarda la corrente leggermente meno lineare ed una escursione dinamica di poco inferiore. CONCLUSIONI Con WA87, Warm Audio conferma l’ottima qualità dei propri prodotti unitamente ad un prezzo decisamente più abbordabile rispetto a quelli di riferimento. Indipendentemente dai dati tecnici e dalle “pignolerie da fonici”, la sensazione emersa dal confronto è che la differenza principale non sta nelle frequenze o nelle correnti, ma nel timbro generale reso dal microfono rispetto all’originale: pur mantenendo caratteristiche simili, nel WA87 sembra mancare quella “fasciatura” timbrica naturale tipica del suono prodotto dall’U87, con un risultato leggermente più spigoloso e dettagliato che dà al suono un carattere diverso rispetto al sistema Neumann di riferimento. Spostando invece l’attenzione dalla timbrica (certo importante) alla fattura ed alle qualità costruttive, non si può che apprezzare l’impegno e la coerenza che Warm Audio ha posto anche nella realizzazione di questo prodotto che può certamente essere consigliato come microfono “tuttofare” per un homestudio, oppure essere inserito a ragione nel parco microfoni più nutrito di uno studio di livello superiore, senza sfigurare neppure al fianco di qualche “mostro sacro”… info: www.warmaudio.com Diego Caratelli – main tester © 2001 – 2017 NRG30 srl. All rights reserved]]]> Thu, 09 Mar 2017 10:00:39 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/03/09/recensione-microfono-warm-audio-wa87/ Salvare l’udito ai musicisti, con l’audiologa Dott.ssa Jenna Paley http://www.ziomusic.it/2017/03/02/salvare-ludito-ai-musicisti-con-laudiologa-dott-ssa-jenna-paley/ ZioMusic.it: Come e perché ha cominciato ad interessarsi così tanto di salute uditiva? Dr. Jenna Paley: Al di fuori della mia carriera di audiologia sono anche un istruttrice di yoga. Il benessere generale è sempre stata una mia passione, essendo da sempre più appassionata di medicina preventiva piuttosto che del trattamento curativo delle malattie e dei disturbi. Ho avuto diversi amici che frequentavano scuole di musica ed ho scoperto che nessuno di loro sapeva nulla delle proprie orecchie. Non sapevano come funzionano, come si possono danneggiare o il modo per proteggerle. Così ho iniziato ad interessarmi all'ambito preventivo nell'audiologia ed ho deciso di dedicarmi alle persone che per causa del loro lavoro sono esposte a forti rumori, facendo poi diventare l'educazione e protezione delle persone che lavorano nell'industria musicale la mia passione. ZioMusic.it: Quali sono le cause più comuni della perdita di udito? Dr. Jenna Paley: Si tratta di un malinteso comune che la perdita dell'udito sia causata dal processo di invecchiamento. Sappiamo che invecchiando non si subisce direttamente la perdita dell'udito, ci sono infatti molte persone ultraottantenni con un udito normale. La perdita dell'udito è invece causata da una combinazione dei seguenti elementi: 1. l'esposizione al suono forte 2. la salute vascolare (tutto ciò che ostacola il flusso di sangue, ad esempio diabete, fumo...) 3. genetica 4. malattia / incidente (traumi alla testa) 5. farmaci (come la chemioterapia) ZioMusic.it: Qual è la missione della sua organizzazione Project Decibel?? Dr. Jenna Paley: Un po' di tempo fa ho avuto il piacere di lavorare con Roger Daltrey, il cantante dei The Who. Dopo il suo test dell'udito, abbiamo avuto una conversazione molto commovente su come la sua perdita di udito non solo aveva influenzato le sue capacità di performance, ma anche come riesca ad ascoltare e godere la musica in generale. E' stato il giorno più duro della mia carriera professionale e purtroppo ho dovuto avere diverse di queste conversazioni con altri musicisti. In quel momento ho deciso che avrei dedicato la mia carriera all'educazione dei musicisti futuri. Progetto Decibel è il più grande team di audiologhi professionisti specializzato nel settore della musica, un'iniziativa orientata alla sensibilizzazione del benessere uditivo. Creiamo una piattaforma per artisti, ingegneri e altri operatori del settore per parlare del nostro strumento più importante: le nostre orecchie. Abbiamo messo l'educazione al primo posto attraverso eventi e laboratori per il benessere, test dell'udito a distanza e attraverso la fornitura personalizzata di protezione dell'udito. La nostra missione è quella di educare e proteggere la prossima generazione di musicisti e dare supporto agli attuali protagonisti del settore. ZioMusic.it: Come ci si sente a lavorare con Michael Santucci, uno dei pionieri del settore IEM e presidente di Sensaphonics? Quale sarà il suo ruolo in azienda? Dr. Jenna Paley: Sono veramente entusiasta di far parte della squadra Sensaphonics. Come studente di dottorato presso l'Università dell'Indiana, Sensaphonics non era sulla lista delle aziende dove poter fare il tironcinio. Sapevo però che volevo assolutamente specializzarmi nella conservazione dell'udito, quindi durante le ferie e i weekend lunghi tornavo a Chicago a studiare con il dottor Santucci e il Dr. Malyuk. Sono stata estremamente fortunata ad avere i leader del nostro settore come miei mentori ed ora siamo amici. Sensaphonics è sempre stata molto focalizzata sul discorso della conservazione dell'udito. Il mio ruolo è quello di prendere l'educazione che facciamo nella clinica e portarla in strada. Il mio compito è la creazione di nuove relazioni, educare attraverso lezioni e seminari e fare test mobili dell'udito. Mi occuperò anche di fare impronte delle orecchie per gli in-ear personalizzati. Il mio obiettivo principale è il benessere, e diffondere la consapevolezza dell'udito. ZioMusic.it: Cosa bisogna prendere in considerazione quando si acquistano i primi IEM? Dr. Jenna Paley: La mia prima preoccupazione come medico dell'udito è la sicurezza. Gli In Ear Monitor non sono più sicuri dei tradizionali monitor da terra, se non vengono indossati con l'intenzione di proteggersi da un infortunio. Anche in questo caso, tutto torna all'educazione e formazione. Esiste un importante studio che misura la differenza di pressione sonora sul timpano confrontando monitor tradizionali e IEM. I risultati mostrano che quando ai musicisti è stato detto di alzare gli IEM ad un livello comodo per suonare, i livelli erano appena 4dB sotto il volume dei monitor da terra. Tuttavia, quando è stato chiesto di abbassare il più possibile il volume, senza compromettere le loro prestazioni, sono stati in grado di tirare giù in media 6dB! Attualmente ci sono veramente tanti tipi diversi di in-ear in circolazione. Consiglio sempre ai miei pazienti di usare in-ears che danno loro il miglior isolamento, perché il nostro canale uditivo si muove quando spostiamo la nostra mascella, per esempio quando cantiamo o sorridiamo, ed è desiderabile che i monitor siano in grado di muoversi con il vostro canale uditivo per evitare di compromettere l'effetto del sigillo acustico. Io consiglio sempre un auricolare in silicone morbido per il massimo isolamento e comfort. [caption id="attachment_83135" align="aligncenter" width="395"] Sensaphonics 3D AARO 3D Active Ambient IEM System[/caption] ZioMusic.it: Qual è l'ultima tecnologia disponibile per gli IEM? Dr. Jenna Paley: Avete sentito parlare del sistema 3D Sensaphonics? Abbiamo scoperto che molti artisti durante gli spettacoli toglievano dall'orecchio un auricolare IEM, perché si sentivano isolati dalla folla. Una volta che si tira fuori solo un auricolare, in primo luogo si espone l'orecchio a livelli sonori pericolosi, in secondo luogo diventa poi necessario aumentare il volume dell'altro orecchio di circa 6 dB per compensare il mascheramento centrale. Per combattere questo problema, Sensaphonics ha creato un 3D-IEM, con microfoni ambientali incorporati negli auricolari, che consentono di aumentare il suono d'ambiente desiderato da passare nel vostro mix. I microfoni hanno una risposta in frequenza di 20-20kHz, con una headroom di 140 dB SPL, e suonano come il vostro canale uditivo aperto quando è in "modalità di comunicazione". Questo sistema 3D ha avuto un grande successo e ci sono state varie richieste di un sistema generico che possa essere anche condiviso tra amici. Da quest input, Sensaphonics è arrivata a proporre 3D-U, un nuovo sistema universale con ambiente attivo. Ottimo per chi vuole un sistema con ambiente attivo ma non può spendere tanto, visto che si risparmia la spesa per il calco su misura. Questo active ambient system è brevettato da Sensaphonics ed è l'unico sistema attivo di questo tipo attualmente sul mercato. [caption id="attachment_83142" align="aligncenter" width="720"] 3D-U Universal-Fit Active Ambient IEMs[/caption] ZioMusic.it: Ci può dare un breve "vademecum" per la conservazione dell'udito? Dr. Jenna Paley: Fare un test dell'udito di base - ogni anno! La migliore forma di conservazione dell'udito è una verifica annuale per controllare che ciò che si sta facendo per prevenire la perdita dell'udito stia effettivamente funzionando. Trovare un audiologo che è addestrato ed è specializzato nel lavoro con i musicisti e poi mettere in atto un "piano di benessere" per l'udito. Info: www.project-decibel.com Info: www.sensaphonics.com]]]> Wed, 01 Mar 2017 23:50:47 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/03/02/salvare-ludito-ai-musicisti-con-laudiologa-dott-ssa-jenna-paley/ Recensione Cuffie 1More MK801 http://www.ziomusic.it/2017/02/23/recensione-cuffie-1more-mk801/ 1More è una società di elettronica californiana con sede a San Diego che si è fatta notare per i suoi auricolari e per le sue cuffie molto curate anche nello stile e nell'estetica di tutti i dettagli, per ottenere prodotti studiati sia nella tecnica che nei materiali ma ad un prezzo concorrenziale. Questo brand si avvale della collaborazione di Luca Bignardi, ingegnere del suono vincitore di Grammy Award, per ottimizzare il suono dei propri prodotti ed avere un'esperienza d'ascolto soddisfacente. Descrizione Il modello MK801 che ci hanno mandato in prova è quello color rosso - ne esiste anche un modello nero - ed il primo colpo d'occhio, sia al packaging che alla dotazione della cuffia è molto buono. Sicuramente questa azienda bada molto a come i suoi prodotti si presentano a prima vista. La confezione è molto curata e stilosa, con un design che riprende i colori del modello ed un'imbottitura anti-urto della scatola che ne fa certamente il posto migliore dove riporle se non le userete per del tempo. Viene inclusa anche una borsa in stoffa morbida per proteggere le cuffie durante il trasporto. All'interno della scatola troviamo anche il cavo da 1,2m dello stesso colore rosso con jack da 3,5mm e comando integrato a tre pulsanti (volume +/- e play/stop/rispondi) con microfono. Anche la lunghezza del cavo indica chiaramente l'indicazione della cuffia per l'utilizzo più che altro con dispositivi mobili. La cuffia ha un design over-ear, il che significa che non va a circondare il padiglione ma si posiziona sopra al padiglione auricolare. Questo design offre una distanza costante dall'orecchio dai driver e stabilità dell'ascolto, ma meno isolamento dall'esterno rispetto a cuffie circumaurali. L'archetto è realizzato in acciaio rosso, così come buona parte della cuffia, questo però non ne inficia la leggerezza. Sono cuffie che possono essere indossate per ore senza avvertire stanchezza o appesantimento, inoltre l'archetto è ampio e le guide regolabili per il padiglione permettono una presa comoda e stabile, ma senza stringere eccessivamente. I padiglioni sono in pelle imbottita e si adattano abbastanza bene all'orecchio. Queste cuffie avendo un'impedenza di 32 Ohm e una potenza di 50mW, si trovano particolarmente a proprio agio con player mp3, smartphone e tablet. La dinamica dichiarata è di 104 dB, mentre la banda passante teorica dichiarata è da 20Hz a 20kHz. I driver sono in un polimero ad alta flessibilità, rivestiti in titanio. La Prova Ho voluto provare queste cuffie in diverse situazioni e con diversi dispositivi: collegate al mio iPhone, con l'uscita cuffie della mia interfaccia audio professionale, ascoltando musica mp3 o con CD di riferimento per ascolti pro, con un iPad per guardare film o per fare una telefonata. In tutte queste occasioni le MK801 si sono rivelate buone cuffie per la loro fascia di prezzo. Il design over-ear non ha un isolamento adeguato ad ambienti particolarmente rumorosi come la metropolitana o un cantiere stradale se si ascolta musica, ma le chiamate telefoniche sono comunque perfettamente comprensibili. Parlando sempre delle chiamate, il microfono è posizionato a distanza ravvicinata alla bocca e risulta semplice parlare con l'interlocutore anche senza dover urlare. I pulsanti sono facilmente reperibili e sempre utili per non dover estrarre il telefono continuamente per cambiare brano o adeguare il volume. Arriviamo al punto principale del test: la prova d'ascolto musicale. Tenuto conto ovviamente che si tratta di una cuffia da circa 75€, una cuffia over-ear che non può quindi avere dei driver enormi, e con un peso decisamente contenuto, la resa della MK801 è buona e fedele ai contenuti riprodotti, con una resa dell'immagine stereo chiara e una capacità dinamica convincente per questa fascia. La cuffia ha una distorsione decisamente bassa per il tipo di driver montato e riesce a gestire anche volumi elevati senza alterare troppo il suono. Fortunatamente 1More non ha deciso di seguire il trend bass-boost di diverse cuffie consumer che fanno molto successo ora. Le MK801 hanno una leggera enfasi sulle basse, soprattutto tra 80 e 150 Hz, e poi una certa tendenza a far risaltare le frequenze medie. Le frequenze alte sono abbastanza lineari fino a circa 8-9kHz, mentre oltre i 10kHz si nota un certo ammorbidimento che però non risulta fastidioso. In generale questa resa in frequenza riesce a restituire una riproduzione di livello sulla maggior parte del materiale d'ascolto. Se vogliamo discriminare più a fondo direi che, mentre nell'ascolto di materiale più dinamico e non compresso come la musica classica si avvertono le comprensibili non linearità, per il pop, il rock e la musica dance questa cuffia è particolarmente adatta. L'ascolto prolungato non mi ha creato fastidio e l'indossabilità è decisamente buona. Il cavo è molto resistente ed i connettori di ottima qualità. La cuffia nel suo insieme da una sensazione di stabilità e ottima costruzione, con materiali che ne garantiscono una lunga durata. Conclusioni In questo settore la concorrenza è spietata ed in particolare nell'affollata fascia dai 50€ ai 100€ c'è una compagnia davvero agguerrita. Questa è la fascia in cui l'utente medio inizia a desiderare di più in fatto di prestazioni acustiche e design ma non vuole spendere molto, quindi si tratta di un consumatore esigente e critico. Il fatto che 1More sia riuscita a costruire una cuffia così curata e bella come la MK801 ad un prezzo di circa 75€ è già un grosso punto di merito. Le buone prestazioni acustiche non lasceranno insoddisfatti i consumatori di musica e chi vuole una cuffia casual per tutti i giorni che però dia anche un certo stile a chi la indossa. Per essere onesto posso ammettere, senza fare nomi per non farmi nemici potenti - scherzo, ovviamente, che esistono cuffie che costano più del doppio della MK801 ed hanno una resa acustica simile. Se ci mettiamo anche gli accessori di ottimo livello, ne deriva una valutazione decisamente positiva. Info: www.1more-italia.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 23 Feb 2017 21:21:29 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/02/23/recensione-cuffie-1more-mk801/ Recensione microfono Shure MV88 http://www.ziomusic.it/2017/02/16/recensione-microfono-shure-mv88/ Descrizione L'MV88 è estremamente semplice. Il primo punto a favore di un prodotto che deve essere utilizzato velocemente è che, anche senza essere troppo degli smanettoni, non ci sarebbe quasi bisogno di leggere il manuale di istruzioni per utilizzarlo. Si collega direttamente a qualsiasi dispositivo iOS dotato di un connettore Lightning ed è già pronto a funzionare. Basta dirigere il microfono verso la fonte sonora, grazie anche allo snodo e iniziare a registrare. Shure - motiv L’elemento microfonico a condensatore è montato su un supporto rotante a 90 gradi, che offre opzioni di posizionamento flessibili anche in applicazioni video. La caratteristica principale dell'MV88, rispetto ad altre proposte per iPhone simili, è che permette cinque modalità preimpostate di registrazione per voce e strumenti, utilizzando la app gratuita ShurePlus MOTIV. Questa consente, utilizzando le impostazioni avanzate, anche di effettuare regolazioni in tempo reale di guadagno, ampiezza dell’immagine stereo ed equalizzazione con registrazione a 24 bit/48 kHz. [gallery size="large" ids="46062,46063,46061"] I preset sono: Parlato, Cantato, Flat, Strumenti Acustici e Loud. Questi impostano regolazioni automatiche di EQ, compressione e limiting per ottenere risultati ottimali in queste tipiche situazioni di registrazione audio e video. Tuttavia quando c'è bisogno di una maggiore personalizzazione, si può accedere direttamente alla regolazione di guadagno ma, soprattutto, all'impostazione del pattern polare del microfono, che può fare una differenza enorme nel risultato. Le possibilità dell'MV88 variano da una registrazione stereo con ampiezza del panorama variabile da 60°, molto direttivo, fino a 135°, per un campo molto largo; abbiamo poi una modalità cardioide mono per il classico risultato da microfono a mano, ottimo per la registrazione della voce anche a distanza ravvicinata; l'impostazione bidirezionale mono ci offre la possibilità di riprendere lo spazio a 180°, quando vogliamo riprendere sia la nostra voce che quella dell'intervistato davanti a noi, oppure avere una registrazione d'ambiente molto ampia, ad esempio in sala prove; infine la modalità mid-side non elaborata che unisce il pattern cardioide con il bidirezionale e ci restituisce due file separati da editare in un secondo momento, interessante per una ripresa quasi omnidirezionale su cui però si possa lavorare in modo differenziato tra componente centrale e laterali. Il Test Il microfono MV88 è, come detto, veramente semplice da utilizzare. La registrazione tramite i preset è immediata, basta scegliere l'applicazione ed il risultato al 99% sarà ottimale. La possibilità, per chi vuole fare le cose più professionalmente o si trova in situazioni particolarmente critiche, di scegliere i pattern da una marcia in più a questo accessorio, poichè ne espande le applicazioni e permette di ridurre al minimo le interferenze non desiderate. Se vogliamo registrare a distanza - ragionevole - una voce che parla o una band che suona, regolare l'ampiezza stereo farà la differenza. A 135° di ampiezza sentiremo molto anche tutto il pubblico e probabilmente anche la gente che parla vicino a noi, a 60° invece queste 'intrusioni' saranno notevolmente attenuate e la fonte principale più nitida e comprensibile. Allo stesso modo le altre configurazioni polari sono efficaci ciascuna in molte applicazioni in cui il semplice omnidirezionale dello smartphone darebbe un risultato approssimativo. Soprattutto in ambienti acusticamente complicati, con molto riverbero o molto ampi e rumorosi, la scelta del pattern può salvare il lavoro. Shure - motiv Le condizioni ambientali di frequente ci mettono di fronte a vere e proprie sfide. Capita di dover fare a volte registrazioni o interviste strappate al momento in ambienti a dir poco ostili, in cui c'è vento, rumori micidiali o semplicemente pochissimo tempo e spazio per posizionarsi adeguatamente. L'MV88 ha il vantaggio di essere piccolo, sempre richiudibile nel suo astuccio rigido e applicabile in un secondo. Il cappuccio windscreen è ottimo per attenuare il vento o le plosive dello speaker. Faccio l'esempio, estremi lo ammetto, di due interviste fatte, una in metropolitana e l'altra durante un soundcheck a pochi metri dal palco, la scelta in questi casi del pattern cardioide ha permesso di ottenere una voce comprensibile a fronte di un rumore di fondo che avrebbe sconfitto qualsiasi microfono integrato. Conclusioni Questo piccolo microfono è un'ottima soluzione per una grande quantità di situazioni, anche spinose, in cui spesso ci si trova come musicisti o giornalisti a dover fare delle riprese audio o video. La sua capacità di portare a casa sempre il risultato è quello che lo contraddistingue, e se settato bene, in definitiva da risultati nettamente migliori rispetto al microfono integrato dello smartphone. Nel mio lavoro si è rivelato un ottimo accessorio e le sue dimensioni lo rendono molto pratico. Probabilmente il miglior complimento che posso fare all'MV88 è che da quando ho iniziato ad utilizzarlo per questo test, è sempre venuto con me nella mia borsa e non ho mai smesso di utilizzarlo. Il prezzo di circa 150€ può sembrare elevato per un accessorio, poichè molti pensano che il microfono integrato dello smartphone sia già sufficiente, ma posso testimoniare che tornare a casa da una prova, un concerto, un'intervista e scoprire che l'audio è praticamente inutilizzabile, fa decisamente pentire di non averli spesi. Info: www.shure.it Info: Shure.it Facebook   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 16 Feb 2017 08:30:57 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/02/16/recensione-microfono-shure-mv88/ Recensione corde Galli Strings Acoustic Fingerstyle http://www.ziomusic.it/2017/02/06/recensione-corde-galli-strings-acoustic-fingerstyle/ Le ho provate per voi e, pur non essendo un virtuoso del fingerstyle acustico come Gavino Loche che ha collaborato allo sviluppo, ho cercato di capire come questa idea di avvolgimento ibrido possa aiutare i chitarristi acustici e fingerstyle ad ottenere un suono ricercato e più nitido quando non si usa il plettro e non si ha il suo classico attacco netto e pulito. Le dita infatti, pur essendo uno strumento straordinario, sono una superficie piuttosto irregolare e non omogenea con cui pizzicare le corde. Talvolta è la punta delle dita, spessa e dura, talvolta l'unghia più simile al plettro, altre volte il polpastrello morbido e liscio, come quando si usa il pollice di striscio o la tecnica slap o pop. Tutte queste varianti fanno si che il suono dell'acustica fingerstyle sia spesso poco omogeneo ed a linee ed accordi sono meno scanditi. Se nella chitarra elettrica si deve al contrario cercare di smussare le frequenze alte e metalliche che con il plettro possono diventare fastidiose, nell'acustica fingerstyle c'è bisogno di una corda che abbia una risposta più pronunciata sulle alte, per sopperire un po' alla mancanza di attacco e brillantezza di cui sopra. Le Acoustic Fingerstyle Guitar Strings nella mia esperienza hanno un suono sempre bilanciato , con un sustain molto prolungato, che su questo tipo di strumento non fa mai male. Le vibrazioni, tra l'altro, vengono meglio rilevate dai pickup spesso utilizzati dai fingerstyler sulle loro chitarre, proprio grazie alle proprietà del nichel. Le proprietà del bronzo invece mantengono il suono dell'acustica ampio e pieno di armoniche, adatto a far risuonare maggiormente la tavola armonica. Nel fingerstyle è molto importante anche non avere un'esagerata sinfonia di fruscii e slide, per cui gli avvolgimenti super-sottili di queste corde le rendono meno ruvide, con una maggiore facilità che si percepisce subito fin dal primo approccio. Io, che spesso uso il FastFret anche sull'acustica, con queste corde non ne ho sentito il bisogno, data la scorrevolezza che si traduce anche in una diminuzione, moderata, dei rumori di manipolazione delle corde. Questa caratteristica, dice Galli Strings, dovrebbe anche aumentare la durata delle corde, dato che non posso che confermare, visto che ho notato un bassissimo decadimento del suono nelle due settimane in cui le ho sperimentate. Non so se sia per il doppio avvolgimento in nickel/bronzo, o per il rivestimento sottile, ma anche con il plettro queste corde si sono comportate benissimo, con un suono molto argentino e, per i miei gusti, mai spiacevole. Certo da nuove, se usate con il plettro o thumb-pick, forse vorrete aggiustare un po' le alte frequenze al ribasso sul preamp, ma io sono sempre convinto che quel che c'è si può togliere, mentre ciò che non c'è non si può aggiungere. Sono disponibili in due set: 6 corde Medium & Medium Light nickel/bronzo wound  .012 – .056 e .013 – .056. Quelle che sentirete negli esempi audio qui sotto sono una muta .012-.056 montate su di una acustica D'Angelico Gramercy SG-200. La registrazione è stata effettuata con un microfono Rode NT-1 posizionato all'altezza del dodicesimo tasto, a circa 30 centimetri dalla tastiera, e mixata con il segnale del pickup piezo collegato al preamplificatore Fishman INK-4. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/galli-strings-fingesrstyle-acoustic-guitar-strings-review Info: www.gallistrings.com Info: www.aramini.net   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 06 Feb 2017 09:30:30 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/02/06/recensione-corde-galli-strings-acoustic-fingerstyle/ Recensione: microfoni live sE Electronics V3 e V7 http://www.ziomusic.it/2017/01/24/recensione-microfoni-live-se-electronics-v3-e-v7/ IL PRODOTTO V7 e V3 sono microfoni robusti e ben costruiti. La parte esterna e la griglia sono infatti realizzati in solido metallo; da un punto di vista estetico differiscono fondamentalmente per il colore della verniciatura del corpo e della griglia di protezione. Da notare il dettaglio delle smussature realizzate nel cerchio a metà griglia, un particolare semplice ma ingegnoso, che conferiscono stabilità al microfono quando è appoggiato su un tavolo, evitando che possa rotolare pericolosamente (non dite che non vi è mai capitato…). Nella scatola, ben curata a livello di packaging, troviamo alcuni accessori che, a dire la verità, non rispecchiano al 100% la qualità costruttiva del microfono. Il porta-microfono risulta infatti un po’ rigido, la custodia un po’ leggera, il filtro anti-vento realizzato con spugna molto fine e soprattutto soggetta a strapparsi in fase di installazione, dettagli che comunque possono risultare poco rilevanti considerando il prezzo di vendita molto contenuto. Se a livello estetico i due prodotti sono molto simili, all’interno troviamo diverse differenze, con un risultato sonoro che, in prova, è andato anche oltre quanto ci saremmo aspettati osservando i dati delle schede tecniche fornite da sE Electronics. Il manuale è comune per entrambi i prodotti, così da favorire immediatamente un confronto preliminare tra i due microfoni. LE SPECIFICHE   sE Electronics V3 Capsula: Dinamico Voice Coil (bobina): Rame Magnete: Neodimio Directional Pattern: Cardioide Frequency range: 50 Hz - 16 kHz Impedanza: 600 Ohms Sensibilità: 2.5 mV/Pa (-52 dBV) Peso: 295 g / 10.4 oz sE Electronics V7 Capsula: Dinamico Voice Coil (bobina): Alluminio Magnete: Neodimio Directional Pattern: Supercardioide Frequency range: 40 Hz - 19000 kHz Impedanza: 300 Ohms Sensibilità: 2.0 mV/Pa (-54 dBV) Peso: 305 g / 10.8 oz [caption id="attachment_62610" align="aligncenter" width="720"] I diagrammi dei microfoni V3 (Sx) e V7 (Dx).[/caption] Dando una prima letta ai dati tecnici, possiamo subito notare i materiali diversi con cui sono realizzate le bobine dei due trasduttori, capaci di restituire una sensibile differenza sulla curva della risposta in frequenza dove V7 risulta più lineare nella parte medio-alta e con una pendenza più accentuata nella zona bassa. Altra divergenza importante riguarda il pattern di ripresa, in cui V3 presenta forma cardioide e V7 evidenzia una forma Supercardioide. Infine i diversi valori di sensibilità. TEST SUL CAMPO Abbiamo testato i due prodotti in diverse situazioni, dallo studio di registrazione alla sala prove fino ad un live vero e proprio. Il primo approccio è avvenuto ovviamente in studio, dove è stato possibile testare le varie combinazioni microfoniche. V7 risulta un microfono con un suono abbastanza fedele allo strumento originario, forse non troppo morbido ma con una risposta estesa e ben bilanciata. V3 invece è molto brillante e soprattutto con una sensibilità alla pressione che quasi lo fa sembrare un microfono a condensatore. Risulta meno soggetto al problema dell’effetto prossimità ma con una maggior propensione alla distorsione interna se applicato a sorgenti sonore abbastanza “energetiche”. Spostandoci all’interno di una delle sale prova ho avuto modo di effettuare un primo test-live in una condizione abbastanza difficile, in quanto la dimensione della stanza, considerando anche le pressione sonora generale emessa dal gruppo presente in quel momento, si è dimostrata molto probante per capire le reazioni dei due microfoni. V3 si è dimostrato molto sensibile a feedback e rientri, mentre V7 è risultato decisamente più immune a problemi di questo genere e, quindi, di più facile gestione specie in situazioni piccole e “compresse/complesse”. Non ultimo, nonostante un cantante non dovrebbe mai tenere questo comportamento, V3 è molto sensibile anche al feedback dovuto alla presa del microfono intorno alla griglia, mentre V7 ha dimostrato in più occasioni di comportarsi molto bene anche in questa situazione. Infine, nella prova live, si sono confermate le impressioni avute sia in studio sia in sala prove: il V7 si è fatto preferire per pulizia generale mentre V3 è risultato ideale per strumenti con un suono di base leggermente “spento”; anche sul charlestone e percussioni leggere non si è comportato affatto male, con buona soddisfazione dei musicisti che in generale hanno apprezzato solidità e qualità dei due prodotti. CONCLUSIONI V7 e V3 sono due prodotti che si possono inserire senza alcun timore reverenziale all’interno di una fascia di mercato dedicata a microfoni live in cui sono presenti prodotti di marchi storici ormai presenti sui palchi di tutto il mondo. Confrontati con diretti concorrenti, spesso si sono distinti per la qualità del suono, costruzione e sensazione generale di funzionamento. Se V7 è risultato forse più gestibile anche in situazioni complicate, V3 ci ha colpito favorevolmente come suono e sensibilità, dimostrando una resa che nelle situazioni giuste può essere un buon valore aggiunto. Diciamo che presenta una personalità molto spiccata che di fatto lo rende meno flessibile ma decisamente efficace su applicazioni specifiche. Se a tutto questo aggiungiamo un prezzo veramente molto competitivo, possiamo tranquillamente sorvolare su alcuni dettagli secondari che di fatto non influenzano l’utilizzo dei prodotti. Microfoni quindi in linea con la qualità generale espressa da tutti i prodotti di sE Electronics e che di sicuro possono trovare posto in qualsiasi rider tecnico anche di livello elevato. Info: www.midiware.com Info: www.seelectronics.com Diego Caratelli – main tester e live tester © 2001 – 2017 NRG30 srl. All rights reserved]]]> Tue, 24 Jan 2017 10:43:47 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/01/24/recensione-microfoni-live-se-electronics-v3-e-v7/ Finale 25: il tutorial con le novità http://www.ziomusic.it/2017/01/17/finale-25-il-tutorial-con-le-novita/ Nuova legatura di frase È stata introdotta una nuova linea tratteggiata, ovvero una nuova legatura di frase tratteggiata, richiesta espressamente dall’editoria. La trovate nella stessa tavolozza delle legature di frase (forme intelligenti) di Finale. Solo Finale Finale non ha più un numero di versione. Il numero, sempre legato all’anno di produzione, è stato definitivamente rimosso. Finale non è più Finale 2014, 2012 ecc.. ma solo Finale. Solo all’interno, nel menu delle informazioni circa la specifica versione installata, troverete anche il numero 25 che si riferisce al venticinquesimo anno di esistenza del software. Menu preferenze Cambia parzialmente anche il menu Preferenze. Sono state omesse alcune voci ormai obsolete situate nel pannello salva – stampa ed è stato inserito il pulsante ripristina tutte le preferenze: ovvero il poter ripristinare in qualsiasi momento i parametri di fabbrica del software. Interfaccia grafica della stampa Anche l’interfaccia grafica della stampa ha subito cambiamenti. Adesso stampare le singoli parti e la partitura, specialmente impostando quantità diverse, risulterà più facile e più veloce. Indicazioni di tempo in partitura e nelle parti Selezionando l’icona rigo musicale e aprendo il menu attributi del rigo sarà possibile scegliere di visualizzare separatamente le indicazioni di tempo nella partitura oppure le indicazioni di tempo nelle parti staccate. Potremo averle entrambe oppure decidere di nascondere una delle due. Saranno gestite sempre in modo separato, sia per quanto riguarda gli attributi del rigo, sia per quanto riguarda il panello degli stili del rigo (anche in questa finestra infatti troverete le stesse due funzioni in basso a destra). Grafica degli indicazioni di tempo e grafica delle tonalità Cambiata la grafica delle indicazioni di tempo e la grafica delle tonalità (specialmente nella versione Mac dove, in questa nuova versione, risultano molto più pratiche e più facili da applicare le specifiche impostazioni). Protocollo XML È stato implementato il protocollo XML ed è stata tolta la scansione. Non è più possibile scannerizzare i documenti per un problema di Copyright ma è stato potenziato il protocollo XML. Un protocollo che Makemusic sta sviluppando ormai da tempo, come protocollo universale di scambio di documenti musicali (notazionali e non). Human playback Cambiate anche le opzioni di Human playback, riscritte a 64 bit e potenziate (ora si trovano nel menu dello Strumento Midi). Riordina i righi Altra funzione interessante è stata inserita nel menu Rigo musicale. Selezionate l’icona Strumento rigo musicale. Nel menu rigo musicale potrete trovare la nuova funzione Riordina i righi: questa finestra vi permetterà di spostare agilmente, all’interno della partitura, l’ordine dei vostri righi, senza necessariamente passare da gestione partitura. 64 bit Come prima cosa dobbiamo segnalare che tutto il software è stato riscritto a 64 bit. Questo cambiamento garantisce maggiore velocità di calcolo, maggiore qualità audio e più precisione nella lettura, nel caricamento dei dati e nell’utilizzo di VST di terze parti. Anche tutto il menu plug-ins è stato riscritto a 64 bit, e questo offre grandi garanzie di qualità e stabilità. Rinnovamento dei set di suoni Sono state implementate e rinnovate le librerie di suoni. La Garritan, ditta ideatrice produttrice dei suoni del software Finale, ha aggiunto alcuni world instruments, alcuni strumenti derivati dalla Personal Orchestra 5 (l’ultima orchestra prodotta dalla ditta stessa) e molto altro. É stato riscritto il motore audio, l’aria player e il playback (che vede incorporata anche la funzione rewire). Rewire È stato inserito il protocollo Rewire e tolto il playback video. Questa funzione vi permette d’interagire con più software contemporaneamente sincronizzandoli con Finale. Quindi, per esempio, se dovessimo fare un lavoro di audio e video potremmo avere contemporaneamente aperto per la gestione video Final cut o simili (in funzione Rewire), Finale per la notazione, ed entrambe sincronizzarli con Studio One per quanto riguarda la gestione dell’audio. Quando siete in modalità Sinc rewire il playback audio di Finale viene modificato e vi segnalerà la modalità Sinc rewire in atto.     Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia   Info: www.midimusic.it]]]> Tue, 17 Jan 2017 16:51:30 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/01/17/finale-25-il-tutorial-con-le-novita/ Recensione: FabFilter Pro-R http://www.ziomusic.it/2017/01/01/recensione-fabfilter-pro-r/ L’idea Innanzitutto Pro-R è un riverbero algoritmico e NON a convoluzione. Cioè si tratta di un plug-in che può creare ogni tipo di riverbero, da ambienti piccoli con solo 200 ms di decadimento fino a spazi enormi con anche 10 secondi di decay. L’idea principale è di creare ambienti di tutte le tipologie impostandoli tramite un controller principale che si trova al centro dell’interfaccia grafica. Questo parametro SPACE è un mix di differenti modelli di spazi, con i rispettivi tempi di decadimento, con alcune icone cliccabili posizionate intorno al controller che fungono da shortcut a tipi diversi di ambienti, ma la cosa interessante è che questa “manopola”  può essere settata anche su qualsiasi posizione intermedia, permettendo così transizioni molto morbide tra i vari i diversi riverberi, che non solo facilità l’utilizzo dell'effetto in questione, ma offre interessanti settaggi e possibilità di automazione. Andiamo ora a scoprire meglio l’interfaccia, che si presenta nel tipico stile grafico FabFilter. L’interfaccia Una volta trovata un’impostazione adatta a noi del parametro SPACE, vi sono altri sei controlli nella parte superiore dell’interfaccia per perfezionare il suono, tutti molto comprensibili e poco tecnici. Con BRIGHTNESS si aggiusta non solo la chiarezza generale, ma anche il decadimento delle frequenze alte, dove valori minori corrispondono ad ambienti con più assorbimento. Il controllo CHARACTER cambia il suono da un decadimento pulito, trasparente, a un riverbero più vivo, con riflessioni ed echi pronunciati, fino ad arrivare a un effetto con molta modulazione, tipo chorus. Tramite DISTANCE invece si regola la vicinanza alla sorgente sonora nello spazio selezionato. Sul lato destro troviamo il controllo DECAY RATE, che permette di aumentare o ridurre il tempo di decadimento da 50% a 200%, STEREO WIDTH che regola l’ampiezza stereo da Mono (0%) a Spacious (che permette anche un “super wide” al 120%) e il controllo MIX per impostare il bilanciamento tra il segnale asciutto e la quantità di effetto desiderato da applicare, dotato anche dell’opzione Lock Mix, molto comodo quando si caricano i preset e si vuole confrontare settaggi diversi con lo stesso livello di mix. La parte inferiore dell’interfaccia ospita il controllo “Decay Rate EQ”, rappresentata dalla linea blu nel display, che serve per aumentare o diminuire il decadimento di una certa regione di frequenza attraverso una curva EQ, su un massimo di 6 bande, con curve a campana, High/Low shelving o Notch, con controllo del valore Q. Questa funzione molto potente effettivamente differenzia Pro-R da altri plug-in, con un livello di controllo senza precedenti del decadimento e della distribuzione delle frequenze nello spazio, senza l’utilizzo di molti parametri complicati, rimanendo elegante ed estremamente facile da modificare. Un altra key feature del Pro-R è rappresenta dalla linea gialla. Si tratta di un “Post EQ” a 6 bande, preso in prestito dall’immenso Pro-Q2 di FabFilter, che permette di equalizzare liberamente il sound finale del riverbero, potendo modificare le opzioni parametriche, di shelving e filtro per un aggiustamento molto preciso. Molto utile il fatto di non dover sistemare manualmente il settaggio di mix o il livello di mandata in fase di cambi EQ, visto che il gain del riverbero viene compensato automaticamente. Sempre interno al display, ricordandoci ancora il Pro-Q2, troviamo un analizzatore di spettro grafico, che visualizza anche il tempo di decadimento in relazione alle frequenze. Per completare la parte inferiore dell’interfaccia, FabFilter ci offre alcuni tool utili come Pre-delay (con opzione tempo sync), Input/Output Gain, MIDI learn e le impostazioni di visualizzazioni dell’analizzatore (pre+post o reverb+post). Come anche negli altri plugin Pro di FabFilter, l’interfaccia grafica è ridimensionabile (medium, large o extra large), e offre pure la modalità full-screen, per poter apprezzare al massimo l’analizzatore di spettro e fare degli aggiustamenti iper-precisi nel display Decay Rate e Post Eq. Utilizzando il Pro-R come VST-3 plug-in si possono impostare le dimensioni dell’interfaccia semplicemente “draggando” gli angoli sulle misure desiderate. Buona la pasta! Ovviamente quello che interessa maggiormente di un riverbero è il suo suono, la sua “pasta”. Nel Pro-R si conferma quello che vale anche per gli altri plugin di FabFilter, cioè abbiamo a che fare con un suono fantastico,  trasparente e moderno. Basta aprire qualcuno dei preset proposti per rendersene conto. Pro-R offre praticamente il suono di qualsiasi tipo di riverbero e, facendo un po’ di esperimenti, anche di più. La enorme versatilità è forse l’aspetto di maggior valore del Pro-R. Diciamo che si sente a casa in qualsiasi “ambiente” (ho fatto la battuta). In prova L’installazione è molto semplice. Con l’acquisto si riceve via mail una chiave di licenza che si inserisce nel dialog box, che si apre alla prima apertura del plug-in per attivarlo. A questo punto basta riavviare l’host ed il gioco è fatto. Pro-R è disponibile per VST, VST3, AU (Audio Units), AAX Native e formati AudioSuite (tutti sia 64-bit e 32-bit), come anche RTAS (solo per 32-bit), per Mac OS X e Windows. Apprezzo molto che FabFilter abbia pensato anche a User che magari utilizzano ancora sistemi operativi vecchi. Di fatti Pro-R è compatibile con Windows 10, 8, ma anche con 7, Vista e XP (!). Su Mac invece funziona da OS X 10.6 o più recente. Siccome da me in studio ho installato Cubase e Nuendo su tre postazioni diverse con Mac OS X 10.85, e due Windows (con 7 e XP), ho installato Pro-R su tutti e tre i computer, senza alcun problema, il riverbero funziona perfettamente su tutte le piattaforme. Ancora una volta FabFilter offre un plug-in molto semplice e intuitivo da usare, grazie al suo design intelligente e in particolare alla spettacolare interfaccia grafica, che un po’ è diventata il marchio di fabbrica dell'azienda. Tutti i controlli utilizzano termini intuitivi in base alla loro funzione, molto meno criptici di certi nomi di parametri che si trovano su altri riverberi che conosco. Aiuta molto il fatto che non ci siano così tanti parametri da impostare. Quelli che ci sono però risultano incisivi. Questo da un workflow più veloce ed efficace. Credo sia difficile trovare un altro plug-in riverbero così semplice e divertente (!) da usare. A livello di consumo risorse il Pro-R si comporta benissimo, aprire anche una grande quantità di istanze non ha evidenziato nessun tipo problema, ne sul computer più recente, ne sul mio PC dual-core, che ormai ha quasi 10 anni. Come sempre ho creato un po’ di samples audio per dare qualche esempio applicato di ciò di cui abbiamo parlato fino ad ora. Sono nel formato 24bit - 44.1 kHz e in free download. Per favore usate dei monitor o delle cuffie decenti per ascoltarli, altrimenti sarà difficile cogliere certe sfumature. I sample sono presi da vari progetti discografici prodotti a "Lo Studio" a Milano, come il CD MaxRays 1.0 di Massimo Zambianchi, Ready to Ride dei Soprassalto Startling, il disco in uscita Faber II degli Eretici e altri campioni estrapolati dai miei progetti. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/fabfilter-pro-r Come siamo abituati dagli altri plugin di FabFilter, Pro-R oltre al gran suono offre delle features interessanti come il pieno supporto MIDI,  con MIDI learn, diverse grandezze dell’interfaccia incluso il full-screen,  un veloce confronto e settaggio A/B, controlli dell’input/output gain e la funzione mix lock. Se da un lato mette sul tavolo concetti innovativi, a qualcuno forse mancheranno qualcuno dei parametri di riverbero subito riconoscibili, ma è proprio lì che viene fuori la particolarità di questo plug-in. Pro-R si distacca dalla tradizione in favore di un proprio approccio, considerando la riverberazione più dal termine “spazio”, che confidandosi ai vecchi concetti “Plate-Hall-Room-Chamber”, anche se nei preset ci sono comunque anche dei riferimenti di questo tipo. Perciò per chi inizialmente dovesse sentirsi un po’ perso con i controlli, ci sono più di 100 preset che mostrano perfettamente quello che sa fare il plug-in. Anche se il menu dei preset è un po’ basico e manca di una funzione di ricerca con keyword, offre comunque tutto quello che serve per partire con dei riverberi già belli, che grazie alle varie funzioni è semplice modificare per i propri bisogni personali. Da notare anche l’ottimo manuale d’uso e il solito sistema help “tooltip” FabFilter, che aiuta velocemente a capire meglio, nel caso ci fosse bisogno, per ottenere il massimo dal Pro-R.   Considerazioni Come uno degli effetti più utilizzati nel mondo audio, di riverberi software sul mercato ne esistono veramente tanti, disponibili in tutte le forme e per tutti i gusti. Da processori IR, ai modelli algoritmici o emulazioni di classici d'epoca ... probabilmente li conosciamo un po’ tutti. Mentre i riverberi IR possono sembrare molto convincenti, spesso sono poco flessibili e tante volte così densi che è difficile poi inserirli in un mix. D'altra parte, molti riverberi algoritmici non sono abbastanza densi, hanno un suono artificiale o offrono così tante opzioni tecniche che sono semplicemente troppo difficili da configurare. Valutazioni finali Un riverbero algoritmico di alta qualità dovrebbe suonare naturale e reale, avere abbastanza densità e inserirsi perfettamente nel mix, senza causare problemi di colorazione o di fasi indesiderate. Allo stesso tempo non dovrebbe confondere con controlli iper-tecnici e troppe opzioni, ma deve essere facile da installare e un piacere lavorarci. A mio avviso FabFilter con il Pro-R è riuscito a creare tutto questo, e sono convinto che diventerà a breve il riverbero “to go” per tantissimi addetti al lavoro, come mixing engineers, sound designers e produttori che cercano di diversificare il loro parco riverberi con un plug-in che suoni molto bene e risulti piacevole all'uso. Il prezzo di 169,00 Euro mi sembra pertanto più che adeguato. Info: www.fabfilter.com      ]]]> Sun, 01 Jan 2017 13:29:12 +0000 http://www.ziomusic.it/2017/01/01/recensione-fabfilter-pro-r/ Recensione: Lewitt LCT 640 TS http://www.ziomusic.it/2016/11/28/recensione-lewitt-lct-640-ts/ La particolarità di questo modello è rappresentata dalla modalità “Dual-Output”, con il diaframma frontale e quello posteriore collegati a due circuiti indipendenti. Ciò significa che non solo posso utilizzare il microfono come tutti gli altri microfoni multi-pattern, scegliendo prima della registrazione il pattern polare desiderato, ma avendo a disposizione i segnali dei due diaframmi separati posso creare ogni figura polare come omni, cardioide, cardioide allargato, super-cardioide, bi-direzionale (comunemente chiamata “figura a otto), e qualsiasi sfumatura intermedia anche dopo la registrazione! Vuol dire che il materiale già registrato può essere modificato regolando il pattern polare tramite la gestione dei due diaframmi. In parole povere è possibile gestire la quantità desiderata del suono della stanza, permettendo persino di invertire la direttività del microfono di 180°, anche dopo la registrazione. Pure la registrazione Mid-Side stereo è resa più semplice con questo microfono, visto che solitamente ci vogliono almeno due microfoni per farlo. L’idea di una gestione indipendente dei due diaframmi non è così rivoluzionaria, come viene descritto dal costruttore di microfoni viennese Lewitt. Ad esempio anche Sennheiser con il microfono MKH800-Twin ha dal 2008 un microfono del genere nel suo catalogo, anche se utilizza due diaframmi piccoli. Anche il Microtech Gefell UM 930 twin utilizza questa tecnologia, ma bisogna dire che con un prezzo intorno alle 900 euro l' LCT 640 TS è sicuramente il primo microfono abbordabile sul mercato di questo tipo. Inoltre Lewitt ha anche sviluppato Polarizer, un plugin che permette di cambiare i vari pattern in modo molto confortevole, direttamente all’interno della DAW, invece di doverlo fare manualmente. Questo plugin effettivamente è molto pratico, e non altera in nessun modo il segnale, ha semplicemente la funzione di controller. case Prima impressione Il LCT 640 TS arriva in una valigetta nera, di tipo militare, che da l’aria di essere indistruttibile. All’interno, alloggiato nella imbottitura tutta sagomata troviamo il microfono, il supporto anti-shock, un particolare filtro anti-pop in metallo, una spugna anti-vento, una borsetta in finta pelle e un cavo con connettori XLR/miniXLR che serve per il collegamento dell’uscita del diaframma posteriore. Tenere il microfono in mano offre una bella sensazione ed esaminandolo attentamente non si può non notarne l’ottima manifattura. Tutte le parti meccaniche sono rifinite con cura e anche il design a mio avviso è bello, con la sua forma classica ma allo stesso tempo moderna, grazie alle svasature sia della gabbia metallica perforata, che protegge i due diaframmi, che del corpo. E poi è tutto nero! Lo shock mount tiene saldamente il microfono al suo posto, forse anche troppo, ma di questo parleremo dopo. Una vera chicca si preannuncia l’anti-pop, sempre di metallo, che si integra perfettamente nel design, e una volta sistemato è tenuto fermo nella sua posizione con un sistema di magneti, diventa un tutto uno con il microfono. lewitt-lct-640-ts_front_rear Features A parte la tecnologia Dual-Output, il microfono ha praticamente le stesse specifiche del modello Lewitt LCT 640, significa che stiamo parlando di un microfono multi-pattern a condensatore a diaframma largo (da 1”). Oltre ai tradizionali modelli polari cardioide, omnidirezionale e figura a 8, la capsula offre anche le due polarizzazioni cardioide esteso e super-cardioide, quando viene usato nel modo “tradizionale”, come tutti gli altri microfoni multi-pattern. Il microfono è dotato di filtro low-cut a 3 livelli (12 dB/ottava a 40 Hz; 6 dB/ottava a 150 Hz; 6 dB/ottava a 300 Hz) e di pad di pre-attenuazione (- 6 dB, -12 dB, -18 dB, commutabile) che lo rendono adatto ad ogni situazione di ripresa e registrazione. Come l' LCT 640, la versione Twin System è anche dotato di un indicatore di clipping e grazie alla funzione clipping history è possibile capire se uno di questi clip ci è sfuggito, e conviene quindi attenuare l’ingresso. Chi si chiede come tutte queste impostazioni possano essere selezionate anche se il microfono non è tempestato di switch e interruttori, ecco la risposta: grazie all’interfaccia utente frontale retro illuminata, molto elegante è funzionale. Le specifiche tecniche dettagliate potete trovare QUI In prova Ho testato il microfono per un paio di settimane in studio. Devo ammettere che ne ero molto incuriosito. L’eye-catcher (o meglio ear-catcher) di questo prodotto è sicuramente la modalità Dual-Output, ma è ovvio che il microfono deve anche suonare bene, altrimenti la tecnologia non serve a niente. Come sempre ho preparato qualche sound sample che troverete qui di seguito. Per favore ascoltate i sample con delle casse decenti o con cuffie buone, altrimenti certe sfumature saranno difficili da cogliere. I file sono nel formato 24 bit/44.1 e anche in free download. Faccio notare che quello che si sente sono i segnali “nudi e crudi” della voce e degli strumenti. La catena del suono utilizzata è: LCT 640 TS -> Prism Maselec MMA-4 -> RME Fireface 800. Non ho utilizzato nessun tipo di eq o compressione/limiting. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/lewitt-lct-640-ts Ho provato a riprendere un po’ di tutto con il microfono, in particolare la voce, chitarra acustica e classica, qualche rumore ambientale percussivo, un violino, ecc. Essendo il microfono forse un po’ l’antagonista dell’ AKG 414 ho provato anche a metterli a confronto, con risultati interessanti. Anche se l' LCT 640 TS effettivamente schiaccia l’occhio al 414, ha comunque il proprio carattere, sia per quello che riguarda le basse frequenze come anche per la gamma delle alte. Difatti con la capsula impostata sulla figura cardioide c’è una certa enfasi dai 30 ai 60 Hz e troviamo leggeri boost dai 3 ai 5 kHz e poi dai 7 kHz in su. Naturalmente la risposta in frequenza cambia molto in base alla figura polare utilizzata. Comunque il microfono riesce a captare e restituire la voce e strumenti con molto dettaglio. lewitt-lct-640-ts-akg414_2 I l setup del microfono è molto semplice: per usarlo come un microfono multi-pattern basta collegarlo con un cavo XLR 3-pin standard a un qualsiasi preamplificatore microfonico, interfaccia audio o mixer provvisto di phantom 48 V. Una volta che si illumina di bianco l’indicatore di stato (il logo Lewitt) il microfono è pronto per l’uso. Con il tasto centrale dell’interfaccia si può scegliere uno dei cinque pattern polari, con gli altri due e possibile attivare i vari pad di attenuazione e filtri passa-alto con un semplice (e silenzioso) click. Sempre premendo il tasto centrale, ma per più di due secondi, si entra nella modalità Dual-Output che viene segnalata dal logo LEWITT, che diventa ora verde. Prima però conviene collegare tramite il cavo adattatore in dotazione (mini XLR su XLR) e un altro cavo XLR per prolungare la linea, anche la seconda uscita, quella del diaframma retrostante. Questa uscita si trova sul lato sinistro del LCT 640 TS e sarà necessario inserirla in un altro canale del preamp/interfaccia/mixer. A questo punto si registrano i segnali dei due diaframmi su due canali separati. E’ molto importante controllare che gli input gain dei due canali preamp siano allo stesso livello, essenziale per poter poi creare i pattern polari dopo. polarizer_1 Una volta registrati i segnali dei due diaframmi separati, si può decidere se cambiare manualmente i pattern polari all’interno del mixer della propria DAW, cioè lavorando con i fader, oppure utilizzare il plugin dedicato di LEWITT, il Polarizer, che effettivamente è un controller molto comodo. Basta scaricare il software dal sito di LEWITT (sia Mac che PC), installarlo, per trovarselo come plugin negli insert nella DAW. Il Polarizer permette con una specie di slider virtuale di passare in modo fluido da una figura polare all’altra, anche con posizioni intermedie tra un pattern e l’altro, offrendo così tutta una serie di vantaggi. twin-system_2 Dual is megl che uan?! Per me il concetto del Dual Output o Twin System è una bella idea. La possibilità di avere i due segnali distinti dei due diaframmi offre una serie di applicazioni molto interessanti e creative. Poter cambiare (e automatizzare!) la figura polare del microfono anche dopo la registrazione permette di “aggiustare il tiro” anche in fase di post-produzione (e non solo), eccovi alcuni esempi: aggiungere e togliere il suono della stanza. Volendo lo si può fare in modo dinamico anche durante una canzone, per esempio nella strofa tenere la voce più asciutta e poi nel ritornello aprire con un po’ più di room; minimizzare il rientro durante una session di registrazione con più strumenti tramite l’aggiustamento della figura polare; cambiare proprio il suono del segnale registrato. Diversi pattern polari producono caratteristiche  diverse; compensare il movimento del musicista davanti al microfono in modo dinamico, pensando all'angolo di rientro; cambiare anche la direzione del microfono e non solo la figura polare (0° o 180°); fare degli incroci di figure polari diverse; mettere il microfono in mezzo a due cantanti per un duo, e poi equilibrare le voci successivamente; stessa cosa vale per situazioni di interviste o podcasting, si può bilanciare le voci in post-produzione; usare uno o due LCT 640 TS come microfoni drum room, per esempio direzionando il microfono lontano dalla batteria, verso il muro riflettente, e giocare con l’inserimento del diaframma che è rivolto verso la batteria; fare delle registrazioni con applicazioni MS Stereo con un microfono singolo, basta girare il microfono di 90°, con il lato del microfono girato verso la fonte sonora; vi lascio immaginare che cosa non si può combinare con due LCT 640 TS. A chi mastica un po’ l’inglese consiglio vivamente di dare un’occhiata al Manuale (in inglese) dove oltre a delle info dettagliate del microfono e spiegazioni del funzionamento del Dual-Output, ci sono delle spiegazioni molto semplici ma utili per fare un “refresh” su temi come: figura polare, come leggere un diagramma polare, i tipi più comuni di pattern polari e le loro caratteristiche, e le varie tecniche di ripresa, con particolare accento sulla ripresa MS stereo, vista la particolarità del microfono. [caption id="attachment_45354" align="alignleft" width="720"]polar-patterns_manual_black Tabella per creare manualmente differenti pattern polari con il LCT 640 TS con un mixer o all'interno della DAW[/caption] Considerazioni Lo so, ci sarà (come sempre) qualcuno che avrà da ridire, facendo notare che un ingegnere bravo deve saper valutare bene la situazione, scegliere il microfono giusto e posizionarlo come si deve, scegliendo a priori il pattern polare giusto per ottenere esattamente quello che vuole. Posso essere anche d’accordo, che la preparazione è importante, ma perchè escludere possibilità di ricerca sonora, se sono disponibili? Oltre agli oggettivi vantaggi pratici c'è anche il puro gusto ludico/creativo e la sperimentazione. Comunque durante le registrazioni l’LCT 640 TS si è dimostrato all’altezza di tutte le situazioni: funziona bene sulla voce e su tutti gli altri strumenti e le possibilità offerte dal “Twin System” arricchiscono significativamente le già ampie funzioni di un microfono multi-pattern di livello come questo. Se devo proprio cercare il pelo nell’uovo, eccone due: lo shock mount è bello robusto e tiene ben fermo il microfono semplicemente stringendo il sistema di alloggio. Il ragno risulta veramente solido, è un misto di metallo e plastica e lascia la parte anteriore del microfono totalmente libera. Non siamo di fronte alla solita 'plasticaccia' ma un materiale composito estremamente rigido. Un cosa che però mi disturba è che lo snodo dello shock mount permette di inclinare il microfono solo sull’asse verticale, ma non orizzontale, essendo il microfono fissato in una specie di morsa, che non permette di ruotarlo. In una situazione del tipo “produttore che canta e suona seduto davanti alla sua  postazione DAW con davanti la tastiera e in mano una chitarra o il basso”, dove devo arrivare con l’asta del microfono dal lato del corpo, risulta scomodo, come anche nelle registrazioni MS Stereo, dove è necessario girare il microfono di 90 gradi, direzionando il lato del microfono verso la fonte sonora. Essendo l’LCT 640 TS fisso nella sua posizione, poi in qualche modo ci si trova l’asta un po’ troppo vicina alla fonte, tipo il corpo di una chitarra o altro. il sistema anti-pop è esteticamente bellissimo, con una doppia maglia fatta di metallo perforato, e il sistema con i piccoli magneti incorporati nella struttura che lo tengono fermo sul ragno è veramente cool, ma ho potuto verificare che non è affatto efficiente come un pop-filter tradizionale, in particolare sui suoni plosivi (ascolta il sound sample). lewitt-lct-640-ts_gtr Considerazioni finali Il LEWITT LCT 640 TS oltre alle qualità di un ottimo microfono condenser multi-pattern offre una tecnologia veramente interessante ad un prezzo in linea con altri microfoni multi-pattern in questa fascia di prezzo (sulle 900 euro), che però … non sono Dual. Info: www.frenexport.it Info: www.lewitt-audio.com   Guido Block Redazione ZioMusic.it  ]]]> Mon, 28 Nov 2016 09:26:59 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/11/28/recensione-lewitt-lct-640-ts/ Intervista a Davide Tagliapietra http://www.ziomusic.it/2016/11/10/intervista-a-davide-tagliapietra/ Ecco cosa ci ha raccontato. ZioMusic: Davide tu sei uno dei turnisti italiani più richiesti, infatti fai diversi tour importanti. Cosa vuol dire, al di fuori della strumentazione tecnica, fare questo lavoro? Davide Tagliapietra: Posso dire che non mi piace definirmi turnista, perchè comunque lavoro soprattutto con degli artisti affezionati come Gianna [Nannini] e Ferro [Tiziano] con cui collaboro da dieci anni. Mi ritengo più un chitarrista che lavora ad un progetto. Tra l'altro facendo anche il produttore, mi reputo più produttore che non chitarrista. Per quanto riguarda questo lavoro bisogna dire anzitutto che significa stare in giro molto tempo, anche mesi, e non è facile non esserci soprattutto per chi ha famiglia e figli. Bisogna poi avere anche un buono spirito di adattamento alle persone ed ai luoghi da non sottovalutare. Ci si può trovare in posti molto belli ma anche in posti dove bisogna sapersi arrangiare. Quando scelgo le persone con cui lavorare preferisco persone serene, magari amici, oltre a guardare al lato artistico. E' molto importante il fatto di stare bene assieme, perchè si crea come una famiglia. Se c'è anche uno solo che inizia a creare problemi di continuo si rischia il caos. ZM: E ovviamente se pensiamo alla performance, un buon gruppo coeso è il segreto per un risultato di alto livello. D.T.: Certo, assolutamente. Se stai bene, suoni bene e ti diverti anche. Se non stai bene, fai uscire il tuo lato professionale e suoni comunque ma finisce che non te ne importa nulla di ciò che fai. ZM: Essendo anche produttore sarai anche particolarmente attento ai suoni ed a tutto quello che costituisce l'arrangiamento. Quando parti per un tour quindi cos'è che proprio non può mancare per garantirti la varietà timbrica che ti contraddistingue e per poter svolgere il tuo lavoro come lo hai pensato 'sulla carta' ? D.T.: In realtà la mia filosofia è basata su poche cose: chitarra, amplificatore, 'due pedali' e le mani. Fine. Poi ovviamente sul palco per questioni prettamente tecniche ci sono un po' più di cose, ma io uso prevalentemente un suono. Se devo dire una particolarità, in questo momento sto usando l'overdrive Klon Centaur, un pedale pazzesco, quasi introvabile, accoppiato ad un Vemuram overdrive. Questa è la mia sezione di saturazione e la tengo quasi sempre accesa. Il pulito ed il distorto li ottengo tramite il volume della chitarra. Certo poi uso un delay, un riverbero e un compressore, ma li uso più come colori, perchè il suono di base esce da quei pochi elementi che ti ho detto. [caption id="attachment_45206" align="aligncenter" width="1024"]Il live rig di Davide con Gianna Nannini. Tutto sommato molto sobrio. Il live rig di Davide con Gianna Nannini. Tutto sommato molto sobrio.[/caption] ZM: Poi vedo ad esempio che in questo momento stai usando un solo cabinet, così come l'altro chitarrista. D.T.: Si, infatti uso una sola cassa 2x12" Mesa e l'altro chitarrista (Thomas Festa) un solo combo da 20W, un bellissimo Marshall Anniversario che suona benissimo. Io a mia volta uso una testata Suhr da 18W. Poca potenza quindi. ZM: Invece per quanto riguarda gli in-ear-monitor, non si scappa proprio ormai? D.T.: Purtroppo bisogna abituarsi. Certo si spendono un sacco di soldi per avere un bel suono e poi tu non lo senti proprio come vorresti negli auricolari. E' chiaro che non hai l'impatto della cassa che ti suona dietro, inizialmente ti sembra di ascoltare il tuo suono attraverso una 'radiolina', ma dipende molto anche da chi lavora per te sul palco [si riferisce al fonico di palco, ndr]. Qui per esempio mi trovo molto bene con Umberto Polidori, che è bravissimo, ed avere uno bravo aiuta a sentirsi a proprio agio mentre si suona. Certo non è come avere quattro casse 4x12" dietro la schiena, ma ormai non si può più fare. [caption id="attachment_45207" align="aligncenter" width="1024"]Cassa 2x12" Mesa e microfonazione classica con SM57 e condensatore. Una sicurezza. Cassa 2x12" Mesa e microfonazione classica con SM57 e condensatore. Una sicurezza.[/caption] ZM: Veniamo ora nello specifico a questo tour con Gianna Nannini. Ha ripreso tanti pezzi storici, belli tirati e rock, su cui immagino avrete dovuto lavorare tra i due chitarristi per ottenere quell'impatto potente, con anche le chitarre sovrapposte, che ora soprattutto in Italia si usa molto meno. D.T.: Il concetto era proprio questo. Gianna è molto italiana dal punto di vista della melodia, ma sulla ritmica è più internazionale come gusto, e non è un caso che abbia lavorato spesso con produttori stranieri. Anche dal punto di vista del suono è un po' meno 'italiana' di altri, mentre dal punto di vista della scrittura lo è molto di più. Sul suono io non ho dovuto adattarmi o cambiare, il mio suono è rimasto quello. Avendo fatto io il lavoro di pre-produzione siamo partiti con una scelta classica: volevo usare solo una Telecaster e basta, molto rock 'n roll. Dopo aver conosciuto Tommy (Thomas Festa, l'altro chitarrista della band nel tour 2016 di Gianna Nannini) che ha un suono molto Gibson-oriented, ho deciso di dividere le parti in base a questi due timbri. Io quindi mi occupo di più degli arpeggi e delle parti più delicate, mentre lui fa le ritmiche più d'impatto. Quando poi c'è bisogno del muro di chitarre suoniamo insieme le parti doppiate ed i due suoni si legano molto bene per questo lavoro. ZM: Ti sei quindi occupato della stesura dell'arrangiamento di tutta la band quindi? D.T.: Si. Abbiamo comunque cercato di mantenere il più possibile l'arrangiamento dei pezzi sui dischi, portandoli però al giorno d'oggi e riempiendoli un po'. ZM: Anche Marco Dal Lago [ingegnere del suono di questo tour] mi diceva che c'è tanta roba sul palco, c'è anche l'orchestra ad esempio. Come hai fatto a far convivere tutti questi strumenti? D.T.: In maniera molto semplice. In molti tour adesso ci sono sequenze e basi che accompagnano e riempiono, mentre qui abbiamo scelto di far sentire solo quello che c'è sul palco. Non ci sono molti elementi a dire il vero nella prospettiva dell'arrangiamento. L'orchestra l'ho trattata come un elemento unico, le chitarre sono un secondo elemento e si mescolano come abbiamo detto prima, poi il basso e la batteria per la sezione ritmica e le tastiere che suonano sempre o un pianoforte o qualche suono synth. Gli strumentisti sono tanti ma le parti non sono poi così numerose. [caption id="attachment_45208" align="aligncenter" width="1024"]dsc02041 Davide Tagliapietra sul palco del tour di Gianna Nannini 2016.[/caption] ZM: Una domanda classica per chitarristi. Quando stai in giro molto, fai un tour dopo l'altro, quando torni a casa, hai ancora voglia di attaccare la chitarra e suonare? D.T.: Si certo. Quando siamo in tour mi viene ancora più voglia, perchè fondamentalmente si suona sempre la stessa cosa. Per cui quando ho un po' di tempo mi viene molta voglia di suonare, di prendere un libro e studiare, di fare cose diverse. Adesso sto ad esempio studiando su di un libro di fraseggi bebop. Io certo non sono un chitarrista jazz ma non fa male imparare quelle tre-quattro cose che fanno bagaglio, che puoi magari anche utilizzare in un contesto diverso. ZM: Qual è il tuo rapporto con lo studio dello strumento? D.T.: Da ragazzino ovviamente ho studiato parecchio però ho sempre cercato di mantenere un po' di studio costante. Ad un certo punto era diventata però una rincorsa verso il raggiungimento di un livello tecnico sempre più alto che non finiva mai, quindi ho imparato ad accettare i miei pregi e i miei limiti e cerco di suonare al meglio quello che so fare. Studio quindi ma senza pormi troppi obiettivi. ZM: Invece dal punto di vista dell'allenamento puro, per rimanere in forma e suonare sempre a livello? D.T.: Il tempo per allenarsi è sempre molto poco, quindi cerco di sfruttare al massimo ad esempio il tempo quando si monta il palco. ZM: Oltre ai tour ed i progetti a cui stai lavorando e collaborando ora, cosa farai prossimamente? D.T.: In questo momento sono molto focalizzato sul discorso della produzione, per cui ho costruito uno studio mio a Milano, il Bunker, in cui continuo anche il lavoro che ho fatto in questi dieci anni con Michele Canova, un produttore molto importante. Continuiamo a lavorare assieme di tanto in tanto ma siamo indipendenti ora per le esigenze naturali di entrambi. Info: Davide Tagliapietra Facebook Aldo Chiappini Redazione ZioMusic.it e ZioGiorgio.it]]]> Thu, 10 Nov 2016 08:00:53 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/11/10/intervista-a-davide-tagliapietra/ Komplete Ultimate 11 – Parte 2 – Musica Elettronica http://www.ziomusic.it/2016/11/03/komplete-ultimate-11-parte-2-musica-elettronica/ Gli Strumenti ed Effetti Elettronici di Komplete 11 Ultimate Form - E' un synth granulare che utilizza file audio di qualsiasi genere per manipolarli come sorgente di sintesi. Si possono ottenere suoni modernissimi frammentando e ricostruendo l'audio a piacere oppure ottenere suoni completamente diversi dal punto di partenza. Flesh - E' un motore di sintesi che rielabora tutto ciò che ci mettete dentro. Partendo da una parte audio, genera linee melodiche, ritmiche, di basso ed effetti che permettono di partire da un semplice groove crearne un pezzo completo anche solo con questo strumento. Polyplex - Uno strumento molto utile per i groove di batteria e percussioni moderni che consente di mixare più suoni ed effetti per ottenere combinazioni inusuali ed avere un controllo pressochè totale sulle sonorità di batteria elettronica. Molto creativa la funzion Random che ci propone combinazioni casuali da cui partire a creare. DrumLab - Una batteria professionale che accoppia su ogni pezzo un campione acustico ed uno elettronica (a scelta) per portare nel 21-esimo secolo la batteria ed avere groove molto freschi ed ibridi adatti a qualsiasi genere. Molto utile per chi ama lavorare con la batteria tradizionale ma vuole suoni innovativi. Replika XT - Un delay avanzato con funzioni professionali e cinque modalità di ritardo e trattamento delle ripetizioni. Dai suoni classici a quelli distorti e creativi, è un effetto da tenere sempre a mente con il suo suono rotondo, high-quality e ben inseribile nel mix. Reaktor 6 - Con l'introduzione di Blocks il nostro studio virtuale può generare praticamente qualsiasi suono di sintesi grazie ai moduli che ricreano i famosi muri di synth anni '70 o i nuovi armadi pieni di moduli Eurorack. Per gli amanti della sintesi pura è un parco giochi. Rounds - Un synth molto creativo estremamente adatto a suoni organici, arpeggi e timbriche che si evolvono tra digitale ed analogico. Grazie al continuo cambiare del synth da un'impostazione ad un'altra si ottengono parti molto tridimensionali che prendono vita nel mix. Session Guitarist - Strummed Acoustic - E' la riproduzione di una chitarra acustica suonata con ritmiche già pronte. Probabilmente se avete la possibilità preferirete registrarne di vostre, ma in brani e produzioni elettroniche e pop, questi suoni molto prodotti di chitarra sono semplici e veloci da usare. Action Strikes – ritmiche di percussioni da orchestra già pronte e suonabili per avere i tipici ritmi da colonna sonora senza dover comporle con i singoli strumenti. Rise & Hit – utilissimo strumento programmabile per colpi di scena e transizioni tipici delle colonne sonore. Damage, Evolve, Evolve Mutations, Evolve Mutations 2 e Kinetic Metal – strumenti che racchiudono in se parti acustiche, parti elettroniche ed effetti tutto combinato assieme per ottenere suoni ritmici, percussivi o melodici d’effetto tipici delle ambientazioni da colonna sonora, degli arrangiamenti moderni e delle orchestre ibride. Easy Bastard - [Demo Song Uno] Easy Bastard è un brano di musica elettronica che unisce molti elementi assieme per creare un'atmosfera che passa da momenti quasi ambient a tensioni ritmiche forti. Lo considero un esperimento eclettico in cui ho voluto provare tante sonorità utilizzando il concetto degli spettri complementari, con il quale si cerca di riempire lo spettro aggiungendo via via strumenti posizionati in zone differenti dello spettro di frequenze fino a saturarlo o quasi. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/twisted-luker-easy-bastard L'inizio e la base del pezzo è costituita da una linea realizzata con Rounds, uno strumento sotto Reaktor, che permette di movimentare moltissimo anche le cose più semplici con questo concetto dei Rounds che ad ogni nota (o ogni trigger per essere più tecnici) cambia impostazioni al suono avendo la disponibilità di una decina di impostazioni di suoni analogici e altrettante variazioni digitali. Queste variazioni possono essere ordinate in modo consapevole e scientifico oppure si può attivare il motore random che li farà circolare casualmente. Per arpeggi e linee è attualmente uno dei miei preferiti. Con DrumLab ho realizzato una base di batteria ad hoc combinando suoni elettronici e acustici per ottenere un groove che si sposasse bene con questo tipo di ambiente sonoro. Adoro DrumLab perchè con un approccio tradizionale ti restituisce parti di batteria moderne e fresche, con un suono altamente personalizzabile. Qui il lavoro di sound design è d'obbligo, è necessario sperimentare e perderci un po' di tempo, ma dopo un po' si impara a capire come realizzare velocemente il suono che si ha in testa e tutto diventa molto efficace. Per la parte di basso, per la prima volta, ho voluto utilizzare Kontour un sintetizzatore a modulazione di fase che ha delle possibilità interessanti per animare i suoni anche più semplici. Qui una volta scelto il proprio suono, ci sono quattro macro semplici che intervengono a dare più movimento e interesse alla parte. Agendo su più parametri potete scatenarvi a modulare ogni suono in modo anche molto radicale. Io qui ho scelto un basso elettronico con distorsione clipping molto 'fat' in cui le modulazioni riescono a darmi più spessore e carattere, ma si può fare decisamente di più in termini di creatività. Un synth che risponde molto ad ogni piccola modifica. Per creare delle risposte alla linea principale ho inserito una parte di Evolve Mutations 2 che utilizza principalmente suoni di Heavyocity per ottenere layer di grande impatto. Qui potete sovrapporre molti strumenti e farli lavorare assieme per ottenere in una sola nota un mondo di timbri fusi assieme. Io qui per esempio ho unito un'arpa, un dulcimero, una distorsione agressivissima ed un pad per avere questo strumento che non da mai punti di riferimento certi, ma crea atmosfere hi-tech molto belle. Per movimentare il tutto ho creato un arpeggio semplice con Retro Machines MK2, che utilizza suoni del passato campionati da macchine famose o rare e persino da giocattoli e oggetti elettronici di tutti i giorni. Il bello di questo strumento è che il suo animator può essere automatizzato con uno step sequencer per passare da una variazione all'altra continuamente e rendere l'arpeggio in movimento perpetuo. Il concetto è simile a quello di Rounds ma si parte da presupposti e sonorità molto diverse. Infine, nella seconda parte del pezzo ho voluto riempire e aprire il pezzo con una ritmica di archi tratta da Action Strings. E' davvero semplice prendere queste ritmiche e contestualizzarle se il brano lo permette. Diciamo che non si tratta dello strumento più flessibile del mondo, tende ad essere un po' rigido sulle tonalità ed i cambi, però se messo nel contesto giusto da risultati ottimi in poco tempo con arrangiamenti di archi ben fatti. Electronic Flesh - [Demo Song Due] Electronic Flesh è un brano che ho voluto costruire come brano EDM con i classici clichè ma utilizzando gli strumenti e le sonorità moderne di cui Komplete 11 è capace. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/twisted-luker-electronic-flesh La base di questo pezzo è stata creata utilizzando Flesh. Ho dato in pasto a questo particolare synth una serie di groove di batteria così che, come potete sentire nella traccia isolata, Flesh ci costruisse già attorno una serie di effetti e parti armoniche a tempo che costituissero l'ossatura del pezzo. E' molto interessante l'utilizzo sottrattivo che si può fare di questo strumento, utilizzando il groove, creando tutte le parti attorno con i synth ed infine togliendo il groove originale dal mix. Lo potete sentire proprio all'inizio ed alla fine del brano. Uno strumento molto flessibile che tende a riempire già molto di suo il mix, però che rende veramente super-interessante il lavoro di remix o sintesi proprio perchè mantiene quelle componenti ritmiche dell'originale che vi servono per agganciare il resto. Per dare al tutto una linea melodica portante iniziale ho creato con Form, usando un mio campione di una voce mediorientale di donna, uno strumento campionato prima più fedele e poi più spezzettato nella seconda parte del tema. Questo tipo di utilizzo delle voci è estremamente di moda oggi. La possibilità di aggiungere una parte synth e lavorare sul suono con inviluppi, modulazioni, LFO e altro crea davvero infinite possibilità di riutizzo anche di un solo campione. Si noti che tutto deriva da soli 3 secondi di campione di voce. Per dare una base di batteria più intensa al tema numero due, ho usato Polyplex crendo una drum machine EDM classica con le caratteristiche che meglio si adeguavano al sound del pezzo. Polyplex può fare molto più di questo, qui avrei potuto usare un semplice preset di Battery, perchè il concetto è di creare ogni suono con la somma di più campioni, il che vi permette di personalizzare al massimo i groove ed ottenere suoni ritmici signature, come non li avrà nessuno. Cosa molto importante nel mondo dell'elettronica attuale. Per il tema principale ho chiamato in causa Reaktor 6 Blocks. Con questo tema abbastanza party-oriented il problema era di trovare un suono non piatto ma che potesse campeggiare nel mix e farlo girare nel modo giusto senza però sembrare appiccicato. Blocks mi ha permesso di creare un suono lead distorto che ricorda molto gli anni '90 con una certa rotondità delle note che non le fa troppo squillanti, vista anche l'estensione relativa del tema. Le possibilità con Blocks sono notevolissime, e ci si può perdere con automazioni e suoni elettronici che impazziscono e si trasformano continuamente. Ammetto di averlo qui un po' sotto-utilizzato ma il suo lavoro lo ha fatto egregiamente. Session Guitarist - Strummed Acoustic ha funzionato perfettamente da riempitivo ritmico per tutto il pezzo. Il suono è già perfettamente prodotto per sedersi all'interno del pezzo e funzionare così com'è, basta scegliere la ritmica giusta e gli accordi. Come detto avendo il tempo ed un pezzo più dinamico preferirei registrare io stesso le chitarre, ma in questo caso in cinque minuti te la cavi ed ottieni un risultato che richiederebbe una o forse due ore per essere ottenuto da zero. Sentito da solo non è naturalissimo ma nel mix è di grande aiuto. Direi che per produzioni di questo tipo o arrangiamenti veloci torna estremamente utile. Conclusioni Finali Komplete Ultimate 11 è sicuramente uno dei package più completi che ci sono sul mercato per quanto riguarda i v-instruments. Il prezzo di 1,199€ è solo una frazione della somma dei costi dei singoli strumenti, quindi se volete tanti ma tanti suoni, la spesa (non da poco lo ammetto) non la rimpiangerete assolutamente. La parte elettronica dei suoni di Komplete 11 è un mondo praticamente sterminato. Quando ho realizzato quanti erano ho capito che avrei passato diverse notti in studio a sperimentare e giocare con tutti questi synth e strumenti. E' come aprire la borsa di Mary Poppins, ogni volta sai che ci troverai qualcosa di diverso e interessante. Mentre nel campo degli strumenti reali si va a cercare specificamente questo o quello strumento, qui il limite è solo l'immaginazione. Questo può significare anche tanto tempo perso a volte, ma una grande scelta secondo me non è mai un limite. Per chi lavora in questo campo è certamente una collezione da avere. Imparando ad usare questi strumenti poi imparerete anche a sentirli nelle produzioni pop, rock, elettroniche, house e molto altro ancora in tutto il mondo.   Info: www.native-instruments.com Info: www.midimusic.it   Luca “Luker” Rossi Musicista/Compositore Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 03 Nov 2016 08:30:17 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/11/03/komplete-ultimate-11-parte-2-musica-elettronica/ Amplificatore iFi Audio Pro iCan http://www.ziomusic.it/2016/10/24/amplificatore-ifi-audio-pro-ican/ Design e Funzionamento Attorno all'iCAN Pro si sono scatenate nel tempo le più svariate discussioni prima per le foto circolate su alcuni forum giapponesi, poi per la possibilità di leggere in rete il manuale d'istruzioni ed infine per alcune prime impressioni su dei prototipi funzionanti fatti arrivare ad alcuni utenti. Il prodotto commercializzato da iFi Audio si è materializzato nel mio studio pochi mesi dopo la sua messa in vendita ufficiale e sinceramente non vedevo l'ora di provarlo. Come vi ho anticipato ho capito subito il cambiamento vedendo le dimensioni dell'imballaggio, diverso dal passato quando i pacchi di iFi Audio si tenevano in una mano sola. L'elegante confezione contiene l'amplificatore, l'alimentatore esterno, il manuale d'istruzioni, un telecomando e un paio di cavi RCA. Dalla descrizione sembrerebbe un normale amplificatore per cuffie ma le cose non stanno proprio così. Il nuovo iCAN Pro di iFi Audio è un amplificatore professionale bilanciato per cuffie che oltre a funzionare anche da pre e ad incorporare, come vedremo, tutti i tipi di ingressi e uscite, permette all'utente ben 3 modalità di funzionamento: una a stato solido e due a valvole. Lo chassis esterno è in alluminio satinato e sulla parte frontale troviamo a sinistra, oltre al tasto di accensione, una manopola che permette di selezionare l'ingresso desiderato, sia esso bilanciato o sbilanciato. Accanto troviamo una manopola più piccola che permette di selezionare il livello di boost (+12 dB) delle frequenze basse a 10, 20 e 40 Hz. Sotto di essa vi è un selettore a tre posizioni che permette di usare l'amplificatore in tre modalità: Stato Solido, Tube e Tube+. La modalità a stato solido utilizza una topologia proprietaria di iFi Audio denominata "True Differential Balanced". In termini pratici l'amplificatore è realmente bilanciato dall'ingresso del segnale fino alle uscite, operando con un segnale interno pienamente differenziale che permette al segnale stesso di essere composto da due segnali di pari livello ma di opposta polarità. ican-06 Rispetto ad una progettazione single-ended con esattamente lo stesso circuito, la tecnologia True Differential Balanced riduce la soglia del rumore di 3dB e abbassa anche drasticamente il livello di distorsione armonica o THD. Inoltre, permette al livello del segnale di raddoppiare producendo circa 9dB (o 3 volte) di gamma dinamica in più. Il tutto gestito da un controllo di volume realizzato dalla ALPS in Giappone e fatto esclusivamente per questo prodotto. Si uniscono poi uno stadio di ingresso J-FET a componenti discreti completamente bilanciato e uno stadio di uscita a MOSFET in pura Classe A con funzionamento ad accoppiamento diretto o DC coupled. La modalità a valvole che comprende l'utilizzo di due valvole NOS General Electric 5670, si divide tra Tube e Tube+ selezionabili tramite tasto dall'utente. La modalità Tube+ ha la particolarità di generare un numero maggiore di armoniche riducendo al minimo il livello di contro-reazione dell'amplificatore che porta così ad un differente compromesso tra il livello di armoniche prodotte e la performance dei transienti. ican-08 Altra particolarità dell'iCAN Pro è la presenza sempre sulla parte frontale di tutti i tipi di ingressi cuffia sia bilanciati che sbilanciati. Come ingressi bilanciati troviamo due XLR a 3 poli per left e right che al centro recano ciascuno la connessione bilanciata per doppio jack da 6,3 mm o singolo per quella sbilanciata. Al centro un ingresso sempre bilanciato XLR stereo a 4 poli. Concludono la dotazione ingressi due prese, una bilanciata e l'altra sbilanciata, da 3,5 mm. A lato degli ingressi troviamo una manopolina con 3 diverse regolazioni per la funzione 3D Holographic Sound che permette di rendere più ampio il soundstage e di migliorare l'immagine stereofonica delle incisioni. Al di sotto di essa troviamo un selettore del livello di guadagno a tre posizioni : 0 , +9 e +18 dB. La manopola del volume chiude la dotazione del pannello frontale. Il pannello posteriore raccoglie l'ingresso bilanciato e i 3 ingressi sbilanciati. Avendo anche funzione di pre-amplificatore ci sono inoltre una coppia di uscite bilanciate e sbilanciate. Infine oltre alla presa di collegamento dell'alimentatore esterno troviamo due prese, la prima denominata DC Loop Out e la seconda ESI Link che, stando al manuale, serviranno per i futuri moduli aggiuntivi pensati per la connessione a cuffie elettrostatiche. La parte superiore dell'apparecchio ha un design quasi unico in quanto si vede una sorta di piccolo oblò in vetro dal quale partono dei centri concentrici costituiti da feritoie per il passaggio dell'aria. L'oblò indica la posizione delle due valvole NOS che una volta attivate emanano una simpatica luce arancione. ican-07 Prova d'Uso Non mi stufo mai di ripeterlo ma qualsiasi prodotto presente nel mio studio per una recensione viene prima sottoposto ad un rigoroso periodo di rodaggio. Pertanto ho lasciato rodare l'iCAN Pro per una settimana intera prima di effettuare qualsiasi serio test d'ascolto. Le cuffie utilizzate per la prova sono state: la Sennheiser HD800S, l'Audeze LCD-X, la Kennerton Odin, la Sennheiser HD650, la AKG K7XX. Come DAC ho utilizzato il Tobby della Firestone Audio cui ho fatto dei piccoli upgrade a livello hardware e il Mytek stereo 96 DAC al quale ho abbinato l'ottimo convertitore USB-SPDIF della iFi Audio. La sorgente audio principale è stata la mia DAW sulla quale ho usato programmi come Fidelizer e Process Lasso Pro. Per quanto riguarda la parte dei player sono stati impiegati Jriver e Foobar Darkone con DSP proprietari. Gli altri amplificatori utilizzati durante la prova sono stati: il Master 9 di Audio-GD e l'HPBA2-S di Qes Labs, entrambi bilanciati a stato solido. ican-02 Il test di ascolto è stato suddiviso tra modalità Solid-State e Tube+ lasciando raggiungere all'apparecchio la temperatura ottimale di esercizio soprattutto nella modalità che comprende l'uso delle valvole. C'è da dire comunque che in tutte le modalità di ascolto l'iCAN Pro scalda parecchio per lo stadio di uscita in Classe A, pertanto consiglio vivamente di lasciare sempre un ampio spazio sopra l'amplificatore. Se volessi riassumere in breve le prime impressioni di questo mio test d'ascolto potrei sicuramente parlare di volume e potenza. D'altronde con oltre 14W su un carico di 16 Ohm l'iCAN Pro sulla carta sembra porsi come un vero purosangue e queste mie prime impressioni si sono concretizzate man mano che la prova d'ascolto è proseguita. Ma cerchiamo di andare con ordine. Collegando in sbilanciato e con il cavo stock la AKG K7XX, noto subito una bella sinergia tra il piccolo amplificatore e la cuffia austriaca. La timbrica appare sostanzialmente equilibrata con un ampio soundstage e una resa delle voci molto buona. I bassi sono maggiori di quanto mi ricordavo questa cuffia potesse esprimere. Passando dalla modalità a stato solido a quella Tube+ si nota un aumento del numero delle armoniche che rendono l'ascolto più musicale ed eufonico. Pilotando successivamente la stessa cuffia con il Master 9, a parità di brani e pressione sonora, i bassi diventano ancora più profondi a discapito dei medi che arretrano leggerissimamente. Con la Sennheiser HD650 moddata e collegata in bilanciato all'iCAN Pro mi rendo conto che in modalità Stato Solido, l'abbinamento risulta migliore e più coinvolgente di quello ottenuto con la AKG K7XX. La cuffia acquista velocità nei transienti soprattutto per quanto riguarda l'attacco e il rilascio delle note con dei bassi precisi ed articolati. Anche la resa sui medi si esprime in maniera precisa lasciando un po' meno in evidenza la gamma alta. Se passo alla modalità Tube+ le frequenze medie acquistano maggior corpo e fluidità a discapito dei bassi che diventano meno incisivi, nonostante la maggior ampiezza della scena sonora. Se poi collego, sempre in bilanciato la HD650 al Master 9 noto una maggior apertura in alto ma in un palcoscenico meno ampio rispetto a quello fornito dall'iCAN Pro. Ho avuto inoltre modo di sentire una minor capacità di questo combo nel mascherare i difetti dell'incisione. ican-10 Passando successivamente all'utilizzo di sua maestà la Sennheiser HD800S con collegamento in bilanciato, ho un’ottima resa su voci e strumenti acustici. I bassi si rivelano di buona qualità e quantità con una velocità dei transienti di tutto rispetto. Con la modalità Tube+ i bassi diventano più rotondi, il palcoscenico si apre maggiormente donando alla timbrica generale una maggior dolcezza sui medio-alti e alti. Con l'utilizzo, sempre in bilanciato, del Master 9 la cuffia acquista un pochino più di corpo sui bassi e una leggera maggior velocità sui transienti. Volendo poi rendere completo il confronto diretto tra gli amplificatori in mio possesso mettiamo in campo anche il nostro HPBA2-S di Qes Labs realizzato appositamente per la HD800S. Non uso mezzi termini per dire che il confronto non può esserci in quanto le prestazioni della HD800S con questo ampli sono tali da lasciare indietro gli altri due, ma di tutto questo avevo già ampiamente parlato nella mia precedente recensione sulla nuova ammiraglia di casa Sennheiser. Dopo questo primo round mi pare di capire in maniera piuttosto chiara che l'iCAN Pro, oltre ad essere un prodotto poliedrico, è anche un amplificatore che va a nozze con le cuffie dinamiche di diversa impedenza senza porsi problemi nell'erogare una cospicua dose di potenza e volume. Volendo poi completare la mia prova, collego in bilanciato al nuovo amplificatore di iFi Audio la mia Audeze LCD-X. Sento qui una buona apertura sulle medie frequenze e una buona resa della scena sonora. I bassi risultano però un po' gonfi ed impastati e non scendono ai livelli a cui siamo abituati. Si nota anche una leggera tendenza dell'amplificatore a perdonare eventuali difetti dell'incisione. Con la modalità Tube+ i bassi diventano un po' più morbidi sia come impatto e quantità. La cuffia acquista maggior musicalità diventando un più 'ruffiana' nella resa complessiva ed ancor meno analitica sui difetti della registrazione. Se poi uso la LCD-X con quello che è il mio riferimento, il Master 9, la cuffia risulta decisamente più veloce, i bassi diventano più articolati e veloci così come la resa dei transienti. A discapito di un seppur meno ampio palcoscenico, la timbrica della cuffia diventa decisamente più equilibrata e aperta rivelandosi più impietosa nel rivelare i difetti dell'incisione. ican-09 Con la Kennerton Odin le cose si fanno interessanti in quanto questa cuffia ortodinamica di produzione russa mostra una certa differenza di prestazioni a seconda del cavo usato. Alla fine ho visto che usando il cavo bilanciato dalla sezione più grossa riesco a interfacciare e a far suonare meglio la cuffia con l'iCAN Pro. La ricostruzione del palcoscenico è ottima abbinata ad un estensione pulita e chiara in alto. Davvero molto buona la resa delle voci un po' meno quella delle basse frequenze che non risultano estese come con la LCD-X e pongono i medio-bassi leggermente in evidenza. Con la modalità Tube+ i bassi diventano leggermente meno incisivi, l'ascolto diviene più musicale e i difetti dell'incisione vengono addolciti. Con il Master 9 la Odin aquista maggior velocità estensione in basso e lascia maggiormente trasparire le imperfezioni della sorgente. Conclusioni Devo dare merito a iFi Audio di essere riuscita a creare un prodotto veramente poliedrico che può accontentare sia il professionista sia l'audiofilo per numero di connessioni e modalità di ascolto. Penso che non sia stato facile realizzare un amplificatore per cuffie che racchiude al suo interno due tecnologie ben distinte come il funzionamento a valvole e quello a stato solido. Penso infine che non sia stato nemmeno semplice realizzare un prodotto che non si scompone minimamente per il tipo di cuffia che deve pilotare e che mantiene una timbrica coerente anche a diversi livelli di guadagno dello stadio di uscita. E' quindi secondo me un prodotto che va decisamente a nozze con le cuffie dinamiche, meno con quelle ortodinamiche. Non fatevi però ingannare dalle dimensioni ridotte e dal peso contenuto, anche se quest'ultimo a mio avviso risulta un difetto abbastanza fastidioso in quanto l'amplificatore tende facilmente a scivolare lateralmente da ambo i lati quando si staccano i cavi cuffie e i cavi di linea. Mi ha impressionato poi la potenza erogata e soprattutto il volume disponibile tanto che penso che l'iCAN Pro non avrebbe alcuna difficoltà a pilotare due cuffie notoriamente ostiche come la Hifiman HE-6 e la Abyss. Per questo posso definirlo un amplificatore 'tuttofare' che si adatta senza problemi a qualsiasi carico di impedenza gli si sottoponga. L'iCAN Pro può risultare pertanto una soluzione valida per chi dispone di un ampio parco cuffie e non vuole impazzire ad acquistare più di un amplificatore. La timbrica dell'amplificatore in modalità stato solido è decisamente neutra con una leggerissima punta di calore. I contrasti tra micro-dinamica e macro-dinamica si attestano su livelli molto buoni. Per il prezzo a cui viene venduto e per le soluzioni che incorpora lo consiglio senza problemi. D'altronde a dirla tutta vi portate a casa 2 al prezzo di 1 e scusate se è poco. ican-04 Considerazioni Personali Tutto l'hype abilmente creato da iFi Audio attorno all'iCAN Pro è stato quasi, e sottolineo quasi, del tutto soddisfatto. Nonostante non sia stato possibile cambiare il cavo di alimentazione stock, ho avuto modo di vedere che l'alimentatore dell'amplificatore racchiude l'ultima tecnologia di iFi in questo ambito, denominata iPower. Allo stesso modo sono riuscito per gioco a migliorare le prestazioni della Kennerton Odin semplicemente spostando il selettore del bass boost sulla prima posizione, rendendo quindi l'abbinamento decisamente piacevole. Ho preferito fare un test nudo e crudo dell'amplificatore senza avvalermi degli optional in dotazione ovvero il 3D Soundstage e il Bass Boost. Sono rimasto stupito in positivo dalla capacità di iFi di racchiudere così tante cose in un oggetto dalla costruzione ergonomica e dalle dimensioni contenute che permette a chiunque di usare con un unico prodotto due amplificatori, uno a stato solido e l’altro a valvole (si aspetta comunque un tempo di 20 sec circa nel passaggio da una modalità all'altra). Poiché nel mio vocabolario non esiste la parola "definitivo" specialmente sugli amplificatori per cuffia, il primo termine che mi viene in mente è l’aggettivo "versatile" ed è quello che meglio si addice all'iCAN Pro. Infine poiché si tratta di un amplificatore molto buono dall'eccellente rapporto qualità prezzo e dal suo essere un valido tuttofare lo pongo sicuramente tra i prodotti che meritano una certa considerazione. Giudizio 1. La qualità sonora è davvero molto buona = 8 2. Il valore dell’apparecchio rapportato al prezzo è molto alto = 9 3. Le misure dichiarano valori decisamente interessanti = 10 4. La qualità costruttiva e l’estetica dell’apparecchio sono molto buone = 8 5. La versatilità è ad ampissimo raggio nel mondo degli amplificatori per cuffia = 10 Punteggio : 9 Specifiche: Prezzo : 1695 euro Dimensioni : 213(P) x 192.5(L) x 63.3(A) mm Peso : 1,93 Kg Risposta in Frequenza : da 0.5Hz a 500kHz(-3dB) SNR : >147(A) BAL - >137(A) SE THD : BAL SE Solid-State: ≤0.0015% ≤0.005% Tube: ≤0.002% ≤0.005% Tube+: ≤0.012% ≤0.2% Potenza di uscita @16ohm : >14,000mW (BAL) / >4,800mW (SE) Info: www.ifi-audio.com Info: www.proaudioitalia.it   Francesco Donadel Campbell Mastering Engineer]]]> Mon, 24 Oct 2016 10:02:14 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/10/24/amplificatore-ifi-audio-pro-ican/ Microtech Gefell KEM 970: il microfono del Papa al Blue Note http://www.ziomusic.it/2016/10/17/microtech-gefell-kem-970-il-microfono-del-papa-al-blue-note/ Che strana coincidenza: un po’ di tempo fa avevo visto un discorso di Angela Merkel dal “Bundestag”, il parlamento tedesco, e mi ero chiesto cosa fossero gli strani tubi che si vedano spuntare fuori dal podio dell’oratore. Cercando in rete scoprii che si trattava proprio di due microfoni array KEM 970, e sulla pagina prodotto del sito internet dell’azienda berlinese c’è pure una foto del Papa con questo microfono. Molto incuriosito dall’idea di utilizzare un microfono di questo tipo per la ripresa dal vivo di strumenti musicali sul palco, e anche grazie al grande entusiasmo di Zoran, ho accettato di buon grado l’invito al Blue Note per sentire con le mie orecchie i suoi esperimenti e conoscere meglio questo microfono particolare. papa Microtech Gefell, fondata da Georg Neumann nel 1928, ha una lunga storia ed una grande tradizione nella progettazione e produzione di microfoni. Nel 1928 Georg Neumann e Erich Rickmann diedero vita a questo importante progetto realizzando il loro primo microfono a condensatore industriale. Ai Giochi Olimpici di Berlino del 1936 apparve la prima versione del mitico condensatore valvolare con capsula M7 sviluppato da Georg Neumann, dalla caratteristica forma a bottiglia. Nel 1938 Erich Rickmann muore ma Georg Neumann continua a guidare la società in collaborazione con Erich Kühnast, che prende le redini dell'azienda dopo la Seconda Guerra Mondiale quando Georg Neumann si sposta a Berlino. Da molti questo è considerato il vero e proprio marchio di Georg Neumann, soprattutto dopo l’acquisizione di Neumann da parte di Sennheiser nel 1991. kem-970_grafic Il microfono La particolarità di questo microfono sta nel sistema di capsule cardioide multiple allineate sullo stesso piano che è stato progettato in collaborazione con l’Institut für Rundfunktechnik di Monaco di Baviera. Si tratta di otto capsule in un array verticale montate in un tubo fissato ad una bacchetta di metallo che funge da supporto e nasconde il cablaggio, che rendono il microfono direttivo, indipendentemente dalla frequenza. Difatti è molto interessante la sua caratteristica forma nel diagramma di ripresa. Osservando la risposta polare, si nota che il microfono riceve i suoni sull′asse orizzontale come un normale cardioide, ma sull′asse verticale solo su un arco di 30 gradi. Vuol dire che stiamo parlando di un caratteristico sistema di ripresa cardioide planare o a “direttività non rotazionale simmetrica”, ovvero un cardioide largo sul piano orizzontale (120°) e verticalmente un microfono a fucile (30°), in grado di riprendere la profondità di campo. kem-970-diagramma-polare_verticale_horizontale Questo pattern direzionale rende il microfono adatto alle situazioni in cui la sorgente da registrare è ampiamente diffusa o si muove attraverso il piano orizzontale mentre il suono che arriva da altre direzioni deve essere attenuato. Per la natura altamente direzionale di questo microfono, è ovviamente importante capire bene le direzioni da cui provengono i suoni desiderati e quelli indesiderati. Significa che più viene curato il posizionamento del KEM 970, migliori saranno i risultati che si ottengono. Le specifiche tecniche dettagliate potete trovarle QUI. In prova Chiediamo allora a Zoran Matejevic qualche informazione in più e che cosa lo ha portato a sperimentare l’utilizzo di un microfono di questo tipo sul palco del più rinomato jazz club milanese. zoran-matejevic ZioMusic.it: Quando hai avuto il primo contatto con questo particolare microfono array di Microtech Gefell? Zoran Matejevic: Ho avuto a che fare con il KEM 970 per la prima volta circa tre anni fa, quando il Duomo di Milano, prima dell’EXPO, ha indetto un appalto per risolvere la situazione dell’amplificazione nel Duomo. Facevo da consulente per una delle aziende partecipanti e nel progetto da me proposto c’era anche il KEM 970. Purtroppo poi il lavoro non ci è stato assegnato ma da quel giorno mi è rimasto sempre il desiderio di testare bene questo microfono. Era da tempo che volevo provare dal vivo qualche ripresa alternativa degli strumenti, ad una distanza più adeguata, più simile alla tecnica di ripresa nella musica classica, e mi è tornato in mente il microfono array della Microtech Gefell. Così lo scorso settembre ho contattato Ezio Gatti e tramite il distributore italiano Midiware sono riuscito avere in prova il microfono. ZioMusic.it: Di solito questo microfono non viene indicato però per la musica dal vivo? Zoran Matejevic: Di solito i microfoni a fucile che vengono usati nel broadcast o per le riprese video non sono adatti alla musica dal vivo. Ero curioso di sapere se questo microfono fosse all’altezza anche per questo scopo, oltre al campo di applicazioni indicato da Gefell, come microfono da podio per oratori, come supporto del palco in teatro o per la ripresa di cori, dove il microfono viene appeso con dei cavi di acciaio sopra le teste dei cantanti. ZioMusic.it: Raccontaci allora come hai impostato questa prova. Zoran Matejevic: Il primo test l'ho fatto in una situazione da trio, con il sassofonista Chico Freeman, più un violoncello e delle percussioni. Ho posizionato il KEM 970 a circa un metro dal sax tenore, e sinceramente avevo un po’ di timore, considerando che i microfoni cardioide di solito a questa distanza prendono più il palco che la sorgente davanti. Ero sorpreso di sentire invece come il KEM 970 respingesse tantissimo gli altri strumenti, mantenendo un suono di sassofono vero, senza alcuna necessità di EQ sul canale. Nel PA si sentiva un suono rinforzato, bello, senza nessun tipo di problema riguardante i registri dello strumento, molto definito, e con una risposta ai transienti e le articolazioni eccezionale. ZioMusic.it: Quale è stata la tua reazione? Zoran Matejevic: Sono rimasto praticamente scioccato dalla facilità d’uso del microfono, soprattutto dal fatto che non sentivo le riflessioni della stanza. Dai 600 Hz ai 2 kHz respinge molto bene. Il suono era molto “intimo”, con tanti dettagli,  le alte frequenze molto morbide, reali, con tanta aria e pochi di quegli attacchi violenti tipici del sassofono, frequenti quando si posiziona il microfono molto vicino alla sorgente. Particolarmente nel range dai 3 ai 5 kHz risultano molto artificiali. Sappiamo tutti che nel live si cerca di avere la sorgente più vicino possibile al microfono per aumentare la potenza acustica di guadagno, sia per i monitor, ma anche per non mettere in crisi il PA. Avendo qui però la possibilità di allontanarsi dalla sorgente, permette di bilanciare questi difetti che derivano dalla distanza molto ravvicinata. microtech-gefell-kem-970_1 ZioMusic.it: Non hai avuto problemi di rientri? Zoran Matejevic: No. Tra l’altro i musicisti erano anche posizionati abbastanza vicini. Non ho avuto nessun problema ne con il monitoraggio, ne con l’impianto, senza nessun compromesso o delle impostazioni di EQ strane. ZioMusic.it: E da lì poi hai cominciato a provare il microfono anche con altri strumenti? Zoran Matejevic: Si, già il giorno dopo c’era in programmazione un duo, Adalberto Ferrari e Nadio Marenco, fiati e fisarmonica. Sono riuscito su diversi fiati abbastanza problematici come clarinetto, clarinetto basso, clarinetto contrabbasso e sax c-melody ad ottenere sempre lo stesso risultato di Chico Freeman, in questo caso anche con strumenti in legno, senza cambiare l’equalizzazione o altro adattamento, e solo aumentando in base all’emissione dello strumento, ho fatto il concerto senza problemi. Sono riuscito a provare il microfono durante il soundcheck anche sulla fisarmonica. Sempre con il microfono ad una distanza di oltre un metro, e posizionandolo proprio davanti la fisarmonica, e non sulla parte laterale dello strumento, il suono era assolutamente vincente rispetto alla soluzione con due Neumann KM 184 sulle basse e sulle alte, che spesso risulta un po’ violento e enfatizzato. Usare il Gefell ad una certa distanza davanti alla fisarmonica mi ricorda una tecnica che usavo anni fa con i Sennheiser KMH 40 in configurazione XY o ORTF. Comunque nonostante il KEM 970 sia un microfono monofonico ha una grandissima precisione e scommetto che a livello di qualità sonora convincerebbe chiunque in un attimo. Microtech Gefell KEM 970 vs. AKG 414 (file audio normalizzati - no EQ - no Comp) https://soundcloud.com/ziomusic/violoncello-microtech-gefell-kem-970 https://soundcloud.com/ziomusic/violoncello-akg-414 ZioMusic.it: E poi … Zoran Matejevic: …è partito un test dopo l’altro. Il prossimo concerto sarebbe stato quello di Sarah Jane Morris e Antonio Forcione, praticamente un concerto pop, con batteria, basso, chitarra, voce e violoncello. Per la mia esperienza nell’audio posso dire che il violoncello e il trombone secondo me sono gli strumenti più difficili da amplificare dal vivo, perciò questa volta per sfida ho scelto di usare il KEM 970 proprio sul violoncello. Considerando la situazione del club, con monitor EV da 12”, quindi alta pressione sonora sul palco, con la batteria che si trovava subito dietro le spalle della violoncellista, sinceramente non mi aspettavo più di tanto, e invece il risultato è stato sorprendente. Il violoncello, suonato con l'archetto, era sempre ben presente in sala, il pizzicato, considerando l’energia che produce lo strumento e la presenza della chitarra suonata arpeggiata e del basso acustico fretless, si perdeva un pochino, ma più per una questione di arrangiamento. [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=DBrM35IHUnM[/embed] ZioMusic.it: Ho visto che avevi messo anche un AKG 414 di fianco al KEM970. Zoran Matejevic: Si, ho messo anche un 414, ma solo per poter fare un confronto. Invece ho montato sul violoncello anche un microfono Schertler a contatto, per sicurezza. Alla fine ho utilizzato il KEM 970 assieme allo Schertler, ma stiamo parlando di un mix di 70% Gefell e 30% Schertler. ZioMusic.it: Presumo che una grande sfida sia la ripresa del pianoforte? Zoran Matejevic: Si. Desideravo tantissimo provare questo microfono sul piano. Per mia esperienza, nella musica classica e per tutte le riprese fatte nel broadcast, è praticamente vietato mettere un microfono all’interno del pianoforte. ZioMusic.it: Che è invece la tecnica di ripresa che utilizzi di solito qui al Blue Note? Zoran Matejevic: Si. Ma nonostante io usi due microfoni DPA iper-cardioide posizionati dentro il pianoforte, cercando di respingere il più possibile le riflessioni della tavola, i rientri della batteria o del basso elettrico sono abbastanza evidenti e quindi le equalizzazioni non vengono fatte solo su base della sonorità dello strumento, ma sono spesso un compromesso per respingere meglio i disturbi esterni. Considera che il pianoforte nel forte/fortissimo arriva al massimo al 95 dB di pressione sonora, che in realtà sono pochi rispetto a tutti gli altri strumenti che suonano sul palco. Fondamentalmente il problema della ripresa del pianoforte dal vivo è questo. D’altra parte la ripresa stereofonica con posizionamenti XY, AB  o ORTF all’interno dello strumento è abbastanza complicata, perché crea spesso problemi di fase e tanti fenomeni acustici problematici del pianoforte vengono peggiorati ulteriormente nella ripresa, che esce poi con sonorità quasi “honky tonky” o l'enfatizzazione di alcune note, problemi con i registri, ecc... microtech-gefell-kem-970_piano ZioMusic.it: Presumo poi che in un club, e in particolare con un palco come qui al Blue Note dove la distanza tra PA e microfoni è abbastanza ridotta, i problemi siano anche maggiori. Zoran Matejevic: Difatti è così. Era da tempo che cercavo di trovare una soluzione soddisfacente e il KEM 970 anche qui si è mostrato una rivelazione. Ho provato il microfono sul pianoforte in due occasioni, con il trio jazz di Harold Maborn (piano, batteria e basso), che ha sonorità abbastanza spinte sul palco, e il duo piano e tromba di Jacky Terrasson & Stéphane Belmondo, dove ho piazzato il 970 a una certa distanza dal bordo superiore all’esterno del pianoforte. Ovviamente ero preoccupato di avere dei problemi di rientri, in particolare dalla batteria, ma invece non c’è stato nessun momento dove il pianoforte non riuscisse a dominare, e senza dovere fare interventi drastici sull’equalizzazione. https://soundcloud.com/ziomusic/pianoforte-with-band-microtech-gefell-kem-970 ZioMusic.it: Il fatto di trovarsi il pianoforte in mono non è penalizzante? Zoran Matejevic: Tutt’altro! Con questo tipo di ripresa, alla vecchia, il suono risultava ben definito e molto naturale, un suono vero di pianoforte. Quindi non ci sono quelle basse frequenze falsate delle note gravi del pianoforte, alle quali ci siamo abituati negli ultimi anni. Basta mettersi in piedi davanti a un pianoforte per capire immediatamente che le note basse non suonano così. Il KEM 970 restituisce un suono molto piacevole e realistico che vive in armonia con gli altri strumenti. In particolare mi è piaciuto anche il fatto che si riuscisse a distinguere molto meglio contrabbasso e pianoforte sulle basse frequenze, con strumenti ben distinti anche nelle parti di unisono. Pensavo che Jacky Terrasson con la sua tecnica pianistica poco convenzionale e molto dinamica, potesse magari creare dei problemi al microfono, invece il KEM 970 ha reso perfettamente la grande creatività e fisicità del pianista francese. Temevo che la tromba, che era diretta verso il coperchio aperto del piano, potesse rientrare troppo, ma non è stato così, e non sono dovuto intervenire nemmeno nel momento di un particolare interplay dei due musicisti, con Terasson che pizzicava furiosamente le corde del piano con le mani e Belmondo con la tromba praticamente dentro il pianoforte. microtech-gefell-kem-970_case ZioMusic.it: Durante il concerto ho sbirciato un po’ sopra la tua spalla e ho visto che l’EQ sul canale del KEM 970 era praticamente inesistente. Zoran Matejevic: Si, praticamente flat, al contrario della elaborata equalizzazione che devo adoperare di solito con due microfoni iper-cardioide all’interno del piano. Chi lavora nel sound reinforcement sa che il filtro passa-alto è d’obbligo in tantissime situazioni per tenere sotto controllo il low-end, invece qui proprio per provare a mettere in crisi questo microfono ho scelto di non metter nessun tipo di passa-alto sul KEM 970, e sorprendentemente ha tenuto benissimo. Non ho avuto nessun problema sulle frequenze basse, tipo rumble o simile. ZioMusic.it: Cos’altro ci vuoi dire a livello tecnico riguardo il microfono? Zoran Matejevic: Visto che il microfono fu progettato per il parlato o per applicazioni teatrali si potrebbero avere dei dubbi sulle dinamiche, invece per il KEM 970 le dinamiche sono di 116dB sull’uscita principale, 126 dB a -10dB, e 136dB a -20dB del preamplificatore. Stiamo parlando di un microfono che è perfettamente matchato con il suo preamplificatore e permette una precisa impostazione del guadagno, il che mi piace molto, visto che il gain staging è un po’ un mio chiodo fisso. Anche la risposta in frequenza di 40 – 18000 Hz potrebbe magari insospettire qualche maniaco del suono, ma a me sinceramente non è mancato niente, anzi. microtech-gefell-kem-970_alimentatore  ZioMusic.it: Mi sembra di aver capito che il microfono ti piace molto. Zoran Matejevic: Si! Non posso nascondere che è da tempo che non mi divertivo così con un microfono, mi sembra di essere tornato un ragazzo [Ride, ndr]. Stiamo parlando di un microfono veramente eccezionale, di manifattura eccellente e tutto nel dominio analogico. Essere riusciti ad allineare otto capsule senza l’utilizzo di alcun tipo di DSP è veramente superlativo. Mi sarebbe piaciuto poter testare il 970 in una posizione ruotata di 90°, cioè non in verticale ma in orizzontale, ma era impossibile senza adeguati supporti. Secondo me sul contrabbasso, ma anche sul violoncello, potrebbe essere molto interessante. Mi piacerebbe molto provare anche il successore di questo microfono, si chiama KEM 975, che sulla carta dovrebbe essere ancora più performante, grazie ad alcuni miglioramenti al circuito, preamplificatore, costruzione e range dinamico, senza però cambiare niente delle dimensioni critiche dell’array, essendo le capsule e il loro arrangiamento parte integrante del design fatto dall’Istituto per Radiotechnologie di Monaco (IRT München). ZioMusic.it: Allora appena è disponibile il modello più recente ci ritroviamo di nuovo qui al Blue Note per qualche prova? Zoran Matejevic: Certo! Quando volete! Considerazioni finali Personalmente, da ascoltatore, posso solo confermare tutto quello che ha detto Zoran Matejevic. Nelle due serate che ho passato al Blue Note, sia il suono della violoncellista di Sarah Jane Morris che quello del pianista Jacky Terrasson era eccezionale. Complimenti a Microtech Gefell per il KEM 970, un microfono davvero ingegnoso. Complimenti anche a Zoran, che dopo tanti anni di professione riesce ancora a emozionarsi con delle trovate come queste, che significa avere la voglia e la passione di provare e trovare delle soluzioni nuove mettendo in discussione le tradizioni e perché no, anche se stessi. Ringraziamo tantissimo Zoran Matejevic per la sua segnalazione e per la bella intervista. Ringraziamo anche tanto il distributore MidiWare per il supporto. Info: www.zoranmatejevic.com Info: www.midiware.it Info: www.microtechgefell.de Info: www.irt.de]]]> Mon, 17 Oct 2016 07:00:36 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/10/17/microtech-gefell-kem-970-il-microfono-del-papa-al-blue-note/ Crisi del Mercato degli Strumenti: di chi è la colpa? http://www.ziomusic.it/2016/10/04/crisi-del-mercato-degli-strumenti-di-chi-e-la-colpa/ In questo grafico potete vedere l'andamento in questi anni del mercato degli strumenti musicali e delle edizioni in Italia. Come è facile calcolare, il calo è stato si di circa il 30% (precisamente -28,1%) ma il periodo da considerare è quello dal 2009 ad oggi, una crisi che viene quindi da più lontano e molto più organica al sistema economico complessivo di quanto rilevato da NAMM. Un dato importante da notare è la crescita del 30% della quantità di pezzi venduti nello stesso periodo che farebbe comunque intuire una certa efficienza del sistema di vendita al dettaglio. Questo porta da se il terzo trend nel grafico, ovvero la diminuzione del prezzo medio dei prodotti acquistati di circa un quarto (-25,9%). La crisi ha quindi colpito duro ma gli ultimi due anni sembrano aver dato un leggero segnale di ripresa, anche se è chiaro che per ritornare ai valori massimi di 405 milioni di fatturato totale del mercato MI del 2009 ci vorrà ancora del tempo. Bisogna recuperare ancora circa un 40% infatti. I fattori che hanno inciso sulla ripresa, comprendendo anche i dati 2016 che qui non sono riportati perchè parziali, sono stati sicuramente una timida risalita del PIL generale ed anche iniziative una tantum come il Bonus Stradivari, attivo da gennaio 2016 e che può valere fino a circa il 5% di crescita attualmente. Questo fa comprendere quanto sarebbe importante reiterare queste iniziative o rendere gli incentivi sistemici con deduzioni fiscali, finanziamenti agevolati e altri bonus di settore. Anche l'introduzione dei Licei Musicali probabilmente sta dando un piccolo impulso al mercato, ma qui ci vorranno un po' di anni (uno due cicli scolastici) per capirne bene l'efficacia su più fronti. grafico-articolo-mercato-musicale-2016-copia In questo grafico ho aggiunto all'analisi anche due dati importanti di sistema come l'andamento del PIL (prodotto interno lordo) italiano ed il tasso di disoccupazione. Nel 2009, in piena crisi, Dismamusica vedeva ancora "un confortante segno positivo" nel +0,9% di crescita, giudicando di aver "superato il momento più critico della crisi". Purtroppo il mercato si stava già fermando, trascinato solo dall'inerzia tipica di certi settori, e c'erano forse già i segnali per prevedere il successivo calo. Più che un calo fu una discesa libera con successivi negativi di -17% nel 2010, -2,4 nel 2011 (vedete l'inerzia nella frenata dovuta al PIL che sembrava riprendersi), poi ancora -13,5% nel 2012 e -9% nel 2013. Una maggiore spinta verso le istituzioni per l'introduzione di bonus e misure straordinarie già dal 2010, preso forse con troppo cauto ottimismo, avrebbe forse aiutato a non crollare verso il minimo di 258 milioni di fatturato, con un crollo di oltre il 30%. La spesa pro-capite per gli strumenti scivolava infatti verso i 6,3 dollari attuali, un salto verso il basso che fa ancora più impressione se messo in prospettiva rispetto ai 22 dollari pro-capite degli americani e i 12 euro dei tedeschi. grafico-articolo-mercato-musicale-2016-correlazione La correlazione più forte rispetto al fatturato però la possiamo notare non con il PIL bensì con il tasso di disoccupazione. La curva della disoccupazione sembra essere infatti proporzionale all'inverso del fatturato del settore strumenti musicali. Qui l'interpretazione è immediata, poichè è perfettamente comprensibile che la mancanza di lavoro o l'aumento della precarietà portano ad un immediata tendenza al taglio delle spese 'non essenziali'. Senza cadere nel fatalismo di un andamento del fatturato su cui non si può agire in alcun modo perchè comandato principalmente da fattori esterni, io credo che se sull'occupazione non è compito del settore MI cercare di intervenire, si può agire sui fattori secondari che disincentivano all'acquisto in tempi di crisi occupazionale. Noi siamo un Paese di risparmiatori e disinnescare certi meccanismi mentali di prudenza (come in altri paesi) può sostenere il mercato. Tra queste misure posso fare alcuni esempi presi anche da altri settori: l'utilizzo di una rateazione flessibile, prolungata ed a tassi bassi sugli acquisti (con scadenze anche a 3-5-10 anni per gli acquisti importanti). il prestito con riscatto con micro-rate (posso comprare una chitarra da 1000 euro con solo 20 euro al mese per il primo anno e poi riscattarla per intero o con rate da 35-40 nei successivi due anni, oppure restituirla). l'acquisto con dilazione del pagamento o prima rata (acquisto uno strumento oggi e inizio a pagare tra 6 mesi o anche un anno). l'incentivo da parte del Governo o della Regione dell'utilizzo della rateazione a tasso zero con compensazione/detraibilità dell'interesse ai negozi o alle finanziarie. la movimentazione delle scorte di magazzino più vecchie tramite l'utilizzo di un meccanismo simile al super-ammortamento (si concede ad esempio alle attività l'ammortamento al 140% sugli investimenti o sul rinnovo del magazzino se queste si impegnano a scontare lo stesso ammontare con sconti sui prodotti in magazzino da più di 1-2 anni). Tutte queste, ed altre misure, possono essere utilizzate sia in periodo di crisi per alleggerire passivi come quelli visti negli anni precedenti, oppure in fasi transitorie come questa in cui la ripresa è debole ed incerta e va sostenuta. In secondo luogo un'analisi più approfondita delle correlazioni dei fattori esterni che guidano l'andamento di questo mercato potrebbero essere vitali per intervenire in tempo, intercedere presso le istituzioni per ottenere misure di sostegno e selezionare gli strumenti più adatti, anche aiutando la distribuzione ed i commercianti al dettaglio a metterle in atto. Da ultimo, ma non ultimo per importanza, il commercio online. E' chiaro che con un rivenditore come Thomann che da solo ha un fatturato di ben oltre 500 milioni di euro su 28 paesi, non si può competere con un sistema frazionato come il nostro. Aggiungo che proprio in questi mesi Amazon ha deciso di potenziare il suo intervento nel settore MI, e sappiamo di quale potenza sia capace un colosso del genere. Se non si vuole che questi mega-rivenditori controllino i prezzi e facciano il bello ed il cattivo tempo come ora, mettendo a rischio il nostro sistema e portando fatturato ed occupazione per la maggior parte al di fuori dell'Italia, è sempre più necessario 'fare sistema' per competere con numeri comparabili ed avere una leva più lunga. Come sempre fare sistema vuol dire rinunciare a parte della propria confortante 'sovranità' in favore di un beneficio comune, cosa che raramente ci riesce. grande-onda Di fare sistema e di altre possibili misure scriveremo anche in futuro ma siccome abbiamo parlato fino ad ora di numeri e tecnicismi mi piace chiudere questo articolo con questa stampa del grande pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai. "La Grande Onda di Kanagawa" raffigura la furia degli elementi, la sua potenza e predominio sull'uomo (con le sue piccole barche) ma sullo sfondo campeggia sicuro ed immortale il grande monte Fuji. Se si vuole affrontare una grande onda non si può prendere il mare con piccole barche. Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Tue, 04 Oct 2016 16:12:49 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/10/04/crisi-del-mercato-degli-strumenti-di-chi-e-la-colpa/ Komplete Ultimate 11 – Parte 1 – Orchestra e Colonne Sonore http://www.ziomusic.it/2016/09/28/komplete-ultimate-11-orchestra-e-colonne-sonore/ Installazione Prendetevi del tempo e siate sicuri di avere lo spazio necessario sui vostri hard disk. Ovviamente potete installare anche solo una parte degli strumenti. Il programma Native Access è molto comodo e vi guida nell'installazione quasi automaticamente dei diversi strumenti. Se però li volete installare tutti avrete bisogno di circa 380 GB di spazio. Inoltre è richiesto almeno Mac OS 10 o Windows 7, un processore Intel Core 2 Duo o AMD Athlon 64 X2 e almeno 4 GB di RAM (meglio 6-8 GB o più se volete aprire grosse sessioni con molti strumenti). Il mio personale consiglio è di utilizzare hard disk SSD se potete, perchè gli strumenti si caricheranno molto più velocemente e funzioneranno meglio. Diciamo che per installare tutto potrebbero volerci dalle 2 alle 3 ore. Gli Strumenti d'Orchestra di Komplete 11 Ultimate Includendo tutte le librerie prodotte da NI, qui dentro troverete: i Symphony Essentials (String Ensemble, Brass Solo e Ensemble, Woodwind Solo e Ensemble) - strumenti per le classiche sezioni d'orchestra e solisti con molte articolazioni per un realismo molto alto e la riproduzione di molte tecniche tipiche di ogni strumento. Action Strings, Emotive Strings, Session Horns e Session Strings Pro - sezioni di ottoni e archi con la possibilità di avere la funzione Animator che produce da un accordo ritmiche complesse e programmabili. i pianoforti The Gentleman, Giant, Grandeur, The Maverick, Una Corda - per avere un ampio range di suoni di pianoforte dal vintage al moderno, fino a strumenti unici e rari. Action Strikes - ritmiche di percussioni da orchestra già pronte e suonabili per avere i tipici ritmi da colonna sonora senza dover comporle con i singoli strumenti. Rise & Hit - utilissimo strumento programmabile per colpi di scena e transizioni tipici delle colonne sonore. Damage, Evolve, Evolve Mutations, Evolve Mutations 2 e Kinetic Metal - strumenti che racchiudono in se parti acustiche, parti elettroniche ed effetti tutto combinato assieme per ottenere suoni ritmici, percussivi o melodici d'effetto tipici delle ambientazioni da colonna sonora, degli arrangiamenti moderni e delle orchestre ibride. Questo è quello che ho utilizzato per questa parte della recensione. Mica poco se pensate che questi strumenti hanno potenzialmente la disponibilità di qualche migliaio di suoni. Piano e Orchestra Classica Per il primo pezzo ho realizzato una breve colonna sonora in stile sentimentale chiamata "That Moment You Know". Come sempre oltre al brano vi includo anche le singole parti per ascoltare gli strumenti singoli o in sezione. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/luca-luker-rossi-that-moment-you-know "That Moment You Know" parte con l'utilizzo del piano Una Corda, un piano particolarissimo campionato da un vero piano realizzato con una sola corda per nota, e che ha quindi un'intonazione, un sustain e una risonanza personalissimi. Il campionamento è notevole, le dinamiche amplissime. Inoltre NI ha infarcito Una Corda di numerose funzioni per il realismo ed il sound design che consentono anche di stravolgere il suono e ottenere timbriche eteree o da piano giocattolo. Io qui ho simulato un piano in una stanza vuota per accentuare l'immedesimazione nella situazione sentimentale, aggiungendo (ascoltate bene in cuffia) anche molti rumori delle meccaniche e addirittura i rumori e gli scricchiolii del pianista. Molto coinvolgente. Per le sezione di archi ho utilizzato Symphony Essentials String Ensemble, Session Strings Pro ed Emotive Strings. Gli Essentials sono molto utili per il realismo, richiedono diverso tempo per la programmazione, poichè hanno dinamiche e articolazioni da sistemare per ogni nota, ma l'effetto è molto buono, anche per gli strumenti solisti. Emotive Strings invece pur non essendo molto flessibile ed avendo una qualità sonora inferiore, è particolarmente utile per creare ritmiche ed arpeggi in meno tempo, visto che ha una libreria già pronta. Session Strings Pro invece è comodo da usare per parti di sezione con accordi, soprattutto usando l'Animator che da un solo accordo crea automaticamente un pattern ritmico, che qui potete sentire sulle basse. Non ho voluto aggiungere ottoni per avere un suono più intimo e delicato, ma per accentuare le linee melodiche ed i contro-canti ed armonizzazioni ho aggiunto un oboe e una sezione di flauti con Symphony Essentials Woodwind Ensemble e Solo. Qui vale lo stesso che per le analoghe librerie di archi, prendetevi tempo per sistemare tutte le articolazioni e le dinamiche, altrimenti i suoni vengono un po' piatti e poco realistici. Permettono un'ottima sensibilità sullo strumento e i timbri sono molto ricchi di sfumature. Orchestra Ibrida da Action Movie L'orchestra ibrida è un'orchestra che unisce elementi classici, come quelli descritti sopra, e moderni come batteria, chitarre, basso, tastiere e non di rado strumenti elettronici. Per un'ambientazione da action movie ho creato questo brano chiamato "Underground Tension" che ha due sezioni, una di accumulazione ed una più incalzante. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/luca-luker-rossi-underground-tension In questo brano potete ascoltare distintamente come con Symphony Essentials Brass Solo si possono creare dei temi realistici usando le articolazioni. Il tema tensivo nella prima parte usa una tromba ed un basso tuba (ascoltateli in solo per udire meglio le diverse tecniche). Nella seconda parte entra anche Session Horns Pro, con una sonorità da film di spionaggio ho usato una sezione di ottoni con trombe, tuba e sax, anche loro ben articolati anche se meno di Essentials ma i suoni sono più moderni. Anche qui potete ascoltare una sezione di archi, ma qui ho utilizzato prevalentemente Session Strings Pro per creare ritmiche e accordi che creassero tensione e dissonanza riprendendo parti del tema. Come sentite l'Animator all'inizio crea un bell'effetto vibrante con i contrabbassi e violoncelli. La sezione di legni utilizzata qui è da Symphony Essentials Woodwind Ensemble, particolarmente adatta per ritornare sul tema con una timbrica e un'altezza diversa.  Mi piace parecchio come lavora nell'alternanza tra legato e staccato, permettendo di accentare bene le linee ed i cambi di direzione. Se ascoltate il pezzo nell'insieme (nel file assieme alle percussioni) sentirete anche diversi momenti di climax risolti con degli hit. Per questo ho utilizzato Rise & Hit, uno strumento davvero eccellente per far salire la tensione al massimo e poi esplodere in colpi di scena orchestrali o synth di grande impatto. Fare con strumenti singoli e automazioni quello che questo strumento fa in pochi minuti richiederebbe dieci volte tanto. Vale oro in questo tipo di arrangiamento. L'effetto è magnifico. Infine per la parte di rumori d'ambiente e percussioni ho utilizzato diverse cose. Con Kinetik Metal ho creato i bei rumori metallici che potete sentire all'inizio ed alla fine che creano un'atmosfera sinistra da sotterraneo buio, umido e cavernoso. Con Action Strikes ho sfruttato diverse ritmiche 'da guerra' con timpani, percussioni e tamburi taiko per creare il ritmo incalzante fondamentale della seconda parte. Anche qui vale oro, fare questa cosa con i singoli strumenti richiederebbe forse un'ora, ma qui una volta scelto l'ensamble e la ritmica si fa in pochi minuti. Da un certo punto in poi di questa entra Damage, che mi ha fornito una serie di ritmiche di batteria distorte e high-tech per dare più aggressività sul finale. Damage è molto complesso, fornisce una serie davvero notevole di effetti, uno step-sequencer e per ogni preset tutta una tastiera piena di suoni e ritmi. Per queste sonorità action è un mondo da scoprire, anche se è meglio non esagerare troppo o si rischia di cadere ogni volta inevitabilmente nei clichè (che vanno bene ma non sempre). Conclusioni (o almeno per la prima parte) Komplete Ultimate 11 è sicuramente uno dei package più completi che ci sono sul mercato per quanto riguarda i v-instruments. Il prezzo di 1,199€ è solo una frazione della somma dei costi dei singoli strumenti, quindi se volete tanti ma tanti suoni e arrangiate musica e colonne sonore, la spesa (non da poco lo ammetto) non la rimpiangerete assolutamente. Per quanto riguarda l'ambito d'orchestra e soundtrack questa versione 11 aggiunge diverse cose. I nuovi Symphony Essentials sono molto belli e gli strumenti Action se accoppiati con gli strumenti con la funzione Animator consentono di creare parti coinvolgenti d'orchestra con poche tracce ed un risparmio di tempo davvero grande. L'unica critica che posso fare è che alcuni strumenti si integrano meno bene, anche se ottimi da soli, perchè sono meno flessibili ed articolati e vanno un po' nascosti nell'arrangiamento talvolta. Ma non si può sempre avere tutto e con qualche trucco la soluzione si trova. Per chi lavora in questo campo è certamente una collezione da avere. Molti di questi strumenti li potete già sentire in colonne sonore, spot e descrizioni musicali in popolari film e TV show, con un po' di pratica i risultati sono altamente professionali. Al mese prossimo per la seconda parte in cui metteremo alla prova la parte elettronica e di suoni moderni!   Info: www.native-instruments.com Info: www.midimusic.it Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 28 Sep 2016 20:37:45 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/09/28/komplete-ultimate-11-orchestra-e-colonne-sonore/ Intervista a Gavino Loche http://www.ziomusic.it/2016/09/18/intervista-a-gavino-loche/ ZioMusic.it: Gavino, tu sei ad oggi uno dei chitarristi più in vista in Italia nel movimento della chitarra acustica in stile moderno. Già da anni vinci premi e vieni invitato in alcuni dei meeting e fiere musicali più prestigiose. Ma da dove viene Gavino Loche, quali sono le tue radici? Gavino Loche: Bella domanda! Sono nato in Sardegna ma appena compiuti i 18 anni sono “emigrato in continente” (ride, è un'espressione molto usata dagli isolani!). Ho vissuto tra Bologna, Milano e Bristol (UK), per poi stabilirmi a Bologna, per la sua posizione geografica che mi permette di spostarmi agevolmente per raggiungere il resto dell'Italia e l'Europa, non certo per le opportunità artistiche che offre questa città. ZM: E' indubbio che in questi ultimi dieci anni la chitarra acustica stia vivendo una specie di secondo rinascimento, con tanti chitarristi come te che hanno preso lo strumento e vi hanno applicato qualsiasi tipo di tecnica possibile, dalle percussioni al tapping, dallo slap allo slide e chi più ne ha più ne metta. Tu che approccio hai alla chitarra acustica? Come hai sviluppato il tuo stile molto personale? GL: Ho un approccio molto pratico, vedo la chitarra acustica come uno strumento per fare musica, non solo acustica. Molti chitarristi pensano a compartimenti stagni: con la chitarra acustica si suona musica acustica, folk, ecc... , con la chitarra elettrica il Rock, con la semiacustica il Jazz. Io se ho voglia di suonare Rock inserisco il distorsore nella chitarra acustica, se voglio suonare Jazz chiudo i toni e così via. Questo mi permette di arricchire le mie performance con ''contaminazioni'' anche all'interno di un unico brano e, spero, di stupire l'ascoltatore con riff come Smoke on the Water suonati con la chitarra acustica distorta. Spesso noi musicisti ci dimentichiamo che quando veniamo ingaggiati per un concerto, siamo pagati (quasi sempre!) per intrattenere e non per annoiare i “poveri” ascoltatori di un concerto per sola chitarra acustica... mi annoierei anche io! (affermazione che condivo al 200%, ndr). [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/XyEsSVXbPc8[/embed] ZM: Hai registrato dischi con brani originali ma ai tuoi concerti e nei video su YouTube spesso ti si vede alla prova con arrangiamenti incredibili di grandi classici della musica. Come scegli le cover da riarrangiare? GL: Scelgo semplicemente i brani che mi piacciono, adoro arrangiare musica per sola chitarra. Ogni pezzo è una nuova sfida e uno stimolo alla ricerca di nuove soluzioni. loche_3 ZM: Se da un certo punto di vista le cover sono una grande possibilità di mettersi alla prova con pezzi molto noti al pubblico, da un altro punto di vista c'è un po' una rincorsa agli effetti speciali e 'fuochi d'artificio' tra chitarristi per ottenere più visibilità. A mio modo di vedere tu invece riesci a bilanciare molto bene lo spettacolo con la musicalità. E' una cosa che ti viene istintiva oppure come per la tecnica studi meticolosamente i tuoi spettacoli? GL: Come ho detto prima: siamo degli intrattenitori! Devo sempre fare i conti con il pubblico, cercare di non annoiarlo. A casa posso suonare tutto quello che mi pare e come mi pare, ma sul palcoscenico il discorso è diverso. Capisco subito se agli ascoltatori piace quello che sto suonando e se mi accorgo che l'attenzione e l'interesse per la mia musica sta calando, cerco di chiudere il pezzo che sto eseguendo per passare ad un altro. ZM: Personalmente ci siamo conosciuti la prima volta quest'anno al Musikmesse di Francoforte, in cui rimasi catturato dal tuo arrangiamento di “Sultans of Swing”. Fiere e dimostrazioni a parte, qual è lo spazio che si può prendere la chitarra acustica oggi? GL: Fortunatamente (per me!) negli ultimi anni la chitarra acustica ha avuto, grazie alla sua evoluzione, un aumento esponenziale di popolarità. L'interesse generale da parte anche di chitarristi di altra estrazione, elettrici, ma soprattutto classici ha fatto si che i festival, le fiere e tutto quello che orbita intorno alla musica crescessero di numero, importanza e seguito. Tutto questo si percepisce anche dal numero sempre crescente di prodotti e accessori dedicati a questo strumento. ZM: Da musicista a musicista è abbastanza inutile dirci quali sono le condizioni della musica live degli ultimi anni nel nostro Paese. Parliamo in positivo, come chiediamo spesso ai musicisti italiani, quali sono secondo te alcune possibili soluzioni che aiuterebbero ad uscire da questa situazione? GL: Non c'è via d'uscita... oggi mi sento proprio positivo! (Ride forte) loche_5 ZM: Alcuni odiano questo tema, altri sono molto informati. Se i dischi si vendono sempre meno e la fascia medio-piccola della musica live soffre, il fenomeno dello streaming cresce a ritmi vertiginosi, ma sembra che a guadagnarci siano più che altro le società e poco i musicisti. La sopravvivenza della musica dipende anche dalla sopravvivenza economica dei musicisti. Tu come la vedi? GL: Credo che non sia poi cambiata tanto la situazione. Anche prima guadagnavano più le società che i musicisti. Il sistema è cambiato ma questo non significa che sia peggiorato. Non ho vissuto negli anni in cui i dischi si vendevano e non si usavano come sotto bicchiere come oggi. Però quanti di noi (musicisti) avrebbero potuto permettersi di registrare e stampare un disco. È vero che oggi non si vendono i CD ma è anche vero che i costi per realizzarli sono ormai bassissimi, se hai un po' di buona volontà puoi ottenere un prodotto professionale o quasi anche a casa tua. Il musicista ha sempre avuto la “fama” di essere uno squattrinato, non è un questione di epoche, di YouTube o Spotify. ZM: So che hai sposato il progetto Effedot, ma suoni anche altre chitarre. Puoi parlarci della tua strumentazione ed anche della pedaliera che usi, che in molti ai tuoi live vengono a fotografare o sbirciare? GL: Con Effedot è stato amore a prima vista. Ho assistito alla nascita del progetto, ho provato tutti i prototipi in fase di progettazione ed ho lavorato con l'ideatore, Reno Brandoni, per rendere questi strumenti sempre più performanti ma, allo stesso tempo, mantenendo contenuti i prezzi al pubblico. Da qui la definizione di “chitarra sociale”, coniata Reno. Vi darò un'anteprima: a fine settembre arriverà la nuova serie. Fasce e fondo in palissandro e piano armonico in abete. Body auditorium, auditorium cutaway, dreadnought, parlor, jumbo e classica cutaway. Tutti con tastiera da 46 mm (eccetto la classica da 52 mm). Tutti i modelli saranno anche disponibili elettrificati (Fishman). Suono anche chitarre Lakewood e proprio in questo periodo arriverà la mia nuova custom... la Lokewood (Ride). A parte gli scherzi, sarà uno strumento fantastico, costruito su mie specifiche... per il chitarrista che non deve chiedere mai (Ride ancora)! Sarà amplificato con un LR Baggs Anthem. Suono anche delle chitarre artigianali realizzate da Sangirardi & Cavicchi, strumenti davvero belli. La mia pedaliera/e è in costante mutazione. Uso, solitamente, un preamplificatore stereo della Grace Design, Felix. È uno strumento fantastico, ha tutto quello di cui ho bisogno. Alterno poi l'M2000 della Tc Electronic, un riverbero che adoro e lo Space della Eventide, sempre riverbero. Non uso altro a parte un distorsore ed un octaver. cover-gavino-metodoZM: Come domanda di rito ti chiedo cosa stai preparando per il futuro e dove potremo vederti prossimamente. GL: Proprio ora sto preparando le valigie per la Cina. A fine settembre sarò all'Acoustic Guitar Village (Cremona Mondomusica), dove oltre a fare da dimostratore per Aramini Strumenti Musicali, presenterò il mio libro "Contemporary Fingerpicking Guitar", edito da Fingerpicking.net e distribuito in Italia da Curci. Subito dopo uscirà anche il nuovo CD.       Info: Gavino Loche Sito Ufficiale Info: Gavino Loche Facebook   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 18 Sep 2016 18:42:27 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/09/18/intervista-a-gavino-loche/ AudioLezioni: Voice Recording – Parte 2 http://www.ziomusic.it/2016/09/05/voice-recording-parte-2/ Facendo tesoro di quello che abbiamo discusso nella prima parte, ecco cosa serve per registrare e produrre una voce con un sound professionale: - un buona fonte ( = cantante o speaker preparato) - una stanza silenziosa, trattata acusticamente - un buon microfono a condensatore (o anche dinamico) - un filtro anti pop - cavi di connessione decenti - un preamplificatore di buona qualità (con alimentazione phantom) - un compressore (ma non per forza) - una scheda audio di buon livello (alcune hanno già dei validi pre microfonici) - una DAW che permette di registrare, editare e processare la voce - cuffie chiuse circumaurali - monitor di ascolto affidabili - dei buoni plugin di eq, compressione, de-esser, riverbero, delay e di intonazione - pazienza 😉 Supponiamo ora di avere a disposizione un cantante intonato, preparato e in buona forma psicofisica, uno spazio idoneo per registrare la voce e tutto il resto. Come procediamo? La voce Ricordiamoci ancora che la linea vocale è la parte più importante di una canzone, perciò deve essere curata in modo particolare. Essendo la voce umana il suono naturale che conosciamo meglio, certe magagne diventano subito evidenti. Comunque non ci vuole molta scienza per ottenere un suono professionale, basta seguire alcune linee guida di base. La stanza Il microfono riprende sia il suono diretto dal cantante come anche quello riflesso dalle superfici della stanza. Al contrario di quello che credono tante persone, è preferibile avere una stanza più grande che una piccola. Risulta più semplice gestire un pochino più di "aria", che riflessioni problematiche a filtro di pettine molto vicine tra loro. Il classico vocal booth sicuramente funziona, ma il rischio è di trovarsi con un suono un po' inscatolato e poco vivo, data la presenza di molto materiale fonoassorbente che lavora sulle frequenze medie/alte. In una stanza più grande va cercato il posto migliore dove montare il microfono. Se state registrando in casa, cercate comunque di minimizzare in qualche modo l’influenza della stanza sul suono. Un buon consiglio è di stare lontano dai muri e improvvisare dei pannelli assorbenti con sacchi a pelo o piumoni dietro e ai lati del cantante. [caption id="attachment_44486" align="aligncenter" width="720"]Brauner_2 Brauner Valvet[/caption] Il microfono Tutti i microfoni, come tutti i cantanti, hanno delle timbriche diverse. Di solito negli studi si punta su un microfono principale a condensatore bello, ma se ce ne sono a disposizione anche altri vale la pena provarli. Per esempio, da me in studio il microfono main per la voce è un Brauner Valvet, ma spesso uso anche un vecchio AKG 414 B-ULS. Il Valvet, essendo valvolare, satura ed enfatizza frequenze che poi sono difficili da levare, per esempio sulle voci femminili potenti e squillanti non lo trovo ottimale, invece su tante altre voci funziona benissimo. Anche un bel microfono dinamico in alcune situazioni può essere un'ottima soluzione. Ci sono sul mercato tanti microfoni a condensatore a grande diaframma anche ad un prezzo abbordabile. Come indicazione direi di non spendere meno di 300 euro, in alto invece ovviamente non ci sono limiti. Di solito si preferisce usare un microfono con caratteristica polare cardiode per la voce, ma a chi ha a disposizione una stanza che suona bene consiglio di provare il microfono anche in omni, sempre che sia dotato di pattern diversi oltre al cardioide ovviamente. Come già detto nella prima parte, conviene posizionare la capsula del microfono leggermente più in alto rispetto alla bocca e inclinarla leggermente, questo aiuta a captare meno eventuali spostamenti d’aria violenti che escono dalla bocca, come plosive e sibilanti, e a riprendere bene anche tutti gli armonici che escono dal naso e d’intorno. Asta e tappeto Ovviamente il microfono va montato su un asta! Più è pesante meglio è. Quelli professionali hanno anche degli ammortizzatori, che aiutano a non trasmettere i rumori dei piedi. Anche se nella stanza dove registrate avete per terra del legno bellissimo, conviene sempre mettere un tappeto per terra, almeno nella zona dove si trovano microfono e il cantante. guido_brauner_1 Anti pop Il filtro anti pop oltre a controllare i suoni plosivi serve anche come ottimo “distanziatore” dal microfono. Montatelo a una distanza di circa 8 cm, così evitate di far avvicinare troppo il cantante alla capsula. Le capsule cardioide hanno molta prossimità, e i cantanti appena scopriranno questo effetto che enfatizza le basse vorranno sempre approfittare di quel tipo di colore. In generale è una buona idea dire al cantante di stare sempre circa una spanna dal microfono e di allontanarsi leggermente nelle parti più spinte. Ti vedo ... non ti vedo Poter vedere il cantante durante la registrazione non è fondamentale, ma aiuta tanto, non solo per controllare la posizione e i movimenti durante la performance, ma anche semplicemente a livello di comunicazione, tipo segnalare con la mano un ingresso o altro. Talkback Per un cantante non è bello vedere attraverso il vetro discutere fonico e produttore (o gli altri membri della band), ma non sentire quello che dicono. Io personalmente da cantante mi innervosisco sempre in situazioni del genere, cosi da fonico tengo il talkback sempre aperto, perché per una questione di fiducia e rispetto secondo me il cantante non va mai escluso durante la performance. [caption id="attachment_44580" align="aligncenter" width="720"]lunchbox Lunchbox con due preamp API 512c, dbx 580 e compressore dbx 560A[/caption] Preamp Sulla scelta del preamp microfonico ci vorrebbe un articolo a parte. Io per esempio nel mio studio non ho un banco di mixaggio, ma preamp professionali di costruttori come  Prism, API, Telefunken, Trident, dbx ecc. Per cominciare si può anche evitare di comprare un preamp e spendere qualcosa in più per una buona scheda audio. Le interfacce di RME, Universal Audio, Focusrite e Presonus hanno già degli ottimi pre microfonici incorporati, per esempio. Il guadagno del preamp va settato in base alla “potenza di fuoco” del cantante, e può variare anche molto. Meglio stare in un range intermedio, che lascia abbastanza headroom per dei picchi improvvisi e ovviamente mai andare con il segnale oltre la soglia dei 0 dB, facilmente controllabile sul canale di ingresso all'interno della vostra DAW. Niente vieta comunque di fare degli esperimenti per scoprire il colore del pre. Per esempio l'API 512c che ho in studio suona benissimo anche se gli tiri un po' il collo. Compressore in fase di tracking C’è chi utilizza un compressore già in fase di “tracking” della voce per ridurre un pochino la dinamica. Io personalmente lo utilizzo poco, perché preferisco fare tutti gli accorgimenti dinamici in post produzione. In particolare ho sempre paura di tirare su troppo i suoni sibilanti già fin dall’inizio. Comunque può essere utile una compressione minima (non più di 5/6 dB di riduzione del gain sui picchi più alti), con un compressore più neutrale possibile, sempre che non voglio già colorare la voce in fase di registrazione. [caption id="attachment_44495" align="alignleft" width="720"]comping_720 Progetto Cubase con tre tracce in comping e traccia voce lead con automazioni[/caption] Recording Una volta settato tutto, registrare una voce a livello tecnico è veramente semplice, grazie al recording digitale multi traccia e il comping. Risulta molto più impegnativo invece seguire il cantante per tutti gli accorgimenti che vi ho elencato in modo esaustivo nella prima parte dell'articolo. A livello psicologico il fonico svolge un lavoro importante, perché spesso sarà lui a decidere se una parte cantata è abbastanza buona per entrare nell’ Olimpo della traccia definitiva. Può darsi che magari una frase sia stata cantata molto bene a livello interpretativo e sound, ma lasci a desiderare a livello di intonazione. Sta al fonico decidere se è recuperabile in fase di editing o no. E’ un compito molto delicato e ci vuole una grande sensibilità. Se il cantante è bravo sarà lui stesso a prendere in mano la situazione. Alle fine diventa un vero team work, e se si mantiene un atmosfera rilassata, con un approccio positivo, senza prendersi troppo sul serio e con un po’ di ironia, sicuramente si raggiunge un risultato migliore in meno tempo. Una volta prodotta la traccia definitiva, scegliendo le parti migliori e ricantando le parti non sufficientemente buone, comincia il vero divertimento: l’editing, che non è altro che una preparazione alla fase di mixaggio Editing L’editing delle tracce voce è una fase determinante, che richiede il suo tempo. Si tratta di fare pulizia, togliere tutto quello che è di troppo e non serve, come respiri non musicali e/o rumori molesti nelle pause, e di fare delle automazioni per uno primo stadio di livellamento dinamico. Uniformare di livello la traccia vocale permette poi di lavorare meglio con i compressori. Prossimo step: l'intonazione. [caption id="attachment_44558" align="alignleft" width="720"]Melodyne_720 Melodyne Studio[/caption] Tuning Maledetto il giorno che i miei connazionali di Celemony hanno inventato il software per eccellenza per il tuning di precisione della voce, Melodyne. Da quel giorno intonare la voce purtroppo è diventato un “must”. Le ragioni sono varie. Il livello di bravura dei cantanti, facendo una media, si è abbassato, non è che non ci siano cantanti giovani bravi in giro, anzi, ma per merito dei vari programmi televisivi talent adesso cantano un po' tutti. La media generale si è abbassata, perché la preparazione non è più quella di una volta, anche in virtù del fatto che possono contare su questo tipo di software. Arrivano spesso in studio e dopo qualche take se ne vanno dicendo “Beh … tanto lo metti a posto tu, vero?”. Il tuning purtroppo è diventato una vera moda. Tutte le voci nella musica pop di adesso sono intonate artificialmente. Tutte! E se non lo fai ti dicono che suona strano. Assurdo… Comunque Melodyne è un software pazzesco. Ce ne sono anche altri buoni ma per me l’ultima versione è il top. manual de-essing_1 De-essing Uno dei problemi più grossi problemi sono i suoni sibilanti. A tutti piace sentire la voce bella frizzante, ma utilizzando compressori e poi magari equalizzatori per enfatizzare le frequenze alte, inevitabilmente vengono evidenziate anche molto le “esse” in tutte le forme. Intensità e frequenza di queste sibilanti variano da cantante a cantante. La soluzione a questo problema è il De-esser, che non è altro che un particolare compressore che ha un eq nel sidechain e riduce di livello solo i passaggi con picchi di acuti tra i 5 e i 12kHz, con un intervento che può essere anche estremamente preciso e regolabile talvolta. Basta capire con un analizzatore quale sono le frequenze interessate, settare il De-esser su quelle frequenze, definire con la treshold il livello minimo da cui farlo intervenire e decidere la riduzione in dB. Personalmente preferisco però "de-essare" a mano, cioè fare delle automazioni precise nei punti che necessitano un intervento, anziché utilizzare un De-esser. Ancora meglio è tagliuzzare nei punti critici tutta la waveform e spostare tutte le “s” su un'altra traccia, che poi può essere processata separatamente a livello di volume, eq ecc. Sicuramente con il De-esser si fa prima, ma è meno preciso ed ha degli effetti secondari anche importanti, quando non è settato bene, basta spegnerlo per un attimo per rendersi conto quanto "si mangia" via anche dalle parti che non sono sibilanti. fairchild_ProQ2_720_2 Lead Vocal Nella catena dei plugin in insert del canale della voce principale di solito si utilizzano una serie di equalizzatori e compressori per fare si che la voce esca bene dal mix degli altri strumenti. Bisogna sentirla protagonista, senza però farla sembrare appiccicata su una base musicale. Processare e mixare la voce è un po’ un esercizio da equilibrista. Magari metti qualcosa da una parte che poi devi togliere dall’altra (vedi le sibilanti). Di solito io procedo così: tengo piuttosto basso il volume della base e imposto il livello della voce in modo che riesca a sentire ancora tutte le parole. A questo punto comincio ad aggiungere quello che mi sembra che manchi. Di solito metto prima un eq per dei boost e cut con campane più larghe, poi un compressore che non comprime ma colora un po', poi un altro eq parametrico per fare delle cose più chirurgiche, dopo un altro compressore che riduce la dinamica, poi un de-esser (se non ho avuto voglia o tempo di ridurre le "S" a mano) e per ultimo un brickwall limiter. A volte mi servo ancora di un eq parametrico per togliere qualche frequenza che disturba. Vi sembra troppo? Sono d'accordo. Per un suono naturale della voce spesso bastano un compressore e un eq settati bene, ma ci sono produzioni dove la voce ha bisogno di più step di processing per essere 'tirata fuori', come per esempio nella "dance" o elettro pop di adesso, dove le basi viaggiano a livelli iper-compressi con livelli RMS imbarazzanti. Comunque i miei plugin eq e comp preferiti sono simulazioni di classici tipo: Pultec, Neve 1073, Fairchild, Teletronix La2A, 1176, Cambridge, ma uso tanto anche il Pro Q2 e Pro C2 di FabFilter. Se non ne avete, o avete un budget ridotto, tutte le DAW adesso offrono tools e plugin già di ottima qualità per processare la voce. Backing Vocals Le doppie voci e i cori armonizzati vanno allineati, facendo collimare con particolare cura gli attacchi e le chiusure delle frasi. Io doppio quasi sempre le parti armonizzate, che poi vanno distribuite nel pan left/right in modo non troppo estremo (dipende anche quante voci e quante tracce vengono utilizzate).  I respiri nei cori non servono a niente. Le sibilanti possono essere ridotte molto, sempre con automazioni o con un De-esser e devono combaciare perfettamente con la voce lead. Non c'è niente di più brutto di sentire delle "s" (o anche le "t") che "svolazzano" qua e la nello spazio. EFX Gli effetti sulla voce sono belli ma vanno impiegati con parsimonia. Consiglio di creare delle mandate o/e  gruppi dedicati per riverbero e delay e non metterli in insert sulla traccia. Questo permette di gestirli molto meglio. Un esempio: spesso l'utilizzo di riverberi molto chiari comporta un aumento delle sibilanti. Usando un gruppo permette di mettere un de-esser in insert proprio lì dove serve, evitando di dover ritoccare di nuovo tutta la catena lead.  Ma in questo modo posso anche equalizzare gli effetti, metterci un chorus, ecc. Come sempre vi ho preparato qualche esempio audio. Per questo articolo ho ripreso un brano che avevo già usato per la recensione di Console One, il controller del plugin mixer di Softube. Sono in alta risoluzione. Ascoltateli con dei monitor o cuffie decenti. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/voice-recording Varie Individuare il livello giusto delle voce all'interno del mix risulta più facile con un ascolto a un volume molto basso, o magari anche con una radiolina. Storicamente si dice che il mix "all'italiana" vede la voce molto fuori rispetto agli strumenti, e che gli americani e inglesi la posizionano più dentro, ma sinceramente credo che anche qui ormai possiamo parlare di una certa globalizzazione. Il mastering può cambiare le carte in tavola. Se avete fatto un mix troppo scuro, quando viene limitato e schiarito farà inevitabilmente uscire di nuovo le sibilanti. Avere degli ascolti di riferimento è fondamentale per non avere grosse sorprese, come anche tenersi un limiter già in fase di mix sul master. I plugin moderni offrono un importante supporto visivo del processing, che spesso però ci condiziona troppo. Sembra banale da dire ma cerchiamo di usare di più le nostre orecchie! Last but not least Tutti i cosiddetti "tutorial" sono utili fino a un certo punto. L'esperienza personale e la voglia di sperimentare sono essenziali per tutto il processo di recording, ma in particolare per la registrazione della voce umana.]]]> Sun, 04 Sep 2016 23:21:02 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/09/05/voice-recording-parte-2/ AudioLezioni: Voice Recording – Parte 1 http://www.ziomusic.it/2016/08/29/voice-recording-parte-1/ de. O forse è meglio così? Voice Recording - Parte 1 La voce umana è una cosa magnifica ma allo stesso momento è anche lo strumento più complesso da gestire. Le prime volte in studio di registrazione sono di solito abbastanza traumatiche per un cantante agli esordi, questo perché la situazione è molto diversa rispetto alla sala prove o alle esibizioni dal vivo. Innanzitutto si utilizzano delle cuffie per l’ascolto, per non avere rientri, e questo può risultare problematico per chi non vi è abituato. Inoltre vengono adoperati microfoni molto più sensibili e dettagliati di quelli usati in sala prove o nei concerti, che possono intimidire, visto che anche il rumore più piccolo viene intercettato. Ricordiamoci anche che cantando in qualche modo ci si 'denuda' in modo particolare davanti al fonico e alle altre persone presenti in studio e, a livello psicologico, non è per niente facile superare le proprie timidezze e insicurezze. La particolarità della voce umana è proprio quella: c’è una connessione diretta tra emozioni e performance, perciò è molto importante che il cantante si senta al proprio agio, perché paura e agitazione possono ripercuotersi negativamente sul cantato. Allora come ci si prepara da cantante a una sessione vocale in studio? E quali sono gli errori più comuni? melodyne_small“Beh … cosa ci vuole? ... Tanto in studio adesso sanno cantare tutti …” Partiamo subito con lo sfatare un mito: anche con le tecniche più avanzate che ci offre l’era digitale è un grosso errore aspettarsi qualcosa che sconfina nell’alchimia, tipo “trasformare il piombo in oro” (per non dire una parola brutta in sostituzione di “piombo”). E’ vero che con Melodyne o altri software di editing per la voce ormai si riescono a sistemare molto bene difetti di intonazione e tempo, ma gli elementi fondamentali di una buona performance vocale come timbro, pronuncia, attitudine, interpretazione ed emozione non sono in alcun modo aggiustabili con delle macchine o software. Dunque… è comunque auspicabile una buona preparazione tecnica del cantante. Are you ready? In previsione di una session di registrazione occorre tenersi in una buona condizione psicofisica già alcuni giorni prima di entrare in studio. Le corde vocali e il diaframma sono muscoli e come tutti i muscoli risentono dello stile di vita. E' importante dunque evitare sforzi, prendere freddo o dormire poco. Nel giorno della registrazione svegliarsi almeno un paio d’ore prima della performance e bere acqua a sufficienza già prima di cantare, oltre a portarsi una bottiglietta d’acqua in studio. Meglio cantare a stomaco vuoto o almeno 2/3 ore dopo un pasto (leggero). Inutile dire che il fumo fa male, e l’alcol e le altre droghe pure. Lo so… tanti dei nostri cantanti preferiti facevano esattamente tutto il contrario mentre incidevano le voci di alcuni dei brani più belli della storia della musica. Diciamo che per loro andava bene, per noi altri invece no. a day in lifeParole, parole, parole Nella maggior parte dei casi è possibile sapere prima della registrazione che cosa si va a cantare. Siccome richiede molto allenamento leggere e cantare al momento in modo espressivo, conviene studiare bene prima melodia e testo. Per chi non sa scrivere e leggere la musica (circa il 90% dei cantanti), aiuta sicuramente farsi i classici segni sul foglio del testo per ricordarsi magari un attacco particolare, una svisa, uno stop, stesure particolari, ecc. Non dico che per forza bisogna sapere il testo a memoria, ma è ovvio che più si conosce il testo (ed il significato del testo!), migliore sarà l’interpretazione. Sembra una cosa da poco, ma vedete di mettervi in una posizione che vi permetta di leggere, e cantare in modo agevole in direzione del microfono, perché uno spostamento continuo della testa per leggere il testo risulta in variazioni timbriche che comportano una registrazione poco omogenea della voce. Importantissimo: portate sempre una copia del testo anche al fonico! De penn is on de teibol Tanti italiani fanno fatica a pronunciare correttamente l’inglese. Se dovete cantare un brano in lingua inglese, consiglio vivamente di farsi aiutare da una persona che pronunci bene l’inglese, non per forza madrelingua. Non si tratta di cantare con un inglese oxfordiano perfetto, anche i cantanti “brit” ormai cantano con pronuncia “USA-oriented”, ma bisogna cercare di essere almeno credibili. Se come me fate fatica a pronunciare correttamente l’italiano fatevi aiutare da una persona che parli bene l’italiano. Ambiente L’ambiente è importante per una buona registrazione della voce. Non sto solo parlando del fatto che è ovviamente meglio registrare la voce in una stanza silenziosa e acusticamente controllata. Ma sono convinto che anche un'illuminazione piacevole, una temperatura equilibrata e dell’arredamento decente contribuiscono ad una buona performance. Se vi capiterà mai di registrare una canzone natalizia con le luci al neon a palla dentro un vocal booth che funge anche da sgabuzzino per le scope, con una temperatura media tra i 32 e 35 gradi e senza riciclo d’aria, capirete di che cosa sto parlando. guido_brauner_1 Microfono e anti pop Il microfono è il miglior amico del cantante e sfruttandolo al meglio, permetterà di evitare interventi di processing pesanti a livello di dinamica e di equalizzazione, il che fa felice sia cantante che il fonico. I microfoni usati in studio per la voce (di solito a condensatore a grande diaframma, ma si possono usare anche dei bei dinamici) sono molto fedeli nella ripresa con un'eccellente risposta in frequenza. Essendo molto sensibili significa che bisogna stare attenti a non creare rumori fastidiosi. Vuol dire no a catenine, braccialetti e altri accessori che potrebbero rientrare nelle tracce, ma anche tenere il tempo con mani o piedi è vietato. Di solito i fonici preferiscono posizionare la capsula del microfono leggermente più in alto rispetto alla bocca ed inclinarla leggermente. Questo al cantante interessa relativamente poco, perché il suo riferimento sarà sempre la posizione davanti al filtro antipop, attrezzo indispensabile per tenere sotto controllo l’impatto sulla membrana dello spostamento d’aria che creano i suoni plosivi, e proteggere il microfono da eventuali “sputazzi”, che alla lunga potrebbero danneggiare la capsula. In piedi! In studio si canta possibilmente in piedi, e tutti i metodi di canto vi diranno che non va bene cantare da seduti, perché il diaframma non si può muovere del tutto liberamente, ma… io devo farlo per forza tutte le volte che incido la mia voce da solo, perché monto il microfono in regia e sto seduto davanti ai monitor per controllare la DAW e tutti i macchinari. Mica posso continuamente alzarmi e sedermi. Confermo che faccio più fatica a cantare, ma in qualche modo funziona lo stesso. Distanza La distanza da tenere dal microfono dipende dal genere di microfono stesso, dal tipo di voce, dal materiale e genere che va cantato e dalla grandezza e comportamento acustico della stanza. In generale si parla di una distanza di 10-30 cm dall’antipop, che viene variata durante l'esecuzione, adattandola alle parti cantate. L‘effetto di prossimità, cioè quel boost di frequenze basse che avviene quando la bocca si avvicina al microfono, può essere utilizzato per dare maggiore spessore e calore alla propria voce. E’ una capacità tecnica importante da sviluppare ma va dosata molto bene. D’altro canto invece, si deve anche imparare ad allontanarsi leggermente dal microfono nel momento in cui la parte vocale sale di intensità e di dinamica. Sennheiser Hd 380L’ascolto in cuffia Deve essere il migliore possibile. Fino a quando non vi sentite a vostro agio continuate a chiedere al fonico degli aggiustamenti per il rapporto tra base (e/o anche del mix dei singoli strumenti, metronomo, ecc...) e volume della voce. Personalmente non mi piace avere dei volumi troppo alti in cuffia quando registro e mi piace sentire la voce abbastanza dentro il mix, che mi aiuta anche ad essere intonato. Preferisco anche sentire la voce “dry”, senza eq, compressione e riverbero, perché capisco meglio se ci sono delle imprecisioni. Comunque c’è chi preferisce volumi alti in cuffia e magari un riverbero “di ascolto”. De gustibus non disputandum est. Importante è sentirsi a proprio agio. Attenzione: la cuffia a livello psicoacustico può essere molto ingannevole. Spesso sembra di essere intonati, ma non è così! So che è fastidioso sentirsi dire di essere stonati, ma conviene fidarsi del fonico e/o produttore. Ascoltando dai monitor in regia si riesce a capire molto meglio le imprecisioni di intonazione. Poi comunque fatelo anche voi: alla fine di una parte cantata andate in regia a controllare con gli ascolti veri la vostra performance assieme al fonico/produttore, magari è sfuggito qualcosa. Se state registrando voi stessi, ogni tanto togliete le cuffie e ascoltate dai monitor. C’è chi a volte trova comodo ascoltare solo con un auricolare della cuffia. Io no. Se lo fate, per favore appoggiate l’altro auricolare da qualche altra parte sulla testa, cioè non fatelo penzolare liberamente così che il suono che esce dall'altro padiglione crei fastidiosi rientri nel microfono. Collaborazione Non c’è niente di male nell'accettare qualche dritta dal fonico! A volte c’è troppo distacco tra le due parti, invece una buona intesa è molto importante per il risultato. Ricordate che il fonico probabilmente ha registrato decine e decine di voci diverse ed è abituato a fare anche un po’ da psicologo, visto che ha a che fare con i cantanti. Io dico sempre: “Patti chiari, amicizia lunga”, cioè nessuno si deve offendere per valutazioni o critiche che sono puramente tecniche. Vale sia per il cantante che per il fonico. Cellulare? Off! Quando si registra i cellulari devono essere spenti, o almeno messi in un posto dove non possono disturbare!!! Non vorrete mica rovinare la vostra take della vita? Oltre allo squillo o la vibrazione, spesso il cellulare crea delle interferenze con l’audio equipment che prontamente vengono captate e registrate assieme alla voce, con il risultato di dover rifare la parte rovinata. Vi posso assicurare che ci sono delle volte in cui non si riesce più a ritrovare lo stesso feeling,  tipo di groove o interpretazione di una parte vocale, che appunto è venuta in modo irripetibile. Si parte (quasi) Mentre è stato aggiustato il rapporto tra base e voce per l’ascolto in cuffia, il fonico di solito ha già settato anche il guadagno del preamplificatore e impostato l’eventuale compressore. Quindi tutto è pronto per partire con la registrazione. Guido_414_720 Rec! Ricordiamoci che stiamo per registrare qualcosa che rimane nel tempo e che potrà essere riascoltato. Non è una performance dal vivo dove una sbavatura passa magari inosservata, ma una traccia vocale registrata in studio, al massimo delle possibilità! Pensate: Frank Sinatra in una delle sue interviste racconta che quando lo invitavano a feste mondane si assicurava sempre che per nessuna ragione ci fossero delle sue incisioni tra la musica di sottofondo. Questo perché in alcune delle sue registrazioni secondo lui c’erano degli errori, e risentirli lo faceva impazzire, ricordandogli la sua presunzione nel fare tutto praticamente sempre alla prima o massimo seconda take di registrazione.   Perciò conviene mettersi da subito il cuore in pace: è praticamente impossibile riuscire a registrare la parte vocale di una canzone tutta di fila, senza neanche sbagliare una volta, e la cosa bella è che non è assolutamente necessario! Se il recording digitale adesso ci offre la possibilità di poter rifare praticamente all’infinito le parti non perfette, non vedo perché non approfittarne! Lo fanno tutti i cantanti (tutti!), incluso Chris Cornell e Beyoncè (giusto per citare un paio di cantanti oggettivamente bravi), allora perché noi dovremmo farci dei problemi? comping_720Attenzione però, spesso sono proprio le prime take ad essere quelle più cariche di emozione. Conviene allora registrare due o tre take intere su tracce diverse, e scegliere assieme al fonico le parti migliori, una tecnica che viene chiamata “comping”,  e la traccia risultante “composite track”. A questo punto si può cominciare a lavorare di fino ascoltando attentamente dall’inizio le parti cantate, frase per frase, ricantando le parti errate o imprecise, fino ad arrivare alla traccia finale, definitiva. Il comping, grazie al recording digitale multitraccia, permette un lavoro accuratissimo: volendo si possono sostituire anche solo delle parole o delle sillabe. Il fatto che adesso tramite le waveform si può “vedere” l’audio, permette un editing molto preciso. Sta a voi decidere fino a dove volete e/o potete arrivare. Se non siete sicuri, consiglio ancora di farsi aiutare dal fonico a prendere certe decisioni. Il tempo in studio è prezioso, e ha un certo costo, anche se adesso con tutti gli home e project-studio i giochi sono cambiati un pochino. Comunque se non avete molta esperienza e state lavorando con un fonico bravo, fatevi guidare da lui, è un ottimo modo per risparmiare dei soldi. Se avete una persona che ha più esperienza di voi, di cui vi fidate, portatela con voi, due orecchie in più non guastano mai. Avere invece troppe persone in regia, che dicono la propria opinione, è controproducente: rallentano il lavoro, fanno perdere la concentrazione e danno fastidio al fonico. Una volta finita la voce principale provate sempre ad aggiungere magari delle doppie voci o delle armonizzazioni che possono risultare utili nel missaggio finale. Un buon arrangiamento vocale non è quasi mai solo fatto della lead vocal. Se ascoltate qui sotto la versione a cappella del brano Sugar dei Maroon 5 capite subito cosa intendo. Quante volte avrete ascoltato questo pezzo? Vi siete mai accorti che ci sono tutte queste voci nell’arrangiamento? Maroon 5 - Sugar (Studio Acapella - Vocals Only) + DL [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=Eam-EVvrQWM[/embed] Non perdetevi la seconda parte dell’articolo, dove tratteremo un po’ più gli aspetti tecnici della registrazione della voce. A presto su questi schermi!  ]]]> Sun, 28 Aug 2016 23:23:42 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/08/29/voice-recording-parte-1/ Recensione cuffie Beyerdynamic DT1770 Pro http://www.ziomusic.it/2016/08/08/recensione-cuffie-beyerdynamic-dt1770-pro/ Design e Funzionamento La DT1770 Pro è una cuffia dinamica che per certi versi proviene da lontano. Essa rappresenta infatti l'evoluzione naturale di tutta una serie di modelli che per anni hanno calcato le scene dell'audio professionale. Stiamo parlando di modelli che hanno fatto storia e sono ancora oggi parte integrante della dotazione di moltissimi studi di registrazione o di strutture di broadcasting radio-televisivo. Ci riferiamo in particolare alle Beyerdynamic DT770, DT880 e DT990 nelle diverse versioni commercializzate negli anni con differenti carichi di impedenza. La DT1770 Pro esteticamente è palesemente figlia di queste 3 cuffie, anche se comunque gode di tutte le evoluzioni che riguardano i driver ed i materiali impiegati per la sua costruzione. Beyer-05 L'alloggiamento in alluminio che contiene i driver garantisce un movimento minimo una volta indossata la cuffia. Le barre regolabili, che avvolgono l'archetto che collega i due driver alla fascia in pelle superiore, sono robuste e sicure. L'imbottitura a schiuma a due strati che riveste la parte superiore della fascia di cuoio è confortevole, ma anche piuttosto solida. La DT1770 Pro viene fornita di una comoda custodia richiudibile tramite cerniera, di una coppia di pad in pelle che si aggiungono a quelli in velluto montati sulla cuffia e di una coppia di cavi rimuovibili sbilanciati e terminati entrambi, da un lato con connettore mini-xlr e dall'altro con il classico jack da 6,3 mm. Tali cavi hanno una lunghezza di 3 e 5 metri e si differenziano per il fatto che quello più lungo è arrotolato a spirale. La cuffia è del tipo dinamico chiuso, con 250 Ohm di impedenza e monta 2 driver da 45 mm che sfruttano l'evoluzione al livello 2.0 della tecnologia Tesla già impiegata da Beyerdynamic nei precedenti modelli di punta. Un sistema che ha ridotto ancora di più la perdita di flusso magnetico, migliorando in maniera ottimale il trasferimento della forza magnetica alla bobina. Nei sistemi convenzionali di cuffie dinamiche il magnete al neodimio viene usato al centro del sistema, e la sua dimensione è naturalmente limitata dallo spazio all'interno delle cuffie. Con l'utilizzo del sistema Tesla 2.0, il magnete è montato come un anello che circonda la bobina e questo permette di convogliare più energia alla membrana e quindi al driver della cuffia. Il peso della DT1770 Pro è di circa 400 grammi anche se sembra più leggera una volta indossata. La sua sensibiità è di 102 dB e la risposta in frequenza va da 5 a 40000 Hertz.Il prezzo è di circa 520 euro. Beyer-02 Prova d'Uso Come di consueto, una volta estratta dalla sua custodia, abbiamo lasciato suonare la DT1770 Pro per una settimana intera prima di qualsiasi test critico di ascolto. Credo che una fase di rodaggio preliminare sia fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi prova e ogni prodotto nuovo che entra nel mio studio viene sottoposto rigorosamente a questo tipo di trattamento. Ho voluto inoltre utilizzare tutte le cuffie della stessa fascia di prezzo in mio possesso e tutti gli amplificatori presenti nel mio studio in modo da relazionarvi in modo più completo sul prodotto in questione. Come sorgente ho utilizzato la mia DAW impiegando i DAC della Esi Julia, il Mytek Stereo 96 DAC e il Tobby della Firestone Audio. Come amplificatori cuffie ho schierato in campo il Lake People G100, l'iFi Audio iCAN SE e l'Audio-GD Master 9. Come player ho utilizzato Jriver con Fidelizer e Process Lasso. La scelta dei brani musicali da ascoltare durante il test ha spaziato dal rock, al jazz, all'elettronica. JEAN MICHAEL JARRE - ELECTRONICA 2 THE ART OF NOISE : traccia 2 caratterizzata da bassi molto profondi ed articolati e un soundstage molto ampio; MARC CARY - RHODES AHEAD VOL 2 : traccia 5 per il realismo e l'incisione del basso e della batteria; MARCUS MILLER - M2 : traccia 9 per testare le frequenze sotto i 50Hz e la tenuta dinamica della cuffia; SOHN - TREMORS : traccia 9 per la spazialità della registrazione e per il realismo riproduttivo sulle voci; DAVID GILMOUR - RATTLE THAT LOCK : traccia 8 per i contrasti tra macro e microdinamica; RAGE AGAINST THE MACHINE - RATM : traccia 10 per la tenuta dinamica della cuffia e per il realismo riproduttivo delle chitarre elettriche. Trattandosi poi di una cuffia creata appositamente per il mercato professionale ho voluto verificare il suo comportamento anche in ambiti broadcast. Ho cominciato gli ascolti utilizzando il G100. La cuffia segna decisamente un bel passo avanti rispetto alle sue progenitrici regalando dei bassi profondi ed articolati, una timbrica piuttosto equilibrata ed un buon soundstage. Collegandola poi all'iCAN SE si nota subito un ottimo abbinamento per via del maggior realismo riproduttivo, una timbrica leggermente più neutra, una maggior naturalezza nella parte alta dello spettro sonoro e un soundstage ancora più ampio. Collegandola successivamente al Master 9 si nota subito una maggior potenza di erogazione che si traduce in una maggiore precisione dei transienti, in una restituzione più reale delle voci ed in una maggior discrepanza tra microdinamica e macrodinamica. La DT1770 Pro sembra anche acquisire leggermente maggior corpo scendendo anche un po' più in basso. Beyer-03 Rispetto alla mia vecchia, si fa per dire, DT880 a 600 ohm, si sente subito come il progetto DT1770 Pro sia una spanna avanti rispetto a quest'ultima, che seppur abbinata agli stessi amplificatori ha fornito una performance inferiore rivelandosi un prodotto che ha fatto ormai il suo corso. La vera rivale della DT1770 Pro, almeno in questa prova, si è rivelata la AKG K7XX che pur non avendo la stessa profondità ed impatto in basso rispetto alla nuova nata di casa Beyerdynamic, ha comunque fornito una prestazione degna di nota per realismo, riproduzione e coerenza timbrica, soprattutto se abbinata all'iCAN SE e al Master 9. Impiegando poi la cuffia in ambito broadcast per il controllo qualità di film e documentari ho apprezzato maggiormente la DT1770 e la sua abilità nel rivelare chiaramente ronzii, fruscii, sibilanti e saturazioni da eccessiva compressione dinamica sia nel parte più bassa dello spettro sonoro che sulle frequenze medio alte. Provando poi per curiosità a sostituire i pad in velluto con quelli in pelle (operazione tra l'altro non molto facile) ho avvertito una leggera minor congestione delle basse frequenze ed un leggero miglior rendimento dei medio bassi, ma in una percentuale così minima da non giustificare tutta la fatica fatta per sostituire i pad in velluto. Conclusioni Per il prezzo a cui viene venduta la DT1770 si presenta sul mercato come una concorrente agguerrita in grado di dare del filo da torcere anche a cuffie più blasonate. Non ha certo la leggerezza della DT880, tanto che dopo averla indossata per un certo numero di ore potrebbe creare qualche fastidio, tuttavia appare vincente l'audace scommessa di Beryerdynamic di riversare il meglio della propria tecnologia Tesla su una cuffia per il mercato professionale. La DT1770 è inoltre una cuffia piacevole anche esteticamente, bisogna però prestare attenzione ai due cavi che collegano entrambi i driver all'archetto in quanto potrebbe essere molto problematica l'accidentale rimozione di uno di essi. E' infine una cuffia dalla timbrica molto interessante, con una buona scalabilità in termini di prestazioni pure. Scordatevi però di poterla sfruttare appieno con uno smartphone in quanto ha bisogno di un setup di un certo livello e potenza per rendere al meglio. Ma dubito che strumenti di qualità quali amplificatori per cuffia e DAC di un certo tipo manchino in uno studio di registrazione o in un ambito broadcast, ambienti per i quali la Beyerdynamic DT1770 Pro è stata creata. Beyer-06 Opinione Sinceramente ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con la mia DT880 ed ho finito per anni per lasciarla nella sua custodia in favore di cuffie più performanti. Così, quando ho ricevuto nel mio studio la DT1770 Pro non sapevo cosa aspettarmi, ne mi ero preoccupato di leggere opinioni e recensioni in merito. Partito quindi con un certo scetticismo, mi sono dovuto poi in buona parte ricredere per quella che penso sia una cuffia dal rapporto qualità-prezzo molto alto. Una cuffia che in studio sarà utilissima per il tracking di stumenti come la batteria ed il basso in fase di registrazione dato che i nuovi driver Tesla 2.0 permettono livelli di pressione sonora davvero elevati senza particolari distorsioni. Una cuffia che nella parte bassa dello spettro può rivaleggiare con alcune ortodinamiche per velocità ed impatto. Può essere uno strumento valido in ambito live o broadcast ma che richiede comunque una sorgente ed un amplificatore all'altezza per suonare a dovere. In questo caso l'abbinamento con l'amplificatore iCAN SE di iFi Audio si è rivelato il combo più azzeccato come rapporto qualità-prezzo e dimensioni. In conclusione, se si vuole dotare il proprio studio di uno strumento professionale valido ed alternativo, credo che la Beyerdynamic DT1770 valga il suo prezzo soprattutto quando magari non ci si può affidare completamente, per le decisioni più critiche, ai monitor da studio in una stanza non trattata. Giudizio 1) La qualità sonora è molto buona - 8 2) Il valore dell'apparecchio rapportato al prezzo è molto buono - 10 3) Le misure dichiarano valori buoni - 8 4) La qualità costruttiva e l'estetica dell'apparecchio sono buone - 8 5) La versatilità è abbastanza limitata all'ambito professionale - 7 Voto Finale : 8,2   Info: www.beyerdynamicitalia.com Info: www.dbtechnologies.com   Francesco Donadel Campbell Mastering Engineer]]]> Mon, 08 Aug 2016 14:07:29 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/08/08/recensione-cuffie-beyerdynamic-dt1770-pro/ Recensione Presonus Studio 192 Mobile http://www.ziomusic.it/2016/07/28/recensione-presonus-studio-192-mobile/ Prima impressione A livello di manifattura e design la Studio 192 Mobile si presenta in modo impeccabile, e non solo al primo sguardo. Lo chassis, completamente di metallo, pesa appena 2,3 Kg, e il panello frontale in alluminio spazzolato è strutturato bene, molto pulito e bello da vedere. Tutti i connettori e elementi di controllo risultano di alta qualità. Il prodotto arriva con un alimentatore esterno e un cavo USB3.0. Per chi ancora non avesse il computer dotato di presa USB 3.0 può comunque stare tranquillo, perché la Studio 192 Mobile è compatibile anche con USB 2.0. Per chi invece come me utilizza un computer Apple (Mac Mini 2012) ma non ha ancora fatto l’update a OS X 10.11 El Capitan (io uso ancora la versione 10.8.5) avrà una brutta sorpresa: a causa di un bug dell’audio streaming in USB 3.0 bisogna per forza ripiegare sull’USB 2.0. Devo dire che sono rimasto abbastanza interdetto da questo fatto. Anche se l’interfaccia funziona benissimo pure con USB 2.0, avrebbero potuto spiegare questo disguido da qualche parte sul sito Presonus. UCAI A parte una Quick-Start-Guide stampata, la scatola della Studio 192 Mobile contiene anche una chiave prodotto per la versione Artist di Studio One 3, la DAW di Presonus (ampiamente presentata sulle nostre pagine), che dopo l’apertura di un account si può scaricare gratis dal sito di Presonus. Stessa cosa vale per il software di controllo  con i suoi driver e un manuale dettagliato (in tutte le lingue, ma non in italiano purtroppo). XMAX - controllo digitale su un circuito analogico Inutile dire che il preamplificatore microfonico è essenziale per la qualità sonora di una registrazione. Studio 192 Mobile è equipaggiata con 2 preampli XMAX in Classe A ad alto voltaggio, appositamente progettati con componenti discreti, cioè transistor, resistenze e condensatori di qualità, e non amplificatori operazionali. Come ben sappiamo poi i circuiti in Classe A non hanno distorsione di crossover e forniscono una resa sonora più pura e più chiara di quelli in Classe AB montati su molti preamplificatori. Diversamente dagli altri preamp con amplificatori operazionali che vengono alimentati da 10 a 18 Volt,  l’XMAX funziona a 30 Volt. Questo incremento di voltaggio si traduce in maggiore headroom, bassi più profondi, alte frequenze delicate ed una migliore qualità sonora generale. Ma i preamplificatori XMAX offrono un altro grande vantaggio: il supporto dell'automazione. Nel 1995 PreSonus ha brevettato, con il suo primo hardware, il sistema di controllo digitale su un circuito analogico, ottenendo i vantaggi dell'automazione digitale senza sacrificare la qualità analogica. I preamp possono essere quindi controllati dal pannello frontale, dal software UC Surface, dal mixer software di Studio One, da Studio One Remote e via MIDI da Pro Tools, Logic o Live, Cubase, ecc...,  permettendo anche di registrare e salvare i tuoi settaggi. Ero veramente curioso di provare questi preamp, e posso già anticiparvi che sono eccezionali. Presonus Studio 192 Mobile_front Front I due ingressi XLR/Jack-Combo sul frontale possono essere usati anche come ingresso Instrument e la cosa bella è, che appena si infila un Jack in uno dei due canali, l’interfaccia automaticamente cambia l’impedenza di ingresso da 1,6 kΩ a 1 MΩ e aumenta il guadagno massimo a 85 dB. In questo modo si risparmia un bottone per commutare da ingresso Mic a Inst, ma bisogna stare ovviamente attenti che un microfono sia sempre collegato con un connettore XLR. Essendo “digitally controlled“ significa che è possibile controllare Gain, Phantom e Polarità dalla Universal Control Surface (o da Studio One 3), ma a chi piace sentire dei bottoni veri sotto le mani può sempre impostare il Gain e la Phantom “manualmente” dal controllo rotativo e dal bottone dedicato per i 48V sul pannello frontale. Se i due bottoni con le freccette servono per impostare il canale, il tasto Cue permette di “switchare” tra due impostazioni di mix diverse. Se la UC Surface non è attivata, il cambio avviene automaticamente da uscita cuffie (7/8) a uscita Main (1/2). Con l’UC Surface in funzione è possibile impostare due mix qualsiasi tra cui scegliere. Molto utili per trovare il gain giusto per i canali di ingresso sono i LED di livello segnale che si attivano a -50 dBFS e ci avvertono a - 0,5 dBFS che si sta andando un po’ troppo oltre. Subito a fianco c’è un (piacevolmente grosso) controllo rotativo per l’uscita Main, e poi l’uscita cuffia con il suo controllo di volume. Tutto a destra il tasto di accensione che si colora con un cerchietto azzurro quando l’interfaccia è attiva. Presonus Studio 192 Mobile_rear Rear Per le sue dimensioni ridotte (44 mm x 178 mm x 317 mm) Studio 192 Mobile oltre ai due canali analogici di ingresso, fornisce un sacco di ulteriori possibilità di connessioni, sia In che Out. A livello analogico troviamo di fatti due entrate Line e altre 4 uscite bilanciate (oltre alle due uscite Main), per una gestione molto semplice del mixing degli speaker, dei monitor o per entrambi, a seconda di come si lavora. Oltre a questi Studio 192 Mobile monta 18 ingressi ed uscite digitali, con supporto ADAT I/O fino a 96 kHz, In/Out S/PDIF e Wordclock che ti permettono di aggiungere I/O analogici in grande quantità se necesssario. La conta finale possibile per lo streaming simultaneo è: 26 IN e 32 OUT a 48 kHz oppure 8 IN e 14 OUT a 192 kHz. Tutte le specifiche tecniche dettagliate e i requisiti di sistema li potete trovare QUI. Universal Control Surface_Mix1 UC Surface Il monitor control software UC Surface serve a creare dei monitor mix con la Studio 192 Mobile utilizzando tutte le funzioni di processamento di uno StudioLive AI-series digital mixer. Completamente integrato in Studio One, l'UC Software permette anche ad altre applicazioni DAW popolari di accedere a queste funzioni. Cosi è possibile controllare canali, ritorno effetti e livelli di output Mix, i parametri Fat Channel, così come anche i livelli send degli effetti. Ogni canale di ingresso analogico della 192 Mobile è equipaggiato con il processamento Fat Channel, che mette a disposizione strumenti per interventi dinamici e di equalizzazione. Fat Channel è anche disponibile sui primi otto ADAT input (a 44.1 e 48kHz). La sezione Fat Channel è una specie di channel strip divisa in 5 parti: High Pass filter, Noise Gate, Compressor, Limiter, e EQ parametrico. Ognuna di queste parti può essere attivata o disattivata e controllata separatamente. Panoramica studio In prova Presonus Studio 192 Mobile è un bel esempio per il continuo avvicinamento tra hardware e software. Il fatto che i preamp di un’interfaccia audio si possano controllare con un mixer virtuale adesso non è più una cosa così rivoluzionaria, ma il fatto che gli user di Studio One lo possono fare direttamente dalla DAW e che le impostazioni possano essere salvate è una feature importante. Anche il fatto di poter creare fino a otto differenti mix delle cuffie per i musicisti (anche questo direttamente da Studio One) che poi, grazie al DSP incorporato possono essere processati (quasi) senza latenza con degli effetti di base è molto bello, incluso il controllo remoto WLAN tramite iPad e il supporto di touchscreen multipli. Ho eseguito il test collegando l’interfaccia a un Mac Mini (con sistema operativo 10.8.5) con 16 Giga di RAM, utilizzando Cubase Pro 7.5 come DAW. Tralasciando il fatto che non ho potuto usare la connessione USB 3.0, durante tutto il periodo di prova la Studio 192 Mobile si è comportata benissimo. L’installazione dell’applicazione UC Software è stata semplice, conviene però stare collegati in rete in quel momento, per poter scaricare e installare subito l’ultimo firmware. Come già anticipato, i preamp XMAX sono proprio belli. Beh … non sono certo il primo a dirlo. Andate per esempio a leggervi l’intervista con il batterista austriaco Thomas Lang, uscito poco tempo sulle nostre pagine, dove lui nella descrizione dei suoi preamp “to go” include appunto quelli della Presonus, sottolineando il suo stupore per il livello di qualità che hanno raggiunto alcuni prodotti che oggi possiamo trovare sul mercato, in rapporto al prezzo. Comunque come detto questi pre hanno abbondante headroom, bassi profondi e grande trasparenza. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/presonus-studio-192-mobile-test-ziomusicit In generale direi che le prestazioni audio sono veramente ottime. Per chi avesse bisogno di mixing e registrazioni ultra definite può anche lavorare fino a 192 kHz e i convertitori Burr-Brown sono di grande qualità, fornendo ben 118 dB di gamma dinamica, su ogni ingresso ed uscita. Se la parte hardware della Studio 192 Mobile mi ha convinto da subito, devo dire che per la parte software, cioè la Universal Control Surface, ci ho messo un po’ a capirla. Si trovano tante possibilità e funzioni in questa superficie di monitor e mix ed è molto flessibile, ma non l'ho trovata subito intuitiva. Inizialmente ho dovuto guardare spesso nel manuale per trovare e capire certe funzioni, che ci sta anche, ma di solito non ne ho bisogno. Comunque dopo averci lavorato un po’, e ottimizzando alcune impostazioni base, il workflow migliora ed il sistema funziona egregiamente. Chi deve registrare spesso più musicisti nello stesso momento, sicuramente apprezzerà l’UC Surface, e chi non deve fare delle session esagerate troverà utili gli effetti DSP. Tutti questi effetti funzionano in modo globale. Vuol dire che se comprimo per esempio un canale della voce, allora sarà udibile in questa forma in tutti i monitor mix. Questi processamenti e effetti con Cubase non vengono registrati, che mi sta benissimo. Non perché suonino male, anzi. Ma personalmente preferisco processare il materiale audio in fase successiva al recording. Gli user di Studio One 3 invece hanno la possibilità di configurare il Fat Channel direttamente dalla DAW e tenere attive le impostazioni anche dopo la registrazione, sfruttando il processing DSP della Studio 192. Automazione Il controllo digitale dei preamp funziona ottimamente ed è semplicissimo settare una traccia di automazione per il controllo del gain dalla DAW. Veramente comodo! Ho letto commenti di persone in rete che hanno notato dei problemi di latenza, che io però non ho riscontrato affatto. La latenza del monitoring con i Fat Channel attivi è prossima allo zero (2 ms da input ad output). Diverso diventa il discorso ovviamente quando voglio magari suonare la chitarra con amp simulation dentro il computer o usare synth VST “pesanti” controllati da controller MIDI esterni. Qui un po' di latenza c’è, ma ci troviamo sempre su valori intermedi. Per esempio la RME Fireface 800 e la Apollo Twin che ho in studio viaggiano più o meno sulla stessa latenza. Da non dimenticare comunque che non ho potuto provare la Studio 192 Mobile con la connessione USB 3.0 che probabilmente da prestazioni ancora migliori. Valutazioni finali Presonus Studio 192 Mobile è un ottima combinazione tra interfaccia audio e centro di controllo sia per studi casalinghi che professionali. Audio fino a 192 kHz, effetti Fat Channel DSP, preamp controllabili da remoto, monitor mixing avanzato, speaker switching, amplificatore per cuffie e la completa integrazione con Studio One fanno della Studio 192 Mobile un recording hardware portatile potente. Non mi fa impazzire la concezione della UC Surface, ma ci si può abituare a tutto. Da considerare assolutamente per chi cerca un’interfaccia snella ma potente, che suona molto bene ad un prezzo intermedio (intorno ai 650 euro). Invece per tutti gli user di Studio One che cercano un’interfaccia portatile, secondo me è un prodotto “must have”. Info: www.midimusic.it]]]> Thu, 28 Jul 2016 07:00:48 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/07/28/recensione-presonus-studio-192-mobile/ 5 Consigli per farvi amare dai fonici live http://www.ziomusic.it/2016/07/21/5-consigli-per-farvi-amare-dai-fonici-live/ I fonici sono generalmente persone di poche parole, però potete farvi amare ed ottenere il loro massimo impegno con qualche piccolo accorgimento. Ecco qualche consiglio. 1. Controllate e Preparate a casa tutta la strumentazione Non c'è niente di peggio che salire sul palco per un soundcheck, i fonici sono pronti, il resto della band è pronta, e voi? No. Bloccate tutto. Banalità spesso che fanno ancora più indispettire chi sta lavorando per voi. Una corda che parte, un alimentatore che non si trova o ronza troppo, un cavo che non va, una batteria scarica di un pedale, una batteria completamente scordata. Impressione poco professionale e tempo perso che state togliendo alla band per fare un suono soddisfacente. Prima di mettere tutto in macchina quindi controllate ogni dettaglio, fate il check delle cose e segnatevi mentalmente dove sta ogni elemento. Tutto deve essere operativo e al posto giusto ed il montaggio sarà veloce e senza patemi d'animo. 2. Un Ricambio per Tutto C'è una legge ingegneristica, che potremmo vedere come una riformulazione della legge di Murphy, che vale anche per i musicisti: se qualcosa si può rompere, prima o poi lo farà (e solitamente quando non te lo aspetti, aggiungo io). Non bisogna aspettare che i problemi si presentino per pensare a risolverli, bisogna anticipare. Perchè nei tour professionali l'equipaggiamento è tutto doppio? Perchè le cose prima o poi ti lasciano a piedi, e devi avere sempre a portata di mano una soluzione di ricambio. Quindi, fin dove si può arrivare ragionevolmente, bisogna avere ricambi per tutto e saperli trovare e cambiare rapidamente. Le cose più semplici e più frequenti? Un cavo che si spezza? Tenete sempre un cavo di riserva vicino all'ampli. Una corda che parte? Sempre una chitarra o un basso simile pronti da usare. Una ciabatta si fulmina? Un ricambio uguale pronto nella borsa. La pelle del rullante salta? Un rullante di ricambio dietro la batteria. Se poi avete un fonico di palco a supporto, dategli due dritte sui vostri ricambi e lui vi aiuterà al volo se suonando qualcosa si rompe. Farete una grande impressione di professionalità. soundcheck-gary-allan 3. Suoni e Regolazioni Ready-to-Go Inutile dire che il sound-check è il momento per far si che l'impianto suoni bene ed i suoni della band escano correttamente, non è il momento di fare esperimenti o provare i suoni del nuovo pedale o le patch della nuova tastiera. Quello che interessa ad un fonico live (uno che non vi conosce) durante il sound-check sono i livelli del vostro suono, le dinamiche e le frequenze che andrete ad occupare. Non dovete spiegargli tutta la filosofia esoterica del vostro suono, dovete dargli gli estremi in alto e in basso di ciò che suonate. Vietato spippolare con la strumentazione per minuti e minuti. Fatevi amare dal fonico avendo già pronti e chiari in mente questi pochi suoni: il suono più pulito ed il suono più distorto; il suono più debole e quello più forte; la variazione tra suoni standard e assoli; esempio di una ritmica significativa di un pezzo standard ed un pezzo di un assolo. In uno, due minuti gli avrete dato tutto quello di cui ha bisogno e, se è sveglio, durante la serata non ci saranno sorprese. 4. Aspettate il Vostro Turno in Silenzio E' il pubblico quello che dovete impressionare, non il fonico. E' inutile fare i fenomeni durante il sound-check suonando drum fill in continuazione o riff come se non ci fosse un domani. Il fonico sta cercando di capirci qualcosa e, se non vi ha già mandato a quel paese davanti a tutti, presto vi dirà che è il caso di fare silenzio se non siete interpellati. Le figure da bambini dell'asilo sono sempre dietro l'angolo, il fonico odia i musicisti anarchici, ma in fondo al suo animo non aspetta altro, non dategli l'occasione. mixer -soundcheck 5. Non Abbiate Paura, Dite Tutto al Momento Giusto A quanto mi risulta, non ho ancora avuto notizia di fonici incriminati per cannibalismo, quindi non dovete aver paura di dire tutto quello di cui avete bisogno. Gli artisti siete voi, la faccia la mettete voi per primi e quindi dovete chiedere le cose che vi servono. Tutto parte da una scheda tecnica della band fatta bene, con tutte le necessità e le caratteristiche del vostro show da mandare qualche giorno prima al fonico così che arrivi preparato. Durante il montaggio fate presente se manca qualcosa o se ci sono peculiarità necessarie alla vostra esibizione. Durante il sound-check siate veloci ma non abbiate paura di imporvi se il suono non vi piace o se nei monitor non sentite tutto a dovere. Il fonico è lì per voi, e durante la serata sarà estremamente più complesso fargli capire a gesti cosa non va. Ecco dunque, questi sono alcuni consigli che, soprattutto ai neofiti o meno esperti della vita da musicista live potrebbero fare comodo. Non preoccupatevi se poi tutto non va come previsto, spesso succede, quindi armatevi di pazienza, perchè gli imprevisti capitano, sempre. L'esperienza, la preparazione e un po' di sangue freddo vi faranno diventare professionisti navigati del live.     Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 21 Jul 2016 13:05:45 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/07/21/5-consigli-per-farvi-amare-dai-fonici-live/ Recensione cuffie Sennheiser HD800S http://www.ziomusic.it/2016/07/07/recensione-cuffie-sennheiser-hd800s/ Design e Funzionamento Esteticamente la nuova HD800S non differisce molto dalla precedente. E' solo più facilmente riconoscibile per via del colore nero della parte esterna dei padiglioni e dell'archetto, su cui vi è sempre scritto HD800 assieme al numero di serie. La confezione a corredo della cuffia reca invece esternamente la scritta HD800S in argento al centro. La lussuosa custodia nera contiene, oltre alla cuffia, due cavi da 2,5 metri di lunghezza in rame placcato argento da 36 awg di diametro. Mentre uno di questi è terminato con il classico jack da 6,3 mm, l'altro è terminato con un connettore bilanciato XLR maschio a 4 poli per le connessioni ad amplificatori bilanciati. Completa la dotazione il manuale di istruzioni. [caption id="attachment_44083" align="alignright" width="285"]HD800S-10 La dotazione di accessori della HD800S[/caption] I pad della cuffia sono rivestiti in alcantara, con un superbo tessuto scamosciato che è abbastanza rigido ma è molto confortevole e resistente all'acqua. Il resto del telaio è realizzato in materiale a norma aerospaziale, il che contribuisce a rendere acusticamente inerte la HD800S. Essendo una cuffia di tipo dinamico completamente aperta, se ne sconsiglia l’utilizzo in ambienti esterni o altamente rumorosi. Adotta dei driver da 56mm come la precedente ma le differenze non sono solo di carattere estetico o monetario. Molto del lavoro fatto sulla HD800S deriva dai test e dalle tecnologie implementate sulle cuffie in-ear IE800, sulle quali è stata applicata una struttura per ridurre le risonanze e rendere più equilibrata la risposta in frequenza. Per la HD800S si parla quindi di una risposta da 4 a 51,000 Hz (a -10 dB) mentre la HD800 va da 6 a 51,000 Hz. Entrambe con un’impedenza nominale di 300 Ohm ed una sensibilità di 102 dB. Questa differenza in frequenza, pur sembrando un dettaglio minore sulla carta, è invece l’espressione di un aggiornamento che ha giovato non poco in termini di prestazioni pure. Aggiornamento consistito, tra l’altro, nell’impiego di un risuonatore di Helmhotz per stemperare il picco sui 6 kHz ed aggiungere una seconda armonica in basso in modo da poter rendere la resa di queste frequenze più corposa e convincente. E' questo lo scopo del piccolo risuonatore cilindrico che è stato posizionato all'interno di ciascun driver della cuffia. Può sembrare una soluzione molto semplice e magari banale, ma come abbiamo avuto modo di ascoltare nella prova d'uso, si è rivelata molto efficace. [caption id="attachment_44084" align="aligncenter" width="740"]HD800S-01 A sinistra la nuova HD800S, a destra il modello precedente, la HD800[/caption] Prova d'Uso Come ogni prova d'uso che si rispetti abbiamo lasciato rodare la cuffia per una settimana intera prima di effettuare qualsiasi test critico di ascolto. Abbiamo inoltre voluto utilizzare, per un confronto ad armi pari, la precedente HD800 in modo da poterci rendere conto delle effettive differenze tra i due modelli. Oltre ai cavi in dotazione alla cuffia, abbiamo voluto utilizzare un paio di nostri cavi bilanciati costruiti in modo specifico con materiali a norma militare, insieme ovviamente al parco completo di amplificatori in nostro possesso, ovvero il Lake People G-100, l'iFi Audio iCAN SE, l'Audio-GD Master 9 e l'HPBA2-S di Qes Labs, che è stato appositamente costruito per questa cuffia secondo le nostre specifiche. La particolarità dell'HPBA2-S sta nel fatto che, oltre ad essere un amplificatore dual-mono bilanciato con pilotaggio in corrente, esso ha una curva di impedenza di uscita che ricalca esattamente quella della HD800/HD800S. Questo permette alla top di gamma di casa Sennheiser di esprimere tutto il suo potenziale e di rendere al massimo soprattutto come linearità nella parte alta dello spettro sonoro e come risposta ai transienti sulle basse frequenze. HD800S-08 Sempre nella prova, abbiamo utilizzato come sorgente la nostra DAW collegata via USB e via S/PDIF ai due DAC presenti nel nostro studio, ovvero il Tobby della Firestone Audio e il Mytek Stereo 96. Come player abbiamo utilizzato Jriver con Fidelizer e Process Lasso Pro. Tutti i cavi di alimentazione e segnale sono di progettazione custom. I brani musicali utilizzati per la prova hanno coinvolti diversi generi con diverse risoluzioni e profondità di bit. Partendo dall'abbinamento G-100 / HD800S con il cavo sbilanciato stock, notiamo subito una maggior profondità e corposità delle basse frequenze, unita ad una maggiore linearità delle alte frequenze. Il fastidioso picco sui 6 kHz sembra essere sparito. Il soundstage, che era uno dei punti di forza della vecchia HD800, rimane invariato. Passando poi all'utilizzo, sempre con il cavo stock sbilanciato, dell'iCAN SE, l'ascolto si fa più interessante, sia per la maggior potenza di questo amplificatore sia per la sua maggior precisione e messa a fuoco rispetto al G-100. Tutto diventa più coinvolgente, più naturale e le basse frequenze acquistano maggior profondità. [caption id="attachment_44086" align="alignright" width="259"]La custodia della HD800S La custodia della HD800S[/caption] La HD800S ci dà l'impressione di essere più facilmente pilotabile e meno schizzinosa negli abbinamenti rispetto alla precedente HD800, anche se ad essere sinceri non rimaniamo particolarmente colpiti dalle prestazioni dei cavi forniti a corredo, cavi che a nostro parere hanno un sezione fin troppo sottile e non riescono a far suonare la cuffia al pieno delle sue potenzialità, sopratutto nella parte bassa dello spettro sonoro. Inoltre come tutte le cuffie ad alta impedenza di casa Sennheiser, ovvero la HD600, HD650 e HD800, anche la HD800S beneficia e non poco del pilotaggio in bilanciato, acquistando corpo, velocità e precisione nella riproduzione se connessa ad amplificatori a tipologia bilanciata e a cavi opportuni. A tal proposito, i cavi bilanciati in nostro possesso hanno sezioni di 18 awg e 21 awg che permettono alla HD800S di esprimere in maniera più completa il proprio potenziale soprattutto nella resa delle basse frequenze. Tuttavia il bello deve ancora venire perché, dato che l'appetito vien mangiando, ci siamo spinti oltre collegando la cuffia al nostro amplificatore bilanciato Master 9 di Audio-GD. Ora grazie al pilotaggio in bilanciato e alla maggior raffinatezza riproduttiva, riusciamo renderci conto del concreto passo avanti che è stato fatto con questo nuovo progetto. La nuova cuffia si presta finalmente all'ascolto di svariati generi musicali. I dischi di musica rock ed elettronica vengono affrontati e riprodotti senza alcun timore reverenziale e senza quel senso di inadeguatezza che aveva caratterizzato la precedente HD800. I bassi ci sono tutti, così come la velocità nella risposta ai transienti, mentre la riproduzione consente di apprezzare senza particolari colorazioni l'intero messaggio sonoro proveniente dalla sorgente. Certo non possiamo parlare dello stesso impatto materico nella parte bassa dello spettro sonoro che contraddistingue una cuffia come la Audeze LCD-X, ma possiamo posizionare tranquillamente questa HD800S al pari, come prestazioni, della Hifiman HE-6, rilevando in più un maggior senso di equilibro nella risposta timbrica rispetto a quest'ultima, unito ad una maggiore facilità nel pilotaggio. Con questo non vogliamo definire questa nuova top di gamma come una versione addomesticata della precedente HD800, ma riteniamo che sia più facilmente utilizzabile sia dall'audiofilo, sia dal professionista più esigente. Per quanto riguarda infatti l'utilizzo professionale, abbiamo avuto modo di verificare sul campo che, allo stesso modo della precedente, anche questa nuova HD800S si presta perfettamente per essere impiegata in sessioni di mastering o di ascolto critico. Soprattutto se abbinata all'amplificatore bilanciato HPBA-S, che pilota la cuffia in corrente ed è prodotto dall'italiana QES Labs su nostre precise specifiche. HD800S-07 Più volte in passato ci siamo spinti a consigliare a diversi professionisti dell'audio americani e non, l'abbinamento tra la top di gamma di casa Sennheiser e questo amplificatore, ricevendone sempre un ringraziamento per il valido consiglio fornito. Permangono quindi i punti di forza come trasparenza, velocità, soundstage, resa delle voci, degli strumenti acustici, realismo riproduttivo, ma anche capacità di individuare problemi come saturazione, sibilanti, eccessiva compressione dinamica e sbilanciamento dello spettro sonoro. Se con la vecchia HD800 si doveva, sia pure con una certa difficoltà, tarare in qualche modo l'orecchio sulla resa delle basse, ora tutto diventa più immediato, più semplice, soprattutto se si è alle prese con un mix che ha dei problemi nella parte inferiore dello spettro sonoro. Il pilotaggio dell'HPBA2-S in bilanciato, in corrente e con una curva di impedenza in uscita che ricalca esattamente quella espressa dalla cuffia, dona alla HD800S il massimo delle potenzialità non facendoci per nulla rimpiangere la vecchia top di gamma e permettendoci così di essere molto più confidenti nella fase di mastering o di ascolto critico di un brano. Conclusioni Siamo convinti che questa nuova HD800S costituisca il perfetto punto di contatto tra il mondo audiofilo e quello professionale dell'audio. Non è una cuffia che vuole invadere il territorio delle migliori orto-dinamiche, ma è sicuramente un prodotto che, se messo nelle condizioni di esprimere il suo potenziale, può tranquillamente dire la sua. Come tutti i migliori prodotti commercializzati dalla Sennheiser, la HD800S ha un’ampia scalabilità in termini di prestazioni pure, soprattutto se abbinata al giusto amplificatore. Scalza a pieno titolo la vecchia HD800 dal trono di regina della cuffie dinamiche, andando a colmare buona parte delle lacune che il precedente modello aveva evidenziato. Se dovessimo ricorrere ad uno slogan potremmo dire che "il piacere di ascolto incontra la precisione". Certo per il prezzo a cui viene venduta, 1,600€ di listino, magari non la possiamo definire una cuffia per tutte le tasche, anche in considerazione del fatto che, comunque per suonare a dovere, esige attorno a se la creazione di una catena riproduttiva di un certo livello, sia in termini qualitativi che monetari. Ma a volte nella vita bisogna osare e noi senza timore ci mettiamo nella posizione di consigliarla vivamente sia agli audiofili che ai professionisti più esigenti. Ben fatto Sennheiser! [caption id="attachment_44088" align="aligncenter" width="740"]HD800S-03 A sinistra la nuova HD800S, a destra il modello precedente, la HD800[/caption] Opinione Se devo essere sincero dopo l'acquisto della Audeze LCD-X e dell'Audio-GD Master 9 avevo smesso di utilizzare la cuffia HD800 e l'amplificatore HPBA2. Mi trovavo infatti con un sistema di ascolto che soddisfaceva ampiamente le mie esigenze lavorative. Tuttavia dopo la circolazione in rete dei primi articoli riguardanti le modifiche alla HD800, e soprattutto dopo la notizia ufficiale della commercializzazione da parte della Sennheiser di una versione riveduta e corretta della loro top di gamma, ho voluto riprendere in mano ciò che per un po' avevo accantonato. Ho così fatto aggiornare il mio amplificatore HPBA2 alla versione S e appena sono entrato in possesso della HD800S mi sono dovuto ampiamente ricredere cadendo nel classico amore al primo ascolto, perchè questa nuova top è riuscita davvero a migliorarsi sotto tanti punti di vista. Anche una prova effettuata con un WA5, amplificatore a valvole pesantemente modificato, ha offerto un ascolto molto coinvolgente ed emozionante, confermando così la bontà del prodotto. Per questo considero la HD800S una cuffia notevole anzi, la miglior cuffia dinamica attualmente acquistabile sul mercato. Certo non garantisce l'impatto materico in basso di una LCD-X o la fluidità sui medi di una LCD-3F, ma rientra a pieno titolo nella mia dotazione di strumenti per le sessioni di mastering e quelle critiche di ascolto. Giudizio La qualità sonora è davvero ottima - 9 Il valore dell'apparecchio rapportato al prezzo è molto buono - 9 Le misure dichiarano valori decisamente molto buoni - 9 La qualità costruttiva e l'estetica dell'apparecchio sono ottime - 10 La versatilità è ad ampio raggio nel mondo delle cuffie - 9 Giudizio Complessivo: 9,2 Editor's Choice! Info: www.sennheiser.com Info: www.exhibo.it   Francesco Donadel Campbell Mastering Engineer]]]> Thu, 07 Jul 2016 07:38:13 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/07/07/recensione-cuffie-sennheiser-hd800s/ Schertler & Friends Day 2016 http://www.ziomusic.it/2016/07/04/schertler-friends-day-2016/ Dario Fornara nella sua esibizione allo Schertler & Friends Day 2016.[/caption] Prima di parlare dei protagonisti, voglio consigliarvi un paio di marchi esposti che hanno attirato la mia attenzione. Il primo è il nuovo marchio di chitarre Effedot, la 'chitarra sociale'. Nata da un'idea del chitarrista e divulgatore musicale Reno Brandoni, è stata promossa come "la chitarra che nasce dal basso per essere la chitarra di tutti: appassionati, musicisti e aspiranti." Sono strumenti molto buoni, soprattutto se consideriamo il prezzo di tutti i modelli di 199€, tenuto basso apposta per permettere a chiunque di avere una chitarra con caratteristiche di livello, pensata con un occhio di riguardo al fingerpicking. La gamma è nata con sei modelli acustici di base per iniziare, con una tastiera da 46mm e una action di facile regolazione grazie ad una maggiore angolatura del manico. Interessanti le catene interne brevettate tagliate al laser che permettono un suono più caldo e vibrante. A questo progetto è affiancato quello delle "Officine Effedot", una serie di laboratori di liuteria in tutta Italia che daranno supporto a costi controllati e predefiniti a chiunque abbia bisogno di regolare la propria Effedot. La distribuzione delle Effedot è operata da Aramini Strumenti Musicali. [caption id="attachment_44063" align="aligncenter" width="740"]Gavino Loche con la sua Effedot. Gavino Loche con la sua Effedot[/caption] Le abbiamo sentite suonate da Gavino Loche, che ci a regalato una performance esalante, e nonostante il prezzo 'sociale' devo ammettere che le Effedot suonano in modo estremamente convincente. [caption id="attachment_44064" align="aligncenter" width="740"]Le chitarre Auden con il loro design essenziale e la paletta 'old style' Le chitarre Auden con il loro design essenziale e la paletta 'old style'[/caption] Il secondo marchio che ci ha lasciato un'ottima impressione sono le chitarre acustiche Auden. Le abbiamo sentite sul palco con Greg Coulson e Joe Jeffery, due chitarristi blues inglesi che hanno suonato un'Auden baritona ed una acustica Auden standard suonando standard e loro brani con un groove trascinante. Le Auden mi hanno colpito per ricchezza armonica ed una gamma media precisa e mai impastata come serve per fare blues, soprattutto in acustico. [caption id="attachment_44062" align="aligncenter" width="960"]Greg Coulson e Joe Jeffery con la chitarre Auden Greg Coulson e Joe Jeffery con la chitarre Auden[/caption] Protagonisti della giornata erano, ovviamente, gli amplificatori, pickup e mixer Schertler, il minimo comun denominatore sonoro di tutti gli strumenti che abbiamo sentito sul palco di questa manifestazione. [caption id="attachment_44069" align="aligncenter" width="740"]IMG_3978 Il piccolo satellite full-range dell impianto PA Schertler TOM da 1000W.[/caption] Parto con il dire che la sonorizzazione dello spazio ed il mix sono stati gestiti con il nuovo mixer analogico Schertler Arthur e l'impianto PA portatile Tom. Quest'ultimo ha suonato egregiamente per tutta la giornata dimostrando che anche un impianto relativamente piccolo per uno spazio aperto medio-grande può restituire un suono preciso e ben direzionato con soli 1000W. [caption id="attachment_44070" align="aligncenter" width="740"]Il subwoofer dell impianto TOM. Piccolo ma efficace. Il subwoofer dell impianto TOM. Piccolo ma efficace.[/caption] I due satelliti ed il piccolo sub che Schertler ha progettato per suonare in locali piccoli e medi, qui hanno onorato questi strumenti acustici ottimamente. Certo, non c'erano batterie, bassi e necessità di alti volumi ad aiutare, ma il Tom ha permesso un ascolto critico degli strumenti su tutta la gamma di frequenze, ed anche a diversi metri di distanza ha saputo rimanere definito, non facendo sentire la necessità di più potenza o di un impianto tipo line array. [caption id="attachment_44066" align="aligncenter" width="738"]IMG_3996 Il mixer Arthur ed i suoi singoli moduli[/caption] Del mixer modulare Arthur ve ne abbiamo già parlato nei mesi scorsi, sia nella nostra presentazione 'rubata' in casa Schertler che al Musikmesse. In questa manifestazione era l'osservato speciale, dovendosi confrontare con la purezza e la semplicità degli strumenti acustici ma anche con la loro necessità di tanta dinamica e basso rumore di fondo per far sentire tutti i minimi dettagli che questi esperti chitarristi sanno mettere nelle loro performance. [caption id="attachment_44067" align="aligncenter" width="960"]Il mixer Arthur utilizzato sul palco per le esibizioni Il mixer Arthur utilizzato sul palco per le esibizioni[/caption] L'Arthur, mixer completamente analogico e privo di qualsiasi tipo di retroazione o operazionali al suo interno, ci ha permesso di valutare in modo attento gli strumenti presentati. I suoi 60 dB di dinamica ed i preamplificatori silenziosissimi hanno fatto la differenza. Se l'idea del formato modulare è quella che credo potrebbe risultare vincente in un mercato come questo, sono convinto che l'arma segreta di questo mixer sia il suo suono. L'impressione è quella di avere il suono di un mixer analogico da studio professionale ma dal vivo e con una dimensione portatile e componibile secondo le esigenze di chi suona, da un paio di canali fino al numero di ingressi che si vuole. Sulla sua affidabilità niente da dire, visto che ha retto senza alcun calo nelle prestazioni dalle tre del pomeriggio fino quasi alle undici di sera. [caption id="attachment_44068" align="aligncenter" width="740"]La gamma di pickup e trasduttori Schertler La gamma di pickup e trasduttori Schertler[/caption] Anche se non si tratta di novità, faccio una menzione di merito anche per i pickup Schertler DYN-AG6 e M-AG6 che sulle acustiche sentite hanno dato ottima prova. Partendo dal DYN-AG6 che posizionato al volo su una classica permette di ottenere un suono insospettabile su uno strumento così critico e delicato, per finire con il Magnetico AG6 sulla chitarra Effedot di Gavino Loche che gli permette di spingere sulle medie e addirittura aggiungere distorsioni all'acustica senza paura e mantenendo una dinamica amplissima comunque. Info: www.schertler.com Info: www.effedot.it Info: audenguitars.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 04 Jul 2016 09:57:53 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/07/04/schertler-friends-day-2016/ Uno studio AES dichiara che l’audio hi-res fa la differenza http://www.ziomusic.it/2016/06/29/uno-studio-aes-dichiara-che-laudio-hi-res-fa-la-differenza/ Ora c'è uno studio scientifico che prova a mettere ordine in tutte le congetture ed a dare una risposta oggettiva, seppur non definitiva, alla domanda se l'audio ad alta risoluzione sia un effettivo vantaggio per l'ascoltatore oppure se si tratta solo di suggestioni. Lo studio è del Dr. Joshua Reiss del Centro per la Musica Digitale della Queen Mary University di Londra, ed è stato pubblicato questo mese sul giornale ufficiale dell'AES (Audio Engineering Society). L'AES, fondata nel 1948, è una società che oggi conta oltre 14 mila membri in tutto il mondo ed ha come scopo quello di diffondere e scambiare informazioni tecniche nell'industria audio. High-resolution_audio.svg Questo meta-studio ha raccolto dati da 18 studi studi scientifici precedenti che hanno visto coinvolti un numero complessivo di 450 partecipanti che hanno ascoltato diversi brani musicali in differenti formati. In totale gli studi hanno accumulato dati in 12 mila diversi ascolti nei quali ai partecipanti è stato chiesto di discriminare tra vari formati. Il risultato finale è stato che la maggior parte degli ascoltatori hanno saputo distinguere tra formati a qualità standard e quelli ad alta risoluzione, specialmente se erano stati prima addestrati prima a capire e percepire la differenza. Sembrerà strano ma questa è la prima volta che le tecniche di meta-analisi sono state applicate ad una ricerca di ingegneria audio. 140702_hi-res-logo In aggiunta all'addestramento, le ricerche suggeriscono che ci sono altri fattori che favoriscono il riconoscimento della differenza di qualità audio. Tra questi fattori, ad esempio, c'è la durata dei sample ascoltati. Samples più lunghi hanno dato risultati più positivi. La conclusione dello studio dice quindi che: "la qualità percepita di una registrazione audio e di una catena di riproduzione della musica aumenta passando dalla risoluzione standard ad una risoluzione più alta." Detto semplicemente, si, l'alta risoluzione si sente. hires_audio_comparison Reiss aggiunge: "I puristi dell'audio e l'industria dell'audio dovrebbero essere contenti di questo risultato. Il nostro studio afferma che l'alta risoluzione ha un piccolo ma importante vantaggio rispetto ai contenuti a qualità standard. Gli ascoltatori addestrati sono stati in grado di riconoscere una qualità più alta circa il 60% delle volte." La teoria ed il senso comune dicono che la qualità CD è sufficiente per catturare e riprodurre tutto quello che possiamo sentire, ma le non idealità del processo e della catena di riproduzione fanno si che alla fine l'audio HD risulti comunque per molti più brillante o più intenso. Continua Reiss: "Speriamo ora di poter andare avanti con la nostra analisi per identificare come e perchè vengono percepite queste differenze, realizzando anche degli esperimenti più efficaci." [caption id="attachment_44034" align="aligncenter" width="740"]Sony propone ad esempio prodotti che coprono l'intera catena audio ad alta risoluzione, sia per dispositivi portatili che per la casa. Sony propone ad esempio prodotti che coprono l'intera catena audio ad alta risoluzione, sia per dispositivi portatili che per la casa.[/caption] Questo studio sembra aver quindi segnato un punto a favore degli sforzi che molti produttori stanno facendo per produrre sistemi di riproduzione migliori e più adatti a risoluzioni alte. L'esperienza comune ci dice però che i dispositivi di ascolto più utilizzati oggi hanno ridotto la qualità finale dell'audio, piuttosto che aumentarla. Inoltre questo studio ci dice che una grossa parte delle probabilità di successo di questo mercato si giocherà sulla capacità delle aziende di educare gli ascoltatori a qualcosa di meglio, perchè l'ascoltatore medio potrebbe non capire la necessità di spendere i propri soldi per avere una differenza che non riesce a percepire.   Info: www.aes.org Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 29 Jun 2016 13:39:58 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/29/uno-studio-aes-dichiara-che-laudio-hi-res-fa-la-differenza/ Recensione Sample Logic Cinemorphx http://www.ziomusic.it/2016/06/24/recensione-sample-logic-cinemorphx/ Presentazione Partiamo con il dire che Cinemorphx è uno strumento che funziona sotto Kontakt, il sistema multi-instrument di Native Instruments leader in questo settore. Se non avete Kontakt (almeno la versione 5), potete comunque scaricare la versione gratuita Kontakt Player. Inoltre vi consiglio almeno 4GB di RAM, perchè questo v-instrument non richiede moltissima memoria, ma utilizzandolo con più istanze (7,10 o anche 15 come ho fatto io) potreste incontrare rallentamenti. Cinemorphx - Panoramica Cinemorphx è uno strumento basato su quattro motori sonori che permettono di suonare contemporaneamente fino a 8 sorgenti sonore. Non permette di partire da zero nella costruzione dei suoni ma, essendo pensato per realizzare arrangiamenti complessi in un tempo ragionevole, fornisce dei suoni di base che sono realizzati in maniera molto ibrida ed eterogenea attraverso sintesi sonora, campionamento, sintesi granulare e loop. Questo consente a Sample Logic di dare all'utente una varietà estremamente ampia di timbriche e ritmi, poichè questo strumento può incaricarsi praticamente di tutto: parti armoniche, melodiche, effetti e anche ritmiche. Questa polivalenza è possibile grazie alla diversità delle sorgenti sonore e grazie ai molti strumenti di modulazione, morph e manipolazione messi a disposizione da Sample Logic. Sono davvero molti e cerco di passare in rassegna i più importanti ed interessanti velocemente. Morph Animator è una peculiarità di Cinemorphx e consente di creare delle automazioni programmabili che, per ognuno dei quattro motori audio, realizza la transizione tra due suoni differenti assegnabili. Questo effetto genera suoni fluidi ed in continuo cambiamento e variazioni timbriche molto moderne. Cinemorphx - Step Animator Step Animator è uno step sequencer assegnabile a tutto l'insieme dei suoni dello strumento. E' un tool complesso che comprende variazioni step di volume, gate, glide, ritmo, intonazione ed altro ancora. Sapendolo programmare come si deve, o affidandosi ai preset, uno strumento può cambiare moltissimo e diventare un utile arpeggiatore o una fonte ritmica inattesa. Anche il 3D Mixer è un invenzione di Sample Logic, che un po' come il Morph Animator fa per il singolo suono, ci consente di creare transizioni programmabili tra i quattro diversi motori audio, con un semplice grafico XY. Molto più convenzionale ma comunque efficace è la sezione effetti che include riverbero, delay, equalizzazione, saturazione, filtri e phaser. Una volta generato il suono potrete dargli più dimensione e tocco personale con questi effetti. Cinemorphx - Browser Cinemorphx può essere utilizzato nella sua versione più complessa e potente con suoni Multi-Core, che impiegano tutti e quattro i motori audio contemporaneamente, oppure per suoni un po' più 'convenzionali' con la versione Single Core, che utilizza solo un motore audio e può usare due sorgenti sonore contemporaneamente. La Prova https://soundcloud.com/ziomusic/sets/hide-and-creep-by-luca-luker-rossi Cinemorphx è uno strumento virtuale interessantissimo, che a mio modo di vedere ha due facce: la prima è quella esaltante che ti permette di realizzare un arrangiamento organico ed epico con la pressione di un solo tasto della tastiera, magari modificando qua e la uno ben 6000 suoni disponibili; la seconda è quella più profonda e professionale che richiede un certo periodo di apprendimento per approfondire tutte le possibilità di personalizzazione che Sample Logic ha previsto. Il primo approccio è più semplice, veloce e non richiede praticamente nessuna conoscenza ne musicale ne di suoni elettronici, da ottimi risultati sul breve periodo ma alla lunga rischia di partire arrangiamenti sempre uguali a se stessi. Il secondo invece permette di fare un uso molto più ampio e chirurgico di questo v-instrument, che ha una quantità imbarazzante di possibilità di intervento sulle sorgenti sonore, soprattutto per quel che riguarda le animazioni applicabili praticamente a qualsiasi parametro. La mia esperienza dopo un paio di settimane di utilizzo mi suggerisce che l'approccio forse migliore è quello di cercare di alternare l'approccio plug&play e quello scientifico secondo necessità. Nelle due brevi colonne sonore che ho creato ad esempio ho utilizzato al 50% preset di fabbrica leggermente modificati ed al 50% suoni completamente custom che si integrano meglio tra loro sia armonicamente che ritmicamente, e si assicura un'omogeneità timbrica migliore alla composizione. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/melting-pot-by-luca-luker-rossi Nei due riquadri SoundCloud troverete prima le due composizioni "Hide and Creep", una colonna sonora che potrebbe adattarsi ad una scena in ambiente hi-tech con momenti di tensione, dubbio e ricerca; e "Melting Pot", un pezzo adattabile ad una ambientazione urbana promiscua con sfumature orientaleggianti in cui la chiave di utilizzo è il passo ritmico costante; quindi sotto di queste troverete anche le singole istanze di Cinemorphx utilizzate nei diversi momenti. E' bene che dica che non è stato utilizzato nient'altro che Cinemorphx per realizzare questi pezzi, cosa che solitamente non farei ma che qui vien comoda per dare un'idea precisa del lavoro possibile con questo v-instrument. Il risultato devo dire mi ha lasciato ben impressionato, poichè le composizioni sono varie e ben strutturate e anche usando un solo strumento sono riuscito a trovare quasi tutto quello di cui avevo bisogno. Lo strumento è veloce e l'interfaccia, una volta fatta l'abitudine, è familiare e razionale. Mi piace che sia sempre tutto molto ben raggiungibile e che le grafiche siano standardizzate e chiare. Dal punto di vista dei suoni e della loro organicità Cinemorphx è bellissimo, alcuni preset ti 'esplodono' letteralmente in faccia appena tocchi la tastiera e ti danno proprio la sensazione di freschezza e modernità, due fattori vitali per chi lavora su colonne sonore e sonorizzazioni. [caption id="attachment_44000" align="aligncenter" width="625"]Cinemorphx - FX Animator Un esempio di come si può agire con una automazione step su un parametro qualsiasi come il volume di uno dei quattro motori audio.[/caption] Il prezzo da pagare per l'immediatezza, c'è sempre un prezzo e quando non vi appare chiaramente dubitate, è una certa rigidità di molti preset, soprattutto armonica. Forse è troppo chiederlo, ma se lo step animator e i quattro motori audio fossero guidati da un'intelligenza armonica, lo strumento permetterebbe di utilizzare i suoni in molte più situazioni, soprattutto con accordi ed armonie più studiate. Conclusioni Tirando le somme Cinemorphx è un grande strumento virtuale. Non c'è dubbio che i risultati che si possono ottenere ed il tempo che fa risparmiare valgono il prezzo di 599$. Certo non sono pochi, ma se si lavora in questo campo, anche un solo lavoro può ripagarlo e l'investimento regge, anche perchè la sua versatilità permette di utilizzarlo in molti contesti con successo. Se potessi da un altro consiglio a Sample Logic, è quello di ottimizzare molto meglio il browser per la ricerca dei suoni. E' bello avere 6000 preset tra cui scegliere, ma la ricerca è faticosa, i nomi a volte oscuri ed i tag tematici sono pochi e poco utili. Si perde molto tempo a provare e riprovare, spesso andando a caso, e questo è decisamente da migliorare. Strumento consigliato, ci sono altri concorrenti in questo campo, se penso a quelli di Output o Native Instruments penso che Cinemorphx sia sicuramente in grado di competere e su alcuni punti risulta vincente. Info: www.samplelogic.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Fri, 24 Jun 2016 08:02:30 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/24/recensione-sample-logic-cinemorphx/ Recensione chitarra acustica D’Angelico Gramercy SG-200 http://www.ziomusic.it/2016/06/16/recensione-chitarra-acustica-dangelico-gramercy-sg-200/ Thu, 16 Jun 2016 09:01:59 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/16/recensione-chitarra-acustica-dangelico-gramercy-sg-200/ Intervista – Thomas Lang – Parte 2 http://www.ziomusic.it/2016/06/13/intervista-thomas-lang-parte-2/ ZioMusic.it: Molto spesso non sei seduto dietro ad un drum kit, ma davanti un mixer e/o un monitor di un computer, creando e producendo musica nel tuo studio di registrazione. Hai avuto la possibilità di lavorare con tantissimi grandi musicisti e mi stavo chiedendo quanto interessante deve essere stato per un batterista/produttore come te, editare le tracce di batteria di un'icona come Charlie Watts? Thomas Lang: E’ stato incredibile incontrare Charlie e lavorare con lui. Prima di incontrarlo non ero un grande fan dei Rolling Stones, ma dopo aver trascorso qualche tempo con lui lo sono diventato, sia della band che dei vari personaggi del gruppo. Avere Charlie intorno è un grande piacere e mi sento onorato di aver avuto la possibilità di lavorare con lui. Editando le sue tracce registrate ho imparato tantissimo su ciò che rende il suo modo di suonare così speciale, ed ho imparato a modificare il mio modo di suonare per raggiungere il "suo" suono e feeling quando serve. Charlie Watts è unico, in molti modi. Il suo drumming non è mai tecnico ed è molto semplice, ma ha una "inclinazione"  molto particolare. I suoi limiti tecnici lo costringono a suonare con assoluta semplicità, ma con particolare attenzione alla sua forza di musicista. Questo produce il suo inimitabile stile così elegante. Ho curato diverse tracce che aveva registrato ed ho avuto a disposizione diverse take per ogni traccia. Quello che aveva suonato, in un primo momento l’avevo trovato approssimativo ed ho cercato di aggiustare” il suo micro-timing e "raddrizzare" i groove, ma ho capito che stavo distruggendo il suo suono unico in quel modo. Ho confrontato le take editate e quantizzate con quelle originali e avevano perso tutto il fascino ed eccentricità. Ho capito presto che il problema era il mio stupido desiderio di perfezione, e non il modo in cui aveva suonato Charlie. Alla fine ho creato la drum track finale con due o tre takes, ma con sezioni complete dove non ho corretto nulla. Il suo modo di suonare è così vivace e pieno di grinta e personalità, che qualsiasi elaborazione digitale sottrae tutto il fascino e l'unicità dalla registrazione. Suona sempre con la mano destra molto più forte rispetto alla sinistra, anche nei fill e lascia sempre la mano destra quando suona un backbeat, non solo quando suona l’hi-hat nel modo classico con le mani incrociate, ma anche quando suona il ride, che è divertente perché sarebbe una posizione open handed e non richiederebbe di tralasciare i colpi sul 2 e 4. In questo modo ogni backbeat ha uno spazio molto esposto e deliberato che si aggiunge al portamento in un modo davvero unico e interessante. Significa anche che il suono del rullante non è mai "contaminato" da un piatto o un suono dell’hi-hat in alcun modo. Tutte queste stranezze fanno il suo drumming così unico e inconfondibile. Charlie Watts è un uomo meraviglioso e un batterista unico. ZioMusic.it: Quale è il tuo set di microfoni “pronti e via” preferito quando registri la batteria nel tuo studio? Che preamp usi? Thomas Lang: Sono endorser dei microfoni Audix e mi piace usarli un po’ su tutta la batteria. Uso un seup standard di microfoni D2 sui tom, D4 per i timpani e D6 per i kick e gong drum. Inoltre utilizzo condenser ADX25A e CSX112 per gli overhead, hihat e ambiente e i5 sui rullanti e percussioni. Ho anche i Micro-D per i Rata toms. Possiedo anche una grossa quantità di microfoni AKG, come qualche 414 vintage e valvolare, 451 stereo-matched e altri di tutte le serie e tipi (D330, 440, 550, D12 e D112) che ho collezionato negli anni. Ho anche qualche Neumann (U87 e 89) e tre Sennheiser 421. Ma in questo momento uso praticamente solo microfoni Audix per le batterie. In base alla situazione ed a quanti canali di batteria o altri strumenti devo registrare, uso vari preamps. Principalmente uso l’API 3124, due Daking IV 4-channel pramp, un Avalon AD2022 e un Neve VR CIB channel strip. Se ho bisogno di più canali/tracce, o nel caso stessi registrando “mobile”, dal vivo o in studio da qualcun altro, uso un mixer Presonus a 24 canali con preamp incorporati che suonano sorprendentemente bene per quel prezzo. Effettivamente è impressionante quanto sia buono il risultato. Per una differenza del 5% in qualità sonora spendi 2000 dollari anziché 20,000. E’ incredibile che cosa riesce a fare la tecnologia moderna! Se devo essere onesto, se io non sapessi o ricordassi quali preamps ho utilizzato per una registrazione, non sarei in grado di dirlo sentendo i mix finali. Non è che ha tutta questa importanza, però è veramente sorprendente quanto poco può costare oggi del recording equipment di ottima qualità. ZioMusic.it: In passato hai lavorato molto come session drummer per una lista incredibile di artisti. Fai ancora tanti di questi lavori? Thomas Lang: Faccio ancora un sacco di sessioni, ma è un modo diverso di lavorare oggi rispetto al passato. Adesso faccio tantissime sessioni remote e online. In passato ero abituato a registrare principalmente negli studi di altre persone, ma oggi registro soprattutto nel mio studio. Sto facendo più lavori da session man oggi rispetto al passato, ma non sono sempre fatti per situazioni conosciute o grandi artisti, e principalmente per altri musicisti e band che stanno facendo più o meno quello che faccio io, lavorare nei loro studi personali, facendo tutto, dalla scrittura alla produzione, mixaggio, mastering, la commercializzazione e la vendita della loro musica. Faccio ancora delle session in zona Los Angeles e a volte mi metto anche in viaggio per fare delle registrazioni, ma è sempre molto più costoso che farlo da me in studio. Voli, alberghi, noleggio equipment, cibo, ecc, significano un costo molto maggiore che ingaggiare me e il mio studio a distanza. Ecco perché la maggior parte delle recording session adesso funzionano in questo modo. Va detto che preferisco usare il mio equipment e registrare a casa ma in alcune di queste situazioni mi manca l’aspetto sociale del creare e suonare la musica con altri musicisti. Dipende ovviamente anche dal genere, ma per la musica basata sul groove è bello registrare assieme agli altri musicisti. Ho smesso di fare sessioni solo per i soldi. Non trovo più molto interessante suonare su una colonna sonora di un film o fare uno show televisivo. Non è che non c'è bella musica da suonare, ma trovo quelle sessione non così eccitanti e impegnative a livello creativo come altre situazioni. Ho fatto tante di quelle sessioni in passato che ora mi piace concentrarmi su progetti più piccoli che mi permettono di essere creativo e produttivo in tanti ruoli: come batterista, ingegnere, scrittore, produttore, arrangiatore, ecc. Tante sessioni online e a distanza mi richiedono un impegno che va molto oltre al semplicemente suonare la batteria e mi piace molto questo modo di lavorare. Inoltre, le session 'grosse' sono ormai difficili da trovare. Naturalmente sarò felice di registrare per ogni 'grande artista' - e a volte lo faccio ancora - ma ci sono meno possibilità di farlo in questi giorni ed è anche vero che io spesso non ho il tempo e la voglia di sacrificare un altro lavoro più consistente per un singola sessione con un artista 'grande'. Mediamente riesco anche a guadagnare più soldi quando faccio le mie sessioni ed ho un po’ più di controllo creativo. In realtà mi piace tanto questo nuovo processo di lavoro e mi permette ad imparare molto sulla tecniche di registrazione e engineering. Thomas Lang Big Drum Bonanza ZioMusic.it: Sei uno degli educatori nel campo della batteria più rispettati al mondo e per questo hai vinto alcuni dei più prestigiosi premi. Nel mese di aprile hai fatto un Drumming Bootcamp di tre giorni in Belgio e alla fine del mese di giugno ci sarà per la quinta volta il "Big Drum Bonanza". Puoi spiegare che cos’è questo "Big Drum Bonanza" e come funziona? Thomas Lang: Il Big Drum Bonanza è il mio annuale raduno batteristico a Los Angeles. A differenza del “Thomas Lang Drumming Bootcamp", dove insegno molto intensamente per 3 giorni, il Bonanza è un evento in cui invito i miei batteristi preferiti e colleghi per insegnare per una settimana intera in un ambiente molto confortevole e bello. Il mio "Bootcamp" è più 'down-and-dirty', cioè molto intenso, molto concentrato sulle tecniche e abbastanza impegnativo. Il Bonanza offre agli studenti l'opportunità di ottenere molte opinioni diverse e sperimentare approcci e personalità diverse. Gli studenti possono seguire corsi di perfezionamento, lezioni di gruppo, lezioni private e godersi performance e masterclass da un gruppo di artisti di fama e classe mondiale, in un ambiente molto intimo e bello in California. Ho sempre limitato il numero di studenti in modo che il gruppo rimanesse abbastanza piccolo, così gli insegnanti possono concentrarsi su ogni studente e quindi sono in grado di rispondere a qualsiasi domanda. Si svolge in un hotel molto bello con piscina, palestra, bar irlandese e ristorante a Los Angeles ed è vicino alle spiagge della California e vicino a Hollywood così gli studenti possono assistere ai concerti la sera, se vogliono. Di solito i partecipanti combinano il viaggio al campo con una breve vacanza in California e per tutti gli studenti che abbiamo avuto in passato, il Bonanza diventa un'esperienza indimenticabile di ricordi meravigliosi tra gli insegnamenti e il tempo trascorso a Los Angeles e la California. Quest’anno gli artisti saranno Glen Sobel (Alice Cooper), Scott Pellegrom (Scott Pellegrom Trio), Brian Frasier-Moore (Madonna / Justin Timberlake), Gergo Borlai (Tribal Tech), Hal Blaine (una leggenda della registrazione in studio) e io stesso. ZioMusic.it: Quali sono le ultime notizie sulla tua etichetta discografica e casa di produzione chiamata MUSO Entertainment? Thomas Lang: Muso si trova attualmente in una fase di stallo, perché sono stato molto occupato con altri lavori, touring e registrazione. Muso è sempre attiva a livello di marketing (Muso Marketing) e abbiamo diversi clienti permanenti che ci tengono occupati, ma il lato produzione al momento si concentra solo sul mio lavoro di registrazione e produzione. Il lato etichetta (Muso Entertainment) sta cuocendo a fuoco lento dall'anno scorso e non sto progettando di far firmare degli artisti a breve, perché non posso prendermi completamente cura dei loro bisogni. Muso Merchandise è come sempre occupata con il negozio online e stiamo sempre aggiungendo eventi, prodotti e merce al catalogo esistente. Vendo i miei prodotti signature, i miei DVD, CD, bacchette, piatti, magliette, orologi ed altro sul sito e vendiamo i biglietti d'ingresso ai miei camp, il Bonanza e per tutti i camp che organizziamo per altri artisti (Gregg Bisonette, Stanton Moore, Bruce Becker, Daniel Glass, Mark Schulman, George Kollias e altri). Così, nonostante il lato etichetta di Muso sta viaggiando un po’ a rilento, la società Muso Entertainment significa un continuo impegno per me e mia moglie. ZioMusic.it: Che musica stai ascoltando in questo periodo? C’è qualche artista o batterista che ti piace particolarmente in questo momento? Thomas Lang: Sto ascoltando tanta musica da discoteca classica in questo periodo! Ma ascolto volentieri classic rock e hard rock, metal, e un sacco di musica pop contemporanea alla radio. Mi piacciono alcune delle band attuali math-metal / Djent e in generale canzoni belle di tutti i generi. Ho riascoltato tantissimo i miei vecchi dischi di Prince da quando è scomparso e ho riscoperto Michael Jackson, Stevie Wonder, Bob Marley e tutti gli altri grandi artisti pop classici. Sto ascoltando delle grandi canzoni, più che qualcosa di stravagante in termini di batteria. Amo il songwriting di un certo livello e tutti i grandi scrittori pop, dagli Abba ai Bee Gees ai Carpenters… e così via in ordine alfabetico! Batteristi che mi piacciono in questo momento sono tutti gli eroi storici: Buddy Rich, Steve Gadd, Tony Williams, Billy Cobham, Vinnie Colaiuta, Stewart Copeland e molti altri. Tra i ragazzi più giovani e 'nuovi' mi piacciono tutti gli artisti e gli amici intimi che ho invitato al Bonanza negli ultimi anni: Chris Coleman, Matt Garstka, Gergo Borlai, Aaron Spears, Tony Royster Jr, Virgil Donati, George Kollias, Derek Roddy, Jojo Mayer, Kenny Aronnof, Jeff Hamilton, Jim Keltner, Dave Weckl, Billy Ward, Dave Elitch, Stanton Moore, ecc. Mi piace anche molto Mike Mitchell, Mark Giuliana, Zach Danziger. Sono anche un fan di Anika Nilles, trovo meraviglioso vedere quanto lei stia ispirando le batteriste donna e giovani musicisti di tutto il panorama internazionale in questo momento. [caption id="attachment_43786" align="alignleft" width="720"]Thomas_Lang_Photo By F.Desmaele_2 Thomas Lang & Tony Royster - Woodchopper Tour 2016[/caption] ZioMusic.it: Che cos’hai in agenda per i prossimi mesi? Thomas Lang: Ho appena finito un tour di 4 settimane in Europa con clinic, Bootcamp e il "Woodchopper" tour con Tony Royster e ora sono in Cina per un tour di concerti da solista di 7 settimane, che termina con una serie di performance con l'Hong Kong Symphony a metà giugno. Dopo questo c’è "Bonanza-Time” nel mese di luglio e poi torno in studio a Los Angeles per diverse settimane per mettermi al passo con il lavoro di registrazione. Ho anche da finire un album per il cantante Ginny Luca (Meat Loaf) e poi farò clinic occasionali e Bootcamp durante l'estate (luglio / agosto) negli Stati Uniti e in Sud America (Colombia/Cile/ Argentina). A settembre sarò in Giappone con Paul Gilbert per alcuni spettacoli che promuovono il nuovo album che è appena uscito e in ottobre/novembre sarò in tour con Paul in Europa. A dicembre ho intenzione di starmene in studio a Los Angeles e lavorerò su un progetto di un duetto di batteria con Virgil Donati per Drum Workshop. Naturalmente devo far andare anche tutte le altre cose che ho in ballo, come le session, i campi, il marketing e la scrittura. Questo mi terrà occupato per il resto dell'anno, e per l'anno prossimo l’andazzo sembra più o meno lo stesso! A Natale mi dedico alla famiglia e sto progettando di infilare molti viaggi di famiglia e mini-vacanze durante l'estate. E 'così importante trovare il giusto equilibrio tra la musica e la vita, e ho avuto un paio di mesi di intenso lavoro quindi non vedo l'ora di un 'rilassamento hardcore' dopo questo tour in Cina. ZioMusic.it: Grazie Thomas! Sei stato molto disponibile ed esauriente! Thomas Lang: Grazie a te, è stato un piacere! Thomas Lang è endorser di batterie e hardware DW, piatti e percussioni Meinl, bacchette Vic Firth, pelli Remo, Roland V-drums, custodie Ahead Armor, cordiere per rullanti Puresound, battenti Bigfoot, practice pedals Hansenfutz, e microfoni Audix. Photo by F.Desmaele www.desmaele.com www.facebook.com/francesco.desmaele Info Thomas Lang: Thomas Lang su Instagram: @thomaslangdrum Thomas Lang su Twitter: @thomaslangdrum www.facebook.com/ThomasLangDrummer www.facebook.com/OfficalThomasLang?ref=tn_tnmn www.thomaslangdrummer.com/ www.bigdrumbonanza.com/ www.thomaslangdrumcamp.com/ www.muso-mart.com/   Guido Block Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 13 Jun 2016 07:00:59 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/13/intervista-thomas-lang-parte-2/ Intervista – Thomas Lang – Parte 1 http://www.ziomusic.it/2016/06/09/interview-thomas-lang/ Come compositore, scrittore e produttore Thomas Lang ha rilasciato una serie di album da solista, ma è anche molto attivo come scrittore e produttore su album di altri artisti. Pluridecorato come “best all-around drummer”, “best studio drummer”, “best clinician” da riviste importanti come Modern Drummer e altre, è apprezzatissimo come insegnante ed ha pubblicato tanto materiale didattico, tra cui libri e DVD, alcuni dei quali divenuti veri riferimenti dell’insegnamento batteristico. Inoltre porta continuamente nel mondo il suo sapere attraverso i suoi Drumming Bootcamp, clinic e manifestazioni come l’annuale campus "The Big Drum Bonanza" in California. In occasione della sua clinic da Percussion Village a Milano, grazie al mio amico svizzero Dieti Zurbriggen, batterista e drum tech, sono riuscito ad incontrare Thomas Lang nel pomeriggio per concordare un’intervista. Personalmente ero molto curioso di conoscerlo, e per il fatto che suona così bene, ha avuto tanto successo ed è pure alto e di bell’aspetto, speravo che fosse almeno un po’ antipatico. 'Purtroppo' sono rimasto deluso, perché Thomas Lang è una persona simpaticissima, molto aperta e disponibile, dotato di grande intelligenza ed ironia. Thomas_Lang_Photo By F.Desmaele_4 ZioMusic.it: Quando e come sei stato colpito dal 'virus della batteria'? Qual è stato il tuo percorso educativo? Suoni anche altri strumenti? Thomas Lang: Sono stato morso e per sempre infettato dal “drum bug” all'età di 4 anni nel mio piccolo paese natale di Stockerau in Austria. Ho visto suonare un batterista in tv e sono rimasto incuriosito dalla sua apparente autorità e il potere di comando che aveva sulla band. Sembrava avere un ruolo speciale perché era l’unico del gruppo a poter stare seduto. Dava l’attacco per i brani e tutti sembravano prestare particolare attenzione a lui. Pochi giorni dopo ho visto nella mia città locale un’esibizione di un gruppo dal vivo. A un certo punto sono andato dritto verso la batteria e mi sono aggrappato al cerchio della grancassa dalla parte anteriore. Quel momento ha cambiato la mia vita. Ero stato catturato. La potenza dello strumento, le grande dimensioni e l'aspetto molto “cool” con tutto quel cromo luccicante mi affascinavano. Non solo ascoltavo, ma sentivo fisicamente il suono della grancassa e da quel momento "l’accordo era siglato": volevo suonare la batteria. Dopo aver assillato mia madre per un paio di mesi, mi ha comprato un rullante e mi ha mandato dall'insegnante di batteria del nostro paese. Era un bravo maestro, che dall'età di 5 anni mi ha insegnato la tecnica corretta, come studiare e come leggere. Sono rimasto con lui per circa 6 o 7 anni. Mia madre mi permetteva di suonare la batteria solo se avessi imparato anche uno strumento 'vero', così in parallelo ho iniziato a suonare il pianoforte. Nella mia adolescenza ho anche cominciato a studiare e suonare il basso e un po' di chitarra. A un certo punto ho pure preso lezioni di tromba per un po’ di mesi, ma ho lasciato  perdere quasi subito! Odiavo dover infilarmi uno strumento in bocca e non essere in grado di parlare o cantare mentre suonavo. Ho poi frequentato il Conservatorio di Musica di Vienna e preso lezioni private ogni volta che potevo, da batteristi che ammiravo. ZioMusic.it: Che tipo di musica e quali batteristi ti hanno influenzato maggiormente nell’infanzia? Thomas Lang: Sono stato in gran parte influenzato dalla musica rock inglese degli anni '70. Sono cresciuto negli anni '70 e tutto quello che era in classifica alla radio in quel periodo mi piaceva. Ero anche un grande fan di tutta la musica Disco che veniva dagli Stati Uniti, perché le canzoni avevano un gran ritmo e dei suoni potenti di batteria. A metà/fine anni '70 e nei primi anni '80 ho scoperto i Deep Purple, Rainbow, Genesis, Pink Floyd, The Police, Frank Zappa e tutte le altre grandi band di quel periodo. Mi piaceva tutto: dagli Abba a Zappa. I miei eroi della batteria erano Buddy Rich, Billy Cobham, Stewart Copeland, Ringo Starr, Cozy Powell, Steve Gadd, Vinnie Colaiuta, Terry Bozzio, Tony Williams e Alphonse Mouzon. Mi piaceva praticamente qualsiasi batterista che vedevo suonare in televisione o dal vivo. Ero veramente innamorato della batteria e qualsiasi disco con un grande suono di batteria era come una droga per me! ZioMusic.it: Hai iniziato la tua carriera professionale con la superstar internazionale austriaca Falco. Deve essere stato incredibile suonare in posti enormi davanti a migliaia di persone, all'età di soli 18 anni. E' stato difficile rimanere con i piedi per terra? Thomas Lang: No, non è stato affatto difficile per me. Sono sempre stato interessato più alla musica ed al suonare la batteria, piuttosto che ai vantaggi superficiali e temporanei di un successo commerciale. Ero totalmente concentrato sulla pratica, il miglioramento, l'apprendimento e lo sviluppo delle mie capacità. Non sono mai stato interessato alle feste o le droghe. Quella roba mi annoiava a morte. Ho sempre trovato la droga e le feste eccessive davvero noiose, inutili ed estenuanti. Personalmente mi sono sempre divertito di più suonando, facendo esercizio, o passando del tempo con gli amici intimi o la ragazza che avevo in quel momento. Il successo mi ha fatto concentrare ancora di più sull'essenza di quello che stavo facendo, cioè suonare! Più sperimentavo il successo, più volevo lavorare e suonare con più persone possibili di tutti gli stili di musica. Il successo mi ha dato la possibilità di perseguire la mia passione ancora di più e mi ha permesso di trasferirmi a Londra con una certa sicurezza finanziaria, così ho potuto prendermi del tempo per stabilirmi lì. Volevo assolutamente trasferirmi a Londra, perché tutta la musica che amavo da bambino veniva da lì e il successo come giovane musicista mi ha permesso di realizzare questo obiettivo. Suonare nei grandi eventi non era intimidatorio per me, perché ho iniziato a lavorare professionalmente subito a un grande livello di successo, perciò mi appariva come uno scenario "normale". Ho imparato molto più tardi che suonare in venue grandi è davvero un privilegio molto speciale e non la "norma" per la maggior parte dei musicisti! Credo di essere stato un po' delirante all’epoca! Ho iniziato la mia carriera sulla cima ed è stata una discesa costante da allora!! [ride, ndr] Thomas_Lang_Photo By F.Desmaele_3 ZioMusic.it: Alla fine quanto è stato importante per te andare via dall’Austria, prima a Londra e poi a Los Angeles? Senza tenere in considerazione le condizioni climatiche, quale delle due città preferisci riguardo la musica, le persone e il business? Thomas Lang: Per me è stato un passo essenziale e necessario. Ha cambiato la mia carriera e me stesso e la mia visione della vita, della musica e del music business. Vienna e l'Austria semplicemente non erano in grado di darmi quello che stavo cercando. Volevo lavorare a livello internazionale e globale, e in Austria avevo già raggiunto l'apice del successo molto presto. Non c'era nessuno più grande di Falco, non solo in Austria, ma in tutto il mondo in quel momento. Volevo suonare con musicisti migliori e musica di lingua inglese. Non riesco nemmeno a confrontare le due città, Londra e Los Angeles. Musicalmente e per quanto riguarda il settore dello spettacolo entrambe le città hanno cose interessanti da offrire, ma preferisco di gran lunga Los Angeles per molte ragioni. La qualità della vita, il tempo, la varietà degli stili musicali presenti, il livello di talento musicale, le dimensioni enormi della scena musicale, l’industria discografica e delle infrastrutture a Los Angeles, il fatto che l’industria cinematografica di Hollywood sta proprio lì, l’ottimo cibo fresco, il paesaggio, le spiagge ... potrei andare avanti per ore. L.A. spesso ha una immagine superficiale, ma io l’ho trovata completamente sbagliata. Le persone sono genuine, con i piedi per terra e molto cosmopolite. Si tratta di un pool incredibile di persone creative provenienti da tutto il mondo che si sono tutte spostate a Los Angeles per le stesse ragioni: per avere successo e perseguire i loro sogni, ma anche per godersi la vita. Londra ha il suo fascino, ma l’ho trovata abbastanza spietata e superficiale, molto più di quanto si pensi. Ne ho sofferto molto il clima ed il fatto che la gente sembrava infelice, stressata del lavoro e sotto-pagata. Londra mi svuotava, invece Los Angeles mi da energia. ZioMusic.it: Dare un'occhiata alla tua biografia e la tua carriera è abbastanza impressionante. Oltre al fatto di amare veramente quello che stai facendo, c'è qualche altro approccio mentale o atteggiamento che ha contribuito e aiuta ad essere così prolifico? Thomas Lang: Penso che essere il tuo peggior critico è utile. Mi sento sempre come se non avessi davvero ancora raggiunto nulla e come se avessi appena scalfito la superficie di ciò che è possibile in termini di batteria. Questo atteggiamento mi ha sempre spinto in avanti, a cercare e lavorare di più. Voglio migliorare a tutti i livelli: per quello che riguarda il drumming, musicalmente in generale, in modo creativo, nello scrivere canzoni, la composizione, la produzione e artisticamente nel suo complesso. So che lo sviluppo personale nella musica e nell'arte non finisce mai e non si può mai essere “il migliore”, o anche “abbastanza buono”, ma si può cercare di evolvere costantemente, crescere e migliorare. Amare quello che stai facendo è naturalmente una parte enorme di questo. Penso che mio padre mi abbia trasmesso un'etica del lavoro molto sana e mia madre mi ha spinto a perseguire e coltivare la mia passione. Questa combinazione mi ha aiutato ad arrivare dove sono oggi, e per quello che riguarda i miei successi mi sento ancora come quando ero un adolescente, ci sono ancora così tante cose da imparare, da fare e realizzare. [caption id="attachment_43785" align="alignleft" width="722"]Thomas_Lang_Photo By F.Desmaele_1 Il set up della batteria di Thomas Lang, con fusti DW e piatti Meinl, per la clinic organizzata dal distributore italiano di Meinl, Master Music, in collaborazione con il negozio Percussion Village di Milano[/caption] ZioMusic.it: Durante il sound-check pomeridiano per la tua clinic da Percussion Village a Milano, una delle date del tuo clinic tour europeo di due mesi, mi hai semplicemente 'ucciso'. Sono rimasto particolarmente impressionato dal suono enorme che hai. Con solo le due grancasse microfonate, il suono dei tamburi acustici era incredibilmente forte, fermo e pulito! Puoi dare qualche consiglio su come raggiungere un suono così potente? Thomas Lang: Grazie davvero! Sono orgoglioso di avere un suono molto grosso e potente. Ho trascorso anni concentrandomi su precisione e micro-timing e mi piace 'parlare chiaro' alla batteria. Ho sempre puntato molto sulla articolazione ed il suono. Trovo un drumming 'fangoso' interessante e 'idiomaticamente corretto' solo in un contesto musicale ben preciso. Nella maggior parte delle situazioni i tamburi devono essere suonati in modo molto preciso e chiaro. Se distribuisci le note correttamente e presti attenzione ad ogni suo valore, non importa quanto è piccolo, allora ogni nota ha il suo spazio ben designato nel contesto di ciò che si sta suonando. Questa attenzione ai dettagli da ad ogni nota più peso, scopo e significato, e così il suono sarà più grande. Precisione e senso dello spazio sono la chiave per un suono potente. Cerco di non suonare mai nulla in modo timido o per caso. Se sai sempre che cosa hai intenzione di suonare prima di farlo, allora ogni nota ha determinazione e diventa importante. Sento molti musicisti che semplicemente 'lasciano accadere le cose' e questo spesso porta ad un'espressione molto casuale e un’esecuzione poco potente, con un suono incoerente. Questo modo di suonare trova comunque il suo spazio nella musica, soprattutto nell'improvvisazione, ma il suono ne sarà spesso influenzato negativamente. Naturalmente l’intonazione e la scelta delle attrezzature è un fattore importante in questo, ma non così tanto quanto si possa pensare. Io scelgo tutte le mie attrezzature per produrre un suono caldo, potente e focalizzato. Tuttavia, tutte queste scelte sostengono solo il mio gusto e l'atteggiamento quando suono. Scelgo tamburi e piatti che migliorano il mio approccio e sostengono la mia intenzione e le idee. Spesso parti del mio equipment infatti sono più difficili da suonare rispetto ad altre, ma suonano meglio. Farò sempre dei compromessi al “playing comfort”, se posso ottenere un suono migliore. Il suono traduce e trasporta le idee e l’espressione. Poche note con un grande suono possono essere più efficaci di molte note con un suono mediocre. Mi viene in mente il modo di dire tedesco: "E’ il suono che fa la musica”. Comunque non importa quali attrezzature usi (perché in molte situazioni non uso i miei tamburi e piatti), mi concentro sulla precisione, dinamica, espressione, potenza e un sound pieno, e qui calza il proverbio: "Quello che rende grande una storia non è la penna ma lo scrittore". ------------------------- L'intervista continuerà nel prossimo articolo che potete leggere seguendo questo LINK. Restate su ZioMusic.it! Thomas Lang è endorser di batterie e hardware DW, piatti e percussioni Meinl, bacchette Vic Firth, pelli Remo, Roland V-drums, custodie Ahead Armor, cordiere per rullanti Puresound, battenti Bigfoot, practice pedals Hansenfutz, e microfoni Audix. Photo by F.Desmaele www.desmaele.com www.facebook.com/francesco.desmaele Info Thomas Lang: Thomas Lang su Instagram: @thomaslangdrum Thomas Lang su Twitter: @thomaslangdrum www.facebook.com/ThomasLangDrummer www.facebook.com/OfficalThomasLang?ref=tn_tnmn www.thomaslangdrummer.com/ www.bigdrumbonanza.com/ www.thomaslangdrumcamp.com/ www.muso-mart.com/   Guido Block Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 08 Jun 2016 23:32:23 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/09/interview-thomas-lang/ Gli 8 pedali da avere assolutamente nella propria pedaliera – 2 http://www.ziomusic.it/2016/06/02/gli-8-pedali-da-avere-assolutamente-nella-propria-pedaliera-2/ Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati, sicuramente in una catena effetti che si rispetti non può mancare... 5. Un Riverbero di sostanza Un suono asciutto, asciutto è poco realistico, il nostro orecchio non è abituato a sentire qualcosa che non è immerso nell'ambiente. Per questo motivo senza riverbero spesso i suoni sembrano poco propensi ad integrarsi nel mix. Se il compito di un riverbero è sostanzialmente questo, nel tempo si sono sviluppati molti modi di riverberare il suono per simulare spazi reali o effetti creativi. E' quindi sempre possibile sperimentare ma il primo compito è quello di dare la giusta dimensioni e posizione al vostro suono nel mix. Potremmo immaginare due strade: se avete già un buon riverbero nel vostro ampli, allora potete puntare su di un riverbero più creativo per la pedaliera per aggiungere texture creative, se invece vi manca puntate su qualcosa che faccia anche e soprattutto il lavoro di base in primis, eviterete riverberi improbabili che fanno tutto tranne quello e che userete due, tre volte nella vita e poi rivenderete. Qualche consiglio: Strymon Big Sky - probabilmente il meglio sul mercato, fa tutto, riverberi utili, inutili e bellissimi con una definizione altissima. Con un prezzo di oltre 500€ preparatevi però ad accendere un mutuo. Boss FRV-1 - Con più o meno 130€ potete dare alla vostra chitarra o basso il classico suono da riverbero a molla valvolare degli ampli Fender del 1963. Particolare, non adatto a tutto, ma senza tempo. MXR M300 Reverb - Una via di mezzo tra i due precedenti, con i suoi bei 230€, è nuovo, versatile, ottimi suoni e compatto nel formato. Ha sei tipi di riverbero e va già oltre quel che si usa per il 99% del tempo. [slideshow_deploy id='43703'] 6. La Modulazione con moderazione Parlando di modulazione sono cosciente di entrare in un mondo praticamente sconfinato dove molti chitarristi e bassisti si sono persi senza più trovare la via d'uscita. Qui potete fare due scelte: cercare i singoli effetti super-cool che usate di più, oppure affidarvi ad un multi-effetto che vi dia una tavolozza molto ampia. Entrambe le strade sono percorribili. Se usate molte modulazioni probabilmente un multi-effetto vi farà spendere di più all'inizio ma risparmiare alla lunga. Se usate solo il chorus per gli arpeggi clean, allora prendetene uno figo e lasciate stare il resto. Le modulazioni possono essere paradiso o inferno, è facile farsi prendere la mano ed esagerare. Qui l'alta qualità del processing è più che mai un 'must', se non volete ritrovarvi con un suono di 'plastica'. Qualche consiglio: Pigtronix Quantum - Per 120€ circa è un chorus/vibe dall'ottima definizione e trasparenza sonora. Non incasina gli attacchi e regala una modulazione sempre elegante. Boss CH-1 Super Chorus - Se gli anni '80 non vi sono mai passati è inutile che andate in giro a cercare altro, con 80€ avete l'unico chorus che vi serve. Non super-trasparente ma ci sta. Strymon Mobius - Lo so, Strymon fa dei pedali eccellenti, ed il Mobius vi darà tutte le modulazioni che desiderate ed anche di più. 500€ sono un bel botto però! Neo Instruments Ventilator - 360€ sono tantissimi per un solo effetto, ma questo Rotary è probabilmente ancora imbattuto. E' un effetto particolare ma se fate roba vintage, questo è il vostro pedale definitivo. Electro-Harmonix Neo Mistress - Circa 80€ per i suoni flanger psichedelici alla Hendrix e Gilmour che si ispirano totalmente agli anni '70. Qui si va sul sicuro e si spende poco. [slideshow_deploy id='43709'] 7. Un Wah senza se e senza ma Prima o poi vi imbatterete in questo pedale, non ci sono storie. Anche se cercherete di evitarlo, ci cadrete per fare un pezzo di Hendrix, una tamarrata alla Steve Vai, un funk che senza non viene o semplicemente per buttarla in caciara totale durante gli assoli in pentatonica. Usarlo non è immediato come per altri pedali, richiede interazione e sincronia, ma l'effetto è garantito. Per scegliere il Wah giusto io darei due dritte: ho bisogno un Wah immediato, senza switch, oppure voglio un suono morbido e classico da anni '60/'70? Qualche consiglio: Morley Wah Bad Horise 2 - Steve Vai ci ha fatto stragi con questo pedale. Si attiva in maniera ottica, quindi niente switch, è velocissimo e tende ad avere un suono aggressivo. 150€ spesi bene. Dunlop Cry Baby Wah - Il classico dei classici. Da Jimi Hendrix a Slash, fino al chitarrista della domenica, tutti durante un assolo godono da matti con questo suono. Anche qui con 150€ ve lo portate a casa. Vox Wah V847 - Principale concorrente del precedente, anche qui un classico senza tempo. 100€ circa per avere un suono un po' più aggressivo e nasale del Cry Baby. Come scegliere tra Beatles e Rolling Stones... Digitech Whammy Pedal - Lo so, non è un Wah, è un pitch shifter ma per alcuni aspetti nell'uso è assimilabile ai Wah. Costa circa 170€ quello classico e riuscirete finalmente a sbizzarrirvi con capriole e suoni alieni alla Tom Morello. [slideshow_deploy id='43714'] 8. Un Accordatore che si rispetti Non può mancare in una pedaliera. Per quanto possiate avere un accordatore a rack dietro le spalle, super-preciso e iper-visibile, niente può superare la comodità di guardare giù e dare un'accordata veloce tra un pezzo e l'altro. E non venitemi a dire che sul palco usate accordatori a clip sulla paletta perchè non li sopporto, e poi non sono mai precisi quanto un pedale. Qui da qualche anno sono arrivati gli accordatori polifonici a farla da padrone, inutile tornare indietro. Qualche consiglio: TC Electronic Polytune - In tutte le sue versioni è ormai sinonimo di accordatore. Circa 80€ e avrete un accordatore polifonico super-veloce. E' semplicemente il migliore ancora. Korg Pitchblack Poly - E' il concorrente del Polytune. Non male per precisione e velocità. Costa qualcosa meno del TC, circa 55-60€. [slideshow_deploy id='43719']   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 02 Jun 2016 07:35:17 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/06/02/gli-8-pedali-da-avere-assolutamente-nella-propria-pedaliera-2/ Gli 8 pedali da avere assolutamente nella propria pedaliera – 1 http://www.ziomusic.it/2016/05/25/gli-8-pedali-da-avere-assolutamente-nella-propria-pedaliera-1/ Cosa dovete assolutamente avere nella vostra pedaliera? Andiamo con ordine! 1. Un buon Compressore Partendo dal fatto che ogni chitarrista possiede solitamente diverse chitarre e che ogni pickup ha livello di segnale diverso, un trucco per avere un suono sempre a posto e far lavorare il nostro amplificatore al meglio nella zona di dinamica migliore, o che ci piace di più, è quello di mettere davanti a tutti gli altri pedali, prima dell'input nell'ampli un compressore (se anche booster meglio). Ne guadagnerete in definizione in ogni tipo di esecuzione, controllerete meglio le dinamiche e le saturazioni successive saranno guidate proprio dove danno il meglio. Ovviamente essendo primo nella catena del suono vi conviene optare per un compressore/booster più trasparente possibile. Qualche consiglio: Strymon OB.1 (compressore ottico/booster super-trasparente); Carl Martin Compressor-Limiter (tra i migliori nella gestione delle dinamiche); Mooer Yellow Comp (ovviamente non al livello dei primi ma si difende benone, è piccolo e costa un quarto). [gallery columns="2" ids="43615,43616"] 2. Un bell'Overdrive Praticamente se avete un buon ampli combo o una testata monocanale con un riverbero integrato e volete fare rock, blues o affini, un bell'overdrive di alta qualità potrebbe essere l'unico pedale davvero indispensabile. A seconda del genere potete scegliere qualcosa di più o meno carico in quanto a saturazione. Come regola del pollice: se dopo avete un altro distorsore state su di un Overdrive molto leggero ma che scolpisca bene suono e attacco, se invece preferite un solo pedale saturazione sceglietene uno più versatile che magari raggiunga anche sonorità crunch spinte. Qualche consiglio: Walrus Audio Messner (tra i migliori soft-overdrive in assoluto); Xotic SL Drive (grande pedale per le sonorità British alla Jimmy Page e compagnia bella); Ibanez TS9 Tube Screamer (è talmente un classico che se non lo cito poi devo rispondere a 300 commenti sul perchè non l'ho messo). [gallery ids="43618,43617,43625"] 3. Un Distorsore Cattivo Per quanto noi chitarristi, e bassisti, ci proviamo a nasconderlo, la distorsione ci piace, ma tanto. Dai chitarristi jazz a quelli thrash metal non si può non avere almeno un distorsore che quando lo premi ti faccia venire la pelle d'oca. Vuoi usarlo solo per gli assoli ispirati per allungare il sustain? Lo usi per tutto, anche come saponetta sotto la doccia? Non ti ricordi più nemmeno com'è il suono pulito del tuo ampli? La risposta è sempre un distorsore cattivo. Si badi bene che cattivo però non vuole dire, distorsione a non finire, ma un distorsore che permetta di gestire bene gli attacchi, non faccia solo rumore ed aggiunga un generoso set di armoniche interessante. Qualche consiglio: Carl Martin Single Channel PlexiTone (da il suono di una Plexi, quando lo senti lo vuoi subito, ho detto tutto); Electro-Harmonix Big Muff Pi (è un mito, super-dirty, l'hanno usato Hendrix, Santana, Pink Floyd, The White Stripes, vi basta?); Bogner Uberschall (cattivissimo, sustain senza fine e brutalmente bello). [gallery ids="43626,43623,43624"] 4. Un Delay epico Dico provocatoriamente che al limite un chitarrista, soprattutto se suona dal vivo e può sfruttare un po' di ambiente naturale, potrebbe anche fare a meno del riverbero, ma di certo se è degno di chiamarsi chitarrista non può non avere un delay. Ora ci sono delay di ogni tipo: analogico, digitale, a nastro, multi-delay, con modulazione, con pitch-processing e chi più ne ha ne metta. E' uno dei pedali più frequentati dai marchi di effetti. Un delay epico, quello da avere assolutamente, però è quello ti lascia il tuo suono di chitarra, non incasina e regala ripetizioni e code belle naturali. Insomma, quello che potresti usare praticamente su qualsiasi assolo. Potete spendere tanto o poco, ma poi alla fine il 90% del tempo è questo che vorrete. Qualche consiglio: T-Rex Replica (è molto caldo ed il suo suono analog è divenuto famoso);  Eventide TimeFactor (è un classico dei delay digitali ad algoritmi che fanno veramente di tutto, oltre a suonare molto bene); Strymon Timeline (altro multi-delay super, forse un po' più innovativo dell'Eventide sui suoni moderni); MXR M169 Carbon Copy (non troppo costoso e semplice semplice, e suona come dovrebbe un delay analogico). [gallery columns="2" ids="43620,43619,43627,43629"] Ci vediamo tra qualche giorno per la seconda parte, che ovviamente non potete 'assolutamente' perdervi!   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it  ]]]> Wed, 25 May 2016 17:22:37 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/05/25/gli-8-pedali-da-avere-assolutamente-nella-propria-pedaliera-1/ Recensione Melodyne 4 Studio http://www.ziomusic.it/2016/05/11/recensione-melodyne-4-studio/ Presentazione Melodyne 4 Studio, la versione più professionale e completa che recensiamo qui, è l'aggiornamento più importante nella storia della compagnia. Il software infatti è stato profondamente cambiato e migliorato, con diverse aggiunte e upgrade per un lavoro non solo più veloce ma anche più esteso e creativo. Recensione Melodyne 4 - Sound Editor EQ La cosa che subito salta all'occhio, perchè prima non c'era, è il Polyphonic Spectrum Shaper Sound Editor. E' uno strumento di sound design completo delle tracce per lavorare sull'equalizzazione della traccia e sul suo contenuto armonico andando così ad ottimizzare il suono oppure a stravolgerlo per ottenere versioni synth o robotiche delle voci o fare sound design creativo di qualsiasi fonte. celemony-melodyne-4-studio C’è poi il DNA Direct Note Access, un'altra cosa che si attendeva da tempo, che consente lacorrezione dell’intonazione anche polifonica, su di un numero illimitato di tracce. Da non trascurare è anche il nuovo editor del tempo, che consente di gestire un time stretching precisissimo in multi-traccia, anche di un intero pezzo, nel caso abbiate un pezzo che non potete rifare, magari live, che tira un po' avanti e indietro. Recensione Melodyne 4 - Voce Singola Il Tempo Editor rileva il tempo e le sue fluttuazioni nelle tracce, soprattutto quando non si registra a click. Anche senza registrare a click quindi si può intervenire con tagli ed editing senza problemi, potendo dare al pezzo poi una sistemata anche sulla scala temporale. Si possono sistemare tracce live che corrono troppo, dare più vita ai sample, o correggere un gruppo che si prende troppe libertà. Le possibilità anche qui sono davvero molte. Recensione Melodyne 4 - Voci Armonizzate La Prova Personalmente ho subito avuto un grande sollievo nell'aprire tutte le sessioni Melodyne sulle voci separate e vedere finalmente che il programma le riconosce e può visualizzarle tutte nella stessa finestra. Una delle cose più utili in assoluto è di poter fare non solo il Transfer di tutte le tracce in un solo colpo, ma anche di poter passare velocemente da una all'altra nella stessa finestra, o addirittura intonare una traccia avendone un'altra sovrapposta come riferimento. Questo è utilissimo se avete delle voci correlate, tipo un doubling o dei cori. Potete, come ho fatto io in uno degli esempi che trovate sotto, realizzare una copia di una traccia e da questa creare un coro armonizzato nota per nota. Siamo al top. Recensione Melodyne 4 - Voci Comparate Nelle prove che ho registrato potete trovare due set di samples. Il primo è relativo ad una traccia piano e voci in cui ho cantato sia voce che cori naturalmente senza troppo stare attento all'intonazione e poi li ho successivamente aggiustati con Melodyne. In questo arrangiamento ho anche aggiunto una copia della voce principale che, tramite il Sound Editor, è stata trasformata in stile megafono e poi posizionata in sottofondo per realizzare delle ripetizioni timbricamente interessanti tramite un delay. Recensione Melodyne 4 - Voce Singola Tracce FX Autom Il secondo set di samples invece è dedicato a tutti coloro che, per esempio, in studio si vedono arrivare il cantante folk chitarra e voce (senza voler generalizzare su tutta la categoria) che canta senza aver la minima idea di cosa voglia dire l'intonazione. Voi esasperati alla quarantesima take decidete di tenere la meno peggio e vi armate di pazienza, e di Melodyne 4 Studio. E' chiaro che sarebbe meglio avere delle tracce già ben intonate al 99%, ma questo cantante è proprio un animale da cortile e non va dritto nemmeno a spingerlo. Ecco che con un po' di lavoro e questo nuovo Melodyne potete tirare fuori un risultato decente, intonato e magari utilizzare la voce corretta per creare un coro che supporti l'esecuzione principale. In questo caso ho cercato proprio il caso disperato. Il nostro cantante folk ha anche una chitarra scassata e che non tiene l'accordatura. Sarebbe meglio rompergliela in testa, per il bene della musica, ma decidete di portare a casa il lavoro comunque e, con molta più pazienza di prima, utilizzando l'algoritmo polifonico di Melodyne sistemate la chitarra, ottenendo un bell'arpeggio intonato ed a tempo. Infine, per non farci mancare nulla, ho utilizzato anche il Sound Editor sulla chitarra. Ho creato una copia della chitarra ed ho realizzato una versione synth che ho poi aggiunto in sottofondo con un delay per un effetto ancora più creativo e di riempimento. Insomma, la morale è che da questo cane di cantante folk avrei dovuto farmi pagare il doppio. Melodyne 4 Studio qui vi salva veramente la pelle. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/melodyne-4-studio-test-samples Conclusioni Melodyne 4 Studio è la miglior versione di questo software mai realizzata. Io non ho mai amato gli algoritmi automatici di questi software, il risultato nella maggior parte dei casi continua a non essere soddisfacente, ma se vi mettete in manuale la naturalezza del suono ora è molto migliore, anche quando vi spingete un po' oltre con gli stretch e i cori virtuali. Certo l'effetto Cher è sempre dietro l'angolo, quindi bisogna fare attenzione e imparare ad usarlo bene, ma ora con le tracce di riferimento e la polifonia migliorata si possono davvero fare magie. Il Sound Editor non è una cosa che vorrete utilizzare sempre. Appena lo aprite e ci giocate un po' sembra fantastico, ma dopo un po' continuerete ad utilizzare Melodyne per il suo classico core-business: intonare le voci. Però saprete sempre che c'è questa possibilità e quella volta che avrete bisogno una soluzione creativa, l'avrete a disposizione. Vediamo un attimo i prezzi: Melodyne 4 Studio (versione completa) - 699€ Melodyne 4 Editor (versione Studio senza Sound Editor e limitata ad una traccia per volta) - 399€ Melodyne 4 Assistant (non ha le tracce illimitate e il tracking polifonico) - 299€ Melodyne 4 Essential (ha solo le funzioni di intonazione principali) - 99€ A mio avviso è un software che qualsiasi studio deve avere oggi. Se settecento euro vi sembrano tante pensate a quanti lavori solo di intonazione delle voci potete prendere e ripagarvi il suo costo, ma soprattutto quanti problemi risolve poter sempre dare un'aggiustata qua e là e non avere l'ansia di una traccia voce sempre poco intonata nel mix finale. Quando non si hanno settimane ma giorni per registrare un disco, è un must, sia per chi ha uno studio professionale che per chi ha un home-studio. Detto ciò non fate diventare questi software le vostre divinità, sono degli strumenti che aiutano, ma non devono sostituire la tecnica, l'intonazione e men che meno la capacità di un bravo cantante o musicista. Info: www.celemony.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 11 May 2016 18:42:09 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/05/11/recensione-melodyne-4-studio/ Recensione: dbx 500 Series – dbx 580 & dbx 560A http://www.ziomusic.it/2016/04/25/recensione-dbx-500-series-dbx-580-dbx-560a/ Il mercato di processori “500 Series” ha sperimentato un vero boom negli ultimi anni, e tante aziende di equipment audio professionale adesso propongono una linea di moduli 500 tra i loro prodotti. Al NAMM Show 2016 anche il produttore americano dbx ha lanciato una serie di moduli 500, che finalmente sono arrivati in Italia grazie al distributore Leading Technologies. La linea per adesso vede 10 modelli diversi tra eq parametrici, preamplificatori, compressori e de-esser, come anche dei rack per contenerli, con otto e tre slot (il lunchbox di dbx si chiama PowerRack per le ragioni spiegate sopra). Noi di ZioMusic.it ci siamo fatti mandare per una prova il preamp microfonico dbx 580 e il compressore/limiter dbx 560A. Lunchbox4 Set up Una ragione per spiegare il successo del sistema Serie 500 è sicuramente la semplicità di set up, ovvero prendere il modulo, infilarlo in uno degli slot liberi del lunchbox facendo combaciare i vari pin ed i connettori del modulo con quelli dello chassis, avvitare due viti per assicurarlo nella sua posizione e il gioco è fatto. Effettivamente ci ho messo due minuti a sistemare i due moduli dbx a fianco ai due preamp API 521c nel mio lunchbox. Era da tempo che volevo vedere il mio “cestino da pranzo” un pochino più pieno, e devo dire che il 580 e 560A anche solo a livello estetico fanno già una bella figura. Okay ... in primis vediamo cosa ci offre il preamplificatore DBX 580. dbx 580 – 500 Series Microphone Amplifier DBX 580_1Il modulo DBX 580 è un preamplificatore microfonico, dotato anche di un ingresso instrument dedicato sul pannello frontale. Anche se lo spazio sul pannello dei moduli della Serie 500 è abbastanza contenuto, sul 580 ci troviamo tante features: Centralmente in alto la fa da padrone un bel VU Meter, che segna il livello d’uscita del segnale. Appena sotto, nella sezione di guadagno troviamo appunto il controllo di Gain che determina la quantità di guadagno applicato al segnale di ingresso (fino a 60 dB di gain disponibile), con un peak LED rosso che ci segnala livelli di segnale troppo esuberanti. A fianco è collocato un interruttore pad da -20dB per poter attenuare l'ingresso nel caso ci fosse bisogno, quando magari si ha a che fare con microfoni con uscita “hot” o segnali con pressioni sonore importanti, tipo grancassa o chitarra elettriche. Da notare che il pad non funziona sull’entrata instrument e che l’attivazione viene segnalata con un bel LED verde. Interessante è la sezione eq “DETAIL”, attivabile tramite un interruttore, anche essa dotata di un LED verde per segnalare quando è accesa. E’ divisa in due parti: Il controllo HIGH DETAIL è un filtro shelving con frequenza di taglio a 10kHz, che, come si può intuire dal nome, serve a schiarire il segnale audio, per aggiungere magari un po’ di “aria” a una voce o dare più presenza a uno strumento. LOW DETAIL varia invece la quantità di basse frequenze applicata al segnale. Questo è un circuito a due stadi che aumenta simultaneamente le frequenze basse con un filtro a campana, con frequenza centrale a 125 Hz, e allo stesso momento attenua sempre con un filtro a campana le frequenze medio basse con una frequenza centrale a 400 Hz. Molto utile per dare un po’ di "peso" agli strumenti. Perfetto per esempio per la grancassa o un basso in diretta. [slideshow_deploy id='43228'] Un ulteriore intervento di pulizia sulle frequenze basse permette il controllo LOW CUT, attivabile con un interruttore che setta sotto quale frequenza di taglio (da 30 a 300 Hz) viene attenuato il segnale tramite un filtro  da 12 dB/octave Bessel. La presenza della phantom power +48 Volt consente al 580 di essere utilizzato con microfoni a condensatore (occhio a non attivarlo su quelli a nastro!) e lo switch di polarità può servire in occasioni dove vengono usati più microfoni per riprendere uno stesso strumento, tipo la microfonazione di un rullante sotto/sopra o un cabinet di chitarra elettrica davanti/dietro. Last but not least: naturalmente c’è un interruttore per switchare dall’ingresso microfonico a quello di instrument. Adesso capiamo invece tutte le features del dbx 560A. dbx 560A 500 Series Compressor/Limiter DBX 560A_1Il design del dbx 560A è basato sullo storico compressore/limiter dbx 160A. Credo non esista un service professionale al mondo che non lo ha mai avuto nel proprio rider, almeno fino a quando non sono arrivate le console digitali. Spesso ho visto ai concerti rack interi solo di 160A. E' molto amato per la sua compressione estremamente musicale, grazie al design VCA e un circuito di rilevamento di livello “true RMS”, combinata ad una grande facilità d’uso, cioè pochi ma efficientissimi controlli: In alto sul frontale del modulo troviamo tre LED e un interruttore, denominato OVEREASY che imposta il tipo di "ginocchio" (knee) che viene adoperato dal compressore/limiter. Il knee determina quanto bruscamente avviene la transizione tra compressione e non-compressione. Quando è spento questo switch, il 560A opera come un compressor/limiter hard knee, cioè la transizione è tagliente o brusca, per compressioni del segnale più aggressive. Con l’Overeasy attivato, il 560A lavoro come un compressore/limiter soft knee, il che significa la transizione tra compressione e non-compressione è graduale, per una compressione più morbida o limiting. Subito sotto troviamo il controllo per la THRESHOLD. Il 560A permette di settare su un range da -40dBu (7.8mVRMS) fino a +20dBu (7.8VRMS) il livello dove far cominciare a lavorare il compressore o limiter. Il controllo COMPRESSION RATIO, in breve, regola la quantità di riduzione del guadagno applicata una volta che il livello del segnale supera la soglia threshold impostata. La cosa interessante è che il 560A permette di sfruttare un range che non solo va da 1:1 (niente compressione) fino a ∞:1 (limiting massimo), ma anche oltre. Ruotando il controllo nella zona INFINITY+ si arriva fino a -1:1! Questa “compressione negativa” può essere usata per applicazioni d’effetto particolari, in cui il livello di uscita deve essere inferiore a quella del livello del segnale di ingresso. Guardatevi qui sotto le rappresentazioni grafiche di compressioni che aiutano a capire meglio. compression graphs Molto utili sono i tanti LED rossi e gialli che costituiscono i vari Meter, per poter vedere bene i livelli di Treshold, Input/Output e Gain Reduction, e grazie ad un interruttore è possibile switchare dalla visualizzazione LED di Level a Input/Output. L’interruttore del BYPASS è particolarmente utile in un compressore, per fare il confronto tra i segnali processati e non-processati, ed è altrettanto importante che sia, possibilmente, un “hardwire bypass”, come nel 560A. Ciò significa che quando il modulo è in modalità bypass, il segnale passa direttamente dal connettore input a quello output, senza passare in alcun modo attraverso la circuitazione. In prova Come già detto prima, il montaggio dei moduli nel lunchbox è stato un gioco da ragazzi. Ho concatenato i due moduli, facendo passare prima il segnale dal pre 580 e poi nel compressore 560A, e da lì nella mia fedele RME Fireface 800. Ho provato a collegarmi a questo sistema con un po’ di tutto, facendo dei test su segnali come grancassa, rullante, voce, chitarra acustica, chitarra elettrica e basso. Ero molto curioso su come si sarebbe comportato il dbx 580 in confronto all’API 512c, e devo dire che il risultato è stato sorprendente.dbx_vu_meter Come sempre ho preparato dei file audio per darvi la possibilità di giudicare con le vostre orecchie. Ascoltate i file, che sono in alta risoluzione 24bit 48khz, con monitor o cuffie di buona qualità. Potete anche scaricare i nostri file gratis direttamente da SoundCloud. Per le registrazioni della voce e della chitarra acustica ho usato un AKG C414 B-ULS, sulla cassa ho messo un Audix D6 e sul rullante uno Shure SM57, con il basso e la chitarra sono entrato direttamente nell'ingresso instrument. Nei file ho quasi sempre utilizzato la stessa sequenza, suddividendolo in tre parti : dbx 580 con segnale pulito (senza eq) -> dbx 580 con eq Detail -> dbx 580 con eq Detail + dbx 560A. Comunque le specifiche sono descritte anche nei titoli. Non ho utilizzato ne ulteriore eq, ne altra compressione o limiting sui file. Nel file “API 512c vs dbx 580” tutti e due i pre sono in flat. (l’API per forza, visto che non ha eq). Il 560A in quell'occasione è in bypass. Buon ascolto! https://soundcloud.com/ziomusic/sets/test-dbx-500-series-dbx-580-dbx-56oa Considerazioni Lavorare con i due moduli dbx è stato interessante e molto piacevole. Il 580 è un pre microfonico e instrument piuttosto trasparente e pulito, che colora poco, con un sacco di gain a disposizione e tante features utilissime. Suona bene, o forse sarebbe meglio dire “non suona”, cioè riproduce in modo fedele la fonte sonora, lo strumento. Oltre ad avere tutte le cose che servono ad un pre serio, come pad, low cut, phantom, inversione polarità ecc, c’è anche una sezione eq che ha carattere e risulta molto musicale. Il fatto che il tutto sia attivabile tramite interruttori e il relativo funzionamento viene segnalato con LED colorati aiuta molto. La manifattura è ottima, i controlli e gli interruttori al tocco danno una buona sensazione. Ma poi…vogliamo parlare del Vu Meter?! Avete ascoltato il file “API 512c vs dbx 580” con la mia voce? Sentito la differenza? Io si, ma poca. Sicuramente l’API è più definito nelle medio-alte, ma in generale il 580 si comporta benissimo. Quello che è incredibile è che l’API 512c costa almeno tre volte tanto il dbx 580! DBX 560A_modulCome mi aspettavo il compressore/limiter 560A è una garanzia sia per le compressioni morbide e sottili, che per quelle violente e nel limiting, e funziona un po’ su tutti i segnali e strumenti. Il grande dispiegamento di LED e l’organizzazione dei Meter garantiscono una buona visualizzazione e permettono con una veloce occhiata un perfetto controllo dei parametri impostati. Avere a disposizione “pochi ma buoni” modi di intervento aiuta a prendere velocemente delle decisioni e a migliorare il workflow. Sono andato adesso in rete e ho cercato il prezzo migliore per i due moduli, giusto per avere un'idea. Li ho trovati da quel negozio online tedesco che tutti gli altri negozi odiano: il dbx 580 a 322,00 euro e il 560A a 257,00 € ! Incredibile! Forse non saranno questi i prezzi nei negozi italiani, comunque… Valutazione Finale Niente da dire, i due moduli 500 Series dbx 580 e 560A sono davvero belli. Suonano bene, sono progettati e costruiti con cura e hanno dei prezzi veramente abbordabili. Best compliments! A questo punto sono curioso di sentire anche qualcun altro dei modelli, in particolare il pre a valvola con compressore optical dbx 540. Info: www.leadingtech.it]]]> Sun, 24 Apr 2016 23:10:21 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/04/25/recensione-dbx-500-series-dbx-580-dbx-560a/ Shure Live Training http://www.ziomusic.it/2016/04/21/shure-live-training/ Il sistema musica vede in primis al centro il Musicista, anche se molti lo dimenticano, quindi i Locali in cui si fa musica live, le Sale Prova/Scuole di Musica dove di perfeziona ciò che si suonerà, i Negozi che forniscono ciò che serve per suonare, ed ultimo ma non ultimo il Distributore, che ha il compito di importare gli strumenti, promuoverli e valorizzarli. Cercare di creare un circolo virtuoso tra questi soggetti è estremamente importante per rilanciare la musica ed il sistema musica. Supportare i musicisti infatti vuole dire che i Locali guadagnano grazie agli Artisti, che spenderanno soldi nelle Sale Prova/Scuole e nei Negozi, i quali acquisteranno dai Distributori, i quali a loro volta potranno investire per dare ulteriori servizi a chi fa musica. Tutto si regge, insomma. Davide Buonasorte, manager Prase Media Technologies, spiega la filosofia di sistema degli Shure Live Training Davide Buonasorte, manager Prase Media Technologies, spiega la filosofia di sistema degli Shure Live Training Il progetto degli Shure Live Training si regge su questo concetto forte di sistema che ci piace tramandare. E ci piace vedere coinvolta in questa operazione, perchè tutto ciò abbia successo e delle location professionali adeguate, l'associazione Keep On Live, rappresentata da Marco Manzella, che riunisce molti live club italiani e coop musicali. Grafico circolo virtuoso copia Shure e Prase, partendo dalla constatazione che spesso l'anello debole di questo sistema è la gestione della catena del suono, hanno ideato una serie di masterclass sull'utilizzo dei microfoni per aumentarne la conoscenza, fare si che musicisti, professionisti e locali riescano ad ottenere dai loro strumenti di lavoro le massime prestazioni ed, infine, consigliare la giusta scelta per ogni applicazione specifica. Gli Shure Live Training Questi training arrivano dopo oltre 300 ore di training gratuite, che sono ancora in corso, in giro per l'Italia. Visti gli ottimi risultati Prase Learning Tools ha pensato di proporre queste masterclass intensive (gli incontri gratuiti sono un condensato di un paio d'ore massimo) della durata di 8 ore, dedicate ad argomenti specifici per musicisti, tecnici del suono, cantanti, professiosti del settore e gestori di locali che desiderano apprendere le tecniche di una corretta acustica applicata e microfonazione. Queste masterclass sono tenute da trainer certificati Shure con la collaborazione di esperti e professionisti dell'entertainment musicale. Gli iscritti ricevono durante questa giornata di formazione una preparazione teorica, supportata da continue dimostrazioni pratiche e cenni di performance sul campo, oltre che un attestato finale di partecipazione. Veniamo al dunque per vedere le singole masterclass di cui abbiamo potuto sperimentare degli estratti dimostrativi. Tutte le masterclass, come detto, hanno una durata di 8 ore distribuite in una sola giornata ed avranno un costo tra 124€ e 194€. [caption id="attachment_43290" align="aligncenter" width="740"]IMG_3490 Un momento della presentazione di Emanuele Luongo della masterclass "Come Microfonare una Band"[/caption] Microfonare Una Band Questa masterclass è stata pensata per musicisti e tecnici del suono (per gli esperti navigati del settore forse un po' meno, visto che parte dalle basi) che già possiedono una conoscenza elementare di acustica. Parte dalle basi della microfonazione e affronta le tecniche e i trucchi da applicare per ogni strumento per ottenere un suono professionale. Ottimi gli esempi registrati in video in cui si possono sentire le differenze di microfonazione e posizionamento su tutti gli strumenti solitamente presenti in una band rock-pop. Microfonare La Voce Questa masterclass è invece più specifica sulla voce, ed è indirizzata soprattutto ai cantanti (ma anche a tecnici del suono alle prime armi e musicisti che vogliono anche cantare o che si occupano della parte tecnica di tutta la band). E' studiata per chi è interessato ad ottimizzare la resa rispetto alle diverse esigenze sul palco e in studio. Microfoni dinamici ed a condensatore, con cavo o wireless vengono messi alla prova dopo un approfondimento teorico dedicato alla natura della voce ed alla sua emissione. Ottima davvero la comparazione in serie dal vivo dei microfoni che aiuta a capire immediatamente le differenze tra microfoni di caratteristica differente e fascia di prezzo diversa. [caption id="attachment_43291" align="aligncenter" width="740"]IMG_3510 Serena Ottaviani, durante la presentazione di "Microfonare la Voce" fa una demo comparata di diversi microfoni.[/caption] Radiomicrofoni Pro Questo è forse l'appuntamento più tecnico e specifico. Si è pensato qui a tutti i tecnici del suono che hanno a che fare spesso o vogliono formarsi in ambito live sui radiomicrofoni, affrontandone le particolarità e le problematiche. C'è una trattazione completa delle tematiche sulla corretta installazione RF, la pianificazione dello spettro di trasmissione e le importanti norme vigenti in materia. Microfonare La Batteria Sia per fonici che per batteristi (non avete mai dovuto microfonare da soli una batteria in studio o live?) che hanno voglia di fare un suono professionale di batteria, scegliendo al meglio i microfoni da utilizzare. Si inizia con una panoramica introduttiva sui principi dell'acustica e della microfonazione e si spiega come applicarli subito alla batteria, spiegando perchè cassa, rullante, tom, piatti e charleston richiedono ciascuno il proprio microfono per avere il miglior risultato. Microfonare La Chitarra Chitarristi e bassisti dovrebbero sapere che una corretta microfonazione del proprio cabinet può fare la differenza tra un suono da star ed uno da concerto delle medie. Qui si impara a conoscere al meglio i propri amplificatori o strumenti acustici in studio e sul palco. Ci sono diversi momenti teorici ma anche prove pratiche che illustrano davvero bene la differenza tra i soliti tradizionali microfoni ed altre tipologie, come usare il solito fidato SM57 oppure un condensatore a diaframma largo, stretto, un microfono con cavo o un radio. Acustica Applicata Questa masterclass è dedicata soprattutto a progettisti, installatori e tecnici del suono, ma anche ai proprietari di locali live che aspirano ad un sound di alto livello. Se ci si occupa della progettazione e realizzazione di spazi per la diffusione sonora bisogna conoscere l'acustica applicata, i principi del trattamento acustico degli ambienti e i fenomeni che alterano la produzione e percezione del suono. In questo caso ci sono due moduli, a seconda della preparazione che si desidera avere o da cui si proviene: modulo basic o intermedio. Conclusioni Queste masterclass realizzate da Prase Learning Tools penso siano un valore aggiunto per chi vuole ottenere una formazione da livello base a intermedio, in una sola giornata e ad un prezzo contenuto. La possibilità di avere a disposizione la comparazione dal vivo di differenti microfonazioni è qualcosa che difficilmente si riesce a sperimentare in un contesto diverso, e vale da sola il corso. Gli insegnanti sono tutti preparati e rispondono sempre con piacere a tutte le domande. Inoltre la possibilità di provare già gratuitamente in questi giorni i seminari in giro per l'Italia in alcuni selezionati negozi di musica vi può dare un'idea di quale sia il corso che fa per voi. Info: www.shure.it Info: Shure.it Facebook   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 21 Apr 2016 07:00:58 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/04/21/shure-live-training/ Schertler: anteprima mixer Arthur per ZioMusic.it http://www.ziomusic.it/2016/03/23/schertler-anteprima-mixer-arthur-per-ziomusic-it/ Noi di ZioMusic.it abbiamo avuto la possibilità di fare un salto a Mendrisio per farci presentare in anteprima proprio dal suo creatore, Stephan Schertler, il nuovo mixer modulare Arthur, che oltre a questa idea della completa personalizzazione nasconde anche caratteristiche innovative per un mixer di questo tipo. [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/TzRG2imeflA[/embed] Come avete potuto vedere nel video qui sopra, non si tratta di un mixer convenzionale, può essere infatti costruito e progettato da ciascun utente secondo ciò che più gli serve, offrendo un elevato grado di flessibilità. Quindi il musicista che deve suonare in trio magari metterà un paio di canali pre strumento, due pre microfonici un aux per la spia, un riverbero ed un master; la rock band da cinque elementi può avere potenzialmente 16 canali per microfonare batteria, ampli, voci, entrata diretta per il basso, riverbero e fino a tre mandate monitor; oppure potrebbe esserci anche un DJ, ad esempio, che vuole un rig tutto analogico per i suoi deck con vinili, potrebbe costruire un mixer con master LR al centro e due input stereo per lato ed avere un suono completamente privo di conversione e retroazione. Arthur può essere creato tramite la scelta di otto differenti moduli input e output in Classe A. Questi moduli includono unità Mic Input, Yellow Instrument input, Stereo Input e unità riverbero a molla, così come anche un’uscita master L/R, un EQ master, un AUX Master e un’unità esterna Power-In. [slideshow_deploy id='42825'] Come avrete potuto capire dagli esempi che vi abbiamo fatto, una peculiarità molto utile di Arthur è che le unità possono essere combinate in qualsiasi ordine e quantità. La completa assenza di feedback negativo, ad esempio, tra input e output rappresenta un passo in avanti, poichè tutti i filtri e amplificatori di somma non fanno retroazione e taglio di frequenze, il che permette di mantenere una risposta velocissima ed un attacco più naturale. Tutti i circuiti poi sono costruiti con componenti discreti in Classe A e gli amplificatori DC ad alto voltaggio (senza condensatori nel percorso), offrono 30 dB di headroom e un rumore interno estremamente basso, più trasparenza sonora e un suono più fedele. Combinando i vari moduli di questo nuovo concetto di mixer, l’utente può progettare liberamente la sua superficie di controllo, poichè non ci sono restrizioni. Il numero di unità possibili dipende dall’alimentatore utilizzato, capace di alimentare fino a 8 o 16 unità. Più avanti sarà disponibile anche un alimentatore high-end ad alta potenza per l’uso di qualsiasi combinazione di unità fino a 90 canali. [slideshow_deploy id='42831'] Arthur sarà presentato a Francoforte (Hall 8.0 Stand G92) ed entrerà in commercio nell’estate 2016. Info: www.schertler.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 23 Mar 2016 14:50:31 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/03/23/schertler-anteprima-mixer-arthur-per-ziomusic-it/ Recensione alimentatore super-silenzioso iFi iPower http://www.ziomusic.it/2016/03/10/recensione-alimentatore-super-silenzioso-ifi-ipower/ Se volessimo usare una metafora classica con Menenio Agrippa potremmo dire che la corrente per i nostri dispositivi è come il cibo per il nostro corpo. Se mangiamo schifezze il nostro corpo non renderà al massimo o, al peggio, si ammalerà. I locali dove andiamo a suonare a volte sono dei ristoranti stellati, molto più spesso dei fast-food di bassa categoria dal punto di vista dell'alimentazione elettrica. Dobbiamo quindi essere noi a proteggerci adeguatamente. Per questo ho scelto di recensire questo nuovo alimentatore iPower di iFi Audio, che promette di essere l'alimentatore più isolato e più silenzioso sul mercato dedicato a questo tipo di applicazioni. Presentazione Iniziamo col dire che iPower è un alimentatore trasformatore singolo che nelle diverse versioni può fornire fino a 2.5 Ampere di corrente continua. L'applicazione più adeguata è quella per chi deve alimentare un solo pedale, una pedaliera multi-effetto che necessità di molti Ampere, un'interfaccia audio o qualsiasi dispositivo per cui una corrente 'super-pulita' può fare una certa differenza. Volendo attraverso dei cavetti daisy-chain potete dividere questa corrente e distribuirla su più pedali, con l'accorgimento di controllare che non si creino loop tra di loro che generino rumore.   IFI Audio - iPower iPower arriva con una bella scatola in stile iPhone Apple e con tutti gli accessori per invertire la polarità, per adattarsi ai connettori di tutto il mondo, e per adattarsi praticamente ad ogni tipo di connettore di alimentazione di ingresso.  Da questo punto di vista è molto completo. Dal punto di vista dell'input può gestire correnti alternate da 100 a 240 V, e anche qui starete tranquilli ovunque. Le versioni acquistabili vedono un'uscita in continua da 5V (2.5A di corrente), 9V (2A di corrente), 12V (1.8A di corrente), 15V (1.5A di corrente). Noi oggi parleremo della versione a 9V, l'alimentazione più comune tra i pedali per chitarra, ma ogni discorso è analogo per le altre versioni. Non c'è la possibilità di cambiare voltaggio. iFi Audio - iPower La parte più interessante però è che questo alimentatore promette di abbassare il rumore di fondo sulla banda audio a circa 1 micro V. Poco o tanto? Se comparato con un alimentatore comune, che può lasciar passare fino a 1000 micro V di rumore, è mille volte inferiore. Gli alimentatori lineari per audiofili solitamente hanno una media di 20 micro Volt rumore di fondo. Anche qui non c'è gara, con iPower siamo venti volte meno! Ma come fa? La risposta sta nell'applicazione di una tecnologia di cancellazione attiva del rumore elettrico di derivazione militare. Proprio come le alcune cuffie audio di alto livello analizzano il rumore esterno e generano un segnale elettrico opposto in fase per contrastarlo, all'interno di iPower c'è un circuito di analisi in tempo reale della corrente in entrata che comanda poi un generatore che aggiunge alla corrente in uscita verso i nostri dispositivi un segnale uguale ma opposto in fase. In questo modo tutto lo 'sporco' viene praticamente eliminato. iFi Audio - iPower La domanda fondamentale, una volta capito che è davvero un bell'alimentatore a parole e numeri, è: funziona davvero? La Prova Suonando in diverse situazioni ho potuto provare questo iPower per quasi un mese sia nel mio studio che in alcuni locali, cercando di metterlo in difficoltà in ogni modo possibile con prese multiple, mettendolo vicino a cellulari, a luci da palco, a dispositivi a radiofrequenza e non avendo nessun tipo di riguardo per la qualità dell'alimentazione. Devo ammettere che nel mio studio, dove ho fatto realizzare l'impianto elettrico appositamente per avere un corrente di buona qualità, la differenza tra iPower ed altri alimentatori sia generici che di molti dei pedali che possiedo, non è stata drammatica. Ad un certo punto preso da una punta di masochismo ho collegato iPower ad una ciabatta strapiena e l'ho gli ho messo a fianco il mio cellulare, un telefono cordless, il tutto a meno di 10 cm da due grossi trasformatori di testate in funzione. Ebbene in questo caso posso dire che ho sentito come gli altri alimentatori abbiano iniziato a maledirmi con le ronze più strane, mentre iPower se ne è rimasto imperterrito nel suo confortante silenzio. IFI Audio - iPower La vera differenza però l'ho potuta verificare in un paio di locali con un impianto che definire 'non a norma' sarebbe solo un complimento. Provando ad utilizzare alimentatori singoli su diversi pedali saliva dall'amplificatore un vero e proprio concerto di ronze, che invece con iPower si è ridotto considerevolmente fino a livelli ampiamente accettabili e probabilmente dovuti anche ad interferenze intervenute dopo lo stadio di alimentazione. iFi Audio - iPower Conclusioni L’alimentatore può essere utilizzato in qualsiasi continente, grazie alle prese adattabili, e può essere utilizzato anche con prodotti center-negative, grazie ad un ‘inverter’ incluso. Lo considero davvero un problem solver, anche se fosse per averlo in borsa per emergenza quando la ronza ti assale e non sai che pesci pigliare. Il prezzo di iPower è di 40 euro. Info: www.ifi-audio.com]]]> Thu, 10 Mar 2016 09:00:48 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/03/10/recensione-alimentatore-super-silenzioso-ifi-ipower/ D’Angelico: Fabrizio Sotti ci presenta la sua Signature http://www.ziomusic.it/2016/02/29/dangelico-fabrizio-sotti-ci-presenta-la-sua-signature/ Durante il suo tour in Italia per la presentazione della sua nuova chitarra EX-SS Fabrizio Sotti Signature dal marchio D'Angelico, lo abbiamo intercettato a Milano nel mega-store della musica Lucky Music e gli abbiamo chiesto di parlarcene. Per Fabrizio, che fu 'fulminato' dal grande Joe Pass e da una delle sue archtop D'Angelico vintage, avere ora una chitarra di questo storico marchio con il suo nome inciso vale molto di più. Sentiamolo dalle sue parole, e credo vi verrà voglia di provare questa sei corde come è venuta a noi subito dopo l'intervista. [embed width="740" heigth="480"]https://youtu.be/KqgpQWFtD8o[/embed] Nel video che segue invece potete ascoltare Fabrizio con il suo trio suonare uno dei primi prototipi della sua D'Angelico signature al The Highline Blue NYC Note Jazz Festival 2014. [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/NQ3YWA-mI8A[/embed] Info: dangelicoguitars.com Info: www.face.be]]]> Sun, 28 Feb 2016 23:18:10 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/02/29/dangelico-fabrizio-sotti-ci-presenta-la-sua-signature/ Recensione: Shure KSM8 Dualdyne http://www.ziomusic.it/2016/02/25/recensione-shure-ksm8-dualdyne/ Quando Shure annunciò che avrebbe presentato al NAMM Show  2016 un nuovo microfono handheld, tutti gli addetti ai lavori hanno drizzato le orecchie. Mai nessuno però si sarebbe aspettato un microfono dinamico, cardioide a doppio diaframma. Con il nuovo KSM8 Dualdyne gli ingegneri di Shure hanno cercato di portare la tecnologia e le prestazioni dei microfoni dinamici a un nuovo e innovativo livello, e in questa recensione scopriremo se ci sono riusciti. Shure KSM8 Dualdyne_gear2 Prima impressione Togliendo il KSM8 dal suo stilosissimo astuccio in dotazione, si presenta immediatamente come un microfono professionale, con manifattura eccellente e componenti di qualità superiore. Il corpo in alluminio pressofuso con finitura nera (o in nichel spazzolato) e la griglia di acciaio temperato danno una sensazione di grande robustezza. Svitando la griglia scopriamo che all’interno è imbottita di materiale idrorepellente, e solo sulla parte piatta nella punta c'è anche una classica spugna. Sui lati invece si trova questo materiale sintetico particolare che nella parte superiore della griglia si presenta piatto ma sempre leggermente spugnoso, nella parte bassa invece è molto fine e liscio, con una trama forata fittissima, a proteggere la capsula a doppio diaframma che a mio avviso solo a livello estetico è già spettacolare! Scopriamo cosa nasconde all’interno. KSM8_Vista laterale della capsula del Dualdyne La capsula Dualdyne Le caratteristiche e la costruzione della capsula Dualdyne sono davvero interessanti! Utilizza due membrane sottilissime (quella frontale è attiva e l’altra passiva) e un sistema di flusso dell’aria a ingresso laterale invertito. Cosa vuol dire? Il suono che entra nel microfono attraverso le feritoie di ingresso laterali passa attraverso il secondo diaframma posteriore prima di colpire il diaframma anteriore. Utilizzando il secondo diaframma nella rete di resistenze, viene parzialmente impedito alle basse frequenze di entrare nella capsula. Quale sono i vantaggi? Prossimità Conosciamo tutti l’effetto di prossimità, ovvero l’aumento della risposta alle basse frequenze quando ci si avvicina molto al microfono. Per controbilanciare questo effetto, nei microfoni tradizionali spesso viene enfatizzato il range intorno ai 4-5 kHz. L’idea che sta alla base della tecnologia del doppio diaframma è invece quella di generare una risposta naturale nel limite inferiore della banda, con un effetto di prossimità controllato e nessuna perdita di nitidezza, e con risposta alle alte frequenze ampia, senza picco di presenza. capsula Dualdyne airflow Distanza Per usare in modo ottimale un microfono tradizionale si è obbligati a stare con la bocca ad una distanza precisa dal microfono, per non incappare in variazioni timbriche. La risposta bilanciata del microfono a doppio diaframma invece crea uno “sweet spot” più grande, che consente un movimento più libero del cantante, senza incidere sulla qualità del suono. EQ Dal vivo i tecnici del suono sono spesso costretti ad equalizzare anche pesantemente il segnale, sia per ridurre l’effetto di prossimità dei microfoni tradizionali, sia per compensare l’utilizzo di tecniche microfoniche errate. Il doppio diaframma offre una risposta ampia sulla gamma vocale ed è meno sensibile a un uso errato del microfono, con il risultato di dover effettuare meno correzioni del segnale, ottenendo così un suono più naturale. Shure KSM8_esploso_nero_horizontale Linearità fuori asse Quando delle sorgenti fuori asse indesiderate penetrano nei microfoni per uso vocale, possono degradare la coerenza di fase e compromettere la qualità della sorgente. Il KSM8 offre una maggiore immunità rispetto a questi problemi, grazie alla risposta polare lineare sull’intera gamma di frequenze. DSS™ Il sistema di stabilizzazione del diaframma (chiamato DSS™), unitamente al supporto anti-vibrazioni pneumatico, isola e sospende la capsula. È stato sviluppato per la riduzione del rumore causato dai movimenti del microfono. In aggiunta, il pistone mobile e le cavità interne sono state realizzate in modo di stabilizzare il diaframma durante le vibrazioni meccaniche. [slideshow_deploy id='42408'] In prova Ho tenuto lo Shure KSM8 Dualdyne in prova per due settimane, sottoponendolo a vari test sia in ambiente live che in studio. Per prima cosa ho collegato il KSM8 alla mia scheda audio, eseguendo una serie di ascolti, su monitor reference, varie cuffie, impianto voce e anche con i monitor da terra. In generale il microfono riproduce la voce in modo molto equilibrato e naturale, con un suono caldo e presente. Il segnale risulta chiaro e dettagliato, ma senza enfatizzare certi range di frequenze come siamo abituati in altri microfoni. Ascoltatevi questo file, un arrangiamento tutto vocale di un mio vecchio brano, registrato con il KSM8 Dualdyne, entrando direttamente in una scheda audio RME Fireface 800. Le tracce vocali che sentite sono tutte “flat”, cioè niente eq e niente compressione. https://soundcloud.com/ziomusic/shure-ksm8-dualdyne-like-an-alien-guido-block Bene, andiamo a verificare le varie  features dichiarate dal produttore: Il livello di uscita risulta maggiore di tutti gli altri microfoni dinamici che ho in studio. Effettivamente l’effetto prossimità è molto più controllato. Le basse ci sono, ma risultano meno “fangose” che negli altri microfoni. La cosa veramente sorprendente però è la grande resa timbrica anche quando si allontana il microfono dalla bocca. Anche a una distanza di 25/30 centimetri, dove oltre alla perdita di volume altri microfoni dinamici tendono anche ad assottigliarsi pesantemente, il suono riprodotto del KSM8 rimane pieno ed equilibrato. Non solo, anche spostandosi un po’ fuori asse il microfono riesce a riprodurre la sorgente in modo più fedele di altri microfoni a mano che conosco. distanza Per capire meglio, ho messo a confronto il KSM8 anche con altri quattro microfoni vocali dinamici. Nei file audio seguenti potete ascoltare alcuni esempi vocali registrati a tre distanze diverse (con la bocca attaccata alla griglia / a 10cm / a 20cm). Trovate in sequenza: 1. Shure SM58, 2. Shure Beta58, 3. Sennheiser e855, 4. Telefunken M80 e 5. Shure KSM8 Dualdyne. Ho uniformato digitalmente le registrazioni a livello di gain per potervi dimostrare meglio i cambiamenti timbrici anziché quelli di volume. Visto che in rete ho trovato delle critiche riguardo un presunto problema sui suoni plosivi, ho aggiunto anche un file con degli esempi utilizzando parole con la “p”. Giudicate voi stessi. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/shure-ksm8-dualdyne Questa maggiore resa sulla distanza e fuori asse potrebbe magari indurre a pensare che il KSM8 è più sensibile ai feedback, ma non è cosi. Oltre alle serate dal vivo con un mio power trio, dove mi sono trovato benissimo con il microfono, in queste due settimane ho usato il Dualdyne anche nell’aula di canto, su differenti tipi di voce e volumi di spia piuttosto “rock’n’roll”. Il suono che esce dal monitor già in flat è veramente piacevole, e il rischio di feedback ridottissimo. Dualdyne @ Blue Note Per poter valutare il KSM8 in azione anche da ascoltatore giù dal palco, e per avere un’opinione da un grande professionista del settore, ho coinvolto nella prova Zoran Matejevic, fonico residente del Blue Note di Milano, che non appena gli avevo parlato del nostro test su ZioMusic.it, si era dimostrato molto interessato. Ha usato il KSM8 per cinque giorni sulla voce del cantante e sassofonista inglese Ray Gelato, che con i suoi Giants ha infiammato il Blue Note con nove spettacoli di Swing, Rhythm’n’blues e Jive. Un palco non facile da gestire a livello acustico, con pianoforte a coda, contrabasso, batteria e sezione fiati (tromba, trombone e sax tenore) e volumi di spie importanti. [slideshow_deploy id='42420'] Ecco la testimonianza di Zoran Matejevic: “Shure dichiara che con il KSM8 l’effetto di prossimità è molto ridotto – è vero. Ma non è solo questo il punta di forza di questo microfono. Eccessive dinamiche sia nella pronuncia o nel canto non cambiano il timbro, il che rende la gestione molto più facile. Sia nella spia come nel PA ho dovuto applicare correzioni veramente minime a livello di eq, abbassando di 1dB /1.5 dB la quinta ottava, in specifico dal F#5 al C6 [il range da 740Hz a 1046Hz, ndr]. E’ bastato poi aggiungere un filtro passa alto e il gioco era fatto. Impressionante ma vero. Con un palco con livelli acustici alti e impegnativi, il microfono mi ha dato la sensazione che la voce dominasse non col volume o col range dei 1.6kHz ma con le fondamentali. Non si perde mai il solista e si ha la sensazione, come se il canale fosse super processato, di un suono dritto in faccia, fermissimo. L’intelligibilità sulle consonanti, dalle dentali fino alle sibilanti, ci permette finalmente di concentrarci sulla musica e le vocali. Nessuna critica ne sulle plosive ne sulle nasali, sottolineando che sibilanti e fricative sono molto naturali. Tutto è più facile nel mix, la voce esce sempre, senza dover continuamente tenere il dito sul fader della voce. Questa caratteristica, che mi piace chiamare 'effetto Pultec', permette di lavorare in modo comodo con il suono, importante sia per la gestione sul palco o nel PA e non solo, perché sono convinto che per le sue caratteristiche il KSM8 sarà molto indicato anche per il broadcast e streaming. Due critiche: il sistema antishock non l’ho trovato così efficace, anzi potrebbe creare problemi se il cantante batte le mani col microfono o quando bruscamente porta il microfono nella clip, come fa per esempio continuamente Ray Gelato. Il supporto in dotazione è una classica clip Shure che obbliga a sfilare e infilare il microfono. Avrei preferito magari una clip morbida che permettesse di sistemare il microfono con la pressione dall’alto. A parte questo, il KSM8 mi è piaciuto veramente tanto. Complimenti alla Shure." Da ascoltatore del concerto di Ray Gelato & Giants posso solo confermare quello che ha constatato Zoran Matejevic: la voce era sempre ben presente, con un suono molto equilibrato, anche se l’artista certamente non è di quelli che sta in una posizione ferma, o a una distanza costante dal microfono, anzi è un continuo prendere il microfono dall’asta, cantare, passare il microfono da una mano all’altra, allontanarsi e riavvicinarsi dal microfono, rimettere il microfono sull’asta, fare l’assolo di sax, riprendere il mic dall’asta, balletti vari, e così via. Sul palco poi aveva due spie da 400 Watt cadauna, con volumi stratosferici (che si sentivano fino al mixer di sala) e non è partito neanche una volta un fischietto. Considerazioni Che dire … Shure effettivamente ha creato qualcosa di nuovo, un microfono così non si era ancora visto. Inserire una capsula a doppio diaframma dentro un dinamico con caratteristica cardioide effettivamente è stata una genialata! Valutazione finale La manifattura eccellente, il livello di uscita maggiore, l’effetto di prossimità ridotto, la distanza di funzionamento aumentata, il segnale chiaro e molto dettagliato con un feedback minimo, fanno dello Shure KSM8 Dualdyne un microfono vocale a mano professionale di alto livello, anche negli ambienti live più esigenti. Di alto livello purtroppo è anche il prezzo: 500 euro non sono pochi, ma mi sono convinto che per un microfono così ci può stare. SHURE_KSM_3Dimenticavo: Oltre alle versioni in finitura nera o in nichel spazzolato il KSM8 è disponibile anche come componente di un sistema wireless Shure o come aggiornamento di un trasmettitore da mano wireless esistente. Shure ha fatto anche una serie di video di presentazione e spiegazioni tecniche, eccovi i link ad un paio di questi molto interessanti: Shure KSM8: Inside Dualdyne Shure KSM8: Unidyne to Dualdyne Info: www.shure.it]]]> Wed, 24 Feb 2016 22:16:43 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/02/25/recensione-shure-ksm8-dualdyne/ Recensione mini mixer Allen & Heath ZED-6FX http://www.ziomusic.it/2016/02/11/recensione-mini-mixer-allen-heath-zed-6fx/ E' indubbio che con questa crisi da cui forse stiamo uscendo solo ora, i locali dove si suona musica ad un buon livello in diminuzione, ed i conseguenti budget al minimo, le formazioni live hanno subito una specie di lavaggio a 90°: si sono ristrette. Vediamo fortunatamente un gran numero di ottimi gruppi che si sono adattati in versione acustica, one-man band e duo sempre più particolari, dove la creatività è ritornata protagonista. Ecco che allora non c'è bisogno di avere in questi casi mixer con mille canali, ma c'è bisogno di un suono davvero buono, un dispositivo solido che regga centinaia di date, con le funzioni giuste per avere tutto ma non di più e piccolo abbastanza da poter essere messo in una borsa e via, verso il prossimo locale. Presentazione Diciamo che nella premessa vi ho già spiegato secondo me qual è la filosofia di questo piccolo Allen & Heath ZED-6FX. In questa presentazione allora vi posso spiegare il perchè. Lo ZED-6FX è un mixer da 6 canali input, ovvero due canali con ingresso XLR e jack mono, più due canali stereo che possono essere utilizzati all'occorrenza anche come quattro canali mono. Dal punto di vista degli output abbiamo due output principali XLR, un output effetto e un output cuffia. Il mixer possiede anche un canale effetto miscelabile indipendentemente su ogni canale con 100 effetti preset selezionabili da un encoder con parametro principale customizzabile e volume dell'effetto. Gli effetti presenti vanno dai classici delay, delay con riverbero, echo, riverberi di diverse tipologie, chorus, doublers, fino ai flanger e altri effetti più creativi. Allen & Heath - ZED-6FX Descrivendo più nel dettaglio vediamo che ogni canale ha il suo controllo rotary volume, mentre il master volume è affidato ad un fader, rigorosamente rosso, da 65 mm. Ogni canale può essere inoltre assegnato o meno all'uscita cuffie. Guardando la sezione di preamplificazione troviamo i primi due canali con pre microfonici GS Pre con 60dB di gain, pad -20dB per collegare strumenti in diretta come le chitarre, più un filtro passa-alto che taglia sotto gli 80Hz. La channel strip ha equalizzazione a due bande, potenziometro per il volume dell'effetto sul canale e pan. Finiamo la descrizione con la parte all'estrema destra che vede il volume per l'uscita cuffie, il led meter e lo switch per attivare l'alimetazione phantom 48V per i microfoni a condensatore sui primi due canali. Come potete constatare quindi è mixer che ha tutto ma in piccolo. Sacrificando un po' i tecnicismi e con qualche scelta fatta a priori, Allen & Heath è riuscita davvero a compattare un suono di livello in un formato mini. Se guardiamo poi al peso ed alla fattura del mixer mi stupisce la robustezza dello ZED-6FX. Lo chassis è in metallo verniciato antigraffio nella parte centrale, mentre il bordo esterno è in plastica super-robusta con una presa ergonomica che consente di 'acchiappare' il mixerino con una mano e portarselo via. Anche tutte le componenti, controlli rotary compresi, non ballano di un millimetro, tutti danno impressione di solidità e durevolezza. Allen & Heath - ZED-6FX La Prova Ho la fortuna di avere diverse formazioni, alcune acustiche, altre elettriche, con cui ho potuto provare sul campo lo ZED-6FX. Ho potuto anche provarlo per alcune settimane nel mio Crimson Studio durante prove e lezioni. In formazione acustica si può collegare una voce, una chitarra acustica, magari una tastiera stereo e volendo anche i due microfoni di cassa e rullante per avere un po' di rinforzo sulla batteria. Qui avete tutto, perchè potete uscire con un suono ben prodotto, con un po' di effetto ad amalgamare tutto, il livello pre giusto per la chitarra acustica ed il batterista potrà usare l'uscita cuffie per il suo monitoring, con la possibilità di scegliere solo ciò che vuole. Allen & Heath - ZED-6FX In formazione elettrica, nella maggior parte dei casi ora utilizzo come chitarrista un Kemper Profiler Amp che ha due uscite in diretta XLR con cui vado al mixer, che uso quindi come mio personal mixer. In un canale input stereo posso gestire le basi che vado a lanciare durante alcuni live e durante le demo. Utilizzo infine l'ultimo canale per inserire un microfono durante le demo con cui posso parlare. Uso l'uscita cuffie in modo particolare, come uscita per il mio monitor personale, da cui posso escludere il mio microfono che non ho bisogno, ma avere bene presenti le basi. In questo modo ho la situazione che preferisco, ho tutto sotto controllo e sotto mano. In studio per le prove è utile avere un mixerino da tirar fuori all'occorrenza e sei canali li usi proprio per sentire bene tutti quanti distribuendo due monitor a terra, o quattro monitor in link due a due. Con i controlli pan mi gestisco i canali per dare più o meno a ciascuno quello che ha bisogno. Se fai le cose bene, anche con uno ZED sei canali senti bene una band da 5-6 elementi. In più hai sempre gli effetti per non avere proprio le voci secche secche. Allen & Heath - ZED-6FX Un altro utilizzo, che mi è stato consigliato da un amico batterista, per un mixerino di questo tipo, è il classico mixer personale da batterista per il monitoring. Vi fate dare dal fonico fino a sei canali o bus di riferimento che potrete così mixare a piacimento nelle vostre cuffie e nelle vostre casse monitor, se ve le lasciano gestire. Mi diceva che, con intelligenza, è il massimo avere un master fader con cui poter regolare il monitoring in un tocco. Come vedete, sapendole sfruttare bene, questo ZED-6FX ha praticamente tutto ciò che serve per molte situazioni differenti. Questo mi ha fatto pensare, mentre lo provavo, che è un mixer non solo bello da vedere come tutti gli Allen & Heath, e molto solido e leggero, ma è anche pensato proprio bene, perchè c'è tutto. L'unico appunto che potrei fare, è che durante le lezioni e qualche live mi sarebbe piaciuto avere un'entrata tape-in RCA per collegare il mio smartphone o il mio tablet. Allen & Heath - ZED-6FX Considerazioni Finali ZED-6FX è un mixer che mi piace, anche perchè lo trovo particolarmente 'intonato' con la nostra contemporaneità di musicisti. Se dovessi riassumere i pregi migliori di questo mixer, per quella che è la mia opinione, direi: portatile, robusto, versatile e con un suono bello lineare. E' difficile trovare in un mixer così piccolo, che costa meno di 200€, uscite main XLR, effetti decenti e preamplificatori di qualità ottima. Il prezzo di questo ZED-6FX è di circa 190€, nella fascia media per questo tipo di mixer. La sua versatilità lo rende però un 'tutto-fare', come ho detto all'inizio. Un mixer che credo sia utilissimo avere perchè alla fine, piccolo com'è, te lo porti sempre dietro, anche quando non pensi che ti servirà. Ma non si sa mai. Info: www.allen-heath.com Per il mercato musicale: Info: www.ekomusicgroup.com Settori dell’installazione, del touring, del rental e del broadcast: Info: www.exhibo.it   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 11 Feb 2016 00:31:42 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/02/11/recensione-mini-mixer-allen-heath-zed-6fx/ Recensione delay analogico Walrus Bellwather http://www.ziomusic.it/2016/02/01/recensione-delay-analogico-walrus-bellwather/ Il Bellwether è, come detto, un delay completamente analogico basato su di una circuitazione bucket brigade di alta qualità che rende tutto il processing il più possibile al sicuro da perdite e degradazione indesiderate del segnale. Offre fino a 1000ms di delay con tap tempo ed è quindi adatto a generare tutte le tipologie di sonorità delay, dagli slap-back più serrati e corti fino agli scenari sonori ricchi ed infiniti con delay auto-rigeneranti. Il riferimento vintage di questo Bellwether sono macchine delay rinomate e ricercate del passato come il Maxon AD999 o il Boss DM-2. Dal punto di vista timbrico è un pedale che si preannuncia come molto versatile, con un controllo di tono che può dare una rappresentazione molto brillante delle ripetizioni, per un uso più ritmico e definito, oppure un deciso taglio e saturazione delle alte, per emulare i delay a nastro e le loro code lunghe e rotonde. Non solo, siamo nel 2016, quindi Walrus Audio ha voluto inserire anche un controllo Tap Division, frequente nei delay moderni, così da poter sincronizzare le ripetizioni su divisioni temporali frazionarie rispetto al tempo impostato: quarti, terzine di quarti, ottavi puntati o ottavi. Questo consente la creazione di ritmiche precise, con pattern di delay intricati ed incastri ben programmati a tempo, proprio come sui delay digitali. [slideshow_deploy id='42166'] Ancora, troviamo una sezione di modulazione, anch'essa analogica, con un chorus che va ad agire sulle ripetizioni. Attraverso i contolli di Rate e Depth variamo frequenza e profondità dell'effetto e passiamo da un suono fedele e cristallino ad un delay organico, fluido ed in costante evoluzione. La manopola Repeats si occupa del feedback del delay: al minimo otteniamo uno slap-back con una singola echo secca, al massimo un delay che si auto-rigenera all'infinito entrando in auto-oscillazione come solo i delay analogici potevano fare per generare quei caratteristici artefatti sonori psichedelici anni '70 in stile Led Zeppelin. Su questa caratteristica, visto che è proprio tipica di questo pedale, ho basato la mia video demo che avete visto qui. Il controllo Level chiude la rassegna dei parametri. Non c'è molto da dire qui, è un classico potenziometri per mixare il segnale dry con quello effettato. Tutto a sinistra, solo segnale pulito, al 75% le ripetizioni sono pari al segnale originale, al 100% addirittura il delay è più forte del segnale dry. Infine bisogna parlare della sezione ingressi/uscite. Molto ricca. L'ingresso è mono, l'uscita è sempre mono ma doppia, per poter mandare il segnale a due percorsi indipendenti. C'è un loop effetti che, attraverso un cavo TRS-Y, permette di aggiungere altri effetti al segnale wet, ovvero solo alle ripetizioni. Quindi c'è un ingresso per un pedale di espressione, per controllare in tempo reale o il parametro di tempo o il feedback. Questo lo sceglierete con uno switch sul pedale. L'ingresso laterale invece è per chi non tiene il pedale nella pedaliera ma in un rack o lontano, ma vuole lo stesso avere un controllo sul tap tempo separato ed a disposizione. Come avrete potuto capire è molto completo. Rappresenta quindi un pedale tecnologicamente moderno con un anima sonora decisamente vintage. La Prova Se siete abituati ai delay digitali o alle emulazioni di delay analogici, probabilmente sarete tentati di utilizzare questo delay come fareste con quelli. Visto anche il costo di questo pedale, questo sarebbe abbastanza inutile. Chi cerca un pedale come il Bellwether lo vuole per la sua 'pasta sonora' morbida e sabbiata, per la fluidità della modulazione e la capacità di variare i parametri in modo continuo e non lineare, come solo l'analogico può fare. Certo potete farci un po' di tutto, e sperimentando troverete praticamente ogni tipologia classica di delay che siete abituati ad utilizzare. Però a mio avviso il meglio questo pedale ve lo darà quando inizierete a sperimentare davvero. Questo è il motivo per cui nella mia video demo troverete un utilizzo assolutamente sperimentale, utilizzando il feedback infinito ed il controllo di tempo come fossero i paramentri di un synth analogico. Questo pedale suona da solo! Se vorrete potrete usarlo come uno strumento e creare degli sfondi e delle rappresentazioni sonore di grande effetto e dal tipico sapore psichedelico. [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/Ko9RBTQZ67Q[/embed] In questo pezzo ho creato un tessuto sonoro di sottofondo utilizzando l'auto-rigenerazione del delay, quindi attraverso il controllo di tempo ho variato la frequenza per ottenere diverse intonazioni, stabili o variandole continuamente a seconda del momento. Allo stesso tempo ho realizzato un loop per la ritmica di accompagnamento, con un looper Boss RC-30, e quindi vi ho suonato sopra un'improvvisazione solista. Il Bellwether, mentre manteneva l'auto-oscillazione, continuava nello stesso tempo a darmi il delay rotondo e caldo per effettare sia la ritmica che la parte solista. Un utilizzo molto creativo di questo tipo di delay, possibile solo in regime analogico, che dimostra come certi pedali possono fare più di quello che si pensa, basta sperimentare. Dal punto di vista tecnico è un pedale estremamente curato, si sente che percorso del segnale è pulito, se si tolgono tutti gli interventi di modulazione e tono. Il suono della chitarra è preservato e non si ha quella sensazione di 'plastificato' che si ottiene con certi pedali digitali che vogliono emulare l'analogico. Come ho già detto però, a mio avviso, è nelle modulazioni più vintage e sature che questo delay da il meglio, per cui vi consiglio di fare ampio uso sia del filtro di Tono che della sezione Chorus. Dal punto di vista estetico e della costruzione siamo anche qui al top. La serigrafia artistica in rilievo è molto evocativa ed il colore rosso mi prende benissimo. Tutto in metallo, super-solido e stabile, sembra fatto per durare a lungo anche se maltrattato. [slideshow_deploy id='42172'] Per fare questa demo dovendo controllare più parametri allo stesso tempo non ho usato il pedale di espressione, ma anche qui vi consiglio di farlo, gli effetti che potete ottenere con il controllo in tempo reale sono stupendi. Con un po' di abilità la chitarra si trasforma davvero in qualcosa di inaspettato. Samples Ecco un po' di samples audio di quello che può fare il Bellwether in diverse applicazioni. Per primo sentirete sempre il suono non effettato. Partiamo con una ritmica surf-rock anni '50 prima con delay slapback pulito e poi con un po' di modulazione aggiunta. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-clean-surf-rhythm-with-slapback Qui abbiamo la classica ritmica in stile U2 in ottavi puntati, prima con delay pulito e poi con il chorus ed un bel taglio sulle alte del delay per tenere le ripetizioni più distanti. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-clean-d-edge-dotted-delay Qui c'è un po' di sperimentazione ed un po' di follia. Feedback a manetta e pedale di espressione che modula il parametro di tempo. Ecco cosa possono diventare tre semplici accordi. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-clean-feedback-goes-to-power Un bel crunch in stile alternative che si riempie di ripetizioni e diventa più aggressivo. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-crunch-queen-of-the-stones Un arpeggio dove possiamo incastrare sapientemente delle ripetizioni per dare più atmosfera e profondità. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-crunch-art-of-arpeggios Una ritmica che può sembrare vuota e banale, con un bel delay modulato e un po' di chorus fa subito tornare in mente sonorità alla Andy Summers (Police). https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-crunch-andys-groovin Quando fate una ritmica distorta potete usare un delay per riempirla ancora di più ed ottenere un suono compatto ma allo stesso tempo in continua oscillazione. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-dist-fat-is-better Una delle applicazioni più classiche. Gli assoli avranno sempre bisogno di un po' di delay per farsi più belli. Qui gli abbiamo aggiunto un po' di saturazione analogica. https://soundcloud.com/ziomusic/bellwether-dist-long-delay-solo Conclusioni Forse sarebbe troppo dire che il Walrus Audio Bellwether è il miglior pedale delay analogico in circolazione. Il mio relativismo mi impone di lasciare spazio anche agli altri, molti fantastici pedali delay che ci sono in giro. Nella mia esperienza di chitarrista però ne ho provati molti e questo è quello con cui mi sono divertito di più, perchè il suono è bellissimo e mi ha dato proprio l'idea di poter essere utilizzato non solo come effetto ma anche come strumento, uno strumento creativo. Queste personalmente sono le cose che amo di più. Un punto a sfavore? I circa 350€ di prezzo del Bellwether non sono certo una cosa per tutti. Tra qualche giorno intanto però noi di ZioMusic.it, in collaborazione con il distributore europeo Face, vi daremo la possibilità di vincerne uno. Questo è già un dell'aiuto. Se volete un pedale delay solo per mettere qualche coda ai vostri assoli, forse vi conviene optare per qualcosa di più economico, ma se volete un effetto che possa dare carattere, spessore e una spinta personale al vostro suono, allora saranno soldi ben spesi.   Info: www.face.be Info: www.walrusaudio.com Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it    ]]]> Mon, 01 Feb 2016 07:00:46 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/02/01/recensione-delay-analogico-walrus-bellwather/ Recensione: compressore FabFilter Pro-C 2 http://www.ziomusic.it/2016/01/21/42028/ Prima occhiata In apertura del plug in, la visualizzazione di default mostra i quattro controlli di compressione standard, Threshold, Ratio, Attack e Release, quattro bottoni belli grandi lungo la parte inferiore di una rappresentazione di una forma d'onda in tempo reale. A destra si trovano due bottoni più piccoli: uno regola l’Output o Wet Gain, e quello sotto, il guadagno del segnale non processato, Dry Gain , che di default è impostato a zero, progettato per il controllo della compressione parallela. Tutti e due hanno un controllo pan separato sul cerchietto esterno del bottone, mentre il guadagno Wet è dotato di un Auto Make-Up intelligente. I cursori Knee e Range, sottoposti ai principali bottoni di Treshold e Ratio, controllano rispettivamente la pendenza di insorgenza, da 0 dB (hard knee) a 72 dB (soft knee), e la quantità massima del cambio di guadagno applicato (da 0 a 60dB). Completano i comandi principali un cursore Lookahead opzionale, disabilitato di default per ridurre la latenza, e un particolare cursore Hold, che può prolungare il tempo di riduzione del guadagno prima del rilascio fino a 500 ms, consentendo interventi ritmici e altri effetti particolari. [caption width="561" id="attachment_42036" align="aligncenter"]PRO-C 2_snap1 Display in tempo reale[/caption]GUI di lusso La progettazione del display in tempo reale del C2 fornisce un riferimento visivo molto dettagliato, permettendo una grande precisione. Una forma d'onda grigio scuro scorre da destra a sinistra, rappresentando il volume di ingresso prima del processamento, mentre una forma d'onda grigio più chiaro sovrapposta mostra il volume di uscita dopo il trattamento, una linea rossa lungo la parte superiore riflette la riduzione di guadagno mentre sta accadendo, e una linea tratteggiata orizzontale statica mostra il valore di soglia selezionato. L'interruttore Audition Triggering, in alto a sinistra del pulsante Treshold, consente di ascoltare solo l'audio che sta triggerando il C2, e la quantità di compressione in corso, un ulteriore aiuto per settare in modo preciso la soglia Treshold. I risultati degli interventi applicati si possono leggere invece tutto a destra dell'interfaccia, grazie ai tre peak level meter, che visualizzano il livello d’ingresso, di riduzione del guadagno e di uscita. Per controllare il segnale attraverso una gamma dinamica più ampia o più ristretta, i meter e la visualizzazione risultante possono essere impostati su un range di 9, 18, 36, 72, o 90 decibel, anche se l'impostazione predefinita di 72 dB in generale mi sembra ottimale. [caption width="605" id="attachment_42033" align="aligncenter"]PRO-C 2_fullscreen Visualizzazione a schermo intero[/caption]E’ possibile cambiare le dimensioni di visualizzazione della GUI (Small, Medium (default) o Large), ed esiste anche l’opzione a schermo intero(!), che può essere utile quando un segnale un po’ problematico richiede un'ispezione intensiva. Il display Knee sovrapposto a sinistra, riporta il livello di soglia, rapporto di compressione, la curva di compressione, e Range limit, e può essere nascosto o visualizzato facendo clic sul pulsante KNEE sul bordo destro del display, lasciando solo la linea di soglia tratteggiata come riferimento. Chi preferisce un'interfaccia più tradizionale, senza stravaganti forme d'onda, basta che clicchi sull'interruttore DISPLAY centrale per ridurlo ai suoi controlli essenziali. Questione di stile Assieme alle modalità di compressione Clean, Classic, e Opto, già anche contenute nel C1, il C2 aggiunge cinque nuovi algoritmi di compressione per una serie di applicazioni dedicate. [caption width="694" id="attachment_42037" align="alignnone"]PRO-C 2_styles Display nel modus di visualizzazione ridotto con il pop-up dei vari stili di compressione[/caption]Vocal - un algoritmo molto efficace per portare la voce in primo piano del mix. Funziona con impostazioni automatiche di Ratio e Knee, perciò comprimere la voce solista diventa semplice e si riduce a trovare il settaggio giusto del Treshold. Ho provato ad usarlo non solo con la voce, ma con strumenti lead in generale, e funziona benissimo. Mastering - pone l'accento sulla trasparenza, riducendo il rischio di artefatti da distorsione, pur prendendosi cura dei transienti veloci. Mettendolo sul bus master con impostazioni relativamente delicate riesce a domare piacevolmente il suono complessivo, senza sensibilmente cambiare il carattere. Bus – come già il nome suggerisce, questo stile di compressione è pensato in particolare per la compressione di gruppi o per amalgamare batterie, mix o tracce. Punch – compressione del tipo tradizionale analogica, diciamo un po’ plug&play, nel senso che funziona un po’ ovunque. Pumping – modalità estrema di compressione, che crea appunto l’effetto “pumping”, interessante su batteria e strumenti percussivi in generale e ovviamente è perfetto per l’EDM. [caption width="561" id="attachment_42035" align="alignnone"]PRO-C 2_no knee L'interfaccia senza tendina "Knee"[/caption]Oversampling e Midi Learn Il cambio rapido degli algoritmi dinamici quando si applica una variazione di guadagno a un segnale audio può introdurre il cosiddetto aliasing, che comporta distorsioni e riduce in generale la qualità del segnale. L’oversampling è un modo di ridurre questo aliasing utilizzando per il processamento interno un sample rate più alto di quello dell’host. Il C2 offre un oversampling di due o quattro volte maggiore all’host. Serve quando la compressione è più aggressiva e palese. Di solito, questo è il caso quando si utilizzano settaggi di Attack e Release più bassi, e/o livelli alti di Ratio e Range. Naturalmente, in cambio di una riduzione di alias/distorsione, il plug-in userà più potenza di CPU durante l’oversampling. Inoltre l’oversampling introduce una piccola latenza. Grazie alla funzione MIDI Learn è possibile controllare i parametri del Pro-C 2 direttamente via MIDI, praticamente è possibile associare qualsiasi MIDI controller con qualsiasi parametro. In Cubase o Nuendo basta creare una nuova traccia MIDI e impostare l’output sull’istanza del Pro-C 2 che vuoi controllare. Molto semplice. [caption width="560" id="attachment_42031" align="aligncenter"]PRO-C 2_dessing De-essing[/caption]Side-chain Un'ampia sezione side-chain può essere espansa cliccando sul pulsante SIDE CHAIN (chi l’avrebbe detto) posizionato in basso nell’interfaccia. Per evitare sorprese, i vari settaggi side-chain sono attivi solo quando questa sezione e visibile. Una volta attivata permette una serie di funzioni, come stereo linking, elaborazioni M/S (Mid/Side) e side-chain EQ. Mentre il side-chain può essere assegnato a ricevere l'input da una fonte esterna tramite la DAW in modalità Ext, la modalità di In, ovvero l’utilizzo dell’input normale del plug-in, consente l'accesso a un filtro a tre bande per selezionare le frequenze del segnale in ingresso che attivano la compressione. È possibile attivare una banda passando con il mouse sopra il suo punto corrispondente nel display delle frequenze e facendo clic sul pulsante di attivazione che appare sopra di esso. La banda più a sinistra è un passa-alto che può essere impostato da una pendenza di 6 dB a 96 dB, o una serie di curve intermedie, mentre la banda più a destra è un passa-basso con la stessa gamma di pendenze. La banda centrale si attiva quando sia high che low pass filter sono accesi, e di default evidenzia le frequenze in mezzo ai due filtri passa alto/basso. Con l’Auto mode spento, questo filtro sulla banda delle medie può essere settato con le caratteristiche Low, High, o Tilt Shelf, Band Pass, Notch, o con l’impostazione di default con la curva a campana, tutti con l'ampiezza (Q) e frequenza aggiustabile. Il pratico il pulsante Audition consente di ascoltare l'audio filtrato che hai configurato per triggerare la compressione, mentre il livello Sidechain permette di attenuare il volume della banda selezionata per una compressione più discreta o accentuata a seconda delle necessità. Infine, il cursore di controllo Stereo Link determina il comportamento stereo della compressione: sul valore predefinito di 100%, sia il canale destro e sinistro sono compressi per lo stesso grado di riduzione del guadagno, mentre a 0%, ogni canale lavora in modo indipendente. A 200% solo il segnale mid (mono) verrà compresso, o, se attivato o disattivato con il pulsante sottostante, solo le informazioni side o completamente stereo verranno compresse. Combinando i filtri con le funzioni che riguardano il campo stereo apre un panorama di controlli complessi, consentendo di trattare porzioni molto specifiche di una registrazione, e fornisce un mezzo integrato per risolvere i problemi con segnali di difficile gestione, che normalmente richiederebbero una catena di vari plug-in e un routing elaborato. Considerazioni Il fantastico real-time display del C2 e l’interfaccia grafica in generale, gli otto stili di compressione per una grande varietà di situazioni musicali, il mix amount regolabile fino a 200% per controlli automatizzati unici, il 4x oversampling, e la impressionante efficienza CPU, fanno del C2 uno dei processori dinamici a banda singola più interessante Helpattualmente sul mercato. Le vaste possibilità nell’impostazione dei parametri inizialmente possono spaventare un pochino, ma per fortuna ci sono una grossa quantità di preset per cominciare, e la modalità di comparazione A/B aiuta a rifinire a piacere le opzioni desiderate. Se poi si è incasinato il tutto un po’ troppo, c’è sempre la funzione undo/redo per tornare sui propri passi. Alcune delle caratteristiche del C2 mirano decisamente alla produzione di musica elettronica, mentre altre piaceranno anche agli ingegneri più esigenti. Comunque non importa quanto avanzati siano i controlli, perché grazie all’ottimo menu HELP in sovraimpressione, da (dis)abilitare a piacere, anche per chi dovesse essere alle prime armi, non farà troppa fatica a ottenere ottimi risultati. Pro-C 2 non fornisce la colorazione peculiare o la saturazione armonica di emulatori hardware vintage, ma non credo neanche sia quello che FabFilter ha cercato di fare. Si tratta più di uno strumento per domare le dinamiche con precisione chirurgica in vari contesti musicali, e per questo Pro-C 2 potrebbe essere effettivamente il migliore in giro. Valutazione finale Il Pro-C 2 convince innanzitutto per il suo sound fantastico e le compressioni efficaci con una grande varietà di modi e stili, ma anche per la sezione sidechain elaborata, lo splendido e utilissimo analizzatore in tempo reale, e la grande efficienza di processing con poche risorse di CPU. Potrebbe sembrare un po 'caro il prezzo di 149;- Euro, ma per me li vale tutti. Pagina prodotto: www.fabfilter.com/products/pro-c-2-compressor-plug-in Video demo: www.youtube.com/watch?v=2zjQNeM2RxU Info: www.fabfilter.com]]]> Thu, 21 Jan 2016 00:35:40 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/01/21/42028/ Recensione Steinberg Cubase 8.5 http://www.ziomusic.it/2016/01/14/recensione-steinberg-cubase-8-5/ Parto subito con il dire che già con la versione Cubase Pro 8 questa DAW si era portata ad un livello nettamente più alto che nel passato, sia per l'aggiunta di funzioni ampiamente richieste, novità assolute ed un workflow molto, ma molto migliorato. L'upgrade all' 8.5 procede in questa direzione con due o tre aggiunte importanti, e tante novità minori che di fatto vanno a rendere il nostro lavoro di produzione molto più semplice e veloce. La filosofia di questo aggiornamento sarà estremamente gradita quindi soprattutto a chi lavora molto in studio e troverà estremamente utili anche tutte le piccole funzioni che però sono dei veri e propri 'time-saver' di cui, due minuti dopo aver iniziato ad usarli, non saprete fare più a meno. La Novità Più Importante Il focus di questo aggiornamento si punta sicuramente sulla funzione VST Transit, potenzialmente un 'game-changer' nel mercato delle DAW. Dopo aver aggiunto VST Connect, un apprezzata ma ancora poco utilizzata funzione che permette di registrare in remoto da un altro studio virtualmente globalizzando il proprio studio di registrazione, ora VST Transit regala agli utenti un vero e proprio cloud con una piattaforma professionale per la collaborazione artistica. Cubase 8.5 Dopo essersi registrati sul sito Steinberg si ottengono gratuitamente per ogni utente 500 MB di spazio storage e fino ad 1GB di traffico dati al mese. Per avere più spazio da questo mese si potrà poi passare ad un abbonamento premium a pagamento. I propri progetti possono quindi essere trasferiti sul cloud e messi a disposizione dei nostri collaboratori che potranno lavorarci assieme a noi. La sincronizzazione del progetto poi avviene tramite la piattaforma e saremo ogni volta in grado di vedere come gli altri collaboratori abilitati hanno contribuito ed attivare o meno le loro modifiche. Musicisti quindi anche lontanissimi possono lavorare sullo stesso progetto come fossero nello stesso studio. Ma non solo. L'interfaccia VST Transit contiene anche una parte social che consente di inserire un proprio profilo, un brano di esempio e le proprie capacità che volete mettere a disposizione. Attraverso una ricerca a filtri potrete trovare altri musicisti/produttori/ingegneri del suono per costruire progetti condivisi. VST Transit deve ancora ingranare nel mondo musicale, ma dopo averlo provato sembra funzionare bene e, una volta capito come lavorare assieme, è semplice ed entusiasmante. Un Nuovo Strumento Steinberg ha abituato ultimamente i suoi utenti all'aggiunta di nuovi strumenti virtuali sempre più professionali per la produzione, tanto che dalla versione 7 in poi Cubase si può dire praticamente autosufficiente, se uno non vuole spendere ancora. Con Cubase Pro 8.5 arriva un nuovo strumento molto potente: Retrologue 2. Cubase 8.5 Retrologue 2 è uno strumento che parte dall'emulazione della sintesi analogica classica ma poi aggiunge talmente tante funzioni in stile moderno/digitale da diventare un ibrido iper-versatile con suoni di sintesi a 360°. Potremmo compararlo a Nave di Waldorf o a Omnisphere di Spectrasonic. Questa seconda versione suona ancora meglio della prima a mio parere. La texture calda e quella saturazione quasi valvolare di molti suoni mi piacciono molto. E' stato aggiunto un terzo oscillatore, nuovi LFO polifonici e un inviluppo. Cinque nuovi effetti, qualche modifica all'arpeggiatore e la funzione Resonator a tre bande hanno permesso di aggiungere anche 400 nuovi preset, molti dei quali li potete prendere e usare tali e quali, sono fatti per suonare perfettamente nelle produzioni di oggi. Il Workflow più veloce e facile di sempre In questo paragrafo voglio aggiungere e sottolineare quelle funzioni che rendono Cubase Pro 8.5 la DAW di Steinberg più efficiente di sempre. E' stato fatto un gran lavoro infatti per rendere la vita più facile a chi ci lavora molto. [caption id="attachment_41978" align="aligncenter" width="795"]Cubase 85 - Nuova MediaBay La nuova MediaBay con interfaccia grafica più semplice per cercare qualsiasi cosa.[/caption] Partiamo dalla nuova MediaBay, quel contenitore che consente in una sola interfaccia di cercare e richiamare qualsiasi contenuto, loop, effetto, preset o strumento di Cubase, invece di passare minuti e minuti tra menù e tendine. La MediaBay precendente era si utile ma poco pratica con quell'interminabile lista di nomi. Ora, oltre all'interminabile lista, si può accedere ai contenuti tramite un'interfaccia grafica e una ricerca più semplice ed intuitiva, e inserire qualsiasi cosa, da un loop ad un preset ad una drum machine con un drag&drop. Tutta un'altra cosa quando si lavora in velocità. Cubase 85 - Editor Logico Progetto E' stato implementato un utilissimo Editor Logico di Progetto. Detto così non vuol dire nulla, ma nella pratica vi permette di fare tutte quelle noiose operazioni sulle tracce, che prima andavano fatte traccia per traccia, in una sola volta. Rinominare, armare, cambiare scala del tempo, colori, lunghezze, praticamente tutto si può svolgere con una operazione macro su qualsiasi selezione di tracce. Quando si lavora con decine di tracce può far risparmiare molti minuti ogni volta. Nuovi livelli di 'hovering' vi aprono tutta una serie di nuove piccole funzioni, o funzioni classiche ottimizzate, semplicemente passando con il mouse sopra una traccia, un menù e una parte dello schermo. Una di quelle più utili è il copia/incolla di una parte con un click. Su ogni frammento audio o MIDI al lato destro troverete un quadratino, sotto il triangolo per il fade. Cliccando e trascinando verso destra la parte verrà copiata automaticamente tutte le volte che vorrete fino a ricoprire l'intera area tracciata. Un'operazione che si fa migliaia di volte che ora richiede un solo click. Ottimo. Un'altra cosa utile sono gli Edges. Mandando il mouse agli estremi dello schermo compariranno automaticamente delle etichette che permettono di aggiungere o togliere la visualizzazione di finestre/menù di utilizzo comune, vedi la sezione Inspector a sinistra o la MediaBay a destra. In un attimo si cambia la visualizzazione con gli elementi che servono. Se questo si aggiunge al nuovo sistema di finestre completamente flottanti e configurabili, direi che ora Cubase è davvero personalizzabile e dinamico al massimo. L'Editor MIDI è stato migliorato e la scrittura e composizione di parti sia di percussioni che di altri strumenti è molto più veloce. Quando si inserisce una nota, ora basta tenere cliccato il mouse per potere allo stesso tempo impostare la nota, scorrendo in basso o in alto si imposta la velocity e trascinando a destra/sinistra si determina la lunghezza. Dopo due secondi si impara e si capisce subito che così un loop di batteria nasce in un lampo. Nel campo dell'editor delle percussioni ho veramente apprezzato l'aggiunta di una funzione che ottimizza le drum map con la visualizzazione dei soli suoni utilizzati, invece di tutta la tastiera cromatica. Si possono filtrare anche solo gli elementi a disposizione di un certo strumento (solo sui VST 3) ed evitare quelle fastidiose e lunghe operazioni di ricerca infinita dei suoni su tutte le ottave. [caption id="attachment_41980" align="aligncenter" width="817"]Cubase 85 - Nuovo Importa Tracce Si possono scegliere tutte o solo alcune tracce e decidere se copiarle o meno nel nuovo progetto.[/caption] Creare, importare ed esportare tracce è stato tutto rivisto e ottimizzato e velocizzato. Durante la creazione delle tracce ad esempio si può finalmente già scegliere l'output di una traccia. Importare una traccia, o più tracce, da un altro progetto ora è estremamente comodo. C'è un'interfaccia che ci guida nei contenuti del progetto da cui vogliamo importare, senza aprirlo, e ci permette di scegliere solo quello che ci serve, sentire un'anteprima ed avere nel nuovo progetto tutto quello che c'era nelle tracce del vecchio, comprese automazioni, channel strip, effetti e impostazioni. Quando si fanno lavori in serie con elementi comuni, questa funzione è il massimo. Ed anche nell'esportare si possono creare nomi preimpostati delle tracce da richiamare con un click, o elementi standard del nome da richiamare in drag&drop. Quando si esportano decine e decine di file si evita di dover scrivere ogni volta tutti i nome ex-novo. [caption id="attachment_41981" align="aligncenter" width="551"]Cubase 85 - Punch Point dedicati In viola abbiamo il nostro Loop impostato, in rosso i Punch In e Out dedicati per la registrazione.[/caption] I Punch Point dedicati sono un'altra bella idea. Se prima i punti di punch in/out corrispondevano ai limiti del loop impostato, ora si può lasciare il loop dove ci serve e ridurre i punch point ad una selezione più stretta e comoda. Se si lavora molto in registrazione questo consente un notevole risparmio di tempo poi nel sistemare e ridimensionare le lunghezze delle take. Profile Manager Dedico un paragrafo a se a questa funzione perchè può essere sottostimata tra tutte queste piccole migliorie, ma è una vera novità che migliora Cubase quando si lavora in molti sullo stesso sistema o lo stesso utente lavora su più computer diversi. Il Profile Manager permette di salvare per ogni utente/ingegnere del suono/musicista/studente un proprio profilo in cui vengono salvate tutte le proprie impostazioni preferite, shortchuts, visualizzazioni e personalizzazioni possibili su Cubase Pro. In pratica ogni utente entrando nel sistema può richiamare il suo 'mondo di lavoro confortevole e personale', anche se prima ci stava lavorando qualcun altro. Si passa in un altro studio o un'altra macchina? Nessun problema, prendere la vostra chiavetta, vi esportate il vostro profilo e ve lo portate dove volete. Qualsiasi Cubase in giro per il mondo diventerà in un attimo come il vostro Cubase di casa. Mica male. Cubase 85 - Profile Manager Conclusioni Come avete potuto leggere in questa lunga ma selezionata lista di upgrade e miglioramenti che ho scelto, secondo la mia esperienza, tra tutti quelli inseriti in questa nuova versione di Cubase Pro 8.5, questa nuova versione non aggiunge poco. Ha un valore specifico e pratico abbastanza alto. In queste conclusioni vorrei rispondere alla domanda che tutti voi, chi prima chi dopo, vi sarete posti. Conviene aggiornare? Come sempre la risposta è: dipende. Se siete utenti già di Cubase Pro 8, vi consiglio l'aggiornamento solo se siete davvero affascinati dalla possibilità di lavorare in modo condiviso con VST Trasfer. E' una cosa nuova che potete fare solo qui, ed effettivamente ha un valore aggiunto potenzialmente molto alto. Se siete utenti Cubase dal 7.5 in giù, la risposta è: decisamente si. Vi ritroverete in un mondo Cubase molto migliorato, più veloce, più comodo ed ottimizzato, ed i nuovi strumenti, una volta imparati, fanno risparmiare se sommati un mare di tempo. Se ci lavorate professionalmente il tempo è denaro, e quindi la risposta l'avete capita. Il mio giudizio su Cubase Pro 8.5 non è solo molto positivo, ma ritengo che a questo punto questa DAW abbia davvero preso un vantaggio su altri software importanti. Non è un caso se molti studi e produttori stanno migrando verso Steinberg. E' segno di un lavoro molto intenso che negli anni sta dando i suoi frutti. Per me che lo utilizzo ogni giorno per comporre, registrare e per i progetti di produzione creativa, Cubase è attualmente lo strumento migliore che c'è sul mercato. E' più costoso di altri, ne sono consapevole, ma è in grado di rendere la creatività uno strumento di lavoro efficiente, concretizzando le idee in modo veloce. Questo per me già ripaga la differenza. Ecco qui un piccolo riassunto dei prezzi, giusto per avere qualche riferimento. acquisto completo Cubase Pro 8.5 - 549€ acquisto completo Cubase Artist 8.5 (versione ridotta del Pro) - 299€ update da Cubase Pro 8 - 50€ update da Cubase 7 - 199€ update da Artist versioni 6-8 - 249€ Cubase Pro 8.5 versione Trial completa da 30 giorni - Gratuito   Info: www.steinberg.net   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it  ]]]> Thu, 14 Jan 2016 00:36:13 +0000 http://www.ziomusic.it/2016/01/14/recensione-steinberg-cubase-8-5/ Recensione soft synth Waldorf Nave http://www.ziomusic.it/2015/12/31/recensione-waldorf-nave/ Descrizione Nave è fondamentalmente un software synth che, come è normale aspettarsi da una casa come Waldorf, emula la sintesi analogica. Il digitale però ha consentito ai tedeschi di aggiungere molte funzioni impossibili nel dominio analogico. Se dovessimo descrivere per filo e per segno tutto quello che c'è dovremmo riscrivere il manuale, quindi vi rimandiamo al sito Waldorf per una lista minuziosa dei contenuti di Nave. Riassumendo Nave ha quattro sezioni principali: una sezione per le forme d'onda utilizzabili per la sintesi, il cuore del synth, e qui ne possiamo usare due contemporaneamente da un'ampia scelta; una sezione dedicata ad un oscillatore; una sezione per gli LFO (Low Frequency Oscillator) che ci serviranno per modulare gli altri parametri; una sezione filtro per scolpire il suono con diversi filtri come passa-basso, passa-alto e passa-banda. A gestire il tutto troviamo un mixer che può miscelare il contributo delle due forma d'onda, la ring modulation delle due forme d'onda, l'oscillatore e la ring modulation della prima forma d'onda con l'oscillatore. Nella parte bassa del synth troviamo poi 7 opzioni menù che aprono ciascuna una finestra da cui controllare: gli inviluppi che possono essere a loro volta utilizzati per modulare i parametri; un arpeggiatore per ottenere suoni periodici, ritmici e accordi arpeggiati; due sezioni effetti per aggiungere delay, equalizzazione, compressione, riverbero ed altri effetti ai synth; una finestra per modificare personalmente le forme d'onda e crearne di proprie; una matrice per un controllo ancora più esteso di ogni parametro; una finestra controlli per regolare i controlli in tempo reale e l'interfaccia con il synth. Waldorf - Nave La Prova E' molto positivo che Nave permetta di modulare gran parte dei parametri, così che la sua versatilità sia molto profonda. La varietà dei suoni che si possono ottenere è notevolissima. Mi piace sentire sempre il classico suono Waldorf in questo synth però, tutti i suoni infatti conservano un certo carattere e stile abbastanza riconoscibile e tipico del mondo analogico (anche se paradossalmente qui siamo completamente in digitale). La caratteristica forse più visibile, la selezione in 3D della forma d'onda che fa tanta scena a prima vista, è per me una delle cose meno determinanti di questo synth. Però una visualizzazione di questo tipo permette anche un approccio visivo immediato che non è male. La prima cosa che mi è venuta in mente, dopo qualche minuto che ci 'giocavo', è stato che, con un synth cos' versatile ed allo stesso tempo così musicale, si potrebbe scrivere un pezzo praticamente solo utilizzando Nave. Questo quindi è quello che ho fatto. "99 Waves About Confusion" è un pezzo che ho scritto con 7 istanze di Nave su Cubase, una batteria elettronica, una batteria analogica, una acustica e qualche voce. In pratica il 70% di quello che sentite è Nave. Ovviamente non ci sono altri synth. Anche se qualche effetto riverbero e auto-pan di Cubase l'ho usato, ho cercato di usare al massimo gli effetti integrati di Nave, e devo dire che suonano bene. Non amo molto il suo riverbero, ma forse è perchè non da la possibilità di scegliere diversi ambienti per accoppiare bene i suoni con voci e percussioni. Gli altri effetti bastano per uscire già con un suono ben prodotto, sia da produzione in studio che live. https://soundcloud.com/lukerband/luca-luker-rossi-99-waves-about-confusion Sentirete tanti suoni modulati e tante cose che succedono allo stesso tempo in questo brano, perchè in alcuni punti ho voluto creare delle tensioni ed in altri ho preferito atmosfere rarefatte ma sempre in evoluzione. Samples Proprio perchè potrebbe essere complesso, per chi non ha visto nascere questo brano, riconoscere tutti i suoni, vi ho fatto una selezione degli strumenti synth in solo, per poter apprezzare la versatilità di Nave e la sua qualità sonora. Dopo aver ascoltato questi samples vi consiglio di tornare all'ascolto del brano. Vedrete che riconoscerete man mano le varie parti complementari. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/waldorf-nave-synth-samples Conclusioni Non voglio dire che Nave è in grado di fare tutto però, se amate questo tipo di sonorità di sintesi analogica di stampo teutonico, potrete farci davvero moltissime cose. Proprio per questo considero i 149€ del prezzo di Nave decisamente accettabili. E' in grado di andare dai lead più classici a suoni iper-moderni e taglientissimi; può creare pad di atmosfera particolarissimi così come il più banale degli archi synth; può creare suoni percussivi ed arpeggiati e perfino suoni di batteria elettronica one shot; può creare bassi super pompati e suoni in stile piano elettrico. Se lo saprete usare vi darà molto e con una qualità eccellente. Se devo trovare un difetto posso dire che, per chi si approccia per la prima volta ad un synth, Nave potrebbe non essere la cosa più semplice del mondo da suonare. Partendo dalle decine di preset si può fare tanto, anche se i preset potevano essere gestiti un po' meglio. Chi invece è già esperto, o ha una qualche infarinatura di sintesi analogica si troverà a smanettare per ore senza stancarsi mai. Info: www.waldorfmusic.de Info: www.midiware.it   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 30 Dec 2015 22:30:40 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/12/31/recensione-waldorf-nave/ Intervista con Mick Olesh (Waves) – Come creare plug-in milionari http://www.ziomusic.it/2015/12/21/interview-con-mick-olesh-waves-evp-of-sales-marketing/ Mick Olesh, Waves EVP of Sales & Marketing[/caption] Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Mick Olesh, Waves EVP Sales & Marketing, chiedendogli della storia di Waves Audio, del processo di creazione dei nuovi plug-in, l'importanza del modeling fisico dei plugin e delle tecnologie di elaborazione del segnale audio per il mercato live sound. ZioMusic.it: Fondata nel 1992 da Gilad Keren e Meir Sha'ashua, Waves Audio crea plug-in da 23 anni. Puoi darci solo una rapida panoramica della storia di Waves Audio? Mick Olesh: Waves ha iniziato nel mese di ottobre del 1992 con l'introduzione del primo plug-in audio, il Q10 Paragraphic Equalizer. Il Q10 ha aperto nuovi orizzonti in tre aree principali. In primo luogo, è stato il debutto del plug-in audio come processore di segnale, uno strumento che oggi viene usato comunemente. In secondo luogo, la sua interfaccia grafica ha dato agli utenti un controllo senza precedenti e ha eliminato la necessità di un background di ingegneria DSP, poiché automatizzava i calcoli dei coefficienti del filtro. Infine, il rivoluzionario Q10 offriva una qualità del suono uguale o migliore rispetto a molti dei corrispondenti hardware. Waves Audio_Q10 Waves ha quindi continuato a sviluppare una linea completa di oltre 200 plugin audio, inclusi degli prodotti che sono diventati uno standard del settore, come l'L1 e l'L2 Ultramaximizers, modelli vintage di console popolari, e strumenti innovativi per il mixing come Vocal Rider e l'Artist Signature Series. Per i suoi successi, Waves ha ricevuto un Technical GRAMMY Award nel 2011 e il Q10 è stato selezionato come un inductee nella TECnology Hall of Fame. Ormai le tecnologie Waves Audio vengono utilizzate praticamente in ogni settore del mercato audio, dalla registrazione al mixaggio, dal mastering e post-produzione al broadcast, live sound ed elettronica di consumo. Waves ha oltre 20 anni di esperienza nello sviluppo di algoritmi di elaborazione psicoacustica del segnale, che fa leva sulla conoscenza della percezione uditiva umana per migliorare radicalmente la qualità del suono percepito. I premiati processori di Waves Audio sono utilizzati per migliorare la qualità del suono nella creazione di dischi di successo, film importanti e videogiochi tra i più venduti in tutto il mondo. Waves offre software per computer e soluzioni hardware-plus-software per il mercato professionale e broadcast. La divisione WavesLive della società è leader di mercato in tutti i settori che riguardano il live, portando avanti lo sviluppo di soluzioni per tutte le piattaforme live sound. Sotto il suo marchio Maxx, Waves offre processori e algoritmi su licenza per applicazioni di elettronica di consumo. Le tecnologie Waves Maxx  migliorano notevolmente le prestazioni audio e sono utilizzate da leader del settore come Dell, Lenovo, Asus, LG, Oppo, JVC, Denon e molti altri. Waves Audio_L2 ZioMusic.it: Puoi descriverci il processo di creazione per un nuovo progetto plug-in? Cos'è che porta alla decisione di creare un certo tipo di plug-in rispetto ad un altro? Mick Olesh: Da noi ogni decisione è una decisione di gruppo; abbiamo un piano annuale che passa attraverso un processo di revisione. Inoltre, consultare il settore vendite, product management e i colleghi del settore sono tutti fattori che contribuiscono al processo di decisione. Nel caso di partnership: la maggior parte degli ingegneri e dei produttori (che noi chiamiamo "Artisti") sono utenti Waves. In molti casi l'interazione funziona nei due sensi. Hanno idee che inoltrano a noi, o noi apriamo una discussione con loro. Si prosegue poi con lo sviluppo di un rapporto attraverso il nostro reparto per le relazioni artistiche. Nel caso di emulazioni, la maggior parte di questi prodotti vengono svilluppati con un'artista o con un produttore. Ogni TradeMark che usiamo è coperto da un accordo con il produttore o l'artista a cui appartiene il prodotto. Un progetto di emulazione può durare da 10 a 36 mesi, a seconda della complessità del prodotto emulato. Il primo passo è trovare i documenti originali dell'apparecchio che viene modellato, dopo di che vengono realizzate registrazioni di prova per valutarne le caratteristiche. Poi facciamo delle versioni bozza dei plugin, e confrontiamo il plug-in con l'hardware originale con test AB. Segue un processo di messa a punto intensivo finché non otteniamo il risultato finale. La fase successiva è il testing, che coinvolge un gruppo di collaudatori che di fatto cercano di far "sbagliare" il plug-in e lo provano con le diverse piattaforme e varianti con una metodologia che permetta di tornare indietro e ripetere il test. Poi si va al nostro reparto Q&A, che mette il prodotto alla prova per quanto riguarda i bug. Infine il prodotto viene inviato ad un certo numero di beta tester. Questo è fondamentale per valutare l'esperienza complessiva dell'utente. Parallelamente a quanto sopra, i nostri progettisti lavorano sul design del plug-in, concentrandosi su estetica e funzionalità. Waves Audio_API 2500 ZioMusic.it: Quanto è stato importante il passo verso la creazione di plug-in a modeling fisico? Mick Olesh: Il processo di modeling alla Waves coinvolge non solo il rispetto per l'attrezzatura riprodotta, vi è anche un elemento di conservazione e, soprattutto, l'opportunità e la sfida di offrire ai nostri utenti l'accesso a dispositivi rari ed esclusivi. Come già detto prima, la maggior parte dei prodotti di emulazione di Waves sono realizzati con un'artista o con un produttore. Questo include marchi come SSL, API, Dan Dugan e molti altri. DiGiGrid MGB ZioMusic.it: Waves è conosciuta soprattutto come una società di software, anche ad oggi ci sono anche alcuni prodotti hardware nel portfolio prodotti. Avete in programma di espandere la gamma di soluzioni hardware? Mick Olesh: Waves Audio cerca sempre di unire le prestazioni migliori con la facilità d'uso e, fino a quando sono soddisfatte queste condizioni, continueremo a fornire soluzioni software e hardware che creino una piattaforma che consente all'utente metodi di lavoro avanzati. ZioMusic.it: Il live sound è diventato una parte molto grande della vostra azienda. Quali sono i fattori determinanti che lo hanno reso possibile? Mick Olesh: Il fattore più importante nella nostra espansione verso il live è la creazione della tecnologia Waves SoundGrid, una tecnologia di elaborazione e networking audio-over-Ethernet, che fornisce una latenza estremamente bassa e permette l'audio processing di un alto numero di canali, utilizzando CPU Intel standard e 1 Gbps Ethernet network per lo studio, live sound e altre applicazioni audio professionali in tempo reale. In breve, la rivoluzionaria tecnologia SoundGrid di Waves è stato il fattore principale, visto che consente l'elaborazione praticamente a zero latenza, un fattore cruciale per consentire l'uso di plugin in un ambiente dal vivo. Waves Audio_SoundGrid Studio Dal momento che SoundGrid è un protocollo per l'elaborazione audio e networking in tempo reale a bassa latenza, consente applicazioni come Waves MultiRack e Waves SoundGrid Studio e plugin DAW quali StudioRack per condividere e controllare unità I/O e server attraverso una rete. I vantaggi sono la flessibilità, la qualità ed economia di lavoro in ambienti che vanno da semplici project studio a produzioni di recording e broadcast con complesse esigenze di networking. Inoltre, l'infrastruttura SoundGrid è aperta a hardware di terze parti e sviluppatori di software simili. Waves sta lavorando a stretto contatto con i fornitori di plug-in aggiuntivi e diversi produttori di hardware al fine di creare una vasta gamma di soluzioni e di espandere ulteriormente la famiglia di strumenti compatibili con SoundGrid. Impegnati in questo compito, Waves invita altre società a far parte di questa rivoluzione. Garantiamo di fornire gli strumenti necessari, il supporto e la supervisione, per garantire prodotti di alta qualità che la nostra industria si aspetta e merita. ZioMusic.it: C'è ancora un equivoco sull'uso dei plugin dal vivo. Alcune persone pensano che sia inutile, solo una specie di "ciliegina sulla torta". Quali potrebbero essere i migliori argomenti per convincere questi "scettici"? Mick Olesh: Waves fornisce strumenti a tantissimi tecnici del suono, altamente professionali, in piccole venue, nei tour, nelle installazioni, broadcast, ecc. L'hardware ha la sua parte ma utilizzare i plugin software di Waves  in ambienti live risolve molti problemi di mobilità. Mantiene una catena di elaborazione coerente, non importa quale console si usi, digitale o analogica, consente l'uso di un processore su tutte le tracce necessarie, la possibilità di passare da studio al palco e indietro con lo stesso plug-in setup. E' conveniente e offre plug-in dedicati che danno quel tanto di colorazione al mix che alla fine della giornata fa la differenza tra una buon mix e uno fantastico. Waves Audio ha fornito all'industria, oltre a grandi emulazioni di hardware, strumenti che sono attualmente considerati indispensabili e dei veri risolutori di problemi. Ad esempio: Waves Audio_Dugan Automixer Il Waves Dugan Automixer, è un plugin che controlla automaticamente i guadagni di più microfoni in tempo reale, riducendo drasticamente il feedback, il rumore in studio e comb filtering da microfoni adiacenti. Mantiene un guadagno del sistema costante, anche quando più altoparlanti sono attivi contemporaneamente, e fornisce crossfade perfettamente combinati, senza alcuna compressione del segnale, e senza un noise gate, che potrebbe provocare effetti sonori indesiderati. Waves Audio_C6 Il Waves C6 Multiband Compressor è diventato un plugin "must-have" per ingegneri FOH e monitor. Il C6 offre tutta la compressione multibanda ed equalizzazione dinamica necessaria per controllare, domare e modellare il suono e consente di intervenire su frequenze problematiche con precisione chirurgica. Waves Audio_Maxx Bass Waves MaxxBass utilizza la psicoacustica per calcolare le armoniche precise che riguardano i toni fondamentali del suono. Questo offre agli ingegneri la possibilità di ottenere un'impressionante resa della parte bassa in ambienti acustici difficili, o quando un sistema non è in grado di fornirla. Il Waves SubAlign, di prossima uscita, offrirà agli ingegneri live uno strumento di sopravvivenza quando devono mixare su sistemi con un allineamento temporale impreciso e non hanno accesso al processore di sistema. ZioMusic.it: Che cosa vedi nel futuro di Waves per quanto riguarda il mercato del live sound?  Mick Olesh: Siamo fortunati ad avere una lunga lista di progetti futuri nel pro-recording, dal vivo e mondo consumer. Waves non può rilasciare informazioni sui prodotti futuri che non sono previsti in uscita immediata. Annunceremo presto nuovi prodotti al NAMM 2016. Info: www.waves.com]]]> Sun, 20 Dec 2015 22:01:37 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/12/21/interview-con-mick-olesh-waves-evp-of-sales-marketing/ Intervista a Tony De Gruttola http://www.ziomusic.it/2015/12/14/intervista-a-tony-de-gruttola/ ZioMusic.it: Ciao Tony, vorrei partire chiedendo a te, che sei un chitarrista stimato del panorama italiano, qual è lo stato della chitarra in Italia e fuori dall'Italia. Sembra che grazie a YouTube e ad un certo rinascimento anche del genere acustico, ultimamente ci siano molti talenti che si stanno mettendo in mostra. Tu che sensazione hai? Tony: Ciao Luca e ciao a tutti! Brutte sensazioni purtroppo… [Ride] Scherzo dai! Come ho spesso dichiarato nelle interviste sono un po' perplesso, confuso; in realtà un buon 80% dei musicisti vivono YouTube come palco e non più come ottima vetrina per farsi conoscere e attirare persone ai propri live. Intendo dire che poi dal vivo vedi sempre le stesse persone che spesso fanno tutt’altro rispetto a ciò che suonano nei video! Ancor peggio, vedo chitarristi perfetti nei 40 secondi di video e che poi nella realtà non sanno suonare niente oltre al 'branetto' studiato ore e ore per la telecamera! Di certo comunque l’utente sembra appagato nel mettersi davanti al PC a guardare ed ascoltare i propri idoli ed ha sempre meno bisogno di uscire di casa per andare ad un concerto. Finiremo per fare i tour e i concerti direttamente in streaming! La musica e i musicisti vanno vissuti dal vivo, meglio qualche imperfezione live che l’assoluta perfezione 'finta' dei video, questo è ciò che penso. YouTube come vetrina non come unico palcoscenico. Allo stesso tempo condivido l’idea che grazie a YouTube tutto si sia un po’ 'risvegliato'. E' anche vero però che le occasioni per suonare un certo tipo di musica soprattutto inedita sono davvero inesistenti. tony de gruttola ZM: A testimoniare la tua idea personale di chitarra solista c'è il tuo nuovo disco "Out of my Visions". Se dovessi descriverlo in tre parole,  quali sceglieresti? Tony: "Fuori dalle mie visioni", "Tutti i sogni che ho sognato"…"Ascolta la mia anima", "Ovunque in un giorno qualunque"… …non tre parole ma quattro titoli… [tratti e tradotti proprio da questo ultimo disco, ndr] ZM: Ora, a parte questo gioco, posso dirti che il tuo disco a mio avviso è tra i migliori dischi di chitarra che ho sentito quest'anno. E' come se fossi riuscito a chiudere un cerchio che per molti chitarristi risulta sempre incompleto. Melodia, ritmiche, suoni, composizione, arrangiamenti, tecnica chitarristica e registrazione, sono tutti davvero di alto livello. Immagino che dietro ci sia uno sforzo notevole. Puoi raccontarci come sei arrivato a questo risultato? Tony: Grazie per l’analisi e le belle parole. Si, devo dire che è stato un notevole sforzo durato un paio di anni. Ho lavorato tanto alle composizioni cercando di raccontarmi e cercando di suonare per la musica e non per 'stupire': volevo un disco di brani cantabili e che si facessero ascoltare e riascoltare, il resto non mi interessa, non più. Anche la tecnica ho cercato di metterla a disposizione dell’armonia, ho cercato di contestualizzarla, a volte anche a discapito dell’effetto "shred”. Volevo essere convinto di ogni nota ed ogni suono e per questo insieme a Daniel Bestonzo, tastierista polistrumentista e co-produttore artistico del disco, ho lavorato tantissimo agli arrangiamenti. In particolare gliarrangiamenti di basso, batteria ed archi ho potuto, grazie alle incredibili doti di programmatore di Daniel, realizzarli per come mi 'suonavano' in testa e senza compromessi. Abbiamo praticamente registrato l’intero album nel mio home studio per poi risuonarlo insieme alla band al Punto Rec Studios. Credo molto nelle pre-produzioni! ZM: Quello che sento, e che mi piace molto anche qui, è un missaggio ed un'amalgama del prodotto finale parecchio 'all'americana'. Il suono è ben coeso e gli arrangiamenti sono ben bilanciati nel mix, pur sacrificando un po' la complessità. L'impressione complessiva è di un bel suono rotondo che premia la tua tecnica e le tue idee e rende il disco molto piacevole da ascoltare. E' una mia impressione o hai ricercato volutamente questo tipo di prodotto finale? Tony: Hai colto nel segno! Si, ho cercato questo risultato e per una volta volevo un disco che in quanto a suoni potesse stare vicino a quelli delle grandi produzioni americane. Almeno ci ho provato! Devo dire che la mia fortuna è stata la produzione voluta da Marco Barberis e Fabrizio Argiolas, proprietari del Punto Rec Studios di Torino, che mi hanno messo a disposizione il banco Neve e lo studio più bello, compresi pianoforte a coda, Hammond Leslie e piano Rhodes. I ragazzi, ovvero Simone Rubinat al basso, Daniel Bestonzo alle tastiere, Hammond e 'piani' e Stefano Incani alla batteria, hanno suonato tutto in maniera impeccabile. Non c’è praticamente editing per loro, per me un po di più! [Ride] Archi e pad a parte, è tutto assolutamente vero! Quindi la differenza l’ha fatta Fabrizio Argiolas come produttore e sound engineer del disco. Ci tengo anche a ringraziare il mio socio e amico fraterno Miky Bianco per l’amicizia, i consigli, i tanti insegnamenti e questo bel viaggio che stiamo facendo insieme; Silvia Brumana per la grafica e il design (ha realizzato tutti i miei 'pupazzetti'); Tony Di Vietri per l’impaginazione e la mia fotografa di fiducia Ilaria Coradazzi. tony de gruttola ZM: Facciamo un altro gioco di immaginazione. Pensando a questo disco tra cinquant'anni, se dovessi scegliere altri due grandi dischi a fianco del quale mettere "Out of my Visions" 'sullo scaffale', quali sarebbero e perchè? Tony: Beh, ce ne sarebbero ben più di due. Direi comunque "Surfing With The Alien" del maestro Satch [Joe Satriani, ndr] e "Passion and Warfare" di [Steve] Vai, che sono gli album che hanno dato il via a tutto. Poi dovrei aggiungere "Pornograffiti" e "Three Side to Every Story" degli Extreme, "Tears of Joy" di Tuck & Patty, "Images & Words" ed "Awake" dei Dream Theater, "Dire Straits" dei Dire Strairts, "Back in Black" degli AC/DC, poi i Deep Purple, Malmsteen, Pink Floyd, Led Zeppelin, Fabio Concato, Mina, Fossati, gli Screaming Headless, Greg Howe, Neil Zaza, Miles, Coltrane, Baker, l’Electric Band, Scofield, Metheny, Henderson, Tafolla e mi fermo dai! tony de gruttola ZM: Ho letto che dietro ad ognuno di questi pezzi c'è una storia che senti molto tua. E' un disco quindi riflessivo che contiene un fil rouge? Tony: In realtà si, in particolare i quattro brani che ho citato prima. Racconto in musica gli ultimi dieci anni di vita musicale e non, vissuta intensamente, fatti di gioie, dolori, vittorie e sconfitte, traguardi superati e scelte a volte difficili, ma… 10 anni vissuti! Un percorso di maturazione come musicista, insegnante, imprenditore e ancor prima come uomo. Si, credo che “il filo rosso” sia il percorso di maturazione. ZM: Raccontaci un paio di storie che hanno fatto nascere questi pezzi. Tony: Per esempio "Listen to my Soul" racconta il bisogno che qualcuno ti ascolti, che ti capisca. Sono una persona molto introversa, che ha veramente difficoltà ad esternare le proprie emozioni a parole e quindi a volte lo faccio nel modo sbagliato e con una maschera che non rappresenta veramente il mio io interiore. Ho scritto questo brano praticamente in 3 ore credo. Poi ovviamente l'ho sistemato ma la tessitura armonica e gran parte della linea melodica l'ho scritta veramente tutta d'un fiato, in presenza di una persona per me speciale a cui tengo tantissimo che in quel momento stava riposando sul mio divano dopo un lavoro che avevamo fatto. Osservavo quanto questa persona apparentemente forte e sicura nella vita fosse indifesa e fragile mentre dormiva, mentre le maschere e le 'protezioni' sono abbassate, e mi ci rivedevo, mi ci rispecchiavo. Ovviamente non farò il nome di questa musicista, anche se non ci sarebbe nulla di male. "Listen to my Soul" rappresenta in qualche modo quel bisogno di abbassare la guardia, essere davvero se stessi. Una cosa che credo appartenga a molti artisti. "Domino Effect" invece è legata ad un periodo della mia vita molto, molto difficile in cui attorno a me per assurdo tutto andava bene, l'unica cosa che non andava bene ero io. Sono quei periodi in cui si fa il punto della situazione e ci si guarda allo specchio. "Domino Effect" racconta di una 'visione' che ho avuto. Ero io in miniatura ed ero in mezzo al gioco del domino, quello con le tavolette in cui basta spingerne una per innescare la caduta di tutte le altre. Ogni tavoletta rappresentava qualcosa con cui dovevo fare i conti per ripulirmi dentro e andare avanti. Il solo da mille note rappresenta appunto la caduta velocissima delle tavolette del domino. Un'altra storia è "Not True", brano rivisto e riarrangiato presente nel mio primo album ma sempre attualissimo. Racconta la storia di due persone, un ragazzo e una ragazza, che si incontrano e in maniera superficiale iniziano un percorso insieme, poi proprio a causa di quella superficialità, in cui si vuole vedere solo ciò che fa comodo, iniziano i problemi. Finita la la nube della passione travolgente, quella che non ti fa vedere nulla, si comincia a scoprire quale veramente sia la realtà e scopri che niente di quello che che c'era era vero. "Not True", mal tradotto lo so. L'ultimo che ti racconto è un brano che mi rappresenta visceralmente: "Anywhere In Any Day" o "Ovunque In un Giorno Qualunque". In questo brano racconto il mio disagio nell'essere lontano da casa, dalle mie cose, dalle mie certezze. Il pezzo racconta come ogni volta cerco di ritrovare la mia casa e i miei affetti, ovunque io vada, perché penso che in fondo la vera casa ognuno di noi l'abbia dentro di se. tony de gruttolaZM: Non posso non farti la domanda sulla strumentazione che hai usato nel disco, sia perchè è un classico, ed i classici si rispettano, sia perchè i suoni del disco sono molto belli e sono personalmente curioso. Tony: Le mie chitarre sono: P.R.S. Custom 24 e Custom 22, la mia vecchia Strato Blackie dell’89 e una Telecaster coi [pickup] Di Marzio, una Strato Jeff Beck signature, una Gibson Les Paul ed una ES 135. Sono tutte equipaggiate con corde Dogal Carbon steel e Chrome steel 010-44 (set sviluppato per me da Dogal) e 010-46. Ho amplificato tutto con testate Cicognani Luxury 120, Imperium H150 e un prototipo della nuovissima Naked della Gurus (www.gurusamps.it). Della Luxury H150, equipaggiata con valvole 6L6, ho usato il canale clean come fosse una mono canale. Poi ho usato un vecchio Fender Concert con coni JBL per alcune parti clean. È un modello particolare, come un Twin Reverb ma più cattivo. Come pedali uso un Carl Martin Plexi-Tone, appena dopo la chitarra per sporcare leggermente tutto quello che viene dopo. A seguire, overdrive Vemuram Jan Ray e distorsori KOR Oracle o Leadstar, esclusivamente per le ritmiche distorte, suonate generalmente con la Tele. Sempre per i suoni ritmici, ho usato la Luxury con valvole 6L6, sporcata con il Vemuram Jan Ray o il fantastico Sexy Drive della Gurus (pedale eccezionale!) e una cassa 4x12” equipaggiata con coni Celestion Vintage 30. Per i soli invece, la Imperium H120 con valvole EL34: ho spinto il canale Lead 2 con un boost della Vinteck staccando tutto il resto. Boost, testa, cassa e basta: alla vecchia. Ho ripreso la cassa con un microfono Shure SM57 e un Sennheiser MD421. tony de gruttolaZM: Il tuo disco è disponibile anche su Spotify, una piattaforma di ascolto anche gratuito. Molti altri chitarristi invece sono totalmente contro questo modello di fruizione della musica. Da cosa deriva questa scelta e cosa pensi di questo tema? Tony: Mah, in realtà non è stata una mia scelta ma della produzione. Sono comunque una persona coerente ed ho l’abbonamento a Spotify, come quasi tutti i miei colleghi, quindi troverei incoerente non trovarci anche il mio album. Non credo comunque che il problema della musica sia causato dai i vari Spotify, ITunes, Amazon, Google Play e via dicendo. Queste sono solo la ciliegina su una 'torta' preparata molto prima che questi portali esistessero. I problemi sono stati i costi di produzione sempre più alti, fino al ridicolo, con conseguente aumento del prezzo di vendita del prodotto finito. Prezzi altissimi in periodi economicamente sempre più tristi. Il problema vero è che nessuno rientra più dei costi di produzione, perché non si vende più, e si cerca di fare più concerti possibile perché è l’unica speranza di guadagnare qualcosa. La nota positiva è che peggio di così questo Paese non può andare, sotto tutti i punti di vista. Quindi la situazione potrà solo migliorare… Spero… ZM: Nel disco c'è un brano "All The Dreams That I've Dreamed". Se qui dentro ci sono veramente tutti i sogni che ha sognato, ora ti è rimasto qualche sogno per il futuro? Tony: Il mio più grande sogno è che le cose per questo Paese si sistemino al più presto. E lo spero non per me ma per le nuove generazioni e, se ne avrò, per i miei figli. Info: Tony De Gruttola   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 13 Dec 2015 23:00:59 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/12/14/intervista-a-tony-de-gruttola/ Recensione sistema audio Bose F1 http://www.ziomusic.it/2015/11/19/recensione-sistema-audio-bose-f1-2/   Presentazione F1 è definito come "Flexible Array": un sistema audio portatile, assemblabile ed 'ibrido', che permette di controllare la copertura della dispersione verticale con precisione. Ciò avviene grazie all'impostazione meccanica dei diversi pattern, cambiando semplicemente l'inclinazione delle tre sezioni di diffusori presenti nei moduli stessi. Il sistema riconosce automaticamente la curvatura impostata ed è in grado di configurarsi, anche con un adattamento del processing audio, in 4 schemi di copertura: “Straight”, “J”, “Reverse J” o “C”.Bose F1 Altro aspetto fondamentale, sul quale la casa costruttrice ha chiaramente improntato il progetto, è la semplicità di utilizzo. Fatto salvo per il cablaggio delle alimentazioni di corrente e dei segnali audio, tutto quello che rimane da fare è agire sui pochi e semplici controlli presenti nel pannello posteriore. Bose - F1 flexible array - rear Caratteristiche Andiamo al 'ripasso' e vediamo quali sono le componenti e le caratteristiche principali del sistema e perchè si tratta di una delle novità più discusse del 2015 nell'ambito audio PA. Nel diffusore superiore dell' F1 troviamo otto driver per le alte e medie frequenze disposti verticalmente a formare un mini line-array a geometria variabile, mentre nel subwoofer F1 sono montati invece due coni da 10”. Oltre a questo è presente anche un mixer due canali con ingressi XLR da 0,25" e connessioni RCA, nonché la possibilità di controllare tramite filtro EQ la frequenza di taglio del crossover, impostando su THRU (gamma completa) o HPF (filtro passa alto) a seconda se stiamo utilizzando il sistema con o senza subwoofer abbinato. Recensione Bose F1 La Prova del Dancefloor (by Matteo Zarcone) Ci sono sound systems e sistemi audio che spiccano per le proprietà tecniche e per la qualità sonora, ce ne sono altri che si distinguono per la comodità di trasporto e la facilità di installazione, altri ancora che puntano sul design e danno molta importanza alla componente estetica, poi c’è il Bose F1. Recensione Bose F1 La casa americana da anni leader nel settore hi-fi questa volta ha fatto davvero centro realizzando un prodotto che ha soddisfatto a pieno regime tutti i nostri capricci e sfizi. Abbiamo testato il sistema F1 durante la one night nell’edificio Calibratura del complesso Nova (ex ceramiche Vaccari a La Spezia) della nostra creatura GoldFish, un private party che prende vita in venue sempre diverse, dal sapore incredibilmente affascinante, nel quale la musica e l’arte visuale sono i veri protagonisti. Era quindi essenziale avere un suono importante e Bose, che da subito ha sposato con entusiasmo il progetto assieme ai colleghi di Allen & Heath (dei quali ci occuperemo presto), ci ha regalato emozioni. Abbiamo forse peccato di presunzione quando, vista l’imponenza della location, si è scelto di utilizzare solo due sistemi top e sub da 1000 W ciascuno, perché col senno di poi l’ideale sarebbe stato avere 4 sistemi e magari averli montati con una configurazione quadrifonica per essere così avvolti a pieno dalla musica ed avere un po' più di pressione sulle basse. Per un party dove si girano dischi di pure House Music, Bose può sembrare una scelta azzardata paragonata a sistemi più blasonati ed inflazionati nel mondo del clubbing, ma la sonorità precisa, pulita e tagliente sulle medio-alte e altrettanta definizione e grande calore sulle medio-basse e basse di queste casse ci hanno lasciato con un sorrisino post-orgasmico (mettete a letto i bambini) sulle labbra e con un grande mal di piedi per chi il dancefloor l’ha battuto e ribattuto tutta la notte. IMG_3202-3 Entriamo ora veramente nel 'red district' di questa recensione (avete rimboccato le coperte ai pupi?): il design di questo speaker è da sturbo. Look total-black con fregio silver dell’inconfondibile brand americano, come fosse una donna bellissima ed elegante ad un appuntamento in notturna, abito da sera e rossetto Chanel sulle labbra che lascia poco all’immaginazione. La linea è essenziale e sinuosa, il peso di una piuma e le curve ben definite ed armoniche la rendono unica e quasi inarrivabile, non fosse altro che per il prezzo. Ma fidatevi, sono soldi spesi bene! Insomma facile innamorarsene al primo appuntamento. Stiamo parlando del nostro F1 non fatevi strane idee. Questo è un sistema per tutti i gusti, molto versatile e dalle grandi prestazioni grazie anche alla chicca dei top direzionabili che consentono all’impianto di adattarsi ai più disparati set up. Dal nostro canto invece, per gli amanti della kick drum, possiamo ammettere con entusiasmo che queste casse hanno anche un grande potenziale nel club. E adesso una bella doccia fredda e tutti a nanna, magari con un sottofondo di Miles Davis per stemperare i bollenti spiriti. Conclusioni Non è mistero che la casa americana, da anni leader nel consumer e hi-fi, voglia entrare anche nel mondo dell'audio professionale e, nella fattispecie, nel mondo del clubbing. Il vantaggio di avere un reparto R&D efficiente e da anni foriero di idee e progetti non può che rappresentare un plus notevole. Bose F1 è un sistema utile, ben costruito e con prestazioni di alto livello. Esistono in commercio prodotti simili, ma certamente non uguali, a prezzi anche decisamente inferiori, a voi la scelta. Sicuramente il Bose F1 ha tutte le caratteristiche per ritagliarsi uno spazio di rispetto in questo mondo. Info: www.bose.it   Aldo Chiappini Redazione ZioGiorgio.it Matteo Zarcone Drummer/dj/producer Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 18 Nov 2015 22:32:47 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/11/19/recensione-sistema-audio-bose-f1-2/ Recensione basso Ibanez SRFF805 BKS http://www.ziomusic.it/2015/11/02/recensione-ibanez-srff805/ Noi di ZioMusic.it invece ci eravamo già imbattuti anni fa al Musikmesse a Francoforte in bassi elettrici di questo tipo, allo stand del liutaio Sheldon Dingwall, e ne eravamo rimasti talmente impressionati che subito dopo la fiera avevamo chiesto un basso fanned fret per farne una recensione. La potete leggere QUI. Ibanez nel corso degli anni ha sempre cercato di introdurre caratteristiche innovative nei suoi strumenti. Con la serie SR da tanti anni Ibanez si dedica alla ricerca di soluzioni nuove, che hanno portato a tanti modelli con specifiche diverse (e anche budget diversi), ed è per questo che la serie SR è considerata un riferimento per chi è alla ricerca di un basso moderno. Con il progetto Ibanez Workshop il produttore giapponese si è spinto anche oltre, creando strumenti veramente unici. Il basso che abbiamo in prova fa parte di questo progetto, ma pur avendo una tastiera così particolare rimane comunque sempre un basso con caratteristiche tipiche da “SR”, cioè corpo leggero, manico sottile, levigato e veloce e l’elettronica moderna, perfettamente adattata allo strumento in questione. Prima però di guardarci bene tutte le specifiche rispondiamo a due domande, che sono sicuro tanti lettori ci vorrebbero fare. Ma perché…? … è la prima domanda che sorge spontanea. Perché mai disporre i tasti in questo modo su una tastiera? Eccovi la risposta: la tastiera “fanned fret” è la soluzione ad un problema che deriva dalle leggi della fisica: una corda con accordatura più bassa richiede una scala maggiore [scala = la distanza tra selletta del ponte e capotasto, ndr] per una corretta tensione ed intonazione. Per questo una corda di SI-basso con scala standard da 34" suonerà sempre più "spenta" della corda di MI. Dando invece ad ogni corda la propria giusta scala ci si avvicina alla sua lunghezza (scala) ideale. In essenza: la corda del SI-basso non suona meno nitida delle altre corde, mentre la corda di SOL mantiene i calore e una tensione normale rispetto a un sistema con estensione tradizionale di tutte le corde. Ibanez per dare un nome a questa cosa si è inventata il termine “tensione equalizzata”, che personalmente non trovo molto felice, ma comunque rende l’idea. IBANEZ SRFF805_2 Ma riesco a suonarci? Di solito la domanda che segue immediatamente dopo il primo stupore per la tastiera a ventaglio è questa. Beh … posso assicurarvi che dopo un primo momento di imbarazzo si scopre che l’utilizzo della tastiera a scala variabile risulta molto naturale e anziché creare delle difficoltà migliora la suonabilità. Specs Il nome completo del basso in prova è Ibanez SRFF805-BKS, dove “SR” indica il tipo di modello, “FF” sta per fanned fret, “805” ci fa capire che abbiamo a che fare con un basso a cinque corde, e la sigla “BKS” indica il tipo di finitura Black Stained (esiste anche il finish “WNF” = Walnut Flat). Questo finish a mio avviso è molto bello ed esalta le venature del corpo in frassino, che come design e peso segue rigorosamente la filosofia della serie “SR”, ovvero body piccolo e leggero con forme sinuose ed ergonomiche. Su questo corpo è stato avvitato, con quattro viti, il manico in cinque pezzi di Jatoba/Bubinga, due dei legni più rigidi e musicali in natura, conosciuti per il loro suono stabile e sustain prolungato. Per la scala, a causa della tastiera particolare, ci vogliono ovviamente due misure: 901,7mm alla 5a corda e 864mm alla 1a corda. La tastiera in palissandro ha 24 tasti medium fanned fret (vedi sopra). Al capotasto il manico è largo 45mm e all’ultimo tasto 68mm. Come abbiamo già detto il manico è bello sottile, solo 19.5mm al primo tasto, al dodicesimo invece 23mm. Il radius è di 305mm. Particolari gli inlays in madreperla, sviluppati esclusivamente per i fanned frets. IBANEZ SRFF805_3 Le meccaniche, come il resto dell’hardware, hanno un colore chiamato Cosmo Black, che si sposa perfettamente con il finish del corpo e della paletta. Il ponte Mono-Rail V, introdotto (se mi ricordo bene) per la prima volta sui bassi della serie BTB, aiuta ad isolare le corde tra di loro. E' un sistema ormai affermato che risulta molto vantaggioso per i bassi elettrici. Ogni ponticello è indipendente dagli altri e fissato al corpo separatamente (con uno string spacing di 16.5mm), per avere più risonanza e minori interferenze. Come pickup sono stati scelti due Bartolini BH1 (manico e ponte) passivi. Le spire di questi pickup hanno una frequenza di risonanza inferiore e permettono di avere basse più focalizzate e una gamma media più piena. La configurazione in stile dual-coil aiuta a massimizzare l’articolazione e la larghezza maggiorata allarga la portata del campo magnetico. electronics_lettering L’elettronica Ibanez Custom montata è molto sfiziosa. Oltre ai tre potenziometri per boost/cut dei bassi, medi e alti, e i due controlli per volume e bilanciamento dei pick up, ci sono anche due micro switch: uno per accendere e spegnere la sezione eq, l’altro per scegliere tra tre impostazioni di boost/cut sulle medie (250Hz, 450Hz e 700Hz Hz). Già il poter cambiare da un suono flat a un suono equalizzato semplicemente con un click dell’interruttore è secondo me una grande idea, ma la vera particolarità dell’interruttore eq è che quando si trova nella posizione off, i controlli per bassi e medie non funzionano, invece quello per gli alti sì, ma diventa passivo! Una soluzione veramente interessante, che da ancora maggiore controllo, offrendo la possibilità di scelte timbriche particolari. In prova Ho potuto provare l’SRFF805 per un mesetto e mi sono divertito tanto. A parte l'ovvia particolarità della tastiera, abbiamo a che fare con un basso completo, che suona veramente bene, offrendo una grande gamma di timbriche diverse, per tutti i generi musicali, anche se devo ammettere che fa un po’ strano eseguire una bossa nova con uno strumento di questo tipo. Suonarci è un grande piacere: oltre alla tastiera a ventaglio sono il poco peso, il grande bilanciamento, il manico sottile e veloce ed il body ergonomico a far sembrare tutto più facile. L’SRFF805 è un po’ come una scarpa che calza perfettamente già subito al momento dell'acquisto nel negozio. Effettivamente non mi è capitato spesso di “sentirmi addosso” fin da subito uno strumento in questa maniera. La corda del SI basso suona alla grande, forse non tanto quanto come quella del Dingwall Super J che ho provato anni fa, ma bisogna dire che quello costa anche quasi 4 volte tanto. Comunque la differenza si sente eccome rispetto agli altri due bassi 5-corde Ibanez che possiedo (un BTB 1005 e un RDGR). [slideshow_deploy id='41161'] L’elettronica è molto efficace. Di solito tocco raramente i potenziometri dell’eq, qui invece mi viene molto naturale, anche perché grazie allo switch dedicato in meno di un secondo posso tornare al suono flat, che già di per se comunque è molto ricco e pieno di armoniche. Il livello di costruzione per un basso “industriale” come questo è molto alto. I legni sono stupendi e tutte le rifiniture sono al top. La cura dei dettagli si mostra anche per il fatto che l’SRFF805 non arriva con le “solite” corde di fabbrica, ma con una muta D'Addario Nickel Wound XL (.045/.065/.085/.105/.130), che sono delle ottime corde. Come sempre vi ho messo qui di seguito qualche esempio audio. Sono in alta definizione (24bit, 44.1kHz), e possono essere scaricati gratuitamente. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/ibanez-srff850bks Valutazioni finali Devo ammettere che non sono mai stato un grande fan della seria SR e che di solito preferisco e suono altri modelli di bassi Ibanez, ma con il SRFF805 è tutta un'altra cosa! Appena l’ho visto al Namm Show a Los Angeles all’inizio dell’anno mi è subito piaciuto il design e in questa prova mi ha conquistato del tutto. Nell’insieme mi sembra perfetto: dalla scelta dei legni per body e manico alla finitura, l’hardware, pickup, elettronica e ovviamente la tastiera fanned fret. E' un “must” per tutti coloro che sono alla ricerca di un basso moderno, di ottima manifattura e con un gran suono ad un prezzo abbordabile. In rete l’ho visto a 864,00 euro, che a mio avviso è un prezzo sorprendentemente basso per uno strumento di questo livello. Info: www.mogarmusic.it Info: www.ibanez.com]]]> Sun, 01 Nov 2015 22:01:07 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/11/02/recensione-ibanez-srff805/ Recensione interfaccia Tascam US-20×20 http://www.ziomusic.it/2015/10/26/recensione-interfaccia-tascam-us-20x20/ Presentazione Proprio all'arrivo dell'interfaccia, visto che spesso ci chiedete di realizzare questo tipo di video, ho realizzato una breve descrizione 'unboxing' della US-20x20 in cui ve la spiego nel dettaglio appena estratta dalla scatola. Guardando il video avrete non solo la panoramica completa dei controlli, delle entrate e uscite, ma anche di ciò che è incluso nella scatola. [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/ry13tI9YMjg[/embed] Si tratta di un'unità solida, dalla concezione semplice e dove, come ho già detto nel video, tutto si trova esattamente nel posto dove ci si aspetterebbe di trovarlo. Questo la rende semplice all'utilizzo, ed è proprio la prima impressione che ho avuto durante il test approfondito che ho svolto in nei giorni successivi. Installazione Questa interfaccia, come molte altre, ha suoi driver proprietari e un software dedicato ed è compatibile sia con Mac che Windows. Io l'ho testato con Windows 8 64 bit ma, un punto a favore, è già compatibile sia con Windows 10 che con OS X Yosemite. L'unità è compatibile sia con la connessione USB 2.0 che USB 3.0 (quest'ultima è ovviamente più veloce, fino a 5Gbps, e permette prestazioni migliori in latenza e utilizzo contemporaneo di molti canali). Basta scegliere il tipo di connessione che si possiede e lei farà automaticamente tutto il resto. Attraverso un adattore Lightning Camera Adapter USB la si può utilizzare anche per registrare con un dispositivo iOS come un iPad, ad esempio. tascam - us-20x20 L'installazione del software è stata molto semplice, praticamente tutto in automatico dopo aver scaricato software e driver dal sito TEAC. Mixer, Preamp o Interfaccia? Una volta accesa la US-20x20 è possibile decidere quale delle tre modalità di utilizzo vogliamo impostare: interfaccia audio digitale USB, mixer digitale standalone oppure preamplificatore puro. tascam - us-20x20 L'utilizzo come preamplificatore è forse quello più semplice e che non necessità quasi di impostazioni. In questa modalità andremo infatti a sfruttare l'unità solo per i suoi preamp, ad esempio se vogliamo usarla per espandere un setup pre-esistente nel nostro studio. Attraverso le uscite singole dei canali, già mappate di default direttamente verso le rispettive uscite con lo stesso numero, andremo quindi al nostro convertitore analogico-digitale. Impostandola come mixer standalone avremo la possibilità di utilizzarla in studio, o anche live ad esempio, per distribuire i segnali connessi agli input a piacere sulle uscite. Una volta impostato il routing dei canali input/output, potremo utilizzarla anche senza un computer ed avremo un mixer molto utile per distribuire segnali in una sala prove, per la gestione dei segnali monitor su di un palco live e chi più ne ha più ne metta. Il routing permette una gestione molto flessibile di tutto l'audio in entrata e le dieci uscite bilanciate danno moltissime opzioni di utilizzo. Nella modalità interfaccia ci permette di registrare su computer con una qualità di conversione da 44.1kHz fino a 192kHz, attualmente lo standard professionale per la registrazione digitale. Ci consente di impostare una sorgente di clock per il campionamento (da coassiale, ottico, dispositivo word clock o clock interno), il che consente di far 'convivere' l'unità con altri dispositivi che effettuano conversione A/D/A ed ottenere risultati di alto livello e definizione sonora. La Prova Mixer Se si collega un computer quando si è in modalità mixer, avremo la possibilità di fare i suoni su ogni canale avvalendoci di una channel strip dedicata per ogni canale piuttosto semplice ma efficace. Avremo su ogni input, oltre ai consueti controlli fader/pan/mute/solo, un equalizzatore parametrico a quattro bande con filtro low-cut, inversione di fase, e compressore standard. Inoltre sul master potremo impostare un riverbero digitale con cinque simulazioni di ambiente, utile per amalgamare un po' i suoni tra loro. Per gli ascolti dei musicisti abbiamo quattro mandate Aux indipendenti che potremo utilizzare per i monitor o anche per la registrazione su gruppi di canali separati. Ogni Aux può essere impostato Pre o Post fader. tascam - us-20x20 La modalità mixer e la sua interfaccia sono allo stesso tempo essenziali e particolarmente facili da utilizzare. Non ci sono plug-in o processori, solo un mixer digitale con le funzioni di base che però sfrutta dei preamplificatori di qualità studio. Credo che di compra questo tipo di prodotto lo acquista primariamente per il suo utilizzo come interfaccia, ma la possibilità di utilizzarlo anche come mixer è un plus molto appetibile ad esempio per chi ha una band e vuole gestire l'audio da se. Durante la settimana la utilizzerete per registrare, nei weekend potrete invece andare a suonare con la band ed utilizzare ogni volta le stesse scene salvate per ogni set musicale, o addirittura per ogni brano. Un altro utilizzo tipico, come mixer, della US-20x20 è quello di sub-mixer per batteristi, tastieristi o DJ. Dal banco mixer potrete farvi mandare i canali che vi servono e farvi un mix di ascolto personale a vostro piacere, magari inserendo anche un click solo per voi e lanciando contemporaneamente verso l'impianto PA delle sequenze o basi. Da questo punto di vista la flessibilità completa consente di fare quasi tutto quello che vi viene in mente. Per chi vuole proprio impegnarsi a fare il super-eroe nella costruzione di un live-set con i contro-fiocchi, l'entrata e uscita MIDI permette ad esempio di collegare una DAW o un controller e sincronizzare, assieme a sequenze e basi, anche parametri in tempo reale come cambio di preset per chitarre e basso, effetti voce, e qualsiasi altro parametro MIDI che vi venga in mente, comprese alcuni effetti di luci e macchine del fumo. La Prova dell'Interfaccia Una volta impostati velocemente tutti i setting del caso per la registrazione l'interfaccia vi darà l'opportunità di configurare in modo professionale il routing audio input/output attraverso una schermata con diagramma a matrice. In questa sede potrete lasciare le impostazioni come regolate di default e allora avrete l'uscita stereo dei vostri monitor sui Line Out 1-2 e tutte le altre mappate in ordine numerico. Nel caso vogliate un'impostazione personalizzata, potete dirigere ogni entrata verso ogni uscita, così da creare configurazioni anche complesse per adattarle al vostro studio. tascam - us-20x20 L'esempio più semplice di configurazione è la registrazione fino a 10 canali audio verso il computer. I primi due input sono impostati come Instrumental/Mic a livello di impedenza e gain, gli altri come Mic/Line. Gli input 9-10 sono solo di linea ma bilanciati, ed anno un selettore d'ingresso con pad +4dB/-10dB. In questo caso collegherete i monitor dello studio alle uscite Line Out 1-2 e sarete a posto. Però potreste avere magari un subwoofer indipendente, oppure un'altra coppia di monitor di riferimento, e allora attraverso il routing potrete impostare le uscite che vorrete per questo scopo. In uno studio un po' più complesso, potrete collegare all'ingresso coassiale un registratore digitale o un CD player, o espandere il numero di canali input fino al numero massimo di 20 collegando in entrata un dispositivo come un preamp esterno alla presa ottica. Se ad esempio nel vostro studio avete una batteria sempre cablata e microfonata, potrebbe essere utile avere un preamp da 8 canali dedicato collegato via presa ottica e sempre già impostato e pronto a registrare. Dal punto di vista delle uscite, oltre ai monitor, potrete sbizzarrirvi nel vostro studio o sala prove, a configurare ascolti in cuffia o monitor per i musicisti secondo il bisogno. Avete fino a 8 uscite analogiche e altre 8 ottiche, da mandare a spie, cuffie, pre-amp cuffie supplementari e chi più ne ha più ne metta. Teoricamente, facendo un conto veloce, potete configurare otto ascolti stereo indipendenti, oppure fino a sedici ascolti mono. Una bella scelta che permette con una interfaccia relativamente piccola come la US-20x20 di effettuare anche registrazioni live con un bel numero di musicisti contemporaneamente. Le due uscite cuffie indipendenti, sempre molto apprezzate, vi consentono di lavorare al mix anche in coppia, oppure di registrare in sala di regia con il musicista a fianco ed avere un ascolto indipendente facilmente accessibile nel livello dal pannello anteriore. L'ascolto in cuffia funziona bene, ha un bel volume (fino a 70mW) e non distorce, dando un riferimento affidabile anche quando si è in fase di mix e non si può fare rumore o si preferisce mixare in cuffia. Conclusioni La US-20x20 si presenta come un'interfaccia che può fare anche altro, ma poi, se si vuole entrare in profondità e scoprire tutti i suoi possibili utilizzi, si rivela uno strumento davvero potente. E' positivo che sia come interfaccia che come mixer possa essere utilizzata anche da chi quasi non se ne intende di audio pro, di routing, canali e compagnia bella. Tuttavia ad un utilizzatore esperto si aprono tutta una serie di possibilità che ti fanno tentennare quando pensi di montarla a rack in studio e lasciarla solo lì, perchè poi vorresti portartela un po' ovunque per gli utilizzi più disparati. Dal punto di vista puramente sonoro, i preamplificatori e la conversione analogico/digitale Tascam non tradiscono le aspettative. Sono preamp molto puliti e lineari, che non colorano e non impongono una personalità di marchio ma restituiscono un audio pulito e ben definito. 56dB di guadagno sono un buon dato per registrare qualsiasi tipo di sorgente, dalle più flebili e dinamiche, fino alle chitarre più violente o batterie scatenate. Il formato è compatto e la costruzione tutta in acciaio resistente. Non la sbatterei molto a destra e a manca, ma da l'idea di un dispositivo resistente. I potenziometri di gain e volume sono solidi, anche se forse li avrei realizzati un zigrinati invece che lisci e un po' più precisi. In definitiva siamo di fronte ad un ottimo prodotto, con possibilità davvero notevoli ed un prezzo, circa 490€, decisamente competitivo per una venti canali così versatili.   Info: www.tascam.com Info: www.exhibo.it   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 26 Oct 2015 02:35:25 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/10/26/recensione-interfaccia-tascam-us-20x20/ Intervista a Osvaldo Di Dio – Parte Seconda http://www.ziomusic.it/2015/10/15/intervista-a-osvaldo-di-dio-parte-seconda/ Nel 2015 ha deciso di uscire con il suo primo vero album da chitarrista solista. E’ un passo importante per un’artista vedere un disco con il proprio nome impresso sopra, segna un passaggio nella carriera che solitamente porta ad una evoluzione personale e maggiore maturazione artistica. Di questo e di molto altro ci parla Osvaldo nella nostra bella chiacchierata che vi proponiamo in due parti. Se vi siete persi la prima parte potete trovarla QUI. Ecco qui la seconda parte! [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/pA45lEOHhr8[/embed] Info: www.osvaldodidio.com   Luca “Luker” Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 15 Oct 2015 07:13:41 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/10/15/intervista-a-osvaldo-di-dio-parte-seconda/ Intervista a Osvaldo Di Dio – Parte Prima http://www.ziomusic.it/2015/10/07/intervista-a-osvaldo-di-dio-parte-prima/ Nel 2015 ha deciso di uscire con il suo primo vero album da chitarrista solista. E' un passo importante per un'artista vedere un disco con il proprio nome impresso sopra, segna un passaggio nella carriera che solitamente porta ad una evoluzione personale e maggiore maturazione artistica. Di questo e di molto altro ci parla Osvaldo nella nostra bella chiacchierata che vi proponiamo in due parti. [embed width="740" height="480"]https://youtu.be/bGo-8xcJlbE[/embed] Vai alla Seconda Parte dell'Intervista.   Info: www.osvaldodidio.com   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 07 Oct 2015 10:58:05 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/10/07/intervista-a-osvaldo-di-dio-parte-prima/ Ritorno al Vinile? http://www.ziomusic.it/2015/09/27/zona-dj-ritorno-al-vinile/ Per molti nostalgici e puristi del suono questa moda non è mai realmente passata. Per i collezionisti più accaniti il disco in vinile “vintage” era ed è un oggetto di culto, un tesoro prezioso da scovare “diggando" in mercatini dell’usato o record store stipati di rarità nei quali spendere i propri momenti liberi e gran parte dei risparmi. Per il feticista dell’oggetto vinilico il tanto amato cerchio nero è un piacere per il tatto e per l’olfatto, un vero feticcio da venerare. C’è poi chi del vinile ha (ri)scoperto l’esistenza solo da qualche anno, forse perché fa fashion, forse perché è cool e (si fa per dire) anti-conformista e in controtendenza al modernissimo streaming. A dire il vero oggi, visti gli incredibili aumenti di vendita, tanto in controtendenza non è più. Non stupitevi allora se, in un bar modaiolo di New York o Londra, i vostri occhi potranno incrociare il tanto stereotipato hipster sorseggiare un caffè americano, ascoltando musica pompata nelle sue orecchie da cuffie giganti 'pluggate' ad un giradischi portatile. Il vinile è tornato! Nel settore della musica elettronica, house music e derivati, il vinile ha sempre avuto la sua importanza, anche se negli ultimi 10 anni l’avvento dei CD players, software per mixare e USB keys ne avevano notevolmente sminuito il ruolo. Si è però tornati, via via sempre di più, a stampare su 12 pollici e affini, con diverse labels sul mercato che fanno release “Only Vinyl”. chartoftheday_2967_Worldwide_vinyl_sales_n Ma non è tutto. La cosa che stupisce sul serio è l’incremento che il vinile ha avuto nella musica Pop e mainstream. Stando a quello che ci dice la BBC, nel 2014 oltre Manica si è raggiunto il record di vendita degli ultimi 18 anni, con una vetta di 1.3 milioni di copie vendute e per il 2015 si prevede di sfiorare i 2 milioni di copie. Numeri che fanno davvero riflettere. Uno degli album in vinile più venduti di quest’anno nel Regno Unito è "Chasing Yestreday" di Noel Gallagher’s High Flying Birds e gli fanno buona compagnia Pink Floyd e Led Zeppelin. Anche pop star neonate come Taylor Swift o Ed Sheeran hanno deciso di stampare i propri album in vinile, confermando che il fenomeno è attuale in tutto il mondo. Che sia stato stroncato sul nascere lo streaming e tutta la giostra Spotify, Apple Music e compagnia bella? Assolutamente no, lo streaming è comunque in forte crescita, anche se purtroppo genera guadagni più bassi per chi la musica la fa. Fresca fresca è la notizia che negli USA quest’anno la vendita dei vinili abbia fruttato di più agli artisti rispetto alle royalties derivate dalle riproduzioni sui canali You Tube, SoundCloud, Vevo e lo streaming di Spotify. Le cifre sono scioccanti. Conferma la RIIA (Recording Industry Of America) che quest’anno negli Stati Uniti le vendite  dei dischi in vinile sono cresciute del 52% rispetto all’anno scorso fruttando ben 222 milioni di dollari. vinyl-sales-nielsen-2010-2015 E' credibile che ordate di “Directioners" o di ragazzini tutto brufoli e social network, così come i più sfrenati consumatori della "Mela Morsicata" ascoltino ore ed ore di streaming per poi cascare nel meraviglioso vortice dell’acquisto del vinile? Sembra di si (ma che 'davero'?!). O forse l'America è una immensa fucina di prototipi hipster all’avanguardia? Sta di fatto che la sensazione emozionante di eccitazione che si prova nello scartare un disco, farlo girare sotto una puntina e sentirne l’inconfondibile fruscìo che abbraccia i suoni riprodotti, pare non essere più una prerogativa concessa ai pochi appassionati del genere. La Polemica E' il buon vecchio Neil Young ad aprire una discussione molto meno poetica sull’argomento al grido di: “Fregatura”! Il leggendario cantautore e chitarrista canadese infatti sostiene che la maggior parte dei nuovi dischi in vinile in commercio non vengano affatto realizzati seguendo tutti i necessari processi analogici (insomma... roba da nerd), così da garantire un perfetto “calore” da vinile, ma siano “semplicemente" prodotti lavorati e masterizzati in digitale (come per le stampe dei CD o per i portali di vendita online) riversati poi sul supporto vinilico solo per scopi commerciali, vista la grande richiesta. Come contraddirlo completamente? Forse parte di questa critica è giustificata, e parte forse deriva dal fatto che nel frattempo Neil sta cercando di far breccia nel mercato con un nuovo lettore digitale che punta tutto sull'alta qualità dell'ascolto, per altro con scarsissimi risultati. [caption id="attachment_40790" align="aligncenter" width="719"]Neil-Young-Pono-small Neil Young al lancio del Pono Player alla Robert Berman Gallery (Novembre 2014 - Santa Monica, California).[/caption] I più maligni potrebbero sostenere, con una battuta di dubbio gusto, che Young voglia a tutti i costi continuare ad essere un 'super-giovane' sempre sul pezzo nella “Digital Era" e che stia cercando di gettare fumo su un fenomeno inaspettato e concorrenziale. Ma noi apparteniamo alla categoria dei romantici ed il ritorno alla ribalta del caro amico vinile ci piace assai. Domandarsi però se questa sia una bella fiaba a lieto fine o solo l'ennesima speculazione/operazione di marketing delle major per vendere 'qualche' cosa in più è legittimo e certamente ragionevole.   Matteo Zarcone Drummer/dj/producer Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 27 Sep 2015 17:04:42 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/09/27/zona-dj-ritorno-al-vinile/ Recensione Duesenberg Starplayer TV http://www.ziomusic.it/2015/09/17/recensione-duesenberg-starplayer-tv/ Era tanto tempo che, fiera dopo fiera, vedevo queste splendide chitarre appese al muro nelle teche ed avevo una gran voglia di provarne una per un test. Sono le Duesenberg, chitarre realizzate in Germania che però nascondono un'ispirazione del tutto americana, di quell'america dal gusto retrò tutta lustrini e jukebox, muscle-car e drive-in. Erano gli anni d'oro delle chitarre hollow-body, della Gibson 335 e di chitarristi come Chuck Berry e John Lee Hooker. Per la storia di questo marchio vi lascio all'articolo con cui avevamo salutato con piacere la nuova distribuzione delle Duesenberg da parte di Aramini. Ed è proprio grazie al nuovo distributore emiliano che abbiamo potuto mettere le mani su di una Duesenberg Starplayer TV, protagonista del nostro test di questa settimana. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/SwHI8oazlC4[/embed] Presentazione La Duesenberg Starplayer TV è una chitarra semi-hollow body a singola spalla mancante, il che significa che è una semi-acustica, con mezza cassa di risonanza con la classica buca a "f" ed un blocco sustain in legno centrale. Il top è in abete laminato ed è piacevolmente bombato, mentre il fondo e le fasce sono in acero fiammato laminato. La finitura 'sparkle' è stilossissima, con un effetto super-brillante che fa risaltare ancora di più il color blu elettrico. Si aggiunge il battipenna dorato, anche questo glitterato, e le finiture cromate in stile automobilistico anni '20-'30, quindi il ponte Duesenberg Deluxe Tremola in stile Bigsby tutto cromato con la leva e molla 'over-size'. Tutto questo crea un effetto modern-retrò che chiaramente si ispira agli anni ruggenti delle hollow body, ma non manca di un tocco contemporaneo che la rende molto attuale. Duesenberg - Starplayer TV all body Il manico è incollato, come da tradizione, ed è realizzato in un solo pezzo di acero. Il profilo "D", invece che "C", è uno dei dettagli di attualità, assieme al truss-rod dual-action e la laccatura in poliestere. La larghezza del manico fa: 42,5 mm (nut)/52 mm (12° tasto); così come lo spessore, sono leggermente più sottili rispetto ad una classica 335, quindi un po' più scorrevole. Particolare la scelta della scala, 25,6", molto più simile ad una Strato che ad una Gibson 335, che invece ha sempre adottato la scala da 24,75". Questo rende la Starplayer più brillante e vivace nell'attacco, ma anche un po' più dura, soprattutto se si usano scalature di corde 'alte' (di serie la Starplayer TV monta una muta Duesenberg 10-50, media sulle corde fini e spessa sulle gravi quindi). La tastiera in palissandro indiano è un classico, come anche  i 22 tasti canonici per questo tipo di chitarre. Le meccaniche sono Duesenberg Z-Tuners "Art Diego" autobloccanti, morbide e precise, mentre il resto della meccanica è di stampo vintage, con un tremolo ed una risposta alla leva particolarissimi, che restituiscono un vibrato metallico e immediatamente riconoscibile. Parlando della parte elettronica, questa chitarra monta dei Duesenberg Domino P-90 al manico, con il nome che già tradisce l'ispirazione PAF ed un suono praticamente identico ai famosi pickup vintage Gibson. Al ponte invece c'è un Duesenberg Grand Vintage Humbucker, un pickup che ha un suono compresso, abbastanza aggressivo ed in grado di saturare molto facilmente anche i suoni clean. Questo però non ne toglie dinamica, entrambi i pickup infatti sono estremamente responsivi ai transienti, ricchi di armoniche e, pur nella loro mediosità, in grado di offrire un buon numero di sfumature. Il resto dell'elettronica è molto semplice: un selettore a tre vie, dallo scatto un po' duro a dire il vero, un potenziometro volume ed un potenziometro per il tono. [slideshow_deploy id='40687'] La Prova Provata e riprovata per un paio di settimane, questa Starplayer è una chitarra particolarmente adatta a tutti i generi anni '50-'60, blues, rock&roll, be-bop e dintorni. Tuttavia l'approccio moderno di Duesenberg ed il costante ritorno di molti artisti (citiamo per esempio i Black Keys come riferimento) a sonorità retrò ne fa un'ottima scelta anche per chi vuole una chitarra per fare rock, anche con distorsioni aggressive, ma sempre con una risonanza e reminiscenza vintage. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/SwHI8oazlC4[/embed] I pickup sono molto dinamici, restituiscono bene tutte le sfumature ed in particolare sono in grado di catturare perfettamente i transienti rapidi ed il sustain molto lungo di questa semi-hollow. La risonanza e la pasta sonora peculiare di questo tipo di corpo, si sentono particolarmente quando si seleziona la posizione centrale del selettore, che usa una bobina dell'humbucker ed il pickup al manico. Qui il suono semi-acustico da il suo meglio e con i puliti si trovano suoni superbi. Le altre due posizioni sono più nasali, con l'humbucker che sembra in qualsiasi situazione sempre chiederti di poter avere quel pizzico di gain per saturare e regalare un suono leggermente acido e sabbiato che sa molto di anni '50. Su distorsioni più spinte il P-90 al manico diventa pastoso, mentre il Grand Vintage al ponte graffia parecchio. Tutta la chitarra è molto curata, l'estetica è semplicemente bellissima, sempre che vi piaccia il genere e non siate chitarristi timidi. Questa chitarra vuole essere vista, è fatta per musicisti che non sanno stare in un angolo. Le meccaniche sono estremamente precise e la chitarra rimane sorprendentemente ben accordata. Il manico rifinito Plek (una macchina computerizzata che elimina le imperfezioni dei tasti rendendo la resa molto omogeneea su tutta la tastiera) suona preciso su tutti i tasti. Non è una chitarra super-morbida, è una chitarra da conquistare e da domare con una certa forza, soprattutto se amate i bending energici. Questo fa si che sia però molto ferma e precisa sugli accordi, e sensibile sui vibrati. Per lo stesso motivo il volume, anche ad ampli spento, è ottimo, anche sulle note alte. Non ha quindi nessuna difficoltà a sbucare dal mix, e negli assoli anche con il pulito si fa sempre rispettare. [slideshow_deploy id='40688'] Ascolto Nel box Soundcloud vi ho messo, oltre al mix completo che è la registrazione audio del video in ripresa diretta, anche le tracce singole della chitarra ritmica e della chitarra solista. In questo modo potete avere un ascolto più critico e selettivo del suono della chitarra. Nella traccia di chitarra ritmica ho utilizzato solo la posizione centrale, utilizzando il pickup humbucker splittato assieme al single coil al ponte per ottenere un suono più semi-acustico e risonante. Si sentono infatti bene le corde e l'attacco è un po' meno presente rispetto alla parte solista. Nella parte solista invece ho utilizzato sia l'humbucker al ponte sia il single coil al manico, per far sentire entrambe le sonorità. Prevalentemente ho usato l'humbucker sulle parti del tema basse e medie per avere attacco e un po' di saturazione in più, sulle parti alte invece ho preferito il P-90 che ha un timbro più morbido e rotondo. Ho usato il P-90 anche sul tema ad ottave iniziale per lo stesso motivo, per ottenere un sound leggermente più 'jazzy'. "Technicolor Waves" è un pezzo che ho scritto per questa recensione per evidenziare quanti più aspetti possibili di questa chitarra. Sentirete infatti suonare tutta la tastiera, sentirete spesso l'intervento molto riconoscibile del vibrato ed il suono molto distinto dei due pickup con il loro attacco molto definito. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/duesenberg-starplayer-tv-test-by-luca-luker-rossi Conclusioni Duesenberg è un marchio eccellente, che non a caso ha trovato estimatori eccellenti del calibro di Joe Walsh (Eagles), Jeith Richards e Ron Wood (Rolling Stones), Billy Gibbons (ZZ Top), Johnny Depp, Ligabue e molti altri ancora. Questo sia per la sua estetica affascinante che per il suono vintage ma comunque personale. Ho già avuto modo di dirlo in passato e lo ribadisco anche qui, rispetto a delle repliche della 335 e simili, io preferisco i marchi che hanno saputo trovare una loro via, pur imparando dai grandi classici. Questa Starplayer TV è sicuramente una di queste, perchè di personalità ne ha da vendere. Non è certamente una chitarra da shredder, non è nemmeno una chitarra che ti darà tutti i suoni del mondo. E' una chitarra che ha il suo carattere e nel suo ambito fa tutto molto bene. Ho amato in particolar modo il suono ultra-caratteristico del tremolo, con quel glissato metallico che ricorda quasi una chitarra resofonica. Il prezzo si aggira attorno ai 1600€. Non capisco quindi perchè ci sia questo alone da chitarra d'elite che accompagna il nome Duesenberg. Esistono modelli Custom che superano anche i 2 mila, ma qui abbiamo una chitarra che per questo prezzo ha una qualità nei dettagli, nelle meccaniche ed elettronica, nell'estetica, da chitarra di fascia superiore. Info: www.aramini.net Info: duesenberg.de/en   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Wed, 16 Sep 2015 22:13:17 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/09/17/recensione-duesenberg-starplayer-tv/ Recensione: AKG C314 http://www.ziomusic.it/2015/09/10/recensione-akg-c314/ Siccome sono un grande fan di tutta la famiglia “414” del produttore austriaco, ero molto curioso di provare il nuovo arrivato, che si colloca tra il modello C214 e i due modelli C414 attualmente disponibili nel portfolio AKG: il C414 XLS e il C414 XL II. Personalmente ho la fortuna di avere due C414 B-ULS nel mio parco microfoni, modello che è rimasto in produzione dal 1986 fino al 2004. Questo microfono è molto versatile, in studio lo utilizzo su strumenti di tutti i tipi e per la voce, e per me rimarrà sempre uno dei migliori microfoni a condensatore a diaframma largo e multi-pattern che ci sia. Quando ho letto nelle specifiche, che il C314 monta la stessa capsula low-noise a doppio diaframma del C414 XLS, che come carattere dovrebbe richiamare appunto il mio amato B-ULS, mi sono subito attivato per averlo in prova. L’AKG C314 è un microfono professionale a condensatore multi-pattern, con 4 diagrammi polari, il che vuol dire che le figure cardioide, super cardioide, omnidirezionale, figura a otto sono selezionabili, permettendo così di trovare sempre una soluzione ottimale per la ripresa dei vari strumenti, in base anche a che tipo di registrazione sto per effettuare, considerando lo spazio dove si registra e altri fattori ambientali o/e di applicazione. L’elettronica del C314 è stata ridisegnata, cercando di raggiungere il massimo della dinamica e la completa linearità di tutti i parametri elettronici. Il risultato è un circuito estremamente silenzioso e una headroom molto elevata, con range dinamico intorno ai 147 dBA. La capsula, come abbiamo già detto, è quella del C414 XLS, con doppio diaframma largo da 1”, e vanta l’utilizzo della tecnologia “backplate”, con diaframma placcato in oro solo da un lato, che aiuta ad evitare la messa in corto con l’elettrodo retrostante anche a pressioni sonore molto forti. La capsula è sospesa con un sistema innovativo all’interno dell'invoucro  di filo di metallo intrecciato, per evitare rumori meccanici e risonanze. Questo cestino è diviso in due parti, dal lato frontale (quello con il logo AKG) è d’orato, invece sul lato retrostante è laccato di nero. Qui si trova anche l’interruttore a quattro posizioni per l’impostazione delle figure polari. AKG C314_front_side_back_side2 Tra le features del C314 c’è anche un LED di segnalazione “overload”, che si colora di rosso nel caso ci fosse una pressione sonora eccessiva, e uno switch per un pad di attenuazione di 20 dB, che serve AKG C314_LED redappunto quando si registrano strumenti (o altri fonti sonore) con elevate pressioni sonore, come per esempio la chitarra elettrica, la grancassa o lo scarico di una Harley. In più c’è anche un bass-cut filter (filtro passa-alto) con frequenza cut-off a 100 Hz e riduzione di 12 dB per ogni ottava, molto utile per “tagliare” rumori molesti su frequenze molto basse, come magari il rumore dei piedi o il vento. Aiuta inoltre anche a ridurre l’effetto prossimità quando si registra a distanze ravvicinate. Il LED posizionato sotto lo switch del pad, appena si collega il microfono all’alimentazione phantom (48V), diventa per pochi secondi rosso, per poi diventare verde, il suo colore di servizio, almeno che in fase di ripresa non ci siano pressioni sonore tali da far scattare la segnalazione di overload. [slideshow_deploy id='40435'] Come vuole la tradizione AKG, il design del C314 è sempre “biscottoso”, ma con uno styling moderno e molto simile a quello del C214. I bordi sono elegantemente smussati e danno una bella sensazione al tatto. Tutto lo chassis è di metallo, molto importante non solo a livello di robustezza, ma anche per la reiezione di interferenze radio o altro equipment di comunicazione. Anche se la costruzione è molto solida, il microfono pesa solo 300 grammi. Gli interruttori per il pad e il filtro passa-alto, come anche il LED overload, sono posizionati sui lati stretti del corpo, raggiungibili anche quando il microfono è montato sul suo shockmount. A proposito di accessori: il C314 arriva in una bella valigetta di metallo brandizzata AKG, dove oltre al microfono sono alloggiati nella gommapiuma anche gli accessori inclusi, come la tipica sospensione AKG, un supporto clip per asta e un filtro anti-pop. [slideshow_deploy id='40443'] In prova Ho testato il C314 per un mese in tutte le situazioni da studio e mi sono trovato benissimo. Il microfono è estremamente silenzioso e riesce a captare con molta definizione tutte le sfumature timbriche dei vari strumenti. I quattro diagrammi polari selezionabili e le altre caratteristiche descritte in questo articolo fanno del C314 un microfono estremamente versatile. La leggera attenuazione dai 1.000 ai 3.000 Hz e il boost dai 4.000 ai 15.000 Hz (che sui 10.000 Hz arriva anche a + 4 dB) risulta in un suono aperto, arioso, molto piacevole all'orecchio. Sulla voce mi piace tantissimo. L’effetto prossimità che si avverte avvicinandosi a meno di 15 cm dalla capsula può effettivamente essere smorzato con il passa-alto. La headroom del microfono è già di per se elevata, comunque grazie al LED overload si riesce a capire subito se è necessario aumentarla ulteriormente usando il pad di attenuazione. In generale il C314 si comporta molto bene sia in applicazioni di microfonazione di prossimità, che con tutte le riprese più “ambientali”. A livello meccanico e di manifattura siamo a livelli alti, e l’elettronica mi è sembrata formidabile. La sospensione (lo shockmount) dedicata di AKG mi è sempre piaciuta, perché è munita di un sistema che permette con un movimento rotativo minimo della mano di serrare saldamente il microfono in posizione. [slideshow_deploy id='40439'] Per farvi capire meglio, ho registrato un brano ad hoc, utilizzando solo ed esclusivamente il C314, su voce, chitarra acustica e elettrica, ed una serie di strumenti percussivi, come timpano, shaker, pandeiro e un mazzo di chiavi. Ho registrato in flat tutti gli strumenti con un preamplificatore microfonico di riferimento (Prism Sound Maselec MMA-4), estremamente pulito e non colora per niente. Vi faccio notare che non ho usato nessun tipo di equalizzazione, ne in fase di registrazione che in post-produzione, cercando di posizionare il microfono in modo ottimale per ottenere il suono che volevo, sfruttando i diagrammi polari diversi e aiutandomi quando era necessario esclusivamente con il pad e il filtro passa-alto incorporato. Ho avuto occasione anche di registrare un assolo di sassofono tenore e uno di armonica a bocca (grazie a Nick Rizzi) per due brani di un mio cliente, che butto nella mischia dei file da ascoltare. Per curiosità ho messo a confronto anche il 414 B-ULS e il C314, posizionandoli in modo che potessero riprendere ambedue la stessa take di voce. Viene confermata l'impressione che mi ero già fatto studiando i rispettivi diagrammi di risposta in frequenza dei due microfoni: c'è giustamente una bella differenza tra le due capsule. Ascoltate e valutate anche voi. Eccovi i file audio in 24bit - 44,1 kHz. Sono anche in free download. Come sempre vi consiglio di ascoltarli con dei monitor decenti o una buona cuffia. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/akg-c314 Valutazione finale L’AKG C314 è un gran bel microfono, che posso raccomandare a tutti coloro che cercano un condenser multi-pattern professionale, molto versatile, che suoni bene e non costi troppo. Per non costare troppo intendo intorno alle 700,00 euro, prezzo per me adeguato per un microfono di questo livello. Le specifiche tecniche potete trovare QUI. Info: www.leadingtech.it Info: www.akg.com]]]> Wed, 09 Sep 2015 22:04:38 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/09/10/recensione-akg-c314/ Come Alimentare Correttamente la Propria Pedaliera – Parte 2 http://www.ziomusic.it/2015/09/01/come-alimentare-correttamente-la-propria-pedaliera/ Ecco perchè abbiamo stretto una collaborazione con il leader mondiale in fatto di pedaliere e alimentatori, l’azienda di Nashville Pedaltrain (ed il suo distributore europeo Face), per realizzare questa serie di lezioni/consigli su come scegliere, progettare e quindi costruire la propria pedaliera professionale secondo le proprie necessità. In questo secondo capitolo parliamo proprio delle diverse soluzioni di alimentazione, delle problematiche relative e come risolverle in modo sicuro risparmiando tempo e denaro. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/8EffOSMIzek[/embed] Inoltre vi consiglio di andare alla pagina pedalboardplanner.com dove potrete usare l’applicazione sviluppata da Pedaltrain per progettare e salvare la propria pedaliera virtuale con i propri pedali (o con i pedali dei nostri sogni) e farsi già un progetto concreto. Stiamo preparando a breve un succulento concorso in cui regaleremo ben tre pedaliere Pedaltrain (complete di borse e accessori) a coloro che ci invieranno i progetti di pedaliere migliori o più creative! Info: pedalboardplanner.com Info: www.pedaltrain.com Info: www.face.be]]]> Tue, 01 Sep 2015 10:14:55 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/09/01/come-alimentare-correttamente-la-propria-pedaliera/ Intervista a Jay Shepheard al Push Party http://www.ziomusic.it/2015/08/24/zona-dj-intervista-a-jay-shepheard/ La guest star del Push Party, JAY SHEPHEARD.[/caption] Inglese di nascita ma ormai trasferitosi a Berlino da diverso tempo, Jay è un DJ che da anni si muove nei migliori club del mondo con un DJ set elegante, energetico e di grande coinvolgimento. E’ inoltre un acclamato produttore e pioniere della blasonata etichetta Retrofit e vanta remix e uscite con le labels più influenti della scena house e deep house. [caption id="attachment_40381" align="aligncenter" width="720"]Matteo Zarcone @ Push party Matteo Zarcone @ Push party[/caption] Ho avuto il piacere (assieme al fidato Angelo Bass e agli amici Beblondies) di dividere la consolle con Jay il 31 Luglio 2015 in uno dei party più cool e d’avanguardia nostrani. Il Push Party (troverete presto una fantastica intervista del direttore artistico e ideatore Paolo Melegari e del responsabile del suono Luca Bortolon su ZioGiorgio) è una realtà ormai affermata del nord Italia che regala party epici con una programmazione di qualità incredibile ed un sound system Void che fa vibrare le interiora e muovere i sederini fino alle prime luci dell’alba. La cadenza è mensile sia d’estate che d'inverno, in location diverse per far ballere centinaia e centinaia di mantovani, parmigiani, reggiani e chi più ne ha più ne metta proprio a Viadana in provincia di Mantova. Alla fine del nostro set al Push ho così approfittato per fare una bella chiacchierata con Jay parlando un po di musica, nuove e vecchie tendenze e vita da DJ. [caption id="attachment_40384" align="aligncenter" width="719"]Il sound system VOID e la dancefloor del Push party Il sound system VOID e la dancefloor del Push party[/caption] ZioMusic.it: Noi tutti sappiamo che nelle tue produzioni come nei tuoi set c’è un feeling speciale per i suoni analogici, qual’è quindi il tuo rapporto con la tecnologia e la tua personale visione riguardo la “digital era”? Jay Shepheard: Vero, sicuramente protendo verso un feeling analogico e suoni di synth classici. Ma non sono un purista, io uso ancora il computer come strumento principale nel comporre e produrre. Di sicuro posso dire che un sacco di musica di oggi può sembrare "troppo digitale" e “super-processata", ma penso che un buon equilibrio sia la cosa migliore. Vale la stessa cosa per quanto riguarda il DJing. Mi piace suonare vinili, li ho collezionati per un lungo periodo di tempo e ho lavorato anche in un negozio di dischi per sette anni, sono quindi molto attaccato a questa cosa. Tuttavia mi piace anche la comodità di suonare con le USB keys, viaggiando leggeri e potendo inviare mie nuove produzioni e scaricare nuovi brani di amici produttori attraverso i continenti in un lampo ed essere in grado di suonare le tracce magari la sera stessa. Quindi, come già ho detto, penso che ci sia un po' "troppo purismo" in corso oggigiorno e per la maggior parte è solo riconducibile ad una moda del momento. Nel 2007, per esempio, suonare con Ableton Live nel proprio dj set o usare Serato / Traktor era super cool perché era una cosa nuova di zecca e la maggior parte delle persone ancora suonava con i vinili, ma non appena la stragrande maggioranza dei dj ha cominciato ad utilizzare un laptop nelle proprie performance live allora tutto ad un tratto è tornato ad essere figo lavorare con i dischi in vinile. I Trends sono tendenze, vanno e vengono, credo che un buon equilibrio sia la cosa migliore ed alla fine della giornata la cosa più importante resta comunque la musica che si suona, non il formato in cui la si riproduce. Z.M.: Oggi il “personaggio” del DJ è considerato come una vera e propria rockstar. Qual’è la tua opinione su questa cosa? J.S.: Penso che tutta la scena dei DJ EDM è una cosa che non può davvero essere confrontata con la scena musicale underground, è un genere completamente separato in modo netto. I super-star DJs esistono da un lungo periodo. Ricordi Fatboy Slim, Chemical Brothers, ecc. dagli anni '90? Quindi non è nulla di veramente nuovo. Penso che la differenza principale sia che proprio adesso questa cosa è veramente popolare ed è un fenomeno di grandi proporzioni in America, il che significa che c’è un enorme giro di soldi e diventa via via sempre meno importante la musica. Sono sicuro che questo sarà tutto finito in pochi anni. Dieci anni fa era il momento dell’ Hip Hop e dell R & B, fenomeni enormi negli Stati Uniti. Non c'è dubbio che nel giro di pochi anni la gente si annoierà dell' EDM e dimenticherà le “superstars" attuali, mentre la scena underground continuerà sullo sfondo come ha sempre fatto. [caption id="attachment_40386" align="aligncenter" width="720"]JAY SHEPHEARD La guest star del Push Party, JAY SHEPHEARD.[/caption] Z.M.: Come vedi l’evoluzione della “Club Culture”? Cosa ci riserverà il futuro secondo te? J.S.: Sembra che in molti paesi (Regno Unito e Australia per citarne un paio), ci siano un sacco di leggi fatte apposta per cercare di fermare la Club Culture e purtroppo molti clubs sono stati chiusi. Non riesco davvero a capire perché stia succedendo questa cosa! L’economia della night life è importante per qualsiasi città, quindi non mi è chiaro per quale motivo i consigli comunali vogliano fermarla. Berlino ha leggi radicalmente opposte, con un sacco di posti nuovi aperti piuttosto che chiusi e questa città beneficia enormemente del "turismo techno". Una conseguenza a questo fenomeno di chiusura penso potrebbe essere l’aumento di eventi sempre più fuori dai grandi centri / magazzini e rave illegali. Sicuramente questa cosa sta accadendo a Londra già da diverso tempo e credo che succederà sempre di più anche in altre città se i consigli comunali vorranno procedere con questa politica di repressione verso i clubs. [caption id="attachment_40380" align="aligncenter" width="719"]Dancefloor del Push Party e impianto VOID il 31 luglio 2015. Dancefloor del Push Party e impianto VOID il 31 luglio 2015.[/caption] Z.M.: Come riesci a conciliare il fatto di essere padre ed un DJ popolare allo stesso tempo? J.S.: Beh, mentre lui (mio figlio) è ancora piccolo, ho deciso di accettare solo brevi viaggi per le mie performance. Quindi vado via solo una o due notti di fila, un paio di volte al mese e solo in Europa piuttosto che accettare tour più lunghi e più lontani, che è fantastico perché così riesco a spendere un sacco di tempo con lui durante i giorni della settimana. Ho un tour di 10 giorni in Asia nel mese di settembre e questo sarà il mio primo viaggio a grande distanza da quando è nato. Ho preso una pausa anche dalle produzioni e dalla vita di studio, infatti i fans della mia musica sapranno che non faccio nuove release da un bel po’ ormai. Tuttavia sono tornato al lavoro in studio di recente e sono di nuovo sul pezzo!!! Ho produzioni e remix in attesa di uscita per etichette come Futureboogie, Pets, Lets Play House, Galaktika ... e la mia Retrofit. Ma sì, tutto sommato essere padre è figo, faticoso, ed un sacco divertente! Info: soundcloud.com/jay-shepheard   Matteo Zarcone Drummer/dj/producer Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 23 Aug 2015 22:18:58 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/08/24/zona-dj-intervista-a-jay-shepheard/ Intervista a Paolo Pallante http://www.ziomusic.it/2015/08/12/intervista-a-paolo-pallante/ ZioMusic.it: Credo che la prima domanda, anche se può sembrar banale, dovrebbe essere: chi è Paolo Pallante? Paolo Pallante: Non è affatto banale e ti spiego come la penso: in genere si parla di ciò che una persona fa, di ciò che una persona possiede o di ciò che vorrebbe fare. Questo lo trovo banale, per quanto tipico dei nostri tempi, così come di ogni epoca. Partire invece dal concetto di “essere” mi sembra un ottimo incomincio. Se tutti potessimo finalmente partire da ciò che siamo e smettere di individuarci con il lavoro che facciamo, ad esempio, avremmo una società più felice e cosciente. Comunque, per risponderti, sono una persona, con molteplici attitudini, una delle quali è scrivere (e suonare) canzoni. Sono un uomo felice, innamorato della vita e della bellezza in tutte e sue forme, sono curioso di imparare da chi sa più di me e anche di chi ne sa di meno perché comunque avrò qualcosa da imparare, sono testardo e giocherellone, di umore variabile con estrema facilità e piango quando gli atleti vincono le medaglie olimpiche. ZM: Ti ho fatto questa domanda perchè so che tu hai coltivato questa tua musica per anni, coronandola con un disco davvero ispirato e bello. Mi piacerebbe che tu spiegassi qui come sei arrivato ad ottenere questo disco, poiché so che molti nostri lettori sono musicisti che vorrebbero produrre un loro lavoro e farlo ad un ottimo livello come te, pur non avendo i budget e la spinta delle grandi major discografiche. PP: Credo che il disco in sé sia solo una piccola parte del percorso, la parte finale. Riuscire a condensare il lavoro di anni in poche (o tante) sedute di registrazione è davvero una cosa ardua. Io, personalmente, non miravo al disco ma alla realizzazione di un progetto, un’idea, un percorso che ora si sta sviluppando e che contiene anche il disco. Credo anche che oggi sia diventato possibile fare dischi di buona qualità un po’ per tutti, almeno dal punto di vista tecnico (!), basta sapere cosa infilarci dentro…e dopo tanti anni a lavorarci su, sapevo alla perfezione cosa volevo. Il tempo è una cosa fondamentale e prendersi il tempo giusto è la cosa più importante ma è praticamente impossibile quando hai le discografiche alle costole, e io non ne ho. Ho fatto tutto da solo, non credo sia una cosa di cui vantarmi, ma di fatto le cose stanno così. Il mercato è quello che è, nessuno investirebbe i soldi che io ho investito nel mio progetto, perché chi investe soldi vuole soldi in cambio e nessuno fa più i soldi con il cantautorato. Soprattutto nessuno può credere in un progetto quanto ci credi tu che investi su te stesso… Ci sono due strade: essere ciò che davvero sei o fingere di essere altro e tentare una strada che ti stritolerà. Se sei un bravo autore di canzoni pop, puoi sperare di trovare buone produzioni pop, magari con buoni investimenti, se sei (come me) un chitarrista-cantautore-farmacista-vegano-scrittore bisogna che ti trovi un altro lavoro. E così ho fatto. Semplicemente ho lavorato sodo, ho messo da parte i soldi che mi servivano, ho preso coscienza di come volevo che fosse il disco, mi sono circondato degli amici e dei musicisti (nel mio caso per fortuna coincidevano) che ritenevo i migliori per il tipo di progetto e poi sono partito. Quando ho avuto difficoltà mi sono fermato, ho chiesto consiglio, ho preso pause. Per due volte ho rifatto il disco ripartendo da zero e ho potuto farlo perché il “capo delle operazioni” ero io. Certo sono stato fortunato ad avere vicino amici meravigliosi e musicisti superbi, ma tutto questo si costruisce con la lealtà e la dedizione per la musica e le persone. Oggi sono soddisfatto e so di aver fatto bene il mio lavoro. Paolo Pallante ZM: “Ufficialmente Pazzi” è il titolo del tuo disco uscito a marzo di quest'anno. Il titolo del disco è anche un brano in esso contenuto, ma ho come l'impressione che il tuo messaggio nell'utilizzarlo come titolo sia più generale. Qual è? PP: Il brano parla di una storia vera, una storia di follia e di tenerezza. Il titolo volevo che fosse questo perché tutto il progetto, oggi molto più ampio, è partito da questa canzone. In senso più allargato mi piaceva dare a questo titolo anche la sfumatura e il significato più ampio di un “uomo folle” che ormai non possiamo non riconoscere come tale. Non che servisse l’imprimatur del Pallante (eheheh!) però mi piaceva dirlo chiaro, esprimerlo definitivamente. A riguardo, basta pensare che l’uomo è l’unica specie animale che si sta auto-distruggendo, devastando l’ambiente che lo ospita e tutte le specie viventi che abitano lo stesso pianeta. Se ci mettessimo ad analizzare seriamente le azioni che in media compie l’uomo (visto come società) non potremmo dare altra definizione a questo “Uomo” se non pazzo o peggio, stupido. ZM: Parliamo ora invece del brano “Ufficialmente Pazzi”. Scrivendo del mondo della follia manifesta, sembra che tu voglia usarla come metafora per dire che un po' di pazzia è necessaria nel mondo, “come i lenzuoli la domenica” appunto, per combattere altre malattie della nostra società. PP: La pazzia non è necessaria, né saprei dirti cos’è. So solo che non esiste un limite tra ciò che è folle e ciò che non lo è. La follia, molto spesso, è solo la definizione che si da a comportamenti che esulano dalla norma e come sappiamo la norma non è affatto detto che sia in grado di individuare l’azione giusta. Anzi, spesso è il contrario. Ti faccio proprio l’esempio della mia scelta vegana: in termini numerici è una scelta folle perché praticamente tutti fanno una scelta diversa. In questo senso mi sono sentito spesso “un folle”, spesso me lo hanno anche detto eppure non possiamo parlare di follia, ma di appartenenza a un gruppo: la maggioranza o la minoranza. Sarà il karma, ma anche in questo caso appartengo alla minoranza. I lenzuoli, alla domenica nei paesi, sventolano appesi alle finestre, come bandiere, come ricordi di qualcosa che dovremmo sapere ma che lasciamo correre, steso al vento. Paolo Pallante ZM: Tutto questo tuo messaggio si fonde appunto con la tua scelta di vita vegana. Una scelta che per molti può sembrare fondamentalista quasi come le scelte opposte, come recenti fatti di cronaca hanno evidenziato. Molti che fanno questa scelta si sentono come missionari, tu come l'hai maturata e poi fusa con la tua musica? PP: Fino a trent’anni ho mangiato di tutto e anche se avevo fatto studi scientifici non mi chiedevo assolutamente né da dove venisse quel cibo né che impatto avesse su di me e sulla natura. Un giorno me lo sono chiesto e non ho potuto far altro che prendere atto della verità. Amo fare scelte coerenti, dire delle cose e farle. Del resto come potrei essere credibile e come potrei pensare di essere una “persona”? La stessa cosa mi chiedo riguardo a chi professa il valore della vita ma uccide in continuazione, senza neanche porsi la domanda. La società dell’apparenza ci fa vedere uomini e donne che dicono una cosa e ne fanno un’altra e questo ormai è considerato normale, nessuno si incazza per questo. Io si. E sono coerente con le mie scelte, non riuscirò a farlo al 100% ma di sicuro ce la metto tutta. ZM: Mi è piaciuta molto anche “Andiamo in pace”. Anche qui c'è uno sguardo poetico su quelli che spesso vengono chiamati “gli invisibili”. Gente dimenticata, che però nella tua canzone riesce a trovare “d'un tratto la felicità”, come una nuvola che si apre. A cosa ti riferisci? PP: La felicità è alla portata di chi sappia riconoscere le proprie potenzialità, le proprie voglie, i desideri. Chi rinuncia a questo è triste ed è destinato alla rabbia. La società ci insegna fin da piccoli dei canoni, chi non li rispetta è “fuori” è un maledetto, un pazzo, per l’appunto. Canonicamente chi volesse rinunciare alla vita tipica, con la famiglia, la casetta col giardino, i figli, la macchina, i telefoni ecc, è guardato come uno strano, poco normale (la norma). Io conosco persone felici e decisamente fuori norma. La loro felicità è arrivata il giorno che hanno compreso la loro vera essenza e si sono liberati dal “giudizio” degli altri. In questo senso anche la vita “classica” di famiglia, casa e cena col televisore acceso è bellissima. L’importante è che sia ciò che davvero vuoi. Se per un attimo riusciamo a sospendere il “giudizio”, vediamo tutto questo molto molto meglio. ZM: In gran parte questo disco è stato editato e mixato da te. Il risultato è professionale, complimenti. Come hai sviluppato queste competenze e qual è il tuo background tecnico? PP: Ho avuto la fortuna di lavorare per quindici anni con uno dei più grandi fonici italiani: Maurizio Montanesi. Certo, io suonavo, lui faceva il fonico ma l’amicizia e la voglia di imparare mi hanno permesso di acquisire quel minimo di competenza che serve se hai delle idee e vuoi realizzarle. Come dicevamo prima non è più il tempo del “io suono la chitarra, voi pensate al resto". Almeno per me non è mai stato così. Ho sempre fatto da solo e quello che non ho fatto da solo ho imparato a farlo mentre lo faceva qualcun altro. L’importante è saper riconoscere quando abbiamo bisogno d’aiuto, quando è necessario l’apporto di un professionista che fa decollare il lavoro con uno schiocco di dita. Quello che so fare lo faccio, il resto la affido sempre alle persone che credo possano farlo meglio di me ma accompagnati dalla mia sensibilità, dalla mia, si fa per dire, “direzione”. Ritorniamo sempre allo stesso punto: bisogna sapere cosa si desidera da una canzone, da un disco, da un arrangiamento e più in generale dalla vita. ZM: Sei un polistrumentista, nel disco suoni diversi strumenti. Qual è il tuo strumento principale? PP: Chitarra senza alcun dubbio. ZM: Ci puoi descrivere la tua strumentazione principale? Uso prevalentemente chitarre semiacustiche. Una 125 Gibson con i P90 degli anni ’50, una Gibson 295 sempre con i P90 e ultimamente una 335 sempre con i P90. Tutte equipaggiate con leva Bigsby, lo so è un po’ all’antica ma l’adoro. Come ampli attualmente sto usando un normalissimo Fender DeLuxe ’65 che trovo sempre favoloso. A volte lo accoppio con un Victoria Amp se mi trovo in situazioni che lo permettono. Uso pochi pedali ed effetti, al massimo un riverbero esterno della Electro-Harmonix e un vecchissimo distorsore della Boss che neanche so come si chiami. Paolo Pallante ZM: Sei un innamorato degli strumenti anche come oggetti “di culto” o li consideri solo strumenti? PP: Oggi come oggi il mio rapporto con gli strumenti è molto cambiato. Ne ho avuti di favolosi e sono comunque un “fissato” per le cose vecchie, ma la mia priorità è che suonino alla grande e non mi diano problemi. Molti strumenti nuovi hanno queste caratteristiche e così non mi faccio problemi a suonare una 335 ancora con l’etichetta se suona bene. Inoltre non sto con la paura di rovinare una vernice originale del 1964… ZM: “Tutto quello che resta” ti vede in questo disco a fianco di Alex Britti che ha suonato diversi strumenti e arrangiato il brano. Raccontaci com'è nata questa collaborazione e, soprattutto, perchè Alex è “intimamente convinto che tu sia un messicano di Tivoli”. PP: Io Alex siamo amici di vecchia data ed è stato divertente lavorare insieme su questo pezzo. Ricordo che stavo in Val d’Aosta per dei concerti e mi chiamò per dirmi che aveva avuto un’idea su questo pezzo che avevamo canticchiato un po’ di tempo prima, giocherellando con le chitarre sul divano. Così andai a registrare la base di chitarra e voce in uno studio vicino Aosta, trovato sulle pagine gialle e gli mandai la base. Poi cominciammo a lavorare a distanza mentre io ero in giro e lui stava a Roma. Il tutto è continuato per un bel po’ finchè non abbiamo trovato il testo giusto e l’arrangiamento buono. Mi fece ridere tanto quando mi disse che secondo lui dovevo inserire nel testo questa cosa del “mucha passion” e io rimasi un po’ esterrefatto. Al che mi disse, ma si, tanto tu sei teatrale, a metà tra un messicano di Tivoli e Tonino Carotone! Aveva ragione e così fu. Paolo Pallante ZM: Infine, anche se questa è stata un'intervista che mi è piaciuto mantenere per buona parte su binari meno convenzionali del solito per ZioMusic, non posso esimermi dal chiederti cosa farai ora. Immagino che da te ci si debba aspettare qualcosa di altrettanto poco convenzionale. PP: Sono appena tornato da un tour europeo che ha toccato Francia, Belgio, Olanda e Germania e che si chiamava “Pazzesco tour”. Durante il giro abbiamo acquisito un sacco di materiale in forma di interviste e colloqui con tutte le persone incontrate, parlando del concetto di follia e di normalità. E’ stato quasi uno studio “sociologico” che mi ha arricchito tantissimo. Abbiamo suonato nei posti più incredibili, dalla foce di un fiume, a una fabbrica abbandonata, da un ex monastero a un laboratorio di falegnameria. Tutti posti non convenzionali come non convenzionale è il mio far musica. In autunno questo progetto riprenderà il suo cammino, evolvendosi in qualcosa che non posso ancora dire. Potrete scoprirlo su www.pallante.net]]]> Wed, 12 Aug 2015 15:32:57 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/08/12/intervista-a-paolo-pallante/ Recensione Nuendo 7 http://www.ziomusic.it/2015/08/02/recensione-nuendo-7/ Game Audio Tutti i sound designer saranno entusiasti della nuova tecnologia Game Audio Connect, ottimizzata per il lavoro nelle produzioni audio per videogames. Questa interfaccia consente di semplificare notevolmente il processo di trasferimento delle risorse audio ai motori audio di gioco o a dei middleware come Audiokinetic Wwise. Esiste quindi la possibilità di creare e modificare le risorse audio di gioco in Nuendo e trasferirle direttamente nel proprio motore audio di gioco. Un motore audio abilitato per Game Audio Connect è in grado di individuare in maniera estremamente rapida le proprie parti audio che si trovano su un hard-disk locale, in una rete o in un sistema di controllo di versione. Vuol dire anche che dal motore audio di gioco è possibile selezionare una risorsa audio e fare in modo che Nuendo apra il progetto che la contiene. Veramente potente! Significa risparmiare ore e ore di tempo che di solito si impiega per configurare manualmente i dialoghi import e export. Game Audio Connect offre anche una piena integrazione con Perforce Version Control, grazie alla quale ogni cambio nel progetto Nuendo 7 viene monitorato nel background. [caption id="attachment_40226" align="alignnone" width="720"]FOTO1_Game Audio Connect La finestra di Game Audio Connect è una zona di rilascio in cui è possibile effettuare direttamente operazioni di drag & drop, rendering ed esportazione e consente di definire una serie di impostazioni relative al collegamento del motore audio di gioco e di Perforce a Nuendo, dove Nuendo rappresenta l’host in una connessione di rete.[/caption] È possibile definire degli schemi di assegnazione nomi, ordinando gli attributi che definiscono la struttura del nome dei file audio esportati. Si imposta nel menu di rendering, altra novità di cui parleremo tra poco. Questa funzione si rivela un grande aiuto perché permette di adattare lo schema di assegnazione a quello di Wwise, scegliendo tra gli attributi ‘nome della traccia’, nome dell’evento e contatore (che aggiunge un numero al nome file risultante). Tanti sound designer adesso lavorano con Nuendo non solo per la grande apertura del suo formato e le potenti possibilità di editing, ma anche per la grande varietà di features per la creazione di effetti sonori, come l’integrato synth granulare Padshop, VST Amp Rack e il Quadrafuzz v2, dei quali parleremo anche più avanti. Non una novità (già disponibile anche per Nuendo 6), ma molto utile risulta la libreria creata dall’azienda newyorkese Pro Sound Effects, che mette a disposizione 1.5 GB di effetti sonori 100% royalty-free, con file .wav 24-bit/48kHz, che divisi in venti categorie spaziano dal ruggito di una tigre siberiana al rumore di un trapano da dentista. Sono veramente tante le features che Nuendo mette a disposizione, per un game audio workflow molto fluido e creativo, in generale per il management intelligente di migliaia di game audio asset tramite il sistema MediaBay, ma anche grazie alla possibilità di intervenire con molta precisione sui suoni utilizzando la vasta gamma degli attrezzi per l’editing, e per l’alto potenziale di personalizzazione con i shortcuts dalla tastiera, macros, plug-in manager ecc. Steinberg con Nuendo 7 ha fatto anche dei miglioramenti che riguardano l’editing in fase di post-produzione. Viene introdotto il supporto del timecode a 50fps, come anche un nuovo schema timecode nella barra di trasporto. Inoltre, i metadati di eventi audio non vengono solo visualizzati nella info line, ma anche nell’evento stesso. Se si attiva l’opzione “l’automazione segue gli eventi” gli eventi di automazione seguiranno automaticamente lo spostamento di un evento o di una parte. Questa funzione consente di semplificare la configurazione dell’automazione relativa a uno specifico evento o parte piuttosto che a una posizione specifica nel progetto. È ad esempio possibile automatizzare il panning dell’evento di un effetto sonoro, se si ha successivamente necessità di spostare l’evento, l’automazione seguirà automaticamente lo spostamento. Adesso anche “trimmare” la testa e coda dell’evento è diventato molto più semplice, visto che le curve di automazione vengono scritte anche se l’evento audio viene accorciato o allungato. [caption id="attachment_40240" align="alignnone" width="720"]ADR Il pannello ADR consente di eseguire operazioni ADR e di doppiaggio.[/caption] ADR La registrazione della voce e il doppiaggio sono uno dei lavori più comuni nella post-produzione audio, perché le registrazioni di dialoghi esterni costano tanto, sono poco flessibili e non sono per niente integrati nel workflow della DAW. Nel pannello ADR è possibile eseguire operazioni ADR (Automated Dialogue Replacement) e di doppiaggio. Capita talvolta che i dialoghi di alcune tracce di produzione debbano essere registrati nuovamente o doppiati in una lingua differente. Quando si esegue questa operazione, le take originali vengono riprodotte in modo da consentire al doppiatore di ascoltare le tracce di produzione originali come guida. L’attore può quindi provare il dialogo e registrarlo nuovamente. Queste operazioni possono essere eseguite utilizzando le funzioni ADR disponibili nel pannello ADR della finestra Marker, grazie ai quali diventa facile di individuare, registrare e organizzare le registrazioni delle voci per differenti ruoli/scene. Eccovi qualche altra interessante novità per la post produzione: [caption id="attachment_40227" align="alignnone" width="720"]Foto2_ReConform La funzione ReConform consente di adattare automaticamente dei progetti audio a nuove versioni di montaggio di un determinato materiale video.[/caption] ReConform Il processo di post-produzione in televisione o cinema spesso prevede di lavorare a dei mix audio utilizzando le prime versioni di montaggio disponibili del materiale video. Quando vengono distribuite delle versioni successive modificate e aggiornate, è necessario identificare le parti che hanno subito dei cambiamenti ed adattare di conseguenza il mix audio al video. Questa operazione può richiedere in molti casi un notevole dispendio di tempo, ma con la funzione ReConform adesso si è molto più performanti sotto questo aspetto. Tecnicamente si tratta di automatizzare la maggior parte del flusso di lavoro, inclusa la comparazione delle vecchie e delle nuove EDL (Edit Decision List, con i timecode e altri dati) e la corretta applicazione delle modifiche previste dalle EDL al progetto di Nuendo. In pratica parliamo di riadattare il mix audio al materiale video modificato. Sebbene la maggior parte del processo avviene in automatico, è comunque possibile apportare delle modifiche manuali. Delle funzioni ausiliarie, come diversi tipi di marker e l’anteprima, sono inoltre in grado di facilitare e supportare le operazioni di lavoro preliminari e tutte le fasi successive. Come spesso accade, le nuove versioni di Nuendo beneficiano degli sviluppi fatti per Cubase. Effettivamente anche Nuendo 7 contiene tante novità già introdotte in Cubase 8 precedentemente. Render in Place La funzione Render in Place consente di renderizzare (in gergo si dice anche “fare un bounce”) velocemente del materiale esistente in nuovo materiale audio, come parti MIDI e/o audio multipli, che poi vengono reintegrati nel progetto Nuendo. Si possono renderizzare: tracce audio, tracce instrument, eventi o parti audio nelle tracce audio, parti MIDI nelle tracce instrument, intervalli di selezione nelle tracce audio o instrument e intervalli di selezione in più tracce audio o instrument. [caption id="attachment_40237" align="alignnone" width="720"]Rendering Renderizzare una selezione di audio asset sul hard disc aiuta a risparmiare molto tempo, in particolare quando si ha a che fare con grosse quantità di file audio.[/caption] Render Export La funzione Render Export permette di esportare una sezione a libera scelta di file audio e MIDI, sia come eventi separati, come blocchi di eventi o anche come un file singolo. Ovviamente si può decidere esattamente che cosa deve includere (o escludere) il processo di renderizzazione, come potrebbe essere magari solo il file senza effetti, o includere tutti i settaggi dei canali o anche tutto il percorso del segnale. Significa che nella scheda Esporta, è possibile configurare il processo di esportazione del materiale renderizzato in formato .wav. Può essere utilizzata la cartella di default, oppure è possibile definire una cartella personalizzata. La scheda Esporta consente inoltre di aggiungere e utilizzare degli schemi di assegnazione nomi. ASIO-Guard 2 asio guard 2Con le versioni di Cubase 7 e Nuendo 6, Steinberg ha potenziato il motore audio aumentandone la stabilità e le prestazioni per molti utenti. In particolare grazie all’utilizzo della nuova tecnologia Asio Guard, che permette la compensazione dei picchi di audio e la gestione del sistema di registrazione in modo innovativo, le prestazioni ne hanno tratto un beneficio evidente. Se la prima versione supportava esclusivamente i canali audio e VST Instrument compresi i plug-in che venivano da questi utilizzati, in Cubase 8 è stata presentata una seconda versione ottimizzata, che troviamo anche in Nuendo 7. Adesso supporta tracce instrument e permette di incrementare le prestazioni di strumenti  VST multi-timbrici e sample che prevedono disk streaming, come anche tutti il canali live-input indipendenti. Audio Mixdown, Freezing (congelamento delle tracce) e la renderizzazione estemporanea possono essere velocizzati incrementando la latenza e riducendo la risoluzione dell’automazione. In questo modo ciascuna automazione verrà calcolata all’interno di ciascun blocco Asio (campioni nel buffer size). Advanced project collaboration 2 Gestione progetti avanzata La nuova funzione “Importa tracce audio da un progetto” facilita il trasferimento di tracce audio (inclusi tutti gli eventi audio e relativi track data) da un progetto Nuendo all’altro, senza neanche dover aprire il progetto sorgente! Ovviamente anche altri dati importanti come plug-in, routing e automazione vengono trasferiti. [caption id="attachment_40222" align="alignnone" width="720"]Aree di lavoro_mixing Area di lavoro: Mixing[/caption] Gestione finestre / aree di lavoro migliorata Nuendo 7 offre anche una nuova gestione delle finestre e delle aree di lavoro. Praticamente non c’è limite di personalizzazione per quello che riguarda la posizione e grandezza delle finestre. Include anche un nuovo main menu sulla barra per l’organizzazione delle aree di lavoro, molto utile per definire e salvare impostazioni globali, ma anche specifici per un progetto. Molto pratico anche che dalle preferenze generali io possa ora impostare l’apertura dei progetti con l’ultimo layout delle finestre utilizzate, nel caso di apertura di progetti esterni che magari hanno un layout di area di lavoro completamente diverso e cambierebbero le proprie impostazioni. [slideshow_deploy id='40246'] Rack Zone / Mediabay nella finestra progetto VST Instrument Rack e MediaBay adesso possano essere visualizzati nella parte destra del project window. Sono dei tool veramente potenti che permettono di accedere direttamente dalle rispettive tab a tante risorse, funzioni e controlli. Il risultato è un workflow ottimizzato, più creativo e con meno finestre aperte da gestire. Track List e Inspector migliorato Grazie al nuovo design di Track List e Inspector si riesce a leggere molto meglio le scritte e le info. I nomi delle tracce sono più semplici da trovare e il set di controlli per le tracce più ridotto evita molti problemi. In più, grazie alle nuove tab di configurazione sotto la track list, è possibile saltare velocemente tra differenti configurazioni dei controlli delle tracce. Tempo detection Plug-in Manager … hallelujah! Per me un grandissimo aiuto è il plug-in manager, accessibile dal menu periferiche. Finiti i tempi in cui ogni volta dovevo “arrampicarmi” nell’albero di decine e decine di plugs e instruments per trovare quelli preferiti. Finalmente posso crearmi all’interno del plug-in manager, semplicemente con drag & drop, una mia collezione che poi mi appare appena apro un insert dall’inspector o dal rack del mixer. Visto che di solito uso praticamente sempre quella stessa ventina di plug-in, è molto comodo avere un accesso immediato. Volendo posso con un semplice click avere comunque subito a disposizione anche l’elenco di tutti gli altri plug-in o instrument. VCA Fader VCA Fader VCA è l’acronimo di Voltage-Controlled Amplifier. I fader VCA si trovavano in origine sui banchi di mixaggio hardware. Questi particolari tipi di fader consentivano di controllare i livelli del volume di più canali del mixer mediante l'utilizzo di un unico fader. Per assegnare i fader di più canali a un fader VCA, i rispettivi canali devono essere collegati fisicamente con il fader VCA stesso. In Nuendo, le funzionalità dei fader VCA si basano sullo stesso concetto. I fader VCA possono essere collegati a diversi tipi di canali relativi all’audio. In tal modo, i fader VCA possono controllare il volume dei canali collegati. Un canale può essere collegato a un solo fader VCA. Da un punto di vista tecnico, spostando un fader VCA su un diverso livello in dB si aggiunge o sottrae il nuovo valore ai/dai valori originali dei canali collegati. In poche parole, la tecnologia VCA fader permette di creare un secondo “layer” di mixing all’interno della MixConsole di Nuendo. VCA fader non solo aiutano a creare dei mix complessi per progetti film o tv, ma permettono anche automazioni più avanzate utilizzando la funzione combina VCA fader automation, che combina la curva di automazione di un VCA fader con la curva di automazione di un fader o gruppi di fader controllati. [caption id="attachment_40215" align="alignnone" width="720"]Tempo detection Tempo detection[/caption] Tempo detection (individuazione del tempo) per MIDI Nuendo dispone adesso di un potente algoritmo di individuazione del tempo che può essere usato con i contenuti musicali di carattere ritmico, anche se questi non sono stati registrati a metronomo e/o se contengono delle variazioni temporali. Questa funzione ha due scopi principali: analizzare il tempo di materiale registrato liberamente in modo che altre tracce (audio o MIDI) possano seguire tale tempo, e adattare il materiale registrato liberamente al tempo del progetto (che può essere fisso o variabile). Quale può essere l’utilità? Un esempio personale: ho un appuntamento settimanale fisso con un cliente che viene a farsi arrangiare i suoi brani, e tutte le volte quando si parte con una nuova canzone per fare la stesura lui per prima registra la parte di pianoforte. Non suona neanche tanto male il piano a livello espressivo, ma fa veramente fatica suonare a click e si innervosisce quando sente che va fuori tempo, il che ovviamente non giova all’esecuzione. Dopo l’esecuzione si perde sempre tanto tempo a raddrizzare il tutto, e quantizzare pesantemente una parte di pianoforte suona proprio male. Adesso con la funzione individuazione del tempo posso farlo suonare liberamente, farmi creare la tempo track da Nuendo e avere automaticamente in griglia gli interventi audio o MIDI che aggiungo dopo. Pratico, no? Attenzione però:  l’evento audio o la parte MIDI dovrebbe avere durata pari ad almeno 7 secondi per riconoscere il tempo, e come si può immaginare, funziona meglio con materiale audio che presenta dei beat o un ritmo ben definibile e identificabile. Per quello che riguarda l’elaborazione del segnale audio, vengono introdotte in Nuendo 7 tante novità, che comunque troviamo già anche in Cubase 8. EQ_channel strip Channel Strip EQ migliorato Il modulo EQ del channel strip in dotazione adesso è più facile da interpretare, grazie ai valori mouse-over aggiunti per gain, frequenza e l’equivalente in note pitch, cioè è possibile inserire valori di pitch o cent anziché la frequenza in Hz per ogni banda. La sezione pre adesso offre anche la selezione della pendenza del filtro di 6, 12, 24, 36 e 48 dB/Oct per passa alto e passa basso. Multiband - Compressor, Expander e Envelope Shaper [slideshow_deploy id='40248'] Nuendo 7 offre anche vari plug-in Multibanda. Non credo che serva spiegare la grande utilità di poter elaborare il range dinamico di una traccia su quattro bande indipendenti. Al compressore multibanda, che adesso grazie ad un update supporta anche il side-chaining dedicato per aggiustare e monitorare frequenze trigger individualmente per ognuna delle quattro bande, si aggiunge come novità anche un expander multibanda, che può servire per creare un range dinamico più ampio, ma funziona alla grande anche come noise gate. L’envelope Shaper multibanda da il meglio di se lavorando sulle tracce di batteria, ma anche nella creazione di suoni particolari, permettendo di alterare liberamente le caratteristiche di attacco e rilascio di ogni banda per la rielaborazione della struttura del transiente. Bello è, che questi plug-in multibanda offrono la possibilità di essere usati anche nel “live mode”, cioè appunto in situazioni dal vivo, senza latenza! VST Bass Amp VST Bass Amp Adesso disponibile anche per Nuendo 7 questo bel plug-in per basso con emulazioni di sei modelli di amplificatori e quattro cabinet, registrati con otto microfoni in posizioni diversi. Ovviamente ci sono a disposizione anche degli stompbox virtuali. Funziona veramente bene, con suoni che si avvicinano molto alle timbriche degli amplificatori originali storici. Quadrafuzz v2 Quadrafuzz v2 Grande ritorno del Quadrafuzz con la versione 2, che come si capisce già dal nome permette di distorcere fino a quattro bande individuali, tenendo sotto controllo la distorsione armonica. Questo plug-in è un po’ come il prezzemolo, sta bene con tutti gli strumenti e suoni. Della prima versione ho fatto larghissimo uso in tantissimi progetti, e so già che la v2 da adesso sarà il primo plug-in che aprirò quando voglio distorcere qualcosa, perché è facile da usare, molto versatile e suona proprio bene. [slideshow_deploy id='40252'] Per ampliare ulteriormente la già impressionante quantità di features di Nuendo 7, Steinberg ha pensato di mettere a disposizione nel plug-in set alcuni sample player e synthesizer che prima erano disponibili solo con il Nuendo Expansion Kit (NEK), come HALion Sonic SE 2 e il synth granulare Padshop. Il Nuendo 7 Expansion Kit porta i music tools di Cubase nella piattaforma Nuendo. NEK significa completa compatibilità con tutte le funzioni per la creazione di musica in Cubase, come anche le funzionalità di importazione di progetti Cubase. NEK contiene una quantità impressionante di strumenti belli, attrezzi innovativi per il sound design e tecnologie avanzate per compositori. DeEsser Altri due update di plug-in da menzionare sono il DeEsser, che è disponibile come modulo nel channel strip, e adesso permette il supporto side-chain e offre anche una funzione preview, che fa ascoltare il segnale che viene rimosso. tuner Il nuovo Tuner plug-in ha un display più grande e la possibilità di utilizzarlo anche in strobe tuning mode, in più la frequenza base è customizzabile Considerazioni: Premessa: è da tanto tempo che lavoro con i prodotti Steinberg e mi trovo benissimo. Ho potuto provare tanti altri sistemi DAW, ma Cubase e Nuendo sono sempre stati i miei preferiti ed ho sempre apprezzato gli sforzi di Steinberg di dare agli utenti prodotti sempre migliori e completi. L’ultima versione di Nuendo è veramente “tanta roba”, e intendo letteralmente, anche se l’utilizzo “giovane” di queste due parole ci starebbe comunque. Le possibilità che offre Nuendo 7 sono immense. Oltre alla particolare cura degli attrezzi per la post-produzione tv e film, adesso si aggiungono anche features importanti per il settore gaming, per non parlare di tutte le tecnologie derivate da Cubase 8, l’integrazione del NEK e tante altre migliorie. Lavorarci è un grande piacere e le possibilità enormi di personalizzazione riguarda l’aspetto, layout e funzionalità permettono di adattare il sistema alle varie esigenze e al proprio modo di lavorare. Vorrei aggiungere una cosa, forse dopo tutto questo parlare di editing, layout, mediabay, rack zone, rendering, plug-in, asio-guard ecc., stavo per dimenticare qualcosa di importante: il motore audio è eccellente! Il suono è formidabile, trasparente, in faccia. Valutazione finale: Per chi cerca una soluzione “all-in-one” professionale per la creazione e produzione di musica, e a chi in particolare servono gli attrezzi giusti per la post produzione tv, film, gaming, e nel live, credo che Nuendo 7 è il software più indicato sul mercato. La versione "full" costa ben 1.799,00 dollari, ma ci sono ovviamente prezzi molto più contenuti per chi fa l'upgrade da una versione precedente. QUI potete trovare le specifiche per i requisiti di sistema minime. info: www.steinberg.com]]]> Sat, 01 Aug 2015 22:01:24 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/08/02/recensione-nuendo-7/ Recensione mixer Rane TTm57mkII http://www.ziomusic.it/2015/07/26/zona-dj-recensione-mixer-rane-ttm57mkii/ Il mio live setup che integra digitale, Serato, e analogico.[/caption] Premesso che in questo momento della mia carriera mi sento un DJ molto più analogico che digitale, devo ammettere che questo mixer Rane TTM57 mkII, che il distributore italiano in esclusiva Prase ci ha mandato, mi ha lasciato piacevolmente sorpreso. Ha riacceso la spia digitale che spesso riemerge nel mio DJing, facendo capolino e portando ventate di creatività nelle mie performance live e nella vita da studio! Rane - ttm57mkii Abbandono così, anche se solo per un attimo, la mia veste di DJ 'old fashion' tutto vinile e valvole e mi calo nei panni di questo piacevolissimo Mr. Hyde smanettone e "supergggiovane". [caption id="attachment_40142" align="aligncenter" width="716"]Rane DJ TTm57mkII Esempio di cablaggio con 2 laptop per DJing back to back con due turntables.[/caption] La prima cosa che balza all'occhio analizzando il TTM57mkII è sicuramente la possibilità di collegare due laptop al mixer utilizzando le due porte USB 2.0 audio/midi a dispetto della singola porta USB 1.0 integrata nel suo fortunatissimo predecessore uscito qualche anno fa. E perché mai, potreste chiedervi, avere due porte USB in un mixer che è progettato e studiato per essere utilizzato con il rinomato programma Serato direttamente dal proprio laptop? E' semplicissimo, direbbe lo sbarbato tutto clubbing e DJ set. La tendenza più cool degli ultimi anni è lavorare spesso in back to back con un altro DJ della 'digital era' proprio come noi.  Quest'ultimo potrà collegare il suo portatile via USB al nostro mixer senza scomodare il nostro computer precedentemente cablato e scarrellare così, contemporaneamente a noi, la sua privatissima playlist, utilizzando tutte le funzionalità che questa bella macchina della Rane offre accoppiata al software Serato. [caption id="attachment_40143" align="aligncenter" width="720"]Rane DJ TTm57mkII Esempio di switch da Serato in time code a vinile normale.[/caption] Giusto per citare alcune di queste funzioni, ho trovato piacevoli i morbidissimi 4 pads in silicone retroilluminati che richiamano quattro punti CUE selezionabili sulle tracce; così come super-smart è la possibilità di usare i (devo ammettere) veramente ottimi FX di Serato applicandoli ai canali del mix; oppure la possibilità di usare gli aux del mixer in routing con il sampler SP6 di Serato. Essendo sempre stato, nei miei momenti sfrenatamente digitali, principalmente un fruitore di prodotti Native Instruments (quindi Traktor Scratch Pro, controller X1, controller F1 e chi più ne ha più ne metta), ho potuto finalmente divertirmi comandando dal TTM57mkII un software differente. In questo caso il plauso ai programmatori di Serato è d'obbligo, vista la stabilità, intuitività e perfetto feeling con il mixer Rane e con il time code. [caption id="attachment_40144" align="aligncenter" width="720"]Rane DJ TTm57mkII Esempio di cablaggio mixer ravvicinato per DJing back to back con due laptop più due turntables.[/caption] Tutto d'un tratto però il dottor Jekyll, nel bel mezzo di una mia session live, ritorna prepotentemente alla ribalta e mi impone di 'suonare' qualche vinile (da musicista posso dire che non capisco questa polemica sulla semantica della terminologia più esatta da attribuire ad un DJ quando riproduce musica, personalmente credo che anche in questo gli anglosassoni sia un passo avanti a noi usando sempre e comunque il verbo "to play"). Trovo quindi fantastica la possibilità con un semplice switch di passare dalla modalità PC (quindi con l'uso di Serato), alla diretta phono o line che più ci aggrada. Nella pratica, con un semplice gesto passo alla ruvidità di un vinile e mi trovo comunque avvolto nel suono del mixer Rane, tanto che per un attimo credo di avere tra le mani il tanto fortunato nuovo mixer rotary Rane MP2015. Il mio vinile suona caldo, vellutato sulle basse ma anche duro e tagliente sulle medio alte. Alzo un altro po' il gain e quando entra la bassline la dancefloor esplode. Provo nei mix delle tracce successive, che si alternano tra Serato e vinili, ad utilizzare i pulsanti per il killing delle frequenze high, mid, bass e devo ammettere che da bravi killer i pulsanti fanno ottimamente ciò che promettono. [caption id="attachment_40141" align="aligncenter" width="720"]Rane DJ TTm57mkII Esempio di cablaggio ravvicinato del mixer per DJing back to back: due laptop più due turntables e due CDJ in Aux.[/caption] I fade del TTM57mkII si abbandonano alla guida della mano come del buon burro francese su una fetta di pane tostato e si percepisce quanto siano studiati per 'attizzare' il DJ da club ma soprattutto per far volare le dita dei DJ hip-hop, che faranno sicuramente fuoco e fiamme con quegli slide! Mi chiedo, anticipando quello che potrebbero chiedersi in molti di voi, se serva forse qualche canale in più visto, che questo mixer ha 'solo' due canali La risposta è quasi immediata. Per me no. Io sono un uomo da due dischi alla volta. E poi, come ho già detto, lo Switch PC (A e B)/diretta/aux è super veloce e permette grande scelta. In definitiva che tu sia un digital DJ o un DJ old school con questo bel mixer ti toglierai delle soddisfazioni. Quindi guys and girls sfoderate i vostri Mac, lucidate i vostri vinili o fate entrambe le cose per un godimento a 360 gradi, perché c'è della freschezza nell'aria! Info: Rane DJ Facebook Info: ranedj.prase.it   Matteo Zarcone Drummer/DJ/Producer]]]> Sun, 26 Jul 2015 21:49:10 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/07/26/zona-dj-recensione-mixer-rane-ttm57mkii/ AudioLezioni – Le tipologie di Microfoni http://www.ziomusic.it/2015/07/20/40034/ Chi poteva inventare il termine “microfono” se non un musicista? David Edward Hughes (1831-1900) era un brillante inventore ed un musicista di talento. Figlio di un musicista, da piccolo si esibì con i fratelli nelle case dei nobili londinesi, poi in tutta Europa e in America, persino alla Casa Bianca. A quel tempo (siamo nel 1876) i modelli di “trasmettitori sonori” di Graham Bell e Elisha Gray portarono a risultati deludenti nella trasmissione del parlato: Hughes volle fare di meglio e progettò il proprio trasmettitore usando granuli di carbone. Si narra che fosse solito dimostrare la propria invenzione montando il suo “trasmettitore” su una scatola contenente insetti. Il rumore che questi insetti facevano muovendosi nella scatola venivano percepiti come “amplificati”. Hughes descriveva questo comportamento dicendo che il suo trasmettitore “agiva per l’orecchio umano nello stesso modo in cui il microscopio agisce per l’occhio”: da qui il nome MICROFONO. [caption id="attachment_40048" align="aligncenter" width="344"]AudioLezioni - ZioMusic.it MODELLI MICROFONO DI HUGHES[/caption] Il primo microfono a condensatore fu costruito da Edward Christopher Wente nel 1917, mentre lavorava alla Bell Laboratories, in America. Solo nei primi anni ’20 però cominciarono ad essere prodotti i primi microfoni a condensatore per applicazioni broadcast e per la registrazione. I microfoni ad induzione elettromagnetica (i microfoni dinamici a bobina mobile e a nastro) arrivarono successivamente. Il famoso Alan Blumlein lavorò ad un progetto di microfono a bobina mobile durante gli anni in cui era impiegato alla Columbia Graphone Company (che diventò, più avanti, la EMI). Il microfono si chiamava HB1, dal nome dei suoi due inventori, Holman e Blumlein: era il novembre del 1930. Anche il primo microfono a nastro venne costruito nei primi anni ’30: nacque da una modifica che Harry Olson apportò ad un altoparlante a nastro. Questi primi microfoni a nastro erano molto grandi e pesanti, ma di qualità comparabile a quella dei microfoni a condensatore di quel tempo. Solo dopo la seconda guerra mondiale, quando risultarono disponibili magneti permanenti più potenti, le dimensioni dei microfoni a nastro si ridussero. Nel 1958 Eugen Beyer produsse il primo microfono a nastro con diaframma piccolo. La sua capsula aveva dimensioni simili ai trasduttori a bobina mobile di quel tempo e i suoi progetti originali vengono ancora utilizzati nella produzione di oggi. [caption id="attachment_40049" align="aligncenter" width="514"]AudioLezioni - ZioMusic.it Microfono Blumlein HB1[/caption] Come Scegliere? Sono tre i principali aspetti da considerare nella scelta di un microfono per una registrazione: Il principio di funzionamento La risposta in frequenza Direttività Qui parleremo del principio di funzionamento, lasciando gli altri due aspetti da esaminare in altri articoli. Il Microfono è un trasduttore, cioè un dispositivo che trasforma una forma di energia in un’altra forma di energia, più precisamente energia acustica in energia elettrica. Il tipo di trasduttore viene definito dal principio di funzionamento. I due principali usati nel design dei microfoni sono quello dinamico e quello a condensatore. Il Microfono Dinamico AudioLezioni - ZioMusic.it   Il suo funzionamento si basa su un principio elettromagnetico. Il diaframma (cioè una membrana metallica che vibra in rapporto alla pressione sonora che riceve) è fissato ad un filo di rame (detto bobina mobile) avvolto a spirale attorno ad un magnete. Il filo conduttore è quindi sospeso ed 'immerso' in un campo magnetico. Quando il suono raggiunge il diaframma esso metterà in vibrazione la bobina che permetterà quindi di generare un segnale elettrico a corrente alternata, in rapporto con l'oscillazione del segnale acustico ricevuto, che verrà poi incanalato nel cavo, in genere un cavo microfonico, chiamato anche XLR. Questo tipo di microfono è molto resistente, ha buona sensibilità e può sopportare altissimi livelli di pressione sonora senza distorsione. Il microfono dinamico ha però limiti nella risposta in frequenza, in particolare ha difficoltà a tradurre in segnale elettrico le bassissime e le altissime frequenze. Per compensare a questo limite vengono inserite all’interno del microfono piccole camere di risonanza che permettono di estendere la loro risposta in frequenza. Il Microfono a Nastro AudioLezioni - ZioMusic.it Il Microfono a nastro, non è una specie a se come alcuni pensano, è un tipo particolare tipo di microfono dinamico. In questo caso la membrana è un sottilissimo nastro di alluminio fissato alle estremità e sospeso in un campo magnetico. Quando le variazioni di pressione acustica (il suono) fanno muovere il nastro, questo si muove perpendicolarmente rispetto alle linee di flusso del campo magnetico, un po' come farebbe una corda di chitarra sopra ai pickup magnetici. Ciò induce nel nastro una corrente di intensità ed ampiezza proporzionale all’onda sonora. I microfoni a nastro sono solitamente molto più delicati dei microfoni dinamici a bobina mobile. Il nastro interno ha uno spessore di soli pochi micron e può essere danneggiato facilmente, anche solo soffiando sul microfono (tanto per capirci un capello umano misura mediamente 80 micron). Persino attivare erroneamente l’alimentazione phantom su un microfono a nastro può danneggiarlo seriamente. Sono microfoni apprezzati per il loro suono “caldo” e per la loro buona risposta alle basse frequenze. Il Microfono a condensatore [caption id="attachment_40044" align="aligncenter" width="482"]AudioLezioni - ZioMusic.it Spaccato del diaframma di un microfono a condensatore.[/caption] Il Microfono a condensatore si basa su un principio elettrostatico. Il condensatore interno al microfono è formato da due piastre metalliche, chiamate armature, una fissa e l'altra mobile. Questa piastra mobile è il vero e proprio diaframma del microfono. La piastra mobile (ovvero la membrana) subisce i cambiamenti di pressione acustica ed è quindi libera di oscillare, portando quindi ad una variazione della distanza fra le 2 lamine. Questa variazione di distanza fa in modo che la capacità del condensatore vari con il suono e che la carica elettrica che passa al suo interno sia proporzionale all'onda acustica ricevuta. Tuttavia qui sorge un problema. E' infatti necessario che il condensatore abbia un polarizzazione iniziale e per averla è necessario alimentare il microfono con una tensione elettrica. Ecco perché i microfoni a condensatore necessitano di un’alimentazione esterna (la famosa Phantom Power 48V) che spesso viene data direttamente dal mixer, dal pre o dalla scheda audio. Un'altra funzione di questa alimentazione è inoltre quella di alimentare l'amplificatore che si trova nel corpo del microfono, che ha lo scopo di ridurre l'impedenza del segnale in uscita riducendo così eventuali disturbi. A differenza dei microfoni dinamici, i microfoni a condensatore sono mediamente più fragili, più sensibili e meno resistenti alla pressione sonora; per questo vengono usati maggiormente in sede di registrazione in studio piuttosto che in situazioni live (sebbene ora se ne producano modelli più resistenti e meno sensibili adatti al live). Alcuni modelli prevedono attenuatori (Pad) per poter sopportare alti livelli di pressione sonora. Questo tipo di diaframma permette però un'ottima riproduzione delle alte frequenze e dei diversi dettagli e sfumature. I microfoni a condensatore hanno una risposta ai transienti (ovvero la parte iniziare di un suono, detto spesso anche attacco) 4 volte più veloce di quella dei microfoni dinamici! I microfoni a condensatore più moderni usano componenti a stato solido come circuiti interni, ma quelli meno recenti, o quelli che si ispirano ad un suono più vintage, utilizzano le Valvole termoioniche (Vacuum tubes). Le caratteristiche meno lineari conferite dall’elettronica valvolare, danno origine a percezioni soggettive spesso indicate come “calore” e “morbidezza”. Queste peculiarità hanno aumentato notevolmente la popolarità dei microfoni a condensatore valvolari, soprattutto presso chi ricerca suoni meno fedeli ma più 'musicali'. Questi vantaggi sonori hanno però dei costi in termini di rumore di fondo, distorsione e fragilità. Le valvole, dopo un certo periodo di tempo, ad esempio, devono essere sostituite. La maggior parte dei microfoni a condensatore valvolari, inoltre, necessitano inoltre di un alimentatore esterno, in quanto l’alimentazione phantom a 48V non risulta sufficiente. Esempi Audio di Diversi Microfoni https://soundcloud.com/ziomusic/sets/audiolezioni-comparazione-tipologie-microfoni L'Utilizzo Il microfono dinamico è solitamente preferito ad un condensatore quando si deve riprendere una sorgente che raggiunge alti livelli di pressione sonora. Il classico caso può essere la cassa della batteria. Grazie alla loro maggior robustezza e resistenza sono preferiti nelle applicazioni in performance live, mentre i microfoni a condensatore sono molto più adatti all’ambiente dello studio di registrazione. Il classico esempio è quello della riprese della Voce: un buon dinamico può dare ottimi risultati live, mentre in studio è assolutamente preferito il microfono a condensatore che sa catturare più sfumature e dettagli. I microfoni a condensatore hanno una risposta in frequenza generalmente più estesa e precisa sulle alte frequenze: questo li rende ideali per la ripresa degli strumenti acustici (chitarra, pianoforte, violino, ecc) di cui si vogliono cogliere tutte le sfumature, sfumature che il condensatore riesce a riprendere anche grazie alla sua risposta ai transienti molto più veloce di quella di un microfono dinamico. Anche il microfono a nastro ha una risposta molto veloce ai transienti, ma la sua risposta in frequenza è molto caratteristica, di solito con frequenze alte morbide e delicate, buona sulle medio-basse. Questo lo rende ideale per la registrazione di chitarre elettriche, perché la sua risposta sulle alte riduce “l’aggressività” e la “ruvidezza”, soprattutto sulle chitarre distorte. Altro tipico utilizzo del microfono a nastro è in coppia come ripresa ambientale, o come panoramici sulla batteria, per gli strumenti a fiato o per la voce, soprattutto per timbri particolari, ricchi di medio-basse. Non posso terminare senza ricordare che un buon fonico, quando si tratta di dover scegliere il microfono giusto per lo strumento che deve registrare e per il risultato che vuole ottenere, deve tener presente non solo le caratteristiche del microfono in sé, ma anche la combinazione del microfono stesso con il preamplificatore che utilizzerà. E’ infatti l’interazione dei due elementi, microfono + preamplificatore, che determina il risultato finale! Ma di questo parleremo una prossima volta..   Laura Benigna Ingegnere del Suono]]]> Sun, 19 Jul 2015 22:53:33 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/07/20/40034/ Come scegliere e costruire una pedaliera? – Parte 1 http://www.ziomusic.it/2015/07/13/come-scegliere-e-costruire-una-pedaliera-parte-1/ I nostri pedali però, per essere portati live ed in studio con efficacia, sicurezza e criterio, hanno bisogno di una sistemazione ed alimentazione adeguata. Nei miei corsi e seminari spiego sempre che è inutile avere duemila euro di pedali e poi averli tutti a terra sparsi sul palco alimentati con una ciabatta comprata al discount che ci farà rientrare una ronza incredibile e rovinerà il suono. Ecco perchè abbiamo stretto una collaborazione con il leader mondiale in fatto di pedaliere, l'azienda di Nashville Pedaltrain (ed il suo distributore europeo Face), per realizzare questa serie di lezioni/consigli su come scegliere, progettare e quindi costruire la propria pedaliera professionale secondo le proprie necessità. Ecco la prima puntata che presenta diversi modelli di pedalboard, con caratteristiche differenti per usi differenti, in cui spieghiamo come scegliere il formato e quali tipologie di pedali possiamo metterci. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/qQLedd1qx9Y[/embed] Inoltre vi consiglio di andare alla pagina pedalboardplanner.com dove potrete usare l'applicazione sviluppata da Pedaltrain per progettare e salvare la propria pedaliera virtuale con i propri pedali (o con i pedali dei nostri sogni) e farsi già un progetto concreto. Vi anticipo anche che a Settembre ci sarà un succulento concorso in cui regaleremo ben tre pedaliere Pedaltrain (complete di borse e accessori) a coloro che ci invieranno i progetti di pedaliere migliori o più creative. Info: pedalboardplanner.com Info: www.pedaltrain.com Info: www.face.be]]]> Mon, 13 Jul 2015 09:10:07 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/07/13/come-scegliere-e-costruire-una-pedaliera-parte-1/ Recensione Softube Console 1 http://www.ziomusic.it/2015/07/02/recensione-softube-console-1/ Softube Console 1 è una combinazione di un software plugin e una solida unità di controllo hardware, con una certa quantità di encoder, tastini bianchi, cerchietti luminosi gialli e LED, per riassumerlo scherzosamente proprio come appare. Costruito in lamiera d'acciaio, pesa circa due chili ed ha le dimensioni di 3 x 43 x 18 cm, cioè più o meno quelle di una tastiera da computer. Fino a qui niente di nuovo, direte, alla fine si tratterà sempre di un controller MIDI. Vero, ma a differenza degli altri controller multifunzione in giro, Console 1 non si nasconde e va dritto al punto, per favorire un workflow fluido con plugin d’eccezione in dotazione, contiene il modeling virtuale di una storica mixing console, la Solid State Logic SL 4000 E-Series. [caption id="attachment_39842" align="aligncenter" width="720"]Solid State Logic SL 4000 E Solid State Logic SL 4000 E[/caption] Cosa significa? Abbiamo a disposizione una infinità di channel strip con un equalizzatore che ha le caratteristiche del SSL E242 „Black Knob“ EQ, un classico compressore del canale SSL, una sezione chiamata SHAPE con gate/expander, dove è inserito anche un transient designer, e i famosi filtri low- e high-cut della console 4000E. Oltre a tutto ciò, c’è pure una sezione Drive, che simula la saturazione dei preamp del 4000E. Tutto questo, così come anche altre preziose funzioni, è controllabile direttamente dalla superficie di controllo, senza mai tocca altro. Software Il software arriva nel formato plugin VST(3)/AU/AAX ed è disponibile sia per Mac che PC. L‘installer che ho scaricato per il mio PC pesa 451 MB e include tutte le configurazioni standard di Console 1 e quelli del plugin SSL. In poche parole: per circa 800 Euro Softube ti da il controller fisico e il pacchetto software di un channel strip „Solid State Logic”. Per farlo girare su PC ci vuole almeno Windows 7 come sistema operativo e un po’ di RAM disponibile, visto che Console 1 non funziona come il sistema plugin UAD di Universal Audio, cioè con schede PCI o processore esterno, ma utilizza il processing e la memoria del computer. Perciò conviene avere un buona scheda madre con un bel processore e, appunto, un po’ di RAM per essere abbastanza agili. Comunque non vi spaventate, io uso ancora una scheda Asus Commando (quad core) che ha quasi otto anni, con quattro giga di RAM, e sono riuscito a far girare tutto egregiamente. [caption id="attachment_39846" align="aligncenter" width="720"]bd Ecco come si presenta l'interfaccia grafica del channel strip SSL di Console 1[/caption] Il plugin è una riproduzione virtuale della classica channel strip SSL, approvato ufficialmente dal produttore britannico. Il che signifca che Softube può stampare tranquillamente le tre lettere tanto amate da tutti i fonici del mondo sulla confezione di Console 1. Non è da tutti ottenere questo marchio, nel giro si sa. Chi è già proprietario di altri plug-in Softube, può caricarli con il software di Console 1 e maneggiarli con il controller. Vuol dire, se preferite per esempio il Tube-Tech CL 1B Compressor anziché il compressore incluso nel SL 4000 E, che potete tranquillamente usarlo in sostituzione. I plugin di altri produttori invece non possono essere controllati dalla superficie. Oltre al modeling della console SSL SL 4000 E-Series adesso è disponibile per l’acquisto anche quello della SSL XL 9000 K-Series. Per far funzionare Console 1 come si deve, in particolare per quello che riguarda le funzioni Solo e Mute, conviene inserire un'istanza del plugin su ogni traccia singola, bus e aux della DAW, come viene consigliato vivamente anche da Softube. Dopo qualche test ho capito che la cosa più pratica è di assegnare semplicemente alla prima traccia del progetto la prima istanza Console 1, la seconda traccia alla seconda istanza e così via. Così corrispondono automaticamente le varie istanze Console 1 con le tracce nella DAW, e se per esempio schiaccio il tasto 29 sul controller mi trovo automaticamente anche nella traccia 29 della DAW. Altrimenti è facile perdere il colpo d'occhio immediato, in particolare in progetti un po’ più grossi. Ovviamente è possibile assegnare, munire di dicitura o spostare le istanze a proprio piacere. Un limite per la quantità di istanze utilizzate in teoria non c’è, contano esclusivamente le risorse della vostra CPU. In tante DAW di ultima generazione viene automaticamente assegnato il nome e il numero della traccia anche all’istanza, non è il caso con Cubase 7 che utilizzo io (invece per Cubase 8 funziona). Conviene crearsi un template per evitare di dover fare tutte le volte i passaggi di apertura istanza, assegnamento, ecc. Lo fai una volta e poi ce l'hai per sempre. [caption id="attachment_39840" align="aligncenter" width="720"]Softube Console 1_top Softube Console 1[/caption] Nella configurazione standard il segnale audio passa da sinistra a destra del controller, cioè dalla sezione input con i filtri low e high-cut entra nella sezione SHAPE, con Gate e Transient Designer, passa poi dall’ EQUALIZER a quattro bande, per poi finire nel COMPRESSOR. Ultimo elemento della catena è lo stadio di saturazione DRIVE nella sezione di output, dove sono collocati anche controlli per pan/balance, solo e mute è il volume d’uscita. Naturalmente è possibile aggiustare il volume di ingresso e uscita e, se necessario, invertire la fase del segnale in ingresso. La successione degli elementi di processing SHAPE, EQ e COMP è comunque variabile e veloce da modificare tramite il tasto Order. La combinazione dei processori si dimostra molto flessibile e progettata bene, per esempio si possono routare i filtri high/low nel compressore (Filters to Compressor), che così non agiscano più sul segnale diretto ma sul segnale sidechain del compressore, per poter escludere magari le frequenze basse di un segnale dalla compressione. Tramite il tasto Shift è possibile attivare ulteriori funzioni, riconoscibili dalla colorazione in giallo della dicitura secondaria, principalmente per salvare dei preset o accedere ad altri modelli di channel strip o plugin Softube. Una cosa bella, che non possono vantare tanti plugin, è l’undo illimitato. Qui viene chiamato History e permette di ritornare a impostazioni precedenti dei processori, senza dover magari riaprire dei progetti vecchi con le impostazioni salvati in precedenza. [slideshow_deploy id='39858'] In prova Sono riuscito ad installare il tutto senza l’utilizzo del manuale, mi è stata molto utile una pagina quick guide che ho trovato nella confezione del prodotto, sulla quale si trova anche il codice necessario per l’attivazione tramite un’account iLok (NON serve la chiavetta iLOk, ma bisogna per forza creare l’account). Ribadisco ancora l’importanza di insertare il plugin su tutti i canali della session DAW per poter utilizzare a fondo e senza problemi anche funzioni come Solo e Mute e saltare con i tasti dedicati (numerati in banchi da venti), tranquillamente da un canale all’altro. A questo punto, almeno nella fase di mix, effettivamente non dovresti più avere bisogno del mouse. Il workflow dopo una prima fase di adeguamento è fantastico. Per me che sono cresciuto con le macchine analogiche, è un grande piacere avere sotto le mani delle manopole per impostare i parametri. [caption id="attachment_39894" align="alignnone" width="720"]Console 1 virtual view Volendo si può effettuare le impostazioni dei processori anche con questa interfaccia grafica[/caption] La qualità sonora dei singoli processori è alta. Purtroppo non ho ancora avuto il piacere di avere un vero banco SSL 4000 E sotto le mani, ma per quello che mi dicono le orecchie, il modeling è stato fatto con molto cura. Sicuramente la console originale non ha un transient designer nel channel strip, ma è grazie anche a quello che la sezione SHAPE si completa e diventa vincente. L’EQUALIZER di Console 1 è basato sul modulo E 424, che è stato sviluppato assieme a Sir George Martin per il suo banco SSL negli AIR Studios. Questo modulo era conosciuto di avere dei controlli abbastanza aggressivi con interventi di filtro importanti, ed è questo il design che SSL continua ad usare per la sua E-Series. L’EQ di Console 1 rispetta a pieno queste caratteristiche. Il COMPRESSOR è eccezionale. Molto versatile. Sa essere veramente trasparente con attacco lento e ratio bassa, ma con valori di attacco e compressione più alti diventa bello aggressivo. L’aggiunta del controllo sulla compressione parallela è molto comodo, anche se non era presente sulle console originali. Il tocco finale sta nella sezione output, dove con i controlli DRIVE e CHARACTER è possibile aggiungere distorsioni armoniche e qualche non-linearità delle console SSL 4000 E alle proprie tracce, per dare ancora qualcosa in più, da bassi super distorti fino alle frequenze frizzantissime. [slideshow_deploy id='39884'] Vi ho preparato un po’ di file da ascoltare. Ho preso le tracce di un progetto che sto curando in questo periodo, il CD uscirà a settembre, e con il permesso dell’autore, Max Zambianchi, ho tolto la sua voce e ci ho cantato sopra un'altra melodia con un testo diverso. Ho suonato anche il basso (acustico) e la chitarra. Alla batteria c’è Roberto Gualdi, al piano Pietro Ubaldi. Ho utilizzato solo istanze Console 1, e devo dire che mi sono proprio divertito a fare questo rough mix! I file sono in formato Wav 24bit/44.1kHz e in free download. Nella slide qui sopra potete seguire le impostazioni effettuate per i vari strumenti. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/softube-console-1 Riflessioni Come dicevo all'inizio, i controller MIDI per le DAW e i plugin non mi piacono molto, ma Console 1 mi ha convinto. La combinazione dei processori plugin belli e l'hardware dedicato permette di arrivare velocemente al risultato desiderato. Una volta superato l'ostacolo della creazione di un template con il plugin Console 1 su ogni traccia, il workflow è molto immediato e fluido. Mixare diventa un vero piacere e il sound è davvero eccellente, molto trasparente e naturale. Gli interventi dei processori sono precisi e avere sotto le mani dei "potenziometri" personalmente mi invoglia a prendere delle decisioni che scaturiscono più dall'ascolto del suono che dalla sua rappresentazione grafica con un plugin, che secondo me è un brutto effetto collaterale da combattere nella produzione audio digitale. Per me Softube ha fatto sicuramente goal: idea, progettazione e realizzazione di Console 1 sono notevoli. L'idea però di non dover usare più del tutto il mouse secondo me rimane comunque un sogno, visto anche che con Console 1 (volutamente) non è possibile controllare plugin di altre software house. Anche se Softube offre una vasta gamma di plugin molto belli con prezzi abbordabili, faccio fatica a pensare di rinunciare di colpo ad alcuni dei miei plugin preferiti. Anche se così fosse, all'apertura del primo riverbero, delay o chorus dovrò usare il mouse per forza. Questo però non cambia l'assoluto valore di Console 1. La combinazione Software/Hardware di Console 1 è vincente e più ci si lavora più ci si rende conto di non poterne fare a meno. Posso benissimo immaginarmi di mettere un'istanza su ogni canale, fare il grosso del mix con Console 1, per poi finirlo magari con l'utilizzo anche di altri plugin se serve. Valutazione finale Per circa 800 Euro Softube ti offre il pacchetto software di una channel strip con processori marchiati Solid State Logic, che funzionano e suonano benissimo e che possono essere impostati con grande fluidità e precisione da un solido controller hardware dedicato, con una superficie di controllo molto intuitiva, che rende il lavoro in fase di mix un vero piacere. Ottimo acquisto! Info: www.midiware.com Info: www.softube.com]]]> Wed, 01 Jul 2015 22:01:00 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/07/02/recensione-softube-console-1/ Recensione Output Signal http://www.ziomusic.it/2015/06/23/recensione-output-signal/ Signal è un potente pulse generator (uno strumento granulare basato quindi sul processing di sintesi di un campione audio) realizzato da un team di 70 tra designer e sviluppatori, che combinando suoni analogici e digitali va oltre ai limiti della sintesi e dei samples. Funziona sotto la piattaforma di Native Instruments, Kontakt, quindi potete usare la vostra versione di Kontakt, se superiore alla 5.3.1, o scaricare il player gratuito dal sito Native Instruments. E' un ibrido che unisce la sintesi sonora, con un gran numero di funzioni e caratteristiche comuni ai più moderni synth digitali, ed il campionamento audio di sorgenti della più varia natura, dagli strumenti più classici come il pianoforte, ai rumori meccanici, fino ad un vasto campionamento di forme d'onda analogiche tipiche dei sintetizzatori vintage. Presentazione Signal si basa su una libreria da 40 GB di samples registrati in alta qualità tra New York e Londra, e permette di creare fino a quattro layer simultanei. A dire il vero questi layer sono due, poichè possiamo caricare due sample sorgenti alla volta, ma ognuno di questi poi può essere controllato e processato da due algoritmi differenti a scelta, uno principale ed uno secondario, chiamati "Pulse Engines". Questi algoritmi di modulazione ci consentono di trasformare profondamente il suono e, proprio come con un synth analogico ed i suoi LFO, di ottenere una quantità pressochè infinita di sfumature dallo stesso campione. Signal - sorgenti instruments Le sorgenti sonore sono divise in due categorie: strumenti reali e sintetici. Gli strumenti reali sono una selezione ben calibrata di sonorità diverse, con più o meno attacco e dalle timbriche interessanti tanto da poter generare suoni attuali e particolarmente evolutivi. I suoni che ne escono possono essere completamente diversi dalla sorgente originale. Nessuno immaginerebbe, ad esempio, che i suoni che ho utilizzato nel mini-brano "Recon and Chase" derivano da un violoncello e da una celesta, tuttavia dopo un processing complesso questi ne escono rinnovati e personalizzati per il nostro scopo. Le sorgenti synth invece vanno dall'onda analogica sinusoidale più semplice alle onde quadre, dall'onda sub-saw (sub con onda a dente di sega) fino a onde più complesse. Queste sorgenti sono ideali per aggiungere le classiche sfumature synth ai suoni, dalle più aggressive e distorte, ottime ad esempio per i bassi, alle più morbide e vellutate che si sposano benissimo nei lead alti. Signal - sorgenti synths Una volta scelta la sorgente possiamo modularla con una quantità davvero notevole di funzioni. Si parte con le due ritmiche, selezionando una forma d'onda di modulazione per ciascuna (ce ne sono una quantità enorme), passando dai filtri e concludendo con una classica sezione ADSR dove possiamo scolpire Attacco, Decay, Sustain e Release del nostro layer. Non è finita. Per ogni layer abbiamo la possibilità di modificare volume, pan e di aggiungere effetti singolarmente come equalizzazione, compressione, phaser, chorus, limiter, filtri, due delay e un riverbero. Come potete immaginare le possibilità di sound design che Signal offre sono estremamente estese. [caption id="attachment_39765" align="aligncenter" width="719"]Signal - macros L'intelligente interfaccia basata su macro di Signal.[/caption] Troppo complicato? E se io non fossi un esperto di synth granulari? Se non ci capissi assolutamente nulla di sintesi sonora, forme d'onda e di tutto quello che ho descritto fino ad ora? Ebbene, è qui che secondo me il formato di questo v-instrument, ed in generale la filosofia di Output, ha fatto centro. Per Signal è stata infatti pensata un'interfaccia principale per l'utente basata su soli quattro macro fader. L'idea brillante è stata quella, per ogni suono, di creare quattro macro che vadano a modificare più parametri contemporaneamente ciascuna, dando così all'utente la possibilità di intervenire su un aspetto 'macroscopico' del suono e di non perdersi nel particolare. Per ogni suono le macro possono assumere funzioni diverse quindi. Come potete vedere nell'immagine qui sopra, possiamo cambiare il suono da più brillante a più scuro, da più pulsato a più stabile, più o meno complesso o infine grosso o fine sulla resa in frequenza. Diciamo che, ad onor del vero, Signal non ha inventato nulla. Non ha inventato il synth granulare, non ha inventato la modulazione a più layer, non ha inventato il processing ADSR e non ha inventato le macro. Tuttavia il modo in cui tutti questi elementi pre-esistenti sono stati coniugati e poi assemblati fanno si che ne esca uno strumento diverso da tutti gli altri, i cui suoni sono immediatamente percepiti come più freschi e innovativi di quanto sentito fino ad ora. La Prova Come spesso facciamo, piuttosto che spendere altri fiumi di parole per esprimere in modo discorsivo il nostro test, vogliamo lasciare al vostro orecchio la possibilità di capire come funziona Signal. Per questo motivo ho realizzato su piccoli brani, abbastanza diversi tra di loro, in cui è stato utilizzato esclusivamente Signal (ad eccezione di "Recon and Chase" in cui compare una traccia di batteria elettronica giusto per dare un po' di groove). Per farvi apprezzare nel dettaglio i suoni ed i lavoro che è possibile fare con questo strumento virtuale, vi ho isolato i singoli strumenti utilizzati per poterli ascoltare singolarmente. Come noterete, a fronte di una certa complessità timbrica ed una evoluzione sonora di buon livello, gli strumenti utilizzati non sono più di tre o quattro per brano, il che depone ulteriormente a favore del nostro Signal. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/output-signal-review-by-ziomusicit Ecco una breve descrizione dei due brani e degli strumenti utilizzati. Nella gallery qui sotto potete anche vedere degli snapshot dei singoli strumenti. [slideshow_deploy id='39770']   "Recon and Chase" Questo è un brano che potrebbe andare bene come colonna sonora per un film d'azione. Crea un'atmosfera di tensione e di movimento al tempo stesso, che possono far pensare ad un inseguimento notturno da parte di una task force. • Strumento 1 - Soo Epic - E' il principale motore del movimento del pezzo. Crea allo stesso tempo ritmica, armonia e parte bassa. E' un suono molto distorto realizzato con due onde Super-Square ma modulate in modo differente per avere una modulazione rapida ed una ad inviluppo lento. • Strumento 2 - Blinking Glow -  Ho modificato questo suono per essere un lead morbido ma allo stesso tempo serpeggiante. Le sorgenti sono un synth Particles ed un Violoncello. • Strumento 3 - Perpetual Motion - Per creare un movimento interessante anche sulle alte frequenze ho aggiunto questo suono basato su una modulazione Step-Sequencer di una Celesta e di un Synth Distorto. "Slow Serenade" Un pezzo calmo e con un'armonia da pezzo pop romantico che però ho scelto di declinare con dei suoni volutamente moderni e sabbiati. Per dare un po' di freschezza al tutto ho creato un poliritmo tra i suoni di accordi e di basso ed aggiunto una melodia con una modulazione random che da alla linea principale una sensazione di estrema fragilità e precarietà. • Strumento 1 - Indie Ensemble - Una parte ad accordi molto semplice resa più interessante dall'attacco di un Pianoforte e da un layer di Arpa in loop che si ripete in terzinato. • Strumento 2 - The Expanse - Uno strumento molto soffiato usato come basso che prende spunto da strumenti con poco attacco come il Violoncello per realizzare un poliritmo con gli accordi. • Strumento 3 - Delicate Subtext - Un lead creato con un synth Particles modulato random ed un'arpa con un'onda sinusoidale regolare. Questa sfasatura continua tra i due layer crea un suono spezzato e continuamente in cerca di equilibrio. • Strumento 4 - Soft Anvil - Il suono di un Martello su di un Incudine impostato su di una tonalità molto alta e caratterizzato da un delay con molto feedback. Crea delle piccole goccie che segnano ritmicamente il pezzo rendo l'atmosfera ancora più intima. Conclusioni Signal è uno degli strumenti per Kontakt più belli, innovativi e creativi che ho potuto sperimentare nell'ultimo anno. Non esagero quando dico che questo tipo di sonorità sono veramente nuove e difficilmente raggiungibili con altri strumenti. I ragazzi di Output hanno fatto davvero un lavoro notevole nello sviluppo del concetto sonoro e dell'interfaccia che, come detto sopra, è il punto di svolta di Signal, perchè permette a tutti di smanettare con i suoni anche senza capirci nulla ed ottenere lo stesso risultati pazzeschi. Punti negativi? Anzitutto che dovete scaricarvi oltre 20 GB di libreria, il che potrebbe essere un po' proibitivo per chi non ha una connessione veloce e costante. In secondo luogo il caricamento di Signal è molto lento, richiede circa 1-2 minuti su di un computer abbastanza potente come il mio e lavora con tanta RAM, quindi siate pronti a mettere il vostro sistema alla prova, soprattutto se amate lavorare con tante istanze allo stesso momento. Esiste una procedura Batch Save per sveltire leggermente il caricamento ma, sinceramente, dopo aver provato tre volte ed aver ricevuto messaggi di errore da Kontakt ho desistito. Il prezzo di 199$ lo ritengo giusto. E' uno strumento che nel campo delle atmosfere, dei bassi evolutivi e dei suoni organici ha pochi rivali nel suo campo. Certo non aspettatevi uno strumento omni-comprensivo a 360° su tutte le sonorità, ha un suo carattere ben definito che imparerete a scoprire ed apprezzare proprio per le timbriche e modulazioni peculiari che riesce ad ottenere. Info: Output Signal   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Mon, 22 Jun 2015 23:36:06 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/06/23/recensione-output-signal/ D’Angelico: presentata la nuova linea di chitarre acustiche http://www.ziomusic.it/2015/06/10/dangelico-presentata-la-nuova-linea-di-chitarre-acustiche/ Steve Pisani , presidente D'Angelico, durante la presentazione delle nuove acustiche a Barcellona[/caption] Ciò che permane sempre, in queste nuove acustiche ed in tutta la linea di chitarre elettriche e bassi, è lo stile retrò e la filosofia che ispirava il suo fondatore, che D'Angelico considera irrinunciabile. Parlando con il presidente Steve Pisani si capisce subito come questo brand non sia interessato a realizzare strumenti economici. Non esiste una D'Angelico al di sotto dei mille euro, mentre le più desiderate e preziose custom shop possono costare oltre dieci-quindici mila euro. Steve ci rivela, sorprendentemente, che secondo un'indagine di mercato, la loro iconica paletta art decò è terza in tutto il mondo della chitarra tra i caratteri più riconoscibili e riconducibili ad un brand. E' comprensibile quindi che D'Angelico, a cui nel 2011 è stata anche dedicata una mostra al Metropolitan Museum di New York, persegua il suo obbiettivo di costruire ottime chitarre, contraddistinte da uno stile unico ed elegante e da caratteristiche tecniche di alto livello. Un momento della demo delle nuove acustiche seguita alla presentazione. Le nuove linee introdotto sono riuscite nel compito di portare queste chitarre e bassi alla portata di tutti. Se prima ci volevano dieci, venti, cinquanta mila dollari per una D'Angelico, oggi si può portarne a casa una a partire da circa 1500 euro, con un'ottimo rapporto qualità/prezzo che abbiamo potuto provare con mano. Questa stessa filosofia è stata mantenuta identicamente per le nuove acustiche, una linea ampia di modelli realizzata per venire incontro alle necessità di tutte le tipologie di musicisti. Troviamo la Mercer, una acustica grand auditorium in legno sapele massello con top in abete Sitka, ponte e tastiera in palissandro, manico in mogano con profilo "slim C" e pioli al ponte in ottone, che aumentano percettibilmente la risonanza e brillantezza del suono di queste acustiche. La preamplificazione è Fishman INK-4. Questa è un'acustica con suono pieno e top brillante, cutaway profondo e attitudine da rocker. La Gramercy è l'analogo modello grand auditorium ma costruita in legno di palissandro massello. Più piena e calda nel suono, è adatta a chi cerca timbriche morbide ma un suono presente e pieno sulle basse frequenze. La Lexington è invece una dreadnought senza cutaway in sapele con top in abete Sitka. Come per gli altri modelli, di cui condivide gran parte delle altre caratteristiche, notiamo le belle meccaniche Grover Super Rotomatic Imperials in stile retrò. Una chitarra dal suono più medioso e pieno di medio-basse, ottima per chi accompagna o suona prevalentemente accordi. La Brooklyn è la versione dreadnought con cutaway (la spalla mancante), per chi vuole lo stesso tipo di suono ma non rinuncia alle parti soliste o a ritmche nella parte alta della tastiera. La Madison è la sorella grande della linea. Corpo Jumbo in acero fiammato e top in abete Sitka, manico in acero e tastiera in palissandro. Unisce il suono estremamente ricco di armoniche e la brillantezza dell'acero alla pienezza e corposità sulle basse permessa dalla forma jumbo. Personalmente una delle mie preferite. Infine il Mott, poichè D'Angelico non voleva lasciare i bassisti fuori dalle formazioni acustiche. Si tratta di un basso acustico a quattro corde realizzato in acero con top in abete Sitka e spalla mancante. Mantiene tutte le caratteristiche della linea di chitarre ovviamente aggiungendo il suono di basso. Ha un suono fermo e a fuoco, con una tastiera molto comoda e suonabile grazie alla scala adeguata anche ai bassisti che arrivano dalla chitarra. Info: www.dangelicoguitars.com]]]> Wed, 10 Jun 2015 06:50:00 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/06/10/dangelico-presentata-la-nuova-linea-di-chitarre-acustiche/ Sarzana Acoustic Guitar Meeting 2015 http://www.ziomusic.it/2015/06/04/sarzana-acoustic-guitar-meeting-2015/ Un'esibizione di gruppo del Bluegrass Meeting amplificata da Acus.[/caption] Altrettanto bene dobbiamo dire dell'amplificazione degli stand, che per la maggior parte di questi è stata fornita dal marchio italiano Acus, specializzato proprio nell'amplificazione degli strumenti acustici. Sappiamo come questo marchio stia facendo bene sia in Italia che all'estero ed abbiamo sentito con le nostre orecchie il suono pulito e l'ottima dinamica che questi amplificatori, casse e mixer sono in grado di garantire a strumenti 'delicati' come i protagonisti dell'AGM. Passiamo ora alla parte espositiva, distribuita capillarmente nelle tante sale della fortezza. [slideshow_deploy id='39596']   Il primo marchio che abbiamo incontrato è Martin, che nel suo stand oltre all'esposizione ha allestito un palco su cui si sono esibiti diversi artisti e chitarristi di fama. Uno tra tutti, senza nulla togliere agli altri, Massimo Varini, che ha sempre riempito la sala di appassionati ed estimatori ed ha ricevuto da questo pubblico un'accoglienza a dir poco calorosa, ricambiata con un'ampia scelta dei suoi brani acustici. Martin - Ed Sheeran X Signature Tra le chitarre che più hanno attratto l'attenzione del pubblico c'è stata sicuramente la Martin Ed Sheeran X Signature. Ed Sheeran sta donando il 100% dei suoi diritti d'autore derivanti dalla vendita di ogni modello all'East Anglia's Children's Hospices (www.each.org.uk) e se anche questo non aumenta il valore dello strumento, per altro ottima chitarra formato parlour dal suono morbido e molto chiaro, ci aiuta a scegliere tra le tante bellezze esposte. Martin - GPCPA5 GRAND PERFORMANCE CUTAWAY   Tra le Martin ci è piaciuta molto anche la GPCPA5 Grand Performance Cutaway, che amplia anche la Serie Performing Artist 5K (fasce e fondo in Koa HPL). Questa versione, che porta a 4 i modelli della Serie PA5, presenta fasce e fondo in Mogano HPL, restando invece invariata per il resto delle caratteristiche. Suono profondo e vellutato, il sustain 'possente' del mogano ed un cutaway che aiuta i chitarristi solisti ad utilizzare senza troppi contorsionismi tutta la tastiera. [slideshow_deploy id='39598']   Un fattore molto importante quando si vuole registrare uno strumento acustico, o amplificarlo al meglio dal vivo, è la microfonazione. Proprio per questo Prase, distributore di Shure per l'Italia, ha voluto essere all'AGM con un suo stand dedicato proprio a questo importante elemento della catena del suono. Il trainer/endorser d'eccezione era il chitarrista e produttore Enrico Santacatterina che ha trattato argomenti estremamente interessanti e utili per i potenziali utilizzatori delle tecnologie Shure. Sotto i riflettori a questo turno c'era la serie di microfoni Shure PG Alta, una serie che aggiorna la precedente PG con nuove caratteristiche tratte dalle serie superiori ma mantiene sempre prezzi decisamente accessibili. Questo rende questa serie molto appetibile per chi non ha un budget altissimo ma vuole comunque ottenere ottimi risultati in studio e live. Tra tutti i modelli a condensatore a largo diaframma PGA27 e PGA181 sono quelli che ci hanno stupito. Con un prezzo che va dalle 150 alle 200 euro si può avere un microfono che da risultati di alto livello. Il primo ha una gamma bassa ed alta molto definite ed una resa brillante, il secondo riempie ottimamente la gamma delle medie e da più attacco sulle frequenze centrali della chitarra. Messi in combinazione formano un'accoppiata perfetta. [slideshow_deploy id='39600'] Torniamo alle chitarre, protagoniste indiscusse di questo AGM. Anche se il marchio Ibanez è da sempre visto come uno dei leader mondiali nel campo della chitarra elettrica, la sua gamma di chitarre acustiche non è da meno. Ibanez ha un ampia scelta in tutte le forme e tipologie di chitarra acustica, come potete vedere dall'ampia esposizione presentata nel loro stand. [caption id="attachment_39549" align="aligncenter" width="720"]Sarzana 2015 - web028 Ibanez AW500KLTD[/caption] Quest'anno le protagoniste della loro specie sono stati i due modelli speciali in edizione limitata che arriveranno da Ibanez, attraverso il distributore per l'Italia Mogar Music, nel nostro paese nella seconda metà di quest'anno. Il primo modello è la Ibanez AW500KLTD, una chitarra più pregiata rispetto alla normale AW500 per il suo top in abete Sitka BearClaw ("bear claw" = "artiglio d'orso" per le rigature tipiche di questo legno che ricordano i segni lasciati dagli orsi sui tronchi) e il fondo e fasce in Koa. Un modello quindi che unisce un'estetica più ricercata e particolare ad un suono che gode della densità e ricchezza del Koa. [caption id="attachment_39551" align="aligncenter" width="720"]Sarzana 2015 - web030 Ibanez AVNZ15LTD[/caption] L'altro modello limited edition è la bella Ibanez AVNZ15LTD, che porta in serie speciale un modello parlour molto riuscito di Ibanez come quelli della serie Artwood Vintage. Questa è una chitarra, che come tutte le Artwood Vintage, vuole riportare ai tempi moderni il fascino delle chitarre dei primi anni del secolo scorso. Il formato parlour, che sta avendo un ritorno importante al momento, si unisce con una costruzione a scala da 25" e una giunzione al 12° tasto per renderla più comoda e suonabile. Il fondo e fasce in legno zebrano la rende speciale rispetto alla serie normale e ne fa una chitarra da suono caratteristico, nonchè più collezionabile per gli appassionati. [slideshow_deploy id='39603'] Una bella notizia, arrivata proprio nei giorni dell'AGM quindi freschissima, è la nuova distribuzione italiana del marchio di chitarre tedesco Duesenberg da parte di Aramini. Si tratta di un marchio di alto livello, con collezionisti, estimatori ed appassionati in tutto il mondo. Tra gli estimatori ed utilizzatori di queste chitarre ci sono nomi del calibro di Joe Walsh (Eagles), Jeith Richards e Ron Wood (Rolling Stones), Billy Gibbons (ZZ Top), Johnny Depp, Ligabue e molti altri ancora, e che molti di loro abbiano dato liberamente la possibilità al marchio di utilizzare la loro immagine per promuovere le chitarre. A Duesenberg ed alla nuova distribuzione abbiamo dedicato un articolo proprio qualche giorno fa, quindi vi invitiamo ad andarvi a leggerlo (Vai all'articolo) ed a lasciarvi incuriosire ed appassionare dalla storia di questo marchio e dalla sua ricerca di un design unico che affonda le radici nel mondo delle auto di lusso di inzio '900. [slideshow_deploy id='39604'] Allo stand Aramini abbiamo trovato anche il marchio Cordoba. Tra tutte queste corde di metallo, ci piaceva trovare spazio anche per qualche bel modello di chitarra con corde in nylon. Ci siamo qui concentrati sulle classiche con spalla mancante ed amplificazione integrata. Questo non per fare un torto ai chitarristi classici duri e puri, ma poichè queste nuove classiche amplificate e con una accessibilità maggiore alla tastiera risultano più versatili e stanno ottenendo un ottimo successo proprio perchè permettono ai chitarristi classici o fingerstyle di portare il loro suono morbido e inconfondibile anche in contesti come la musica moderna, il palco live e le formazioni con altri strumenti amplificati. I modelli che ci sono piaciuti maggiormente sono quelli che potete vedere nella nostra gallery qui sopra. Partendo dalla Cordoba FU-12NAT-CD, una classica della serie Fusion che ha tavola in cedro canadese massello e fondo e fasce in mogano africano, oltre alla tastiera in palissandro ed all'amplificazione Fishman Presys con accordatore digitale. Ottimo per i chitarristi classici che, alla Al Di Meola, attraversano senza difficoltà i confini del jazz e della fusion. Decisamente interessante anche la Cordoba IB-GKStudio-NH. Qui parliamo di una classica con corpo dreadnought della serie Model che si caratterizza dal palissandro indiano massello, molto denso e duro, utilizzato estensivamente per fondo, fasce e tastiera. Il top è invece costruito con una tavola di abete Sitka massello, che da più brillantezza e proiezione sulle alte. Una chitarra con medie molto presenti e un'applicazione estremamente versatile, per tutti coloro che vogliono una classica da utilizzare in qualsiasi contesto con un rapporto qualità/prezzo ottimo. Infine due chitarre della serie Iberia, ispirate quindi maggiormente alla famosa tradizione spagnola della chitarra classica. Sono la IB-C5-CET e la IB-C7-CE-CD, entrambe costruite con tavola in cedro canadese massello, si differenziano per il legno di fondo e fasce, mogano africano per la prima e palissandro indiano per la seconda. L'amplificazione è un po' più basilare per il primo modello con il preamplificatore Fishman Isys+, mentre la IB-C7 monta un preamp di categoria superiore con il Fishman PreSys Blend con equalizzatore a quattro bande per un maggiore controllo del suono. Anche qui siamo in presenza di due chitarre classiche dall'ottimo rapporto qualità/prezzo, forse maggiormente indicate per coloro che rimangono più legati al mondo della musica classica e del flamenco, vista la tastiera e l'estetica. [slideshow_deploy id='39605'] Abbiamo parlato di quanto può essere importante l'amplificazione per gli strumenti acustici. L'amplificazione li rende in grado di 'sopravvivere' e portare le loro peculiarità timbriche anche in contesti ad alto volume e stare al fianco di batterie, chitarre elettriche e tastiere. Un marchio di cui avrete probabilmente letto sulle nostre pagine, che in questo momento sta realizzando cose egregie nel mondo dell'amplificazione per musicisti è SR Technology, del gruppo Schertler. Qui a Sarzana abbiamo potuto ascoltare in un contesto acustico l'impianto Pocket Two che abbiamo potuto testare per voi poco tempo fa (Vai alla recensione/test del SR Technology Pocket Two). A suonare su questo impianto Pocket Two c'era Dario Fornara, chitarrista acustico che ci ha piacevolmente intrattenuto con le sue composizioni piene di melodie sinuose e aperte, con un arpeggiato sempre funzionale all'esaltazione delle linee melodiche e di grande respiro. Ad apprezzare la resa dell'impianto SR e di Dario Fornara abbiamo trovato anche una delle super-star di questo AGM, la famosa liutaia Linda Manzer, che ha realizzato chitarre per Pat Metheny, Carlos Santana e Bruce Cockburn e le cui creazioni valgono decine di migliaia di euro. L'impianto Pocket Two ha confermato le nostre impressioni di compattezza e semplicità e, in un ambiente pur abbastanza difficile come quello delle stanze della fortezza Firmafede, ha mostrato la sua capacità di mantenere focalizzato il suono e bilanciato tutto lo spettro delle frequenze. [slideshow_deploy id='39608']   Per finire in bellezza questo nostro report sull'Acoustic Guitar Meeting 2015 di Sarzana vogliamo fare un applauso ad una delle più belle iniziative, non solo di questo festival, ma che abbiamo potuto vedere ultimamente. Noi di ZioMusic.it siamo prima musicisti che giornalisti, e proprio per questo mettiamo la nostra passione ed esperienza in ciò che vi proponiamo. Vedere l'iniziativa di Eko Music Group, "Fai Sentire la tua Eko" ci ha fatto davvero molto piacere. Ogni partecipante in 10 minuti di tempo ha potuto esibirsi da solo o in duo, suonando o cantando, accompagnandosi con la chitarra o l’ukulele Eko. Si tratta di un'operazione di marketing molto brillante perchè dimostra come le aziende possono far conoscere il loro nome ed i loro prodotti aiutando contemporaneamente gli artisti a proporre la loro musica. Nei giorni della manifestazione questa iniziativa ha riscosso una partecipazione ottima, ed il pubblico si è soffermato sempre volentieri ed in buon numero ad ascoltare i vari artisti che si sono esibiti sul palco messo a disposizione. La musica ha bisogno di luoghi, di palchi, di pubblico per affermarsi. Quella musica che nasce nelle cantine, nelle camere da letto, nelle cascine così come nei palazzi di città o nei sobborghi di periferia, ha bisogno di iniziative come queste.   Info: www.acousticguitarmeeting.net   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 04 Jun 2015 09:36:05 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/06/04/sarzana-acoustic-guitar-meeting-2015/ Intervista a Vince Pàstano http://www.ziomusic.it/2015/05/25/intervista-a-vince-pastano/ Vince Pàstano con i suoi Pulp Dogs. (Foto di Saetti Nino)[/caption] Ecco la nostra chiacchierata con Vince Pàstano. ZioMusic.it: Ciao Vince, la tua biografia parla di un chitarrista fondamentalmente rock che però non si è mai accontentato di restare all'interno di confini predeterminati. Da oltre dieci anni sei chitarrista per Luca Carboni, dall'anno scorso sei entrato nella mega band di Vasco Rossi, sei produttore ed hai una tua casa discografica (Liquido Rec). Come ti definiresti oggi? Vince: Mi rendo conto di quanta musica io riesca a ‘realizzare’ solo quando me lo fa notare qualcuno; ho un confine mentale infinito in termini di ricerca musicale, una fame che vuole alimentare la mia conoscenza. Questo ha sempre aiutato il mio percorso (chitarristico e da produttore artistico) ed oggi sento di avere entrambe le anime che corrono parallelamente verso la stessa ‘sintesti armonica e sonora’. ZioMusic.it: Si dice anche che ami definirti un “chitarrista sonico”, un chitarrista dall'approccio più inglese e ritmico alla chitarra. Questo però ti ha portato anche ad essere molto sperimentale ed esperto in termini di suoni e ricerca timbrica. Da dove nasce questa tua esigenza e quali sono stati i tuoi riferimenti? Vince: Mi mancava la ‘spazialità’ nel suono della mia chitarra. E’ nato tutto da questa esigenza. Mi sono immaginato spettatore di me stesso (ho sbadigliato!) e mi è venuta come una visione; immaginate un film con gli attori che per un’ora e mezzo recitano con la stessa mimica facciale, una noia mortale. Siamo pieni di sentimenti, anche estremi, che siamo in grado di sintetizzare in volto o con la gestualità, quindi non capisco perché un musicista non possa farlo con i suoni. Da lì in avanti ho sviluppato il mio senso ‘sonico’. ZioMusic.it: Prima di parlare delle tue chitarre e della tua strumentazione vorrei parlare di uno strumento in particolare che l'anno scorso ha debuttato sul palco di Vasco e che ha fatto molto parlare e discutere. Si sa che quando si parla di Vasco tutto si ingigantisce, ma una chitarra sette corde per un'artista italiano mainstream non si era proprio mai vista! Com'è andata? Vince: L’idea è stata del produttore Guido Elmi; entrambi abbiamo la passione per il doom, sludge, goth e sonorità con accordature ‘basse’. Abbiamo solo cercato di aggiornare lo spettro musicale di alcuni brani di Vasco che nel rock italico è sempre stato vent’anni avanti a tutti. [caption id="attachment_39419" align="aligncenter" width="720"]vince pastano Vince Pàstano in una data del Live Kom 014 di Vasco Rossi. (Foto di Saetti Nino)[/caption] ZioMusic.it: Ripeterete questo esperimento “metal” per Vasco? Ti ha contagiato la sette corde, hai intenzione di utilizzarla anche in altri progetti futuri? Vince: Sicuramente ci sarà ancora spazio per qualche brano con la sette corde. Suono chitarre così specifiche in progetti altrettanto specifici quindi…non so…vedremo. ZioMusic.it: Finalmente la domanda sulle chitarre. Sappiamo che da circa un anno hai stretto una partnership con Schecter. Quali sono le tue chitarre storiche e quali quelle che utilizzi ora? Vince: La Schecter ha una serie esagerata di modelli pronta a ‘modellarsi’ su ogni stile. Ho scelto chitarre simili e diverse allo stesso tempo: la serie Solo 6 Custom con i Seymour Duncan passivi offre un feeling retrò ma con una sonorità ferma (grazie alla tastiera in ebano). La serie Blackjack Solo 6 ATX è sicuramente una chitarra piu rock ma ha dei pickup Seymour Duncan attivi che mi hanno lasciato a bocca aperta per la cristallinità dei suoni puliti. Per la sette corde volevo un manico sottile che mi aiutasse sui soli, la scelta è caduta sulla serie Blackjack; lo scorso anno avevo l’esigenza opposta, un manico piu spesso che mi tenesse piu ‘ancorato’ alla ritmica. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/Lkd_cW21Igw[/embed] ZioMusic.it: Sei un chitarrista collezionista oppure uno più pragmatico che tiene solo gli strumenti che utilizza? Vince: Suonando tanto in sala registrazione sono ‘costretto’ ad avere sonorità diverse pronte a soddisfare produttori e artisti. Non sono un collezionista ma ne ho varie; invidio chi riesce a suonare uno strumento per tutta la vita. ZioMusic.it: E visto che nei tuoi lavori c'è un grande utilizzo di effetti sia per ottenere atmosfere raffinate che per suoni particolari e quasi alieni, non posso non chiederti quanti pedali possiedi, quali sono i tuoi effetti “must-have” e quali le tue ultime passioni in questo campo? Vince: Il discorso qui si fa piu complesso, ma sintetizzando direi che in sala registrazione mi piace usare esclusivamente pedali analogici perché sono la forza motrice dell’inventiva; ne ho tantissimi, al limite della ossessione, dai ‘colorati’ e fedeli Boss (tutta la serie), i boost e compressori Xotic, Ac Tone e Plexitone Carl Martin, tutti i drive dell'italiana Gurus, il mio fedele Echo Park Line 6, whammy Morpheus, il precisissimo compressore Diamond, vari pedali Strymon, il bellissimo vibrato Tc Electronic, gli inimitabili Electro Harmonix (una serie infinita..), sino ai boutique Fuzzy Boy o gli italiani T-Pedals, i migliori fuzz in assoluto per me. Dal vivo ricreo tutto cio che ho suonato in studio su delle semplici pedaliere digitali Boss GT100 o Line 6 POD HD500X perché voglio godermi il palco e non pensare a ballare il tip tap o ai mille cavetti che da un momento all’altro ti ‘mollano’. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/irFU1OAES2s[/embed] ZioMusic.it: Sei un musicista e produttore, ti occupi anche della parte tecnica delle tue produzioni, come la registrazione in studio e il mix, oppure ti affidi a tecnici di fiducia? Vince: Io mi occupo soprattutto degli arrangiamenti mentre della parte tecnica si occupa il bravissimo Antonello D’Urso, che oltre ad essere un grandioso chitarrista è anche un ingeniere del suono dalle idee molto ‘fresche’; è lui la parte tecnologica della nostra etichetta discografica Liquido Rec. ZioMusic.it: Qual'è il tuo rapporto con la tecnologia che ha rivoluzionato il mondo della musica suonata e che sempre di più la cambierà nei prossimi anni? Se parliamo di amplificatori a modelli fisici, amplificatori profiler, synth per chitarra, effetti e amplificazione via tablet e smartphone; tu come la vedi? Vince: Mi piacciono alcune cose digitali ma che comunque devo poter pestare, quindi pedali a modelli fisici. Dal vivo non riuscirei a usare un tablet, potrei morire all’idea! ZioMusic.it: Da progetti strumentali con suoni 'spaziali' a progetti che si ispirano a Tarantino o Robert Rodriguez come i Pulp Dogs, passando per Carboni e Vasco. Abbiamo capito che non è possibile etichettarti facilmente. Allora parliamo di quello che stai facendo in questo momento e dei progetti che ti riguarderanno nel prossimo futuro. Vince: E' di questi giorni una sorpresa on line che riguarda il produttore Guido Elmi; io mi sono occupato degli arrangiamenti ma non svelo altro (e ve lo sveliamo noi allora, è infatti stato annunciato il primo singolo di Elmi come artista, "It's a beautiful life",ndr). Dopo il tour di Vasco mi piacerebbe registrare l’album della mia band Pulp Dogs, con la quale abbiamo iniziato la pre-produzione, e seguire alcuni progetti live dei cantautori della Liquido Rec. Poi ci sarà il tour con Luca Carboni e altre news (non posso svelare molto) che riguardano la Stef Burns League. [caption id="attachment_39420" align="aligncenter" width="719"]vince pastano e guido elmi Vince Pàstano e Guido Elmi, nel backstage per il video del singolo "It's a beautiful life". (Foto di Saetti Nino)[/caption] ZioMusic.it: Avendo aperto anche una casa discografica, la Liquido Records, non posso esimermi da una domanda che facciamo spesso ai musicisti sulle nostre pagine: come guardi all'evoluzione della discografia, a fenomeni globali come Spotify, Pandora e lo streaming in generale, ed alla necessità dei musicisti di fare dischi ma non contare più molto sui proventi dei dischi? Vince: Al momento fa tutto schifo, sia l’atteggiamento di chi coordina il nuovo business musicale che di molti acquirenti che preferiscono ascoltare musica da YouTube. Si è perso il valore della musica come forma d’arte e sono pure riusciti ad innescare, a livello culturale, l’idea che la musica si ottiene gratis. In generale l’acquisto online di un brano non fa diventare ricco nessun musicista, ma se continuano a specularci sopra (Spotify in primis!) allora è proprio finita. ZioMusic.it: Ti ringraziamo molto di questa intervista e possiamo invitare tutti i nostri lettori a seguirti sui tuoi canali principali e nei tuoi prossimi progetti e appuntamenti. Vince: Potete seguire i miei innumerevoli progetti su questi canali: www.facebook.com/vincepastanoofficial www.vincepastano.com www.liquidorecords.com    Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 24 May 2015 22:38:03 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/05/25/intervista-a-vince-pastano/ Recensione: Laney Nexus-SL Hybrid Tube Bass Amplifier http://www.ziomusic.it/2015/05/14/recensione-laney-nexus-sl-hybrid-tube-bass-amplifier/ Prima impressione Già al NAMM mi aveva incuriosito della grande quantità di features che offre la Nexus–SL: in sole 2 unità rack c’è veramente di tutto! Togliendo la testata dal suo imballaggio si può già notare che il peso è molto leggero (solo 5 Kg). Grazie alla sua compattezza permette di essere alloggiata in qualsiasi rack mobile presente in studio o nel backline di un tour, grazie le alette di montaggio incluse, ma è anche comoda da portare in giro senza rack, grazie alla borsa morbida in dotazione, fatta su misura. Ma … Sarà potente? C’è la valvola? Sono queste le primissime due domande che mi vengono in mente quando mi trovo a provare un nuovo amplificatore per basso. Nexus-SL risponde con un forte “Si” a tutte e due queste domande. La sezione preamplificatrice del Nexus-SL è dotata di una valvola ECC83/12AX7, selezionata a mano ed inserita in una circuitazione ad alto voltaggio, che viene combinata con due finali in Classe D da 500 watt a 4 Ohm (250 Watt a 8 Ohm). Il concetto ibrido valvola + amp in Classe D, adottato da tempo anche da altri produttori, personalmente mi piace molto. L'amplificazione in Classe D è molto efficiente e garantisce tanta headroom al segnale che prima viene “scaldato” a dovere con la valvola, restituendo così tutta la dinamica possibile. Nexus-SL_front Pannello frontale Come già detto la Nexus-SL è ricchissima di funzioni, che le donano una versatilità timbrica molto ampia. Dopo aver collegato il proprio strumento a uno dei due ingressi Hi/Low (utilizzabili solo individualmente), il segnale entra nello stadio GAIN, dov’è integrato anche un compressore che si attiva semplicemente tirando infuori il potenziometro. Dei LED colorati (rosso per il peak level meter del gain e verde per il compressore) indicano quanto effettivamente si sta saturando e/o comprimendo il segnale. Subito affianco si trova la sezione SHAPE, con 3 preset d’equalizzazione (più il flat), molto utile questa per dare una prima "forma" al suono, che poi può essere lavorato ulteriormente con l’equalizzatore a 3 bande con medi semi-parametrici, che troviamo nella parte centrale del pannello. Il controllo del VOLUME master funziona anche da MUTE, il potenziometro va in push-pull per silenziare del tutto le uscite, a parte quella dell’accordatore. Sulla destra del VOLUME si trovano altri due controlli utilissimi: TILT è un controllo tonale globale per rifinire l’equalizzazione a valle della sezione preamp. Se viene girato in senso orario vengono esaltate di più le frequenze medio/alte e allo stesso momento ridotte quelle basse. Se invece viene girato in senso anti-orario succede il contrario, cioè il risultato sarà un suono con più basse e meno medio/alte. Il controllo TOUCH, come si può intendere dal nome, rende più (o meno) rotondo il suono e rapida la risposta al tocco, che può essere reso ancora più percussivo e un po’ meno caldo tirando all’infuori il potenziometro (PULL TIGHT). Quando è attivo si illumina un LED rosso dedicato. Nella parte superiore del pannello frontale troviamo degli effetti digitali ottimizzati per il basso elettrico per arricchire ulteriormente il suono. Il controllo SPACE permette di scegliere tra Riverbero o Chorus e INTERVAL è un pitch shifter regolabile da un’ottava sotto a una quinta sopra, che può essere modificato ulteriormente dal controllo Focus, aumentando o attenuando gli armonici. Anche l’utilizzo degli effetti viene segnalato da LED rossi. Nexus-SL_rear Pannello posteriore La Nexus-SL è dotata di un'uscita bilanciata DI, con abbinato un ground lift per poter togliere un eventuale ronzio causato da problemi di massa. Sulla destra dell’uscita XLR troviamo invece un selettore che determina il tipo di uscita del segnale: PRE (prima di qualsiasi controllo), POST (dopo l’EQ e FX ma prima del controllo volume generale) e OUTPUT (dopo il volume generale e tutte le funzioni di controllo). Per permettere un ulteriore controllo del volume di uscita del segnale, alla DI è associato anche un controllo di mandata LEVEL . La Nexus-SL non è solo un amplificatore per basso, ma praticamente anche un interfaccia audio, visto che è dotata di un connettore in/out USB 2.0 standard, grazie al quale è possibile dialogare direttamente in digitale con sistemi DAW per home recording. Così si può registrare, per esempio, simultaneamente il suono RAW (cioè il segnale diretto, non trattato) sul canale sinistro e il suono modificato con l’ampli sul canale destro. Permette anche di mandare dei segnali stereo USB alle cuffie per il monitoring. Molto interessante è la funzione RE-AMP, che dà la possibilità di rimandare il materiale audio RAW registrato precedentemente di nuovo nell’ampli per un nuovo processamento, semplicemente collegando l’uscita RE AMP SEND all’entrata della Nexus-SL con un cavo jack/jack standard. Altre in e out disponibili sono: uscita cuffia (PHONES) con controllo di livello per il volume e dotata di un selettore per ascoltare il sound dall’amplificatore o il ritorno stereo dall’USB. L’entrata AUX IN permette l’ascolto di basi o altro, il mix tra questo materiale sonoro e il suono del basso è regolabile con un controllo di livello. softbag Il loop effetti è un FX LOOP del tipo insert, significa che tutto il segnale passa dal processore esterno e che il mix tra il segnale dry e quello effettato va impostato lì. Un selettore permette di scegliere tra due livelli nominali del segnale loop e l’opzione bypass. L’uscita a jack TUNER per l’accordatore può essere usata benissimo anche per mandare un segnale RAW a un sistema DAW. L’uscita DIN 5-pin serve a connettere la pedaliera Laney FS4-NSL per il controllo delle funzioni MUTE, SHAPE, INTERVAL e SPACE. A questo punto mancano solo le due uscite principali separate MASTER e SLAVE, che corrispondono alle due unità di finali in Classe D. Grazie ai connettori SPEAKON 1/4” JACK-COMBO è possibile usare anche cavi di potenza con connettori jack per collegare l’ampli con le casse, ma io consiglierei di utilizzare sempre cavi con connettori SpeakOn, più performanti. Per il matching dell’impedenza del diffusore c’è un selettore dedicato (4 Ohm o 8 Ohm). La presenza di una circuitazione ‘dummy load’ a protezione della sezione di potenza, da la possibilità di utilizzare Nexus-SL senza dover collegare un diffusore, permettendo così di usarla tranquillamente solo con le cuffie o con il proprio sistema DAW senza danneggiare l’ampli. Nexus-SL_4_N210In prova Ho provato la Nexus-SL per circa un mesetto in varie situazioni, e mi sono divertito veramente tanto! Questa nuova testata per basso di Laney è di una flessibilità incredibile. Non c’è suono che non si riesca a tirare fuori e le tante possibilità di connessioni rendono il lavoro dal vivo e in studio un vero piacere. Per farvi un’idea come suona la Nexus-SL ascoltatevi questo file audio. Quello che sentite è il segnale audio della DI settata su "Output". Il basso che ho utilizzato per tutti gli esempi è il mio fedele Ibanez Roadgear RD cinque corde. Fatemi/vi il favore di ascoltare questo file con delle casse o delle cuffie decenti. Come sempre è un file in alta risoluzione e in free download. https://soundcloud.com/ziomusic/laney-nexus-sl Come avete potuto sentire negli esempi registrati, sono partito inizialmente con un suono del tutto flat e pulito per poi alzare un po’ il gain e fare degli esperimenti con l’eq e gli effetti. Il suono di base dell’ampli mi piace e con la la vasta sezione eq, non c’è praticamente limite a trovare qualsiasi tipo di suono, e la cosa più importante, il tuo suono. Risulta molto immediata ed efficace la combinazione di (pre) SHAPE, l’eq a tre bande e il filtro TILT. Sono filtri che si fanno sentire e a me questo è sempre piaciuto. Il controllo TOUCH interviene invece in modo sofisticato ed è una cosa che senti più sotto le mani che nelle orecchie. SHAPE_all_720_lettering Visto che non ho trovato da nessuna parte delle specifiche tecniche su quali frequenze di preciso agiscano i preset della sezione SHAPE e il filtro TILT, mi sono preso la briga di mandare un segnale di rumore rosa nell'ampli e farvi con il plug Pro Q2 di FabFilter degli snapshot del comportamento di questi filtri. Il preset1 scava un po' da 200 a 500 Hertz, il preset 2 da 300 a 1000 Hertz, il terzo preset invece dà un leggero boost da 1000 a 2000 Hertz. Dagli snapshot si capisce anche benissimo come funziona il filtro TILT. Stiamo parlando di un ampli ibrido e il bilanciamento tra gain e volume è determinante. Io personalmente preferisco un suono leggermente saturo, che la Nexus-SL grazie alla valvola è in grado di produrre egregiamente. Il compressore abbinato al controllo gain che non ha modi di controllo oltre al "on/off", agisce sempre in modo molto musicale e mai invadente. La D.I. è eccellente, molto silenziosa e duttile grazie allo switch pre/post/output e il controllo del volume. La sezione EFX incorporata contiene effetti classici come octaver, pitch shifter (di una quinta), chorus e riverbero. Sono effetti digitali di buona qualità, reattivi e funzionali. Una cosa un po’ particolare è che due effetti in coppia vengono gestiti da un unico controllo rotativo. Vuol dire che non si può usare insieme octaver + pitch shifter (che avrebbe anche poco senso del resto), ma nemmeno chorus + riverbero. Ma visto che a me il riverbero sul basso non è mai piaciuto… Nexus-SL_3_footswitch La pedaliera con quattro switch, da cui sono richiamabili gli effetti SPACE e INTERVAL come anche il MUTE e la sezione con i preset di eq SHAPE, ha un aspetto molto robusto e un cavo abbastanza lungo (5m) anche per bassisti/cantanti, che come me non hanno mai l’ampli proprio attaccato al sedere. Nexus SL_CubaseSnap1 Ottima idea aver dotato la Nexus-SL anche di un'interfaccia audio. Basta collegare tramite la porta USB 2.0 standard l’ampli con una qualsiasi DAW. Non serve l’installazione di nessun driver, visto che viene adoperato l’USB audio codec universale. Inizialmente ho dovuto "spippolare" un po’ con le impostazioni in Windows 7 prima che Cubase mi vedesse l’interfaccia, ma dopo un po’ ci sono riuscito. Come già detto, registrando poi ci si trova il segnale diretto RAW sul canale sinistro e il suono elaborato con l’ampli sul canale destro, con tutti i vantaggi che porta una registrazione di questo tipo, come per esempio la post-produzione su due fonti separate. La possibilità di re-amping poi è molto comoda. Metti che hai registrato la take della tua vita ma il suono non ti convince più, basta che colleghi con un cavo jack/jack l’uscita RE AMP SEND (che porta il segnale RAW) all’entrata della Nexus-SL per poter nuovamente elaborare il suono in tempo reale e ri-registrare la parte. [slideshow_deploy id='39296'] La Nexus-SL con la cassa N210 funziona molto bene. Suono rotondo e bello dinamico. La tromba, con un La Voce compression driver da 1", non è mai fastidiosa. A chi non piacesse, si può sempre ridurre il suo output al 50% o spegnarla del tutto, grazie allo switch sul retro del cabinet. Mi sono fatto spedire di proposito questo modello di cabinet perché è da tempo che cerco una cassa per basso molto compatta che suoni bene. Per locali di piccole/medie grandezze e in studio la 2x10" è perfetta. A volumi molto sostenuti la cassa da 300 Watt comincia un po’ a soffrire, consiglio a chi ha necessità di pressioni sonore elevate di tenere in considerazione la N410 (4x10” – 600 Watt) o la N115 (1x15”- 400 Watt), che fanno parte sempre della nuova serie “N” creata ad hoc per la Nexus-SL, o magari tutte e due! Nexus-SL_live Valutazioni finali Per chi cerca una testata per basso potente, molto flessibile e con un bel suono, la Nexus Studio Live potrebbe essere un ottima scelta. Il connubio tra pre valvolare e finali in Classe D funziona benissimo e le tante (ma proprio tante!) features contenute nella testata permettono eccellenti prestazioni sia dal vivo che in studio. Ho visto che il prezzo per la Nexus-SL in rete si aggira attorno alle 930,00 euro, che onestamente non è poco, leggermente sopra i prezzi di testate di produttori concorrenti con potenza e caratteristiche simili, ma bisogna dire che queste testate poi non hanno anche un interfaccia USB audio e degli effetti  incorporati, perciò ci può stare. Info: www.laney.co.uk Info: www.mogarmusic.it  ]]]> Wed, 13 May 2015 22:08:34 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/05/14/recensione-laney-nexus-sl-hybrid-tube-bass-amplifier/ Finale 2014 – Lezione 6 – Tips and tricks http://www.ziomusic.it/2015/05/04/finale-2014-lezione-6-tips-and-tricks/ 1. Un progetto e una libreria racchiuderanno tutte le vostre partiture Salvate in formato .ftmx e .lib. Sono i file progetto e di libreria di Finale 2014. Vi permetteranno di salvare tutte le impostazioni, le articolazioni, i font, le dimensioni pagina, l’elenco strumenti ecc. della vostra partitura per un veloce riutilizzo in nuovi brani. a.Come salvare in formato .ftmx: create il vostro progetto e inserite tutto il necessario. Dal Menu File scegliete la voce Salva con nome. - Per utenti Mac: Alla finestra di salvataggio nominate il file aggiungendo l’estensione .ftmx e cliccate su Salva - Per gli utenti Windows: scegliete l’opzione ftmx presente nel menu popup in basso alla finestra, quindi cliccate su Salva. b.Come salvare la libreria: fig. 2 Dal menu File scegliete Salva la libreria. Nell’omonima finestra selezionate tutte le opzioni che desiderate memorizzare all’interno del file .lib quindi cliccate su OK. Date ora un nome al vostro file e cliccate su Salva.  fig. 3 Per importare la libreria, precedentemente salvata, all’interno di un nuovo documento vi basterà dal menu File scegliere la funzione Carica la libreria 2. Backup automatici e pulizia del file Impostate sempre un salvataggio automatico e la creazione del file di backup: in caso di danneggiamento del file principale potrete risalire al vostro lavoro proprio da questo file-copia e non perdere quanto scritto. a. Backup Per utenti Mac: dal menu Finale2014 selezionate Preferenze. Quindi, nella colonna di sinistra, scegliete la voce Salva e stampa. A destra della finestra “Opzioni del programma” troverete le impostazioni di salvataggio sopra descritte: attivatele. fig. 4 Per utenti Windows: dal menu Modifica scegliete la voce Opzioni del programma, quindi nella colonna di sinistra la voce Salva. A destra della finestra “Opzioni del programma” troverete le impostazioni di salvataggio sopra descritte: attivatele. b. La pulizia del file. Finale memorizza ogni vostro passaggio, ogni inserimento dati e anche ogni vostro ripensamento (note non più presenti, simboli cancellati e non più utilizzati ecc.). Tutte queste informazioni aumentano considerevolmente la dimensione del vostro file e la gestione del file stesso. Fate pulizia... Dal menu Documento scegliete Controllo dei dati, quindi selezionate con un click la voce Strumenti di manutenzione del file. In questa finestra potrete scegliere cosa eliminare ed effettuare una verifica circa l’integrità del file stesso. Effettuate le scelte opportune e cliccate su OK fig. 5 3. Il mondo dei plug-in Guardate con attenzione il menu plug-in. Finale include decine di plug-in utili che vi permetteranno di realizzare al meglio e in minor tempo molte azioni e indicazioni indispensabili alla vostra partitura. Ecco alcuni dei plug-in più usati: Aggiungi le note guida Drum groove: creazione automatica di un groove Creazione della riduzione per pianoforte Creazione della coda Ripetizione in mezzo alla misura Creazione di un accompagnamento con percussioni latine Inserimento tremoli Inserimento armonici Notazione a cavallo di righi Unificazione di due misure Divisione di una misura Inserimento dell’indicatore di divisione delle accollature 4. Gestione della partitura E’ il cuore del programma. Raggiungibile facilmente dal menu Finestre. In questa finestra di dialogo potrete stabilire tutto...o quasi: chiavi, trasposizioni, strumenti e loro ordine di apparizione in partitura, nomi dei righi, stile di notazione e molto molto altro. Tra le opzioni interessanti presenti in questa finestra considerate (speciamente per i righi degli strumenti traspositori) la possibilità di nascondere la tonalità del rigo e mostrare le alterazioni in itinere all’interno del brano. Questa funzione vi garantirà una maggior facilità di lettura. fig. 6 5. La funzione filtro e l’incolla multiplo Usate queste due funzioni per velocizzare ulteriormente il vostro lavoro. a. Il filtro La funzione filtro vi permetterà di copiare tutti gli elementi ( o solo quelli da voi scelti) da un rigo a un altro, da un battuta a un’altra: dal menu Modifica selezionate Modifica il filtro e attivate le voci degli elementi che desiderate copiare. Quindi fate un normale copia-incolla delle battute. fig. 7 b. Incolla multiplo Se volete avere una funzione “incolla” ancora più rapida, in caso di parti uguali riportate in numerose battute, potrete usare la funzione incolla multiplo. Dopo aver copiato la vostra porzione di musica attraverso la selezione delle battute e la pressione dei tasti CTRL+C (Cmd+C per gli utenti Mac), posizionatevi nel punto della partitura dove volete che inizi la parte copiata e premete i tasti CTRL + ALT + V (CTRL + Cmd + V per gli utenti Mac). Nella finestra di dialogo “Incolla multiplo” decidete quante volte incollare (sia orizzontalmente che verticalmente) la porzione di musica precedentemente memorizzata e concludete l’operazione cliccando su OK. fig. 8  6. Il manuale ufficiale di Finale 2014 italiano fig. 1 libroFinalmente, dopo anni di attesa, è stato realizzato il manuale ufficiale di Finale 2014 italiano. Edito da Aldebaran Editions (www.aldebaraneditions.com) sarà acquistabile direttamente on line sul sito della casa editrice a partire dall’11 maggio. Un aiuto concreto per il musicista, per l’editore o per il semplice appassionato. Ogni argomento viene presentato ed esaurito in una pagina, come in un prontuario (150 pagine in formato A4 affronteranno 150 argomenti diversi) Centinaia di immagini, un indice visivo e una ricerca immediata di ogni argomento vi guideranno passo dopo passo nello studio e nell’approfondimento di Finale 2014 italiano senza alcuna fatica o perdita di tempo. Questo libro, suddiviso in 14 macro argomenti, è pensato seguendo le necessità di chi scrive musica, affinchè il lavoro non sia più ostacolato dalla complessità del programma. Buona musica   Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia   Info: www.midimusic.it]]]> Sun, 03 May 2015 23:05:55 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/05/04/finale-2014-lezione-6-tips-and-tricks/ Recensione: Pocket Two di SR Technology http://www.ziomusic.it/2015/04/13/recensione-pocket-two-di-sr-technology/ Il Pocket Two è un classico impianto “sub più due satelliti”, con potenza complessiva di 900W RMS, cioè un diffusore da 500W con woofer da 12” per la riproduzione delle frequenze sub-basse da 40Hz - 150KHz, più due satelliti da 200W, a due vie, con un altoparlante da 8” per le basse e una tromba con driver da 1” per le alte. Il sistema è tri-amplificato, con un amplificatore analogico per i bassi e due amplificatori indipendenti per i satelliti. Questi amplificatori sono collocati all’interno del sub, il che significa che i satelliti sono passivi e ricevono il segnale già amplificato direttamente dall’unità subwoofer. SR Technology_Pocket Two_family Questo sistema compatto di SR Technology è pensato per l’amplificazione dal vivo in ambienti di piccola-media grandezza, come locali di dimensione contenute, sale di conferenza, aule di canto, ma anche sonorizzazioni di palestre e sale da ballo nonchè DJ set. Ottimo anche per chi fa piano bar o vuole amplificare dal vivo strumenti acustici come abbiamo fatto noi. [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/H2VWJQ-unnc[/embed] Prima impressione Quello che stupisce del sistema Pocket Two è la sua grande compattezza e il peso molto ridotto. Il diffusore satellite si riesce letteralmente ad alzare con un dito solo e il sub, anche se ha all’interno oltre al woofer da 12” i tre moduli di amplificazione, pesa solo 24 Kg. Sebbene l’impianto sia un “peso leggero”, non da affatto l’impressione di essere poco robusto, anzi. I cabinet sono di eccellente manifattura, costruiti in legno multistrato e coperti di una vernice a polvere di colore nero con trattamento antigraffio, il classico finish dei diffusori professionali da concerto per intenderci. Il design di sub e top è essenziale, praticamente identico a quello del suo fratello più piccolo, il Pocket One (che però offre 600W complessivi e utilizza woofer da 6” nei satelliti e da 10” nel sub). SR Technology_Pocket Two_top_front_rear Le maniglie ad incasso per il trasporto sono progettate in modo elegante ed ergonomico, caratteristica fondamentale per un impianto “mobile” come questo. I due satelliti sono dotati di flange predisposte per il montaggio su piantane (non incluse nel sistema). Volendo con un tubo (sempre opzionale) si può montare uno dei due satelliti anche direttamente sul sub, visto che anche esso è provvisto di pole mount. Per un appoggio stabile, sotto i cabinet sono montati quattro piedini di gomma, e per proteggere i driver la parte frontale dei cabinet è coperta con una griglia e un foglio di gommapiuma leggera ma resistente. Sia il sub che i diffusori si avvalgono di progettazione bass reflex del cabinet, come praticamente tutti i diffusori acustici attualmente sul mercato. SR Technology_Pocket Two_sub_rear_panel Sorprende la grande semplicità del sistema a livello di controlli. Perché oltre agli in/out di linea XLR e le uscite amplificate con connettori Speakon, l’ingresso per il cavo di alimentazione e l’interruttore per l’accensione, sul panello posteriore del sub troviamo solo un potenziometro per il volume, un selettore per il ground lift (per togliere la massa nel caso ci fosse qualche ronzio fastidioso) e basta. Eccovi le specifiche tecniche per darvi un'idea migliore delle caratteristiche del sistema: SR Technology_Pocket Two_specifiche tecniche In prova Ho provato il sistema Pocket Two da me in studio per un paio di settimane in varie situazioni. Innanzitutto nell’aula di canto, dove accompagno i miei allievi con un pianoforte digitale o alla chitarra acustica, e li faccio cantare con utilizzo di un microfono su basi audio, che spesso raggiungono dei volumi piuttosto “rock’n’roll”. In queste occasioni il microfono e gli strumenti entrano ed escono praticamente in flat (senza alcun tipo di equalizzazione) dalla mia scheda audio, che è collegata anche a un sistema DAW per poter registrare le performance dei miei allievi. Devo dire che il sound del Pocket Two è veramente piacevole ed equilibrato. Un suono ricco, con bassi rotondi ma fermi e la gamma delle frequenze alte riprodotta in modo lineare, mai troppo frizzante o fastidiosa anche a volumi sostenuti. SR Technology_Pocket Two_top_sub_front_rear Ho potuto testare l’impianto anche durante le prove di un duo acustico (chitarra acustica e/o basso acustico, voci e percussioni) ed un quartetto blues/rock (basso e voce, batteria, chitarra e organo hammond) e in tutte e due le situazioni mi sono trovato bene. Ho usato un mixerino molto “basic” (tipo Mackie) per preamplificare i segnali degli strumenti e ho montato l’impianto nella regia grande del mio studio. Il set up del sistema è semplicissimo e il rapporto dimensioni/volume del Pocket Two è notevole. La resa del Pocket Two con gli strumenti acustici è eccezionale, molto fedele. Ma anche nella situazione “elettrica” l’impianto se l'è cavata bene, dandomi abbastanza headroom per la voce per competere con gli altri strumenti, considerando che ho pure fatto entrare nell’impianto un po' di tutti gli strumenti, inclusa grancassa e overhead della batteria. Posso affermare anche in questa situazione che il sound del Pocket Two risulta molto equilibrato, e non fa affatto rimpiangere la mancanza  di controlli ulteriori, come siamo abituati magari da diffusori (attivi) di altri produttori, con vari filtri, potenziometri, ecc. Il rapporto sub/satelliti è sempre giusto, a tutti i livelli di volume. Spesso le frequenze provenienti dal raccordo dei sistemi reflex rischiano di non essere perfettamente "allineate" (in fase) con quelle emesse dalla parte anteriore del diffusore, comportando risonanze, rimbombi, perdita della limpidezza sonora, effetto "scatolare" con degenerazioni talvolta anche fastidiose. Questo per fortuna non è il caso dei cabinet del Pocket Two, c'è stata evidente cura anche sotto questo aspetto tecnico. Il suono risulta sempre ben definito, una progettazione realizzata ad arte. Pocket Two_Guido Block Conclusioni finali A chi cerca un sistema di amplificazione piccolo ma potente con ottime caratteristiche sonore consiglio di tenere in considerazione il Pocket Two di SR Technology. Può essere utilizzato nelle più varie applicazioni, ma personalmente lo vedo perfetto in tutte le situazioni acustiche, come i vari duo e trio acustici, tanto in voga in questo periodo. Materiali e connettori sono professionali, la manifattura è eccellente, il setup del sistema è un gioco da ragazzi, e i rapporti dimensioni/potenza e prezzo/qualità mi sembrano molto buoni. Il prezzo indicato da Schertler Group è di 1.149,00 euro che è in linea con prodotti professionali simili di altri brand che possiamo trovare sul mercato nella fascia media. Info: www.schertler.com   Guido Block Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 12 Apr 2015 22:01:58 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/04/13/recensione-pocket-two-di-sr-technology/ Recensione e video-demo dei nuovi pedali Bogner http://www.ziomusic.it/2015/04/02/recensione-nuovi-pedali-bogner/ Ecco a voi il nostro test dei: • Bogner Harlow - Booster-Compressore con trasformatore Neve Design • Bogner Wessex - Overdrive con trasformatore Neve Design • Bogner Burnley - Distorsore Classico con trasformatore Neve Design   Presentazione Come già detto si tratta di pedali per chitarra di tipo hi-end, con una qualità costruttiva ed una attenzione al dettaglio che potremmo definire di livello 'boutique', anche se sono pedali di serie a tutti gli effetti. Questi tre pedali nascono dalla mente di Reinhold Bogner e Mr. Ruper Neve, che hanno stretto una collaborazione per produrre pedali con componentistica superiore. Se Bogner è uno dei nomi più rispettati nel mondo dell'amplificazione per chitarra, Rupert Neve è "IL" guru per eccellenza nel mondo dell'audio da studio. Nel caso specifico questi pedali montano tutti e tre trasformatori custom Neve. La trasformazione della corrente è uno dei passaggi più critici per ottenere un segnale di qualità e per arrivare ad un range dinamico di alto livello. Questi trasformatori sono ispirati a quelli che venivano montati sulle console da studio analogiche degli anni '60, famose per il loro suono ricco, rotondo e ultra-dinamico. Ogni trasformatore è unico e realizzato specificamente per il circuito analogico di ciascun modello. Bogner pedals 2015 - Wessex side Tutti e tre i pedali sono in formato singolo stompbox classico mono, con alimentazione da 9V DC e minimo 50mA. C'è anche una batteria da 9V già inclusa all'interno. Per poterla cambiare dovrete purtroppo svitare tutto il pannello posteriore, anche se immagino che questi pedali andranno a chi li metterà nella propria pedaliera con alimentatore stabilizzato (sempre la scelta migliore). L'alimentatore non è incluso. La costruzione è in metallo, con fascia laterale e fondo satinato, mentre il top presenta un trattamento ruvido colorato che aumenta la resistenza ad una vita di pedate. Sul pannello posteriore noterete la targhetta che certifica la presenza del trasformatore Rupert Neve all'interno. Tutte le manopole, switch e selettori sono in metallo ed estremamente robusti. Sulla costruzione niente da dire, anzi, si può dire solo bene. Pedali belli, robusti e molto ben rifiniti. Bogner pedals 2015 - Wessex back Vediamo i modelli uno per uno. • Bogner Harlow - Booster-Compressore con trasformatore Neve Design E' un pedale che nasce come ibrido tra un booster ed un compressore, e può quindi gestire in maniera molto raffinata e precisa tutte le dinamiche della chitarra. Abbiamo un potenziometro di Level per il boost del volume in entrata dell'amplificatore, quindi un controllo Bloom per la compressione, che schiaccia molto le dinamiche e enfatizza il tocco anche più leggero. Infine il controllo Tone è un filtro attivo che ruotato verso destra enfatizza le alte e smorza le basse, ruotato verso sinistra fa il contrario. Bogner pedals 2015 - Harlow • Bogner Wessex - Overdrive con trasformatore Neve Design Nasce come un overdrive classico ma poi è stato arricchito con una sezione di equalizzazione attiva molto precisa a due bande Bass e Treble che rifinisce il suono o lo scolpisce in modo deciso. Inutile ripetere a cosa servono i controlli di Level e Gain, visto che si tratta di un overdrive. La levetta "E" (Enhanced) / "N" (Normal), imposta l'equalizzazione del pedale a partire un'impostazione neutra per poi passare ad una più spinta sulle basse e più morbida sulle alte. Bogner pedals 2015 - Wessex • Bogner Burnley - Distorsore Classico con trasformatore Neve Design Distorsore dalle caratteristiche molto convenzionali, sebbene la sensibilità dei suoi controlli riservi più di una sorpresa. Abbiamo Tone, Gain e Level, tre controlli di chiara funzione. Lo switch "F" (Fat) / "T" (Tight) permette di passare da un suono più sottile ad uno più grosso e corposo. Questo switch cambia proprio la struttura dell'intervento del gain e del volume, e le due sonorità sono ben distinte e aggiungono molta versatilità al pedale. Bogner pedals 2015 - Burnley Noi abbiamo provato la serie standard, esiste anche una Studio Series che possiede tutte le caratteristiche fin ora descritte, più un pannello superiore in legno esotico di bubinga che ne impreziosisce l'estetica, già per altro molto curata. Questi modelli, sabbiati e rifiniti a mano, sono ovviamente una chicca per collezionisti ed in quanto tali hanno un prezzo più elevato.   La Prova Provando questi pedali devo dire che in generale ho potuto constatare come un trasformatore di qualità superiore possa fare davvero molto per la dinamica ed il dettaglio del suono. Sono pedali molto precisi, da cui si possono estrarre davvero una quantità enorme di suoni. Una delle cose che più salta all'attenzione fin da subito è la reazione alle piccole variazioni dei parametri. Anche piccoli spostamenti comportano cambiamenti percepibili nel suono che quindi ha mille sfumature. Ai professionisti ed a chi smanetta già da tempo con i pedali di questo tipo, questa finezza nei controlli piacerà molto scommetto, come al sottoscritto. Proprio per l'estrema versatilità dei pedali ho deciso di realizzare tre video in cui ho suonato parecchi esempi con chitarre diverse e pickup diversi, tenendo sempre come regola generale di partire dal valore minimo del controllo principale (Level per il Booster e Gain per overdrive e distorsore) per arrivare gradatamente fino ai valori massimi o quasi. In questo modo potete avere una immagine verosimile del comportamento generale di questi ottimi pedali. Gli altri parametri sono stati regolati opportunamente per ottenere suoni efficaci e con un minimo di immaginazione sono certo capirete praticamente tutti i riferimenti di stile, genere e band. Devo ammettere che mi sono divertito molto a suonare con questi pedali, sono davvero capaci di esaltare il suono della chitarra ed il tocco del chitarrista, oltre che ispirare la creatività.   • Bogner Harlow - Booster-Compressore [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/8CXg7rXGhAA[/embed]   • Bogner Wessex - Overdrive [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/-j8DkmnM6w4[/embed]   • Bogner Burnley - Distorsore Classico [embed width="720" height="480"]https://youtu.be/SoWeARzJmTM[/embed]   Conclusioni Concludo e non posso che dare un giudizio estremamente positivo a questi tre pedali Bogner. Si vede e si sente che è stato fatto un grande lavoro di progettazione e rifinitura, nei minimi dettagli. La circuitazione analogica, gli stadi di saturazione ed i trasformatori Neve funzionano alla grande come un tutt'uno per formare degli stompbox che si piazzano molto in alto, ai primi posti della mia personale classifica di questo tipo di pedali. Bogner pedals 2015 2 - Harlow - Wessex - Burnley Dovendo dare una preferenza ammetto che l'Harlow - Booster/Compressore mi ha proprio conquistato. E' in grado di cambiare e ridonare lucentezza e potenza al suono della chitarra, anche quando sembrava ormai perso. Ha una sensibilità del Livello e del Tono che non ho mai visto in un pedale. Il compressore agisce bene e dinamico quasi tutto nella prima metà, nella seconda metà diventa un po' troppo squash. L'altra preferenza particolare la do al Burnley, che per essere un distorsore di stampo classico, riesce a tirare fuori dall'ampli dei suoni bellissimi e raffinati, oppure grezzi e cattivi. Non è un distorsore dal suono moderno e iper-tagliente sulle alte e mortale sulle basse, parliamo di una saturazione grossa, rotonda e mai zanzarosa. Mi piace, quello che fa lo fa al massimo. Finisco con la solita nota dolente del prezzo. Soprattutto quando parli molto molto bene di un prodotto di questo livello, poi c'è da aspettarsi che il conto sia piuttosto doloroso. In questo caso lo è infatti. I tre pedali in questione costano circa 260€ l'uno per le versioni standard e ben 320€ per le versioni Studio Series da collezione. E' evidente che per un singolo pedale è una cifra di tutto rispetto, ed è altrettanto chiaro che non tutti possono permetterselo. Tuttavia, come dico spesso, una Ferrari non può costare con una Panda, e ce n'è una ragione.   Ringraziamo Aramini, distributore italiano Bogner, per la gentile collaborazione.   Info: www.bogneramplification.com Info: www.aramini.net      ]]]> Thu, 02 Apr 2015 04:37:41 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/04/02/recensione-nuovi-pedali-bogner/ Nuovo ZioMusic.it, più tecnologico, più easy per tutti http://www.ziomusic.it/2015/03/29/nuovo-ziomusic-it-piu-tecnologico-piu-easy-per-tutti/ La nuova Home Page visualizzata su desktop.[/caption] Questo nuovo ZioMusic.it sarà uno strumento sempre più utile anche per noi, più adattabile e più flessibile per il futuro, e ci permetterà di adattare meglio non solo i contenuti, ma anche la forma del nostro portale ai diversi eventi ed importanti operazioni editoriali che affronteremo. Non è solo più moderno e graficamente più bello nell'interfaccia, contiene un maggior numero di informazioni in uno spazio più razionale. [caption id="attachment_38695" align="aligncenter" width="720"]Due esempi della Home e delle nostre news da mobile. Due esempi della Home e delle nostre news da mobile.[/caption] L'altra grande innovazione è stata quella di rendere il nostro sito completamente 'full responsive'. Questo significa che, d'ora in poi, ZioMusic sarà visualizzabile con la stessa efficacia da qualsiasi dispositivo, sia esso fisso o mobile, sia esso un tradizionale computer desktop, un tablet o uno smartphone di ultima generazione. Il formato si adeguerà automaticamente alla vostra modalità preferita di visualizzazione dei nostri contenuti, permettendovi anche di personalizzare la vostra esperienza di lettura adattando al meglio la grandezza dei caratteri. Le funzioni di Ricerca, il menù di Navigazione, i Tag, l'area Commenti, i tasti Social, non necessiteranno più di operazioni di zoom su tablet e cellulari, ma saranno sempre ben visibili ed accessibili in ogni momento. L'adattabilità del formato non fa solo parte di una piccola rivoluzione per il lettore di ZioMusic.it, ma vuole anche essere un grande passo avanti per rendere il portale sempre più forte e capillare nella sua distribuzione in rete. Questo nuovo formato nasconde infatti una migliore indicizzazione di tutti i contenuti, il che equivale ad illuminare meglio i propri articoli, video ed immagini perchè i motori di ricerca li trovino prima e meglio, Google in primis. Avere un'ottima indicizzazione non equivale ad assicurarsi il successo ma, essendo sicuri di avere sempre cercato di fornire contenuti di qualità e con professionalità garantite dietro di essi, vuole dire dare a questi maggior valore e più efficacia nel breve, medio e lungo periodo. Ci auguriamo che possiate apprezzare il nuovo ZioMusic.it. Siamo sempre aperti, come abbiamo fatto in passato anche per ripensare la nuova versione, ai vostri commenti ed osservazioni, consapevoli che voi, che fortunatamente continuate a seguirci sempre più numerosi, siete il primo motivo del nostro piccolo successo e la prima ragione che ci incoraggia a fare sempre meglio.]]]> Sun, 29 Mar 2015 17:05:11 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/03/29/nuovo-ziomusic-it-piu-tecnologico-piu-easy-per-tutti/ Finale 2014 – Lezione 5 – Musica vocale, dal solista al coro http://www.ziomusic.it/2015/03/15/finale-2014-lezione-5-musica-vocale-dal-solista-al-coro/ Attraverso l'icona Testo, contraddistinta dalla lettera T, (evidenziata nel riquadro qui a fianco) potrete intervenire sulla vostra partitura in modo casuale e scrivere qualunque appunto o indicazione testuale che non richieda una sillabazione sotto le note. Mi riferisco all'utilizzo dell'icona testo per inserire un titolo o delle indicazioni per gli strumenti. Il testo inserito, attraverso le “opzioni del testo”, potrà essere successivamente “agganciato” alla pagina o ad una specifica battuta al fine di non perderne la posizione qualora si decidesse di modificare l'impaginazione della musica e la ridistribuzione delle battute nel foglio. Per raggiungere questa finestra opzioni è necessario, a testo ultimato, fare un clic destro del mouse nella maniglia di testo (il quadratino che lo affianca) ed aprire la finestra “Attributi della cornice di testo”.(fig. 2). fig. 2 fig. 3L'icona T ha dunque volutamente possibilità di intervento limitate e deve essere utilizzata solo in questa direzione: l'inserimento di una strofa attraverso questa funzione non permetterebbe l'allineamento corretto delle sillabe alle note e non garantirebbe alcuna formattazione o impaginazione successiva. Per poter realizzare un testo correttamente suddiviso in sillabe e funzionale alla linea del canto sarà indispensabile utilizzare un altro elemento di Finale, presente anch'esso nella tavolozza degli strumenti principali: lo strumento Testo cantato. La modalità di inserimento più pratica e veloce fornita da quest'ultima icona è certamente ottenibile attraverso la funzione “digita in partitura”. Attivate questa opzione aprendo il menù “Testo cantato” che, una volta selezionata l'icona “penna e calamaio”, comparirà in alto a destra. Fate dunque un clic in partitura sotto la prima nota che riceverà la sillaba ed osservate, lungo il margine sinistro del foglio, la comparsa di quattro piccoli triangoli. fig. 4 Attenetevi ora a queste poche ma indispensabili regole per ottenere un inserimento corretto: • regola 1: passate da una nota all’altra attraverso la barra spaziatrice. • regola 2: per sillabare una parola inserite dopo la sillaba stessa un trattino ( – ) e il cursore passerà automaticamente alla nota successiva. • regola 3: per avere due sillabe sotto un’unica nota procedete come segue: inserite la prima sillaba, quindi create uno “spazio forzato” attraverso i tasti CTRL + barra spaziatrice (ALT + barra spaziatrice per gli utenti Mac), infine inserite la seconda sillaba. • regola 4: ecco come creare una sinalefe attraverso una piccola legatura sotto le due sillabe. Scrivete la prima sillaba, senza aggiungere spazi digitate una I (i maiuscola) ed ancora senza aggiungere spazi scrivete la seconda sillaba. Quindi evidenziate la I (i maiuscola), e cambiatene il font: al posto del classico Times new roman, Arial ecc.. che Finale imposta di default scegliete, solo per quella I, il font “Engraver font set”. Una piccola legatura comparirà tra le vostre due sillabe. Per gli utenti Windows, per una maggiore velocità di scrittura, è inoltre possibile inserire, attraverso il codice ASCII, un simbolo grafico non musicale (es. ALT+0248) in tutti i punti dove è prevista la sinalefe e, attraverso la funzione “Ricerca e sostituzione del testo” presente nel menù “Modifica” del programma , andare solo successivamente a sostituire in blocco il simbolo ASCII con la nostra “I” del font Engraver. Questo procedimento sarà garanzia di maggiore velocità senza la necessità di arrestare la nostra scrittura ad ogni sinalefe. Il testo inserito con lo strumento Canto potrà inoltre essere organizzato in Strofe e Ritornelli, copiato più volte (attraverso la funzione “Filtro” presente in Finale) o incollato da altra fonte (Word, PDF, ecc…) con il classico procedimento copia-incolla. fig. 5 Per chi fosse più comodo a scrivere tutto il testo “fuori dallo spartito” e quindi assegnarlo solo in un secondo momento in partitura, potrà infine usufruire della funzione “Finestra del testo cantato” (figura qui sopra) raggiungibile sempre attraverso il menù “Testo cantato”: in questo spazio, simile ad un foglio elettronico di videoscrittura, potrete inserire tutto il testo (sillabato e suddiviso da trattini e spazi) ed assegnarlo alle vostre note distribuendolo correttamente con la funzione “assegnazione con un clic” dove ogni clic del vostro mouse collocherà sotto la nota da voi indicata una sillaba. Questa modalità di inserimento risulta particolarmente comoda in caso di testi melismatici dove la necessità di assegnare una sillaba a molte note non vi causerà rallentamenti nel lavoro senza obbligarvi, come con la barra spaziatrice, a spostarvi nota per nota. fig. 6 Abbiamo accennato prima a quattro piccoli triangoli presenti in fase di inserimento sillabe: è arrivato ora il momento di dar loro una spiegazione. Partendo da destra verso sinistra ecco il significato di questi segni grafici. Per maggior chiarezza supponiamo di dover sistemare il testo inserito sotto il pentagramma del soprano: • primo triangolo : muove solo la sillaba o la parola da voi evidenziata in una singola battuta della sola voce del soprano. • secondo triangolo: muove il testo della voce del soprano del solo rigo affiancato dai triangoli, lasciando inalterate tutte le battute presenti nei pentagrammi successivi. • terzo triangolo: muove tutto il testo della voce del soprano. • quarto triangolo: muove tutto il testo di tutte le voci (non solo del soprano ma di tutta la partitura). Come avete visto, dunque, la funzione dei quattro triangoli è pensata in modo da ottenere spostamenti di porzioni di testo sempre più ampie. fig. 7 Ultimato l'inserimento delle parole potrete esportare tutto il testo cantato nel formato che più desiderate. “L'esportazione del testo” è raggiungibile ancora una volta attraverso il menù “Testo cantato”. Per i più esigenti segnalo infine la possibilità di impostare e personalizzare le caratteristiche dei vostri testi attraverso le “opzioni del testo cantato”. In questa finestra (raggiungibile dalle “opzioni del documento”) potrete modificare il posizionamento e l'allineamento delle sillabe, la loro giustificazione, quando e come usare i trattini di sillabazione e, cliccando sul pulsante “linee di estensione”, addirittura decidere come intervenire su queste linee in caso di testi melismatici (fig. 8). fig. 8 Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia]]]> Sun, 15 Mar 2015 18:03:05 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/03/15/finale-2014-lezione-5-musica-vocale-dal-solista-al-coro/ Intervista a Kiko Loureiro http://www.ziomusic.it/2015/03/05/38432/ Kiko durante la sua esibizione solista a Milano alla Salumeria della Musica all'Ibanez Day.[/caption]   Posso dire, inoltre, che parla più di quattro lingue, è una persona molto alla mano e le sue interviste sono raramente banali. Un motivo in più per leggersi tutto d'un fiato questa nostra intervista fresca fresca. ZioMusic: Ciao Kiko, qualche settimana fa a Milano ti abbiamo sentito suonare alcune delle tue canzoni più belle e anche una cover di Joe Satriani, "Surfing with the Alien". L'hai suonata in maniera pazzesca. Volevamo chiederti se Satriani è stato effettivamente uno dei tuoi chitarristi preferiti quando eri giovane oppure eri più per i chitarristi più heavy di quel periodo come Malmsteen, Randy Rhoads e altri metallari del genere? Kiko: Certamente mi piacevano molto i chitarristi che hai citato, ma amavo anche Satriani, soprattutto per le sue canzoni, molto melodiche e ben strutturate. In particolare ricordo che qualcuno mi registrò su cassetta l'album "Surfing with the Alien" e l'ho ascoltato moltissimo. Apprezzo molto Satriani perchè riesce sempre a rendere molto pulite le sue melodie, senza confonderle mai con le parti shred degli assoli. Espone il tema e poi inserisce parti tecniche, ma senza che si intralcino tra di loro. La canzone "Surfing with the Alien" ne è un esempio ottimo, è una struttura AB molto ben definita con due melodie e poi viene la parte shred con l'assolo in tre diverse tonalità che creano differenti atmosfere; quindi torna alla parte AB con i temi ed infine un'outro con una nuova melodia. E' una canzone molto ben costruita e penso sia proprio questo il motivo per cui Satriani mi ha influenzato parecchio fin dall'inizio. [caption id="attachment_38161" align="aligncenter" width="720"]Ibanez Day Kiko in un momento della sua performance tributo a Satriani con "Surfing with the Alien".[/caption] ZioMusic: Il tuo stile chitarristico sembra abbastanza differente da quello di Satriani, però? Kiko: Anche se il mio stile è differente, ed è un complimento per me sentirmelo dire, sono stato molto influenzato, come ho detto prima, da Satriani nel senso del suo stile compositivo e melodico. Devo dire però che ascoltavo veramente moltissimi chitarristi, quindi sono rimasto un po' influenzato da ognuno di loro. angra - secret garden cover   ZioMusic: Parliamo del tuo ultimo lavoro con gli Angra, "Secret Garden". Il disco precedente "Aqua" è uscito nel 2010, quattro anni fa, e nel mezzo hai scritto un altro tuo album solista. Di sicuro molto è cambiato con un nuovo cantante, un nuovo batterista, Rafael [Bittencourt, chitarrista e fondatore degli Angra]. Cosa ti piace di più di questa nuova lineup degli Angra? Kiko: Sono passati quattro anni è vero ma con gli Angra abbiamo continuato a fare tour, è uscito il mio album solita "Sounds of Innocence" e anche il mio DVD "White Balance - Live in San Paolo", inoltre abbiamo realizzato un DVD live con gli Angra per celebrare i vent'anni dall'uscita del nostro primo album "Angels Cry". Quindi devo dire che sono stati quattro anni comunque pieni di impegni.Come hai detto però abbiamo fatto diversi cambiamenti. Il più grande è stato Fabio [Lione, già cantante dei Rhapsody of Fire]. E' stato un passo molto naturale. Tutto è iniziato quando Fabio venne come ospite nostro durante una crociera a tema per cui siamo stati chiamati, la "70,000 Tons of Metal" a Miami, un grande evento metal. Era un bellissimo evento che non volevamo perdere, anche se eravamo in quel momento senza cantante. Così chiedemmo a Fabio di cantare con noi per quell'evento. Siamo amici da tempo ed a lui sono sempre piaciuti gli Angra. Così abbiamo fatto questo show di circa un'ora ed è andato benissimo, i fans erano davvero contenti di sentire Fabio cantare i nostri pezzi. Grazie anche al video su YouTube, molti promoter in Sud America hanno iniziato a chiamarci per ripetere quello show. Abbiamo così organizzato questo breve tour ed è partita la nostra collaborazione con Fabio che è poi naturalmente continuata facendolo entrare nella formazione per il nuovo album. Intanto è ottimo avere Fabio perchè lui è un cantante molto esperto e professionale e questo ci permette di continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto senza problemi. E' una persona molto alla mano ed ha una grande voce, e questo è importante quando devi stare molto in tour e quanto devi sviluppare un nuovo album. La band grazie a questa sicurezza si sente molto forte. [caption id="attachment_38444" align="aligncenter" width="720"]Gli Angra nella nuova formazione attuale. Gli Angra nella nuova formazione attuale.[/caption] ZioMusic: Avete registrato "Secret Garden" in Svezia, per la prima volta in Svezia, se non sbaglio. Questo paese ha una lunga e forte tradizione metal, dico giusto osservando che "Secret Garden" ha preso da Jens Bogren un bel po' di quel mood epico, suono compresso e impatto power del metal svedese moderno? Kiko: Essendo sulle scene da oltre vent'anni volevamo portare qualcosa di nuovo. Abbiamo Fabio, Rafael canta quattro canzoni, ci sono tante novità ma allo stesso tempo non volevamo cambiare completamente lo stile della band. Quando hai una carriera così lunga è molto difficile introdurre nuovi elementi senza cambiare completamente stile. Credo che in questo abbiamo fatto centro, siamo sempre una metal progressive band che mantiene molti dei suoi elementi originali, ma allo stesso momento siamo riusciti a fare un disco che suona più moderno ed al passo con i tempi. Abbiamo scelto Jens Bogren proprio per questo, perchè sapevamo che avrebbe potuto portare quello che ci serviva per fare questo passo in avanti.Fin da quando abbiamo iniziato a comporre e registrare abbiamo avuto anche l'aiuto di Roy Z, che ci ha aiutato a focalizzarci e andare nella giusta direzione strutturando meglio le canzoni. Questo due grandi produttori ci hanno supportato per rendere "Secret Garden" un album moderno degli Angra senza tradire i nostri elementi originari.   kiko loureiro - ibanez signature guitars ZioMusic: Lo scorso anno Ibanez ha fatto uscire la nuova chitarra Kiko Loureiro signature. A Milano dicesti che avevi scelto Ibanez perchè quando eri ragazzo i tuoi guitar-hero erano quasi tutti chitarristi-Ibanez, e per la qualità costantemente alta della loro produzione. A parte questo, quali specifiche personali hai chiesto di inserire in questo modello di quelle che avresti sempre desiderato avere in una chitarra? Se uscirà un nuovo modello, cosa chiederai di nuovo? Kiko: Senza dubbio ho un attaccamento emotivo al marchio Ibanez, quindi per me è stato veramente bello ed importante essere invitato a far parte della famiglia Ibanez. E' stato ed è un onore per me essere messo a fianco di tanti chitarristi che considero i miei punti di riferimento. Ci sono tanti aspetti delle chitarre Ibanez che adoro. Dalle chitarre jazz alle otto corde, le Roadcore, le RG, hanno tutte una qualità molto alta e forme che ispirano. E' un grande brand che realizza strumenti unici. E' stato davvero difficile quindi per me decidere cosa fare con la nuova chitarra perchè per me sarebbe già stato splendido avere un modello di questi con il mio nome. Ad ogni modo la prima chitarra che ho provato erano il modello S e SB, molto sottili e con una forma che mi è sempre piaciuta. Ricordo Frank Gambale con questa chitarra negli anni '80. Ho quindi scelto come base il modello S, ma volevo un corpo più spesso per avere un po' più suono e perchè fosse un po' più ergonomica. Per il legno la mia preferenza è andata all'ontano, perchè ha un suono brillante. La mia idea è stata di unire il suono moderno dell'ontano e qualcosa di più classico come un manico a sezione più arrotondata. Diciamo che ho voluto un manico che fosse una via di mezzo tra quello molto sottile e veloce delle RG o Jem e quello più tradizionale della Andy Timmons e della Satriani. Probabilmente questo è il dettaglio che mi ha richiesto più tempo per decidere al meglio. E' stato bello poter sviluppare con DiMarzio dei pickup che fossero affini al mio stile, al suono degli Angra, e che si adattassero perfettamente a questa nuova chitarra. E' una chitarra che deve poter essere utilizzata su generi anche molto differenti, dal metal alla fusion al jazz brasiliano. Questo è molto importante per me e credo sia molto importante per chiunque voglia acquistare questa chitarra. Ho voluto un selettore a cinque posizioni, il push-pull sul volume, il top in acero fiammato e la tastiera in palissandro con intarsiato un simbolo che arriva dall'Amazzonia brasiliana, molto importante per me. L'ho voluta in un bel rosso trasparente e quest'anno arriverà anche la versione verde. Sono molto contento di questa chitarra, e sono anche molto soddisfatto di come vengono realizzate, perchè viaggiando in diverse città di tutto il mondo, ho la possibilità di provare nei negozi un gran numero di queste chitarre signature e devo dire che sono praticamente tutte identiche alla chitarra che ho uso io live e che ho a casa.   kiko loureiro - sounds of innocence ZioMusic: 2010 “Acqua”  con gli Angra, 2012 “Sounds of Innocence” album solista, 2014 “ Secret Garden” ancora con gli Angra. Arriverà un altro disco solista nel 2016 o potremo ascoltarlo anche prima? Kiko: Mi piace fare le cose per bene, quindi ora che sono in tour non ho molto tempo per comporre. Ho qualche pezzo in cantiere e devo vedere se per quest'anno riesco a finire tutti i pezzi che ci vogliono per un disco. Se riesco a trovare il tempo di andare a registrare per la fine di quest'anno o verso gennaio 2016, allora il disco potrebbe uscire anche per i primi mesi del 2016. E' un buon piano di lavoro per me ma devo ancora capire se posso farcela. Per ora sto ancora pensando alle canzoni, al concept, a come organizzarle, a che tipo di musicisti vorrei avere e a quale potrebbe essere il meglio per la mia carriera. Credo comunque che qualcosa succederà nel 2016.   Info: www.kikoloureiro.com.br   Si ringrazia Sebo Xotta per la gentilissima e preziosa collaborazione.   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 05 Mar 2015 01:00:44 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/03/05/38432/ Recensione Arturia V Collection 4 http://www.ziomusic.it/2015/02/19/recensione-arturia-v-collection-4/ Presentazione  Come avrete capito dal nome, si tratta della quarta collezione di strumenti Arturia, azienda francese all'apice da anni nel campo della musica elettronica con i suoi synth, controller e software. Questa è la più grande e più completa collezione realizzata dai francesi. Rispetto alla precedente sono state aggiunte due emulazioni software nuove di zecca, Arturia, Matrix 12 V e Solina V, che insieme a Vox Continental V e Spark 2 (non presenti nella raccolta precedente) costituiscono i 4 nuovi strumenti virtuali della V Collection. Rispetto alla precedente versione 3, Arturia introduce anche un nuovo sistema di protezione e di registrazione del software denominato Arturia Software Center (ASC), e prevede versioni aggiornate di tutti i v-instrument: in totale diventano quindi 13 gli strumenti virtuali della Collection, con circa 6000 suoni di tastiera e 170 drum machine. 6000 suoni è un numero bello grosso, con cui è possibile produrre tanta bella roba, nonchè vantarsi con gli amici degli amici! Di nuovo, e fondamentale per la musica di oggi realizzata al 99% su software DAW, c'è anche l'aumento della qualità audio di tutti i v-instruments (vecchi e nuovi quindi) fino a 32bit/96kHz. Non ci saranno problemi quindi ad operare con le nuove DAW, con progetti professionali e registrazioni anche in altissima qualità. Inoltre, l'aggiornamento di tutti i synth ha incluso diversi miglioramenti che fanno di questo bundle non solo un insieme di strumenti ma una vera e propria suite con cui lavorare in maniera organica. Ecco un breve riassunto degli aggiornamenti: • sono state aggiunte le Matrici di Modulazione, per un controllo pressochè totale ed incrociato dei parametri; • nuove tipologie di filtri, che mantengono suoni ed automazioni al passo con i tempi; • aggiunto lo Step Sequencer, indispensabile per i produttori di oggi e molto creativo da usare su strumenti pensati 20 o 30 anni fa; • Split e Layer della tastiera, creano sia live che in studio una quantità pressochè infinita di combinazioni tra gli strumenti; • nuove sorgenti di modulazione, per sperimentare e creare suoni innovativi, ottimo per il sound designer; • Smart Preset management, per trovare più facilmente i preset tra le migliaia presenti; • aggiunti nuovi effetti, come sopra, mantiene questa suite al passo con le nuove produzioni; • Arpeggiatori, erano, sono e saranno un'inesauribile risorsa per chi usa i synth, impossibile non averli. Lascio a chiunque sia interessato la presentazione di ciascuno dei 13 v-instruments inclusi, poichè questa recensione non diventi il seguito elettronico di "Guerra e Pace". Mi limiterò quindi ad elencarli nell'ordine, per poi andare al commento individuale nella parte della prova, qui sotto. V Collection 4:  • Matrix-12 V • Spark 2 • Solina V • VOX Continental V • Mini V • Modular V • CS-80V • ARP2600 V • Prophet V & Prophet VS • Jupiter 8-V • Oberheim SEM V • Wurlitzer V • Analog Lab La Prova Parto con la prova facendovi sentire i tre brani che ho creato utilizzando esclusivamente la Arturia V Collection 4. Ho volutamente realizzato tre pezzi diversi per genere e sonorità, in modo da farmi ispirare il più possibile da questi strumenti e coprire in modo abbastanza ampio il loro utilizzo. https://soundcloud.com/ziomusic/sets/arturia-v-collection-4 - Electron City - In questo brano ho voluto creare un'atmosfera futuristica attraverso un groove molto caratteristico di Spark 2, con campioni di suoni elettrici e inusuali. Poi arriva il Solina V con i suoi archi synth vintage per realizzare tappeti e melodie che si mixano perfettamente con questo groove sintetico e fanno da base ideale per il Prophet V2 che attraverso un classico suono lead, ma qui usato con una distorsione elevata, realizza melodie in stile medio-orientale. Queste melodie sinuose rafforzano l'idea di una ambientazione fantascientifica surreale, dove si mescolano strane culture esotiche. A dare il giusto movimento e azione ci pensa l'arpeggiatore dell'ARP 2600 V2, non troppo distorto, su cui poi si innesta la contro-melodia di archi synth col Solina V. Nella parte centrale la ritmica cambia e lo Spark 2 ritorna protagonista con un groove instabile e ondeggiante, quasi ipnotico. Da qui in poi ho deciso di usare anche un basso synth tipo "wobble", molto dinamico, per poi lanciare un finale in cui tutto ritorna in gioco. - Dancing On You Illusions - Anche se non è assolutamente il mio genere, qui mi sono divertito a creare un pezzo techno a modo mio. Parto con un arpeggiatore di ARP 2600 V2 tratto da una sequenza preset a metà tra action movie e tema house-music. Quindi ho inserito il mitico organo Vox V Continental, con un suono quasi da cornamusa, molto medioso. Lo Spark 2 inizia il groove ritmico con il classico suono e cassa in quattro da musica techno. Ho usato poi due o tre volte il Matrix 12V per creare transizioni tipo theremin tramite automazioni. Dopo la prima transizione entrano: un Mini V2 con un arpeggio super anni '80 tipo piano elettrico in AutoPan per dare movimento; un ritmo percussivo di basso synth distorto realizzato con il Prophet V2. Dopo la ripresa del tema una prima volta, la seconda ed ultima volta ho usato un Jupiter 8 con suono hard-lead per armonizzare il tema. Per rendere più efficace quest'ultimo, ho aggiunto anche qui l'effetto AutoPan sincronizzato in quarti. - Desolation Of The Iron Giant - Questo brano, particolarmente di atmosfera, usa molti elementi per ricreare in modo espressionistico immagini come per una colonna sonora. Si inizia con un Prophet V2 che crea un tema ossessivo supportato da un basso continuo, il tutto con un suono lead simile ad un flauto synth. Lo Spark 2 crea un groove "slow-action" movimentato da tanti elementi timbrici su più frequenze. Per le transizioni ho usato un Oberheim SEM V con scale e filtri automatizzati. Mi è piaciuto veramente tanto l'idea di usare un basso synth da CS-80 V2 con un buon attacco per simulare l'incedere pesante, lento ed inesorabile di un enorme gigante d'acciaio. Interviene poi l'ARP 2600 V2 con una sezione di ottoni synth a creare una melodia portante con molto uso del pitch wheel. Il Jupiter 8 crea una fase di intervallo centrale con un suono tipo arcade 8bit a pulsazione veloce sovrapposto ad una sezione di archi synth epici dal Solina V. Improvvisamente l'ambientazione cambia, come se calasse rapidamente la notte, rimane solo un malinconico piano Wurlitzer con delay e un suono effetto dal SEM V che emula un rumore di onde notturne e solitudine.   matrix-12-v-image • Matrix-12 V E' un synth Oberheim veramente anni '80, molto versatile ma proprio caratteristico delle timbriche usate in quegli anni. Io l'ho usato solo per alcune transizioni, ma ha un suono da synth polifonico estremamente versatile. Bello ma un po' tecnico da programmare. spark2-image • Spark 2 E' l'anima ritmica di questa collezione. Veramente facile da usare, permette di scoprire le sue mille caratteristiche pian piano divertendosi a creare groove dai più classici ai più strampalati. La sezione suoni è bella e versatile, anche se avrei gradito qualche campione in più soprattutto per cassa e rullante. solina-v-image • Solina V La Solina String Machine è uno dei synth più famosi nel campo di pad e suoni di archi synth. Nonostante i suoi suoni girino sempre attorno a questo mood, è uno degli strumenti più usati, per creare ambientazioni, melodie e tappeti. La sua qualità è eccellente e si lascia mixare che è un piacere. vox-continental-v-image • VOX Continental V Se volete un suono d'organo stile anni '60, sapete dove trovarlo. Organo a transistor usato per circa vent'anni in migliaia di dischi. Qui hanno aggiunte le caratteristiche del Jennings J70, i drawbar, effetti ed una simulazione di un vero ampli Vox ed saturazioni vintage. Inconfondibilmente vintage ma ottimo per ricreare quelle atmosfere sature ed ispirate. mini-v-image • Mini V Dal funk anni '70 all'hip-pop anni '90, passando per le linee dance anni '80, il Minimoog ha letteralmente dominato circa 30 anni di musica elettronica. Questa versione polifonica con modulazioni e arpeggiatore lo rendono uno degli strumenti che sono sicuro verranno utilizzati di più, è una sonorità talmente nota che richiama davvero una quantità enorme di dischi e successi. Mediamente facile da usare e programmare per ottenere ciò che si vuole. modular-v-image • Modular V Ricrea suoni tipici da colonne sonore elettroniche, è adatto a chi ama smanettare veramente tanto, come quei 'matti' che hanno perso la testa dietro ai rari synth modulari Moog degli anni '70. E' da studiare, da sperimentare e da passarci ore ed ore. Può fare veramente tanto, ma se siete gente da preset, forse passerete ad altro. cs-80v-image • CS-80V Usato moltissimo da Stevie Wonder, ed anche per la colonna sonora di Blade Runner, ha delle timbriche synth bellissime. Mi sono piaciuti davvero molto i suoi bass synth, ma può fare un po' di tutto. Anche qui se siete smanettoni avrete di che perderci tra una quantità di parametri e manopole notevole. arp2600v-image • ARP2600 V Sicuramente tra i miei preferiti di questa collezione. Ha dei dirty-synth semplicemente stupendi, i preset sono altrettanto belli, e l'interfaccia, per quanto sia imponente, da molte soddisfazioni se imparata a dovere. I bass synth sporchi e cattivi sono tutti suoi, e gli arpeggi hanno una grinta unica. prophet-v-image • Prophet V & Prophet VS Qui siamo di fronte ad un mito, frutto del genio di Dave Smith. I suoi suoni lead sono praticamente insostituibili e qui sono ricreati forse nel modo migliore che abbia mai sentito. E' uno di quei synth che non può mai passare di moda, è in grado di trasformarsi sempre e rinnovarsi seguendo le ricerche sonore di chi lo usa. Per me è il re dei lead sounds. jupiter8-v-image • Jupiter 8-V Il Jupiter-8 Roland è stato un successo clamoroso dal 1981. Ad un certo punto praticamente tutti lo usavano per la sua versatilità e ampiezza di suoni. Con le nuove possibilità può andare anche oltre l'originale, che qui è ricreato molto bene, ma la possibilità di ricreare certi suoni super-caratteristici di certi dischi indimenticabili è già tutto un programma. oberheim-sem-v-image • Oberheim SEM V Il SEM è un altro mito della musica elettronica. Pensato inizialmente come un expander modulare per il Minimoog, diventò poi famoso anche da solo. I suoi filtri multi-modali sono perfetti per creare droni, suoni evolutivi, arpeggi continuamente in cambiamento e per il sound-design. Come avete visto è in grado di creare anche effetti super-creativi per arricchire le atmosfere dei pezzi. wurlitzer-v-image • Wurlitzer V Il Wurlitzer EP 200A è stato prodotto come piano elettrico dal '72 all'82. Ad un certo punto minacciò seriamente il regno incontrastato del Fender Rhodes, perchè la sua timbrica è più complessa e ricca. Qui è ricreato abbastanza bene, anche se ogni tanto è come se mancasse di un po' di profondità. arturia - analog lab • Analog Lab Se ancora non ne avete abbastanza potete utilizzare questo v-instrument che permette di miscelare tutti gli strumenti della collezione e creare nuovi suoni con layer e split della tastiera. Il mio consiglio è quello di cercare di conoscere prima i singoli strumenti, altrimenti qui semplicemente andrete a caso con i preset. Le possibilità qui sono davvero infinite. Se usato bene è una cannonata.   Conclusioni Non c'è bisogno di dire che questa recensione è stata molto divertente. La V Collection 4 di Arturia possiede una quantità di suoni, di strumenti, di cose da conoscere e studiare talmente ampia che qui abbiamo veramente appena scalfito la superficie. Che i v-instruments di Arturia fossero fatti molto bene (alcuni estremamente bene, altri abbastanza), non è assolutamente un segreto. Tutti gli strumenti della collezione superano il test, anche se alcuni sono più adatti agli esperti smanettoni di synth rispetto ad alti. I 399€ richiesti per portarsi a casa questa collection, dopo averla provata a lungo, non mi sembrano per nulla eccessivi, anzi, ad acquistarli singolarmente si spenderebbe molto di più. Per non parlare poi della possibilità di avere suoni di strumenti elettronici hardware ingombranti, rari ed in alcuni casi, quasi introvabili. Il vero valore di questa collezione però, come già detto, è la somma di questi strumenti, che possono essere utilizzati assieme e sfruttano nuove funzioni comuni che li rendono un ambiente di lavoro per i synth con pochi eguali sul mercato.   Si ringrazia il distributore Midiware ed Andrea Pozzi per la gentile collaborazione e disponibilità. Info: www.midiware.it Info: www.arturia.com   Luca "Twisted Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 19 Feb 2015 01:34:04 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/02/19/recensione-arturia-v-collection-4/ Ibanez Day 2015 http://www.ziomusic.it/2015/02/16/ibanez-day-2015/ Prima di questo, assieme a qualche birra e ai saluti degli amici di ZioMusic.it presenti in grande quantità a questo appuntamento, siamo saliti al piano superiore del locale, dove è stata allestita per l'occasione l'area espositiva. In quest'area, che potete vedere ampiamente documentata nelle nostre gallery, abbiamo trovato tutte le principali novità in quanto a chitarre e bassi di Ibanez per il 2015. Una gran bella rassegna di chitarre elettriche, acustiche e bassi per ogni genere e tasca, pronti ad essere provati. Ma non è tutto. Abbiamo molto gradito anche alcuni dei modelli più pregiati della collezione Mogar, selezionati nel caveau segreto del distributore milanese e messi successivamente a disposizione dei chitarristi d'eccezione sul palco. [embed width="720" height="480"]http://youtu.be/QIluvXjtdGg[/embed] In bella mostra abbiamo potuto ammirare per esempio la famosa Ibanez Joe Satriani "Black Dog", le due iconiche signature Steve Vai e Paul Gilbert realizzate qualche anno fa per il 90-esimo anniversario del gruppo Hoshino (proprietario di Ibanez), la chitarra a doppio manico di John McLaughlin, nonchè la recente LGB300 firmata dallo stesso George Benson, la fantastica SHRG1Z realizzata con la collaborazione del disegnatore H.R.Giger (creatore di Alien), e poi ancora l'indimenticabile Steve Vai Ibanez JEM 20th anniversary realizzata con l'inconfondibile corpo in plexiglass e LED luminescenti nel 2007 per celebrare i due decenni di questo best-seller che non sembra cedere in attrattiva nonostante gli anni. [slideshow_deploy id='38233'] Alle ore 20 è iniziato poi il concerto, che è durato fino a mezzanotte in una esaltante escalation di chitarristi e bassisti di alto livello. La prima parte live è stata una bella esibizione di chitarristi solisti, con la graditissima eccezione di Gary Willis (Tribal Tech). Ogni musicista si è esibito suonando tre o quattro brani tra i più celebri del suo repertorio. Tutti si sono distinti, e la bellezza del confronto di questa giornata ha portato in rapida successione stili musicali molto differenti che hanno comunque trovato un alto tasso di gradimento dal pubblico. Dal giovane Diego Budicin con il suo rock moderno e di classe, passando per "Sebo" Xotta che ha spettinato letteralmente tutti con la sua testata muccata Mesa caricata a pallettoni e pentatoniche; è arrivato poi il momento di un duo che abbiamo avuto l'occasione di intervistare nel 2014, i Racer Cafè (Vai all'Intervista) con Gianni Rojatti e Giacomo Castellano, un duo shred come pochi, con incastri di note a velocità passibili di multe salatissime; quindi è salito sul palco Marco Sfogli, uno che ti lascia a bocca aperta dall'inizio alla fine, la sua capacità melodica è una combinazione rarissima con un chitarrista di questa perfezione tecnica; Cesareo non ha bisogno di molte presentazioni, ha portato alcuni dei più famosi brani di Elio e le Storie Tese, trascinando il pubblico con assoli che ormai sono entrati nella storia della chitarra italiana; dopo di lui lo shred si è preso un momento di pausa con l'entrata di Gary Willis, che ha improvvisato al basso mostrando una versatilità ed esperienza impressionanti nel passaggio tra rock, fusion e jazz; infine non possiamo che tessere lodi di un chitarrista come Kiko Loureiro, un guitar-hero che riconosceresti tra mille e che in pochi pezzi ha ripercorso le perle della sua discografia solista, canzoni diventate già classici dello shred e sempre punteggiate del suo stile unico figlio del matrimonio tra metal e musica tradizionale brasiliana. [slideshow_deploy id='38235'] La granitica sezione ritmica formata da Alberto Bollati al basso e Roberto Gualdi alla batteria, ha accompagnato tutti gli ospiti in una carrellata di grandi successi, cover tributo ai più celebri paladini del marchio (Vai, Satriani, Timmons e altri ancora). Bella trovata di Mogar è stata quella di far suonare a ciascuno di questi artisti la chitarra dell'artista a cui stavano facendo omaggio. Un piccolo dettaglio molto, molto rock. La serata è culminata in una mega jam-session con tutti gli artisti sul palco a scambiarsi improvvisazioni sulle note di "Like a Rolling Stones". Momento tra i migliori di tutta la giornata. Un appuntamento molto riuscito questo dell'Ibanez Day, che speriamo possa vedere tante altre edizioni, per appassionare nei prossimi anni, come in questo, chitarristi di ieri, oggi e di domani. Dopo una giornata del genere non hai altra voglia che tornare a casa e suonare per ore e ore la tua chitarra. Info: www.mogarmusic.it Info: www.ibanez.com]]]> Mon, 16 Feb 2015 15:28:15 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/02/16/ibanez-day-2015/ Finale 2014 – Lezione 4 – Dal Trio alla grande Orchestra http://www.ziomusic.it/2015/02/11/finale-2014-lezione-4-dal-trio-alla-grande-orchestra/ L'aspetto più delicato riguarderà, come vedremo a breve, proprio quello degli strumenti traspositori: creare sin dall'inizio correttamente i pentagrammi per strumenti quali clarinetto, tromba, corno ecc.. vi permetterà di non avere problemi seri di inserimento note e di confusione tra suono reale e suono trasposto. Terminata la procedura guidata vedrete già formarsi la vostra partitura con i gruppi strumentali già disposti secondo l'ordine classico dell'orchestra e raggruppati per famiglie di strumento e loro tipologia (es. clarinetti 1-2, corni 1-2 ecc...). 02 Come apportare eventuali modifiche di organico? Da questo momento, qualsiasi modifica di organico (aggiunta, eliminazione di strumento, cambiamento di trasposizione ecc.. ) deve avvenire solo attraverso la “Gestione della partitura” (menu “Finestre”). Qui potrete discutere tutto ciò che vi serve per gestire al meglio il vostro brano: dalla scelta dei suoni, all'ascolto singolo attraverso il Solo (contrassegnato con la lettera S), alla modifica della trasposizione, della chiave, dell'indicazione del nome dello strumento, la sua posizione in partitura o l'eliminazione dalla stessa. 03 Ogni modifica fatta senza passare da questa finestra rischierà, in questa prima fase di lavoro, di causarvi in itinere difficoltà inutili e talvolta abbastanza faticose da risolvere oltre, come già detto, a rallentarvi ed imbruttirvi inevitabilmente la pagina di musica da voi creata. 03bis Come semplificare la lettura degli strumenti traspositori? L'utilizzo di numerosi strumenti traspositori (specialmente se in fase di composizione e non di trascrizione) potrebbe causarvi difficoltà compositive, frutto dell'oggettiva difficoltà di pensare e vedere una nota scritta e sentire il suo suono una quarta sotto, una seconda sopra ecc... Per effettuare verifiche sicure di quanto scritto, andate nel menu Documento ed attivate “Visualizza in altezza reale”: questo vi permetterà di vedere in partitura gli effettivi suoni dello strumento. Deselezionando questa funzione la partitura tornerà scritta in modo corretto. 03ter Sempre nel menu Documento, una volta inserite tutte le note sarà possibile visualizzare ciascuna parte strumentale (senza creare necessariamente dei file aggiuntivi) ed apportare le relative modifiche ad ogni strumento in modo preciso e puntuale. Per fare questo dal menu Documento selezionate “Modifica la Parte” e nell'elenco visualizzato, scegliete quella su cui lavorare. 04 I cambiamenti nella parti staccate dovranno essere rifatti anche in partitura? Ogni cambiamento effettuato nella singola parte (visualizzata attraverso la procedura “Modifica la parte”) sarà automaticamente riportato in partitura senza alcun vostro ulteriore intervento: le indicazioni di espressione potranno inoltre essere “sganciate” dalla partitura stessa ed avere in questo modo due posizioni differenti tra la parte e la partitura d'orchestra. Questa doppia possibilità (annullabile ovviamente) sarà indicata dal colore arancione-giallo dell'espressione (al posto del nero), proprio per ricordarvi che la posizione della dinamica nella partitura non corrisponde a quella della singola parte. Un intervento di questo tipo vi permetterà di essere ancora più precisi ed efficaci nelle realizzazione a stampa delle parti staccate. Per chi non volesse questa dualità di posizione non deve far altro che scegliere di collegare le due parti (fate un clic destro del mouse sull'indicazione di dinamica da collegare e selezionate “collega di nuovo in tutte le parti”). 05 Come creare le parti per gli orchestrali? Una volta terminata la vostra trascrizione e verificato ogni singolo strumento, potrete procedere ad estrarre le singole parti generando dei nuovi file (trasformabili successivamente in pdf). Attraverso la funzione “Estrazione delle parti” presente nel menu File sarà possibile creare dei file di ciascun strumento totalmente indipendenti dalla vostra partitura. Attenti dunque che eventuali modifiche fatte in questi file non saranno visibili automaticamente nella vostra partitura d'orchestra. 06 Come facilitare i controlli di partiture di grande organico? Funzione decisamente utile, non solo in fase di inserimento note ma anche durante il controllo finale del brano, è sicuramente quella di filtrare dei righi attraverso il “Set di righi”. Le partiture di grande organico, visualizzate in monitor piccoli o non del tutto comodi, potrebbero obbligarvi ad utilizzare uno zoom decisamente basso e quindi costringere la vostra vista e la vostra concentrazione ad un lavoro supplementare frutto di una visibilità abbastanza approssimativa. Con “Set di righi” potrete visualizzare solo i righi interessati al vostro controllo: Finale può impostare per ogni documento fino a 8 set di righi differenti (oltre alla partitura completa). Ecco come fare (le modalità differiscono leggermente da Mac a Windows). 07 Riassumendo, ecco l'ultimo piccolo consiglio. Specialmente per chi trascrive e non compone (quindi non necessita di una visione verticale immediata della musica) consiglio di lavorare a strati. Il tempo da voi impiegato sarà sicuramente inferiore. Ecco come: 1. Create il documento attraverso l'Impostazione guidata; 2. Inserite tutte le note con l'inserimento rapido (credo sia il miglior compromesso tra velocità di scrittura e assenza di errori); 3. Aggiungete le indicazioni di espressione e le articolazioni; 4. Visualizzate le parti staccate attraverso il “Modifica la parte” apportando le ultime piccole modifiche; 5. Estraete definitivamente le parti per gli orchestrali. Buona musica! Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia   Info: Finale Italia]]]> Wed, 11 Feb 2015 11:34:35 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/02/11/finale-2014-lezione-4-dal-trio-alla-grande-orchestra/ Recensione pedale MXR Il Torino Overdrive http://www.ziomusic.it/2015/02/05/recensione-pedale-mxr-il-torino-overdrive/ Abbiamo subito quindi colto l'occasione di poter testare questo pedale che in un solo piccolo stompbox riesce ad unire più soluzioni (saturazione-boost volume-equalizzazione) che riescono a guidare un amplificatore dove vogliamo e ci permette di plasmare il suono in modo più consapevole, prendendo tutti i vantaggi di uno stadio intermedio di manipolazione sempre a portata di mano (e di piede). [embed width="720" height="480"]http://youtu.be/99Pya3uwB2c[/embed] Presentazione Il Torino Overdrive è un pedale di saturazione che utilizza tecnologia MOSFET per ricreare la struttura di gain dei classici amplificatori valvolari, permettendo di far ‘cantare’ la chitarra con un suono molto morbido e dalla risposta al tocco dinamica. Il suono di questo pedale rispetta le caratteristiche della chitarra aggiungendo una compressione naturale. Oltre a questo Carlo Sorasio ha aggiunto una sezione di equalizzazione a tre bande per rifinire il suono come più vi aggrada. Un’altra particolarità di questo Il Torino è lo switch Boost/OD per passare dalla modalità Boost, con un suono quasi pulito che aggiunge un po’ di compressione e sustain al segnale, alla modalità OD, più aggressiva con un suono da amplificatore valvolare tirato sul finale. Il pedale usa un sistema sofisticato di bypass nella forma di un output driver a bassa impedenza in Classe A, essenzialmente una forma di buffer bypass, per mantenere il suono caldo e naturale lungo la catena del segnale laddove solitamente ci sarebbe una perdita di segnale. IMG_0670 Il pedale è nel classico formato stompbox, con chassis in metallo molto robusto. Lo switch è a scatto, resistente e le manopole hanno uno scorrimento parecchio 'viscoso', così che il vostro setting non si sposti anche se gli tirate per sbaglio una pedata. L'unico appunto che faccio dal punto di vista hardware è il posizionamento dell'ingresso dello spinotto di alimentazione, proprio a fianco dell'input jack. E' un po' fastidioso ma posso supporre che per mettere la sezione di equalizzazione in alto e mantenere allo stesso tempo le dimensioni compatte del pedale, si sia fatta questa scelta non molto comune e pratica. Per il resto è davvero un bel pedale, anche il colore azzurro 'carta da zucchero' metallizzato fa la sua bella figura. La Prova Il primo test che faccio quando provo un pedale che si dichiara espressamente anche con la funzione di booster, è di cercare il punto neutro. Il punto neutro è quella serie di regolazioni che riportano il pedale, anche se acceso, al suono originale. Questo mi permette di capire se il pedale è lineare o meno, se è trasparente e che tipo di direzione e decisioni sono state prese nella sua costruzione. Il Torino Overdrive, essendo prima un overdrive che un booster, è un pedale che non raggiunge mai la completa trasparenza, come dico nel video che potete vedere in questa recensione. Questo perchè si suppone che chi lo compra voglia utilizzarlo in primis per saturare, oppure per 'spingere' l'amplificatore verso la parte superiore della sua curva di amplificazione, quella più satura. Non mi ha sorpreso quindi scoprire che, mettendo tutti i potenziometri a ore 12, il suono diventa leggermente più compresso, più medioso e con un po' di taglio sulle alte. La compressione rimarrà sempre, mentre il resto si può correggere con la sezione di equalizzazione a tre bande. IMG_0669 Spostandosi verso gain più elevati il pedale inizia a spingere sempre di più e trovo molto bello il suono che si ottiene con un amplificatore valvolare e Il Torino in versione booster spinto a circa tre quarti del guadagno. L'equalizzazione è stata accordata al tipo di sonorità che questo pedale può creare. Non è proprio un pedale vintage, ma le sonorità a cui si rifà sono di certo più simili alle saturazioni vecchio-stile che alle moderne distorsioni super-aggressive. Non è strano quindi che i tre potenziometri dell'equalizzatore reagiscano in modo diverso alle variazioni. Le basse hanno un filtro piuttosto 'pigro' e morbido; le medie sono classiche da pedale overdrive, con un intervento nella norma; l'equalizzazione delle alte invece sembra più aggressiva, in grado di enfatizzare o domare quella certa frizzantezza che sale progressivamente più si spinge con il gain. La modalità Overdrive è più compressa, ovviamente, del booster, quindi è necessario spesso compensare con un po' di volume in più per mantenere il livello. Le sonorità che è in grado di produrre Il Torino sono davvero molte, tutte però con comune denominatore di un timbro rotondo sulle basse e medie, ma che sgrana via via che si sale con la saturazione. Personalmente, visto che non amo i suoni troppo zanzarosi, le mie impostazioni preferite vanno da quelle con gain a zero e volume un po' spinto, fino a quando il gain è a metà della sua escursione. Chiaramente con una chitarra con pickup humbucker mediosi questa frizzantezza diventerà molto presente con il guadagno a circa tre quarti. IMG_0671 Conclusioni A parte qualche piccolo appunto, che ho citato nel video e nelle righe qui sopra, l'MXR Il Torino Overdrive è un pedale ottimo. Si nota la cura nella costruzione e l'idea con diversi spunti di originalità che anima questo progetto. Mi piace infatti che sia un pedale con una sua direzione ed un carattere distintivo. Fare tutto e bene non è quasi mai possibile, è quindi preferibile un pedale come questo che sceglie una direzione in fatto di saturazione, suono, compressione e timbrica che ne costituiscono la firma riconoscibile. Per un prezzo poco superiore alle cento euro, quindi in linea con la gamma di pedali MXR e con la concorrenza, si tratta di un investimento che si ripaga da solo. E' uno di quei pedali che può svolgere una quantità di funzioni molteplici e superiore a quello che si pensa a prima vista. Lo si impara a conoscere con il tempo, imparando come il proprio amplificatore reagisce alle 'sollecitazioni' di questo pedale. Dai suoni alla Led Zeppelin, passando per i crunch caustici alla Frank Zappa, fino alle saturazioni lo-fi tanto di moda ora che si possono sentire sulle chitarre di gruppi come i Black Keys o White Stripes, questo pedale permette tante, tante sfumature nella sua gamma di colori, e questo già mi basterebbe per dargli il mio pollice in su.     Si ringrazia il distributore italiano Dunlop, Eko Music Group, Alan Striglio e Giovanni Matarazzo. Info: www.jimdunlop.com Info: www.ekomusicgroup.com   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 05 Feb 2015 04:19:18 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/02/05/recensione-pedale-mxr-il-torino-overdrive/ Recensione TC Electronic – Triple Delay http://www.ziomusic.it/2015/01/27/recensione-tc-electronic-triple-delay/ Questo pedale, che si presenta come una bella mattonella che occupa più o meno lo spazio di 3-4 stompbox standard, è in grado di generare tre linee di ritardo completamente indipendenti. La caratteristica interessante, che se attuata con tre pedali separati richiederebbe un setup piuttosto complicato e costoso, è quella di poter scegliere con uno switch se utilizzare i tre delay contemporaneamente in serie oppure in parallelo. Mi spiego per coloro che sono meno pratici. Tre delay messi in serie uno dopo l'altro, in cascata, creano ripetizioni delle ripetizioni del delay precedente, oltre che del segnale originale. Tre delay in parallelo, invece, avranno come ingresso ciascuno solo il segnale dry della chitarra, con il risultato che i tre delay si sommano in modo indipendente nell'uscita del pedale. Queste due modalità hanno risultati estremamente diversi. IMG_0599 L'altra caratteristica peculiare di questo Triple Delay, è la sezione SubDivision. Questa manopola ci permette di suddividere il tempo impostato in modo molto preciso, secondo 11 tipi di multipli o sottomultipli del nostro tempo. Questa funzione ci permette di costruire ritmiche estremamente dense ed intricate in modo chirurgico, incastrando le ripetizioni a tavolino per un effetto ancora più d'impatto. IMG_0598 Per il resto se conoscete già il Flashback X4, looper a parte che qui manca, il pedale ha più o meno le stesse funzioni. C'è ovviamente la regolazione del tempo manuale, così come il Tap Tempo. C'è il controllo delle ripetizioni, o feedback, ed il controllo del mix generale dry/wet. Le tipologie di delay sono le stesse dell'X4, ovvero 12 tipologie più quattro slot per gli immancabili TonePrints di artisti famosi o i propri preset. Sul retro del pedale vediamo che questo è utilizzabile sia in configurazione mono, mono-to-stereo, o anche completamente stereo. C'è l'ingresso per un pedale di espressione, per controllare i parametri tramite pedale esterno, e vediamo anche l'indispensabile ingresso MIDI e MIDI Thru, essendo un pedale professionale. La presa USB serve per collegare il pedale al computer per utilizzare il software TonePrints Editor e per eventuali aggiornamenti firmware. IMG_0596 Il pedale si presenta in acciaio molto robusto. I controlli rotativi sono a scatti per la tipologia del delay e le suddivisioni, mentre sono continui per gli altri parametri. La finitura azzurro metallizzato è davvero cool, l'alimentatore esterno da 9V DC è fornito nella confezione. La Prova In tutti questi anni da chitarrista, ho avuto la possibilità di provare un gran numero di delay, sia analogici che digitali, da studio e a pedale, hardware e software. In studio sono alcuni anni che uso abitualmente combinazioni di plug-in delay per ottenere combinazioni ritmiche di ritardo, quindi ero molto curioso di poter provare a farlo anche con un pedale hardware. Proprio per questo motivo mi sono subito trovato naturalmente a mio agio con il Triple Delay, anche se ci vuole qualche ora per prendere la mano con tutto quello che questo pedale può fare. IMG_0597 Le tipologie di delay sono riprese dalle più utilizzate e famose unità delay di tutti i tempi. Inoltre tramite i TonePrints ed il TonePrint Editor software si possono creare delay assolutamente nuovi e super-personalizzati se ce ne fosse bisogno. Le tipologie sono tutte di buona qualità, qualcuna di queste è invece ottima. Personalmente ho trovato ottimi: il delay Ping Pong, che crea un'immagine stereo bella e ben definita; il 2290 Mod, che riprende la famosa unità di TC ed ha una modulazione morbida e molto utile per ricreare certe atmosfere anni '80 o '90; il Reverse, per creare droni di chitarra o effetti particolari; lo Space delay, che riempie lo spazio in modo elegante. La caratteristica che però ho apprezzato maggiormente è la possibilità di scegliere la modalità Parallelo o Serie per le linee di delay. E' una possibilità nuova e giocandoci si può inventare e fare cose che trasformano completamente il suono della chitarra. Oltre a questa anche la sincronizzazione di tutte le linee di delay con un solo Tap Tempo è davvero un bel passo avanti. Niente più tip-tap spericolati ed imprecisi sulla pedaliera, si ha la soddisfazione di avere un bel delay intricato sempre a tempo. Nel video che ho realizzato ho suonato dieci frasi o ritmiche, tutte suonate prima con il pedale spento e poi con almeno due impostazioni diverse per ogni sample. Ho cercato di coprire in modo abbastanza creativo tutti e tre le sonorità principali della chitarra, quella pulita, il crunch e il suono distorto solista. Avete quindi la possibilità di sentire in modo esteso il Triple Delay. Ho utilizzato il video in modo da potervi dare la possibilità di vedere anche tutti i preset che ho utilizzato, ed eventualmente di utilizzarvi voi stessi per i vostri suoni. [embed width="720" height="480"]http://youtu.be/ZOVuzMD7qOM[/embed] Conclusioni Il  Flashback Triple Delay è davvero un bel pedale e, soprattutto per il sottoscritto, aggiunge l'importante fattore di ispirare davvero la creatività. E' un pedale che ti 'costringe' a sperimentare ed a non fermarti ai semplici preset, perchè in pochi minuti ti ritrovi a combinare le cose più strane con la chitarra. Dovendo parlare dei difetti di questo prodotto direi che non è particolarmente comodo non avere in ogni momento il colpo d'occhio delle impostazioni di tutti i delay. Quando si passa alla modifica successiva di tutti e tre i delay disponibili si perde un po' il bandolo della matassa se non si sta proprio attenti. E' un pedale digitale ma con alcuni difetti pratici dei pedali analogici. Si potrebbe risolvere con dei controlli rotativi muniti di led colorati. Un difetto, che credo sia condiviso da tutti i pedali con TonePrints, è che se utilizzate un loop effetti in cui c'è qualche altro stadio di conversione analogico/digitale il caricamento dei TonePrints da cellulare non è possibile. Sono critico, ma lo trovo normale. Parliamo ora del prezzo, circa 300 euro. E' indubitabilmente una bella pila di euro per un delay, ma come detto attualmente non esiste nessun pedale delay singolo in grado di fare quello che fa il Triple Delay. Per ottenere lo stesso risultato con delay singoli spendereste molto, molto di più. Visti anche i prezzi dei concorrenti e la sua dotazione I/O completa, è un prezzo che trovo conveniente. E' un pedale che si prende e poi si usa per sempre.   Info: www.tcelectronic.com     Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Tue, 27 Jan 2015 15:00:55 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/01/27/recensione-tc-electronic-triple-delay/ LD System: recensione MAUI 44 http://www.ziomusic.it/2015/01/12/ld-system-recensione-maui-44/ Questo LD System MAUI 44 è un impianto PA portatile con configurazione a colonna. Questo tipo di impianti negli ultimi anni è divenuto famoso e parecchio utilizzato grazie alla comodità dovuta alla compattezza che permette un'impronta decisamente ristretta rispetto alla classica configurazione a due casse su piantane più subwoofer a terra. Infatti gli impianti a colonna utilizzano il subwoofer a terra come base per il montaggio dei woofer e tweeter montati su uno chassis ad unico asse. Questa configurazione ovviamente ha pregi e difetti, ma per situazioni live medio-piccole è decisamente conveniente ed efficace, poichè permette di ottenere un audio professionale e copertura su tutta la gamma di frequenze in un ingombro minimo, con un impatto visivo discreto (cosa importante per chi suona in locali attenti all'immagine) ed una gestione personale del suono che spesso elimina anche la necessità di un sistema di monitoring a terra. D'altra parte ci sono diverse sfide e rischi connessi al voler accorpare in uno spazio così ristretto tutti questi diffusori. L'audio rischia di diventare monodimensionale, confuso e con problemi notevoli relativi ai cross-over in frequenza dei diffusori, per non parlare delle risonanze, la direttività e la diffrazione a causa di guide d'onda spesso troppo sacrificate alla compattezza. Per questi motivi ero molto curioso di provare questo MAUI 44. Come modello top di gamma promette davvero tanto. Ho deciso quindi di portarlo con me ed il mio trio acustico, il Noble Acoustic Trio, in un paio di bei concerti nel periodo natalizio. Descrizione Parliamo di un impianto semplice e complesso allo stesso tempo, per tutti i motivi di cui sopra. La particolarità è la colonna di diffusori in quattro gruppi, per un totale di ben 16 speaker fullrange al neodimio da 3.5", più due driver per le alte frequenze Celestion da 1" montati su guida d'onda. Tutti i diffusori sono guidati da 4 amplificatori discreti in Classe D che rispondono ad un processore integrato nel subwoofer che attraverso l'elaborazione digitale del segnale ripartisce al meglio la gamma delle frequenze ai diffusori per ottenere maggiore linearità e una resa ottimale.  Il subwoofer a terra, che monta due coni da 12" al neodimio e chassis in betulla da 15mm, permette di scendere in profondità nella gamma bassa e dare al suono un bel fondo corposo e vibrante. [slideshow_deploy id='37659'] Tutto questo permette di avere un impianto che suona dai 40Hz a 20kHz con una potenza di picco di tutto rispetto di 129dB SPL, ampiamente sufficienti per sonorizzare locali di piccole o medie dimensioni per musicisti solisti, piccole formazioni, DJ set o applicazioni fisse e parlato. Il MAUI 44 ha un sistema di collegamento dei moduli molto intelligente, che elimina completamente il cablaggio dal subwoofer in poi. La connessione dei tre pezzi avviene semplicemente montandoli uno sopra l'altro, attraverso connettori integrati nei moduli che si inseriscono l'uno nell'altro con un solido sistema a guide metalliche. Il montaggio è davvero un gioco da ragazzi. Tutto il resto avviene nel pannello posteriore del subwoofer, dove troviamo gli input combo XLR/jack e RCA. I livelli di master e del subwoofer sono regolabili individualmente per bilanciare il suono e regolarsi rispetto alle caratteristiche della sala. Il processing digitale interno fa si che il segnale in ingresso venga distribuito al meglio in automatico all'impianto. Non ci sono altri controlli. Dal punto vista strutturale questo impianto ha una struttura in legno e alluminio per quanto riguarda il sub e i moduli, con un peso complessivo di circa 60Kg. A dire il vero le due colonnine hanno un peso contenuto, il grosso sta nel sub, che può essere sollevato da una persona sola abbastanza ben messa in fatto di muscoli, oppure senza troppo sforzo da due persone tramite le maniglie laterali. La Prova Come ho anticipato, ho potuto portare con me in un paio di date con il mio Noble Acoustic Trio il MAUI 44. La prima cosa che ho potuto constatare, dopo un minimo di sconforto iniziale per la mancanza di un paio di roadie, è che tutto l'impianto ha trovato posto sulla mia Nissan Micra, sorprendentemente assieme anche a due monitor, due chitarre acustiche, leggio, aste, una pedaliera e tre borse. Un punto decisamente a favore. La prova del trasporto è superata. [slideshow_deploy id='37682'] Arrivato al locale (le foto che potete vedere si riferiscono alla data del 19 dicembre allo Station Cafe di Treviglio (BG)), c'è la prova del montaggio. Anche questa superata senza problemi. Il MAUI 44, di per se, si monta in meno di un minuto. Tutti i miei settaggi di mixer e strumenti fortunatamente sono stati mantenuti, questo perchè il MAUI possiamo definirlo un impianto 'rispettoso' delle sorgenti audio. Non ho notato una colorazione particolare dell'audio. E' lineare e ben bilanciato, se non si esagera con il livello del sub, che va dosato secondo il genere ed il locale. La prova comunque decisiva è quella del suono. Ho già detto che ci sono pochi controlli e che il suono è ben bilanciato di suo. La disposizione verticale dei diffusori mette di fronte all'esigenza di posizionare il MAUI ad almeno 3-4 metri dagli ascoltatori. A distanze minori si ha una percezione un po' falsata delle frequenze. I tweeter stanno in alto e se si sta seduti troppo vicini il suono si scurisce. L'altra precauzione, e limitazione naturale di tutti gli impianti a sub+colonna, riguarda l'apertura orizzontale, o angolo di copertura. Il MAUI ha un apertura di 120°, per cui è più indicato per locali dalla conformazione semplice. Nel caso di locali o posizionamento difficile della band, è preferibile piuttosto spostare l'impianto lontano dalla band per coprire la maggior parte della location e affidarsi ad un paio di monitor per sentirsi bene. Conclusioni Durante i concerti il MAUI 44 si è comportato bene senza dare problemi. La sua impronta a terra, pulizia nel cablaggio e impatto visivo minimal sono dei bei punti a favore. Il suono è ottimo, la potenza è tanta e sufficiente. Probabilmente è un impianto che da il meglio se non si tira il collo al subwoofer. Utilizzando dei brani musicali di vario genere ho capito che il suono tende a sbilanciarsi troppo sulle basse se si cerca di ottenere un suono da discoteca. Non è il suo lavoro, meglio stare in una gamma di applicazioni senza eccessi. Suono di alto livello, portabilità buona e praticità ottima. Con un prezzo di circa 2,400€ non è certo una spesa che un piccolo gruppo o un solista può prendere alla leggera. Tuttavia si tratta di un impianto che può assumere molti ruoli, con intelligenza, per cui essendo un top di gamma non considero il prezzo eccessivo. Lo troverei una scelta molto oculata e lungimirante se acquistato direttamente da un locale di piccole-medie dimensioni che intende fare intrattenimento musicale diversificato.   Info: www.adamhall.com Info: www.ld-systems.com    ]]]> Sun, 11 Jan 2015 23:19:07 +0000 http://www.ziomusic.it/2015/01/12/ld-system-recensione-maui-44/ Finale 2014 – Lezione 3 – Per docenti di musica e studenti http://www.ziomusic.it/2014/12/28/finale-2014-lezione-3-per-docenti-di-musica-e-studenti/ All'interno di questa cartella troverete una serie di esercitazioni pratiche, schede di analisi, scale, arpeggi, tavole di apprendimento degli intervalli armonici e melodici, teoria musicale di base ed addirittura schede di ear training. Fogli pronti per la stampa, modificabili e personalizzabili, in formato A4. Tutti i docenti sanno quante ore servono per preparare le lezioni e quante ore vengono impiegate nella costruzione di schemi, tabelle ed informazioni utili per l'allievo. Questa fonte, piuttosto ricca, abbasserà sicuramente la vostra mole di lavoro. Conoscete SmartMusic? (http://www.ziomusic.it/2013/05/12/makemusic-applicazione-smartmusic-gratuita/) Una risorsa infinita. Ecco il secondo consiglio per ampliare notevolmente le potenzialità delle vostra didattica e renderla “al passo con i tempi”. Con Finale è possibile creare file per SmartMusic (foto sotto) (dal menù File scegliete la funzione Esporta --- SmartMusic) da condividere in rete, sviluppare come esercitazione, visualizzare sullo schermo dell'allievo, modificare nella velocità durante la fase di studio ecc.. Ogni docente, effettuata la sottoscrizione annuale, potrà usufruire di oltre 50 mila esercizi già disponibili e contribuire, grazie a Finale ed alla propria competenza, ad inserire i propri esercizi e nuovi metodi di insegnamento. Una fonte enorme di lezioni, in continua espansione, perchè la musica possa essere sempre più condivisione nell'apprendimento. 02 smartmusic Altra funzione utile: l'esportazione grafica. Molti docenti, come già detto, creano manuali ad hoc per i propri allievi ed altri, in accordo con le case editrici, pubblicano regolarmente i loro metodi. L'esportazione grafica vi permetterà di trasformare le pagine di musica in formato fotografico (tiff, jpeg ecc...) pronte per essere importate, con una qualità minima già suggerita di 300 dpi, nel vostro programma di scrittura. L'esportazione della pagina potrà essere parziale (solo una selezione) o dell'intero foglio. 03 esporta la selezione Torniamo ora alla cartella repertorio presentata all'inizio di questo articolo. Si nascondono al suo interno altre piccole “utilità”. Tra queste troviamo la “Carta per manoscritti” con un numero variabile di pentagrammi (per piano e voce, per marching band, a 10-12-20 pentagrammi ecc...) (foto sotto) pronta e personalizzabile in tutte le sue caratteristiche ed una “scheda lezioni”, presente nella stessa cartella che vi fornirà la possibilità di appuntare in modo chiaro e sistematico il lavoro settimanale svolto con ogni studente (una sorta di registro di classe dove inserire gli argomenti trattati, suddivisi per tecnica, repertorio, teoria e molto altro). 04 carta per manoscritti Finale, come vedete, pensa alla didattica, ai docenti e agli studenti affinchè il loro “fare musica” risulti sempre più efficace e funzionale. Su questa direttiva si inserisce anche l'utilizzo dello scanner. Finale è in grado, attraverso il software interno SmartScore, di scannerizzare partiture a stampa e renderle editabili generando per ciascuna un file .musx. SmartScore incluso in Finale 2014 italiano vi garantirà un buon utilizzo dello scanner e risultati immediati. Tuttavia, per chi lavorasse con partiture orchestrali o chi avesse la necessità di inserire testi cantati, potrà acquistare SmartScore in versione completa ed interagire con Finale senza più alcun limite. 05 smartscore 06 percentuale 2Ed ora arriviamo a tre piccole funzioni che, se confrontate a quanto detto precedentemente, potrebbero risultarvi di minor interesse ma, se utilizzate con metodo, sono in grado di risolvervi problemi , talvolta delicati, con una semplicità imbarazzante. Cominciamo con l'icona percentuale (foto a fianco). Questa funzione non aumenta (o diminuisce) la dimensione della partitura solo sullo schermo (non è da confondersi con la funzione Visualizzazione). La percentuale vi permetterà di aumentare o ridurre ogni pentagramma, ogni sistema, ogni accollatura, addirittura ogni testa o gambo di ciascuna nota al fine di creare e stampare partiture sempre più funzionali alle necessità di ciascun allievo (allievi di propedeutica musicale, ipovedenti, allievi con lieve disgrafia ecc..) Il font Alphanotes: è un font incluso già nel software ed impostabile nelle opzioni del documento sotto la voce Fonts. Vi permetterà di vedere il nome in notazione anglosassone all'interno di ciascuna nota. 07_alphanotes Sebbene l'antica notazione alfabetica possa creare iniziale smarrimento a chi utilizza, durante l'insegnamento, solo il nome delle note Guidoniane (do, re, mi ecc..) scoprirete come questa notazione possa risultarvi efficace durante la fase di apprendimento e memorizzazione, in particolare se associata alla scrittura “colorata”, dove ogni nota è contraddistinta da un colore univoco (rosso-arancione- giallo- verde chiaro – verde scuro- viola – fucsia): per ottenere facilmente quest'ultima funzione basterà creare, seguendo l'impostazione guidata, un rigo per Boomwhackers. 08_boomwhackers “Maestro: dopo quello di padre è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo” (Edmondo De Amicis) ZioMusic.it, Midimusic e Finale Italia augurano a tutti i lettori buon anno e buone feste. Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia Info: Finale Italia]]]> Sat, 27 Dec 2014 23:07:05 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/12/28/finale-2014-lezione-3-per-docenti-di-musica-e-studenti/ Intervista a Marty Friedman http://www.ziomusic.it/2014/12/21/intervista-a-marty-friedman/ ZioMusic.it: Ciao Marty, il tuo nuovo album fin dal primo approccio, il titolo "Inferno", alla fine, ha un certo carattere 'dark'. E' il tuo modo per esprimere la tua personale visione del mondo di oggi, oppure è un "Inferno" in cui razzoli volentieri? Marty Friedman: Certo l'atmosfera dell'album è abbastanza oscura ma è più un "inferno" in cui ti puoi divertire parecchio che un riferimento a quello vero. Il titolo non è proprio uno scherzo ma è comunque da prendere in modo ironico. Lo so che tutto quello che ha a che fare con il fuoco e con cose che bruciano, come questo titolo, suona molto da clichè heavy-metal, ma potremmo dire che qui ci sono 'più fumo che fiamme'. Volevo trasmettere l'idea di un disco di chitarra spinto e potente, non uno di quegli album con fuoco e chitarre fiammeggianti. ZioMusic.it: Il tuo suono e gli arrangiamenti di queste tracce sono più complessi. Ti butti in timbriche elettroniche e texture moderne, i suoni di chitarra e gli effetti sono molto vari. Dove hai preso ispirazione per queste atmosfere? Marty Friedman: Hai ragione, gli arrangiamenti sono molto complessi, ma tutto questo lavoro ha l'unico scopo di rendere la mia musica eccitante. Quando lo ascolti, da non musicista, semplicemente ti piace perchè è una musica d'impatto. Se invece sei un musicista, ovviamente verrai attratto da diverse cose che succedono nei pezzi, ma non vorrei che il pubblico ascoltandolo dicesse solo "come è intricato qui", "come è difficile questo passaggio". Vorrei che fosse un album intenso da godersi in modo istintivo. Per quanto riguarda la varietà dei miei suoni di chitarra risponderei: si e no. Ho lavorato molto sul modo di far suonare questi pezzi usando espressività, tecniche e tipologie di fraseggio diverse. La cosa che sorprende è che in effetti sembrano tanti suoni diversi ma non lo sono, ne ho usati pochi in realtà. Marty Friedman ZM 002 ZioMusic.it: Il giappone sembra essere in questo momento una delle frontiere della sperimentazione musicale, con un sacco di cose che succedono e differenti stili musicali che si fondono. Quali sono le cose più interessanti che vedi e senti attorno a te oggi? Marty Friedman: La musica giapponese è molto sperimentale, ed è una delle cose che mi piacciono di più. C'è molta apertura ad ascoltare e libertà per gli artisti, quanto meno di provare a fare quello che vogliono. Se una cosa fa schifo, fa schifo, ma sperimentando si possono trovare anche cose nuove molto belle e interessanti. Amo il Giappone anche per questo. Nella musica pop giapponese ci sono dei mesh-up parecchio strani, con collaborazioni particolarissime. Quella che sta ottenendo più attenzione in Giappone, e anche fuori, è certamente BabyMetal, perchè unisce il metal moderno tradizionale con queste cantanti 'pop-idol' giapponesi. E' una via quasi 'blasfema' di fare musica, ma credo che sia anche il motivo per cui è un progetto così divertente. Tutto è possibile in Giappone e mi piace molto. Marty Friedman ZM 005 ZioMusic.it: La tua discografia è presente su servizi di streaming come Spotify e altri. Molte band e artisti hanno recentemente espresso dubbi sui ricavati dello streaming e sul modo in cui lo streaming sta cambiando la musica. Cosa ne pensi? Marty Friedman: In realtà in questo momento nessuno davvero sa quale sia la soluzione giusta per un musicista quando arriva il momento di far uscire un disco, promuoverlo e venderlo. E' diventato uno scenario molto complesso negli ultimi 10-15 anni. Alcuni come U2 o i Radiohead stanno provando le cose più folli, strategie non necessariamente così popolari [Gli U2 con l'ultimo album regalato con Apple a tutti gli utenti di iTunes, i Radiohead che avevano provato a vendere il loro album "In Rainbows" lasciando pagare agli utenti quello che volevano, ndr]. Nessuno conosce la via giusta. Personalmente credo che sia importante vendere la propria musica, ma crearla e farla è più importante, quindi cerco di non preoccuparmi o arrabbiarmi troppo per questa cosa. Spero che alla fine le case discografiche e le persone che si occupano del music business arriveranno a trovare delle soluzioni che funzionano. E' diventato molto difficile vendere musica e non vedo ancora una soluzione definitiva a questo problema. Marty Friedman ZM 001 ZioMusic.it: Nelle scorse settimane Chris Broderick e Shawn Drover hanno lasciato i Megadeth per seguire altri progetti. Nonostante questo i Megadeth hanno annunciato un nuovo album in uscita e un grande tour per il 2015. Qualcuno vocifera che ti abbiano contattato per ri-unirti alla band. C'è qualcosa di vero? Marty Friedman: Non so veramente nulla di questa situazione che si è creata, anche se molte persone continuano a chiedermelo. Mi spiace ma non penso di aver proprio nulla di interessante da dire a riguardo.   Intervista ed editing Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it Intervista e foto Sebo Xotta  ]]]> Sun, 21 Dec 2014 21:31:12 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/12/21/intervista-a-marty-friedman/ Recensione equalizzatore FabFilter ProQ 2 http://www.ziomusic.it/2014/12/08/recensione-fabfilter-proq-2/ Lo so che di solito nelle recensioni prima si elencano tutte le caratteristiche e i loro vari funzionamenti, e solo dopo ci si scatena con le valutazioni. Visto però che l’equalizzatore in generale è forse il tool più importante nelle produzioni musicali e il plugin più utilizzato nel dominio digitale, mi pare fondamentale cercare il migliore sul mercato. Quando poi lo trovi e scopri che anche il costo e più che abbordabile, beh … allora non vedi l'ora di dirlo a tutti! Quello che colpisce di più quando apri per la prima volta un qualsiasi plugin di Fabfilter è senz’altro la stilosissima veste grafica abbinata alla grande intuitività dell’interfaccia. Se già la prima versione entusiasma per il workflow eccezionale, adesso Pro-Q 2 offre ulteriore conferma del grande impegno dei progettisti di FabFilter, di dare all’utente un plugin equalizzatore ancora più potente ma sempre molto user-friendly. Effettivamente al primo sguardo Pro-Q 2 assomiglia molto al suo predecessore, ma come già detto ci sono tante novità. Ecco quelle che personalmente trovo più significative… Pro-Q2_overview La novità più importante non si riesce neanche a vedere: il nuovo motore di elaborazione (processing engine). Questo plugin è ancora migliorato a livello sonoro rispetto alla prima versione, ma la cosa incredibile è che pesa la metà, vale a dire efficienza praticamente raddoppiata! Finalmente posso aprire una istanza su tutte le traccia che voglio, anche nei progetti super-extra-large. La seconda grande novità si vede benissimo invece: l’interfaccia e visualizzabile in modo full screen. I miei occhi ringraziano, ed è troppo comodo per fare aggiustamenti di fino. Oltre alla schermata full si può scegliere anche tra quattro altre dimensioni di schermate. L’analizzatore di spettro incorporato nell’eq è stato migliorato ulteriormente. Ma come ho fatto prima senza? [caption id="attachment_37352" align="aligncenter" width="667"]Pro-Q2_freeze Pro-Q 2 "Spectrum Grab"[/caption] La funzione Spectrum Grab è utilissima. Quando è attiva, basta muovere la freccetta del mouse sopra l’analizzatore di spettro e le frequenze diventano viola mentre cominciano a “freezare”. A questo punto basta cliccare su un qualsiasi peak che vi sembra eccessivo e creare una nuova campana per effettuare gli aggiustamenti. Non è mai stato così facile eseguire gli interventi chirurgici. Ovviamente questa funzione si può anche disattivare nel box di controllo dedicato all’analizzatore di spettro. [caption id="attachment_37345" align="aligncenter" width="667" class=" "]Pro-Q2_slope_low_cut_96dB Pro-Q 2 Slope Low Cut 96dB[/caption] Adesso si può scegliere in modo molto più ampio la regolazione del tipo di pendenza (slope) del filtro selezionato: 6, 12, 18, 24, 30, 36, 48, 72 e addirittura fino a 96 dB / l’ottava. Questa funzione poi è applicabile ad ogni tipo di filtro, cioè non solo a high o low shelf e cut, ma anche ad una campana o dei notch (un cut con campana molto stretta) per esempio, che apre una grande quantità di nuove possibilità di sound design. [caption id="attachment_37347" align="aligncenter" width="667" class=" "]Pro-Q2_tilt shelf Pro-Q 2 Tilt Shelf[/caption] Visto che stiamo già parlando dei vari tipi di filtri, il Pro-Q 2 ne offre un paio di nuovi. Uno si chiama tilt shelf e l’altro e un passa banda. Il tilt shelf è veramente interessante: mi ricorda un po’ la radio a valvole Grundig che avevamo in casa, dove tramite la Klangwaage, un unico grosso potenziometro, si poteva decidere se “far passare” più le frequenze alte o quelle basse. E’ un tipo di filtro particolare e molto pratico quando voglio magari bilanciare meglio la distribuzione delle frequenze al di sopra e sotto un preciso punto dello spettro. Utile anche per creare degli interessanti filter sweep automatizzati. [caption id="attachment_37353" align="aligncenter" width="667" class=" "]Pro-Q2_Gain-Q interaction Pro-Q 2 Gain-Q interaction[/caption] Quando è attivato la funzione Gain-Q Interaction, i potenziometri virtuali di Gain e Q sono interattivi, emulando l’equalizzazione analogica. Di fatti aggiustando il Q (larghezza di banda) si può notare che il valore di gain aumenta e decresce leggermente. In realtà si vede poco movimento, ma ad orecchio diventa significativo quando si aggiustano certe frequenze. Nella prima versione di Pro-Q avevamo a disposizione due tipi di processing audio, ovvero zero latency e diversi livelli del tipo linear phase. Adesso Pro-Q 2 è dotato anche di un nuovissimo modo di elaborazione chiamato Natural Phase Mode, che simula l’equalizzazione con risposta in fase e di modulo analogica con grande accuratezza, evitando allo stesso momento l’effetto pre-ring presente nella modalità linear phase e latenze importanti. [caption id="attachment_37343" align="aligncenter" width="667" class=" "]Pro-Q2_match eq Pro-Q 2 Match EQ[/caption] EQ Match è una nuova funzione che permette di ricreare le caratteristiche sonore di materiale audio già esistente. Magari una traccia di riferimento prodotta da qualcun altro o una traccia di voce di una session di registrazione registrata in studio qualche tempo fa. Ovviamente potrei cercare da solo le varie bande che caratterizzano quello specifico suono, ma perchè non farlo fare in automatico al Pro-Q 2? EQ Match è un semplice processo in due passi che confronta lo spettro sonoro del side-chain input con lo spettro del normale input del plugin e introduce nuove bande di eq, appunto per far suonare il tuo audio come quello del segnale di referenza che hai mandato al side chain. Il tutto in meno di un minuto. Davvero potente! Ovviamente non ti trasforma la 'merda in oro', ma sicuramente può essere un grande aiuto. Sempre tramite il side chain all’interno dell’analizzatore di spettro è anche possibile vedere nella stessa finestra del plugin lo spettro di due segnali diversi. Per esempio posso mandare il segnale della grancassa nell’istanza Pro-Q 2 del basso per vedere se ci sono dei rischi di mascheramento. Comodissimo. La funzione Auto Gain compensa automaticamente l’aumento o diminuzione del gain dopo il processo di equalizzazione, visto che quando si creano ampi boost o notch il segnale d’uscita globale può crescere o diminuire anche in modo drastico. Attenzione: non si tratta di un processo dinamico, ma è da considerare più un suggerimento di make-up gain in base alle impostazioni effettuate di eq. Anche questa funzione la trovo molto utile. In addizione c’è il controllo gain-scale per regolare il livello globale di gain di tutti gli interventi fatti. Funziona per tutti i filtri del tipo bell e shelving e può diventare interessante anche a livello di automatizzazione del livello di eq. [caption id="attachment_37354" align="aligncenter" width="667" class=" "]Pro-Q2_keyboard Pro-Q 2 Keyboard[/caption] Una tastiera virtuale opzionale permette di capire al volo quale nota musicale corrisponde a quale frequenza. La banda selezionata sulla quale sto lavorando, viene visualizzata con un punto illuminato appunto sulla tastiera. Un esempio di utilizzo potrebbe essere la correzione di un basso che presenta una risonanza (boost) su una nota specifica (o al contrario con un pronunciato dead spot), ma ci sono tante altre applicazioni. Altre novità sono un bypass globale, che funziona in modo molto morbido senza il rischio di click e pop , l’inversione di fase e l’output level meter generosissimo con display del peak level. A tutti queste features nuove si aggiungono ovviamente tutte le funzioni che erano già presenti nella versione 1.0 del Pro-Q, come il Mid/Side processing, la funzione di solo “intelligente”, che ti permette di individuare velocemente frequenze problematiche e di ascoltare esclusivamente la banda sulla quale stai lavorando, funzioni utilissime come undo/redo e il confronto A/B di due impostazioni di eq diverse. Ovviamente tutte le funzioni sono automatizzabili e i valori dei vari parametri sono inseribili tramite la tastiera del computer, semplicemente facendo un doppio click sul tool in questione. Il Pro-Q 2 offre così tante possibilità e peculiarità che diventa facile dimenticare qualcosa. Per sicurezza, eccovi la pagina ufficiale sul sito di FabFilter www.fabfilter.com/products/pro-q-2-equalizer-plug-in Qui troverete anche un video tutorial. [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=GYTCQeggyzo[/embed] In prova Ho provato Pro-Q 2 per più di due mesi con tutti i lavori tipici da studio di registrazione, in particolare nella fase di mix dell’ultimo album del gruppo rock milanese “Adramelch”, che uscirà all’inizio del 2015. Conoscevo già bene la prima versione Pro-Q e mi sono trovato subito bene anche con la versione 2.0. Il box per la gestione delle bande adesso non è più fisso e si muove orizzontalmente, posizionandosi in basso sotto la zona di intervento. All’inizio mi faceva un po’ strano, ma ci ho messo veramente poco ad abituarmi, ed effettivamente è molto più comodo. Spesso i plugin eq sono bruttini da vedere e impostarli con il mouse risulta scomodo e impreciso. Poter vedere e impostare le bande e fare tutti gli altri interventi a schermo intero è veramente un'altra cosa! L’interfaccia è semplicemente fantastica! Posso solo ribadire che il workflow è eccezionale. Pro-Q 2 ti permette di impostare i vari interventi di eq (volendo fino a 24 bande) in modo rapidissimo. Basta cliccare in certe regioni del display per aprire un filtro del tipo desiderato, shelving, cut, campana ecc. Il modo di elaborazione Natural Phase è una bella novità, suona benissimo. Consiglio a tutti di leggersi la pagina www.fabfilter.com/help/pro-q/using/processingmode che spiega in parole semplici il funzionamento dei vari tipi di processing e la differenza tra un eq “normale” e linear phase. Tutte le varie funzioni che ho già spiegato prima funzionano a meraviglia. Lavorare con il Pro-Q 2 è un vero piacere! Per sottolineare ulteriormente la grande qualità audio e in particolare il rispetto per il sample originale di questo plugin eq vi metto qui sotto un immagine che mi ha gentilmente generato Antonio Porcelli, il fonico di Caparezza, che si intende moltissimo anche della progettazione di plugin pro audio (è uno dei beta tester per Acustica, la software house italiana, produttore di Nebula). Quello che vedete nell’ immagine è un test di aliasing, http://it.wikipedia.org/wiki/Aliasing fatto con una semplice catena di plugin in Logic. [caption id="attachment_37349" align="aligncenter" width="720" class=" "]Pro-Q2_aliasing Pro-Q 2 Aliasing Test[/caption] Praticamente Antonio ha fatto passare un onda sinusoidale dal Pro-Q 2, per poi controllare nel plugin Voxengo SPAN Plus quello che effettivamente succede al campione. L’effetto di aliasing, che si può creare durante il campionamento, produce frequenze non proprie del segnale originario (alias) che risultano in una distorsione del segnale originario, che poi non è più fedele. Come potete vedere nello snapshot, l’onda viene riprodotta perfettamente dal Pro-Q 2, senza alcun disturbo. Valutazione finale Pro-Q 2 per me attualmente è il migliore plugin EQ sul mercato. Costa 150 euro, per quello che fa è un vero affare. Voto 10/10. info: www.fabfilter.com]]]> Sun, 07 Dec 2014 23:01:56 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/12/08/recensione-fabfilter-proq-2/ Recensione Shure Wireless Guitar System GLX-D http://www.ziomusic.it/2014/11/30/recensione-shure-wireless-guitar-system-glx-d/ Per questo abbiamo scelto di recensire il nuovo sistema wireless per chitarra GLX-D di Shure, una delle case produttrici che più si sono prodigate nel campo della trasmissione senza fili. Questo Shure Wireless Guitar System GLX-D si compone di due parti, il trasmettitore bodypack GLX-D1 ed il ricevitore a pedale GLX-D6. Mentre il bodypack è qualcosa entrato nel comune uso dei musicisti, un ricevitore a pedale come il GLX-D6 è qualcosa di nuovo, che avvicina al chitarrista una parte importante della catena del segnale dello strumento. Sappiamo tutti che oggi come oggi è richiesto alla maggior parte dei musicisti di gestire per intero tutto il proprio setup, trasmissione wireless compresa. Inoltre sappiamo anche che molti chitarristi amano non avere troppi pensieri o tecnologie da gestire, almeno tanto quanto vorrebbero semrpe avere tutto a portata di mano. Questo sistema è utile e versatile poichè permette di inserire anche la trasmissione/ricezione wireless all'interno della pedaliera, integrando in se anche la funzione di accordatore, il che fa risparmiare spazio e denaro. [slideshow_deploy id='37283'] Presentazione  Il sistema si presenta in modo estremamente semplice, fin da quando si apre la scatola non si trovano altri controlli nel sistema se non quelli di accensione e spegnimento delle unità ed i quattro piccoli pulsanti sulla faccia superiore del ricevitore. Questo ci fa immediatamente capire che si tratta di un sistema plug-and-play che, come conferma una rapida lettura dei brevi manuali, gestisce completamente in automatico le frequenze ed i livelli della trasmissione. Al chitarrista non resta quindi che inserire il sistema, attaccare la chitarra, accordare e suonare. Sia il trasmettitore bodypack che il ricevitore GLX sono realizzati in acciaio e verniciati a polvere in nero. Le unità hanno un aspetto compatto, robusto e durevole. La resistenza di questi componenti, unita alla loro semplicità, segna sicuramente un punto a favore di questo sistema che vede l'assenza quasi totale di componenti mobili o controlli soggetti a rotture ed usura, oltre alla facilità di utilizzo. Il bodypack non ha bisogno di grandi descrizioni, proprio per i motivi di cui sopra, se non per ricordare che richiede un cavo apposito jack 1/4"-TA4F (il cavo Shure WA305) che si avvita al GLX-D1, assicurandone la stabilità anche sotto forti sollecitazioni. Se siete quindi dei chitarristi irrequieti alla Angus Young non dovrete temere di vedere volare il vostro bodypack per un cavetto che si sgancia. Nel trasmettitore c'è un alloggiamento per la batteria agli ioni di litio, anche questo molto solido. La batteria può essere ricaricata tramite cavetto USB (fornito) che si collega direttamente al bodypack. Il trasmettitore presenta un display LED grande, luminoso e ben visibile, che serve serve in modo polifunzionale sia per monitorare lo stato della batteria, della trasmissione/ricezione e l'accordatore. L'accordatore può essere impostato in modalità classica o stroboscopica, come accordatore live (sempre acceso) oppure in modalità mute (silenzia il segnale mentre si accorda). L'ultima cosa da aggiungere su questo Wireless Guitar System GLX-D è un sistema digitale che, anche se apparentemente semplice all'esterno, contiene una tecnologia complessa e particolarmente avanzata che utilizza la conversione analogico/digitale/analogico per assicurare un trasferimento del segnale accurato ed al sicuro dalle interferenze. La Prova Monto il ricevitore nella mia pedaliera, attacco il bodypack alla chitarra e accendo il tutto. Posso dire, pur potendomi definire uno 'guitar-nerd' di professione di aver sperimentato la soddisfazione di non dover fare nulla per iniziare a suonare. Il sistema ha semplicemente iniziato a funzionare da solo. Da quel che leggo nel manuale il ricevitore analizza in continuamente, in automatico, l'intero spettro delle frequenze disponibili. Ricevitore e trasmettitore si collegano impostandosi sul canale migliore, senza bisogno di alcun intervento. Se un'interferenza si interpone tra di noi ed il nostro suono, entrambi si spostano sulla prossima frequenza disponibile libera da disturbi. Durante la prova, a dire il vero non posso dire se qualche disturbo abbia seriamente minacciato la trasmissione, poichè il sistema cambia canale senza interruzione. Ho provato ad avvicinare alle unità diverse fonti di disturbo radio come cellulari, telefoni cordless, telecomanti radio ed oggetti simili. Il sistema ha cambiato canale un paio di volte, ma non ho mai avvertito interruzione apprezzabile nel suono. Quello che non ho potuto invece sperimentare è la compatibilità/affidabilità con altri sistemi dello stesso tipo in uno spazio ristretto. Shure però assicura che fino a 4 dispositivi simili possono essere utilizzati contemporaneamente in parallelo in ogni condizione (8 dispotivi contemporaneamente in condizioni ideali). Una delle mie principali preoccupazioni sui sistemi wireless, ora che l'affidabilità non è più un problema angosciante nella maggior parte dei casi, è la durata della batteria. Tutti sappiamo che arriva sempre il giorno in cui ci dimentichiamo di sostituire la pila prima del concerto e ci ritroviamo nel panico a cercare una batteria mezz'ora prima di iniziare a suonare. Non sai quando accadrà, ma sai che succederà. Il GLX-D1 invece monta una batteria agli ioni di litio, proprio come quelle presenti nei cellulari, che si può ricaricare via USB direttamente dal bobypack o da un caricatore esterno (opzionale). La batteria garantisce fino a 16 ore di autonomia continua e soprattutto con soli 15 minuti di ricarica permette di suonare per un'ora e mezza (in 3 ore si ricarica completamente). Un altro punto a favore, a prova di emergenza. Se proprio siete dei fanatici della ridondanza, potete sempre acquistare una batteria di ricambio da tenere sempre carica. [slideshow_deploy id='37284'] Il sistema opera nella banda di frequenze a 2,4 GHz ed è license-free in tutto il mondo, cosìcchè ovunque si vada, in Italia ed all'estero, si è sempre sicuri di poter usare il proprio wireless. L'altro difetto di diversi sistemi wireless è la gestione dei livelli e soglie di trasmissione/ricezione che, spesso anche per colpa dell'utente poco esperto, possono tagliare parte dei transienti o ridurre la banda passante con la conseguenza di restituire un suono di chitarra poco dinamico, trasparente e tagliato sulle frequenze estreme (alte e basse). Lo Shure GLX invece utilizza il dominio digitale per risolvere anche questo problema. La conversione a 24 bit, i 120dB di dinamica e la banda passante da 20Hz a 20kHz restituiscono un segnale inalterato. E' chiaro che rispetto ad un cavo da studio hi-end un ascolto critico potrà andare ad evidenziare una differenza in fatto di trasparenza e qualità del suono, però posso dire che il sistema sostituisce anche un buon cavo da live senza farlo rimpiangere. Questo perchè la velocità dei transienti è mantenuta, gli attacchi sono rispettati, così come il suono brillante anche di chitarre particolarmente squillanti come le Strato o le Telecaster. La latenza dichiarata di 4ms è sufficiente a non avvertire ritardi avvertibili o fastidiosi. Conclusioni Lo Shure Digital Wireless Guitar System GLX-D, lo avrete capito, non può che avere un giudizio positivo da parte mia. Quello che mi ha convinto maggiormente, ma che potrebbe essere visto come un difetto per chi invece preferisce sistemi più completi e personalizzabili, è l'estrema semplicità di utilizzo e la gestione automatica delle frequenze. L'altro fattore che mi ha convinto senza riserve è l'aspetto e la costruzione. Senza pecche. L'accordatore integrato, devo ammettere, non mi farebbe rinunciare al mio Polytune polifonico, più veloce e preciso, ma che si tratta di un accordatore che svolge bene il suo lavoro e può tranquillamente sostituire un classico accordatore monofonico di qualsiasi marca, facendo risparmiare spazio in pedaliera. Il sistema GLX-D si trova nei negozi ad un prezzo che va dai 430€ ai 450€, compreso di tutto quello che serve (trasmettitore, ricevitore e cavetto). Si tratta di un prezzo giusto, a mio parere, contando i 17 canali radio, il processing molto veloce e quanto detto sopra. Contando poi anche la possibilità di fare a meno di un pedale accordatore, può essere valutato in maniera decisamente positiva anche sotto l'aspetto del prezzo.   Si ringrazia il distributore italiano di Shure, Prase, per la gentile collaborazione e disponibilità.   Info: www.shure.it Info: www.prase.it   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 30 Nov 2014 19:07:46 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/11/30/recensione-shure-wireless-guitar-system-glx-d/ Finale 2014 – Lezione 2 – Per lo strumentista http://www.ziomusic.it/2014/11/27/finale-2014-lezione-2-per-lo-strumentista/ Thu, 27 Nov 2014 00:14:02 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/11/27/finale-2014-lezione-2-per-lo-strumentista/ Intervista a Paolo Fresu http://www.ziomusic.it/2014/11/13/intervista-a-paolo-fresu/ ZioMusic.it: Ciao Paolo, ti faccio subito una domanda a bruciapelo. Molti considerano il jazz un genere 'tornato di moda' in questi ultimi anni. Per alcuni jazzisti però essere definiti mainstream è interpretato quasi come una diminutio. Come vedi il jazz italiano oggi e all'interno del contesto internazionale? Paolo Fresu: Essere definiti mainstream può essere interpretato come un diminutivo perché il jazz è per antonomasia una musica in perenne movimento. E qui mi allaccio alla domanda sul jazz italiano rispondendo che questo è in buona salute perché non ci sono solo molti musicisti (di cui parecchi giovani e giovanissimi) ma ci sono artisti che hanno voglia di cercare e di trovare. Credo che nel mondo non ci sia una proposta così variegata come quella italiana… ZioMusic.it: Paolo Fresu è un nome che nel jazz invece, rappresentando al tempo stesso talento e successo, è anche sinonimo di sperimentazione. Ti ci ritrovi? Quanto conservatorismo esiste ancora nel jazz, e tu come hai coltivato questa attitudine musicale aperta? Paolo Fresu: Il nostro, si sa, è un Paese conservatore e questo si vede anche nel jazz. Ma bisogna stare attenti a non fare di tutta l’erba un fascio per i motivi espressi poc’anzi. L’Italia è un Paese lungo e non si può fermare con una unica fotografia. Questo per l’arte è un bene. La diversità del nostro Paese fa sì che i pensieri siano molti e dunque anche i modi di vedere le cose. Ciò che accade nel Sud è diverso da ciò che accade nel Nord. C’è un popolo di conservatori ma ci sono nel medesimo tempo anche molti che si guardano attorno e che hanno voglia di rischiare. ZioMusic.it: Il caso forse più famoso nel jazz di artista che ha stravolto schemi e superato barriere, come il rock, che sembravano invalicabili è Miles Davis. Un altro innovatore come Coltrane ammise che fu Miles Davis a fargli desiderare di andare verso territori inesplorati della sua musica. E' un artista con cui i musicisti hanno un approccio di amore/odio. C'è stato per te un momento che hai sentito come svolta una musicale radicale alla Miles Davis? Paolo Fresu: La svolta radicale è stata quando, a casa da solo e molto giovane, ho emesso un suono che finalmente mi ha riempito dentro. L’impressione è stata quella di una finestra che si è aperta. Da quel momento non ci sono state svolte radicali se non un inanellarsi di pensieri, incontri, situazioni, scambi. Ma la svolta primaria è stata quella di non accettare, nel lontano 1981, un posto sicuro alla SIP per buttarmi a capofitto nel jazz senza paracadute… Paolo Fresu 2013 (@Laurent Leduc)01 ZioMusic.it: Il tuo rapporto con l'elettronica ed il mondo dell'effettistica sembra molto naturale. La tromba ed il flicorno non sono certo strumenti con una lunga tradizione di questo tipo. Quali sono stati i tuoi ispiratori e come ti sei avvicinato a queste sonorità nuove? Paolo Fresu: Ho iniziato a lavorare con l’elettronica perché ero stanco di avere sul palco un brutto suono che non mi rappresentava e non mi ispirava. Usandole ho poi capito che queste potevano fare molte altre cose e ho iniziato a sentire musicisti come Mask Isham e Jon Hassell dai quali ho appreso molte cose. Altre le ho sviluppate da solo facendo e, a volte, lasciandomi trasportare dalle stesse macchine per poter capire ed evitare che loro conducano il gioco. Per questo non ho mai lavorato con il MIDI ma sempre con gli effetti in cascata. Perché questo mi offre la possibilità di miscelare molti più suoni e di usare le macchine elettroniche come un vero strumento creativo e di ricerca. ZioMusic.it: Quali effetti usi più di frequente e quali ti piacerebbe usare per cercare qualcosa di nuovo? Paolo Fresu: Ora uso due TC Electronics ma a volte anche una vecchia macchina analogica della Digitech. Sono principalmente una unità di riverbero e un multieffetto per chitarra che crea harmonizer, delay, distorsioni ed altro. Sto seriamente pensando di passare al computer con una scheda audio e un programma apposito ma non riesco a sciogliere i dubbi sul principio creativo e anche sulla qualità del suono. Paolo Fresu 2013 (@Lorenzo di Nozzi) ZioMusic.it: Nella tua città natale, Berchidda in Sardegna, hai creato e dirigi tuttora uno dei festival jazz più famosi ed apprezzati in Italia ed in Europa. Come scegli i temi e gli artisti? Si riesce a coniugare il favore del grande pubblico di oggi con il desiderio di proporre artisti che osano maggiormente? Paolo Fresu: Berchidda ha uno specifico tema ogni anno. Intorno a questo si sviluppa la partitura artistica del festival e tutti i progetti debbono rientrare nella stessa. Così Time in Jazz diviene una sorta di viaggio da seguire dal primo giorno fino all’ultimo. Non ha senso venire per sentire un concerto o il concerto del musicista famoso sul palco grande perché il festival è impostato in un’altra maniera e da noi non ci sono le “Têtes d’affiche”. Proviamo a coniugare il favore del grande pubblico con le proposte coraggiose inserendo queste in contesti ambientali e umani speciali. Se il contenitore è interessante lo sarà anche la musica purché questa sia interessante di suo. Tuttavia se la proposta è buona ma il contesto è sbagliato si rischia di fare un buco nell’acqua allontanando così il pubblico. ZioMusic.it: Sempre a Berchidda, poco più che bambino, hai iniziato ad imparare lo strumento nella banda locale. Molti compositori come Giuseppe Verdi o Luciano Berio hanno esaltato e sviluppato nella musica colta il repertorio folk e bandistico. Luciano Berio volle persino che il suo corteo funebre fosse accompagnato da una banda. Gli ottoni sono la parte più importante del corpo di una banda. Come ti sei posto negli anni rispetto a questo tipo di musica che ora, con il ritorno in auge della musica folk, sembra visto con interesse da molti musicisti? Paolo Fresu: Ovviamente devo molto alla Banda. Non ci fosse stata la Banda a Berchidda non sarei diventato musicista. La Banda è una straordinaria scuola per apprendere la musica e per vivere e lo era ancora di più quarant’anni fa. In seno al festival ci sono molti progetti che coinvolgono la Banda ed è giusto che sia così. Progetti speciali pensati apposta o semplicemente progetti laddove la Banda si inserisce nel viaggio festivaliero. Molti anni fa commissionammo una opera al sassofonista Eugenio Colombo dal titolo “Sa ‘Ena sonora” con un trio di jazz e la Banda e fu una esperienza esaltante per tutti. Oggi è nata una Street Band che si sta dando molto da fare e che infonde linfa nuova negli elementi della Banda e nella cultura musicale del Paese. Non dimentico però che il primo concerto del tour dei mie 50 anni è partito proprio da Berchidda con il mio Quintetto storico e la Banda Bernardo De Muro di Berchidda. Del resto non poteva essere diversamente… ZioMusic.it: Noi di ZioMusic.it abbiamo negli anni cercato di stimolare una discussione seria e anche severa sulle difficoltà della musica in Italia causate anche da caste, burocrazia ed una politica fiscale non certo a favore dell'arte. Sempre parlando attraverso le parole di Berio: “I bambini, i ragazzi, i giovani sono un materiale aperto, flessibile, vivace, affascinante, il problema sono i vecchi, i cattivi direttori artistici, i burocrati romani, quelli che non hanno mai avuto un'educazione musicale e che non capiscono una cosa come la musica, che non si può toccare, vendere, comprare, appendere al muro”. Qual'è la tua opinione su questo tema e cosa faresti per sbloccare il settore? Paolo Fresu: Smetterei di lamentarci e di leccarci le ferite e proverei a fare. Semplicemente fare facendo ovviamente bene e con coscienza. Nel piccolo del quotidiano ma anche bussando alle porte dei privati e della politica. Tutto inizia dal mondo dell’infanzia. Per questo assieme a mia moglie Sonia abbiamo creato il progetto Nidi di Note dedicato alla musica nelle scuole dell’infanzia. Da genitori e da musicisti ci siamo resi conto che la musica è lasciata al caso quando invece dovrebbe essere uno dei linguaggi capaci di formare le persone e di portarle per mano verso il concetto del bello. Ovvio che è necessario un lavoro di squadra e che tutti, realtà private e pubbliche, possano contribuire non solo con economie ma cambiando il modo di pensare l’arte. In fondo l’Italia “è” il Paese dell’arte. O almeno lo era… paolo_fresu_ph © roberto cifarelli ZioMusic.it: Per la tua etichetta Tǔk Music nel 2014 sono usciti due tuoi dischi “¡30!” e la soundtrack “Vinodentro”. E' inevitabile chiederti a cosa ti stai interessando ora e su cosa stai lavorando per il prossimo futuro. Paolo Fresu: Intanto l’undici novembre è uscito, sempre per la mia etichetta, il cd della "Brass Bang” con Gianluca Petrella, Steve Bernstein e Marcus Rojas. In primavera invece uscirà il nuovo lavoro per la ECM in duo con Daniele di Bonaventura parallelamente a un film di Fabrizio Ferraro su quella seduta di registrazione; infine andremo in studio a Parigi con David Linx e Diederik Wissels a fine novembre per registrate il seguito di Heartland di quasi quindici anni fa. Proprio ieri (oggi sono a Koln e domani a Saragozza) è stato presentato a Roma il nuovo film sulla Grande Guerra di Ermanno Olmi per il quale ho fatto le musiche e a breve uscirà un altro film con le mie musiche prodotto da Roberto Minini Merot con Stefania Rocca dal titolo “Calcolo Infinitesimale”. Ovviamente inizierò a preparare la ventottesima edizione di Time in Jazz che, come sempre, si svolgerà nel mese di agosto del prossimo anno e stiamo mettendo anche in cantiere quattro nuovi lavori discografici di talenti italiani per la Tǔk Music. Insomma, non ci si annoia…   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it]]]> Thu, 13 Nov 2014 00:50:47 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/11/13/intervista-a-paolo-fresu/ Recensione corde D’Addario NYXL http://www.ziomusic.it/2014/11/06/recensione-corde-daddario-nyxl/ Quando ci hanno dato da provare le nuove corde D'Addario NYXL potevamo scegliere la via più semplice, ma abbiamo scelto di fare un test per capire se queste corde, che puntano ad essere il top di gamma della casa americana, valgono davvero le lodi che se ne stanno tessendo. Abbiamo preso delle corde standard di fascia media, di cui non vi diremo il marchio ma vi basti sapere che sono buone corde nelle stesse misure e mute delle D'Addario NYXL che ci hanno mandato, e le abbiamo messe a confronto in un video test con i medesimi suoni, le medesime parti suonate e la medesima tecnica di registrazione. Abbiamo ottenuto così una comparazione che può far capire a chiunque quali sono le differenze, i pregi, ed eventualmente i difetti delle corde testate. Presentazione Le D'Addario NYXL sono corde per chitarra elettrica realizzate con una lega di acciaio che dovrebbe garantire il 6% in più di permeabilità magnetica per un output dei pickup più potente nella gamma di frequenze tra 1kHz e 3,5kHz. Inoltre sono realizzate, per quanto riguarda le tre corde rivestite, con un nucleo a sezione esagonale, come si vede nel marchio. Questa sezione esagonale del nucleo fa si che l'avvolgimento esterno abbia più punti di contatto con il nucleo rispetto ad una sezione quadrata. Una miglior tenuta e migliore trasmissione delle vibrazioni al nucleo permettono alla corda maggiore omogeneità e minor dispersione longitudinale, ed in definitiva più presenza di tutte le armoniche. L'altro vantaggio, sia della nuova lega metallica che del nucleo e del rivestimento così studiati, sta nella durata e nella accordatura delle corde. Le NYXL promettono infatti di essere più resistenti, anche verso i chitarristi più violenti, e più durature nel tempo. La Prova Prima di fare qualsiasi altra considerazione, ecco il nostro video test: [embed width="740" heigth="480"]http://youtu.be/9QDrO9GjPRg[/embed] Come avete potuto vedere, nel test abbiamo utilizzato tre diverse mute di corde D'Addario NYXL (che a dire il verso sono 6, considerando anche quelle standard di riferimento), tre scalature tra le più usate: un set 10-46, il classico per una Fender Stratocaster accordata normalmente in Mi; un set 09-46 su una Ibanez Jem, che ha corde leggermente più sottili sulle alte per una velocità superiore negli assoli e lo shredding, accordata in Mi bemolle (mezzo tono sotto); un set 10-52 su una Gibson Flying V accordata in Drop Do diesis (tutte mezzo tono sotto più il drop di un tono sulla sesta corda), per il rock e metal moderni e ritmiche profonde e potenti. Ovviamente le corde di riferimento avevano esattamente lo stesso calibro. Quello che avrete sentito da voi nella prova è un effettiva differenza tra queste corde NYXL e le corde standard. La prima sensazione è quella di avere delle corde che ampliano la gamma in frequenza della chitarra quel tanto che basta da rendere il suono più aperto e chiaro. La tendenza ad una timbrica più metallica e squillante può piacere soprattutto a coloro che amano avere un suono con molta presenza. Anche a chi ama un timbro più scuro avere più frequenze non fa male, basterà chiudere leggermente il tono della chitarra per avere il suono desiderato e comunque conservare la maggiore struttura donata da queste corde. Sulle medio-alte, proprio quei 1-3,5kHz dichiarati dalla casa, si sentono più armoniche e una maggiore durata del suono. D'addario NYXL ridim   La sorpresa è stato notare come anche nel campo delle frequenze basse, evidenziate soprattutto dal test sulla Flying V con le 10-52 accordate in Drop C#, ci sia un aumento non solo di volume ma anche di definizione. Questa è una delle caratteristiche che, anche se non dichiarata, mi ha fatto piacere maggiormente queste corde. Nelle ritmiche sulla 5a e 6a corda ho proprio notato maggiore fermezza delle note che mi da un feedback immediato migliore e, riascoltando le registrazioni, più precisione soprattutto sulle parti veloci e sugli arpeggi, che anche con distorsioni pesanti non risultano confusi. In chitarre come la Ibanez JEM, con pickup DiMarzio Evolution, o la Gibson Flying V, con pickup Gibson 496R al manico e 500T al ponte, la maggiore presenza e brillantezza compensa la tendenza di queste chitarre ad avere un suono più scuro e chiuso. L'amplificatore sembra suonare già meglio, perchè le note escono più definite e le distorsioni sono più aggressive e strutturate. Certo sulla Stratocaster tutte queste caratteristiche valgono sempre, ma i pickup single coil (in questo caso dei Fender Custom Shop '54) limano un po' le differenze con le corde standard. La differenza si sente un po' meno sulle basse, per ovvi motivi, e la brillantezza di queste NYXL può essere addirittura eccessiva per alcuni. Personalmente mi piace, e se volete ammorbidirle basteranno un po' di medio-basse in più e un po' di alte in meno sull'ampli o sui toni. Conclusioni Le D'Addario NYXL sono certamente delle ottime corde per tutti i motivi di cui sopra e che avete potuto ascoltare nel test. Quello che non avete potuto sentire, e che è possibile sperimentare solo ad un test su più giorni, è che queste corde nonostante abbiano un prezzo superiore alla media (dai 9,5€ agli 11€ a muta) hanno anche una durata superiore alla media. Il suono rimane quello delle corde nuove per un tempo lungo e la stabilità dell'accordatura è ottima anche nel tempo. Posso anche dire che non si sono mai rotte durante il test, anche se devo ammettere che mi capita davvero di rado di rompere corde nuove. Per quanto riguarda l'altro vantaggio che avrebbero le NYXL, cioè quello di arrivare subito all'accordatura giusta appena cambiate ed essere da subito più stabili, devo dire che nel mio caso non ho notato sostanziale differenza con altre corde. Un po' di rodaggio è sempre consigliato e piccoli aggiustamenti vanno fatti qua e nella prima ora. Le trovo indicate per qualsiasi genere, anche se il timbro più metallico, la maggior presenza ed il volume più alto, danno il meglio sulle distorsioni e nell'ambito rock e metal a mio avviso. Non è un investimento pazzesco. Se siete soliti comprare corde economiche rimarrete abbastanza stupiti della differenza che delle corde di alto livello possono fare sulla stessa chitarra e lo stesso ampli. Se siete già impostati verso corde di fascia medio-alta sentirete i benefici descritti e le differenze e peculiarità, per cui vale la pena sicuramente provarle. Fateci sapere quale è stata la vostra esperienza.   Si ringrazia il distributore Bode per la gentile collaborazione.   Info: www.bodesrl.it Info: daddario.com   Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it  ]]]> Thu, 06 Nov 2014 01:48:46 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/11/06/recensione-corde-daddario-nyxl/ Midimusic: presentazione italiana delle novità http://www.ziomusic.it/2014/11/03/midimusic-presentazione-italiana-delle-novita/ Mon, 03 Nov 2014 16:47:27 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/11/03/midimusic-presentazione-italiana-delle-novita/ Musica Live: 5 cose che la uccidono e 5 per salvarla – Parte 2 http://www.ziomusic.it/2014/10/28/musica-live-5-cose-che-la-uccidono-e-5-per-salvarla-parte-2/ Immagine dal film di Yair Landau, «Live Music».[/caption] ○ Abolizione delle tasse ed autorizzazioni per i piccoli locali ○ Come abbiamo detto nella Prima Parte, le tasse SIAE, comunali ed i permessi che i locali devono pagare influiscono non poco sulla situazione di difficoltà attuale. Un paese come la Gran Bretagna ha approvato nel 2012 una legge che ha abolito queste imposizioni per i locali con meno di 200 posti. Ovviamente rimane il contributo per i diritti d'autore, l'equivalente della nostra SIAE, tuttavia è stato calcolato che il solo sgravio di queste tasse e permessi ha permesso a circa 13 mila piccoli locali di fare musica live dove prima invece non era possibile. In Italia la situazione è leggermente diversa, se noi però ipotizzassimo un 'Patto per la Musica' tra Governo, SIAE, e magari anche Confcommercio e Confesercenti, si potrebbe riuscire a trovare un accordo su questi punti per rilanciare il settore partendo dal basso: Ribaltare il principio del "E' legale tutto ciò che è permesso" con "E' permesso tutto ciò che non è illegale". Una piccola differenza che dietro ad una sfumatura logica nasconde un grande cambiamento. Ogni locale sotto i 100-150 posti di capienza non ha più bisogno di alcun permesso o tassa locale per fare musica live, non amplificata o amplificata ma sotto il limite di dB emessi all'esterno previsto per la zona di residenza. Basta un'auto-certificazione in comune con cui si dichiara di rispettare le leggi che regolano la materia. Riduzione ad un terzo delle tariffe SIAE per i piccoli locali suddetti, e totale sgravio di queste tariffe dall'imponibile a fine anno. SIAE potrebbe compensare il minor profitto con l'aumento del numero di serate di intrattenimento musicale. Riduzione a poche sole categorie delle tariffe per i locali, certe, trasparenti e pubblicate sul sito SIAE, che attualmente sono troppo complicate (alcuni contatti ci dicono di averne contate oltre 70 tipologie) e spesso lasciate in mano ad agenti mandatari locali che hanno tutto l'interesse ad esserne gli unici interpreti. Avvio attraverso le associazioni di categoria di una campagna di informazione ai commercianti sulle nuove possibilità con una comunicazione ufficiale di costi certi e modulo di auto-certificazione pre-compilato da consegnare in comune. In questo modo con poche decine di euro poi detraibili dalle tasse a fine anno, oltre alle spese per la band, un locale può organizzare una serata musicale con una piccola-media formazione. Letteralmente migliaia di locali potrebbero usufruirne legalmente, creando altrettante migliaia di nuove opportunità per i musicisti. Ciò che prima era sommerso potrebbe emergere, creando valore economico, SIAE compenserebbe con i maggiori introiti e lo Stato non avrebbe nessun sostanziale ammanco fiscale. ○ Contributo per la Musica Live ○ Diminuire un costo non significa automaticamente stimolarne in consumo, anche se è probabile che così vada alla lunga. A questo scopo, per un ulteriore stimolo alla crescita della musica dal vivo, soprattutto per la fascia medio-bassa, si potrebbe introdurre un contributo da parte della SIAE, che ad oggi ha un enorme vantaggio derivato dall'essere in regime di monopolio, da devolvere ai comuni o alle Pro Loco d'Italia che vogliano organizzare eventi artistici che comprendano musica suonata. SIAE ha recentemente chiesto di aumentare il Compenso per la Copia Privata, ventilando che parte di questo compenso sarebbe andato ad un fondo per i giovani artisti e la musica nuova. Il Compenso è stato aumentato, ora è il tempo di redistribuire, magari aumentando questo fondo anche con tagli all'enorme struttura ridondante e sovra-abbondante di SIAE, che di fatto rientrerebbe poi in possesso di parte di queste risorse tramite i diritti di questi concerti. Come insegna la teoria neo-keynesiana, il sistema economico può essere vischioso e poco reattivo, soprattutto in tempi di crisi. Per creare occupazione è necessario l'intervento con investimenti pubblici, ossigeno che alimenti la fiamma della ripresa. Ogni amministrazione comunale o Pro Loco avrebbe quindi a disposizione, solo ed esclusivamente per questo tipo di eventi, un piccolo tesoretto da spendere ogni anno per la musica live. Tutto questo a costo zero per lo Stato. [caption id="attachment_36862" align="aligncenter" width="631"]Il tweet con cui il Ministro Fransceschini ha annunciato l'adeguamento al rialzo del compenso per la copia privata. Il tweet con cui il Ministro Fransceschini ha annunciato l'adeguamento al rialzo del compenso per la copia privata.[/caption] ○ Registro Nazionale dei Musicisti ○ Se volessimo nasconderci dietro una foglia di fico diremmo che il problema dell'evasione fiscale nella musica non è rilevante e, poichè il settore soffre, si può anche chiudere un occhio. Non è così. Ho letto un sacco di vostri commenti riguardo questo tema, soprattutto sulla proposta di abilitare solo professionisti con partita IVA o richiedere certificati di abilitazione di varia natura per poter suonare. La cosa semplicemente non solo non funziona, ma sarebbe anche un'ulteriore complicazione burocratica sia per lo Stato che per i musicisti, ed in definitiva un incentivo a non essere tracciabili per nulla. Quello su cui invece si può riflettere, a fronte delle agevolazioni a locali e musicisti di cui sopra, è un registro nazionale dei musicisti. So che questo punto è controverso, soprattutto perchè a molte persone piace rimanere in quella zona di penombra, l'anonimato, in cui si dichiarano solo le entrate che si è veramente obbligati a dichiarare. Questo registro nazionale, che dovrebbe essere gratuito (o quasi), pubblico e online, permetterebbe ai musicisti di accedere agli eventi di musica live che usufruirebbero delle agevolazioni di cui sopra. Nell'auto-certificazione il locale, comune o Pro Loco, trasmetterebbe semplicemente nome e numero di registro di ogni artista coinvolto. Ci sarebbe quindi una tracciabilità delle prestazioni di ogni artista nel numero di date live eseguite da parte dello Stato. Questo imporrebbe all'artista di dichiarare al fisco tutte le sue entrate derivanti dalla musica live. Un piccolo cambiamento per far emergere un intero settore. ○ Come Pagare i Musicisti? ○ Che vantaggio ha il musicista ad essere iscritto ad un registro nazionale degli artisti? Sappiamo bene che l'unico vantaggio che può funzionare davvero in questo momento è quello economico. Oggi avere una partita IVA può essere davvero difficile per chi fa musica live. La tassazione eccessiva è una ghigliottina sopra la testa di tutti i lavoratori autonomi. Quando un settore, come la musica, va in crisi, le spese restano e le tasse rimangono alte, rischiando di inghiottire buona parte degli introiti. E' giusto che chi guadagna molto, o a sufficienza, abbia un regime fiscale normale e paghi secondo proporzione. Se però non vogliamo impedire a persone che hanno poche entrate o altre attività lavorative di fare buona musica live senza svendersi e creare concorrenza sleale per gli altri, bisogna permettere a questa fascia di guadagnare il giusto in chiaro. La musica dovrebbe vivere di democrazia e meritocrazia, quindi rendere vantaggioso ai giovani, agli appassionati ed ai semi-professionisti esibirsi secondo la legge, è nel pieno interesse di tutti per una musica migliore. Esistono già soglie per la ritenuta d'acconto, tuttavia è uno strumento che non si adatta bene alla situazione. Lo strumento giusto, a mio modo di vedere, esiste già: i voucher. L'INSP li utilizza già e potrebbero essere utilizzati anche per gli artisti e musicisti che non accumulino prestazioni artistiche per oltre 5-6 mila euro all'anno. Spiego in pochi brevi punti: L'artista si iscrive al registro nazionale degli artisti. In questo modo può accedere come lavoratore artista agli eventi agevolati ed essere pagato con i voucher. Questi voucher vengono acquistati dal gestore del locale, comune o Pro Loco alle Poste Italiane e contengono già pagata una quota INPS di previdenza sociale (attualmente per altri settori il gestore paga 10€ e la quota INPS è di 2,50€ per un netto di 7,50€). Il datore di lavoro paga il musicista con la cifra pattuita non in contanti ma con i voucher. All'atto del ritiro alle Poste il musicista riceve il netto. Nella dichiarazione dei redditi si dichiara l'ammontare delle ricevute dei voucher accumulati. Fino a 5-6 mila euro annui i voucher dovrebbero avere una tassazione agevolata o nulla, sopra questa quota i voucher si accumulano al reddito come ogni altra entrata. live music insegna 2 ○ Meritocrazia e Promozione ○ Dopo qualche proposta più tecnica ed economica ecco un punto che è tanto importante quanto semplice. Si può cercare di agevolare tutto, si possono tagliare tasse e permessi, ma se la mentalità di chi suona, chi fa suonare e, in definitiva, di chi ascolta non va verso la ricerca di un risultato sempre migliore, non si va molto avanti. Come dicevamo nella Prima Parte dell'articolo, la musica è per noi stessi e per il pubblico. Noi dobbiamo imparare ad avere spirito critico, ed altrettanto il pubblico, premiando i locali che fanno buone scelte. Si, ma nella pratica? E' facile e con i social e le tecnologie moderne lo è ancora di più. Praticamente ogni locale ormai è rintracciabile su Google, su TripAdvisor o siti analoghi, con la possibilità di recensire in breve la propria esperienza e dare un voto. Tutti i locali che fanno musica live dovrebbero nelle loro descrizioni scrivere a caratteri maiuscoli questa caratteristica, specificando le serate e gli orari. E' gratuito e immediato. Dal mio punto di vista leggere che un locale fa suonare è un punto a favore, e mi aiuta a scegliere dove andare a passare una serata piacevole in compagnia. Allo stesso tempo il pubblico non deve essere pigro o avere ritrosie. Ogni volta che sentite un live date il vostro voto, il vostro commento. Scrivete, ad esempio, che quella band vi è piaciuta molto e che il locale vi ha trattato molto bene a prezzi giusti; oppure scrivete che la band era scadente, o che il mojito che vi hanno servito sembrava un frullato di menta e ghiaccio. Pochi già lo fanno, ma se lo facessero tutti, trovare locali che sanno scegliere bene e, in definitiva, pagano il giusto per avere le band migliori, diventerebbe questione di poco. Non costa nulla, ma alla lunga il passaparola è quello che determina il successo di una band. In un mondo social, il passaparola è diventato globale, un vero pilastro della nostra società moderna, usiamolo come si deve. Luca "Luker" Rossi Redazione ZioMusic.it  ]]]> Mon, 27 Oct 2014 22:47:05 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/10/28/musica-live-5-cose-che-la-uccidono-e-5-per-salvarla-parte-2/ Finale 2014 – Lezione 1 – Le novità http://www.ziomusic.it/2014/10/27/finale-2014-lezione-1-le-novita/ Con Finale 2014 nasce un nuovo formato di file: abbandonato il file con estensione .mus si passa al file .musx (anche i file dei modelli da .ftm diventano .ftmx). Quest'ultima versione del software vede la semplificazione ed unificazione delle icone per i due sistemi operativi (Mac e Windows), la possibilità di esportare in formato EPUB3 (il nuovo formato per lettori e-book), oltre all'ormai consolidata esportazione audio: il motore audio e la funzione di Human Playback, divenuta parte integrante del software e non più un elemento a se stante, è stata migliorata la velocità di realizzazione e di esportazione a 44100Hz/16-bit, decisamente aumentata. L'esportazione in formato MIDI, PDF, Smartmusic, XML (formato di condivisione universale che permette lo scambio di file tra software notazionali differenti) e in Finale 2012 (per la prima volta Finale guarda anche al passato e, decide di esportare per il vecchio formato .mus) completano il quadro. Il software ha un workflow progettato per ridurre i tempi di trascrizione e un ambiente di lavoro più professionale e pulito. [embed width="740" height="480"]http://youtu.be/hlW8_DvvNr8?list=UUDS5dq4UAaI4f8hG7L0k_fA[/embed] Uno dei cambiamenti più significativi di questa nuova versione del software è riscontrabile nell'utilizzo delle forme intelligenti: le forcelle, come già avviene per lo strumento espressione e per lo strumento articolazioni, presentano punti di ancoraggio che permettono l'adattamento immediato anche nel caso in cui le misure vengano modificate di dimensione. [embed width="740" height="480"]http://youtu.be/O_glp5DJK6E?list=UUDS5dq4UAaI4f8hG7L0k_fA[/embed] Le tavolozze sono state rifatte e sono stati eliminati i vecchi stili (classic, glass ecc..): il nuovo e unico stile è chiaro ed essenziale e le icone, realizzate in un' unica dimensione non modificabile, permettono un richiamo immediato di tutte le funzioni. Seguendo questo processo di pulizia alcune icone sono state anche ridisegnate: l'icona strumento testo dal simbolo della A passa al simbolo della T (uniformandosi a tutti i software in commercio); l'icona strumento testo cantato cambia il suo look in un nuovo calamaio e pennino; la Linea Personalizzata all'interno della tavolozza delle forme intelligenti subisce un radicale restyling. Tutto sembra condurre ad una scelta di maggiore eleganza. [embed width="740" height="480"]http://youtu.be/NtOiv1UJups?list=UUDS5dq4UAaI4f8hG7L0k_fA[/embed] La gestione delle pause concomitanti e le alterazioni doppie all'interno dei 4 layer in presenza di unisoni è stata migliorata: basta doppie pause inutili, o doppie alterazioni da nascondere forzatamente; nelle opzioni del documento sotto la voce Livelli è possibile scegliere Consolida le pause attraverso i livelli mentre in Attributi nel rigo troverete mostra alterazioni in altri livelli all'interno di misure. Come se non bastasse questa nuova versione del software si rivela più efficace delle precedenti anche nella gestione delle percussioni: altro passo di semplificazione a favore di una maggiore intuitività. Più finestre sono state accorpate in una sola ed ora l'aspetto logico delle funzioni incluse nella grafica della finestra emerge in modo chiaro. Altra grande novità: la creazione di partiture non tonali. Finale rivoluziona il modo di trascrivere per gli strumenti traspositori e permette di realizzare partiture non tonali con o senza armature di chiave. A concludere questa breve lezione sulle novità di Finale 2014 vi segnalo inoltre: l'inserimento di nuovi suoni Garritan che aumentano notevolmente la già ricca libreria interna; la proposta di 4 librerie Garritan complete acquistabili separatamente; il miglioramento ulteriore del formato Musicxml e l'inserimento di una nuova versione di SmartScore Lite per la scansione ed importazione delle partiture a stampa. Una novità per Finale Italia: da questo mese disponibile il canale YouTube (ufficiale Finale Italia - Midimusic) con decine di tutorial video gratuiti in italiano. Ogni settimana verranno inseriti nuovi tutorial. Gli argomenti trattati avranno l'obiettivo di spiegare Finale 2014 italiano in modo chiaro ed esaustivo così come faremo mensilmente qui su ZioMusic.it in questa serie di lezioni accompagnate da video. Beppe Bornaghi Responsabile Finale Italia Info: Finale Italia]]]> Sun, 26 Oct 2014 23:24:27 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/10/27/finale-2014-lezione-1-le-novita/ Recensione chitarra elettrica Yamaha Pacifica 611VFM http://www.ziomusic.it/2014/10/20/recensione-chitarra-elettrica-yamaha-pacifica-611vfm/ Sun, 19 Oct 2014 22:05:36 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/10/20/recensione-chitarra-elettrica-yamaha-pacifica-611vfm/ Recensione basso: NS Design CR5 Radius http://www.ziomusic.it/2014/10/13/recensione-basso-ns-design-cr5-radius/ Ned Steinberger non è uno di quelli che si limitano a modificare strumenti già esistenti, lui è un vero designer, e sono d'accordo con chi dice che è alla pari di un Leo Fender o di un Les Paul. Prima di creare la sua azienda, la Steinberger Sound Corp., poi nel 1987 venduta a Gibson, si era già fatto notare con il fortunato Spector NS, un basso con forme sinuose, che aveva disegnato dopo l’incontro con Stuart Spector, il famoso liutaio di New York. Da lì il passo al basso senza paletta è stato breve. E pensare che prima di incontrare Spector disegnava mobili. Steinberger ha inventato anche il famoso TransTrem-Vibrato e perfezionato la produzione dei suoi strumenti ad arco elettrici. Perché questa escursione nella storia degli strumenti? Giusto per farvi capire che Ned Steinberger ha da sempre voluto sviluppare strumenti che non erano limitati da concetti di design convenzionali, ed il basso che il distributore italiano Eko ci ha gentilmente messo a disposizione per una prova, ne è un perfetto esempio. NS Design Radius CR5_1_black_720 Parliamo della nuova serie di bassi elettrici CR Radius di NS Design e in particolare del modello a cinque corde NS CR5 Radius nella bellissima finitura Charcoal Satin. Questi bassi vengono costruiti completamente in Repubblica Ceca, in partnership con l’azienda NBE, a Praga. NS Design Radius CR5_2 Wow! Beh, tirando fuori il Radius dalla sua custodia morbida in dotazione, la prima impressione è proprio quella! Esteticamente il basso è un vero schianto e ci vuole poco ad innamorarsi delle sue linee sensuali ed equilibrate, della bellissima finitura e del design in generale, del quale spiccano la paletta mancante e il sistema di accordatura integrato nel corpo. Il basso pesa sorprendentemente poco (appena 4 kg), e solo a tenerlo in mano dà una grande soddisfazione. Caratteristiche Con il Radius, Ned Steinberger si è davvero dato da fare. Ha praticamente re-inventato tutti i componenti di questo basso: Il manico del CR5, è stato giustamente denominato Fusion,  perché è un pezzo unico in acero, avvitato con quattro viti, ma ha anche un'anima integrata in fibra di carbonio che va da un capo all'altro del manico. Ovviamente dispone anche di truss-rod regolabile. La tastiera è in resina fenolica, con raggio classico da 15", scala da 35", e 24 tasti. Il Bridge Spacing è di 19mm. NS_head La paletta mancante e sostituita da una piastra in alluminio con scanalature di montaggio per le corde ball-end (cioè corde normalissime), che è stata prodotta dal famoso produttore hardware americano Hipshot appositamente per NS Design. Il corpo in acero in tre pezzi, con il top in acero fiammato in due pezzi, è stato depositato con il nome NS Diradial™, e anche qui non ci vuole molto per capire perché: il raggio posteriore del body è convesso, per aderire meglio al corpo, come anche il top del body, che però ha un raggio leggermente più stretto, e permette il posizionamento della mano destra in modo più confortevole. Il generoso cutaway permette di arrivare con grande comodità anche all’ultimo tasto. ns_bridge2 La combinazione di pickup magnetici e piezo l'abbiamo già vista su altri bassi, ma NS Design e EMG hanno collaborato per rendere il sistema NS/EMG Integral Pickup più performante e musicale di altri sistemi. Dotato di un pre-amplificatore interno da 18V, l’elettronica attiva assieme al pickup piezo NS Polar™ montato al ponte, fornisce uno spettro timbrico molto ampio, e le varie combinazioni dei due tipi di pickup permettono una grande scelta di suoni. I pickup attivi magnetici EMG sono leggermente bombati e seguono così sia la forma convessa del top, che l’action delle corde. Grazie ai controlli il bassista ha tutte le possibilità di modellare e miscelare l'output magnetico/piezoelettrico a proprio piacere: Master Volume, Treble e Basscut/ boost attivo, controllo rotativo per il mix fra i pickup magnetico/piezo, selettore a 3 posizioni per i pickup magnetici (i classici ponte, manico e tutti e due insieme) e interruttore a 3 posizioni per l’EQ del piezo. NS Design Radius CR5_bridge Come la “non paletta”, anche il ponte e le sellette sono stati realizzati appositamente da Hipshot per NS Design. Di fatti il ponte in alluminio è in un unico pezzo ed è piuttosto particolare, ma assieme alle sellette assemblate fornisce tutte le regolazioni di altezza ed angolo, permettendo al bassista di sistemare con precisione l’action e l'intonazione. NS_tuning Il sistema di accordatura è una vera genialata. Sulla base di un progetto creato in origine per il violino NS, il Radius ha chiavette di precisione autobloccanti integrate nel corpo. Questo sistema è di una semplicità imbarazzante, permette di utilizzare qualsiasi tipo di corda ball-end ed è velocissimo. Non sono necessari attrezzi particolari: è sufficiente ruotare la manopola zigrinata per cambiare una corda o accordare lo strumento. Così la spesso fastidiosa procedura del cambio delle corde sembra più un pit-stop con cambio gomme di una macchina di Formula 1. Guardatevi questo video, dove Ned Steinberger in persona spiega come funziona questo sistema di tuning brevettato NS Design. [embed width="720" height="480"]https://www.youtube.com/watch?v=JzTcgjQdqiw[/embed] Let’s get physical Dal primo momento che si prende il basso in mano, suonandolo anche senza collegarlo, si ottiene conferma dell’alto livello di progettazione e manifattura. Lo strumento nel suo complesso è perfettamente bilanciato, il manico non pende verso il basso e la mano sinistra può muoversi con maggiore libertà. La combinazione tra forma, equilibrio e peso ridotto del Radius rendono questo strumento particolarmente comodo: il body aderisce perfettamente al corpo e muoversi con la mano sulla tastiera è un vero piacere dal primo all’ultimo tasto. La suonabilità di questo basso è davvero sorprendente. NS_convex Sound Che dire? Questo Radius cinque corde suona benissimo. La definizione è sorprendente. Il basso risponde prontamente a tutte le dinamiche ed è sempre equilibrato. Ho cercato a lungo, ma non ho trovato un solo dead-spot dal primo all’ultimo tasto. Di solito le tastiere in resina fenolica non mi fanno impazzire, ma credo che per questo basso sia la soluzione migliore, perché valorizza ulteriormente la grande precisione dello strumento. Il sustain è notevole. La quinta corda, che in tanti altri bassi è meno brillante qui si presenta con un suono profondo e limpido. Il risultato è un sound moderno, con uno spettro di frequenze molto ampio: bassi profondissimi, medie sonore e alti molto presenti. Il Radius ti costringe a suonare in modo molto pulito, perché si sente veramente tutto. Escono benissimo le più piccole sfumature, ma ovviamente anche tutte le sporcizie. Chi come me ha la mano destra un po’ pesante noterà con piacere quanta poca forza è necessaria per far suonare bene questo basso. ns_EMG Devo ammettere che non ero neanche un grande fan dei pickup attivi EMG, ma pure qui mi sono dovuto ricredere. Suonano benissimo in questo caso e restituiscono perfettamente il timbro naturale di questo basso, un suono profondo, caldo e definito. Il pickup piezo integrato nel ponte effettivamente suona diverso da altri piezo che ho provato in giro. Il suono è più caldo e diventa utilizzabile non solo per delle sonorità particolari, ma può essere integrato con grande efficacia nel suono generale da utilizzare. Così il blend magnetico/piezo, cioè il miscelamento dei due sistemi di pickup, offre grandi spunti sonori e creativi. Utile anche l’interruttore EQ a 3 posizioni, per enfatizzare/ridurre velocemente la presenza di frequenze alte. NS_handmade Eccovi qualche esempio sonoro. Sono entrato con il basso direttamente nella mia interfaccia audio Fireface 800. Niente compressione, niente EQ. La batteria l’ho programmata con il software BFD. I file sono in alta risoluzione (24bit, 44.1khz) e in free download. Se potete, ascoltateli con un impianto o delle cuffie di buon livello, per poter apprezzare l'ampia gamma di frequenze e le sfumature dello strumento . https://soundcloud.com/ziomusic/sets/ns-design-ns-cr5-radius-bass Pros & Cons + un grande progetto di Ned Steinberger + sound definito e moderno (attacco, sustain, equilibrio) + manifattura eccellente +  esteticamente perfetto + niente testa, più equilibrio + forme ergonomiche permettono grande suonabilità + sistema di accordatura a dir poco geniale + pickup (magnetici/piezo) offrono grande versatilità timbrica + anche la custodia morbida è bella + il prezzo si aggira sulle 2.500 euro, non è poco, ma ci sta - nessun difetto rilevato :) Il basso elettrico NS CR5 Radius Charcoal Satin convince su tutta la linea. Ho già detto che lo trovo bellissimo? Info: www.ekomusicgroup.com Info: www.nedsteinberger.com   Guido Block Redazione ZioMusic.it]]]> Sun, 12 Oct 2014 22:01:47 +0000 http://www.ziomusic.it/2014/10/13/recensione-basso-ns-design-cr5-radius/ Musica Live: 5 cose che la uccidono e 5 per salvarla http://www.ziomusic.it/2014/10/07/musica-live-5-cose-che-la-uccidono-e-5-per-salvarla/ La premessa necessaria è che quando parliamo qui di musica live, non stiamo parlando dei grandi concerti negli stadi o dei tour milionari che hanno tutt'altre specificità sebbene condividano alcuni effetti della crisi, ma parliamo della fascia media, quella musica live fatta a livello professionale soprattutto in locali, pub, teatri, feste e discoteche. Questa musica live è quella che tiene in vita il circuito, l'indotto degli strumenti musicali, delle scuole di musica, delle sale prova, degli studi di registrazione e dei locali, e funziona da eccezionale vivaio per gli artisti ad alto livello di domani. Per semplificare il tutto partiamo con 5 cose che attualmente stanno uccidendo la musica live. ○  La Crisi Economica ed il Pessimismo ○ Sembra lapalissiano dire che la crisi economica ha creato la crisi della musica live, ma un ragionamento più approfondito ci fa capire meglio come funzionano le cose nel contesto italiano in cui viviamo. Ci troviamo in un momento storico in cui è comprensibile che le persone che hanno meno o quasi nulla da spendere taglino per primo il 'superfluo'. La musica live sta sicuramente tra le attività di cui si può fare a meno. Per un musicista è quasi come l'ossigeno, ma per il cittadino medio è tra le cose rinunciabili in momenti di ristrettezze. La crisi però colpisce in modo irrazionale, anche quando la musica live è praticamente gratuita, o al massimo il prezzo è quello di una birra da 4-5 euro, la gente non arriva. Le statistiche infatti dicono che in questi anni, indipendentemente dal prezzo, i locali che fanno musica live hanno sofferto più di altri. Qui entra in gioco il fattore pessimismo, che colpisce in pari grado il pubblico ed i gestori dei locali. C'è un detto che dice: se vuoi perdere, pensa da perdente. Ci sono mille modi per pubblicizzare un evento e lavorare bene a livello di promozione, produzione e comunicazione di un concerto. I locali sono, per una buona maggioranza passivi di fronte al pubblico, non lo attirano ma stanno al bancone a sperare, e spesso a lamentarsi degli scarsi risultati. Se un evento non ha niente di speciale la gente preferisce restare a casa, soprattutto ora che anche uscire di casa o prendere la macchina fa subito scattare la fatidica domanda: "Ma quanto mi costa?" Cosa si può fare? Continuiamo con i 5 "killer dei live", poi passeremo a qualche possibile soluzione. ○ La Mancanza di Professionalità ○ E' inutile che ci giriamo attorno, se vado dal panettiere ed il suo pane sa di cartone, la prossima volta cambio panettiere, anche se il pan-cartone costa poco e magari l'ho sotto casa. E' indiscutibile ed incredibile la tentazione/tendenza di molti a mangiare pan-cartone per lungo tempo, salvo poi ricredersi quando trovano un panettiere che sa fare il suo mestiere per davvero. Il problema della mancanza di professionalità va diviso in tre, secondo il grado di responsabilità. La colpa più grande la do al gestore del locale, che non può di certo lamentarsi se gli affari vanno male quando è lui stesso a non saper scegliere tra band che sanno o non sanno suonare. Certo costa più fatica, e le band che sanno suonare vogliono essere giustamente pagate, però il pubblico risponde alla qualità e premia chi lavora bene e con passione. Ho sentito negli anni molti gestori usare come pretesto per l'utilizzo di band scadenti, spesso gratuite, dire: "Tanto la gente per la maggior parte non capisce niente di musica". A parte il controsenso che contiene di per se il far suonare appositamente delle band scarse, posso testimoniare che la maggior parte di questi locali oggi non esiste più o naviga in acque tempestose. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. I musicisti salgono sul secondo gradino del podio. E' legittima l'aspirazione a sentirsi rock-star, a salire su un palco e poter dire che su suona dal vivo nei locali, tuttavia l'autocritica è il minimo sindacale per chiamarsi musicisti. Prima di proporsi ai locali, e prima di pretendere di essere pagati, assicuratevi che il vostro livello sia adeguato. Non fidatevi dei parenti e amici, chiedete un giudizio serio e oggettivo e, se non siete pronti, studiate di più. Tutti prima o poi ci vantiamo di saper cucinare qualcosa alla grande: il pollo, la pizza, le lasagne. Con le parole siamo tutti cuochi, ma da qui ad aprire un ristorante ce ne passa. Quindi, se volete farvi pagare, siate professionali come voi lo pretendete dagli altri che pagate per avere qualcosa. Il pubblico nella maggior parte dei casi ha colpe minori. Spesso è dilaniato tra la voglia di gridare che la band fa schifo e l'amore per il fidanzato bassista o l'amica cantante. Cercate di premiare i locali che fanno suonare buone band, premiate l'originalità, la qualità ed il livello dello spettacolo. Fatevi coinvolgere e sentitevi critici, ed otterrete una musica migliore. ○ La Musica 'Sempre' Uguale ○ In Italia siamo campioni mondiali di cover band e tribute band. Non c'è nulla di male nel proporre canzoni di altri o dedicare una band ad un gruppo che si ama particolarmente. È un buon business e tiene in vita anche la buona musica del passato. A tutto però c'è un limite. Vi sarà capitato sicuramente di sfogliare i calendari di feste, sagre, grossi locali e discoteche per vedere chi suona nelle prossime date. Avrete notato che per la maggior parte le band fanno la stessa musica. Con piccole variazioni sul tema e con tutto il rispetto per chi suona in queste band, troverete il tributo a Vasco, a Ligabue, agli U2, ai Queen, Max Pezzali, la cover band 360° che fa rock, quella che fa disco-music e quella che fa pop scanzonato. Ci ho preso? Penso di si. Questo perchè la convinzione che il mercato/pubblico richieda solo poche e determinate band e musica mainstream ha portato alla proliferazione di una esagerazione di band tutte uguali. Potrei dirvi che in Italia esistono oltre duemila tributi a Vasco Rossi, oltre mille a Ligabue, e così via. Tra questi ce ne sono di molto bravi e di scarsi, ma è sempre la stessa musica. Se seguiamo il mercato seguiamo anche le sue regole: se un prodotto è inflazionato, il suo valore diminuisce. Il pubblico invece vuole divertirsi, non vuole per forza sempre la stessa musica. La radio, le televisioni, i locali ed i manager italiani li hanno convinti nel tempo che per divertirsi bisogna essere omologati, cantare sempre le stesse canzoni, andare sempre a cercare la stessa musica. Quando dicevo che a tutto c'è un limite, intendevo che ad un certo punto, anche il pubblico più passivo e pigro si stufa di mangiare la stessa minestra sette giorni su sette. I locali continuano a proporgliela, ripassata e riscaldata, e la gente non va più ad ascoltare musica. ○ La SIAE ed i Costi ○ Fare suonare una band dal vivo in un locale o ad un qualsiasi evento pubblico comporta della burocrazia, e la burocrazia porta con se un sacco di costi annessi. In Italia abbiamo troppi costi e troppa burocrazia. La quantità di carte, di permessi e di spese da affrontare per fare suonare qualunque band dal vivo è impressionante. Questo, è inutile ancora nascondercelo, porta moltissimi locali ed artisti a lavorare al di fuori della legalità. Solo i costi dei diritti d'autore scoraggiano buona parte dei possibili locali ad intraprendere la strada della musica live. La SIAE richiede in linea di massima il 10% degli incassi degli eventi a pagamento con tariffe minime proporzionali al numero di posti della location. Queste tariffe minime rimangono valide anche per gli eventi gratuiti. Ecco un esempio: tariffe SIAE liveGli importi sono riferiti solo ai diritti d'autore dei pezzi tutelati dalla SIAE, sono IVA esclusa, e non comprendono i diritti amministrativi e le spese per ottenere i permessi. Proviamo a simulare un caso standard in un locale medio che ha già ottenuto i permessi. Il locale ha 150 posti, mediamente tra 30 e 40 tavoli. Per fare suonare una band la SIAE richiede solo di diritti circa 230 euro. La band è composta da 4 elementi che chiedono 100 euro a testa per la serata, sommando 400 euro più 230, totale 630 euro. Supponiamo ora che la serata vada alla grande, tutto pieno. 150 persone che spendono in media 10€ ciascuno: incasso 1500€. Sembra buono ma non ho ancora pagato il cameriere, un cuoco e non ho ancora pagato le tasse. Di 1500€ meno le spese citate, un locale del genere può pagare anche il 45% in tasse. Al nostro proprietario rimangono tra le 100 e le 150 euro da cui il proprietario deve cavare fuori il proprio stipendio e le spese impreviste. Non diventerai mai ricco ma se sei oculato e ci metti molto del tuo, ce la puoi fare. Non abbiamo però considerato una cosa... E se le serate non sono tutte piene? I costi fissi per la SIAE e per la band rimangono. La situazione attuale dei locali è che, con l'aria che tira, ogni volta che fanno un live rischiano di andare in rosso. La SIAE non la puoi abbassare. Il risultato è stato un calo drammatico del cachet per le band, negli ultimi 5 anni dal 30% fino al 70% in meno. I musicisti alimentano la SIAE, e sono i primi a pagare il prezzo della crisi. Forse la SIAE dovrebbe pensare di venire incontro a questa situazione, invece di chiudersi i rubinetti dell'ossigeno. the zoo live editoriale ○ La Concorrenza 'Sleale' ○ Io sono assolutamente ed incondizionatamente a favore della concorrenza. La concorrenza è compagna della meritocrazia, e chi lavora/suona meglio è giusto che abbia le opportunità e soddisfazioni migliori. Però la concorrenza, come molte ragazze virtuose nelle favole, ha una sorella cattiva: la concorrenza sleale. E' destino che noi musicisti, da persone individualiste e creative per la maggior parte, siamo solidali tra noi nelle intenzioni e dannosi alla nostra categoria allo stesso tempo. E' anche qui una semplice questi