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Intervista a Paola Folli27-05-2010
Paola Folli racconta a ZioMusic che cosa significa essere una professionista della voce.

 

Nel lontano 1988 seguivo il mio sogno rock'n'roll e facevo da factotum alla Nuova Accademia di Musica Moderna (NAMM) in via Savona a Milano. Nella scuola di Vittorio Bianco a quei tempi c'era veramente un bel fermento di docenti e musicisti bravissimi e tra i cantanti spiccava una ragazza di nome Paola Folli.



Anche se era giovane cantava già in gruppi dove militavano i migliori session-man di Milano e si esibiva negli storici club jazz, funky e blues come il Capolinea, il Grillo Parlante, il Tangram e le Scimmie. Questi concerti erano sempre un punto di ritrovo per tutti i musicisti e appassionati di buona musica e ne ricordo momenti bellissimi.  Siamo diventati subito buoni amici , perchè oltre ad essere una bravissima cantante, Paola è anche una persona solare e simpaticissima. Anche se ci siamo persi di vista per un po', ho potuto seguire da lontano tramite i media e amici comuni la sua carriera solista e quella delle sue collaborazioni con i più grandi artisti pop italiani: Mina, Renato Zero, Vasco Rossi, Biagio Antonacci, Eros Ramazzotti, Fiorello, 883, Adriano Celentano, Jovanotti, Spagna, Fabio Concato, Articolo 31, Elio e le Storie Tese e molti altri.

Sulle pagine di ZioMusic.it non avevamo mai parlato prima della voce o del canto: chi meglio di Paola Folli ci poteva raccontare che cosa vuol dire essere una professionista della voce?

ZioMusic: Come hai cominciato a cantare?

Paola Folli
: Ho cominciato a cantare come un sacco di altre persone, nel coro della chiesa.

ZM: Quanti anni avevi?

PF: Sono entrata nel coro a sei anni e ci sono rimasta per tantissimo tempo, quasi dieci anni. Mi sono praticamente formata nel coro della chiesa.

ZM: E avevi un insegnante?

PF: Avevo un prete, un super-prete, abbastanza atipico, perchè era comunque un musicista che suonava l’organo e quindi ci ha dato anche le prime nozioni di musica. Era molto severo e quindi anche questo ha fatto sì che imparassi anche a seguire il maestro, avere la disciplina e l’educazione musicale, e poi era una persona che teneva moltissimo alla regolarità delle prove, ci ha portato dal Papa, un prete veramente molto particolare, si chiama Umberto, anzi lo saluto, ciao Don!  Poi ho cominciato a capire che mi piaceva tanto cantare, mi piaceva la musica e mi piaceva tanto cantare nel coro per il fatto dello stare insieme a fare musica. Così ho cominciato a prendere le prime lezioni e mi sono iscritta al CTA. Studiavo alla scuola “normale”, medie, superiori, e mi sono diplomata in ragioneria, anche ma non ho mai esercitato, per fortuna, se no avrei fatto grossi danni [ride n.d.r.]. In contemporanea studiavo musica in Civica.

ZM: I tuoi primi studi, per così dire, “seri” dove li ha svolti?

PF: Ho iniziato alla NAMM, con insegnante Marylin Turner, grandissima, americana, mi ha dato degli ottimi insegnamenti di vita e artistici. Mi ha dato tantissimo, poi ci siamo perse, ma ora ci teniamo in contatto.

ZM: Mi ricordo però che cantavi già di brutto! Nel senso che la tua vera formazione l’hai fatta proprio in quegli anni...

PF: Si perchè in contemporanea come ti ho detto studiavo lirica in Civica. Sono partita come cantante lirica a dire la verità. Sono entrata abbastanza presto, perchè ho cambiato la voce precocemente, a 15 anni e quindi mi hanno preso. Però ad un certo punto ho cominciato a cambiare la voce, sono diventata troppo lirica e in quel momento mi appassionava tanto il pop e quindi ho dovuto fare una scelta e diciamo che mi sono licenziata dalla lirica e ho cominciato studiare alla NAMM.  Ho cominciato quindi già a lavorare tanto, prima ancora del diploma delle superiori. Ho iniziato a cantare in un gruppo, e giravamo tutti i Grand Hotel di Milano e in tutta l’Italia facendo cover e brani inediti. Mi sono fatta tanta esperienza sul palco in quel periodo, avevo 17/18 anni.

ZM: Se hai fatto la civica, suoni anche uno strumento?

PF: Suono malissimo la chitarra e malissimo il pianoforte [ride n.d.r.]. Però ultimamente mi sono avvicinata alle percussioni, da qualche anno, con risultati abbastanza soddisfaccenti, ora dovrei prendere qualche lezione. Mi sono fatta dare consigli da percussionisti qua e la, per esempio da Sandro de Bellis, che mi hanno dato dei consigli che sono risultati molto giusti. In tournè con i vari artisti che incontro chiedo sempre, e ho potuto mettere in pratica queste cose nelle mie serate con i miei gruppi e in particolare con Elio e Le Storie Tese.

ZM: All’inizio chi erano i tuoi idoli o modelli da seguire? Quando cominciava piacerti il pop chi erano i cantanti che ti ispiravano maggiormente?

PF: La cantante ama la cantante di solito. Mi piaceva Tina Turner, per come stava sul palco, per il suo modo di esibirsi e la vocalità che era diversissima dalla mia, perchè io ho la voce molto pulita e invece lei ha questa voce graffiante. Per poi arrivare a Whitney Houston, Barbara Streisand, Gladys Knight, Dionne Warwick. Cantanti abbastanza diverse fra loro, però con una vocalità importante. Non ho mai amato le cantanti che io chiamo “pio pio”, quelle che... cantano appena. [scherzando fa un esempio dove dalla sua bocca esce un suono debole e afono n.d.r. ]. Cioè mi piace la cantante che canta. Non necessariamente quelle che urlano, però la cantante che canta davvero insomma. Hai il tuo strumento? Fallo sentire!



ZM: Quando hai capito che potevi far diventare la tua passione un lavoro? Perchè questo passaggio è abbastanza traumatico non solo per i cantanti, ma per tutti gli artisti giovani che a un certo punto devono decidere cosa fare, in particolare quando devi parlare con i genitori per comunicare una tua decisione.

PF: Infatti, hai beccato proprio la domanda giusta, l’argomento è perfetto. Mi sono diplomata in ragioneria e cantavo già in questo gruppo...

ZM: Come si chiamava questo gruppo?

PF: Si chiamava “Crazy Cosmos Band” [grande risata generale n.d.r.], che saluto. Cantavo già, e guadagnavo anche abbastanza bene e i miei genitori mi hanno dato una specie di ultimatum, mi hanno detto “senti Paola, ti diamo un annetto, se in questo anno riesci mettere a frutto gli studi che hai fatto e lavorando riesci a portare a casa lo stipendio o quello che ti permette di vivere, noi assecondiamo la tua passione, quello che sei”. In questo devo dire che la famiglia è molto importante, perchè se hai una famiglia alle spalle che ti aiuta e che asseconda il tuo essere, il tuo essere dentro, l’essere artista è la cosa più importante che può succedere. In quegli anni scopri cosa vuoi fare davvero, c’è chi lo scopre a dieci anni, chi a venti, io l’ho scoperto quando avevo 16/17. Avere una famiglia che ti dice “ok, ti diamo la possibilità, ti manteniamo noi ancora per una anno negli studi, così cominci a farti conoscere” è molto importante. Per quello dico sempre ai genitori, se vedete nei vostri figli una certa indole, che può essere sportiva, artistica, o altro, dico sempre di cercare ad assecondarla. Non bisogna pensare di fare dei figli una prosecuzione del genitore ma assecondarli. In questo la mia famiglia mi è stata vicina, è stata forte.



ZM: Perciò tu fin dall’inizio hai fatto un sacco di serate. Mi ricordo anche che a quei tempi c’erano già in giro degli spot pubblicitari cantanti da te. Oltre alla tua carriera da solista sei proprio famosa anche perchè sai rendere più belle le canzoni di altri artisti, perchè sei una bravissima corista o vocalist?

PF: Corista, vocalist si usano entrambi, ai tempi era corista.

ZM: Un pochettino ti sei specializzata in questa cosa, o no? Forse è da collegare proprio al tua passato nel coro, perchè non a tutti piace farlo. Hai seguito una preparazione particolare per questo tipo di lavoro, perchè fare la solista è un discorso, a fare la corista è tutta un altra cosa..

PF: Si,  è tutto un altro approccio. Effettivamente cantare in coro, ed imparare a cantare, come si dice, in sezione mi è stato molto utile.

ZM: Se hai fatto la civica , saprai anche leggere e scrivere bene la musica...

PF: Si, si. Però la  prima volta che mi sono trovata davanti una parte in studio, era per una pubblicità di un sott'aceto, ed io ero fresca, fresca di studi, di teoria e solfeggio, di musica, quindi mi consideravo una media lettrice di musica, studiavo sul “Pedron” che è un libro abbastanza impegnativo. Mi ricordo che mi sono trovata davanti la parte e sono andata nel panico totale, perchè la scrittura era molto diversa da quella che ti trovi scritta nei libri. Era scritta a mano, e anche se il Pedron è scritto a mano, però è scritto tutto regolare, quella invece era scritta a mano tutta veloce, con dei segni che io non capivo.  Fortunatamente avevo vicino delle persone che mi hanno aiutato a capire e a gestire la situazione e da lì in avanti ho iniziato a rubare gli spartiti dei musicisti, quando facevo le trasmissioni televisive, andavo a vedere e chiedevo sempre. La mia insegnante Marylin Turner mi diceva sempre, “se tu non sai devi chiedere, altrimenti rimarrai una persona che ignora quello che ha davanti”. Così io chiedevo, chiedevo, chiedevo. Sul campo, nelle trasmissioni televisive o in studio quando ti trovi la parte davanti, devi essere capace di leggere e una volta c’erano sempre gli spartiti!

ZM: Diciamocelo pure,  purtroppo per il 90%  dei cantanti le note sono un optional. Tantissimi studiano canto ma non sanno leggere una nota. A mio parere non è una cosa indispensabile, però per tornare al discorso che facevamo prima, se una vuole fare la corista o lavorare con la pubblicità o essere pronta ad essere chiamata a fare un turno al volo dove si trova le parti da leggere, deve essere preparata.

PF: Infatti, io sono abbastanza una sostenitrice dell’istintività, nel senso che non è detto che un cantante deve sapere per forza saper leggere perfettamente la musica. Per esempio: a me piace come canti tu, Guido, te l'ho sempre detto. Non credo che tu mentre canti stia sempre a dire “adesso faccio proprio quella nota lì”. Il cantante professionista non pensa alla nota o all’intonazione, ma cerca di divertirsi e di comunicare. Dall’altra parte dico però, che per mantenersi in questo mestiere è necessaria una grande preparazione, saper gestire tutte le situazioni. Se ti capita di fare un lavoro dove ti trovi la parte davanti devi saper leggere, se ti capita il giorno che non hai la parte devi saper un po’ improvvisare, se ti capita di cantare un pezzo da sola devi saperlo portare a casa al massimo della situazione, perchè altrimenti la prossima volta non ti chiamano più. E’ per questo che la preparazione in questo senso deve essere totale e globale. Io cerco sempre nell’insegnamento di far capire all’allievo che è vero che deve essere pronto, però non cerco per esempio di cambiargli il timbro, perchè il timbro è quello che contradistingue il cantante. Tu senti cantare Guido [Block, il sottoscritto n.d.r.] e ti riconosco subito, senti cantare non so, Bono degli U2, e appena fa “Ah” lo riconosco [grazie per l’accostamento, n.d.r.]. Il timbro è una cosa per esempio non deve essere toccata ma solo migliorata durante gli studi.
Per non divagare troppo, per me è fondamentale la preparazione perchè il cantante è sempre considerato un po’ il cioccolataio del gruppo, del tipo: “Ah...fai il cantante...vah bè....”. Invece il musicista è sempre un po’ più rispettato. Dico sempre ai ragazzi che incontro di cercare di farsi rispettare, cercando di essere il più pronti possibili, per non sentirsi fuori luogo al momento della serata quando ti chiedono: come vuoi le spie? Come vuoi la voce? Che tipo di microfono usi ? Ma hai gli in-ear o usi la spia? In che tonalità fai il pezzo? Bisogna sapere queste cose! E su questo insisto sempre tantissimo, perchè il cantante viene visto sempre un po’ così. Bisogna lottare insomma!

ZM: Forse è  anche per quello ogni tanto si dice che i cantanti se la tirano un po'. Invece è per auto-protezione. Comincia già nella sala prove...[Paola ride fortemente n.d.r.] Se non hai un batterista un po’ disciplinato, da cantante in sala prove non ce la puoi mai fare, uno si deve far valere, proprio anche per salvaguardare la voce, perchè non si può combattere con chitarre e amplificatori a palla e piatti suonati a tutto volume, anche se io so che fa piacere, anche a me piace sentire la chitarra che suona forte, però...

PF: ...noi cantanti non possiamo amplificare più di tanto, non abbiamo un amplificatore incorporato, abbiamo un microfono che più di tanto non puoi alzare, per fortuna suono con delle persone intelligenti, e se dici “ragazzi possiamo abbassare un po’ “,  si abbassa subito tutto. Comunque questa cosa che hai detto e vera...

ZM: Stavo pensando agli allievi giovani che incontro e mi dicono “io in sala prove non mi sento mai”. [risata n.d.r.] Questo perchè in saletta c'è una pressione sonora tale che un giovane cantante non ce la  fa a combattere a squarciagola con musicisti indisciplinati.

PF:  Beh...effettivamente ogni tanto il batterista... come si  dice ”gli ammolla”.

ZM: Tu sei fissata con le cose tecniche? Dici mai: “Ah..io canto solo con il SM58 beta...” ?

PF: Ho sempre usato microfoni piuttosto semplici, tu hai citato lo Shure Beta 58, ed è uno dei migliori microfoni...

ZM: Se dal vivo il fonico ti da la possibilità di scegliere...

PF: Di solito scelgo lo Shure...

ZM: Anch' io comunque [risata di Paola n.d.r.] e non per fare pubblicità alla Shure.

PF: Ma no, anche con Elio uso lo Shure.

ZM:  Addirittura per certe serate va meglio il 58 semplice, non quello Beta. Con quello puoi piantare anche dei chiodi nel muro. Invece in studio, hai qualche preferenza per il microfono?

PF: In studio uso...

ZM: Più costano meglio è?

PF: [ride n.d.r.]  No, va beh, il Neumann è molto bello...

ZM: Dici l’U 87?

PF: Esatto. Alcuni brani del mio disco però li ho registrati con un Rhode, perchè, non so, la mia voce risultava migliore. Anche sotto questo aspetto sono abbastanza tranquilla, non sono una che dice: “io se non ho il microfono d’oro, con il brillante e la capsula Shure non canto”, non ho mai avuto grossi problemi dal punto di vista sonoro.
Per scendere in qualche altro dettaglio tecnico ad esempio con gli Elii [Elio e Le Storie Teste, n.d.r.] uso l’in-ear Shure E5, ma uso solo un in-ear e la spia, e ti dico anche chi mi ha consigliato questo sistema. Arrivavo dal tour degli Articolo 31, dove eravamo sovrastati dalle urla delle ragazzine, si parla del ’96, e non si sentiva niente se non completamente isolati con gli in-ear, altrimenti non avrei sentito nulla di quello che faceva Ax [J-Ax il cantante degli Articolo 31, n.d.r.] , di quello che facevo io e tutti gli altri. Toglievi un in-ear e sentivi solo le urla delle ragazzine, perciò era impossibile cantare. Con Renato Zero poi avevo sempre tutti e due gli in-ear, non c’erano spie per nessuno e il palco era muto, e questa cosa non la amo. Con gli Elii ho iniziato con tutti e due gli in-ear, completamente isolata, però non ero felice. Allora un giorno parlando con Faso [bassista di EelST, n.d.r.] mi ha consigliato di utilizzare solo una cuffia e una spia. Ho provato e ho trovato la situazione ottimale. Perchè ho a destra l’in-ear dove ho molto forte la voce di Elio, perchè ho un sacco di cose con lui e molto forte il basso del Faso. Poi in cuffia ho un po’ di batteria di Cristian [Meyer, n.d.r.]  e un po’ di Rocco Tanica [tastierista EelST, n.d.r.]. Nella spia invece ho tutti gli strumenti, ho il Civas [aka Cesareo. Chitarrista EeLST, n.d.r] bello forte, ho ancora il Faso e questo mi permette di non essere isolata completamente da quello che succede fuori ma di avere quello mi serve ben chiaro. La mia voce viene distribuita sia in cuffia che nella spia e per me questa è la soluzione ottimale.
Riguardo a questo, una cosa che mi ha insegnato la mia ex insegnante di canto è di cantare solo sulla ritmica, batteria e basso,  per studiare e lo consiglio a tutti i cantanti. Prendete i dischettini midi e togliete tutti gli strumenti, tenete solo basso e batteria e cantate il brano così. Per l’intonazione è fantastico e imparate a non perdervi e a seguire che cosa fa il basso. E’ uno studio per me importantissimo.
Grazie Faso!!!



ZM: Come hai conosciuto Elio e le Storie Tese?

PF:  Sai che non mi ricordo perfettamente qual è stato il primo incontro con gli Elii. So che negli anni, ma da tanti anni, ho collaborato con loro sempre sporadicamente, non in modo contuinativo, perchè facevo qualche cosa in sala d’incisione per loro, poi capitava la serata...

ZM: Ma questo perchè già nel giro di Milano comunque...

PF: ...conoscevo tutti loro, certo...

ZM: Poi avranno pensato “chi è la più brava a cantare a Milano, bè... chiamiamo Paola Folli”. Bisogna dire che loro in generale si trattano bene per quello che riguarda gli ospiti.

PF: [ride, n.d.r.] A beh loro si, non si fanno mancare nulla, ma giustamente, se lo meritano e chapeau. Poi parleremo anche di quanto sono bravi. Comunque negli anni ho sempre avuto una stima immensa per loro, per me loro sono fra i più grandi che ci sono in Italia e non solo in Italia. Quindi quando mi chiamavano a fare un lavoro  per loro ero sempre entusiasta. Come se mi chiamasse, ti dico un altro cantante che adoro, Steven Tyler. Ecco, come se mi chiamassero gli Aerosmith.
Poter far parte, anche solo per un attimo, di quel progetto che stavano facendo per me era veramente un onore. Non lo dico per leccare, ma per me erano dei momenti veramente belli. Poi piano piano le nostre collaborazioni si sono fatte un pochino più frequenti e ricordo ancora quando ho ricevuto la telefonata, la chiamata per il tour. Ero in un bar a pranzo con il mio fidanzato, mi hanno chiamato Rocco e Elio e sono saltata sulla sedia, ero troppo felice. Con loro è una scuola pazzesca. Io la chiamo la scuola Elio e le Storie Tese. Una scuola incredibile. Perchè tu sai benissimo che il 4/4 per loro è un optional, si va dal 7/4, 13, 9, poi si torna in 4/4, poi 3/4, poi quarti, ottavi e sedicesimi che vagano... dal punto di vista musicale è meraviglioso, non ti annoi mai. Dal punto di vista artistico anche, perchè fai delle cose belle, anche musicalmente. E poi dal punto di vista della scuola, mi ricordo quando mi sono accorta che nessuno legge niente, sul palco si è tutti senza leggio. Io al primo tour e le prime date avevo il leggio davanti. Mi dicevo: “ma come è possibile, io ho il leggio e tutti gli altri no”, e parlando con Christian mi ha confessato: “anche io nei primi anni leggevo le parti ma poi ha capito che dovevo toglierle, anche tu Paola, togli il leggio!” E' stato un bel trauma e all’inizio qualche errorino l’ho fatto.
Li trovo fantastici perchè visti così sembra tutto semplice, invece è tutto complicatissimo, è tutto difficilissimo! Ma è fatto in un modo così normale per loro, che risulta semplice all’ascoltatore. Non per niente sono stimati da tuti i musicisti italiani e sono convinta se gli Elii andassero all’estero riscuoterebbero ampi successi di pubblico, sono veramente strepitosi.

ZM:  Torniamo un po’ all’insegnamento. Tu hai studiato tantissimo e hai anche insegnato tanto. Secondo te c’è qualche metodo di canto che funziona meglio?

PF: Diciamo che come ho detto prima cerco sempre di ascoltare soppratutto il suono del cantante. Il cantante ha un suono suo, come il bassista o un batterista. Dico sempre ai ragazzi di diffidare di chi vuole cambiare il suono, chi ti dice devi cantare come qualcun altro, perchè adesso funziona il cantante che canta “alla”. No! Il suono va migliorato, va ingrossato di armonici, perfezionato, ma non va cambiato, questa è la cosa principale, perchè questa è la tua carta d’identità. Quando incidi una demo e ti fai ascoltare la prima cosa che deve saltare all’ orecchio è: “attenzione, senti che suono particolare”, la voce deve essere qualcosa che colpisce. Poi naturalmente è importantissima la tecnica, perchè sapere emettere il suono nella posizione giusta, saper sfruttare le corde vocali al massimo senza rovinarle è la cosa basilare. Non puoi fare un concerto di due ore e rimanere senza voce dopo due o tre pezzi, cose che ho visto. Non voglio fare nomi. Quindi devo portare l’allievo a riuscire a fare anche 3, 4, 5 concerti di fila e portarli a casa al massimo, cercando di non provocare danni alle corde vocali, sforzando più del dovuto.
Ci sono cantanti come Bryan Adams che hanno questo timbro sporco, ma è naturale, lui ce l’ha cosi. C’è un modo anche per il cantante che ha la voce pulita di fare la voce sporca, però non bisogna esagerare, se il tuo timbro è quello, bisogna cercare di assecondarlo e non cercare sforzare in tutti i modi per fare il timbro “alla”.

ZM: Beh, può essere interessante a livello di studio. Ho degli allievi che cantano dei generi che sono molto pesanti o sembrano molto difficili, invece ci sono certe tecniche che ti permettono di cantare con la voce sporchissima senza farsi del male .

PF: Infatti, quando mi dicono: “Paola io voglio fare jazz”, io dico che non sono una insegnante di jazz, ma ti posso dire da chi andare. Per esempio, se una persona vuole fare un determinato tipo di genere, se vuoi fare rock, non venire da me, ti mando da Guido [Block, che sarei io, n.d.r.] o ti mando per esempio anche da Francesco [Rapaccioli,  n.d.r.], che è un ex rockettaro e adora il rock ed è capace di fare questo tipo di timbriche e usa questo tipo di vocalità.
Però posso darti una base, che secondo me è la base su cui poi lavorare, magari con altri insegnanti, ti posso dare la base tecnica, cioè l’appoggio, la respirazione ecc. e poi da lì e come avere la base di una torta e tu la farcisci come vuoi, metti le fragole, metti la crema o quello che vuoi tu. Tocchiamo questi argomenti di dolci visto che li adoro. L’insegnante deve anche capire quando è il momento di lasciare andare l’allievo.

ZM: Come fa un ragazzo o una ragazza a capire se il maestro è buono o no?

PF: Devi sicuramente avere un'empatia con la persona più che ottima, perchè devi fidarti dell’insegnante, devi capire se questa persona ti può dare qualcosa, e questo lo capisci solo dopo un po’ di tempo, non lo puoi capire subito. Ci sono delle cose che ho saputo da ragazzi, non necessariamente da miei allievi, che mi hanno detto che hanno magari fatto due anni solo a respirare... [attimo di sgomento generale, n.d.r.]. Due anni di respirazione? Ma non esiste! La respirazione è una cosa sulla quale lavori anche cantando e quindi non puoi lavorare sulla respirazione senza mai far cantare l’allievo. Due anni a respirare solo, adesso scusami, ma anche l’allievo deve capirlo! Anche un anno è tantissimo solo con la respirazione. Poi premetto che io sono molto più vocal coach che insegnante, io seguo tanto i ragazzi e gli artisti  che devono magari registrare delle cose in studio e preparare dei brani velocemente e magari sono meno insegnante di canto, la classica insegnante di canto. Però, dato che faccio anche quello nei seminari, dico assolutamente che quando un insegnante dopo un certo periodo di tempo non riesce a farti migliorare e a farti capire che cosa sbagli, e non riesci a migliorare il tuo suono, non va bene. Quando ti ascolti e ti paragoni a un anno prima e vedi che dopo 12 mesi la tu voce è esattamente uguale, e la respirazione è esattamente uguale, non riesci a fare determinate con la voce e non riesci a fare determinati brani che volevi imparare in quell’anno, allora cominci a farti delle domande. “Tempus fugit”, il tempo passa veloce. Hai 20 anni e inizi ha cantare, poi passa un anno e sono già 21, poi cerchi un altro insegnante e magari passano altri sei mesi e il tempo passa. E' importante essere un po’ svegli in queste cose. Quando vedi che l’insegnante non ti dà, dopo un po' di mesi... Dici ciao e te ne vai! Io non sono una che massacra gli ex insegnanti dell’allievo, non lo faccio mai. Ma quando però trovo la voce rovinata, allora mi arrabbio molto.

ZM: La prima cosa da fare se si vuole intraprendere un percorso didattico o comunque anche quando si vuole fare sul serio cantando, che cosa bisogna fare?

PF: Bisogna fare una bella visita dal foniatra, che non è l’otorino, ma il foniatra, il dottore delle corde vocali. E’ importante trovarsi un foniatra di riferimento, io ne ho diversi, perchè dipende anche da dove sono in tourneè.  Però io assolutamente,  anche se non è un mio allievo, quando sento una voce stanca, chiedo “Hai mai fatto una visita? No? Ti do io l’indirizzo!”. E' proprio importante sapere se è un mio allievo su che cosa vado a lavorare. Perchè se l’allievo è sano e non riesce a fare determinate cose vuol dire che sta sbagliando qualche cosa, se l’allievo invece non è sano vuol dire che prima si deve curare, deve guarire e poi si comincia lavorare sulla voce del ragazzo.

ZM:  La voce è un dono prezioso ma anche uno strumento abbastanza bastardo...

PF: Bastardissimo!

ZM: Anche tu sei una di quelle che, come quasi tutti i professionisti cantanti,  al mattino si alza e per prima cosa prova la voce, per vedere in che stato è?

PF: Come tutti i cantanti sono paranoica [ride, n.d.r.]. Ti dico solo che nel periodo del tour di EelST del 2008, io aprivo il concerto con un brano che si chiama Plafone, che nel disco canta Antonella Ruggero, che è un soprano, io invece sono un mezzo, ero un lirico quando studiavo lirica, ma sono un mezzo nel pop, con note abbastanza alte, ma diciamo come voce sono un mezzo. E quindi la paranoia totale era che quando andavo dormire, dopo un concerto con Elio, e il giorno dopo ne avevo un altro, la prima cosa che facevo prima di andare a dormire e appena aprivo gli occhi al mattino era di provare la voce per quelle note [emette un suono acuto a bocca chiusa e poi ride n.d.r.]...Dicevo: "Ok! Per fortuna c’è!".

ZM:
Bene, adesso arriviamo a una domanda abbastanza difficile. Che cosa pensi di programmi come X-Factor, Amici e consorti?

PF: Urca! [ride fortemente, n.d.r.] perchè mi fai ‘ste domande...aiuto!

ZM: Scusami ma lo devo fare, perchè mi sta veramente a cuore. Se io dovessi essere polemico un pochettino, perchè non ce la faccio a fare altrimenti, direi che i ragazzi adesso, ragazzi giovani, che fanno i programmi come Amici o X-Factor, più che la passione per il canto, hanno voglia di apparire e di arrivare subito. In questi programmi, alla fine conta chi ha vinto, non ti sembra?

PF: Esatto!

ZM: E secondo me questa è una cosa bruttissima, che poi non porterà da nessuna parte, se non a livello discografico. Visto che le major sono a pezzi, ovviamente si sono buttati a pesce su questa cosa. Io che faccio anche il produttore, e ho una piccola label, ho notato che questi programmi hanno distrutto ancora di più la ricerca di veri talenti, sembra strano a dirlo visto che si tratta di un Talent Show. Ma invece a livello artistico è la fine. Perchè non si può combattere con questo potere che hanno. A livello discografico interessa solo quello e non c’è un percorso per far crescere un'artista. Tu che cosa ne pensi?

PF: Hai toccato un tasto importantissimo: la casa discografica si trova in pochi mesi ad avere degli artisti che si trovano tutti i giorni in televisione, quindi tutta la lavorazione dell’immagine dell’artista che c’era negli anni passati, cioè la preparazione che poteva durare due anni, il far conoscere l’artista piano piano al pubblico non c’è più. Hai subito il riscontro del video. Questi ragazzi stanno sei mesi in video tutti i giorni, quindi arrivano all fine del programma che sono già straconosciuti. Tutto il lavoro che c’era prima, ti ricordi, magari si stava anche due, tre mesi in studio per fare un album, non c’è più. Perchè il ragazzo/a arriva con l’inedito pronto da lanciare sul mercato. A me viene in mente l’immagine di "The Wall", quando si mettono nel tritacarne i ragazzi? Ecco io ho quell’immagine quando vedo questi programmi. Perchè su uno che ce la fa, ci sono venti ragazzi che rimangono inseriti in questo sistema, non so a livello contrattuale come sono messi, ma credo che siano legati per del tempo alla trasmissione e tutto ciò che viene dopo e alla casa discografica. Quindi non possono neanche cercare di costruirsi delle cose loro, sfruttando questo fatto della visibilità. Vedo questo immenso tritacarne, perchè finisce la trasmissione e c’è subito l’audizione per la trasmissione successiva.
La cosiddetta “gavetta”, che comunque era importantissima non c’è più, e quindi vedo questi ragazzi spaesati. C’è sempre qualche vittima sacrificale ogni anno e in ogni produzione, magari ragazzi che cantano bene, ma non interessano perchè interessa più un altro artista, e vengono dimenticati immediatamente. Vedo questa mano che butta dentro, con questi ragazzi che vengono tritati e maciullati nel meccanismo della trasmissione e del business. Mi dispiace molto. Perchè uno su mille ce la fa, come diceva il buon Morandi, però gli altri 999 sono veramente lasciati cosi, nell’aria, persi qua e la. Diciamo che non ho un'ottima opinione di questi programmi.

ZM:
Ho fatto questa domanda perchè io da un lato sono contentissimo che ci siano tante trasmissioni che riguardano il canto perchè per un bel po’ di tempo in Italia c’è stata la morte...

PF: Totale!

ZM: Ma mi chiedo però, se fanno una selezione tra diecimila cantanti, il livello nelle trasmissioni come Amici e X-Factor non dovrebbe essere un po’ più alto? Non mi sembra una cosa così straordinaria. Per me ce ne sono due o tre che sono bravi ma gli altri sono...

PF: Ho visto un po’ di selezioni e pensavo: “questo lo prendono di sicuro”, e invece no. Perchè in America succede che uno è bravo a cantare e magari si sa anche muovere e sa anche recitare? Ho visto Hugh Jackmann, quello che fa Wolverine in X-Man, che canta da paura, recita benissimo e ballava da spavento agli Oscar. Ma perchè qui invece chi ha il vero talento e chi  è bravo non viene scelto? Spiegatemelo, devo capire perchè! In America hanno Beyoncè, Tina Turner, la Aguilera, abbiamo (avevamo) Whitney Houston, la Streisand. Invece qua no! Perchè? Io voglio capire questo, vorrei delle email di risposta. Io ho studiato recitazione, ho studiato ballo, ho studiato canto, io mi sono preparata perchè questo lavoro per me deve essere fatto veramente a 360. Devi saper un po’ di tutto, devi saper stare sul palco, saperti muovere, tutte cose che impari nel tempo. Anche sei vuoi fare musical, devi fare tutte queste cose, in America è normale, perchè qua no? Perchè in Italia passano le "sole"? Quando capirò questa cosa mi metterò l’anima in pace. Noi, con la nostra piccola eticchetta, come immagino anche tu con la tua, abbiamo presentato un' artista molto brava a San Remo, bella, brava, bel pezzo, canta bene, canta molto bene, ha una bellissima presenza e non è stata neanche presa in considerazione. Perchè?

ZM: Io lo so! Però a questo punto se lo dico, mi prenderò una querela. Credo che anche tu lo sappia ma possiamo solo fare degli accenni. Ovviamente è questione di un certo tipo di marketing e il business in generale. Solo che in America sono intelligenti perchè dicono: “se devo fare un business, perchè non farlo con quelli bravi?” Invece qua sembra siano più importanti altre cose. Che dici, meglio chiudere qua questo tema?

PF: Si! Forse è meglio [ride, n.d.r.], se no andiamo a toccare certi argomenti...sai, sono del cancro e abbastanza focosa!



ZM: Dopo questo tema un po’ scottante e serio invece vorrei che per chiudere ci raccontassi un paio di aneddoti. Con tutti gli artisti brillanti con cui hai lavorato ti sarai fatta un sacco di risate.

PF: [ride n.d.r.] Questa è una cosa vera, di fatti nelle registrazioni live si sente proprio che rido sempre. Foffo [fonico di Eelst,ndr] effettivamente mi dice [imita l’accento Toscano di Foffo, n.d.r.]: “Ma Paola, ridi sempre!” C’è un pezzo che si chiama Tristezza, dove non bastava che Elio picchiasse sul suo piatto e saltasse e facesse tutte cose fuori tempo, allucinante a livello ritmico. Concentrazione totale e io rido per tutto il pezzo. Anche il Faso adesso si è messo a farmi il ballettino davanti mentre canto, mentre suona, perchè Faso balla mentre suona, fa pure questo. In quel brano ridi dall’inizio alla fine.
Posso raccontarti questo aneddoto divertente che pochi sanno. Ho studiato recitazione perchè ero molto timida e quindi mi hanno consigliato di fare teatro per questo motivo. Nella classe avevo Gianluca Guidi, il figlio di Johnny Dorelli, e stavamo facendo "Tradimenti" di Pinter. Un giorno c’era la scena del bacio e io non sono andata perchè mi vergognavo! [ride fragorosamnete, n.d.r.]
Ti racconto invece una cosa che mi è successa nel tour precedente con gli Elii. Sai che facciamo il CD Brulè. Nei loro pezzi come ti ho detto una strofa non è mai uguale all’altra, c’è sempre qualcosa di diverso. C’è un brano che si chiama “Ignudi fra i nudisti”, nella prima parte ci sono tre interventi e nella seconda strofa ci sono due interventi miei. Cosa ho fatto,  sono entrata sbagliata, ho fatto solo due nelle prima parte e sono entrata da sola: “Mi bruuucerò i seni..” e vedo Elio che si gira verso di me. [grande risata, n.d.r.] Sul CD Brulè si sente che canto da sola esageratamente forte. Ma ne succedono di tutti i colori, ogni sera succede qualcosa. La cosa bella è che ci si diverte proprio tanto. Fai bella musica, con belle persone, bella gente, persone molto colte e profonde. Ogni sera capita qualcosa di particolare, qualcosa di diverso. Bello, molto bello. Sono felice di poter lavorare con loro.

ZM: Grazie Paola! Ci faresti gentilmente un saluto a tutti gli amici di ZioMusic

PF:
Ciao tutti i lettori e ascoltatori di ZioMusic. Sono Paola Folli sono felicissima di stare qui con voi, sono felicissima di essere qua con Guido e Luca , mi raccomando sempre: keep in touch - teniamoci in contatto !!!

info: www.paolafolli.it
info: www.myspace.com/paolafolli




Guido Block
Redazione Ziomusic


 




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