La Ripresa dell’Ambiente

Come ultimo capitolo di questa serie in cui abbiamo affrontato i diversi aspetti della registrazione della batteria in studio, affrontiamo l’argomento della ripresa dell’ambiente, un elemento spesso utilizzato per dare un certo carattere o colore allo strumento.

Tutto Parte dai Microfoni
Parto subito con qualche consiglio pratico. Tra i microfoni che preferisco per questo scopo ci sono sicuramente i classici Neumann U87, estremamente diffusi e molto verosimili, soprattutto con la configurazione cardioide che gli da un suono leggermente scuro. Nelle mie preferenze sicuramente hanno spazio anche i microfoni a nastro Coles 4038 e i modelli sE Ribbon. Questi hanno una figura polare a 8, quindi se accoppiati con i Neumann e angolati di 90 gradi, mi permettono di coprire ottimamente lo spazio.
Per ottenere il miglior suono da questi condensatori utilizzo un preamplificatore valvolare, solitamente un Thermionic EarlyBird1.2, molto bello quando viene spinto poichè non va mai in distorsione ma crea una compressione valvolare naturale e gradevole. I microfoni a nastro invece li preamplifico con due API 512c.

Un Suono Vincente alla Fonte
Una cosa che considero importante in questa fase è spostare la posizione o cambiare i microfoni se il suono dell’ambiente non mi convince. Preferisco lavorare pochissimo, o per niente se possibile, con l’equalizzazione su questi canali.
Per creare il giusto sound si possono fare molte cose. Una di queste è modificare le riflessioni nella stanza, o ancora posizionare la batteria in modo diverso, se possibile. Una scelta radicale ma talvolta vincente è quella di scegliere una location diversa e particolare, che abbia quel suono d’ambiente che si addice alla nostra produzione. A me personalmente piacciono le sonorià importanti, gli ambienti ariosi: uno dei miei preferiti è la storica sala di ripresa del Fonoprint di Bologna.

Come Valutare una Sala
Parlando sempre dello Studio A del Fonoprint, questa sala ha un tempo di riverberazione che supera i due secondi se mantenuta aperta. L’ambiente in questo modo può essere anche molto aggressivo. Un esempio che faccio spesso per descrivere questo tipo di suono è “Get a Grip” degli Aerosmith.
Tra le altre ottime stanze per la batteria, simile a quest’ultima ma con un riverbero più corto, c’è l’OverStudio di Cento, dove a volte per ottenere l’effetto contrario si utilizza anche una cabina insonorizzata che permette un suono secco e privo di riverbero.
Per rimanere nel mezzo ci sono anche ambienti più raccolti ma ricchi di armoniche come le ExCantine di Imola. Ho citati questi tre studi perchè sono tutti accomunati dal progetto di Criss Clifford e Josif Vezzoli di JVAcoustic.

Seguire Sempre l’Orecchio e Poche Regole d’Oro
Non c’è un modo migliore di trovare l’ambiente giusto: seguire il proprio gusto personale e disporre la batteria di consenguenza. Successivamente utilizzare l’orecchio per trovare nella sala i punti ottimali per i microfoni d’ambiente. Ovviamente esistono regole generiche che è sempre bene conoscere e tenere a mente per i posizionamenti. Uno degli esempi più semplici è quello della stanza quadrata.
In una stanza quadrata non si mette mai la batteria al centro della sala, si sceglie l’angolo più acusticamente vivo e comodo. Meglio evitare quindi di avvicinarsi alle porte o aperture. Anche le superfici parallele sarebbero da evitare, soprattutto per i problemi che possono creare sulle basse frequenze che spesso si riflettono e ritornano in controfase con problemi di cancellazione. Meglio quindi mettere la batteria in un angolo così che le onde si smorzino tra di loro prima di tornare indietro.
Una volta trovata la giusta posizione è bene far suonare un po’ il batterista ed ascoltare. Qui la regola che per esperienza mi ha sempre dato buoni risultati è quella del triangolo equilatero. Creo un ipotetico triangolo tra microfoni d’ambiente e batteria partendo dal centro della stanza. Se poi voglio avere più ambiente posso allontanare i microfoni e alzarli anche molto. In quest’ultimo caso però fate attenzione a non arrivare troppo vicini al soffitto per non incorrere nelle cancellazioni di fase di cui sopra.

Se si è fatto tutto per bene, di solito questo basta per avere tracce d’ambiente ottimali. Ora basterà tornare in regia e fare qualche ascolto, apportare gli ultimi ritocchi in altezza, all’apertura stereofonica e poi sarete pronti per registrare la vostra batteria!

Con questo articolo abbiamo finito la serie sulla batteria. Se in questi mesi vi siete persi qualcosa, potete trovare tutti gli articoli precedenti a questo Link.

 

Marco Borsatti

[email protected]
https://www.facebook.com/marcoborsattisound/

Vai alla barra degli strumenti