Chiude un’altra colonna dei negozi di strumenti, c’è futuro?

A tirare giù la serranda questa volta è lo storico Emporio Musicale Senese. Nei primi mesi del 2018, dopo 45 anni di attività e la liquidazione totale del magazzino, chiuderà per sempre uno dei punti di riferimento maggiori nel campo degli strumenti musicali del centro Italia.
Sandro Mazzuoli, che aveva portato avanti e trasformato il negozio di dischi aperto dai genitori nel 1963, ora ha deciso: manterrà soltanto il servizio di noleggio strumenti ma cesserà la vendita nel grande store che era arrivato negli anni ad occupare oltre 1400 metri di esposizione e tredici dipendenti.

Come è prevedibile, oltre all’aggressività dei nuovi mercati e della vendita in rete che non lascia quasi più margini ai negozianti, ci sono anche le tasse, la burocrazia, l’età avanzata e, come se non bastasse, anche la crisi della banca senese che ha depresso il territorio. Allo stesso modo che per tutti i dettaglianti e per la distribuzione italiana di strumenti musicali, anche per il negozio di Mazzuoli il fatturato si è notevolmente ristretto in questi anni, con una riduzione che è arrivata a toccare anche il 30% nel complesso (potete leggere il mio articolo dettagliato di circa un anno fa sulla congiuntura economica del settore per comprendere meglio il fenomeno). Il proprietario di Emporio Musicale Senese però denuncia cali drammatici di vendite in alcuni settori lamentando che, se anni fa si vendevano cento pianoforti, ora nello stesso periodo se ne vendono forse dieci.

Lo staff dell’Emporio Musicale Senese

Il mercato italiano degli strumenti così come altri settori, oltre ad una sofferenza congiunturale dovuta alla crisi che forse ora dopo dieci anni si sta risolvendo, è diventato però anche territorio di conquista dei grossi player della vendita online. Thomann, Bax e Amazon, solo per citare alcuni dei maggiori rivenditori online, sono come fori aperti sul fondo di un catino con poca acqua. Nessuno vuole demonizzare il commercio online, per carità, il mercato trova le soluzioni più adatte all’ambiente, proprio come nell’evoluzione delle specie; il sistema italiano non si è attrezzato per tempo per chiudere questi buchi e nemmeno per aumentare in modo sufficiente il volume dell’acqua nel suo catino, a dire il vero. Impossibile però non indicarne un problema reale con effetti reali, come si vede dal caso in esame e dai tanti simili.

Se un rivenditore online come Thomann fattura oltre 500 milioni di euro in 28 paesi e tutto il mercato italiano degli strumenti musicali ne vale circa 300, è chiaro dove va l’acqua? Se il mercato degli accessori e piccoli strumenti musicali, tra i più importanti per i negozi, ora vede l’abbraccio mortale di Amazon Prime stringersi su di lui grazie ad una distribuzione capillare, casa per casa, ed a costo zero anche di una singola muta di corde entro un giorno; è chiaro dove va l’acqua?
Come sempre non amo cadere nel fatalismo e ritengo che, sebbene inevitabili, certi cambiamenti possano essere guidati se non addirittura sfruttati. Ritorno nuovamente, per chiudere, sulla necessità improrogabile di fare sistema laddove invece il sistema si è riusciti a sfaldarlo ancora di più, se possibile. Proprio come Cesare con il suo nascente Impero Romano utilizzava la tattica del dividi et impera per aver ragione dei suoi avversari prima e meglio, non dobbiamo pensare che i super-player avranno grandi riguardi o rimorsi per i negozi, piccoli e grandi, per i distributori o per tutto l’indotto. E’ il mercato, bellezza.

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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