Il Charleston

Oggi andiamo a scoprire alcuni degli esempi più classici e qualche consiglio particolare che ho maturato in questi anni per la ripresa di ciò che resta della batteria, ovvero il charleston, i tom e overhead e ambienti.

Charleston: il classico funziona sempre

Partiamo con l’elemento forse più ritmico della batteria, che completa la parte acuta delle frequenze: il charleston o hi-hat.
La dottrina classica, che io sposo spesso e volentieri, dice che basta un solo microfono per la registrazione del charleston. Utilizziamo un microfono a condensatore con diagramma polare cardioide. La scelta se usarne uno a diaframma grande o piccolo, dipende da voi e dal vostro gusto.

Siccome mi piace molto sentire distintamente la separazione tra gli strumenti, evitando quindi il più possibile i rientri, per il charleston solitamente vado a cercare la posizione più comoda per me e per non intralciare il batterista. Oriento il microfono verso il punto di battuta della bacchetta, per enfatizzare l’attacco, inclinato di circa trenta gradi rispetto al piano del piatto.

Qualche consiglio per una traccia pulita

Se i movimenti del batterista lo permettono, evitate di dirigere l’asse del microfono verso il rullante. Se questo non è possibile, cercate di distanziarlo il più possibile dal rullante, senza perdere però la direzione.

L’aria spostata dalla chiusura dei due piatti è fonte di popping (la saturazione della capsula microfonica per un eccessivo spostamento d’aria), quindi il microfono va inclinato e l’asse non deve essere proprio all’altezza della chiusura dei piatti.

In quanto a microfoni mi piace molto il B&K 4006 (convertito meccanicamente in cardioide) per la sua linearità, fedeltà e ricchezza di armoniche alte. Altrettanto per le sue armoniche mi piace l’AKG 414, attenuato di 12 dB, ma se voglio un suono più morbido scelgo un Neumann U87 o un condensatore a capsula larga, meglio ancora se valvolare.
Per tutte le tasche, ma sempre molto efficaci, ci sono anche gli AKG C451, il C3000 o C1000 e i Rode NT5, molto adatti allo scopo.

Non trascuriamo il Preamplificatore giusto

Dipenderà sempre dal gusto personale e dal risultato richiesto ma:

  • per un suono aperto, potente e chiaro, consiglierei un preamp a stato solito come il Neve 1073 o un API 512c, veloci e molto dinamici.
  • il Thermoionic Earlybird attenua un po’ l’attacco del piatto e ne aumenta la proiezione, poichè è valvolare, comprime e genera seconde e terze armoniche per un suon più corposo.

Un pizzico di Equalizzazione non guasta mai

Durante la ripresa inserisco praticamente sempre un equalizzatore nel percorso del segnale. Lo faccio per tagliare solitamente le basse con un filtro passa alto con taglio aggressivo attorno a 200Hz, sempre per ripulire a monte la registrazione da rientri fastidiosi.

Nel prossimo articolo Continueremo con la batteria parlando di tom e gli overhead.

 

Marco Borsatti

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