SIAE: il monopolio traballa di fronte alle pressioni UE

Avendo scritto a più riprese di questo argomento forse voi lettori alzerete gli occhi leggendo l’ennesimo articolo su di un possibile cambiamento nella situazione di monopolio della SIAE per quanto riguarda il diritto d’autore. Io pure non sono stupito di doverci tornare e credo che prima di mettere la parola fine con soddisfazione a questa vicenda dovremo leggerne e scriverne ancora.

In questi giorni è pervenuta al Governo italiano una lettera della UE con ulteriori rilievi sul mancato recepimento della direttiva europea 26/2014, la cosiddetta direttiva Barnier, che prevede l’apertura al mercato anche nel campo del diritto d’autore. Nonostante le richieste del M5S, il Ministro Franceschini non ha reso pubbliche le osservazioni della Commisione Europea, ma dalle dichiarazioni del deputato PD, Emiliano Minnucci, abbiamo conferma del fatto che “il rischio di un provvedimento è reale, adesso il governo deve dimostrare coraggio“.

Una procedura di infrazione potrebbe costare cara all’Italia, oltre a far fare un’altra brutta figura al nostro Paese che spesso ha dimostrato di non essere in grado di attaccare con decisione le rendite di posizione. Questa procedura arriverebbe dopo e nonostante il decreto legislativo n.35 uscito dalle Camere a marzo 2017, già in ritardo di tre anni rispetto all’invito di Bruxelles. Se la direttiva Barnier chiedeva la liberalizzazione, la riforma Franceschini purtroppo ha avuto il risultato di creare ulteriore confusione, con una parziale apertura che però non garantisce la concorrenza. Questa ha aperto la possibilità ai nuovi operatori di acquisire artisti che vogliano affidare loro la gestione dei diritti ma allo stesso tempo ha lasciato inalterata l’esclusiva a SIAE per la raccolta dei profitti.
SIAE, pur non avendo ufficialmente ricevuto nulla visto che il Governo non ha reso pubbliche le osservazioni, mette le mani avanti dichiarando che: “A differenza di altri Paesi che non hanno ancora recepito la direttiva, l’Italia l’ha resa legge seguendo l’invito all’armonizzazione“.
Una riforma nata zoppa già dall’inizio secondo molti e su cui la lettera UE getta ulteriori dubbi a conferma.

Per correre ai ripari il PD, sempre con il deputato Minnucci, propone una veloce correzione ma, lasciatemi dire senza troppo ottimismo, le premesse sono nuovamente deludenti. Dichiara infatti Minnucci: “Secondo noi la SIAE deve mantenere l’esclusiva nella gestione dei diritti d’autore solo su specifici segmenti di mercato dai quali effettivamente i titolari dei diritti potrebbero trarre dei vantaggi. L’obiettivo finale è un sistema che divida l’infrastruttura dai gestori, un po’ come è avvenuto con successo nel mercato dell’elettricità“.
Se già mi riesce difficile capire quali potrebbero essere i segmenti di mercato da mantenere in esclusiva al fine di tutelare i titolari di diritti, ancora più oscura mi pare la prospettiva di una SIAE che, come accade ad esempio per la rete telefonica, abbia di fatto ‘potere di ostruzionismo’ verso la concorrenza mantenendo la cosiddetta infrastruttura.

Abbastanza esplicita sembra l’intenzione di mantenere comunque una posizione dominante di SIAE che, sia per numero di occupati che per patrimonio immobiliare, rappresenta un grosso affare politico ed economico.
Senza cadere negli eccessi della liberalizzazione selvaggia, che a dire il vero non interessa a nessuno e tanto meno a chi vorrebbe solo vedere tutelati i propri diritti d’autore con maggiore trasparenza e ottimizzazione di spese e ricavi, questo è il classico settore in cui deve essere l’utente a scegliere. Il diritto d’autore non è qualcosa di materiale, è un’inalienabile diritto a vedere riconosciuta la paternità delle proprie opere e, nei casi specificati dalla legge, averne anche un ritorno economico. Non è gas, non è elettricità, non è una rete che distribuisce dati, non è un bene di prima necessità e nonostante questo genera un fatturato di centinaia di milioni. Ci sia dunque la libertà a chi vuole di affidarsi ad altri che dimostrano di saperlo fare, e ce ne sono diversi.
Per quale motivo SIAE non dovrebbe poter entrare nel mercato tedesco o francese del diritto d’autore, se pensa di essere competitiva? Allo stesso modo perchè una società italiana o straniera non dovrebbe poter fare lo stesso in Italia offrendo un servizio migliore di quello di SIAE?

Credo che fino a qui la risposta stia già nella domanda stessa. Il mio auspicio è che, pur con la lentezza che contraddistingue queste dispute, Bruxelles non si arrenda fino a che il monopolio di fatto cessi, senza farsi distrarre da ritocchini e leggi per tentare di arginare l’inevitabile.

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

Leggi altre notizie con:
Vai alla barra degli strumenti