Intervista ad Alessandro Inolti

Oggi vi ‘portiamo nel mondo’ di ritmi e suoni di Alessandro Inolti, un batterista di cui si sente sempre più parlare nel nostro Paese. Dopo essersi diplomato in alcune tra le più prestigiose scuole tra Roma e New York, ha iniziato a lavorare come batterista in studio e in tour, collezionando un’importante lista di collaborazioni come Franco Cerri, Fabrizio Moro, Paolo Fattorini, Piotta, Andrea Ra, Kutso, Musica Per Organi Caldi, Marco Manusso, Violapolvere, Almanoir, Clown, Astrak Week, Marco Rò, Cassandra Da Rosa, Filippo Marcheggiani, Fans Of The Future, The Motor Tom, Zephiro, Il Sinfonico E L’improbabile Orchestra e molti altri.
Attualmente è dietro le pelli per Fabrizio Moro, Echotest (Julie Slick, Marco Machera), Nita e Nathaliè.


Ecco la nostra chiacchierata con Alessandro.

ZioMusic.it: Quando e come sei entrato nel mondo della batteria? Qual è stato il tuo percorso, che so essere diviso tra Italia e USA?

Alessandro Inolti: Ho iniziato a suonare la batteria quando avevo 6 anni e mezzo. Tutta colpa di mio padre! Quando ero piccolo spesso giravo con lui e la sua band e, concerto dopo concerto, mi innamoravo sempre di più della batteria, fino a quando i miei genitori, dopo avermi visto distruggere tutte le sedie di paglia che percuotevo violentemente con le cucchiarelle da cucina, decisero che forse era il caso di farmi provare la batteria.

Ho studiato per qualche anno alla Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, poi ho avuto l’onore ed il piacere di spostarmi a studiare privatamente con il Maestro Vincenzo Restuccia fino a quando è entrato a far parte del dipartimento di batteria della Saint Louis di Roma, dove l’ho seguito ed ho studiato per cinque anni, conseguendo il diploma in Batteria sotto la guida del Maestro Daniele Pomo.
Duranti i miei anni al Saint Louis ho avuto l’enorme piacere di studiare con Claudio Mastracci, che non smetterò mai di ringraziare perché mi ha seguito in ogni avventura ed è sempre stato pronto a consigliarmi ed aiutarmi quando ce n’era bisogno.
Dopo il diploma ho frequentato per un anno un corso con Agostino Marangolo, quindi ho deciso di fare le valige per andare a studiare al Drummers Collective di New York, dove nei due anni successivi ho conseguito il Six Semester Diploma.

ZM: Sei stato negli USA ed ora lavori principalmente in Italia. Quali sono le differenze maggiori tra fare il musicista in due paesi così diversi secondo te?

AI: Ormai non credo che ci sia un’enorme differenza come poteva esserci tanto tempo fa. Ho visto alcuni amici e conoscenti lavorare a New York come lavorerebbero a Roma. L’unica grande differenza è che oltre oceano momentaneamente sembra girino più soldi. Se si cerca bene si possono trovare, per esempio, ingaggi in ristoranti russi dove amano la musica italiana ed in cui si può suonare una volta a settimana con un buon compenso.
Non credete che fare il musicista a New York sia così semplice! Bisogna essere perseveranti per guadagnarsi il proprio spazio in una città con una grande concorrenza e, soprattutto, non proprio economica.
Senza una buona base economica probabilmente non mi sarei potuto permettere di studiare negli States per così tanto tempo. Le scuole americane non danno più le borse di studio di una volta perché non stanno passando un bel periodo.

ZM: Suoni anche altri strumenti?

AI: Sì, ho studiato per 3 anni chitarra classica e pianoforte. Spesso mi diverto a comporre canzoni nel mio piccolo home studio.

ZM: Che tipo di musica e quali batteristi ti hanno ‘contagiato’ maggiormente agli inizi?

AI: Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica con i Pink Floyd, i Queen e i Led Zeppelin.
Quindi Nick Mason, Roger Taylor e John Bonham. A 10 anni appena compiuti sono entrati nella mia vita i Dream Theater e Mike Portnoy. E’ stato per tanti anni il mio preferito, diciamo fino ai 16, quando ho iniziato a frequentare dei corsi di musica più intensi ed ho conosciuto altri batteristi di cui mi sono innamorato come Vinnie Colaiuta, Manu Katchè, Josh Freese, Steve Jordan, Steve Gadd, Gavin Harrison e Marco Minnemann.

ZM: Guardando il tuo portfolio di collaborazioni c’è da dire che non sei stato con le mani in mano, hai collezionato un grande numero di nomi e situazioni diverse ed importanti come batterista. Quali sono stati i passi fondamentali per la tua carriera fino ad ora?

AI: È molto difficile rispondere a questa domanda, ripercorrere la mia strada per cercare le cose più significative. Avrei paura di dimenticare qualcosa, ma ci provo.

Partendo dal principio, sicuramente il primo grande passo è stata la mia prima band, gli Zephiro, con la quale ho iniziato a fare concerti e ad avere i primi fan!
Per quanto riguarda la mia formazione, un passo decisivo è stato studiare a New York City con maestri come Shaw Pelton, Rich Redmond, Peter Retzlaff, Kim Plainfield, Tobias Ralph, Marko Djordjevic, Jason Gianni e tanti altri. L’esperienza in America è stata davvero meravigliosa.

Una grande fortuna che ho avuto è stata conoscere e suonare con Luca Amendola (attuale bassista di Alex Britti), Marco La Fratta (chitarrista del Piotta) e Maristella Croppo (in arte Mira), con i quali ho stretto un bellissimo rapporto di amicizia che dura ormai da tanti anni.
Un altro musicista e amico che non posso non menzionare è Andrea Ra, con cui suono ormai da tanti anni e col quale ho intrapreso da circa due anni a questa parte il percorso con Fabrizio Moro, un’artista con cui suono in tour dal 2016 e che sicuramente annovero tra le mie esperienze più belle e formative.
Un’ultima bellissima esperienza che voglio menzionare è aver suonato con Franco Cerri, anche se per un solo concerto.

ZM: Ho visto che hai lavorato anche come drum-tech. Sarai quindi un profondo conoscitore del tuo strumento. Come ti ha aiutato questa esperienza nel lavoro? Quali sono i consigli che daresti ad un giovane batterista che, ovviamente, non può permettersi un drum-tech?

AI: Lavorare come drum-tech è interessante anche solo per vedere come i grandi si relazionano alla batteria. Magari qualcuno potrebbe pensare che un batterista senza il proprio equipaggiamento non riesca a suonare bene, o che magari un determinato pedale piuttosto che un altro possa determinare l’esecuzione.
Durante una clinic al Collective, Mark Giuliana portò solamente i piatti e quando gli chiesi se avesse qualche preferenza per il pedale mi disse di portargli quello che c’era, senza una richiesta specifica. Vi posso garantire che è stato fenomenale come sempre!
Insomma, spesso ci lamentiamo perché non abbiamo quello che vorremmo ma i nostri beniamini riescono a dare il meglio di se stessi anche con una scarpa e una ciabatta (come si dice a Roma!).
Ad un giovane batterista che non può permettersi un drum-tech l’unica cosa che posso consigliare è di imparate a fare tutto da soli.

ZM: Parliamo del tuo setup? Quali sono le cose che ritieni più importanti nel suono di un batterista?

AI: Le cose che ritengo più importanti nel mio drumset sono il ride, l’hi hat e il rullante.
Ho la fortuna di collaborare dal 2016 con Sabian e da Marzo 2017 con DS Drums (grazie ad FBT) ed utilizzo una magnifica DS in acero con le seguenti misure 22″x16″, 18″x16″, 16″x15″, 12″x8″ ed un rullante in faggio fossile 14″x6.5″, batteria costruita con cura e grande amore dal mitico Luca Deorsola! Per quanto riguarda i piatti utilizzo solo ed esclusivamente Sabian da almeno 15 anni e ne sono perdutamente innamorato! Ecco la lista:

  • Vault Max Splash 7″
  • HH High Max Stax 8″
  • AAX Aero Splash 10″
  • AA Mini Holy China 12″
  • XSR Stax 13″over16″
  • HH Vanguard Hi-Hat 14″
  • Artisan Hi-Hat 15″
  • HHX Evolution O-Zone 18″
  • HHX X-Treme Crash 19″
  • HHX X-Treme Crash 19″
  • HHX Fierce Crash 19″
  • HH Raw Bell Dry Ride 21″
  • Big&Ugly HH Nova Ride 22″
  • Big&Ugly HH King Ride 22″
  • Artisan Light Ride 22″
  • Vault Fierce Crash 19″ over AA Chinese 18″
  • B8X Ballistic Crash 18”

Per finire ho firmato quest’anno il contratto con BODE Music Gear per pelli Evans. Uso le G2 sabbiate come battenti e G1 Clear come risonante, Emad Cassa e Power Center Reverse Dot sul rullante. Come bacchette uso Promark, momentaneamente il modello signature 5B di Marco Minnemann.

ZM: Da chitarrista suono con molti batteristi ogni anno e, scherzando, dico sempre che ne esistono due tipi: quelli con il mal di schiena che cercano di portarsi dietro meno roba possibile, e quelli con il mal di schiena perchè si portano troppa roba in stile “go big or go home”. Tu che approccio hai al drumset?

AI: Il mio approccio è: “porto quello che serve, ed ogni tanto uno sfizio senza essere troppo invadente!

ZM: Quale è il tuo set di microfoni preferito quando registri la batteria o suoni live?

AI: Per quanto riguarda il lavoro in studio utilizzo come panoramici due MXL 990 MOD 47 di BRAINGASM LAB (fatti da un ragazzo che modifica e costruisce microfoni e fa delle vere opere d’arte!), per i toms e floor tom utilizzo gli Audix D2 e D4, sul rullante il classico SM57 della Shure e per cassa Beta52A sempre Shure.

Per quanto riguarda il live, con il grande Mirko Cascio (attuale fonico di sala di Fabrizio Moro) abbiamo scelto per la tournée di quest’anno i microfoni Beyerdynamic Opus TG D58 per Tom e Floor, gli Shure SM57 per i due rullanti, AKG 451 come overheads-ride-hihat e Shure Beta 91a e Beta 52a rispettivamente per interno ed esterno della cassa.

ZM: Che musica ascolti ora? C’è qualche artista o batterista che ti piace particolarmente in questo momento?

AI: In questo momento sto ascoltando Steven Wilson, per il quale ho un grande debole musicale. Sto ascoltando di più ed approfonditamente i Coldplay e mi sto appassionando alle musiche da film, una su tutte la colonna sonora di Interstellar, capolavoro di Hans Zimmer. Sì, sono anche un grande appassionato di colonne sonore!

ZM: Che cos’hai in agenda per i prossimi mesi?

AI: Per i prossimi mesi ho una lunga e intensa tournée in tutta Italia con Fabrizio Moro che mi terrà impegnato parecchio.
Nel frattempo continuo il lavoro di arrangiamento dei nuovi pezzi degli EchoTest, la band che ho insieme a Julie Slick (bassista di Adrian Belew) e Marco Machera, con cui sto anche preparando una serie di concerti in America per il prossimo autunno.

Non manca anche il lavoro con artisti emergenti romani tra cui una giovane ragazza che si fa chiamare Nita ed è veramente promettente.

Info: www.alessandroinolti.com

Info: www.facebook.com/alessandro.inolti

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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