Recensione Microfono AEA N8 Ribbon Mic

I microfoni a nastro mi hanno sempre incuriosito, sia per le loro caratteristiche tecniche e timbriche particolari, ma anche per il puro gusto del vintage ed il contorno di storie e miti che girano intorno a questo tipo di microfoni. In passato erano dispositivi molto delicati e costavano parecchio, ma con i nuovi materiali e le nuove tecnologie che vengono impiegati oggigiorno, per fortuna la faccenda è cambiata.


Uno di questi microfoni a nastro di nuova generazione, con look e tecnologia moderna, ma con un suono “Big Ribbon” è l’ N8 dell’azienda californiana AEA Ribbonmics che fa parte della serie Nuvo di AEA. Si tratta di un microfono già uscito da un paio di anni  fa, ma che ci è stato segnalato dal nostro prezioso amico e collaboratore Zoran Matejevic, fonico resident del Blue Note di Milano, che aveva avuto la possibilità di sentirlo sul sassofono di Ben Wendel, che si porta sempre appresso il suo N8 personale, e ne era rimasto impressionato favorevolmente. Già… un altro mito da sfatare: chi ha detto che i microfoni a nastro non si possono usare dal vivo? Così oltre a provare il microfono su vari strumenti in studio, siamo riusciti a fare dei test con l’N8 (e anche altri microfoni e un preamp di AEA) in varie occasioni dal vivo al Blue Note, sempre su diversi strumenti, con artisti importanti e con risultati sorprendenti. Tutto questo è stato possibile grazie a Te.De.S., distributore italiano di AEA e altri brand sfiziosi (Schoeps, Millenia, Weiss, Soyuz ecc.), che ci ha fornito i microfoni e che vogliamo ringraziare per la disponibilità, in particolare Oscar Roje, Sales Manager dell’azienda milanese.

L’idea
Con l’N8, il secondo membro nella famiglia Nuvo, AEA ha deciso di creare il suono del microfono a nastro più aperto e naturale mai realizzato. Concepito per rendere gli spazi acustici più fedelmente possibile, l’N8 è pensato in particolare per catturare gli overheads della batteria, archi, ensemble di musica classica e orchestre. Ma, come potrete testimoniare anche voi, dopo aver sentito i sample audio (e video!) che abbiamo preparato, anche quando usato da vicino, l’ N8 offre un’eccezionale chiarezza e calore per un microfono a nastro. Non voglio rovinare la sorpresa, ma posso anticiparvi che l’N8 permette di ottenere un suono sorprendentemente trasparente con una risposta ai transienti superiore rispetto ad altri microfoni di questo tipo.

Il microfono
Prima curiosità: l’N8 è un microfono a nastro che necessita di alimentazione phantom, avendo all’interno elettroniche JFET e un trasformatore creato “ad hoc” in Germania! Alleluja! Non bisogna più avere paura che il microfono si danneggi con la phantom, magari per una stupida disattenzione. Ma ancora più importante è il fatto che il microfono, essendo “attivo”, ci permette di lavorare senza problemi praticamente con tutti i preamp in circolazione. Questo è un grosso vantaggio, perché un microfono a nastro tradizionale di solito va abbinato ad un preamplificatore capace di gestire quel tipo di caratteristiche tecniche, cioè preamp con elevato guadagno e basso rumore, come per esempio il preamp RPQ2 di AEA (con impedenza di ingresso di 63k ohm e 81 dB di gain), visto che nei microfoni ribbon l’impedenza per natura è alta e la sensibilità bassa.

In comune invece con tanti microfoni a nastro, l’N8  ha una caratteristica polare a figura 8 (bidirezionale) fissa, cioè il microfono riprende sorgenti sonore dalle parte anteriore e posteriore della capsula, ma non dalle parti laterali (a 90° fuori asse). Questo richiede una maggiore attenzione nel posizionamento del microfono ma l’idea è proprio quella: trovare il punto ottimale per la ripresa dello strumento (o degli strumenti), sfruttando la caratteristica polare per miscelare anche il suono dell’ambiente ed eliminare invece il rientro indesiderato di altri strumenti o fonti sonore.

Il nastro utilizzato nell’N8 è identico a quello del modello di punta dei microfoni ribbon di AEA, cioè l’R44, sia per dimensione che per calibrazione. Non voglio addentrarmi troppo qui nel funzionamento dei microfoni a nastro, che a livello di costruzione sono abbastanza semplici. La maggior parte utilizza un nastro sottile, quasi sempre di solo alluminio e spesso ondulato, immerso in un campo magnetico. Il nastro è collegato ad un circuito elettrico verso l’uscita audio del microfono così che le sue vibrazioni, perturbando il campo magnetico, possano generare un segnale elettrico proporzionale. Sia il microfono a nastro che quello a bobina mobile (cioè dinamico) hanno in comune la caratteristica di produrre un segnale per induzione magnetica.
A differenza di altri microfoni a nastro, l’N8 non pesa tanto (solo 335 grammi), ha un look moderno e non è troppo ingombrante. Anche questo gioca a favore di un utilizzo in situazioni dove di solito altri ribbon mics risultano poco adatti. Anche se il peso è ridotto, conviene sempre usare un’asta robusta, e se si montano una copia di microfoni sull’apposita barra “SMS” (Stereo Microphone System) in dotazione con l’AEA Nuvo Stereo Mic Kit, l’utilizzo di un boom serio diventa praticamente obbligatorio.


Lo Stereo Kit che ci ha fornito Te.De.S. include due microfoni N8 con rispettivi sacchetti di protezione, due clip/shockmount, due anti-vento Nuvo, la barra stereo SMS, una spugna anti-vibrazione per la barra, un adattatore Posi-Lok per effettuare varie angolature, una serie di viti e bulloni per montare barra e microfoni e una specie di manicotto che serve per unire due N8 sullo stesso asse in un array che permette di effettuare agevolmente una ripresa stereo chiamata “Blumlein”. Il tutto è custodito in una valigetta molto robusta e straimbottita.

Test in studio
Ho provato i due N8 per una decina di giorni in studio, registrando vari strumenti, come batteria, voce, chitarra acustica, chitarra elettrica e violino, e mi sono trovato molto bene. Considerando che questo microfono ha una dinamica molto elevata, che va anche oltre i 140 dB SPL, si adatta anche a sorgenti abbastanza potenti. E’ molto importante sapere che i microfoni a nastro soffrono l’esposizione a correnti d’aria forti ed improvvise, che potrebbero anche rovinare il nastro e compromettere le performance del microfono. Parliamo di importanti movimenti d’aria causati da tende, finestre aperte, porte, ma ovviamente anche lo spostamento d’aria violento in asse d’avanti ad un bass port di un ampli per chitarra o basso, o la buca della grancassa. Basta stare un po’ attenti e, nel dubbio, angolare un po’ il microfono o mettere un filtro anti-pop. Altra caratteristica di questo tipo di microfono è il pronunciato effetto di prossimità che enfatizza le basse e va preso in debita considerazione quando si riprende una fonte da vicino.

Come sempre ho creato qualche file audio di ascolto. Tenete conto che quello che sentite è tutto registrato in flat, con un preamplificatore molto pulito come il Prism Maselec MMA-4XR, senza alcun intervento di equalizzazione, ne pre ne post registrazione. La batteria è stata ripresa solo con un microfono dinamico (Audix D6) sulla grancassa e due N8 come overhead, in due configurazioni diverse. La chitarra elettrica è stata ripresa in close miking (facendo anche un confronto con un SM57), l’acustica con la ripresa stereo Blumlein, la voce ad una distanza di circa 30 cm, il violino ad una distanza di circa 1,5m (sia in ripresa mono che in stereo Blumlein, facendo un paragone anche con un AKG 414).
Ringrazio Antonio Rotta (drums) e Matteo Trotta (violino) per la loro disponibilità.
I file d’ascolto sono in formato Wav 24 bit 44.1 kHz, e per chi fosse interessato in free download.
Per favore, ascoltate i file con delle casse o delle cuffie decenti, altrimenti sarà difficile cogliere certe sfumature.

Considerazioni
Che dire… vorrei tanto avere uno (o anche un paio!) di questi N8 nel mio armadio dei microfoni. In particolare come overheads per la batteria, mi hanno veramente convinto. Anche sul violino funziona molto bene. Il suono è molto dettagliato e intellegibile, con una risposta ai transienti molto naturale e diverso dagli altri tipi di microfono. Le basse frequenze sono calde, medie e alte piacevoli, poi dai 5 kHz in avanti comincia a scendere in modo continuo la risposta in frequenza (-4 dB @ 10k). La manifattura è ottima, molto pratico anche il clip con shockmount incorporato. L’handling è piacevole ed il fatto di essere attivo, come già detto, è un punto vincente. Mi sono divertito molto anche a fare degli esperimenti con la barra stereo. Blumlein rocks!



Test dal vivo al Blue Note
Ecco invece la testimonianza di Zoran Matejevicfonico resident del Blue Note di Milano:

“Dopo aver sentito l’AEA N8 sul sassofono di Ben Wendel mi sono molto incuriosito. Durante il soundcheck mi aveva chiesto di mettere il suo canale semplicemente in flat, come tanti artisti che si portano il proprio microfono al Blue Note, ed io ovviamente l’ho accontentato, ma devo ammettere che ero abbastanza diffidente. Invece mi sbagliavo, perché effettivamente il suono era già quasi perfetto senza interventi di eq. Da lì ho pensato che potesse essere interessante provare questo microfono anche su altri strumenti, e non solo in studio di registrazione come microfono di ambiente con la fonte sonora distante, o sull’ampli della chitarra, ma come microfono spot, direttamente sullo strumento e dal vivo. Così ho cominciato ad utilizzare nelle riprese dal vivo il parco microfoni AEA con un preamplificatore (AEA RPQ2) messo a disposizione da Te.De.S., concentrandomi comunque sul N8, ma facendo anche degli esperimenti con altri microfoni ribbon come l’R92, il “primogenito” della famiglia Nuvo, l’N22, come anche i modelli l’R88 MK2, A840 e KU4.

Come ripresa spot oltre che sul sassofono, ho provato l’N8 anche sul pianoforte, con due configurazioni diverse, una con i due microfoni sui martelletti e poi in alternativa sulla tavola. Per la ripresa sopra i martelletti consiglio vivamente di togliere il leggio, che crea delle riflessioni fastidiose. Per quanto riguarda la ripresa spot sulla tavola va specificato che il pianoforte Steinway & Sons del Blue Note è un mezza coda, quindi la separazione è molto inferiore rispetto ad un gran coda, e si trovano molti meno fori sulla ghisa.

Per il concerto della pianista e cantante jazz Kandace Springs ho posizionato all’interno del pianoforte uno dei due N8 in fondo, sulla la parte bassa e uno sulla parte alta delle corde [vedi foto, ndr], e due DPA 4099 sopra i martelletti, che nel mix però erano tenuti veramente bassi rispetto ai due ribbon. Dopo tutti questi anni conosco abbastanza bene questo pianoforte. Ha un suono un po’ medioso, quasi nasale in certi momenti, sia per le sue dimensioni che per questioni timbriche. Con i microfoni posizionati in questo modo questa caratteristica un po’ noiosa spariva del tutto. Di fatti ho notato che nel range dai 500Hz ai 700Hz l’N8 risulta molto più pulito dei microfoni a condensatore messi nella stessa posizione. Ho dovuto intervenire solo intorno ai 1000Hz/1600Hz con un leggero notch, per fermare una riflessione all’interno del pianoforte, per il resto ero in flat.

Ho pensato di presentarvi due video da vedere e ascoltare.  Sono due performance dello stesso brano, “Soul Eyes”, di Kandace Springs. Il primo è stato registrato nei Capitol Studios per il format “1 MIC 1 TAKE”.

Il secondo è una ripresa dal vivo del concerto di Kandace Springs al Blue Note, il 16 maggio 2017. L’audio che sentite è stato preso direttamente dal left/right del banco. Ascoltate attentamente il suono del pianoforte e giudicate voi stessi … ” [ascoltate sempre con delle casse o cuffie buone per favore, ndr]

 

“Il risultato ottenuto, non favorisce l’attacco del transiente, ma la nota per tutto il suo valore, la sua durata. La musica non è solo una sequenza di note, una cosa che cominciamo a dimenticarci purtroppo. Questi microfoni sono perfetti per questo, di fatti anche negli arpeggi si può sentire che il decay delle note è molto più naturale e gli attacchi sono molto più morbidi, e di conseguenza il risultato è più vicino a quello che percepisce l’essere umano naturalmente. Personalmente preferisco molto di più questo tipo di ripresa anziché quella sui martelletti, a qui ci siamo abituati.


“Per quanto riguarda la batteria ho provato un paio di soluzioni diverse. Una stereo, davanti al batterista, con l’ R88-MK2 posizionato un po’ più in alto dei rack tom, con una distanza di quasi due metri dal rullante. Ho notato che il microfono è molto sensibile per quello che riguarda  l’asse del centro. In questo caso il rullante si sentiva effettivamente spostato leggermente verso la destra e l’hi-hat ancora di più, significa che la distorsione dell’immagine sonora è eccezionale, di alta precisione, per non dire critica. In una situazione del genere bisogna stare molto attenti a dove posizionare i microfoni.  In un’altra occasione, con un concerto di una big band, ho messo due N8 come overhead, posizionati orizzontalmente, in parallelo con i floor tom, leggermente più in alto della testa del batterista. In questo caso, con la big band subito a fianco, la reiezione sui fiati e dei disturbi laterali era eccezionale, e pur avendo anche volumi abbastanza alti nei monitor, non abbiamo mai avuto alcun tipo di problema.”


“Il distributore Te.De.S. mi ha messo a disposizione anche altri microfoni a nastro AEA e un preamplificatore, così ho potuto fare qualche esperimento. Il Fender Rhodes di Kandy Springs è stato amplificato con un combo Fender Twin, che ho ripreso con un AEA R92 in combinazione con il pre RPQ2. Ho messo il microfono direttamente in mezzo davanti a uno dei due coni, utilizzando pure il tremolo dell’ampli e il suo riverbero a molla. Il risultato è stato a dir poco strepitoso, senza dover fare chissà cosa, ho semplicemente alzato il volume e sembrava veramente uno di quei vecchi Rhodes 88 dell’era Motown. Avete presente quando ascoltate uno di quei vecchi dischi e vi chiedete: ma come avranno fatto a tirare fuori un suono così caldo e avvolgente? Ecco.”

“Ho potuto provare anche l’N22, il primo microfono della serie Nuvo, in due occasioni sul contrabbasso e sul basso elettrico. Con Kandy Springs ho mandato semplicemente il segnale del pickup sotto al ponte (The Realist) dentro un sistema testata e cassa Mark Bass, posizionando il microfono davanti a uno dei quattro coni del cabinet. Anche qui il suono era caldo, profondo, con ricche fondamentali, con i transienti molto naturali, non “gommosi” per intenderci, ed un decadimento della nota controllato.
Nell’occasione del concerto di Jane Monheit invece ho ripreso il contrabbasso acustico direttamente con l’N22. Quando ti trovi con il contrabbasso posizionato tra pianoforte e batteria ci sono sempre problemi di rientri. In confronto con il DPA 4099, che era montato sullo strumento, l’N22 aveva molto più margine sia a livello di gain che nella proposta acustica.  Sul DPA 4099 sopra i 1200 Hz / 1600hz ti trovi praticamente tutta la batteria e sei costretto ad un bel roll-off a gestire questo rientro. Con l’N22 invece, grazie alla sua caratteristica bi-direzionale, e con un posizionamento accurato davanti al basso, leggermente inclinato verso l’alto, puntando sopra il ponte verso le dita, la situazione era molto più gestibile ed il suono più naturale, più potente, senza però avere problemi di rumble sulle basse, che sono invece tipici nei microfoni a condensatore.”

Concludendo la sua testimonianza Zoran dice: “A me i microfoni a nastro sono sempre piaciuti. Già ai tempi, negli anni Novanta, quando mi occupavo di microfonare e registrare in studio musica classica per il broadcasting, ho cominciato ad apprezzare questo tipo di microfoni, in particolare per la figura polare bidirezionale. La figura a 8 mi dava una resa più naturale del suono, più realistico rispetto ai vari condensatori con caratteristica cardioide, pur essendo di alta qualità. Il risultato sonoro è meno concentrato sulla sorgente a livello di articolazione e lo strumento viene restituito nella sua complessità. La funzionalità di questi microfoni va ben oltre la questione dell’ampiezza della risposta in frequenza. In particolare per quello che riguarda la risposta ai transienti, anche perché la frequenza di risonanza del nastro è molto più bassa rispetto ad altre membrane. Quella del dinamico per esempio è circa attorno ai 100 Hz. Invece con il nastro stiamo sui 30 Hz. Il trasduttore ha una reazione molto diversa rispetto al condensatore o dinamico per quello che riguarda la risposta al transiente. Anche l’assestamento della risposta è diversa. Di conseguenza ha un ottima risposta sia sulle basse frequenze, che quelle alte, che risultano più naturali. Ovviamente oltre una certa soglia c’è un decadimento netto, ma questa è una caratteristica che in tante situazioni risulta vincente. Per queste ragioni i microfoni a nastro sono molto utili nella ripresa di strumenti con transienti complessi o complicati, come il corno nella musica classica, il trombone o il violoncello.
I microfoni AEA mi hanno veramente entusiasmato, anche perché grazie a quest’occasione ho potuto vincere la scommessa con me stesso, di riuscire ad utilizzare microfoni a nastro non solo in studio e per le riprese d’ambiente, ma pure dal vivo come spot sullo strumento. Direi che è stato un vero successo! I due N8 sul pianoforte mi sono piaciuti veramente tanto, come anche L’N22 e tutti gli altri ribbon che ho potuto provare. Stiamo parlando di microfoni a nastro di alto livello che restituiscono il suono di tutto lo strumento in modo più realistico e naturale. Grazie ancora a Te.De.S. per la disponibilità!

Un’altra breve ma interessantissima testimonianza ci è stata concesso da Giuseppe Sciurti, uno dei più richiesti accordatori di pianoforti, una vera celebrità nel suo campo. Durante una sessione di accordatura del pianoforte del Blue Note, Zoran stava facendo delle prove di posizionamento con la coppia di N8, con i monitor di palco accesi. Siccome lo Steinway & Sons del Blue Note per la sua dimensione, e quindi per la lunghezza della corda, non riesce fisicamente a riprodurre la fondamentale di alcune note basse, c’è stato un momento di grande sorpresa, quando ad un certo punto …

“Mi ha fatto impressione”, spiega Giuseppe Sciurti, “perché ho sentito chiaramente la fondamentale, il che mi è sembrato strano, e pure distintamente ho riconosciuto il terzo e quarto armonico. Ma la cosa più sorprendente era che, anche accordando con i microfoni accesi, riuscivo a centrare certe “cosette”. Normalmente chiedo di spegnere i microfoni quando accordo, ma qui era proprio piacevole. La parte più bassa risultava molto più rilevante. La parte media la percepivo come se il pianoforte fosse più grosso, più lungo. Sui bassi invece c’era la vera differenza: gli armonici, la chiarezza di tutto il suono. Una volta trovato il posizionamento ideale dei microfoni, era veramente tutto perfetto, con un bell’equilibrio… e con la presenza dei bassi!”

Conclusioni
AEA Ribbonmics offre una serie di prodotti eccezionali. La serie Nuvo, e in particolare il modello N8, fa parte di una nuova generazione di ribbon mic che offre il grande sound del microfono a nastro ma con un look moderno, dimensioni e peso ridotto, e un utilizzo facilitato grazie all’elettronica incorporata. Un microfono a nastro che offre una certa varietà di applicazioni e, come abbiamo visto (e sentito), non solo in studio o come microfono d’ambiente, ma anche dal vivo e vicino alla sorgente. La qualità si paga, ma in questo caso neanche così tanto, l’N8 costa intorno alle 1,000 Euro, un prezzo sicuramente più che adeguato per un microfono di questo livello.

Info: www.tedes.it
Info: www.ribbonmics.com

 

 

 

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