Recensione compressore/limiter Klark Teknik 1176KT

Oggi parlerò di una delle macchine più popolari in ambito pro audio, il compressore / limiter 1176.
Fin dalla metà degli anni ‘60, voltando le spalle alle macchine valvolari, l’1176 fu tra i primi compressori a FET con un elevatissimo stadio di amplificazione (circa 45 dB) e con una distorsione armonica tollerabile.
Negli anni si sono susseguite diverse revisioni della stessa macchina fino ad oggi quando, oltre ad essere prodotta ancora la macchina originale, si sono affacciati sul mercato molti ‘cloni’ prodotti da aziende emergenti e marchi già molto noti nel campo dello studio recording.

In questo articolo in particolare vi proponiamo il test di questo emulo 1176KT prodotto da Klark Teknik, ora parte di Music Group di Uli Behringer, una riproduzione della versione LN niente male!

Presentazione

Aprendo il coperchio, l’occhio va subito sui due trasformatori marchiati Midas e su un assemblaggio molto pulito e chiaro – cosa fondamentale per svolgere eventuali riparazioni o personalizzazioni del prodotto – mentre l’aspetto esterno, ovviamente, riprende molto fedelmente la macchina originale. Unico neo, se vogliamo scendere nel dettaglio, è la mancanza della funzione OFF sul controllo di Attack.
Il retro fornisce connessioni XLR e TRS, un pulsante Pad che attenua il segnale in ingresso di 20dB e un trim che permette la taratura del VU-Meter.

Le regolazioni presenti sulla macchina, per chi non ne fosse già a conoscenza, sono:

  • Input: Nient’altro che uno stadio di amplificazione in ingresso che va a sostituire la regolazione di Threshold in un comune compressore; al posto di “far scendere” una soglia sul segnale alzerà quest’ultimo fino a essa!
    Questo ci permette una duplice funzione: la regolazione del Compressore/Limiter, o semplicemente come spesso accadeva prima dell’era digitale, un semplice stadio di amplificazione che arricchisce di caratteristiche sonore pur non comprimendo nulla.
  • Output: È l’equivalente del make-up gain di un compressore standard per il livellamento del segnale di uscita.
  • Attack e Release: Con tempi non specificati sul manuale d’istruzioni della macchina ma con valori che si aggirano da un minimo di 15/20 ms di Attak e circa un secondo alla massima regolazione di release.
    Vi consiglio di lasciar stare certe sofisticazioni mentali quando avete a che fare con queste macchine perché, in fin dei conti, la cosa importante è l’ascolto attento di ciò che state facendo.
  • Ratio: I quattro famosissimi pulsantini che gestiscono il rapporto di compressione dove troviamo valori di 4:1 e 8:1 per la regolazione del compressore, mentre con valori di 12:1 e 20:1 la macchina si comporterà come un Limiter.
    Come nell’originale è possibile premere tutti e 4 i pulsanti contemporaneamente per ottenere una compressione “smack”!
    Oltre a questo, purtroppo non specificato sul manuale, è possibile premere simultaneamente due pulsanti adiacenti e ottenere ancora nuovi rapporti di compressione. In sostanza potete divertirvi a trovare il comportamento più adatto alle vostre esigenze.
  • Vu-Meter: Ci permette di monitorare visivamente il segnale in ingresso oppure il gain reduction.
  • E in fine, oltre al pulsante di accensione e la classica lucina rossa, abbiamo dei pulsanti che ci permettono di impostare il vu meter come GR (Gain Reduction) o monitorare il segnale a diversi stadi di amplificazione. +4, +6, +8 dB)

La Prova

La prima cosa che ho fatto appena collegato è confrontarlo con la simulazione UAD della stessa macchina e, con lo stesso segnale, provare ad ottenere il medesimo risultato. Sono rimasto stupito di come la macchina reagisse agli interventi e dal suono che, nonostante regolazioni aggressive, rimane musicale e piacevole all’ascolto.
Ovviamente non ha molto senso procedere ulteriormente con il confronto con il plug-in a parità di regolazioni perché quest’ultimo ha velocità d’intervento diversa, quindi si deve “smanettare” un po’ per raggiungere risultati simili.

La seconda cosa che ho fatto dopo averlo testato accuratamente è stata quella di andare a vedere il costo del prodotto e lì ho avuto la vera sorpresa. È la riproduzione, tra le tante, più economica sul mercato con un costo di circa un terzo dell’originale!

Eccovi i miei samples. Ho realizzato qualche esempio con diversi settaggi su uno strumento ad attacco veloce come la batteria e uno ad attacco lento come l’organo.

Ho “spippolato” molto con segnali di picco (kick, snare) e segnali RMS (voci, organi etc.) e la macchina si comporta molto bene.


Il comportamento sui transienti è accurato e le regolazioni di Attack e Release permettono di trovare moltissime soluzioni musicali anche con regolazioni estreme.
L’inviluppo può essere completamente ridisegnato con le regolazioni di Attak e Release in maniera coerente, ed è molto semplice ottenere più RMS da suoni come cassa o rullante senza snaturare drasticamente il suono.
Su programmi sonori RMS invece, oltre al puro comportamento del Compressore / Limiter, questa macchina introduce anche un arricchimento delle armoniche pari, caratteristica tipica del FET che è molto simile al comportamento di un valvolare.
È una macchina che si può spingere al limite senza ottenere quasi mai risultati sgradevoli.
I due stadi di amplificazione non introducono un’elevata distorsione armonica e sono relativamente “puliti” anche più di macchine con costi superiori.

Conclusioni

Il Klark Teknik è una valida alternativa all’originale per chi ha un budget più ridotto. È indicato a tutti quelli che hanno bisogno di dare più “suono” alle proprie registrazioni arricchendo le tracce di caratteristiche sonore che un plug-in difficilmente riesce a darti in modo verosimile.
Mi sento di consigliarlo anche in ambito Live per recuperare un po’ di “calore” visto lo spropositato utilizzo di sistemi digitali a basso costo.
Metteteci su le mani, chiudete gli occhi e vi renderete conto che, con estrema velocità e facilità, raggiungerete il risultato desiderato.

Info: www.prase.it

Info: www.klarkteknik.com

 

Stefano Lelii
Fonico presso La Baia dei Porci Studio

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