Intervista a Davide Tagliapietra

Un chitarrista italiano che non ama definirsi turnista, un musicista/produttore che ha lavorato negli ultimi dieci anni con alcuni dei maggiori artisti italiani come Elisa, Eros Ramazzotti, Adriano Celentano, Finley, Max Pezzali, Syria, Loredana Errore, Mietta, Giusy Ferreri, Tiziano Ferro e Gianna Nannini.
E’ Davide Tagliapietra, e noi di ZioMusic.it lo abbiamo intercettato in pieno tour 2016 con Gianna Nannini per il quale si è occupato della produzione musicale di tutta la band per riadattare i più grandi pezzi rock della cantante italiana.

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Ecco cosa ci ha raccontato.

ZioMusic: Davide tu sei uno dei turnisti italiani più richiesti, infatti fai diversi tour importanti. Cosa vuol dire, al di fuori della strumentazione tecnica, fare questo lavoro?

Davide Tagliapietra: Posso dire che non mi piace definirmi turnista, perchè comunque lavoro soprattutto con degli artisti affezionati come Gianna [Nannini] e Ferro [Tiziano] con cui collaboro da dieci anni. Mi ritengo più un chitarrista che lavora ad un progetto. Tra l’altro facendo anche il produttore, mi reputo più produttore che non chitarrista.
Per quanto riguarda questo lavoro bisogna dire anzitutto che significa stare in giro molto tempo, anche mesi, e non è facile non esserci soprattutto per chi ha famiglia e figli. Bisogna poi avere anche un buono spirito di adattamento alle persone ed ai luoghi da non sottovalutare. Ci si può trovare in posti molto belli ma anche in posti dove bisogna sapersi arrangiare.
Quando scelgo le persone con cui lavorare preferisco persone serene, magari amici, oltre a guardare al lato artistico. E’ molto importante il fatto di stare bene assieme, perchè si crea come una famiglia. Se c’è anche uno solo che inizia a creare problemi di continuo si rischia il caos.

ZM: E ovviamente se pensiamo alla performance, un buon gruppo coeso è il segreto per un risultato di alto livello.

D.T.: Certo, assolutamente. Se stai bene, suoni bene e ti diverti anche. Se non stai bene, fai uscire il tuo lato professionale e suoni comunque ma finisce che non te ne importa nulla di ciò che fai.

ZM: Essendo anche produttore sarai anche particolarmente attento ai suoni ed a tutto quello che costituisce l’arrangiamento. Quando parti per un tour quindi cos’è che proprio non può mancare per garantirti la varietà timbrica che ti contraddistingue e per poter svolgere il tuo lavoro come lo hai pensato ‘sulla carta’ ?

D.T.: In realtà la mia filosofia è basata su poche cose: chitarra, amplificatore, ‘due pedali’ e le mani. Fine.
Poi ovviamente sul palco per questioni prettamente tecniche ci sono un po’ più di cose, ma io uso prevalentemente un suono.
Se devo dire una particolarità, in questo momento sto usando l’overdrive Klon Centaur, un pedale pazzesco, quasi introvabile, accoppiato ad un Vemuram overdrive. Questa è la mia sezione di saturazione e la tengo quasi sempre accesa. Il pulito ed il distorto li ottengo tramite il volume della chitarra.
Certo poi uso un delay, un riverbero e un compressore, ma li uso più come colori, perchè il suono di base esce da quei pochi elementi che ti ho detto.

Il live rig di Davide con Gianna Nannini. Tutto sommato molto sobrio.

Il live rig di Davide con Gianna Nannini. Tutto sommato molto sobrio.

ZM: Poi vedo ad esempio che in questo momento stai usando un solo cabinet, così come l’altro chitarrista.

D.T.: Si, infatti uso una sola cassa 2×12″ Mesa e l’altro chitarrista (Thomas Festa) un solo combo da 20W, un bellissimo Marshall Anniversario che suona benissimo. Io a mia volta uso una testata Suhr da 18W. Poca potenza quindi.

ZM: Invece per quanto riguarda gli in-ear-monitor, non si scappa proprio ormai?

D.T.: Purtroppo bisogna abituarsi. Certo si spendono un sacco di soldi per avere un bel suono e poi tu non lo senti proprio come vorresti negli auricolari. E’ chiaro che non hai l’impatto della cassa che ti suona dietro, inizialmente ti sembra di ascoltare il tuo suono attraverso una ‘radiolina’, ma dipende molto anche da chi lavora per te sul palco [si riferisce al fonico di palco, ndr]. Qui per esempio mi trovo molto bene con Umberto Polidori, che è bravissimo, ed avere uno bravo aiuta a sentirsi a proprio agio mentre si suona.
Certo non è come avere quattro casse 4×12″ dietro la schiena, ma ormai non si può più fare.

Cassa 2x12" Mesa e microfonazione classica con SM57 e condensatore. Una sicurezza.

Cassa 2×12″ Mesa e microfonazione classica con SM57 e condensatore. Una sicurezza.

ZM: Veniamo ora nello specifico a questo tour con Gianna Nannini. Ha ripreso tanti pezzi storici, belli tirati e rock, su cui immagino avrete dovuto lavorare tra i due chitarristi per ottenere quell’impatto potente, con anche le chitarre sovrapposte, che ora soprattutto in Italia si usa molto meno.

D.T.: Il concetto era proprio questo. Gianna è molto italiana dal punto di vista della melodia, ma sulla ritmica è più internazionale come gusto, e non è un caso che abbia lavorato spesso con produttori stranieri. Anche dal punto di vista del suono è un po’ meno ‘italiana’ di altri, mentre dal punto di vista della scrittura lo è molto di più.
Sul suono io non ho dovuto adattarmi o cambiare, il mio suono è rimasto quello. Avendo fatto io il lavoro di pre-produzione siamo partiti con una scelta classica: volevo usare solo una Telecaster e basta, molto rock ‘n roll. Dopo aver conosciuto Tommy (Thomas Festa, l’altro chitarrista della band nel tour 2016 di Gianna Nannini) che ha un suono molto Gibson-oriented, ho deciso di dividere le parti in base a questi due timbri. Io quindi mi occupo di più degli arpeggi e delle parti più delicate, mentre lui fa le ritmiche più d’impatto. Quando poi c’è bisogno del muro di chitarre suoniamo insieme le parti doppiate ed i due suoni si legano molto bene per questo lavoro.

ZM: Ti sei quindi occupato della stesura dell’arrangiamento di tutta la band quindi?

D.T.: Si. Abbiamo comunque cercato di mantenere il più possibile l’arrangiamento dei pezzi sui dischi, portandoli però al giorno d’oggi e riempiendoli un po’.

ZM: Anche Marco Dal Lago [ingegnere del suono di questo tour] mi diceva che c’è tanta roba sul palco, c’è anche l’orchestra ad esempio. Come hai fatto a far convivere tutti questi strumenti?

D.T.: In maniera molto semplice. In molti tour adesso ci sono sequenze e basi che accompagnano e riempiono, mentre qui abbiamo scelto di far sentire solo quello che c’è sul palco.
Non ci sono molti elementi a dire il vero nella prospettiva dell’arrangiamento. L’orchestra l’ho trattata come un elemento unico, le chitarre sono un secondo elemento e si mescolano come abbiamo detto prima, poi il basso e la batteria per la sezione ritmica e le tastiere che suonano sempre o un pianoforte o qualche suono synth. Gli strumentisti sono tanti ma le parti non sono poi così numerose.

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Davide Tagliapietra sul palco del tour di Gianna Nannini 2016.

ZM: Una domanda classica per chitarristi. Quando stai in giro molto, fai un tour dopo l’altro, quando torni a casa, hai ancora voglia di attaccare la chitarra e suonare?

D.T.: Si certo. Quando siamo in tour mi viene ancora più voglia, perchè fondamentalmente si suona sempre la stessa cosa. Per cui quando ho un po’ di tempo mi viene molta voglia di suonare, di prendere un libro e studiare, di fare cose diverse.
Adesso sto ad esempio studiando su di un libro di fraseggi bebop. Io certo non sono un chitarrista jazz ma non fa male imparare quelle tre-quattro cose che fanno bagaglio, che puoi magari anche utilizzare in un contesto diverso.

ZM: Qual è il tuo rapporto con lo studio dello strumento?

D.T.: Da ragazzino ovviamente ho studiato parecchio però ho sempre cercato di mantenere un po’ di studio costante. Ad un certo punto era diventata però una rincorsa verso il raggiungimento di un livello tecnico sempre più alto che non finiva mai, quindi ho imparato ad accettare i miei pregi e i miei limiti e cerco di suonare al meglio quello che so fare. Studio quindi ma senza pormi troppi obiettivi.

ZM: Invece dal punto di vista dell’allenamento puro, per rimanere in forma e suonare sempre a livello?

D.T.: Il tempo per allenarsi è sempre molto poco, quindi cerco di sfruttare al massimo ad esempio il tempo quando si monta il palco.

ZM: Oltre ai tour ed i progetti a cui stai lavorando e collaborando ora, cosa farai prossimamente?

D.T.: In questo momento sono molto focalizzato sul discorso della produzione, per cui ho costruito uno studio mio a Milano, il Bunker, in cui continuo anche il lavoro che ho fatto in questi dieci anni con Michele Canova, un produttore molto importante. Continuiamo a lavorare assieme di tanto in tanto ma siamo indipendenti ora per le esigenze naturali di entrambi.

Info: Davide Tagliapietra Facebook

Aldo Chiappini
Redazione ZioMusic.it e ZioGiorgio.it

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