Crisi del Mercato degli Strumenti: di chi è la colpa?

In contemporanea alla recente fiera degli strumenti musicali di Cremona, è stato pubblicato anche un rapporto NAMM sulle vendite degli strumenti musicali in Italia. Questo rapporto rileva un importante calo del 32% negli ultimi tre anni nel mondo degli strumenti. Questi dati però, seppur non in contrasto nelle conclusioni, non sono perfettamente concordi con le rilevazioni di Dismamusica (associazione che riunisce distributori, produttori e commercianti di strumenti e pubblicazioni musicali) dello stesso periodo. Proprio per questo motivo ho ritenuto utile mettermi carta e penna a fare due conti andando a riprendere i dati Disma dal 2009 ad oggi e soprattutto aggiungere una riflessione di sistema, poichè le statistiche senza interpretazione sono solo numeri e trend.

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In questo grafico potete vedere l’andamento in questi anni del mercato degli strumenti musicali e delle edizioni in Italia. Come è facile calcolare, il calo è stato si di circa il 30% (precisamente -28,1%) ma il periodo da considerare è quello dal 2009 ad oggi, una crisi che viene quindi da più lontano e molto più organica al sistema economico complessivo di quanto rilevato da NAMM. Un dato importante da notare è la crescita del 30% della quantità di pezzi venduti nello stesso periodo che farebbe comunque intuire una certa efficienza del sistema di vendita al dettaglio. Questo porta da se il terzo trend nel grafico, ovvero la diminuzione del prezzo medio dei prodotti acquistati di circa un quarto (-25,9%).
La crisi ha quindi colpito duro ma gli ultimi due anni sembrano aver dato un leggero segnale di ripresa, anche se è chiaro che per ritornare ai valori massimi di 405 milioni di fatturato totale del mercato MI del 2009 ci vorrà ancora del tempo. Bisogna recuperare ancora circa un 40% infatti.

I fattori che hanno inciso sulla ripresa, comprendendo anche i dati 2016 che qui non sono riportati perchè parziali, sono stati sicuramente una timida risalita del PIL generale ed anche iniziative una tantum come il Bonus Stradivari, attivo da gennaio 2016 e che può valere fino a circa il 5% di crescita attualmente. Questo fa comprendere quanto sarebbe importante reiterare queste iniziative o rendere gli incentivi sistemici con deduzioni fiscali, finanziamenti agevolati e altri bonus di settore.
Anche l’introduzione dei Licei Musicali probabilmente sta dando un piccolo impulso al mercato, ma qui ci vorranno un po’ di anni (uno due cicli scolastici) per capirne bene l’efficacia su più fronti.

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In questo grafico ho aggiunto all’analisi anche due dati importanti di sistema come l’andamento del PIL (prodotto interno lordo) italiano ed il tasso di disoccupazione. Nel 2009, in piena crisi, Dismamusica vedeva ancora “un confortante segno positivo” nel +0,9% di crescita, giudicando di aver “superato il momento più critico della crisi“. Purtroppo il mercato si stava già fermando, trascinato solo dall’inerzia tipica di certi settori, e c’erano forse già i segnali per prevedere il successivo calo. Più che un calo fu una discesa libera con successivi negativi di –17% nel 2010, –2,4 nel 2011 (vedete l’inerzia nella frenata dovuta al PIL che sembrava riprendersi), poi ancora -13,5% nel 2012 e -9% nel 2013.
Una maggiore spinta verso le istituzioni per l’introduzione di bonus e misure straordinarie già dal 2010, preso forse con troppo cauto ottimismo, avrebbe forse aiutato a non crollare verso il minimo di 258 milioni di fatturato, con un crollo di oltre il 30%.
La spesa pro-capite per gli strumenti scivolava infatti verso i 6,3 dollari attuali, un salto verso il basso che fa ancora più impressione se messo in prospettiva rispetto ai 22 dollari pro-capite degli americani e i 12 euro dei tedeschi.

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La correlazione più forte rispetto al fatturato però la possiamo notare non con il PIL bensì con il tasso di disoccupazione. La curva della disoccupazione sembra essere infatti proporzionale all’inverso del fatturato del settore strumenti musicali. Qui l’interpretazione è immediata, poichè è perfettamente comprensibile che la mancanza di lavoro o l’aumento della precarietà portano ad un immediata tendenza al taglio delle spese ‘non essenziali’. Senza cadere nel fatalismo di un andamento del fatturato su cui non si può agire in alcun modo perchè comandato principalmente da fattori esterni, io credo che se sull’occupazione non è compito del settore MI cercare di intervenire, si può agire sui fattori secondari che disincentivano all’acquisto in tempi di crisi occupazionale. Noi siamo un Paese di risparmiatori e disinnescare certi meccanismi mentali di prudenza (come in altri paesi) può sostenere il mercato.
Tra queste misure posso fare alcuni esempi presi anche da altri settori:

  • l’utilizzo di una rateazione flessibile, prolungata ed a tassi bassi sugli acquisti (con scadenze anche a 3-5-10 anni per gli acquisti importanti).
  • il prestito con riscatto con micro-rate (posso comprare una chitarra da 1000 euro con solo 20 euro al mese per il primo anno e poi riscattarla per intero o con rate da 35-40 nei successivi due anni, oppure restituirla).
  • l’acquisto con dilazione del pagamento o prima rata (acquisto uno strumento oggi e inizio a pagare tra 6 mesi o anche un anno).
  • l’incentivo da parte del Governo o della Regione dell’utilizzo della rateazione a tasso zero con compensazione/detraibilità dell’interesse ai negozi o alle finanziarie.
  • la movimentazione delle scorte di magazzino più vecchie tramite l’utilizzo di un meccanismo simile al super-ammortamento (si concede ad esempio alle attività l’ammortamento al 140% sugli investimenti o sul rinnovo del magazzino se queste si impegnano a scontare lo stesso ammontare con sconti sui prodotti in magazzino da più di 1-2 anni).

Tutte queste, ed altre misure, possono essere utilizzate sia in periodo di crisi per alleggerire passivi come quelli visti negli anni precedenti, oppure in fasi transitorie come questa in cui la ripresa è debole ed incerta e va sostenuta.
In secondo luogo un’analisi più approfondita delle correlazioni dei fattori esterni che guidano l’andamento di questo mercato potrebbero essere vitali per intervenire in tempo, intercedere presso le istituzioni per ottenere misure di sostegno e selezionare gli strumenti più adatti, anche aiutando la distribuzione ed i commercianti al dettaglio a metterle in atto.

Da ultimo, ma non ultimo per importanza, il commercio online. E’ chiaro che con un rivenditore come Thomann che da solo ha un fatturato di ben oltre 500 milioni di euro su 28 paesi, non si può competere con un sistema frazionato come il nostro. Aggiungo che proprio in questi mesi Amazon ha deciso di potenziare il suo intervento nel settore MI, e sappiamo di quale potenza sia capace un colosso del genere. Se non si vuole che questi mega-rivenditori controllino i prezzi e facciano il bello ed il cattivo tempo come ora, mettendo a rischio il nostro sistema e portando fatturato ed occupazione per la maggior parte al di fuori dell’Italia, è sempre più necessario ‘fare sistema’ per competere con numeri comparabili ed avere una leva più lunga. Come sempre fare sistema vuol dire rinunciare a parte della propria confortante ‘sovranità’ in favore di un beneficio comune, cosa che raramente ci riesce.

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Di fare sistema e di altre possibili misure scriveremo anche in futuro ma siccome abbiamo parlato fino ad ora di numeri e tecnicismi mi piace chiudere questo articolo con questa stampa del grande pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai. “La Grande Onda di Kanagawa” raffigura la furia degli elementi, la sua potenza e predominio sull’uomo (con le sue piccole barche) ma sullo sfondo campeggia sicuro ed immortale il grande monte Fuji.
Se si vuole affrontare una grande onda non si può prendere il mare con piccole barche.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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