Intervista a Gavino Loche

L’incontro con Gavino Loche è stato uno di quegli eventi casuali che, come spesso capita, ti sorprendono quando meno te l’aspetti. In una fiera di Francoforte decisamente sotto tono, mi aggiravo tra i padiglioni alla ricerca di possibili novità interessanti. Mi fermo tra due stand sconosciuti per rispondere al telefono e il caso vuole che proprio in quel momento al vicino stand di Galli Strings iniziasse la demo di questo chitarrista italiano che inizia con un bellissimo arrangiamento one-man-band all’acustica di Sultans of Swing. Ho subito capito di essere di fronte ad un musicista di un altro livello, un senso della musicalità e dello spettacolo che coniugati ad un look da moderno bardo ed un’umiltà notevole ne fanno uno dei personaggi a mio avviso più interessanti della musica italiana.

Dopo esserci conosciuti e incontrati qualche altra volta sono riuscito ad averlo sulle nostre pagine di ZioMusic.it per un’intervista che credo possa essere molto interessante per tutti i musicisti, ed in particolar modo per i tanti chitarristi che oggi sono attratti dal mondo dell’acustica moderna.

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ZioMusic.it: Gavino, tu sei ad oggi uno dei chitarristi più in vista in Italia nel movimento della chitarra acustica in stile moderno. Già da anni vinci premi e vieni invitato in alcuni dei meeting e fiere musicali più prestigiose. Ma da dove viene Gavino Loche, quali sono le tue radici?

Gavino Loche: Bella domanda! Sono nato in Sardegna ma appena compiuti i 18 anni sono “emigrato in continente” (ride, è un’espressione molto usata dagli isolani!).
Ho vissuto tra Bologna, Milano e Bristol (UK), per poi stabilirmi a Bologna, per la sua posizione geografica che mi permette di spostarmi agevolmente per raggiungere il resto dell’Italia e l’Europa, non certo per le opportunità artistiche che offre questa città.

ZME’ indubbio che in questi ultimi dieci anni la chitarra acustica stia vivendo una specie di secondo rinascimento, con tanti chitarristi come te che hanno preso lo strumento e vi hanno applicato qualsiasi tipo di tecnica possibile, dalle percussioni al tapping, dallo slap allo slide e chi più ne ha più ne metta. Tu che approccio hai alla chitarra acustica? Come hai sviluppato il tuo stile molto personale?

GL: Ho un approccio molto pratico, vedo la chitarra acustica come uno strumento per fare musica, non solo acustica. Molti chitarristi pensano a compartimenti stagni: con la chitarra acustica si suona musica acustica, folk, ecc… , con la chitarra elettrica il Rock, con la semiacustica il Jazz. Io se ho voglia di suonare Rock inserisco il distorsore nella chitarra acustica, se voglio suonare Jazz chiudo i toni e così via. Questo mi permette di arricchire le mie performance con ”contaminazioni” anche all’interno di un unico brano e, spero, di stupire l’ascoltatore con riff come Smoke on the Water suonati con la chitarra acustica distorta. Spesso noi musicisti ci dimentichiamo che quando veniamo ingaggiati per un concerto, siamo pagati (quasi sempre!) per intrattenere e non per annoiare i “poveri” ascoltatori di un concerto per sola chitarra acustica… mi annoierei anche io! (affermazione che condivo al 200%, ndr).

ZMHai registrato dischi con brani originali ma ai tuoi concerti e nei video su YouTube spesso ti si vede alla prova con arrangiamenti incredibili di grandi classici della musica. Come scegli le cover da riarrangiare?

GL: Scelgo semplicemente i brani che mi piacciono, adoro arrangiare musica per sola chitarra. Ogni pezzo è una nuova sfida e uno stimolo alla ricerca di nuove soluzioni.

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ZMSe da un certo punto di vista le cover sono una grande possibilità di mettersi alla prova con pezzi molto noti al pubblico, da un altro punto di vista c’è un po’ una rincorsa agli effetti speciali e ‘fuochi d’artificio’ tra chitarristi per ottenere più visibilità. A mio modo di vedere tu invece riesci a bilanciare molto bene lo spettacolo con la musicalità. E’ una cosa che ti viene istintiva oppure come per la tecnica studi meticolosamente i tuoi spettacoli?

GL: Come ho detto prima: siamo degli intrattenitori! Devo sempre fare i conti con il pubblico, cercare di non annoiarlo. A casa posso suonare tutto quello che mi pare e come mi pare, ma sul palcoscenico il discorso è diverso. Capisco subito se agli ascoltatori piace quello che sto suonando e se mi accorgo che l’attenzione e l’interesse per la mia musica sta calando, cerco di chiudere il pezzo che sto eseguendo per passare ad un altro.

ZMPersonalmente ci siamo conosciuti la prima volta quest’anno al Musikmesse di Francoforte, in cui rimasi catturato dal tuo arrangiamento di “Sultans of Swing”. Fiere e dimostrazioni a parte, qual è lo spazio che si può prendere la chitarra acustica oggi?

GL: Fortunatamente (per me!) negli ultimi anni la chitarra acustica ha avuto, grazie alla sua evoluzione, un aumento esponenziale di popolarità. L’interesse generale da parte anche di chitarristi di altra estrazione, elettrici, ma soprattutto classici ha fatto si che i festival, le fiere e tutto quello che orbita intorno alla musica crescessero di numero, importanza e seguito.
Tutto questo si percepisce anche dal numero sempre crescente di prodotti e accessori dedicati a questo strumento.

ZMDa musicista a musicista è abbastanza inutile dirci quali sono le condizioni della musica live degli ultimi anni nel nostro Paese. Parliamo in positivo, come chiediamo spesso ai musicisti italiani, quali sono secondo te alcune possibili soluzioni che aiuterebbero ad uscire da questa situazione?

GL: Non c’è via d’uscita… oggi mi sento proprio positivo! (Ride forte)

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ZMAlcuni odiano questo tema, altri sono molto informati. Se i dischi si vendono sempre meno e la fascia medio-piccola della musica live soffre, il fenomeno dello streaming cresce a ritmi vertiginosi, ma sembra che a guadagnarci siano più che altro le società e poco i musicisti. La sopravvivenza della musica dipende anche dalla sopravvivenza economica dei musicisti. Tu come la vedi?

GL: Credo che non sia poi cambiata tanto la situazione. Anche prima guadagnavano più le società che i musicisti. Il sistema è cambiato ma questo non significa che sia peggiorato. Non ho vissuto negli anni in cui i dischi si vendevano e non si usavano come sotto bicchiere come oggi. Però quanti di noi (musicisti) avrebbero potuto permettersi di registrare e stampare un disco. È vero che oggi non si vendono i CD ma è anche vero che i costi per realizzarli sono ormai bassissimi, se hai un po’ di buona volontà puoi ottenere un prodotto professionale o quasi anche a casa tua.
Il musicista ha sempre avuto la “fama” di essere uno squattrinato, non è un questione di epoche, di YouTube o Spotify.

ZMSo che hai sposato il progetto Effedot, ma suoni anche altre chitarre. Puoi parlarci della tua strumentazione ed anche della pedaliera che usi, che in molti ai tuoi live vengono a fotografare o sbirciare?

GL: Con Effedot è stato amore a prima vista. Ho assistito alla nascita del progetto, ho provato tutti i prototipi in fase di progettazione ed ho lavorato con l’ideatore, Reno Brandoni, per rendere questi strumenti sempre più performanti ma, allo stesso tempo, mantenendo contenuti i prezzi al pubblico. Da qui la definizione di “chitarra sociale”, coniata Reno.
Vi darò un’anteprima: a fine settembre arriverà la nuova serie. Fasce e fondo in palissandro e piano armonico in abete. Body auditorium, auditorium cutaway, dreadnought, parlor, jumbo e classica cutaway. Tutti con tastiera da 46 mm (eccetto la classica da 52 mm). Tutti i modelli saranno anche disponibili elettrificati (Fishman).
Suono anche chitarre Lakewood e proprio in questo periodo arriverà la mia nuova custom… la Lokewood (Ride). A parte gli scherzi, sarà uno strumento fantastico, costruito su mie specifiche… per il chitarrista che non deve chiedere mai (Ride ancora)! Sarà amplificato con un LR Baggs Anthem.
Suono anche delle chitarre artigianali realizzate da Sangirardi & Cavicchi, strumenti davvero belli.
La mia pedaliera/e è in costante mutazione. Uso, solitamente, un preamplificatore stereo della Grace Design, Felix. È uno strumento fantastico, ha tutto quello di cui ho bisogno. Alterno poi l’M2000 della Tc Electronic, un riverbero che adoro e lo Space della Eventide, sempre riverbero. Non uso altro a parte un distorsore ed un octaver.

cover-gavino-metodoZMCome domanda di rito ti chiedo cosa stai preparando per il futuro e dove potremo vederti prossimamente.

GL: Proprio ora sto preparando le valigie per la Cina.
A fine settembre sarò all’Acoustic Guitar Village (Cremona Mondomusica), dove oltre a fare da dimostratore per Aramini Strumenti Musicali, presenterò il mio libro “Contemporary Fingerpicking Guitar“, edito da Fingerpicking.net e distribuito in Italia da Curci.
Subito dopo uscirà anche il nuovo CD.

 

 

 

Info: Gavino Loche Sito Ufficiale

Info: Gavino Loche Facebook

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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