AudioLezioni: Voice Recording – Parte 1

Dopo tanti anni di esperienza sia come cantante e insegnante di canto, musicista, produttore e fonico di studio, ho pensato che poteva essere interessante scrivere un articolo combinando questi aspetti, sperando di dare qualche consiglio utile a chi è alle prime armi o non ha le idee molto chiare sugli aspetti tecnici dell’incisione e del successivo trattamento e mixing della voce. Perciò questo è un articolo dedicato sia a tutti i cantanti che devono registrare la voce in studio, ma anche a chi si occupa di registrarla e poi procede ad editarla e processarla, e/o chi come me (e tanti altri) fa tutte e due le cose. Sono convinto poi, che sia molto utile che il cantante conosca quelle che sono effettivamente le esigenze di un fonico per registrare bene una voce, e viceversa. Se il fonico ha qualche nozione su come funziona la voce umana, e soprattutto su come funzionano le/i cantanti (!), sicuramente potrà migliorare il suo workflow, la performance e il risultato in generale.

Se negli ultimi 20 anni, con la tecnica digitale, il modo di registrare e editare la voce si è a dir poco rivoluzionato, il corpo umano è rimasto lo stesso, perchè gli organi fonatori sono sempre quelli, e anche le orecchie purtroppo non hanno subito upgraBrauner_2de. O forse è meglio così?

Voice Recording – Parte 1

La voce umana è una cosa magnifica ma allo stesso momento è anche lo strumento più complesso da gestire. Le prime volte in studio di registrazione sono di solito abbastanza traumatiche per un cantante agli esordi, questo perché la situazione è molto diversa rispetto alla sala prove o alle esibizioni dal vivo. Innanzitutto si utilizzano delle cuffie per l’ascolto, per non avere rientri, e questo può risultare problematico per chi non vi è abituato. Inoltre vengono adoperati microfoni molto più sensibili e dettagliati di quelli usati in sala prove o nei concerti, che possono intimidire, visto che anche il rumore più piccolo viene intercettato. Ricordiamoci anche che cantando in qualche modo ci si ‘denuda’ in modo particolare davanti al fonico e alle altre persone presenti in studio e, a livello psicologico, non è per niente facile superare le proprie timidezze e insicurezze. La particolarità della voce umana è proprio quella: c’è una connessione diretta tra emozioni e performance, perciò è molto importante che il cantante si senta al proprio agio, perché paura e agitazione possono ripercuotersi negativamente sul cantato.

Allora come ci si prepara da cantante a una sessione vocale in studio? E quali sono gli errori più comuni?

melodyne_small“Beh … cosa ci vuole? …
Tanto in studio adesso sanno cantare tutti …”

Partiamo subito con lo sfatare un mito: anche con le tecniche più avanzate che ci offre l’era digitale è un grosso errore aspettarsi qualcosa che sconfina nell’alchimia, tipo “trasformare il piombo in oro” (per non dire una parola brutta in sostituzione di “piombo”).
E’ vero che con Melodyne o altri software di editing per la voce ormai si riescono a sistemare molto bene difetti di intonazione e tempo, ma gli elementi fondamentali di una buona performance vocale come timbro, pronuncia, attitudine, interpretazione ed emozione non sono in alcun modo aggiustabili con delle macchine o software. Dunque… è comunque auspicabile una buona preparazione tecnica del cantante.

Are you ready?
In previsione di una session di registrazione occorre tenersi in una buona condizione psicofisica già alcuni giorni prima di entrare in studio. Le corde vocali e il diaframma sono muscoli e come tutti i muscoli risentono dello stile di vita. E’ importante dunque evitare sforzi, prendere freddo o dormire poco. Nel giorno della registrazione svegliarsi almeno un paio d’ore prima della performance e bere acqua a sufficienza già prima di cantare, oltre a portarsi una bottiglietta d’acqua in studio. Meglio cantare a stomaco vuoto o almeno 2/3 ore dopo un pasto (leggero). Inutile dire che il fumo fa male, e l’alcol e le altre droghe pure. Lo so… tanti dei nostri cantanti preferiti facevano esattamente tutto il contrario mentre incidevano le voci di alcuni dei brani più belli della storia della musica. Diciamo che per loro andava bene, per noi altri invece no.

a day in lifeParole, parole, parole
Nella maggior parte dei casi è possibile sapere prima della registrazione che cosa si va a cantare. Siccome richiede molto allenamento leggere e cantare al momento in modo espressivo, conviene studiare bene prima melodia e testo. Per chi non sa scrivere e leggere la musica (circa il 90% dei cantanti), aiuta sicuramente farsi i classici segni sul foglio del testo per ricordarsi magari un attacco particolare, una svisa, uno stop, stesure particolari, ecc. Non dico che per forza bisogna sapere il testo a memoria, ma è ovvio che più si conosce il testo (ed il significato del testo!), migliore sarà l’interpretazione.
Sembra una cosa da poco, ma vedete di mettervi in una posizione che vi permetta di leggere, e cantare in modo agevole in direzione del microfono, perché uno spostamento continuo della testa per leggere il testo risulta in variazioni timbriche che comportano una registrazione poco omogenea della voce.
Importantissimo: portate sempre una copia del testo anche al fonico!

De penn is on de teibol
Tanti italiani fanno fatica a pronunciare correttamente l’inglese. Se dovete cantare un brano in lingua inglese, consiglio vivamente di farsi aiutare da una persona che pronunci bene l’inglese, non per forza madrelingua. Non si tratta di cantare con un inglese oxfordiano perfetto, anche i cantanti “brit” ormai cantano con pronuncia “USA-oriented”, ma bisogna cercare di essere almeno credibili.
Se come me fate fatica a pronunciare correttamente l’italiano fatevi aiutare da una persona che parli bene l’italiano.

Ambiente
L’ambiente è importante per una buona registrazione della voce. Non sto solo parlando del fatto che è ovviamente meglio registrare la voce in una stanza silenziosa e acusticamente controllata. Ma sono convinto che anche un’illuminazione piacevole, una temperatura equilibrata e dell’arredamento decente contribuiscono ad una buona performance. Se vi capiterà mai di registrare una canzone natalizia con le luci al neon a palla dentro un vocal booth che funge anche da sgabuzzino per le scope, con una temperatura media tra i 32 e 35 gradi e senza riciclo d’aria, capirete di che cosa sto parlando.

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Microfono e anti pop
Il microfono è il miglior amico del cantante e sfruttandolo al meglio, permetterà di evitare interventi di processing pesanti a livello di dinamica e di equalizzazione, il che fa felice sia cantante che il fonico. I microfoni usati in studio per la voce (di solito a condensatore a grande diaframma, ma si possono usare anche dei bei dinamici) sono molto fedeli nella ripresa con un’eccellente risposta in frequenza. Essendo molto sensibili significa che bisogna stare attenti a non creare rumori fastidiosi. Vuol dire no a catenine, braccialetti e altri accessori che potrebbero rientrare nelle tracce, ma anche tenere il tempo con mani o piedi è vietato.
Di solito i fonici preferiscono posizionare la capsula del microfono leggermente più in alto rispetto alla bocca ed inclinarla leggermente. Questo al cantante interessa relativamente poco, perché il suo riferimento sarà sempre la posizione davanti al filtro antipop, attrezzo indispensabile per tenere sotto controllo l’impatto sulla membrana dello spostamento d’aria che creano i suoni plosivi, e proteggere il microfono da eventuali “sputazzi”, che alla lunga potrebbero danneggiare la capsula.

In piedi!
In studio si canta possibilmente in piedi, e tutti i metodi di canto vi diranno che non va bene cantare da seduti, perché il diaframma non si può muovere del tutto liberamente, ma… io devo farlo per forza tutte le volte che incido la mia voce da solo, perché monto il microfono in regia e sto seduto davanti ai monitor per controllare la DAW e tutti i macchinari. Mica posso continuamente alzarmi e sedermi. Confermo che faccio più fatica a cantare, ma in qualche modo funziona lo stesso.

Distanza
La distanza da tenere dal microfono dipende dal genere di microfono stesso, dal tipo di voce, dal materiale e genere che va cantato e dalla grandezza e comportamento acustico della stanza.
In generale si parla di una distanza di 10-30 cm dall’antipop, che viene variata durante l’esecuzione, adattandola alle parti cantate. L‘effetto di prossimità, cioè quel boost di frequenze basse che avviene quando la bocca si avvicina al microfono, può essere utilizzato per dare maggiore spessore e calore alla propria voce. E’ una capacità tecnica importante da sviluppare ma va dosata molto bene. D’altro canto invece, si deve anche imparare ad allontanarsi leggermente dal microfono nel momento in cui la parte vocale sale di intensità e di dinamica.

Sennheiser Hd 380L’ascolto in cuffia
Deve essere il migliore possibile. Fino a quando non vi sentite a vostro agio continuate a chiedere al fonico degli aggiustamenti per il rapporto tra base (e/o anche del mix dei singoli strumenti, metronomo, ecc…) e volume della voce. Personalmente non mi piace avere dei volumi troppo alti in cuffia quando registro e mi piace sentire la voce abbastanza dentro il mix, che mi aiuta anche ad essere intonato. Preferisco anche sentire la voce “dry”, senza eq, compressione e riverbero, perché capisco meglio se ci sono delle imprecisioni. Comunque c’è chi preferisce volumi alti in cuffia e magari un riverbero “di ascolto”. De gustibus non disputandum est. Importante è sentirsi a proprio agio.
Attenzione: la cuffia a livello psicoacustico può essere molto ingannevole. Spesso sembra di essere intonati, ma non è così! So che è fastidioso sentirsi dire di essere stonati, ma conviene fidarsi del fonico e/o produttore. Ascoltando dai monitor in regia si riesce a capire molto meglio le imprecisioni di intonazione. Poi comunque fatelo anche voi: alla fine di una parte cantata andate in regia a controllare con gli ascolti veri la vostra performance assieme al fonico/produttore, magari è sfuggito qualcosa. Se state registrando voi stessi, ogni tanto togliete le cuffie e ascoltate dai monitor.
C’è chi a volte trova comodo ascoltare solo con un auricolare della cuffia. Io no. Se lo fate, per favore appoggiate l’altro auricolare da qualche altra parte sulla testa, cioè non fatelo penzolare liberamente così che il suono che esce dall’altro padiglione crei fastidiosi rientri nel microfono.

Collaborazione
Non c’è niente di male nell’accettare qualche dritta dal fonico! A volte c’è troppo distacco tra le due parti, invece una buona intesa è molto importante per il risultato. Ricordate che il fonico probabilmente ha registrato decine e decine di voci diverse ed è abituato a fare anche un po’ da psicologo, visto che ha a che fare con i cantanti. Io dico sempre: “Patti chiari, amicizia lunga”, cioè nessuno si deve offendere per valutazioni o critiche che sono puramente tecniche. Vale sia per il cantante che per il fonico.

Cellulare? Off!
Quando si registra i cellulari devono essere spenti, o almeno messi in un posto dove non possono disturbare!!! Non vorrete mica rovinare la vostra take della vita? Oltre allo squillo o la vibrazione, spesso il cellulare crea delle interferenze con l’audio equipment che prontamente vengono captate e registrate assieme alla voce, con il risultato di dover rifare la parte rovinata. Vi posso assicurare che ci sono delle volte in cui non si riesce più a ritrovare lo stesso feeling,  tipo di groove o interpretazione di una parte vocale, che appunto è venuta in modo irripetibile.

Si parte (quasi)
Mentre è stato aggiustato il rapporto tra base e voce per l’ascolto in cuffia, il fonico di solito ha già settato anche il guadagno del preamplificatore e impostato l’eventuale compressore. Quindi tutto è pronto per partire con la registrazione.

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Rec!
Ricordiamoci che stiamo per registrare qualcosa che rimane nel tempo e che potrà essere riascoltato. Non è una performance dal vivo dove una sbavatura passa magari inosservata, ma una traccia vocale registrata in studio, al massimo delle possibilità!
Pensate: Frank Sinatra in una delle sue interviste racconta che quando lo invitavano a feste mondane si assicurava sempre che per nessuna ragione ci fossero delle sue incisioni tra la musica di sottofondo. Questo perché in alcune delle sue registrazioni secondo lui c’erano degli errori, e risentirli lo faceva impazzire, ricordandogli la sua presunzione nel fare tutto praticamente sempre alla prima o massimo seconda take di registrazione.  

Perciò conviene mettersi da subito il cuore in pace: è praticamente impossibile riuscire a registrare la parte vocale di una canzone tutta di fila, senza neanche sbagliare una volta, e la cosa bella è che non è assolutamente necessario! Se il recording digitale adesso ci offre la possibilità di poter rifare praticamente all’infinito le parti non perfette, non vedo perché non approfittarne! Lo fanno tutti i cantanti (tutti!), incluso Chris Cornell e Beyoncè (giusto per citare un paio di cantanti oggettivamente bravi), allora perché noi dovremmo farci dei problemi?

comping_720Attenzione però, spesso sono proprio le prime take ad essere quelle più cariche di emozione. Conviene allora registrare due o tre take intere su tracce diverse, e scegliere assieme al fonico le parti migliori, una tecnica che viene chiamata “comping”,  e la traccia risultante “composite track”.
A questo punto si può cominciare a lavorare di fino ascoltando attentamente dall’inizio le parti cantate, frase per frase, ricantando le parti errate o imprecise, fino ad arrivare alla traccia finale, definitiva. Il comping, grazie al recording digitale multitraccia, permette un lavoro accuratissimo: volendo si possono sostituire anche solo delle parole o delle sillabe. Il fatto che adesso tramite le waveform si può “vedere” l’audio, permette un editing molto preciso. Sta a voi decidere fino a dove volete e/o potete arrivare. Se non siete sicuri, consiglio ancora di farsi aiutare dal fonico a prendere certe decisioni.

Il tempo in studio è prezioso, e ha un certo costo, anche se adesso con tutti gli home e project-studio i giochi sono cambiati un pochino. Comunque se non avete molta esperienza e state lavorando con un fonico bravo, fatevi guidare da lui, è un ottimo modo per risparmiare dei soldi. Se avete una persona che ha più esperienza di voi, di cui vi fidate, portatela con voi, due orecchie in più non guastano mai. Avere invece troppe persone in regia, che dicono la propria opinione, è controproducente: rallentano il lavoro, fanno perdere la concentrazione e danno fastidio al fonico.

Una volta finita la voce principale provate sempre ad aggiungere magari delle doppie voci o delle armonizzazioni che possono risultare utili nel missaggio finale. Un buon arrangiamento vocale non è quasi mai solo fatto della lead vocal. Se ascoltate qui sotto la versione a cappella del brano Sugar dei Maroon 5 capite subito cosa intendo. Quante volte avrete ascoltato questo pezzo? Vi siete mai accorti che ci sono tutte queste voci nell’arrangiamento?

Maroon 5 – Sugar (Studio Acapella – Vocals Only) + DL

Non perdetevi la seconda parte dell’articolo, dove tratteremo un po’ più gli aspetti tecnici della registrazione della voce. A presto su questi schermi!

 

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