STA Turntable, la “chicca” di Mixars

Quando si parla di giradischi professionali a noi Dj malati di vinile vola immediatamente il pensiero ad una celeberrima marca giapponese che si è imposta da ormai diversi decenni sul mercato come leader nel settore, e quando si deve discutere/scrivere di prodotti competitors è sempre un’ardua e delicata impresa.
Ma a noi piacciono le sfide, le cose nuove e audaci, purché si parli di eccellenza, e abbiamo così testato per voi una coppia di giradischi Mixars STA, rimanendone folgorati.

Mixars - Piatti 2

Il giradischi STA di Mixars.

Mixars è un brand nato da una costola dell’italianissima dB Technologies e dando un occhiata al suo snello catalogo su www.mixars.com (stiloso anche il sito) si capisce subito che ai ragazzi piace fare le cose per bene, puntando poco sulla quantità ma molto sulla praticità e qualità (scusate la rima).
Il giradischi STA, che si differenzia dall’unico altro modello prodotto dalla casa bolognese solo per la forma ad S del braccetto montato (l’LTA infatti monta un braccetto dritto), ha caratteristiche di tutto rispetto ed una componentistica che ci ha lasciato piacevolmente sorpresi.

Fin dal primo sguardo l’STA sembra fatto a posta per chi si destreggia in forma professionale nelle “Dj Battles” e per chi ha fatto dello “scratch” uno stile di vita. La sensibilità regalata alle dita dallo scivolare del disco sotto la puntina ed il suo motore di 4,5kg, 16 poli, 3 fasi senza spazzole che fornisce il feel ideale per lo scratch, ti convincono fin dal primo Start che il piatto è stato pensato, studiato e costruito dagli ingegneri Mixars avvalendosi della costante presenza di un Turntablist Champion a fianco.
Lo Start e Stop sono regolabili da due Knob dedicati proprio per personalizzarne il controllo e l’interessante funzione Reverse, attivabile da un tasto che inverte il senso di rotazione del giradischi, è veloce e reattiva quasi quanto quella di un CDJ.

Per noi che invece facciamo “semplicemente” girare dischi di Raw House Music senza lanciarci in funamboliche imprese e virtuosismi tecnici, tra fader bollenti e scratch supersonici, questo piatto è così figo?
La risposta è: decisamente si.
Il suo motore a trazione diretta, con coppia elevata e controllato al quarzo, garantisce una precisione perfetta della velocità durante la riproduzione dei dischi e questa cosa è evidente soprattutto quando ci si muove per mettere a tempo con il pitch ad alta risoluzione (+/- 8%, +/- 16% e +/- 50%) che permette mixaggi precisi ed un matching perfetto. Troviamo inoltre un tasto Quartz Lock che, se attivato, riporta il valore del pitch a zero indipendentemente dalla velocità a cui stava girando il piatto.

La scocca è di una resistente plastica nera opaca e conferisce un look molto, molto accattivante che pur diminuendo decisamente il peso del prodotto rispetto ad un giradischi prodotto interamente in alluminio, a nostro avviso, non ne compromette la resistenza e soprattutto non lo fa soffrire eccessivamente dei tanto temuti feedback sulla puntina ad alti volumi.
Abbiamo testato il piatto in diverse occasioni e possiamo dichiarare che, se montato su tavolo specifico con isolatori o lastra di marmo all’occorrenza, se ben calibrato e dotato di stabilizzatori clamps da mettere sopra il disco, i feedback sono ridotti al minimo anche a volumi molto alti e in ogni caso non sono maggiori rispetto a quelli percepibili con un altro piatto professionale più inflazionato.

Mixars - Piatti 1

Test del giradischi STA con stabilizzatori Clamps @ Push Party.

Altra cosa molto interessante, per chi è pratico di “battaglie” (NO, non stiamo parlando di Pokèmon!!!) Mixars propone un’esclusiva caratteristica su questo piatto, montando due uscite RCA switchabili tra Phono/Line che permettono di collegare un giradischi a due mixer contemporaneamente. Io, che invece di “battagliare” in consolle preferisco mangiare pane e groove in santa pace, ho provato a cablare il solito piatto in due canali del mixer usandone uno completamente “bagnato di effetto” e con un’equalizzazione totalmente diversa dall’altro. Ho giocato così, alzando e abbassando il canale “effettato” per miscelarlo con il canale “pulito”, come se stessi dosando il dry/wet di un plugin e il risultato è stato quello desiderato.
Si lo so, avrei potuto fare più o meno la stessa cosa utilizzando una delle uscite ausiliarie ma non tutti i mixer le hanno ed in questo modo ho potuto anche sfruttare i filtri, gli Eq ed il pre-ascolto del canale per scegliere il giusto effetto.

Una calda sera di luglio poi, mentre stavamo mangiando nella corte di casa nostra, mia moglie ha espresso il desiderio di ascoltare qualche vecchio vinile frusciante ed a me si sono illuminati gli occhi dalla gioia. L’entusiasmo è andato via via sempre più affievolendosi quando ho pensato che sarei dovuto entrare in studio, smontare la consolle, prendere un giradischi, prendere il mixer, portare fuori due casse preamplificate con relativi cavi/alimentazioni e cablare il tutto.
Poi l’illuminazione: “E se prendessi l’STA e, dopo averne switchato l’uscita su LINE, lo attaccassi con cavo RCA/Mini Jack all’entrata IN del nostro bellissimo e leggerissimo speaker (la marca la omettiamo) che utilizziamo in casa per ascoltare musica dai nostri iPhones?
Di colpo un fragoroso tuono in lontananza e la mia faccia diventa quella del dott. Frederick Frankensteinin in “Frankensteinin Junior”: “SI-PUO’-FAREEEEEEEE!!
Cinque minuti per montare il tutto e via di Marvin Gaye mentre si sorseggia un Vermentino ghiacciato. No amplificatore, no mixer, no menate.

Le due uscite Rca Line/Phono sul retro del piatto STA.

Le due uscite RCA Line/Phono sul retro del piatto STA.

Poi arriva mio figlio e, attratto da quel roteare ipnotico, si avvinca al piatto e schiaccia il tasto Reverse.
Per un momento sembra la rievocazione del Sabba, poi un’intro di fiati e chitarra wha-wha libero da ritmiche suonato in reverse e subito mi è sembrato di sentire un sample perfetto, di quelli che si trovano dopo ore ed ore di digging, per una produzione che già dall’idea prometteva un sapore molto ben definito.
Ovviamente il giorno seguente ho passato la giornata in studio e quel sample l’ho registrato proprio attivando il Reverse direttamente dal piatto. Avrei potuto farlo con il software di registrazione in digitale dite voi? Si certo. Ma non suonava nello stesso modo, soprattutto dopo aver giocato con il pitch e trovato il giusto swing.
Provare per credere.

In definitiva mi sono divertito molto con questi due giradischi Mixars, più di quanto mi aspettassi e la cosa mi rende felice.
Sapere che a più o meno 600 Euro (cadauno) possiamo avere tra le mani oggetti come questo fa venir voglia di credere che, a volte, si possono acquistare prodotti davvero buoni senza dover andare a vendersi gli organi per poterli pagare.
Date un’occhiata e un’ascoltata anche ai Mixer di Mixars e ditemi se non sono ‘concorrenzialissimi’ a livello qualità/prezzo, soprattutto se siete degli utilizzatori seriali di Serato.

Quasi dimenticavo, una luce blu elettrico con un plug intelligentissimo illumina i vostri cerchi neri con uno stile da paura e scordatevi di sfinirvi le dita a stringere i cavetti di massa dietro il mixer, i giradischi STA non ne hanno bisogno, niente, nisba.
Plug and play come un CDJ (aridaje con ste rime) ma con l’impagabile sensazione di annusare, toccare e far girare i vostri dischi preferiti.
C’mon!

Info: www.mixars.com

 

Matteo Zarcone
Drummer/dj/producer
Redazione ZioMusic.it

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