Recensione cuffie Beyerdynamic DT1770 Pro

Spesso e volentieri, in passato come oggi, si parla di dinastie. Dinastie politiche, economiche, sportive e perchè no anche dinastie legate a prodotti di largo consumo che fanno parte del mondo dell’intrattenimento audio-video. Se poi questo termine lo volessimo applicare al mondo delle nostre amate cuffie, i nomi che vengono in mente si possono contare sulle dita di una mano: Akg, Sennheiser e Beyerdynamic.
Austriaca la prima, tedesche le altre due possiamo vedere un maggiore successo commerciale di Akg e Sennheiser nel mondo audiofilo, ed un maggior risultato invece di Beyerdynamic nel mondo dell’audio professionale e delle cuffie da studio. E si sa che i professionisti dell’audio amano affidarsi a prodotti seri e senza fronzoli, prodotti che li mettano in grado di prendere decisioni cruciali sui brani a cui stanno lavorando o sull’evento live che stanno monitorando. Per questo le case costruttrici spendono cifre consistenti in ricerca, sviluppo, sperimentazioni di forme, materiali e soluzioni tecniche.
Beyerdinamic ad esempio si è distinta con i driver Tesla su alcuni dei propri modelli di punta come la T1. La tecnologia prevede l’utilizzo di un magnete molto potente all’interno del driver in grado di riprodurre una gamma dinamica molto ampia, dalla timbrica pulita e con una percentuale bassissima di distorsione armonica. Anche per questo la T1 è diventata uno dei maggiori successi commerciali nell’ambito delle cuffie dinamiche. Oggi tuttavia Beyerdinamic ha voluto spingersi oltre migliorando, con la versione 2.0, i driver Tesla della sua linea di cuffie professionali. Tra queste la nuova Beyerdynamic DT1770 Pro oggetto della nostra prova.

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Design e Funzionamento

La DT1770 Pro è una cuffia dinamica che per certi versi proviene da lontano. Essa rappresenta infatti l’evoluzione naturale di tutta una serie di modelli che per anni hanno calcato le scene dell’audio professionale. Stiamo parlando di modelli che hanno fatto storia e sono ancora oggi parte integrante della dotazione di moltissimi studi di registrazione o di strutture di broadcasting radio-televisivo. Ci riferiamo in particolare alle Beyerdynamic DT770, DT880 e DT990 nelle diverse versioni commercializzate negli anni con differenti carichi di impedenza. La DT1770 Pro esteticamente è palesemente figlia di queste 3 cuffie, anche se comunque gode di tutte le evoluzioni che riguardano i driver ed i materiali impiegati per la sua costruzione.

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L’alloggiamento in alluminio che contiene i driver garantisce un movimento minimo una volta indossata la cuffia. Le barre regolabili, che avvolgono l’archetto che collega i due driver alla fascia in pelle superiore, sono robuste e sicure. L’imbottitura a schiuma a due strati che riveste la parte superiore della fascia di cuoio è confortevole, ma anche piuttosto solida. La DT1770 Pro viene fornita di una comoda custodia richiudibile tramite cerniera, di una coppia di pad in pelle che si aggiungono a quelli in velluto montati sulla cuffia e di una coppia di cavi rimuovibili sbilanciati e terminati entrambi, da un lato con connettore mini-xlr e dall’altro con il classico jack da 6,3 mm. Tali cavi hanno una lunghezza di 3 e 5 metri e si differenziano per il fatto che quello più lungo è arrotolato a spirale. La cuffia è del tipo dinamico chiuso, con 250 Ohm di impedenza e monta 2 driver da 45 mm che sfruttano l’evoluzione al livello 2.0 della tecnologia Tesla già impiegata da Beyerdynamic nei precedenti modelli di punta. Un sistema che ha ridotto ancora di più la perdita di flusso magnetico, migliorando in maniera ottimale il trasferimento della forza magnetica alla bobina.
Nei sistemi convenzionali di cuffie dinamiche il magnete al neodimio viene usato al centro del sistema, e la sua dimensione è naturalmente limitata dallo spazio all’interno delle cuffie. Con l’utilizzo del sistema Tesla 2.0, il magnete è montato come un anello che circonda la bobina e questo permette di convogliare più energia alla membrana e quindi al driver della cuffia.
Il peso della DT1770 Pro è di circa 400 grammi anche se sembra più leggera una volta indossata. La sua sensibiità è di 102 dB e la risposta in frequenza va da 5 a 40000 Hertz.Il prezzo è di circa 520 euro.

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Prova d’Uso

Come di consueto, una volta estratta dalla sua custodia, abbiamo lasciato suonare la DT1770 Pro per una settimana intera prima di qualsiasi test critico di ascolto. Credo che una fase di rodaggio preliminare sia fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi prova e ogni prodotto nuovo che entra nel mio studio viene sottoposto rigorosamente a questo tipo di trattamento. Ho voluto inoltre utilizzare tutte le cuffie della stessa fascia di prezzo in mio possesso e tutti gli amplificatori presenti nel mio studio in modo da relazionarvi in modo più completo sul prodotto in questione.

Come sorgente ho utilizzato la mia DAW impiegando i DAC della Esi Julia, il Mytek Stereo 96 DAC e il Tobby della Firestone Audio. Come amplificatori cuffie ho schierato in campo il Lake People G100, l’iFi Audio iCAN SE e l’Audio-GD Master 9. Come player ho utilizzato Jriver con Fidelizer e Process Lasso. La scelta dei brani musicali da ascoltare durante il test ha spaziato dal rock, al jazz, all’elettronica.

  • JEAN MICHAEL JARRE – ELECTRONICA 2 THE ART OF NOISE : traccia 2 caratterizzata da bassi molto profondi ed articolati e un soundstage molto ampio;
  • MARC CARY – RHODES AHEAD VOL 2 : traccia 5 per il realismo e l’incisione del basso e della batteria;
  • MARCUS MILLER – M2 : traccia 9 per testare le frequenze sotto i 50Hz e la tenuta dinamica della cuffia;
  • SOHN – TREMORS : traccia 9 per la spazialità della registrazione e per il realismo riproduttivo sulle voci;
  • DAVID GILMOUR – RATTLE THAT LOCK : traccia 8 per i contrasti tra macro e microdinamica;
  • RAGE AGAINST THE MACHINE – RATM : traccia 10 per la tenuta dinamica della cuffia e per il realismo riproduttivo delle chitarre elettriche.

Trattandosi poi di una cuffia creata appositamente per il mercato professionale ho voluto verificare il suo comportamento anche in ambiti broadcast.
Ho cominciato gli ascolti utilizzando il G100. La cuffia segna decisamente un bel passo avanti rispetto alle sue progenitrici regalando dei bassi profondi ed articolati, una timbrica piuttosto equilibrata ed un buon soundstage. Collegandola poi all’iCAN SE si nota subito un ottimo abbinamento per via del maggior realismo riproduttivo, una timbrica leggermente più neutra, una maggior naturalezza nella parte alta dello spettro sonoro e un soundstage ancora più ampio. Collegandola successivamente al Master 9 si nota subito una maggior potenza di erogazione che si traduce in una maggiore precisione dei transienti, in una restituzione più reale delle voci ed in una maggior discrepanza tra microdinamica e macrodinamica. La DT1770 Pro sembra anche acquisire leggermente maggior corpo scendendo anche un po’ più in basso.

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Rispetto alla mia vecchia, si fa per dire, DT880 a 600 ohm, si sente subito come il progetto DT1770 Pro sia una spanna avanti rispetto a quest’ultima, che seppur abbinata agli stessi amplificatori ha fornito una performance inferiore rivelandosi un prodotto che ha fatto ormai il suo corso. La vera rivale della DT1770 Pro, almeno in questa prova, si è rivelata la AKG K7XX che pur non avendo la stessa profondità ed impatto in basso rispetto alla nuova nata di casa Beyerdynamic, ha comunque fornito una prestazione degna di nota per realismo, riproduzione e coerenza timbrica, soprattutto se abbinata all’iCAN SE e al Master 9.
Impiegando poi la cuffia in ambito broadcast per il controllo qualità di film e documentari ho apprezzato maggiormente la DT1770 e la sua abilità nel rivelare chiaramente ronzii, fruscii, sibilanti e saturazioni da eccessiva compressione dinamica sia nel parte più bassa dello spettro sonoro che sulle frequenze medio alte. Provando poi per curiosità a sostituire i pad in velluto con quelli in pelle (operazione tra l’altro non molto facile) ho avvertito una leggera minor congestione delle basse frequenze ed un leggero miglior rendimento dei medio bassi, ma in una percentuale così minima da non giustificare tutta la fatica fatta per sostituire i pad in velluto.

Conclusioni

Per il prezzo a cui viene venduta la DT1770 si presenta sul mercato come una concorrente agguerrita in grado di dare del filo da torcere anche a cuffie più blasonate. Non ha certo la leggerezza della DT880, tanto che dopo averla indossata per un certo numero di ore potrebbe creare qualche fastidio, tuttavia appare vincente l’audace scommessa di Beryerdynamic di riversare il meglio della propria tecnologia Tesla su una cuffia per il mercato professionale.
La DT1770 è inoltre una cuffia piacevole anche esteticamente, bisogna però prestare attenzione ai due cavi che collegano entrambi i driver all’archetto in quanto potrebbe essere molto problematica l’accidentale rimozione di uno di essi. E’ infine una cuffia dalla timbrica molto interessante, con una buona scalabilità in termini di prestazioni pure. Scordatevi però di poterla sfruttare appieno con uno smartphone in quanto ha bisogno di un setup di un certo livello e potenza per rendere al meglio. Ma dubito che strumenti di qualità quali amplificatori per cuffia e DAC di un certo tipo manchino in uno studio di registrazione o in un ambito broadcast, ambienti per i quali la Beyerdynamic DT1770 Pro è stata creata.

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Opinione

Sinceramente ho sempre avuto un rapporto di amore-odio con la mia DT880 ed ho finito per anni per lasciarla nella sua custodia in favore di cuffie più performanti. Così, quando ho ricevuto nel mio studio la DT1770 Pro non sapevo cosa aspettarmi, ne mi ero preoccupato di leggere opinioni e recensioni in merito. Partito quindi con un certo scetticismo, mi sono dovuto poi in buona parte ricredere per quella che penso sia una cuffia dal rapporto qualità-prezzo molto alto. Una cuffia che in studio sarà utilissima per il tracking di stumenti come la batteria ed il basso in fase di registrazione dato che i nuovi driver Tesla 2.0 permettono livelli di pressione sonora davvero elevati senza particolari distorsioni. Una cuffia che nella parte bassa dello spettro può rivaleggiare con alcune ortodinamiche per velocità ed impatto. Può essere uno strumento valido in ambito live o broadcast ma che richiede comunque una sorgente ed un amplificatore all’altezza per suonare a dovere. In questo caso l’abbinamento con l’amplificatore iCAN SE di iFi Audio si è rivelato il combo più azzeccato come rapporto qualità-prezzo e dimensioni.
In conclusione, se si vuole dotare il proprio studio di uno strumento professionale valido ed alternativo, credo che la Beyerdynamic DT1770 valga il suo prezzo soprattutto quando magari non ci si può affidare completamente, per le decisioni più critiche, ai monitor da studio in una stanza non trattata.

Giudizio

1) La qualità sonora è molto buona – 8
2) Il valore dell’apparecchio rapportato al prezzo è molto buono – 10
3) Le misure dichiarano valori buoni – 8
4) La qualità costruttiva e l’estetica dell’apparecchio sono buone – 8
5) La versatilità è abbastanza limitata all’ambito professionale – 7

Voto Finale : 8,2

 

Info: www.beyerdynamicitalia.com

Info: www.dbtechnologies.com

 

Francesco Donadel Campbell
Mastering Engineer

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