Uno studio AES dichiara che l’audio hi-res fa la differenza

Quanti post, commenti e quanti articoli avete letto in questi anni riguardo l’annosa disputa tra chi sostiene che l’audio in qualità standard, che prendere come riferimento i CD con audio formato .Wav a 16 bit e 44.1kHz, sia sufficiente per l’orecchio umano e chi invece è convinto che l’alta risoluzione faccia la differenza regalando un ascolto inconfutabilmente e percettibilmente più dettagliato e dinamico?
Quando parliamo di audio ad alta risoluzione genericamente si intendono tutti i formati digitali che superano la qualità del CD. Non esiste ancora uno standard globale per l’audio HD, anche se le codifiche maggiormente utilizzate sono 24 bit/96 kHz (3,2 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD) e 24 bit/192 kHz (6,5 volte di dati in più in trasmissione rispetto ai CD).

Hi-Res audio vs CD

Ora c’è uno studio scientifico che prova a mettere ordine in tutte le congetture ed a dare una risposta oggettiva, seppur non definitiva, alla domanda se l’audio ad alta risoluzione sia un effettivo vantaggio per l’ascoltatore oppure se si tratta solo di suggestioni.
Lo studio è del Dr. Joshua Reiss del Centro per la Musica Digitale della Queen Mary University di Londra, ed è stato pubblicato questo mese sul giornale ufficiale dell’AES (Audio Engineering Society).
L’AES, fondata nel 1948, è una società che oggi conta oltre 14 mila membri in tutto il mondo ed ha come scopo quello di diffondere e scambiare informazioni tecniche nell’industria audio.

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Questo meta-studio ha raccolto dati da 18 studi studi scientifici precedenti che hanno visto coinvolti un numero complessivo di 450 partecipanti che hanno ascoltato diversi brani musicali in differenti formati. In totale gli studi hanno accumulato dati in 12 mila diversi ascolti nei quali ai partecipanti è stato chiesto di discriminare tra vari formati. Il risultato finale è stato che la maggior parte degli ascoltatori hanno saputo distinguere tra formati a qualità standard e quelli ad alta risoluzione, specialmente se erano stati prima addestrati prima a capire e percepire la differenza. Sembrerà strano ma questa è la prima volta che le tecniche di meta-analisi sono state applicate ad una ricerca di ingegneria audio.

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In aggiunta all’addestramento, le ricerche suggeriscono che ci sono altri fattori che favoriscono il riconoscimento della differenza di qualità audio. Tra questi fattori, ad esempio, c’è la durata dei sample ascoltati. Samples più lunghi hanno dato risultati più positivi. La conclusione dello studio dice quindi che: “la qualità percepita di una registrazione audio e di una catena di riproduzione della musica aumenta passando dalla risoluzione standard ad una risoluzione più alta.” Detto semplicemente, si, l’alta risoluzione si sente.

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Reiss aggiunge: “I puristi dell’audio e l’industria dell’audio dovrebbero essere contenti di questo risultato. Il nostro studio afferma che l’alta risoluzione ha un piccolo ma importante vantaggio rispetto ai contenuti a qualità standard. Gli ascoltatori addestrati sono stati in grado di riconoscere una qualità più alta circa il 60% delle volte.
La teoria ed il senso comune dicono che la qualità CD è sufficiente per catturare e riprodurre tutto quello che possiamo sentire, ma le non idealità del processo e della catena di riproduzione fanno si che alla fine l’audio HD risulti comunque per molti più brillante o più intenso.
Continua Reiss: “Speriamo ora di poter andare avanti con la nostra analisi per identificare come e perchè vengono percepite queste differenze, realizzando anche degli esperimenti più efficaci.

Sony propone ad esempio prodotti che coprono l'intera catena audio ad alta risoluzione, sia per dispositivi portatili che per la casa.

Sony propone ad esempio prodotti che coprono l’intera catena audio ad alta risoluzione, sia per dispositivi portatili che per la casa.

Questo studio sembra aver quindi segnato un punto a favore degli sforzi che molti produttori stanno facendo per produrre sistemi di riproduzione migliori e più adatti a risoluzioni alte. L’esperienza comune ci dice però che i dispositivi di ascolto più utilizzati oggi hanno ridotto la qualità finale dell’audio, piuttosto che aumentarla. Inoltre questo studio ci dice che una grossa parte delle probabilità di successo di questo mercato si giocherà sulla capacità delle aziende di educare gli ascoltatori a qualcosa di meglio, perchè l’ascoltatore medio potrebbe non capire la necessità di spendere i propri soldi per avere una differenza che non riesce a percepire.

 

Info: www.aes.org

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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