Recensione: dbx 500 Series – dbx 580 & dbx 560A

L’idea del “lunchbox” (in italiano: porta pranzo), una specie di mini-rack portatile alimentato per contenere dei processori audio, nasce già a partire dagli anni ’80, quando alcuni ingegneri intraprendenti si crearono delle specie di channel strip personalizzate, utilizzando vari moduli della serie 500 dell’azienda americana API (Automated Processes Inc., storico produttore di mixing console modulari), per concatenarli a proprio piacere.
Una curiosità: anche se API nel 1985 inizia ufficialmente la produzione del lunchbox, solo nel 2010 riesce a ottenere il marchio di fabbrica negli Stati Uniti. Se “lunchbox” di fatti era diventato un po’ un termine generico per identificare rack alimentati che possono contenere moduli della serie 500, ora questo termine è proprietà esclusiva di API.

Lunchbox_vintageIl mercato di processori “500 Series” ha sperimentato un vero boom negli ultimi anni, e tante aziende di equipment audio professionale adesso propongono una linea di moduli 500 tra i loro prodotti. Al NAMM Show 2016 anche il produttore americano dbx ha lanciato una serie di moduli 500, che finalmente sono arrivati in Italia grazie al distributore Leading Technologies. La linea per adesso vede 10 modelli diversi tra eq parametrici, preamplificatori, compressori e de-esser, come anche dei rack per contenerli, con otto e tre slot (il lunchbox di dbx si chiama PowerRack per le ragioni spiegate sopra). Noi di ZioMusic.it ci siamo fatti mandare per una prova il preamp microfonico dbx 580 e il compressore/limiter dbx 560A.

Lunchbox4

Set up
Una ragione per spiegare il successo del sistema Serie 500 è sicuramente la semplicità di set up, ovvero prendere il modulo, infilarlo in uno degli slot liberi del lunchbox facendo combaciare i vari pin ed i connettori del modulo con quelli dello chassis, avvitare due viti per assicurarlo nella sua posizione e il gioco è fatto. Effettivamente ci ho messo due minuti a sistemare i due moduli dbx a fianco ai due preamp API 521c nel mio lunchbox. Era da tempo che volevo vedere il mio “cestino da pranzo” un pochino più pieno, e devo dire che il 580 e 560A anche solo a livello estetico fanno già una bella figura.

Okay … in primis vediamo cosa ci offre il preamplificatore DBX 580.

dbx 580 – 500 Series Microphone Amplifier

DBX 580_1Il modulo DBX 580 è un preamplificatore microfonico, dotato anche di un ingresso instrument dedicato sul pannello frontale. Anche se lo spazio sul pannello dei moduli della Serie 500 è abbastanza contenuto, sul 580 ci troviamo tante features:

Centralmente in alto la fa da padrone un bel VU Meter, che segna il livello d’uscita del segnale.

Appena sotto, nella sezione di guadagno troviamo appunto il controllo di Gain che determina la quantità di guadagno applicato al segnale di ingresso (fino a 60 dB di gain disponibile), con un peak LED rosso che ci segnala livelli di segnale troppo esuberanti.

A fianco è collocato un interruttore pad da -20dB per poter attenuare l’ingresso nel caso ci fosse bisogno, quando magari si ha a che fare con microfoni con uscita “hot” o segnali con pressioni sonore importanti, tipo grancassa o chitarra elettriche. Da notare che il pad non funziona sull’entrata instrument e che l’attivazione viene segnalata con un bel LED verde.

Interessante è la sezione eq “DETAIL”, attivabile tramite un interruttore, anche essa dotata di un LED verde per segnalare quando è accesa. E’ divisa in due parti:

Il controllo HIGH DETAIL è un filtro shelving con frequenza di taglio a 10kHz, che, come si può intuire dal nome, serve a schiarire il segnale audio, per aggiungere magari un po’ di “aria” a una voce o dare più presenza a uno strumento.

LOW DETAIL varia invece la quantità di basse frequenze applicata al segnale. Questo è un circuito a due stadi che aumenta simultaneamente le frequenze basse con un filtro a campana, con frequenza centrale a 125 Hz, e allo stesso momento attenua sempre con un filtro a campana le frequenze medio basse con una frequenza centrale a 400 Hz. Molto utile per dare un po’ di “peso” agli strumenti. Perfetto per esempio per la grancassa o un basso in diretta.

Un ulteriore intervento di pulizia sulle frequenze basse permette il controllo LOW CUT, attivabile con un interruttore che setta sotto quale frequenza di taglio (da 30 a 300 Hz) viene attenuato il segnale tramite un filtro  da 12 dB/octave Bessel.

La presenza della phantom power +48 Volt consente al 580 di essere utilizzato con microfoni a condensatore (occhio a non attivarlo su quelli a nastro!) e lo switch di polarità può servire in occasioni dove vengono usati più microfoni per riprendere uno stesso strumento, tipo la microfonazione di un rullante sotto/sopra o un cabinet di chitarra elettrica davanti/dietro.

Last but not least: naturalmente c’è un interruttore per switchare dall’ingresso microfonico a quello di instrument.

Adesso capiamo invece tutte le features del dbx 560A.

dbx 560A 500 Series Compressor/Limiter

DBX 560A_1Il design del dbx 560A è basato sullo storico compressore/limiter dbx 160A. Credo non esista un service professionale al mondo che non lo ha mai avuto nel proprio rider, almeno fino a quando non sono arrivate le console digitali. Spesso ho visto ai concerti rack interi solo di 160A. E’ molto amato per la sua compressione estremamente musicale, grazie al design VCA e un circuito di rilevamento di livello “true RMS”, combinata ad una grande facilità d’uso, cioè pochi ma efficientissimi controlli:

In alto sul frontale del modulo troviamo tre LED e un interruttore, denominato OVEREASY che imposta il tipo di “ginocchio” (knee) che viene adoperato dal compressore/limiter. Il knee determina quanto bruscamente avviene la transizione tra compressione e non-compressione. Quando è spento questo switch, il 560A opera come un compressor/limiter hard knee, cioè la transizione è tagliente o brusca, per compressioni del segnale più aggressive.

Con l’Overeasy attivato, il 560A lavoro come un compressore/limiter soft knee, il che significa la transizione tra compressione e non-compressione è graduale, per una compressione più morbida o limiting.

Subito sotto troviamo il controllo per la THRESHOLD. Il 560A permette di settare su un range da -40dBu (7.8mVRMS) fino a +20dBu (7.8VRMS) il livello dove far cominciare a lavorare il compressore o limiter.

Il controllo COMPRESSION RATIO, in breve, regola la quantità di riduzione del guadagno applicata una volta che il livello del segnale supera la soglia threshold impostata. La cosa interessante è che il 560A permette di sfruttare un range che non solo va da 1:1 (niente compressione) fino a ∞:1 (limiting massimo), ma anche oltre. Ruotando il controllo nella zona INFINITY+ si arriva fino a -1:1! Questa “compressione negativa” può essere usata per applicazioni d’effetto particolari, in cui il livello di uscita deve essere inferiore a quella del livello del segnale di ingresso. Guardatevi qui sotto le rappresentazioni grafiche di compressioni che aiutano a capire meglio.

compression graphs

Molto utili sono i tanti LED rossi e gialli che costituiscono i vari Meter, per poter vedere bene i livelli di Treshold, Input/Output e Gain Reduction, e grazie ad un interruttore è possibile switchare dalla visualizzazione LED di Level a Input/Output.

L’interruttore del BYPASS è particolarmente utile in un compressore, per fare il confronto tra i segnali processati e non-processati, ed è altrettanto importante che sia, possibilmente, un “hardwire bypass”, come nel 560A. Ciò significa che quando il modulo è in modalità bypass, il segnale passa direttamente dal connettore input a quello output, senza passare in alcun modo attraverso la circuitazione.

In prova
Come già detto prima, il montaggio dei moduli nel lunchbox è stato un gioco da ragazzi. Ho concatenato i due moduli, facendo passare prima il segnale dal pre 580 e poi nel compressore 560A, e da lì nella mia fedele RME Fireface 800. Ho provato a collegarmi a questo sistema con un po’ di tutto, facendo dei test su segnali come grancassa, rullante, voce, chitarra acustica, chitarra elettrica e basso.
Ero molto curioso su come si sarebbe comportato il dbx 580 in confronto all’API 512c, e devo dire che il risultato è stato sorprendente.dbx_vu_meter

Come sempre ho preparato dei file audio per darvi la possibilità di giudicare con le vostre orecchie. Ascoltate i file, che sono in alta risoluzione 24bit 48khz, con monitor o cuffie di buona qualità. Potete anche scaricare i nostri file gratis direttamente da SoundCloud.
Per le registrazioni della voce e della chitarra acustica ho usato un AKG C414 B-ULS, sulla cassa ho messo un Audix D6 e sul rullante uno Shure SM57, con il basso e la chitarra sono entrato direttamente nell’ingresso instrument.
Nei file ho quasi sempre utilizzato la stessa sequenza, suddividendolo in tre parti : dbx 580 con segnale pulito (senza eq) -> dbx 580 con eq Detail -> dbx 580 con eq Detail + dbx 560A. Comunque le specifiche sono descritte anche nei titoli. Non ho utilizzato ne ulteriore eq, ne altra compressione o limiting sui file.
Nel file “API 512c vs dbx 580” tutti e due i pre sono in flat. (l’API per forza, visto che non ha eq). Il 560A in quell’occasione è in bypass.

Buon ascolto!

Considerazioni
Lavorare con i due moduli dbx è stato interessante e molto piacevole.
Il 580 è un pre microfonico e instrument piuttosto trasparente e pulito, che colora poco, con un sacco di gain a disposizione e tante features utilissime. Suona bene, o forse sarebbe meglio dire “non suona”, cioè riproduce in modo fedele la fonte sonora, lo strumento. Oltre ad avere tutte le cose che servono ad un pre serio, come pad, low cut, phantom, inversione polarità ecc, c’è anche una sezione eq che ha carattere e risulta molto musicale. Il fatto che il tutto sia attivabile tramite interruttori e il relativo funzionamento viene segnalato con LED colorati aiuta molto. La manifattura è ottima, i controlli e gli interruttori al tocco danno una buona sensazione. Ma poi…vogliamo parlare del Vu Meter?!

Avete ascoltato il file “API 512c vs dbx 580” con la mia voce? Sentito la differenza? Io si, ma poca. Sicuramente l’API è più definito nelle medio-alte, ma in generale il 580 si comporta benissimo. Quello che è incredibile è che l’API 512c costa almeno tre volte tanto il dbx 580!

DBX 560A_modulCome mi aspettavo il compressore/limiter 560A è una garanzia sia per le compressioni morbide e sottili, che per quelle violente e nel limiting, e funziona un po’ su tutti i segnali e strumenti. Il grande dispiegamento di LED e l’organizzazione dei Meter garantiscono una buona visualizzazione e permettono con una veloce occhiata un perfetto controllo dei parametri impostati. Avere a disposizione “pochi ma buoni” modi di intervento aiuta a prendere velocemente delle decisioni e a migliorare il workflow.

Sono andato adesso in rete e ho cercato il prezzo migliore per i due moduli, giusto per avere un’idea. Li ho trovati da quel negozio online tedesco che tutti gli altri negozi odiano: il dbx 580 a 322,00 euro e il 560A a 257,00 € ! Incredibile! Forse non saranno questi i prezzi nei negozi italiani, comunque…

Valutazione Finale
Niente da dire, i due moduli 500 Series dbx 580 e 560A sono davvero belli. Suonano bene, sono progettati e costruiti con cura e hanno dei prezzi veramente abbordabili. Best compliments! A questo punto sono curioso di sentire anche qualcun altro dei modelli, in particolare il pre a valvola con compressore optical dbx 540.

Info: www.leadingtech.it

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