Musikmesse 2016, successo o flop?

Il Musikmesse è in rapido calo da 2-3 anni, e quest’anno non vedere marchi come Fender, Gibson, Shure, Novation, Ibanez, Tama, Martin e molti altri importanti, ha dato proprio la sensazione di un altro cambio necessario.
Già dopo i primi due giorni giravano voci diverse e contrastanti su come sarebbe cambiata nuovamente la più grande fiera degli strumenti musicali in Europa.
Una cosa rimane certa, Prolight + Sound 2016 ha tenuto, e disaccoppiare completamente le due fiere, come qualcuno proponeva, sarebbe un’ulteriore decisione sbagliata. La sinergia tra questi due format rimane buona, attualmente PL+S è più ricca ma ha comunque bisogno anche del grande pubblico che solo Musikmesse può portare.

Musikmesse 2016
La gente c’era, i numeri forse non sono folli ma non negativi. Messe Frankfurt dichiara in chiusura un dato di 110 mila presenze, contro i 108,409 del 2015, per un aumento del 1.5%, che non sarebbe nemmeno male se potessimo sempre prendere questi dati per certificati. Un pareggio in questa congiuntura sarebbe in ogni caso un successo, ma qui stiamo parlando di un formato sostanzialmente vecchio che, ora come ora, costa alle aziende più di quanto rende. Molte aziende si sono rese conto che con le decine di migliaia di euro che si spendono per la fiera si possono fare tante altre cose. Se qualche anno fa era un appuntamento da cui non si poteva prescindere, diciamo che per alcune aziende potrebbe non esserlo più così tanto. Qualcuno, ad esempio, ha deciso di spostare il budget per investire su nuovi mercati, provando la presenza nella nuova fiera cinese; altri hanno investito sul marketing diretto, sulla formazione di dealer e clienti; alcuni hanno deciso di spostarsi completamente sull’online.

Messe Frankfurt ha cercato di rinnovare il formato con questa aggregazione tematica e l’apertura al pubblico generalista per tutti e quattro i giorni. Se la seconda mossa è forse stata la salvezza apparente della fiera, la prima ha scontentato molti tra i grandi player, che hanno deciso di non venire, o di stare alla finestra.
Il mercato della musica soffre perché la fascia media e piccola dei concerti ha avuto un tracollo, la gente preferisce YouTube al buon vecchio pub, perché le tasse son troppo alte, perché la musica è diventata sotto molti aspetti scontata. Tutto questo si traduce in meno strumenti venduti.
La fiera riflette tutto ciò, ma invece di adattarsi e guidare l’innovazione ha seguito trend negativi a mio giudizio. Quest’anno il padiglione chitarre e batterie assieme era una polveriera, per non parlare del padiglione dedicato ad ottoni e strumenti a fiato. I tedeschi avevano abituato ad un maggiore controllo e fruibilità, maggiore precisione. E non credo che i visitatori siano rimasti così stupiti da questo nuovo Musikmesse in versione light.

Tra le note positive devo dire che in mancanza di molti grandi brand, i piccoli e i medi sono stati per una settimana alla ribalta. Ottima cosa, visto che di buone idee ce ne sono tante. Questo però può andare bene per un anno o due. Un marketing manager di un distributore europeo mi ha confidato: “E’ un bene per noi che non ci siano Fender e Gibson, non fanno concorrenza ai nostri marchi qui, però allo stesso tempo è chiaramente un brutto segno che Fender e Gibson non ci siano“. Credo che questo riassuma tutto correttamente. 

Qualcuno a Francoforte diceva ‘too big to change’ io ho risposto ironicamente ‘bigger the ball, bigger the hole when you fall’. Si parla di un bel po’ di cambiamenti, e per tutto il nostro settore mi auguro sempre che se ne escano con un bel colpo d’ala.

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

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