Recensione Native Instruments Traktor Kontrol D2

Appena si parla di DJing attualmente le argomentazioni più calde e frequenti sono ormai sempre le solite. Vinile o CD player, USB keys o supporti fisici, sync o non sync, valvole o digitale? Km e km di inchiostro stampato e milioni di caratteri sparsi nei vari blog in rete per arrivare alle conclusioni più disparate.
Poi arriva Native Instruments e ne combina un’altra delle sue.

Eccoci qui con un controller Traktor Kontrol D2 nuovo fiammante tra le zampe, curiosi come scimmie nella nebbia e intenti a capirne qualcosa di più per vedere se questa tanto acclamata novità sia così ‘cool’ come promette.

NI - traktor_kontrol_d2

Il D2 assomiglia, a prima vista, ad un figlio ‘gigante’ nato dall’incestuoso incontro di un controller X1 ed un controller F1 della stessa casa madre. Ovviamente basta avvicinarsi un pochino per capire quali sono le sostanziali differenze ed evoluzioni fatte su questa macchina dalla multinazionale tedesca leader nel settore.
Salta subito all’occhio che il D2 ha uno schermo a colori che permette di controllare le forme d’onda degli STEMS (dei quali parleremo tra poco) e le varie funzioni di TRAKTOR selezionate direttamente dal controller. Quindi è possibile non distogliere troppo lo sguardo dalla dancefloor, riportando finalmente il DJ ad una dimensione più centrale e a fuoco nel club.
Questa cosa ci piace assai!
Diciamo che c’eravamo un po’ stufati di vedere figure in controluce simili a ragionieri che controllano le mail sul laptop mentre centinaia di persone stanno ballando di fronte a loro.

Native Instruments D2 - screenshot

Il D2 ha inoltre 4 piedini nella parte posteriore che possono essere alzati per portare così il controller alla stessa altezza degli altri elementi che compongono la consolle o inclinarlo a piacimento per renderne più facile l’utilizzo. Ganzo!
Il peso piuma dell’oggetto è veramente straordinario date le sue dimensioni e lo rende facile da trasportare soprattutto per chi viaggia molto ed ha tante gigs.

Native Instruments - D2

Nella parte superiore destra del D2 troviamo 4 pulsanti (A B C D) che servono per scegliere su quale dei 4 Decks di Traktor andare a lavorare (premendo il pulsante DECK e selezionandone poi uno) oppure scegliere quale dei 4 banchi di effetti attivare sul canale che sta suonando.
Si deduce quindi che il D2 sia stato pensato per controllare una delle 4 porzioni di Decks che troviamo nella schermata di Traktor ed essere quindi accoppiato ad altri D2 o ad un S8 per un controllo totale dei Decks in simultanea.

Nel controller sono presenti 8 manopole touch-sensitive che servono per modificare BPM, filtri ed effetti sempre a seconda del tipo di comando a cui vengono abbinate.
Molto utile per il DJ che vuole ‘stare sul pezzo’, come già anticipato prima, la possibilità di selezionare le tracce direttamente dallo schermo del controller attivando la BROWSE KNOB, senza così dover fissare il proprio computer costantemente per scegliere la prossima ‘bomba’ da sparare sulla dancefloor.

I 4 fader ci permettono di dare o togliere volume ai nostri Stems se stiamo lavorando in quella modalità oppure di alzare ed abbassare i vari loop e campioni suonati in instant replay se stiamo utilizzando il Remix Deck.
Gli 8 pad a codifica cromatica sono anch’essi multifunzione, con la possibilità di controllare lunghezza dei loop, cue points, trigger dei suoni, campionare samples in tempo reale o remixare una traccia in esecuzione quando si è in FREEZE MODE.
Il D2 ha inoltre due porte USB nel pannello posteriore alle quali può essere cablato un altro controller D2 in daisy-chain ad un unico laptop e condividere tra le due unità anche la stessa alimentazione.

Native Instruments - D2

La vera rivoluzione però che NI ha portato sul mercato con l’avvento del D2 e del suo ‘capo-branco’ S8 è la possibilità per i DJ di lavorare con gli STEMS.
Cosa sono gli Stems vi chiederete voi?
Detto in modo istituzionale gli Stems sono un formato audio open di nuova generazione che permette un mix multicanale con tracce musicali individuali.
Detto da ‘parla come magni’ gli Stems permettono di mixare una traccia avendo il controllo separato di 4 elementi di essa. O meglio di 4 gruppi.
Per i producers più navigati questa è una cosa abbastanza normale da fare in studio, mentre si preparano i file audio per fare il mastering di una traccia, dividendola appunto in Stems. Ma poter utilizzare dal vivo questa modalità direttamente su un softwere di mixaggio per DJ è una cosa unica nel suo genere.

Native Instruments D2 - screenshot

Dopo aver giocato un po’ con alcuni Stems sampler che NI regala ai suoi clienti, e dopo aver capito come utilizzare al meglio effetti e quant’altro, da buon smanettone, mi sono voluto cimentare subito nella creazione dei miei Stems “personali”.
Ho aperto una delle mie ultime produzioni con Ableton Live ed ho cominciato a fare dei bounce audio dividendo le tracce in 4 gruppi: DRUMS, BASS, SYNTH e VOX.
Ho scaricato gratuitamente il programma per creare gli Stems (http://www.stems-music.com/) e dopo averlo installato ho draggato le 4 Wav sulle rispettive linee di demarcazione dei gruppi nella finestra principale di Stems Creator ed ho aggiunto anche il bounce LR della song.
Per i più pignoli e puristi del suono si può interagire anche sulla compressione degli Stems e ritoccare con i limiter i vari picchi fino ad ottenere il giusto sound. Una volta processato il tutto, sul desktop ho trovato il file Stems della mia produzione.

Apro Traktor ci trascino la song e comincio a suonare.

Si ragazzi, in questo caso si risuona praticamente la traccia, perché dare play e lasciarla andare dall’inizio alla fine così com’è il bounce che avete fatto in produzione, avendo la possibilità invece di gestire volumi di Ritmiche, Bassi, Synth e Voci, di buttare filtri ed effetti a piacimento, allungare o accorciare parti della stesura e perfino utilizzare la touch strip a led per un controllo motive sensitive del pitch bending ed emulazione di scratch, è matematicamente IMPOSSIBILE.

Native Instruments D2 - screenshot 1

Dopo aver “perso” una giornata mixando e remixando la mia traccia e dopo averne registrato direttamente da Traktor altre 99 versioni diverse, ho deciso che era meglio prendere una boccata d’aria e fare una bella camminata rigenerante nella campagna che mi circonda perché ci stavo seriamente finendo sotto.
Ed è proprio mentre stavo camminando tra gli ulivi che, come un’apparizione bucolica, mi colpisce in pieno volto un epifania. Giuro che con le droghe ho smesso da un pò.

Fino ad oggi per fare cose del genere bisognava utilizzare Ableton Live, perdere ore ed ore a fare bounce e mappare controller (anche se dopo i vari PUSH e AKAI le cose sono migliorate tantissimo) per preparare dei live set da proporre nei club o dal vivo.
Oggi in questo modo le cose sono parecchio più semplici.

Certo se fossimo i Kraftwerk o i Chemical Brothers non funzionerebbe proprio così. Insomma quando si hanno tante tracce da gestire la cosa diventa un po’ più complicata. Ma sono pronto a scommettere che molti DJ ed artisti hip-hop o pop dance passeranno a questo nuovo modo di gestire le performance e suonare nei live.

E poi tutta questa cosa degli Stems ‘potrebbe’ diventare un business incredibile per gli artisti e le etichette che ‘potrebbero’ vendere le produzioni anche su questi formati, oltre che nel classico Wav o Mp3, permettendo così a qualsiasi DJ del globo di suonare ogni sera la musica del proprio artista preferito ma in versioni sempre diverse. Per non parlare dei migliaia di remix che ne potrebbero venire fuori o dei milioni di mash-up che potremmo ballare ogni sera in una disco diversa.

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Sono corso così a casa più sudato ed eccitato di prima.
Apro internet e comincio a leggere.
Ah Mattè svejate!
E’ proprio questo il significato primario di tutta la storia, già lo stanno a fà!!!
E allora un po’ mi è scesa la poesia, ma non posso comunque negarne la potenza commerciale.

Chissà allora che non ritorni ad essere legittimato (per i rompi palle come me) l’avere il laptop in consolle, l’utilizzo di macchine con luci colorate e il suono super digital di filtri, delay e reverberi lanciati nei drop durante i DJ set?

Girando vorticosamente in rete mi trovo davanti agli occhi una Bolier Room del mio tanto amato Francois K che, non solo usa qualcosa come 2 D2, 1 S8 ed 1 F1, ma spiega la sua concezione di utilizzo di Stems in modo sopraffino e inebriato dalla sua calma titanica che mi appassiona quasi quasi mi sento convinto.

Che stia cambiando veramente?
Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

 

Matteo Zarcone
Drummer/dj/producer
Redazione ZioMusic.it

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