Recensione delay analogico Walrus Bellwather

Oggi vi presentiamo uno dei pedali delay forse più chiacchierati del momento. E’ indubbio che l’analogico ed il vintage-style abbiano avuto un ritorno fortissimo in questi anni. Forse l’attrattiva per le sonorità anni ’70, un po’ sature e calde come solo il processing analogico può fare, non è mai stata così alta. Per questo abbiamo scelto di recensire quello che in questo momento è il delay analogico che probabilmente ha cercato di interpretare meglio questa filosofia assolutamente senza compromessi: il Bellwether di Walrus Audio.

Presentazione

Walrus Audio è una di quelle piccole realtà che costruiscono pedali per chitarra che, grazie ad una politica completamente azzeccata e un pizzico di fortuna, riescono a fare il salto di qualità in poco tempo. Essere al momento giusto nel posto giusto, insomma, ed io ci aggiungo pure, con le idee giuste.

Walrus Audio - Bellwether - Test 4

Il Bellwether è, come detto, un delay completamente analogico basato su di una circuitazione bucket brigade di alta qualità che rende tutto il processing il più possibile al sicuro da perdite e degradazione indesiderate del segnale.
Offre fino a 1000ms di delay con tap tempo ed è quindi adatto a generare tutte le tipologie di sonorità delay, dagli slap-back più serrati e corti fino agli scenari sonori ricchi ed infiniti con delay auto-rigeneranti.

Il riferimento vintage di questo Bellwether sono macchine delay rinomate e ricercate del passato come il Maxon AD999 o il Boss DM-2. Dal punto di vista timbrico è un pedale che si preannuncia come molto versatile, con un controllo di tono che può dare una rappresentazione molto brillante delle ripetizioni, per un uso più ritmico e definito, oppure un deciso taglio e saturazione delle alte, per emulare i delay a nastro e le loro code lunghe e rotonde.

Non solo, siamo nel 2016, quindi Walrus Audio ha voluto inserire anche un controllo Tap Division, frequente nei delay moderni, così da poter sincronizzare le ripetizioni su divisioni temporali frazionarie rispetto al tempo impostato: quarti, terzine di quarti, ottavi puntati o ottavi. Questo consente la creazione di ritmiche precise, con pattern di delay intricati ed incastri ben programmati a tempo, proprio come sui delay digitali.

Ancora, troviamo una sezione di modulazione, anch’essa analogica, con un chorus che va ad agire sulle ripetizioni. Attraverso i contolli di Rate e Depth variamo frequenza e profondità dell’effetto e passiamo da un suono fedele e cristallino ad un delay organico, fluido ed in costante evoluzione.

La manopola Repeats si occupa del feedback del delay: al minimo otteniamo uno slap-back con una singola echo secca, al massimo un delay che si auto-rigenera all’infinito entrando in auto-oscillazione come solo i delay analogici potevano fare per generare quei caratteristici artefatti sonori psichedelici anni ’70 in stile Led Zeppelin.
Su questa caratteristica, visto che è proprio tipica di questo pedale, ho basato la mia video demo che avete visto qui.

Il controllo Level chiude la rassegna dei parametri. Non c’è molto da dire qui, è un classico potenziometri per mixare il segnale dry con quello effettato. Tutto a sinistra, solo segnale pulito, al 75% le ripetizioni sono pari al segnale originale, al 100% addirittura il delay è più forte del segnale dry.

Infine bisogna parlare della sezione ingressi/uscite. Molto ricca. L’ingresso è mono, l’uscita è sempre mono ma doppia, per poter mandare il segnale a due percorsi indipendenti. C’è un loop effetti che, attraverso un cavo TRS-Y, permette di aggiungere altri effetti al segnale wet, ovvero solo alle ripetizioni. Quindi c’è un ingresso per un pedale di espressione, per controllare in tempo reale o il parametro di tempo o il feedback. Questo lo sceglierete con uno switch sul pedale. L’ingresso laterale invece è per chi non tiene il pedale nella pedaliera ma in un rack o lontano, ma vuole lo stesso avere un controllo sul tap tempo separato ed a disposizione.

Come avrete potuto capire è molto completo. Rappresenta quindi un pedale tecnologicamente moderno con un anima sonora decisamente vintage.

La Prova

Se siete abituati ai delay digitali o alle emulazioni di delay analogici, probabilmente sarete tentati di utilizzare questo delay come fareste con quelli. Visto anche il costo di questo pedale, questo sarebbe abbastanza inutile. Chi cerca un pedale come il Bellwether lo vuole per la sua ‘pasta sonora’ morbida e sabbiata, per la fluidità della modulazione e la capacità di variare i parametri in modo continuo e non lineare, come solo l’analogico può fare.
Certo potete farci un po’ di tutto, e sperimentando troverete praticamente ogni tipologia classica di delay che siete abituati ad utilizzare. Però a mio avviso il meglio questo pedale ve lo darà quando inizierete a sperimentare davvero. Questo è il motivo per cui nella mia video demo troverete un utilizzo assolutamente sperimentale, utilizzando il feedback infinito ed il controllo di tempo come fossero i paramentri di un synth analogico. Questo pedale suona da solo! Se vorrete potrete usarlo come uno strumento e creare degli sfondi e delle rappresentazioni sonore di grande effetto e dal tipico sapore psichedelico.

In questo pezzo ho creato un tessuto sonoro di sottofondo utilizzando l’auto-rigenerazione del delay, quindi attraverso il controllo di tempo ho variato la frequenza per ottenere diverse intonazioni, stabili o variandole continuamente a seconda del momento. Allo stesso tempo ho realizzato un loop per la ritmica di accompagnamento, con un looper Boss RC-30, e quindi vi ho suonato sopra un’improvvisazione solista. Il Bellwether, mentre manteneva l’auto-oscillazione, continuava nello stesso tempo a darmi il delay rotondo e caldo per effettare sia la ritmica che la parte solista.
Un utilizzo molto creativo di questo tipo di delay, possibile solo in regime analogico, che dimostra come certi pedali possono fare più di quello che si pensa, basta sperimentare.

Dal punto di vista tecnico è un pedale estremamente curato, si sente che percorso del segnale è pulito, se si tolgono tutti gli interventi di modulazione e tono. Il suono della chitarra è preservato e non si ha quella sensazione di ‘plastificato’ che si ottiene con certi pedali digitali che vogliono emulare l’analogico. Come ho già detto però, a mio avviso, è nelle modulazioni più vintage e sature che questo delay da il meglio, per cui vi consiglio di fare ampio uso sia del filtro di Tono che della sezione Chorus.
Dal punto di vista estetico e della costruzione siamo anche qui al top. La serigrafia artistica in rilievo è molto evocativa ed il colore rosso mi prende benissimo. Tutto in metallo, super-solido e stabile, sembra fatto per durare a lungo anche se maltrattato.

Per fare questa demo dovendo controllare più parametri allo stesso tempo non ho usato il pedale di espressione, ma anche qui vi consiglio di farlo, gli effetti che potete ottenere con il controllo in tempo reale sono stupendi. Con un po’ di abilità la chitarra si trasforma davvero in qualcosa di inaspettato.

Samples

Ecco un po’ di samples audio di quello che può fare il Bellwether in diverse applicazioni. Per primo sentirete sempre il suono non effettato.

  • Partiamo con una ritmica surf-rock anni ’50 prima con delay slapback pulito e poi con un po’ di modulazione aggiunta.

  • Qui abbiamo la classica ritmica in stile U2 in ottavi puntati, prima con delay pulito e poi con il chorus ed un bel taglio sulle alte del delay per tenere le ripetizioni più distanti.

  • Qui c’è un po’ di sperimentazione ed un po’ di follia. Feedback a manetta e pedale di espressione che modula il parametro di tempo. Ecco cosa possono diventare tre semplici accordi.

  • Un bel crunch in stile alternative che si riempie di ripetizioni e diventa più aggressivo.

  • Un arpeggio dove possiamo incastrare sapientemente delle ripetizioni per dare più atmosfera e profondità.

  • Una ritmica che può sembrare vuota e banale, con un bel delay modulato e un po’ di chorus fa subito tornare in mente sonorità alla Andy Summers (Police).

  • Quando fate una ritmica distorta potete usare un delay per riempirla ancora di più ed ottenere un suono compatto ma allo stesso tempo in continua oscillazione.

  • Una delle applicazioni più classiche. Gli assoli avranno sempre bisogno di un po’ di delay per farsi più belli. Qui gli abbiamo aggiunto un po’ di saturazione analogica.

Conclusioni

Forse sarebbe troppo dire che il Walrus Audio Bellwether è il miglior pedale delay analogico in circolazione. Il mio relativismo mi impone di lasciare spazio anche agli altri, molti fantastici pedali delay che ci sono in giro. Nella mia esperienza di chitarrista però ne ho provati molti e questo è quello con cui mi sono divertito di più, perchè il suono è bellissimo e mi ha dato proprio l’idea di poter essere utilizzato non solo come effetto ma anche come strumento, uno strumento creativo. Queste personalmente sono le cose che amo di più.

Un punto a sfavore? I circa 350€ di prezzo del Bellwether non sono certo una cosa per tutti. Tra qualche giorno intanto però noi di ZioMusic.it, in collaborazione con il distributore europeo Face, vi daremo la possibilità di vincerne uno. Questo è già un dell’aiuto.

Se volete un pedale delay solo per mettere qualche coda ai vostri assoli, forse vi conviene optare per qualcosa di più economico, ma se volete un effetto che possa dare carattere, spessore e una spinta personale al vostro suono, allora saranno soldi ben spesi.

 

Info: www.face.be

Info: www.walrusaudio.com

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

 

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