Ritorno al Vinile?

hipster portable vinylPer molti nostalgici e puristi del suono questa moda non è mai realmente passata. Per i collezionisti più accaniti il disco in vinile “vintage” era ed è un oggetto di culto, un tesoro prezioso da scovare “diggando” in mercatini dell’usato o record store stipati di rarità nei quali spendere i propri momenti liberi e gran parte dei risparmi. Per il feticista dell’oggetto vinilico il tanto amato cerchio nero è un piacere per il tatto e per l’olfatto, un vero feticcio da venerare. C’è poi chi del vinile ha (ri)scoperto l’esistenza solo da qualche anno, forse perché fa fashion, forse perché è cool e (si fa per dire) anti-conformista e in controtendenza al modernissimo streaming.
A dire il vero oggi, visti gli incredibili aumenti di vendita, tanto in controtendenza non è più.

Non stupitevi allora se, in un bar modaiolo di New York o Londra, i vostri occhi potranno incrociare il tanto stereotipato hipster sorseggiare un caffè americano, ascoltando musica pompata nelle sue orecchie da cuffie giganti ‘pluggate’ ad un giradischi portatile.

Il vinile è tornato!
Nel settore della musica elettronica, house music e derivati, il vinile ha sempre avuto la sua importanza, anche se negli ultimi 10 anni l’avvento dei CD players, software per mixare e USB keys ne avevano notevolmente sminuito il ruolo. Si è però tornati, via via sempre di più, a stampare su 12 pollici e affini, con diverse labels sul mercato che fanno release “Only Vinyl”.

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Ma non è tutto. La cosa che stupisce sul serio è l’incremento che il vinile ha avuto nella musica Pop e mainstream. Stando a quello che ci dice la BBC, nel 2014 oltre Manica si è raggiunto il record di vendita degli ultimi 18 anni, con una vetta di 1.3 milioni di copie vendute e per il 2015 si prevede di sfiorare i 2 milioni di copie. Numeri che fanno davvero riflettere.
Uno degli album in vinile più venduti di quest’anno nel Regno Unito è “Chasing Yestreday” di Noel Gallagher’s High Flying Birds e gli fanno buona compagnia Pink Floyd e Led Zeppelin. Anche pop star neonate come Taylor Swift o Ed Sheeran hanno deciso di stampare i propri album in vinile, confermando che il fenomeno è attuale in tutto il mondo.

Che sia stato stroncato sul nascere lo streaming e tutta la giostra Spotify, Apple Music e compagnia bella?
Assolutamente no, lo streaming è comunque in forte crescita, anche se purtroppo genera guadagni più bassi per chi la musica la fa. Fresca fresca è la notizia che negli USA quest’anno la vendita dei vinili abbia fruttato di più agli artisti rispetto alle royalties derivate dalle riproduzioni sui canali You Tube, SoundCloud, Vevo e lo streaming di Spotify.
Le cifre sono scioccanti. Conferma la RIIA (Recording Industry Of America) che quest’anno negli Stati Uniti le vendite  dei dischi in vinile sono cresciute del 52% rispetto all’anno scorso fruttando ben 222 milioni di dollari.

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E’ credibile che ordate di “Directioners” o di ragazzini tutto brufoli e social network, così come i più sfrenati consumatori della “Mela Morsicata” ascoltino ore ed ore di streaming per poi cascare nel meraviglioso vortice dell’acquisto del vinile? Sembra di si (ma che ‘davero’?!). O forse l’America è una immensa fucina di prototipi hipster all’avanguardia? Sta di fatto che la sensazione emozionante di eccitazione che si prova nello scartare un disco, farlo girare sotto una puntina e sentirne l’inconfondibile fruscìo che abbraccia i suoni riprodotti, pare non essere più una prerogativa concessa ai pochi appassionati del genere.

La Polemica
E’ il buon vecchio Neil Young ad aprire una discussione molto meno poetica sull’argomento al grido di: “Fregatura”! Il leggendario cantautore e chitarrista canadese infatti sostiene che la maggior parte dei nuovi dischi in vinile in commercio non vengano affatto realizzati seguendo tutti i necessari processi analogici (insomma… roba da nerd), così da garantire un perfetto “calore” da vinile, ma siano “semplicemente” prodotti lavorati e masterizzati in digitale (come per le stampe dei CD o per i portali di vendita online) riversati poi sul supporto vinilico solo per scopi commerciali, vista la grande richiesta. Come contraddirlo completamente? Forse parte di questa critica è giustificata, e parte forse deriva dal fatto che nel frattempo Neil sta cercando di far breccia nel mercato con un nuovo lettore digitale che punta tutto sull’alta qualità dell’ascolto, per altro con scarsissimi risultati.

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Neil Young al lancio del Pono Player alla Robert Berman Gallery (Novembre 2014 – Santa Monica, California).

I più maligni potrebbero sostenere, con una battuta di dubbio gusto, che Young voglia a tutti i costi continuare ad essere un ‘super-giovane’ sempre sul pezzo nella “Digital Era” e che stia cercando di gettare fumo su un fenomeno inaspettato e concorrenziale. Ma noi apparteniamo alla categoria dei romantici ed il ritorno alla ribalta del caro amico vinile ci piace assai. Domandarsi però se questa sia una bella fiaba a lieto fine o solo l’ennesima speculazione/operazione di marketing delle major per vendere ‘qualche’ cosa in più è legittimo e certamente ragionevole.

 

Matteo Zarcone
Drummer/dj/producer
Redazione ZioMusic.it

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