Recensione Output Signal

Signal è il nuovo virtual instrument realizzato da Output, una compagnia giovane fondata da giovani a Los Angeles (California) con l’intento di produrre strumenti che fossero in grado di rispondere alle nuove esigenze dei musicisti e produttori di timbriche, texture sonore e suoni evolutivi sempre più ricercati e complessi.
Dopo Rev, v-instrument completamente dedicato alle atmosfere rarefatte e particolari ottenute con suoni campionati riprodotti al contrario, da qualche mese è uscito questo Signal, che sta ottenendo un successo forse superiore anche alle aspettative della stessa Output, ed ha subito attirato anche la nostra attenzione.

Recon and Chase - Strum 1 - So Epic

Signal è un potente pulse generator (uno strumento granulare basato quindi sul processing di sintesi di un campione audio) realizzato da un team di 70 tra designer e sviluppatori, che combinando suoni analogici e digitali va oltre ai limiti della sintesi e dei samples. Funziona sotto la piattaforma di Native Instruments, Kontakt, quindi potete usare la vostra versione di Kontakt, se superiore alla 5.3.1, o scaricare il player gratuito dal sito Native Instruments.
E’ un ibrido che unisce la sintesi sonora, con un gran numero di funzioni e caratteristiche comuni ai più moderni synth digitali, ed il campionamento audio di sorgenti della più varia natura, dagli strumenti più classici come il pianoforte, ai rumori meccanici, fino ad un vasto campionamento di forme d’onda analogiche tipiche dei sintetizzatori vintage.

Presentazione

Signal si basa su una libreria da 40 GB di samples registrati in alta qualità tra New York e Londra, e permette di creare fino a quattro layer simultanei. A dire il vero questi layer sono due, poichè possiamo caricare due sample sorgenti alla volta, ma ognuno di questi poi può essere controllato e processato da due algoritmi differenti a scelta, uno principale ed uno secondario, chiamati “Pulse Engines”. Questi algoritmi di modulazione ci consentono di trasformare profondamente il suono e, proprio come con un synth analogico ed i suoi LFO, di ottenere una quantità pressochè infinita di sfumature dallo stesso campione.

Signal - sorgenti instruments

Le sorgenti sonore sono divise in due categorie: strumenti reali e sintetici. Gli strumenti reali sono una selezione ben calibrata di sonorità diverse, con più o meno attacco e dalle timbriche interessanti tanto da poter generare suoni attuali e particolarmente evolutivi. I suoni che ne escono possono essere completamente diversi dalla sorgente originale. Nessuno immaginerebbe, ad esempio, che i suoni che ho utilizzato nel mini-brano “Recon and Chase” derivano da un violoncello e da una celesta, tuttavia dopo un processing complesso questi ne escono rinnovati e personalizzati per il nostro scopo.
Le sorgenti synth invece vanno dall’onda analogica sinusoidale più semplice alle onde quadre, dall’onda sub-saw (sub con onda a dente di sega) fino a onde più complesse. Queste sorgenti sono ideali per aggiungere le classiche sfumature synth ai suoni, dalle più aggressive e distorte, ottime ad esempio per i bassi, alle più morbide e vellutate che si sposano benissimo nei lead alti.

Signal - sorgenti synths

Una volta scelta la sorgente possiamo modularla con una quantità davvero notevole di funzioni. Si parte con le due ritmiche, selezionando una forma d’onda di modulazione per ciascuna (ce ne sono una quantità enorme), passando dai filtri e concludendo con una classica sezione ADSR dove possiamo scolpire Attacco, Decay, Sustain e Release del nostro layer.
Non è finita. Per ogni layer abbiamo la possibilità di modificare volume, pan e di aggiungere effetti singolarmente come equalizzazione, compressione, phaser, chorus, limiter, filtri, due delay e un riverbero.
Come potete immaginare le possibilità di sound design che Signal offre sono estremamente estese.

Signal - macros

L’intelligente interfaccia basata su macro di Signal.

Troppo complicato? E se io non fossi un esperto di synth granulari? Se non ci capissi assolutamente nulla di sintesi sonora, forme d’onda e di tutto quello che ho descritto fino ad ora? Ebbene, è qui che secondo me il formato di questo v-instrument, ed in generale la filosofia di Output, ha fatto centro. Per Signal è stata infatti pensata un’interfaccia principale per l’utente basata su soli quattro macro fader. L’idea brillante è stata quella, per ogni suono, di creare quattro macro che vadano a modificare più parametri contemporaneamente ciascuna, dando così all’utente la possibilità di intervenire su un aspetto ‘macroscopico’ del suono e di non perdersi nel particolare. Per ogni suono le macro possono assumere funzioni diverse quindi. Come potete vedere nell’immagine qui sopra, possiamo cambiare il suono da più brillante a più scuro, da più pulsato a più stabile, più o meno complesso o infine grosso o fine sulla resa in frequenza.

Diciamo che, ad onor del vero, Signal non ha inventato nulla. Non ha inventato il synth granulare, non ha inventato la modulazione a più layer, non ha inventato il processing ADSR e non ha inventato le macro. Tuttavia il modo in cui tutti questi elementi pre-esistenti sono stati coniugati e poi assemblati fanno si che ne esca uno strumento diverso da tutti gli altri, i cui suoni sono immediatamente percepiti come più freschi e innovativi di quanto sentito fino ad ora.

La Prova

Come spesso facciamo, piuttosto che spendere altri fiumi di parole per esprimere in modo discorsivo il nostro test, vogliamo lasciare al vostro orecchio la possibilità di capire come funziona Signal. Per questo motivo ho realizzato su piccoli brani, abbastanza diversi tra di loro, in cui è stato utilizzato esclusivamente Signal (ad eccezione di “Recon and Chase” in cui compare una traccia di batteria elettronica giusto per dare un po’ di groove).

Per farvi apprezzare nel dettaglio i suoni ed i lavoro che è possibile fare con questo strumento virtuale, vi ho isolato i singoli strumenti utilizzati per poterli ascoltare singolarmente. Come noterete, a fronte di una certa complessità timbrica ed una evoluzione sonora di buon livello, gli strumenti utilizzati non sono più di tre o quattro per brano, il che depone ulteriormente a favore del nostro Signal.

Ecco una breve descrizione dei due brani e degli strumenti utilizzati. Nella gallery qui sotto potete anche vedere degli snapshot dei singoli strumenti.

 

“Recon and Chase”

Questo è un brano che potrebbe andare bene come colonna sonora per un film d’azione. Crea un’atmosfera di tensione e di movimento al tempo stesso, che possono far pensare ad un inseguimento notturno da parte di una task force.

Strumento 1 – Soo Epic – E’ il principale motore del movimento del pezzo. Crea allo stesso tempo ritmica, armonia e parte bassa. E’ un suono molto distorto realizzato con due onde Super-Square ma modulate in modo differente per avere una modulazione rapida ed una ad inviluppo lento.
Strumento 2 – Blinking Glow –  Ho modificato questo suono per essere un lead morbido ma allo stesso tempo serpeggiante. Le sorgenti sono un synth Particles ed un Violoncello.
Strumento 3 – Perpetual Motion – Per creare un movimento interessante anche sulle alte frequenze ho aggiunto questo suono basato su una modulazione Step-Sequencer di una Celesta e di un Synth Distorto.

“Slow Serenade”

Un pezzo calmo e con un’armonia da pezzo pop romantico che però ho scelto di declinare con dei suoni volutamente moderni e sabbiati. Per dare un po’ di freschezza al tutto ho creato un poliritmo tra i suoni di accordi e di basso ed aggiunto una melodia con una modulazione random che da alla linea principale una sensazione di estrema fragilità e precarietà.

Strumento 1 – Indie Ensemble – Una parte ad accordi molto semplice resa più interessante dall’attacco di un Pianoforte e da un layer di Arpa in loop che si ripete in terzinato.
Strumento 2 – The Expanse – Uno strumento molto soffiato usato come basso che prende spunto da strumenti con poco attacco come il Violoncello per realizzare un poliritmo con gli accordi.
Strumento 3 – Delicate Subtext – Un lead creato con un synth Particles modulato random ed un’arpa con un’onda sinusoidale regolare. Questa sfasatura continua tra i due layer crea un suono spezzato e continuamente in cerca di equilibrio.
Strumento 4 – Soft Anvil – Il suono di un Martello su di un Incudine impostato su di una tonalità molto alta e caratterizzato da un delay con molto feedback. Crea delle piccole goccie che segnano ritmicamente il pezzo rendo l’atmosfera ancora più intima.

Conclusioni

Signal è uno degli strumenti per Kontakt più belli, innovativi e creativi che ho potuto sperimentare nell’ultimo anno. Non esagero quando dico che questo tipo di sonorità sono veramente nuove e difficilmente raggiungibili con altri strumenti. I ragazzi di Output hanno fatto davvero un lavoro notevole nello sviluppo del concetto sonoro e dell’interfaccia che, come detto sopra, è il punto di svolta di Signal, perchè permette a tutti di smanettare con i suoni anche senza capirci nulla ed ottenere lo stesso risultati pazzeschi.

Punti negativi? Anzitutto che dovete scaricarvi oltre 20 GB di libreria, il che potrebbe essere un po’ proibitivo per chi non ha una connessione veloce e costante. In secondo luogo il caricamento di Signal è molto lento, richiede circa 1-2 minuti su di un computer abbastanza potente come il mio e lavora con tanta RAM, quindi siate pronti a mettere il vostro sistema alla prova, soprattutto se amate lavorare con tante istanze allo stesso momento. Esiste una procedura Batch Save per sveltire leggermente il caricamento ma, sinceramente, dopo aver provato tre volte ed aver ricevuto messaggi di errore da Kontakt ho desistito.

Il prezzo di 199$ lo ritengo giusto. E’ uno strumento che nel campo delle atmosfere, dei bassi evolutivi e dei suoni organici ha pochi rivali nel suo campo. Certo non aspettatevi uno strumento omni-comprensivo a 360° su tutte le sonorità, ha un suo carattere ben definito che imparerete a scoprire ed apprezzare proprio per le timbriche e modulazioni peculiari che riesce ad ottenere.

Info: Output Signal

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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