Recensione Arturia V Collection 4

La nuova V Collection 4 di Arturia è attualmente uno dei bundle più competitivi per quel che riguarda i v-instruments dedicati ai suoni di sintesi ed agli strumenti elettrici a tastiera. Abbiamo quindi deciso di mettere alla prova questi strumenti con il nostro consueto metodo “hands on”, che in questo caso ha significato realizzare dei veri pezzi prodotti completamente con gli strumenti messi a disposizione da questa collezione. Come si sono comportati?
Leggete ancora qualche riga!

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Presentazione 

Come avrete capito dal nome, si tratta della quarta collezione di strumenti Arturia, azienda francese all’apice da anni nel campo della musica elettronica con i suoi synth, controller e software. Questa è la più grande e più completa collezione realizzata dai francesi.
Rispetto alla precedente sono state aggiunte due emulazioni software nuove di zecca, Arturia, Matrix 12 V e Solina V, che insieme a Vox Continental V e Spark 2 (non presenti nella raccolta precedente) costituiscono i 4 nuovi strumenti virtuali della V Collection. Rispetto alla precedente versione 3, Arturia introduce anche un nuovo sistema di protezione e di registrazione del software denominato Arturia Software Center (ASC), e prevede versioni aggiornate di tutti i v-instrument: in totale diventano quindi 13 gli strumenti virtuali della Collection, con circa 6000 suoni di tastiera e 170 drum machine.
6000 suoni è un numero bello grosso, con cui è possibile produrre tanta bella roba, nonchè vantarsi con gli amici degli amici!

Di nuovo, e fondamentale per la musica di oggi realizzata al 99% su software DAW, c’è anche l’aumento della qualità audio di tutti i v-instruments (vecchi e nuovi quindi) fino a 32bit/96kHz. Non ci saranno problemi quindi ad operare con le nuove DAW, con progetti professionali e registrazioni anche in altissima qualità.
Inoltre, l’aggiornamento di tutti i synth ha incluso diversi miglioramenti che fanno di questo bundle non solo un insieme di strumenti ma una vera e propria suite con cui lavorare in maniera organica. Ecco un breve riassunto degli aggiornamenti:

• sono state aggiunte le Matrici di Modulazione, per un controllo pressochè totale ed incrociato dei parametri;
nuove tipologie di filtri, che mantengono suoni ed automazioni al passo con i tempi;
• aggiunto lo Step Sequencer, indispensabile per i produttori di oggi e molto creativo da usare su strumenti pensati 20 o 30 anni fa;
Split e Layer della tastiera, creano sia live che in studio una quantità pressochè infinita di combinazioni tra gli strumenti;
nuove sorgenti di modulazione, per sperimentare e creare suoni innovativi, ottimo per il sound designer;
Smart Preset management, per trovare più facilmente i preset tra le migliaia presenti;
• aggiunti nuovi effetti, come sopra, mantiene questa suite al passo con le nuove produzioni;
Arpeggiatori, erano, sono e saranno un’inesauribile risorsa per chi usa i synth, impossibile non averli.

Lascio a chiunque sia interessato la presentazione di ciascuno dei 13 v-instruments inclusi, poichè questa recensione non diventi il seguito elettronico di “Guerra e Pace”. Mi limiterò quindi ad elencarli nell’ordine, per poi andare al commento individuale nella parte della prova, qui sotto.

V Collection 4: 

• Matrix-12 V
• Spark 2
• Solina V
• VOX Continental V
• Mini V
• Modular V
• CS-80V
• ARP2600 V
• Prophet V & Prophet VS
• Jupiter 8-V
• Oberheim SEM V
• Wurlitzer V
• Analog Lab

La Prova

Parto con la prova facendovi sentire i tre brani che ho creato utilizzando esclusivamente la Arturia V Collection 4. Ho volutamente realizzato tre pezzi diversi per genere e sonorità, in modo da farmi ispirare il più possibile da questi strumenti e coprire in modo abbastanza ampio il loro utilizzo.

– Electron City –
In questo brano ho voluto creare un’atmosfera futuristica attraverso un groove molto caratteristico di Spark 2, con campioni di suoni elettrici e inusuali. Poi arriva il Solina V con i suoi archi synth vintage per realizzare tappeti e melodie che si mixano perfettamente con questo groove sintetico e fanno da base ideale per il Prophet V2 che attraverso un classico suono lead, ma qui usato con una distorsione elevata, realizza melodie in stile medio-orientale. Queste melodie sinuose rafforzano l’idea di una ambientazione fantascientifica surreale, dove si mescolano strane culture esotiche.
A dare il giusto movimento e azione ci pensa l’arpeggiatore dell’ARP 2600 V2, non troppo distorto, su cui poi si innesta la contro-melodia di archi synth col Solina V.
Nella parte centrale la ritmica cambia e lo Spark 2 ritorna protagonista con un groove instabile e ondeggiante, quasi ipnotico. Da qui in poi ho deciso di usare anche un basso synth tipo “wobble”, molto dinamico, per poi lanciare un finale in cui tutto ritorna in gioco.

– Dancing On You Illusions –
Anche se non è assolutamente il mio genere, qui mi sono divertito a creare un pezzo techno a modo mio. Parto con un arpeggiatore di ARP 2600 V2 tratto da una sequenza preset a metà tra action movie e tema house-music. Quindi ho inserito il mitico organo Vox V Continental, con un suono quasi da cornamusa, molto medioso. Lo Spark 2 inizia il groove ritmico con il classico suono e cassa in quattro da musica techno. Ho usato poi due o tre volte il Matrix 12V per creare transizioni tipo theremin tramite automazioni. Dopo la prima transizione entrano: un Mini V2 con un arpeggio super anni ’80 tipo piano elettrico in AutoPan per dare movimento; un ritmo percussivo di basso synth distorto realizzato con il Prophet V2. Dopo la ripresa del tema una prima volta, la seconda ed ultima volta ho usato un Jupiter 8 con suono hard-lead per armonizzare il tema. Per rendere più efficace quest’ultimo, ho aggiunto anche qui l’effetto AutoPan sincronizzato in quarti.

– Desolation Of The Iron Giant –

Questo brano, particolarmente di atmosfera, usa molti elementi per ricreare in modo espressionistico immagini come per una colonna sonora. Si inizia con un Prophet V2 che crea un tema ossessivo supportato da un basso continuo, il tutto con un suono lead simile ad un flauto synth. Lo Spark 2 crea un groove “slow-action” movimentato da tanti elementi timbrici su più frequenze. Per le transizioni ho usato un Oberheim SEM V con scale e filtri automatizzati.
Mi è piaciuto veramente tanto l’idea di usare un basso synth da CS-80 V2 con un buon attacco per simulare l’incedere pesante, lento ed inesorabile di un enorme gigante d’acciaio. Interviene poi l’ARP 2600 V2 con una sezione di ottoni synth a creare una melodia portante con molto uso del pitch wheel.
Il Jupiter 8 crea una fase di intervallo centrale con un suono tipo arcade 8bit a pulsazione veloce sovrapposto ad una sezione di archi synth epici dal Solina V.
Improvvisamente l’ambientazione cambia, come se calasse rapidamente la notte, rimane solo un malinconico piano Wurlitzer con delay e un suono effetto dal SEM V che emula un rumore di onde notturne e solitudine.

 

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• Matrix-12 V

E’ un synth Oberheim veramente anni ’80, molto versatile ma proprio caratteristico delle timbriche usate in quegli anni. Io l’ho usato solo per alcune transizioni, ma ha un suono da synth polifonico estremamente versatile. Bello ma un po’ tecnico da programmare.

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• Spark 2

E’ l’anima ritmica di questa collezione. Veramente facile da usare, permette di scoprire le sue mille caratteristiche pian piano divertendosi a creare groove dai più classici ai più strampalati. La sezione suoni è bella e versatile, anche se avrei gradito qualche campione in più soprattutto per cassa e rullante.

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• Solina V

La Solina String Machine è uno dei synth più famosi nel campo di pad e suoni di archi synth. Nonostante i suoi suoni girino sempre attorno a questo mood, è uno degli strumenti più usati, per creare ambientazioni, melodie e tappeti. La sua qualità è eccellente e si lascia mixare che è un piacere.

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• VOX Continental V

Se volete un suono d’organo stile anni ’60, sapete dove trovarlo. Organo a transistor usato per circa vent’anni in migliaia di dischi. Qui hanno aggiunte le caratteristiche del Jennings J70, i drawbar, effetti ed una simulazione di un vero ampli Vox ed saturazioni vintage. Inconfondibilmente vintage ma ottimo per ricreare quelle atmosfere sature ed ispirate.

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• Mini V

Dal funk anni ’70 all’hip-pop anni ’90, passando per le linee dance anni ’80, il Minimoog ha letteralmente dominato circa 30 anni di musica elettronica. Questa versione polifonica con modulazioni e arpeggiatore lo rendono uno degli strumenti che sono sicuro verranno utilizzati di più, è una sonorità talmente nota che richiama davvero una quantità enorme di dischi e successi.
Mediamente facile da usare e programmare per ottenere ciò che si vuole.

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• Modular V

Ricrea suoni tipici da colonne sonore elettroniche, è adatto a chi ama smanettare veramente tanto, come quei ‘matti’ che hanno perso la testa dietro ai rari synth modulari Moog degli anni ’70. E’ da studiare, da sperimentare e da passarci ore ed ore. Può fare veramente tanto, ma se siete gente da preset, forse passerete ad altro.

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• CS-80V

Usato moltissimo da Stevie Wonder, ed anche per la colonna sonora di Blade Runner, ha delle timbriche synth bellissime. Mi sono piaciuti davvero molto i suoi bass synth, ma può fare un po’ di tutto. Anche qui se siete smanettoni avrete di che perderci tra una quantità di parametri e manopole notevole.

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• ARP2600 V

Sicuramente tra i miei preferiti di questa collezione. Ha dei dirty-synth semplicemente stupendi, i preset sono altrettanto belli, e l’interfaccia, per quanto sia imponente, da molte soddisfazioni se imparata a dovere. I bass synth sporchi e cattivi sono tutti suoi, e gli arpeggi hanno una grinta unica.

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• Prophet V & Prophet VS

Qui siamo di fronte ad un mito, frutto del genio di Dave Smith. I suoi suoni lead sono praticamente insostituibili e qui sono ricreati forse nel modo migliore che abbia mai sentito. E’ uno di quei synth che non può mai passare di moda, è in grado di trasformarsi sempre e rinnovarsi seguendo le ricerche sonore di chi lo usa. Per me è il re dei lead sounds.

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• Jupiter 8-V

Il Jupiter-8 Roland è stato un successo clamoroso dal 1981. Ad un certo punto praticamente tutti lo usavano per la sua versatilità e ampiezza di suoni. Con le nuove possibilità può andare anche oltre l’originale, che qui è ricreato molto bene, ma la possibilità di ricreare certi suoni super-caratteristici di certi dischi indimenticabili è già tutto un programma.

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• Oberheim SEM V

Il SEM è un altro mito della musica elettronica. Pensato inizialmente come un expander modulare per il Minimoog, diventò poi famoso anche da solo. I suoi filtri multi-modali sono perfetti per creare droni, suoni evolutivi, arpeggi continuamente in cambiamento e per il sound-design. Come avete visto è in grado di creare anche effetti super-creativi per arricchire le atmosfere dei pezzi.

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• Wurlitzer V

Il Wurlitzer EP 200A è stato prodotto come piano elettrico dal ’72 all’82. Ad un certo punto minacciò seriamente il regno incontrastato del Fender Rhodes, perchè la sua timbrica è più complessa e ricca. Qui è ricreato abbastanza bene, anche se ogni tanto è come se mancasse di un po’ di profondità.

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• Analog Lab

Se ancora non ne avete abbastanza potete utilizzare questo v-instrument che permette di miscelare tutti gli strumenti della collezione e creare nuovi suoni con layer e split della tastiera. Il mio consiglio è quello di cercare di conoscere prima i singoli strumenti, altrimenti qui semplicemente andrete a caso con i preset. Le possibilità qui sono davvero infinite. Se usato bene è una cannonata.

 

Conclusioni

Non c’è bisogno di dire che questa recensione è stata molto divertente. La V Collection 4 di Arturia possiede una quantità di suoni, di strumenti, di cose da conoscere e studiare talmente ampia che qui abbiamo veramente appena scalfito la superficie. Che i v-instruments di Arturia fossero fatti molto bene (alcuni estremamente bene, altri abbastanza), non è assolutamente un segreto. Tutti gli strumenti della collezione superano il test, anche se alcuni sono più adatti agli esperti smanettoni di synth rispetto ad alti.

I 399€ richiesti per portarsi a casa questa collection, dopo averla provata a lungo, non mi sembrano per nulla eccessivi, anzi, ad acquistarli singolarmente si spenderebbe molto di più. Per non parlare poi della possibilità di avere suoni di strumenti elettronici hardware ingombranti, rari ed in alcuni casi, quasi introvabili.

Il vero valore di questa collezione però, come già detto, è la somma di questi strumenti, che possono essere utilizzati assieme e sfruttano nuove funzioni comuni che li rendono un ambiente di lavoro per i synth con pochi eguali sul mercato.

 

Si ringrazia il distributore Midiware ed Andrea Pozzi per la gentile collaborazione e disponibilità.

Info: www.midiware.it

Info: www.arturia.com

 

Luca “Twisted Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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