Recensione pedale MXR Il Torino Overdrive

E’ bello ogni tanto poter parlare di una casa straniera che riconosce il talento di un italiano e lo porta ad altissimi livello. A fine 2014 è stato infatti presentato da Dunlop il nuovo overdrive MXR Custom Shop “Il Torino”, progettato dall’ingegnere italiano Carlo Sorasio, specialista di amplificatori boutique (LAA-Custom) e costruttore di pedali per chitarra.

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Abbiamo subito quindi colto l’occasione di poter testare questo pedale che in un solo piccolo stompbox riesce ad unire più soluzioni (saturazione-boost volume-equalizzazione) che riescono a guidare un amplificatore dove vogliamo e ci permette di plasmare il suono in modo più consapevole, prendendo tutti i vantaggi di uno stadio intermedio di manipolazione sempre a portata di mano (e di piede).

Presentazione

Il Torino Overdrive è un pedale di saturazione che utilizza tecnologia MOSFET per ricreare la struttura di gain dei classici amplificatori valvolari, permettendo di far ‘cantare’ la chitarra con un suono molto morbido e dalla risposta al tocco dinamica. Il suono di questo pedale rispetta le caratteristiche della chitarra aggiungendo una compressione naturale.
Oltre a questo Carlo Sorasio ha aggiunto una sezione di equalizzazione a tre bande per rifinire il suono come più vi aggrada.

Un’altra particolarità di questo Il Torino è lo switch Boost/OD per passare dalla modalità Boost, con un suono quasi pulito che aggiunge un po’ di compressione e sustain al segnale, alla modalità OD, più aggressiva con un suono da amplificatore valvolare tirato sul finale.
Il pedale usa un sistema sofisticato di bypass nella forma di un output driver a bassa impedenza in Classe A, essenzialmente una forma di buffer bypass, per mantenere il suono caldo e naturale lungo la catena del segnale laddove solitamente ci sarebbe una perdita di segnale.

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Il pedale è nel classico formato stompbox, con chassis in metallo molto robusto. Lo switch è a scatto, resistente e le manopole hanno uno scorrimento parecchio ‘viscoso’, così che il vostro setting non si sposti anche se gli tirate per sbaglio una pedata.
L’unico appunto che faccio dal punto di vista hardware è il posizionamento dell’ingresso dello spinotto di alimentazione, proprio a fianco dell’input jack. E’ un po’ fastidioso ma posso supporre che per mettere la sezione di equalizzazione in alto e mantenere allo stesso tempo le dimensioni compatte del pedale, si sia fatta questa scelta non molto comune e pratica.
Per il resto è davvero un bel pedale, anche il colore azzurro ‘carta da zucchero’ metallizzato fa la sua bella figura.

La Prova

Il primo test che faccio quando provo un pedale che si dichiara espressamente anche con la funzione di booster, è di cercare il punto neutro. Il punto neutro è quella serie di regolazioni che riportano il pedale, anche se acceso, al suono originale. Questo mi permette di capire se il pedale è lineare o meno, se è trasparente e che tipo di direzione e decisioni sono state prese nella sua costruzione.
Il Torino Overdrive, essendo prima un overdrive che un booster, è un pedale che non raggiunge mai la completa trasparenza, come dico nel video che potete vedere in questa recensione. Questo perchè si suppone che chi lo compra voglia utilizzarlo in primis per saturare, oppure per ‘spingere’ l’amplificatore verso la parte superiore della sua curva di amplificazione, quella più satura. Non mi ha sorpreso quindi scoprire che, mettendo tutti i potenziometri a ore 12, il suono diventa leggermente più compresso, più medioso e con un po’ di taglio sulle alte. La compressione rimarrà sempre, mentre il resto si può correggere con la sezione di equalizzazione a tre bande.

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Spostandosi verso gain più elevati il pedale inizia a spingere sempre di più e trovo molto bello il suono che si ottiene con un amplificatore valvolare e Il Torino in versione booster spinto a circa tre quarti del guadagno.

L’equalizzazione è stata accordata al tipo di sonorità che questo pedale può creare. Non è proprio un pedale vintage, ma le sonorità a cui si rifà sono di certo più simili alle saturazioni vecchio-stile che alle moderne distorsioni super-aggressive. Non è strano quindi che i tre potenziometri dell’equalizzatore reagiscano in modo diverso alle variazioni. Le basse hanno un filtro piuttosto ‘pigro’ e morbido; le medie sono classiche da pedale overdrive, con un intervento nella norma; l’equalizzazione delle alte invece sembra più aggressiva, in grado di enfatizzare o domare quella certa frizzantezza che sale progressivamente più si spinge con il gain.

La modalità Overdrive è più compressa, ovviamente, del booster, quindi è necessario spesso compensare con un po’ di volume in più per mantenere il livello. Le sonorità che è in grado di produrre Il Torino sono davvero molte, tutte però con comune denominatore di un timbro rotondo sulle basse e medie, ma che sgrana via via che si sale con la saturazione.
Personalmente, visto che non amo i suoni troppo zanzarosi, le mie impostazioni preferite vanno da quelle con gain a zero e volume un po’ spinto, fino a quando il gain è a metà della sua escursione. Chiaramente con una chitarra con pickup humbucker mediosi questa frizzantezza diventerà molto presente con il guadagno a circa tre quarti.

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Conclusioni

A parte qualche piccolo appunto, che ho citato nel video e nelle righe qui sopra, l’MXR Il Torino Overdrive è un pedale ottimo. Si nota la cura nella costruzione e l’idea con diversi spunti di originalità che anima questo progetto. Mi piace infatti che sia un pedale con una sua direzione ed un carattere distintivo. Fare tutto e bene non è quasi mai possibile, è quindi preferibile un pedale come questo che sceglie una direzione in fatto di saturazione, suono, compressione e timbrica che ne costituiscono la firma riconoscibile.

Per un prezzo poco superiore alle cento euro, quindi in linea con la gamma di pedali MXR e con la concorrenza, si tratta di un investimento che si ripaga da solo. E’ uno di quei pedali che può svolgere una quantità di funzioni molteplici e superiore a quello che si pensa a prima vista. Lo si impara a conoscere con il tempo, imparando come il proprio amplificatore reagisce alle ‘sollecitazioni’ di questo pedale.

Dai suoni alla Led Zeppelin, passando per i crunch caustici alla Frank Zappa, fino alle saturazioni lo-fi tanto di moda ora che si possono sentire sulle chitarre di gruppi come i Black Keys o White Stripes, questo pedale permette tante, tante sfumature nella sua gamma di colori, e questo già mi basterebbe per dargli il mio pollice in su.

 

 

Si ringrazia il distributore italiano Dunlop, Eko Music Group, Alan Striglio e Giovanni Matarazzo.

Info: www.jimdunlop.com

Info: www.ekomusicgroup.com

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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