Intervista a Marty Friedman

E’ un chitarrista solista straordinario; è stato chitarrista di Cacophony e Megadeth; ha scritto alcuni degli album chitarristici che più hanno influenzato il mondo delle sei corde negli ultimi quindici anni; ha fatto una scelta musicale e di vita particolare e già da anni ormai vive e suona in Giappone. E’ Marty Friedman, il musicista che abbiamo intercettato durante il suo ultimo tour europeo di concerti e clinic.
Si tratta di un chitarrista molto amato, non solo dagli italiani, che sa stupire con il suo virtuosismo, espressività e soluzioni melodiche varie e personali allo stesso tempo. Non abbiamo voluto però sfinire Marty, e in definitiva anche voi amici, con le solite domande di tecnica o su setup, plettri e pedali. Con un musicista creativo e geniale come Friedman ci è sembrato di grande interesse spostare l’obbiettivo sul suo ultimo lavoro “Inferno“, un album uscito proprio nel 2014, e sul suo modo di vedere e vivere la musica a trecentosessanta gradi.

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ZioMusic.it: Ciao Marty, il tuo nuovo album fin dal primo approccio, il titolo “Inferno”, alla fine, ha un certo carattere ‘dark’. E’ il tuo modo per esprimere la tua personale visione del mondo di oggi, oppure è un “Inferno” in cui razzoli volentieri?

Marty Friedman: Certo l’atmosfera dell’album è abbastanza oscura ma è più un “inferno” in cui ti puoi divertire parecchio che un riferimento a quello vero. Il titolo non è proprio uno scherzo ma è comunque da prendere in modo ironico. Lo so che tutto quello che ha a che fare con il fuoco e con cose che bruciano, come questo titolo, suona molto da clichè heavy-metal, ma potremmo dire che qui ci sono ‘più fumo che fiamme’. Volevo trasmettere l’idea di un disco di chitarra spinto e potente, non uno di quegli album con fuoco e chitarre fiammeggianti.

ZioMusic.it: Il tuo suono e gli arrangiamenti di queste tracce sono più complessi. Ti butti in timbriche elettroniche e texture moderne, i suoni di chitarra e gli effetti sono molto vari. Dove hai preso ispirazione per queste atmosfere?

Marty Friedman: Hai ragione, gli arrangiamenti sono molto complessi, ma tutto questo lavoro ha l’unico scopo di rendere la mia musica eccitante. Quando lo ascolti, da non musicista, semplicemente ti piace perchè è una musica d’impatto. Se invece sei un musicista, ovviamente verrai attratto da diverse cose che succedono nei pezzi, ma non vorrei che il pubblico ascoltandolo dicesse solo “come è intricato qui”, “come è difficile questo passaggio”. Vorrei che fosse un album intenso da godersi in modo istintivo.
Per quanto riguarda la varietà dei miei suoni di chitarra risponderei: si e no. Ho lavorato molto sul modo di far suonare questi pezzi usando espressività, tecniche e tipologie di fraseggio diverse. La cosa che sorprende è che in effetti sembrano tanti suoni diversi ma non lo sono, ne ho usati pochi in realtà.

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ZioMusic.it: Il giappone sembra essere in questo momento una delle frontiere della sperimentazione musicale, con un sacco di cose che succedono e differenti stili musicali che si fondono. Quali sono le cose più interessanti che vedi e senti attorno a te oggi?

Marty Friedman: La musica giapponese è molto sperimentale, ed è una delle cose che mi piacciono di più. C’è molta apertura ad ascoltare e libertà per gli artisti, quanto meno di provare a fare quello che vogliono. Se una cosa fa schifo, fa schifo, ma sperimentando si possono trovare anche cose nuove molto belle e interessanti. Amo il Giappone anche per questo.
Nella musica pop giapponese ci sono dei mesh-up parecchio strani, con collaborazioni particolarissime. Quella che sta ottenendo più attenzione in Giappone, e anche fuori, è certamente BabyMetal, perchè unisce il metal moderno tradizionale con queste cantanti ‘pop-idol’ giapponesi. E’ una via quasi ‘blasfema’ di fare musica, ma credo che sia anche il motivo per cui è un progetto così divertente. Tutto è possibile in Giappone e mi piace molto.

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ZioMusic.it: La tua discografia è presente su servizi di streaming come Spotify e altri. Molte band e artisti hanno recentemente espresso dubbi sui ricavati dello streaming e sul modo in cui lo streaming sta cambiando la musica. Cosa ne pensi?

Marty Friedman: In realtà in questo momento nessuno davvero sa quale sia la soluzione giusta per un musicista quando arriva il momento di far uscire un disco, promuoverlo e venderlo. E’ diventato uno scenario molto complesso negli ultimi 10-15 anni. Alcuni come U2 o i Radiohead stanno provando le cose più folli, strategie non necessariamente così popolari [Gli U2 con l’ultimo album regalato con Apple a tutti gli utenti di iTunes, i Radiohead che avevano provato a vendere il loro album “In Rainbows” lasciando pagare agli utenti quello che volevano, ndr]. Nessuno conosce la via giusta.
Personalmente credo che sia importante vendere la propria musica, ma crearla e farla è più importante, quindi cerco di non preoccuparmi o arrabbiarmi troppo per questa cosa. Spero che alla fine le case discografiche e le persone che si occupano del music business arriveranno a trovare delle soluzioni che funzionano. E’ diventato molto difficile vendere musica e non vedo ancora una soluzione definitiva a questo problema.

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ZioMusic.it: Nelle scorse settimane Chris Broderick e Shawn Drover hanno lasciato i Megadeth per seguire altri progetti. Nonostante questo i Megadeth hanno annunciato un nuovo album in uscita e un grande tour per il 2015. Qualcuno vocifera che ti abbiano contattato per ri-unirti alla band. C’è qualcosa di vero?

Marty Friedman: Non so veramente nulla di questa situazione che si è creata, anche se molte persone continuano a chiedermelo. Mi spiace ma non penso di aver proprio nulla di interessante da dire a riguardo.

 

Intervista ed editing
Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

Intervista e foto
Sebo Xotta

 

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