Musica Live: 5 cose che la uccidono e 5 per salvarla – Parte 2

Dopo il primo articolo in cui abbiamo criticato i cinque principali ‘killer’ della musica live abbiamo ricevuto una quantità davvero imponente tra commenti, mail e messaggi su tutte le nostre piattaforme e indirizzi. Ci ho messo qualche giorno per leggere tutti i vostri suggerimenti, apprezzamenti, ed anche critiche, ed ora è giunto il momento di passare alla seconda parte, altrettanto essenziale, delle proposte per cercare di salvare la musica live.
La critica a tutto campo, meglio se ingiustificata o corredata da argomentazioni irrazionali e claudicanti, è uno dei nostri sport nazionali, almeno tanto quanto la tentazione di credere che tutto si possa risolvere con un colpo di spugna o bacchetta magica. Qui però cercheremo di star lontani dalle favole e mi scuserete se eviterò dal proporre magie e mi atterrò a soluzioni realistiche che, oltre al buon senso, richiederebbero non di meno un po’ di volontà e di tempo per ottenere risultati.

Ecco i 5 punti che troverete spiegati a seguire nel dettaglio:

○ Abolizione delle tasse ed autorizzazioni per i piccoli locali ○

○ Contributo per la Musica Live ○

○ Registro Nazionale dei Musicisti ○

○ Come Pagare i Musicisti? ○

○ Meritocrazia e Promozione ○

Immagine dal film di Yair Landau, «Live Music».

Immagine dal film di Yair Landau, «Live Music».

Abolizione delle tasse ed autorizzazioni per i piccoli locali

Come abbiamo detto nella Prima Parte, le tasse SIAE, comunali ed i permessi che i locali devono pagare influiscono non poco sulla situazione di difficoltà attuale. Un paese come la Gran Bretagna ha approvato nel 2012 una legge che ha abolito queste imposizioni per i locali con meno di 200 posti. Ovviamente rimane il contributo per i diritti d’autore, l’equivalente della nostra SIAE, tuttavia è stato calcolato che il solo sgravio di queste tasse e permessi ha permesso a circa 13 mila piccoli locali di fare musica live dove prima invece non era possibile.
In Italia la situazione è leggermente diversa, se noi però ipotizzassimo un ‘Patto per la Musica’ tra Governo, SIAE, e magari anche Confcommercio e Confesercenti, si potrebbe riuscire a trovare un accordo su questi punti per rilanciare il settore partendo dal basso:

  1. Ribaltare il principio del “E’ legale tutto ciò che è permesso” con “E’ permesso tutto ciò che non è illegale“. Una piccola differenza che dietro ad una sfumatura logica nasconde un grande cambiamento. Ogni locale sotto i 100-150 posti di capienza non ha più bisogno di alcun permesso o tassa locale per fare musica live, non amplificata o amplificata ma sotto il limite di dB emessi all’esterno previsto per la zona di residenza. Basta un’auto-certificazione in comune con cui si dichiara di rispettare le leggi che regolano la materia.
  2. Riduzione ad un terzo delle tariffe SIAE per i piccoli locali suddetti, e totale sgravio di queste tariffe dall’imponibile a fine anno. SIAE potrebbe compensare il minor profitto con l’aumento del numero di serate di intrattenimento musicale.
  3. Riduzione a poche sole categorie delle tariffe per i locali, certe, trasparenti e pubblicate sul sito SIAE, che attualmente sono troppo complicate (alcuni contatti ci dicono di averne contate oltre 70 tipologie) e spesso lasciate in mano ad agenti mandatari locali che hanno tutto l’interesse ad esserne gli unici interpreti.
  4. Avvio attraverso le associazioni di categoria di una campagna di informazione ai commercianti sulle nuove possibilità con una comunicazione ufficiale di costi certi e modulo di auto-certificazione pre-compilato da consegnare in comune.

In questo modo con poche decine di euro poi detraibili dalle tasse a fine anno, oltre alle spese per la band, un locale può organizzare una serata musicale con una piccola-media formazione. Letteralmente migliaia di locali potrebbero usufruirne legalmente, creando altrettante migliaia di nuove opportunità per i musicisti. Ciò che prima era sommerso potrebbe emergere, creando valore economico, SIAE compenserebbe con i maggiori introiti e lo Stato non avrebbe nessun sostanziale ammanco fiscale.

Contributo per la Musica Live

Diminuire un costo non significa automaticamente stimolarne in consumo, anche se è probabile che così vada alla lunga. A questo scopo, per un ulteriore stimolo alla crescita della musica dal vivo, soprattutto per la fascia medio-bassa, si potrebbe introdurre un contributo da parte della SIAE, che ad oggi ha un enorme vantaggio derivato dall’essere in regime di monopolio, da devolvere ai comuni o alle Pro Loco d’Italia che vogliano organizzare eventi artistici che comprendano musica suonata. SIAE ha recentemente chiesto di aumentare il Compenso per la Copia Privata, ventilando che parte di questo compenso sarebbe andato ad un fondo per i giovani artisti e la musica nuova. Il Compenso è stato aumentato, ora è il tempo di redistribuire, magari aumentando questo fondo anche con tagli all’enorme struttura ridondante e sovra-abbondante di SIAE, che di fatto rientrerebbe poi in possesso di parte di queste risorse tramite i diritti di questi concerti.

Come insegna la teoria neo-keynesiana, il sistema economico può essere vischioso e poco reattivo, soprattutto in tempi di crisi. Per creare occupazione è necessario l’intervento con investimenti pubblici, ossigeno che alimenti la fiamma della ripresa. Ogni amministrazione comunale o Pro Loco avrebbe quindi a disposizione, solo ed esclusivamente per questo tipo di eventi, un piccolo tesoretto da spendere ogni anno per la musica live. Tutto questo a costo zero per lo Stato.

Il tweet con cui il Ministro Fransceschini ha annunciato l'adeguamento al rialzo del compenso per la copia privata.

Il tweet con cui il Ministro Fransceschini ha annunciato l’adeguamento al rialzo del compenso per la copia privata.

Registro Nazionale dei Musicisti

Se volessimo nasconderci dietro una foglia di fico diremmo che il problema dell’evasione fiscale nella musica non è rilevante e, poichè il settore soffre, si può anche chiudere un occhio. Non è così.
Ho letto un sacco di vostri commenti riguardo questo tema, soprattutto sulla proposta di abilitare solo professionisti con partita IVA o richiedere certificati di abilitazione di varia natura per poter suonare. La cosa semplicemente non solo non funziona, ma sarebbe anche un’ulteriore complicazione burocratica sia per lo Stato che per i musicisti, ed in definitiva un incentivo a non essere tracciabili per nulla.
Quello su cui invece si può riflettere, a fronte delle agevolazioni a locali e musicisti di cui sopra, è un registro nazionale dei musicisti.

So che questo punto è controverso, soprattutto perchè a molte persone piace rimanere in quella zona di penombra, l’anonimato, in cui si dichiarano solo le entrate che si è veramente obbligati a dichiarare. Questo registro nazionale, che dovrebbe essere gratuito (o quasi), pubblico e online, permetterebbe ai musicisti di accedere agli eventi di musica live che usufruirebbero delle agevolazioni di cui sopra. Nell’auto-certificazione il locale, comune o Pro Loco, trasmetterebbe semplicemente nome e numero di registro di ogni artista coinvolto. Ci sarebbe quindi una tracciabilità delle prestazioni di ogni artista nel numero di date live eseguite da parte dello Stato. Questo imporrebbe all’artista di dichiarare al fisco tutte le sue entrate derivanti dalla musica live.
Un piccolo cambiamento per far emergere un intero settore.

Come Pagare i Musicisti?

Che vantaggio ha il musicista ad essere iscritto ad un registro nazionale degli artisti?
Sappiamo bene che l’unico vantaggio che può funzionare davvero in questo momento è quello economico.
Oggi avere una partita IVA può essere davvero difficile per chi fa musica live. La tassazione eccessiva è una ghigliottina sopra la testa di tutti i lavoratori autonomi. Quando un settore, come la musica, va in crisi, le spese restano e le tasse rimangono alte, rischiando di inghiottire buona parte degli introiti.
E’ giusto che chi guadagna molto, o a sufficienza, abbia un regime fiscale normale e paghi secondo proporzione. Se però non vogliamo impedire a persone che hanno poche entrate o altre attività lavorative di fare buona musica live senza svendersi e creare concorrenza sleale per gli altri, bisogna permettere a questa fascia di guadagnare il giusto in chiaro.
La musica dovrebbe vivere di democrazia e meritocrazia, quindi rendere vantaggioso ai giovani, agli appassionati ed ai semi-professionisti esibirsi secondo la legge, è nel pieno interesse di tutti per una musica migliore.
Esistono già soglie per la ritenuta d’acconto, tuttavia è uno strumento che non si adatta bene alla situazione.
Lo strumento giusto, a mio modo di vedere, esiste già: i voucher. L’INSP li utilizza già e potrebbero essere utilizzati anche per gli artisti e musicisti che non accumulino prestazioni artistiche per oltre 5-6 mila euro all’anno.

Spiego in pochi brevi punti:

  1. L’artista si iscrive al registro nazionale degli artisti.

  2. In questo modo può accedere come lavoratore artista agli eventi agevolati ed essere pagato con i voucher.

  3. Questi voucher vengono acquistati dal gestore del locale, comune o Pro Loco alle Poste Italiane e contengono già pagata una quota INPS di previdenza sociale (attualmente per altri settori il gestore paga 10€ e la quota INPS è di 2,50€ per un netto di 7,50€).

  4. Il datore di lavoro paga il musicista con la cifra pattuita non in contanti ma con i voucher.

  5. All’atto del ritiro alle Poste il musicista riceve il netto.

  6. Nella dichiarazione dei redditi si dichiara l’ammontare delle ricevute dei voucher accumulati.

  7. Fino a 5-6 mila euro annui i voucher dovrebbero avere una tassazione agevolata o nulla, sopra questa quota i voucher si accumulano al reddito come ogni altra entrata.

live music insegna 2


Meritocrazia e Promozione

Dopo qualche proposta più tecnica ed economica ecco un punto che è tanto importante quanto semplice. Si può cercare di agevolare tutto, si possono tagliare tasse e permessi, ma se la mentalità di chi suona, chi fa suonare e, in definitiva, di chi ascolta non va verso la ricerca di un risultato sempre migliore, non si va molto avanti.
Come dicevamo nella Prima Parte dell’articolo, la musica è per noi stessi e per il pubblico. Noi dobbiamo imparare ad avere spirito critico, ed altrettanto il pubblico, premiando i locali che fanno buone scelte.
Si, ma nella pratica?
E’ facile e con i social e le tecnologie moderne lo è ancora di più.

Praticamente ogni locale ormai è rintracciabile su Google, su TripAdvisor o siti analoghi, con la possibilità di recensire in breve la propria esperienza e dare un voto.
Tutti i locali che fanno musica live dovrebbero nelle loro descrizioni scrivere a caratteri maiuscoli questa caratteristica, specificando le serate e gli orari. E’ gratuito e immediato. Dal mio punto di vista leggere che un locale fa suonare è un punto a favore, e mi aiuta a scegliere dove andare a passare una serata piacevole in compagnia.

Allo stesso tempo il pubblico non deve essere pigro o avere ritrosie. Ogni volta che sentite un live date il vostro voto, il vostro commento. Scrivete, ad esempio, che quella band vi è piaciuta molto e che il locale vi ha trattato molto bene a prezzi giusti; oppure scrivete che la band era scadente, o che il mojito che vi hanno servito sembrava un frullato di menta e ghiaccio.
Pochi già lo fanno, ma se lo facessero tutti, trovare locali che sanno scegliere bene e, in definitiva, pagano il giusto per avere le band migliori, diventerebbe questione di poco.
Non costa nulla, ma alla lunga il passaparola è quello che determina il successo di una band. In un mondo social, il passaparola è diventato globale, un vero pilastro della nostra società moderna, usiamolo come si deve.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

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