Recensione chitarra elettrica Yamaha Pacifica 611VFM

Ci sono strumenti che nel tempo risultano un po’ ‘snobbati’ dal mercato. La curiosità di testare quanto si dice, e magari di sfatare qualche luogo comune ci ha portato a provare e a recensire la Pacifica 611VFM, ovvero la chitarra elettrica top di gamma di casa Yamaha.

Presentazione

Non appena aperto l’imballo ho notato un bel top in acero fiammato splendente,e la forma del battipenna davvero inusuale.
Il profumo di nuovo mi ha costretto a provarla da subito.

Anche da spenta si ha una bella impressione, il manico non è strettissimo ma davvero comodo con la sua verniciatura alla nitro ed il radius 13.3/4 che rende la tastiera accessibile e veloce ovunque. I tasti sono i classici 22 medium jumbo.
Il corpo è in ontano con un top fiammato rosso ciliegia che lascia intravedere in trasparenza la venatura del legno. In quanto a peso non è leggerissima tuttavia con la tracolla anche da seduti si allevia il problema. Suonando in piedi invece è estremamente bilanciata, con la posizione dello switch a 3 vie comoda, così come il pot del volume che non da noia a chi è abituato a suonare con il mignolo “appoggiato” al battipenna. Inserisco la leva stringendo la vite che si trova nello scasso del ponte ed a questo punto voglio proprio sentire come suona!

La Prova

Accordo lo strumento e provo a fare qualche nota con un combo in modalità clean. Con il pickup al manico, il Seymour Duncan P90 (una via di mezzo tra un single coil ed un humbucker ), noto che l’effetto è molto smooth e ottimo per accompagnamenti jazz, fusion o arpeggi in generale. Spostandosi nella posizione 2, ed usando quindi il P90 in combinazione con il Seymour Duncan Custom 5, si ha un effetto più squillante perfetto per ritmiche funky. Scordatevi la posizione 2 di una Fender, qui siamo su un altro timbro! La posizione al ponte in clean non è per niente acida ed anche qui il funk si suona davvero bene.

Passiamo ai suoni distorti. Il P90 ha un po’ di ronzio in sottofondo, ma meno rispetto ad un classico single coil. Il suono è davvero “cicciotto”, i plettratori s’innamoreranno di questo pickup. La posizione centrale è perfetta per i suoni crunch, inoltre è possibile alzando il pot del tono splittare il Custom 5 al ponte ed avere miscelati i due pickup. Si ottiene un suono ancora più “scarico” per sonorità vintage. Passando in posizione tre in versione humbucker, il sound ricorda molto il classico Seymour Duncan ’59, a mio giudizio con meno presenza sulle frequenze alte. Splittandolo cambia però totalmente e diventa molto AC/DC prima maniera: davvero gustoso.
Decido di provare le leva e noto che il Wilkinson VS50.6 si comporta bene e non perde l’accordatura, probabilmente merito anche delle meccaniche autobloccanti Groover.

Conclusioni

In conclusione, ho trovato la 611VFM una chitarra completa, ottima soprattutto in ambito rock. I pickup suonano molto bene entrambi. Forse l’unica pecca è la mancanza di un single centrale per una posizione intermedia nei puliti, ma oltre a questo non le si può rimproverare null’altro.
Soprattutto non possiamo rimproverarle nulla se guardiamo al prezzo: 550 euro chiavi in mano. Direi davvero buono per chi vuole preservare un po’ di soldini ed avere uno strumento competitivo.

Info: www.yamaha.it

 

Alessandro Teruzzi
test, recensione e foto

Luca “Luker” Rossi
adattamento e video
Redazione ZioMusic.it

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