Musica Live: 5 cose che la uccidono e 5 per salvarla

Ci sono tante cose che dovrebbero trattenermi da scrivere un articolo del genere e la prima di queste è sicuramente attirare una salva di critiche e di giudizi più o meno giustificati. Esattamente come per il calcio, noi siamo un Paese di allenatori, anche sulla musica live siamo tutti esperti. Sembra che basti aver preso in mano una chitarra 20 minuti o due bacchette per dieci secondi per sentirsi chiamati in causa sull’annosa questione di cosa ci vorrebbe per rivitalizzare l’avvizzito mondo musicale italiano.
Il mio metro di giudizio, tuttavia, è l’intelligenza delle osservazioni e delle proposte e non gli anni di palco alle spalle, sebbene in questo articolo non potrà mancare l’influenza dell’esperienza sul campo maturata lavorando/suonando live da oltre 14 anni. Visto che i dati e la realtà dei fatti che si può constatare ovunque ci dicono che siamo probabilmente nel momento più basso per la musica live da molti anni a questa parte, quello che credo comunque necessario è aprire una discussione seria basata su fatti e proposte e non per sentito dire, anche quest’ultimo uno sport nazionale molto praticato.

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La premessa necessaria è che quando parliamo qui di musica live, non stiamo parlando dei grandi concerti negli stadi o dei tour milionari che hanno tutt’altre specificità sebbene condividano alcuni effetti della crisi, ma parliamo della fascia media, quella musica live fatta a livello professionale soprattutto in locali, pub, teatri, feste e discoteche. Questa musica live è quella che tiene in vita il circuito, l’indotto degli strumenti musicali, delle scuole di musica, delle sale prova, degli studi di registrazione e dei locali, e funziona da eccezionale vivaio per gli artisti ad alto livello di domani.

Per semplificare il tutto partiamo con 5 cose che attualmente stanno uccidendo la musica live.

○  La Crisi Economica ed il Pessimismo

Sembra lapalissiano dire che la crisi economica ha creato la crisi della musica live, ma un ragionamento più approfondito ci fa capire meglio come funzionano le cose nel contesto italiano in cui viviamo.
Ci troviamo in un momento storico in cui è comprensibile che le persone che hanno meno o quasi nulla da spendere taglino per primo il ‘superfluo’. La musica live sta sicuramente tra le attività di cui si può fare a meno. Per un musicista è quasi come l’ossigeno, ma per il cittadino medio è tra le cose rinunciabili in momenti di ristrettezze. La crisi però colpisce in modo irrazionale, anche quando la musica live è praticamente gratuita, o al massimo il prezzo è quello di una birra da 4-5 euro, la gente non arriva. Le statistiche infatti dicono che in questi anni, indipendentemente dal prezzo, i locali che fanno musica live hanno sofferto più di altri.
Qui entra in gioco il fattore pessimismo, che colpisce in pari grado il pubblico ed i gestori dei locali. C’è un detto che dice: se vuoi perdere, pensa da perdente. Ci sono mille modi per pubblicizzare un evento e lavorare bene a livello di promozione, produzione e comunicazione di un concerto. I locali sono, per una buona maggioranza passivi di fronte al pubblico, non lo attirano ma stanno al bancone a sperare, e spesso a lamentarsi degli scarsi risultati. Se un evento non ha niente di speciale la gente preferisce restare a casa, soprattutto ora che anche uscire di casa o prendere la macchina fa subito scattare la fatidica domanda: “Ma quanto mi costa?”
Cosa si può fare?
Continuiamo con i 5 “killer dei live”, poi passeremo a qualche possibile soluzione.

La Mancanza di Professionalità

E’ inutile che ci giriamo attorno, se vado dal panettiere ed il suo pane sa di cartone, la prossima volta cambio panettiere, anche se il pan-cartone costa poco e magari l’ho sotto casa.
E’ indiscutibile ed incredibile la tentazione/tendenza di molti a mangiare pan-cartone per lungo tempo, salvo poi ricredersi quando trovano un panettiere che sa fare il suo mestiere per davvero.
Il problema della mancanza di professionalità va diviso in tre, secondo il grado di responsabilità.

  • La colpa più grande la do al gestore del locale, che non può di certo lamentarsi se gli affari vanno male quando è lui stesso a non saper scegliere tra band che sanno o non sanno suonare. Certo costa più fatica, e le band che sanno suonare vogliono essere giustamente pagate, però il pubblico risponde alla qualità e premia chi lavora bene e con passione.
    Ho sentito negli anni molti gestori usare come pretesto per l’utilizzo di band scadenti, spesso gratuite, dire: “Tanto la gente per la maggior parte non capisce niente di musica”. A parte il controsenso che contiene di per se il far suonare appositamente delle band scarse, posso testimoniare che la maggior parte di questi locali oggi non esiste più o naviga in acque tempestose.
    Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
  • I musicisti salgono sul secondo gradino del podio. E’ legittima l’aspirazione a sentirsi rock-star, a salire su un palco e poter dire che su suona dal vivo nei locali, tuttavia l’autocritica è il minimo sindacale per chiamarsi musicisti. Prima di proporsi ai locali, e prima di pretendere di essere pagati, assicuratevi che il vostro livello sia adeguato. Non fidatevi dei parenti e amici, chiedete un giudizio serio e oggettivo e, se non siete pronti, studiate di più.
    Tutti prima o poi ci vantiamo di saper cucinare qualcosa alla grande: il pollo, la pizza, le lasagne. Con le parole siamo tutti cuochi, ma da qui ad aprire un ristorante ce ne passa. Quindi, se volete farvi pagare, siate professionali come voi lo pretendete dagli altri che pagate per avere qualcosa.
  • Il pubblico nella maggior parte dei casi ha colpe minori. Spesso è dilaniato tra la voglia di gridare che la band fa schifo e l’amore per il fidanzato bassista o l’amica cantante. Cercate di premiare i locali che fanno suonare buone band, premiate l’originalità, la qualità ed il livello dello spettacolo. Fatevi coinvolgere e sentitevi critici, ed otterrete una musica migliore.

La Musica ‘Sempre’ Uguale

In Italia siamo campioni mondiali di cover band e tribute band. Non c’è nulla di male nel proporre canzoni di altri o dedicare una band ad un gruppo che si ama particolarmente. È un buon business e tiene in vita anche la buona musica del passato. A tutto però c’è un limite.
Vi sarà capitato sicuramente di sfogliare i calendari di feste, sagre, grossi locali e discoteche per vedere chi suona nelle prossime date. Avrete notato che per la maggior parte le band fanno la stessa musica. Con piccole variazioni sul tema e con tutto il rispetto per chi suona in queste band, troverete il tributo a Vasco, a Ligabue, agli U2, ai Queen, Max Pezzali, la cover band 360° che fa rock, quella che fa disco-music e quella che fa pop scanzonato. Ci ho preso? Penso di si.
Questo perchè la convinzione che il mercato/pubblico richieda solo poche e determinate band e musica mainstream ha portato alla proliferazione di una esagerazione di band tutte uguali. Potrei dirvi che in Italia esistono oltre duemila tributi a Vasco Rossi, oltre mille a Ligabue, e così via. Tra questi ce ne sono di molto bravi e di scarsi, ma è sempre la stessa musica. Se seguiamo il mercato seguiamo anche le sue regole: se un prodotto è inflazionato, il suo valore diminuisce.
Il pubblico invece vuole divertirsi, non vuole per forza sempre la stessa musica. La radio, le televisioni, i locali ed i manager italiani li hanno convinti nel tempo che per divertirsi bisogna essere omologati, cantare sempre le stesse canzoni, andare sempre a cercare la stessa musica.
Quando dicevo che a tutto c’è un limite, intendevo che ad un certo punto, anche il pubblico più passivo e pigro si stufa di mangiare la stessa minestra sette giorni su sette. I locali continuano a proporgliela, ripassata e riscaldata, e la gente non va più ad ascoltare musica.

La SIAE ed i Costi

Fare suonare una band dal vivo in un locale o ad un qualsiasi evento pubblico comporta della burocrazia, e la burocrazia porta con se un sacco di costi annessi. In Italia abbiamo troppi costi e troppa burocrazia.
La quantità di carte, di permessi e di spese da affrontare per fare suonare qualunque band dal vivo è impressionante. Questo, è inutile ancora nascondercelo, porta moltissimi locali ed artisti a lavorare al di fuori della legalità.
Solo i costi dei diritti d’autore scoraggiano buona parte dei possibili locali ad intraprendere la strada della musica live.
La SIAE richiede in linea di massima il 10% degli incassi degli eventi a pagamento con tariffe minime proporzionali al numero di posti della location. Queste tariffe minime rimangono valide anche per gli eventi gratuiti. Ecco un esempio:

tariffe SIAE liveGli importi sono riferiti solo ai diritti d’autore dei pezzi tutelati dalla SIAE, sono IVA esclusa, e non comprendono i diritti amministrativi e le spese per ottenere i permessi.

Proviamo a simulare un caso standard in un locale medio che ha già ottenuto i permessi.
Il locale ha 150 posti, mediamente tra 30 e 40 tavoli. Per fare suonare una band la SIAE richiede solo di diritti circa 230 euro. La band è composta da 4 elementi che chiedono 100 euro a testa per la serata, sommando 400 euro più 230, totale 630 euro.
Supponiamo ora che la serata vada alla grande, tutto pieno. 150 persone che spendono in media 10€ ciascuno: incasso 1500€. Sembra buono ma non ho ancora pagato il cameriere, un cuoco e non ho ancora pagato le tasse. Di 1500€ meno le spese citate, un locale del genere può pagare anche il 45% in tasse. Al nostro proprietario rimangono tra le 100 e le 150 euro da cui il proprietario deve cavare fuori il proprio stipendio e le spese impreviste.
Non diventerai mai ricco ma se sei oculato e ci metti molto del tuo, ce la puoi fare.
Non abbiamo però considerato una cosa… E se le serate non sono tutte piene? I costi fissi per la SIAE e per la band rimangono.
La situazione attuale dei locali è che, con l’aria che tira, ogni volta che fanno un live rischiano di andare in rosso.
La SIAE non la puoi abbassare. Il risultato è stato un calo drammatico del cachet per le band, negli ultimi 5 anni dal 30% fino al 70% in meno.
I musicisti alimentano la SIAE, e sono i primi a pagare il prezzo della crisi. Forse la SIAE dovrebbe pensare di venire incontro a questa situazione, invece di chiudersi i rubinetti dell’ossigeno.

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La Concorrenza ‘Sleale‘ ○

Io sono assolutamente ed incondizionatamente a favore della concorrenza. La concorrenza è compagna della meritocrazia, e chi lavora/suona meglio è giusto che abbia le opportunità e soddisfazioni migliori. Però la concorrenza, come molte ragazze virtuose nelle favole, ha una sorella cattiva: la concorrenza sleale.
E’ destino che noi musicisti, da persone individualiste e creative per la maggior parte, siamo solidali tra noi nelle intenzioni e dannosi alla nostra categoria allo stesso tempo. E’ anche qui una semplice questione di mercato. Se per ogni band pro che chiede di essere pagata il giusto ci sono 10 band amatoriali o semi-pro che pur di suonare per divertimento accettano di essere pagate pochissimo o addirittura per niente, il mercato della musica live collassa. Ci saranno sempre i locali di livello che ingaggeranno buone band pagandole il necessario, ma saranno sempre meno, poichè la fascia media dei locali tenderà a cercare sempre di più band a costo zero o quasi.

Chi si propone per suonare gratis, con il solo rimborso della cena o per pochi euro a testa, non fa altro che mettere delle mine sul proprio cammino futuro. Il tono vagamente ‘ricattatorio’ con cui i gestori dei locali trattano il cachet con le band non sarebbe così esasperante se la concorrenza sleale fosse minore.
Non esistono dati certi in questo campo ma, dopo una serie di chiacchierate informali con proprietari o gestori di locali, posso dirvi che un locale medio (lo stesso dell’esempio di cui sopra) può ricevere fino a 30-40 proposte di gruppi al giorno. Circa il 20-30% di questi è disposto a suonare anche gratis, almeno per la prima volta (che di solito è pure l’ultima).
La bilancia pende troppo da una parte per far si che i cachet delle band restino su livelli accettabili.
E’ vero che non lo si fa per i soldi ma per passione e per la gloria imperitura, ma la soddisfazione economica è uno dei presupposti per una musica migliore.

Se la nostra band di 4 elementi, invece di prendere 100 euro a testa, arriva ad accettarne 150 in tutto per la serata (esempio reale), prenderà circa 37€ per ciascuno. Togliamo 10€ di benzina e piccole spese (corde, bacchette, varie) e dividiamo per il numero di ore necessarie per fare montaggio, sound-check, serata e smontaggio (solitamente da 5 a 10 ore) abbiamo una paga oraria che va da un massimo di 5,5€ ad un minimo di 2,7€. E ricordate che se fate le cose secondo legge dovete pagarci anche le tasse.
Parlare di salario per i musicisti sembra molto freddo ed irreale, ma se ci pensate bene, quanti di voi accetterebbero un altro lavoro a questi prezzi?
Ecco perchè la concorrenza sleale, assieme a tutti gli altri fattori sopracitati, sta progressivamente rendendo quasi impossibile fare il musicista dal vivo come lavoro su cui vivere.

Voi cosa ne pensate? Avete esperienze che si ritrovano in questo scenario?

Per leggere invece le 5 proposte che potrebbero contribuire a salvare la musica live Vai alla Parte 2.

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

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