Intervista ad Andrea Pieroni

Si parla spesso di produzioni, booking, agenzie ma verifichiamo che altrettanto spesso questo ramo del nostro settore, che peraltro ha una certa importanza nella gestione e nella creazione di un evento o di un tour, rimane nell’ombra.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Andrea Pieroni, Managing Director di Live Nation Italia, promoter italiano che fa parte della società americana Live Nation Entertainment, l’azienda più grande e strutturata al mondo nell’organizzazione di spettacoli dal vivo ed e-commerce e composta da quattro società leader nel mercato: Ticketmaster.com, Live Nation Concerts, Front Line Management Group e Live Nation Network.

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Abbiamo chiesto ad Andrea qualche delucidazione sul lavoro del promoter in generale e nello specifico quello che è ad oggi il ruolo di Live Nation nel business. Durante la piacevole chiacchierata si è parlato anche della situazione attuale del music business in Italia, del calendario estivo all’insegna del rock e del motivo per il quale i grossi festival nel nostro Paese sembrano non funzionare più. Bando alle ciance, leggetevi l’intervista tutta d’un fiato!

ZioMusic.it: cosa fa un promoter, e nello specifico Live Nation come azienda, di che cosa si occupa e in particolare come è cambiato il vostro lavoro negli ultimi 10-15 anni?

Andrea Pieroni: ci occupiamo della produzione, dell’organizzazione, della promozione dei concerti degli artisti che gestiamo in Italia, sia italiani che internazionali. Curiamo tutti gli aspetti, dalla gestione della biglietteria fino all’organizzazione logistica, tecnica, i trasporti, gli alberghi, la promozione. Quando firmiamo con un artista, l’artista deve pensare solo a salire sul palco e suonare, tutto quello che comprende l’organizzazione di un concerto, di una tournée, viene curato da noi. Il nostro lavoro in ambito “live” riguarda il campo musicale a 360°.

ZM: quindi non si tratta solo di fare il calendario, offrite un servizio “full”?

Andrea Pieroni: noi siamo produttori, non siamo una booking agent, per cui non troviamo solo le date, anche se trovare date è un aspetto importante del nostro lavoro e per questo spesso costruiamo anche il calendario, ma ripeto, è solo un aspetto dei tanti. Produrre un artista nella sua attività live significa dover curare tutti gli aspetti organizzativi: impianti audio e luci, assumere il personale tecnico che serve per mettere in piedi lo spettacolo, le scenografie, la logistica, i trasporti, gli alberghi, tutto.

ZM: qual è la voce più gravosa di una produzione a livello monetario?

Andrea Pieroni: dipende da che tipo di spettacolo si mette in piedi, ovviamente in un concerto al chiuso, quindi location più ristrette a livello di capienza, il costo più grosso – al di là del cachet dell’artista – è quello legato al materiale tecnico, ovvero l’impianto audio e luci. Per i concerti all’aperto invece le spese sono moltissime: oltre all’impianto audio e luci, che ovviamente è proporzionato alla grandezza del luogo dove vai a suonare (più grande è, più costoso è), bisogna considerare anche tutte le infrastrutture che vanno messe a disposizione del pubblico, come bagni chimici, punti ristoro, sicurezza ecc. Comunque per rispondere alla tua domanda sono fondamentalmente due le grosse variabili di spesa importanti: cachet dell’artista e audio/luci/palco.

Live Nation

ZM: qualche anno fa il promoter era forse più “a rimorchio” della discografia mentre adesso i giochi pare siano cambiati in quanto la discografia è in crisi e ha dovuto organizzarsi per entrare massicciamente nel business del live…

Andrea Pieroni: personalmente non mi sono mai sentito a traino della discografia, anzi, anche nei momenti in cui la discografia andava forte ho sempre considerato il disco e il cd come un mezzo che l’artista utilizza per poi andare in tournée. Non dimentichiamoci che per la stragrande maggioranza degli artisti la soddisfazione più grande è andare sul palco davanti al suo pubblico…

ZM: nei contratti discografici effettivamente la gestione del live è diventata abbastanza importante, il contratto adesso è più simile ad un pacchetto che tiene conto di tutti gli aspetti.

Andrea Pieroni: immagino che i nuovi contratti discografici tengano conto anche di questo aspetto, non mi occupo di discografia, ma magari per i nuovi artisti, chissà…

ZM: insomma per voi il rapporto con la discografia non è cambiato?

Andrea Pieroni: no, collaboriamo giornalmente con tutte le case discografiche, ed i rapporti sono ottimi. In questo senso siamo tranquilli.

LiveNation.it

ZM: cos’è cambiato invece con l’avvento di internet, ci sono nuove strategie di marketing?

Andrea Pieroni: dal punto di vista di marketing e della promozione internet ha facilitato parecchio, perché ti permette di raggiungere tanta gente in poco tempo, quasi immediatamente, e con una spesa abbastanza bassa rispetto a quelli che erano gli investimenti promozionali che si usavano fino a 10-15 ani fa, dove venivano usati mezzi più “tradizionali”. Bada bene, spese di promozione ci sono anche oggi solamente vengono indirizzate in altri settori.
Io personalmente sono un grande sostenitore di internet, per cui detta molto praticamente preferisco spendere gli stessi soldi che utilizzavo per un’affissione in giro per Milano per una campagna su internet.
Credo che i risultati siano maggiori, lo si vede dalle vendite dei biglietti. Nel momento in cui annunciamo i concerti anche solo sul nostro sito, che ha circa un milione di utenti unici al mese e con una newsletter con oltre 400 mila iscritti, puoi immaginare da solo a quante persone riusciamo a raggiungere…

ZM: immagino anche che il discorso biglietteria a livello logistico sia diventata molto più semplice e più facilmente controllabile rispetto a prima, con biglietti “veri” che si spedivano per posta.

Andrea Pieroni: prima era un vero delirio: stampare biglietti, distribuire per negozi i biglietti, non sapevi mai se ti tornavano indietro, se riuscivi a prendere i soldi, ora invece con la biglietteria via internet tutto è più semplice: basta un click, controlli quanti biglietti hai venduto, i soldi arrivano direttamente in conto in banca, tutto è decisamente più semplice.
Con la newsletter e il sito, dicevo, la maggior parte delle vendite dei biglietti avviene subito dopo che è stato annunciato il concerto. Penso che il discorso dei manifesti sia ormai obsoleto, anche se in giro per le nostre città vedi ancora migliaia di manifesti.

ZM: devo dire che è un peccato che non ci siano più i biglietti veri…

Andrea Pieroni: questo è il rovescio della medaglia, però noi con TicketOne abbiamo studiato un fan ticket per cui per certi eventi chi compra li biglietto può comprare il fan ticket che è un biglietto fatto come dici tu. C’è un sovrapprezzo da pagare, ma ne riconosciamo il fascino e ci siamo adoperati per farlo. A dirla tutta io per esempio ho ancora quello dei Clash dell’81!

Fanticket MetallicaZM: ho guardato sul vostro sito il calendario estivo e da appassionato “rockettaro” sono contento di notare che giugno è stato denso di eventi di rock “duro”. Come sono andate le vendite/prevendite?

Andrea Pieroni: alla grande. Per il concerto degli Aerosmith, che avevo programmato, pensavo di vendere intorno ai 20mila biglietti, invece ne abbiamo già venduti intorno ai 40mila. È un risultato incredibile perché gli Aerosmith li abbiamo portati diverse volte in Italia, ma mai abbiamo avuto questi numeri, sempre intorno ai 20mila, 22mila, l’ultima volta sono venuti all’Heineken Jammin’ Festival e abbiamo venduto intorno ai 22mila biglietti, se non sbaglio. C’è da dire che a Milano è da una moltissimo che non suonano, questo può aver certamente influito sulla richiesta.
Ma da non tralasciare il resto della giornata! Abbiamo costruito un pacchetto molto importante, perché oltre a loro ci sono gruppi di supporto notevoli, gli Alter Bridge, gli Extreme, insomma una serata per gli amanti dell’hard rock americano di prima categoria.

ZM: invece in quanto a grossi festival ho visto che fate solo il Sonisphere. Questa cosa che in Italia non funzionano i festival sembra essere vera. Nel resto dell’Europa invece funzionano eccome.

Andrea Pieroni: per quanto riguarda Live Nation posso dire che nei grossi festival ci abbiamo speso e investito per molti anni…

ZM: però 40mila biglietti venduti per gli Aerosmith sono cifre importanti, credo che più o meno siano le cifre che facevate con i festival..

Andrea Pieroni: Sì. Se vuoi organizzare un festival con tante band e allestirlo per 3 o 4 giorni, le spese iniziano ad essere molte e quindi anche il rientro economico pesa molto. E’ sempre difficile guadagnarci qualcosa. Se tutti gli anni dobbiamo andare in perdita di centinaia di migliaia di euro per mantenere viva la tradizione dei festival, credo che non abbia più nessun senso.
L’idea che mi sono fatto è che forse il pubblico italiano non è interessato a vedere l’headliner in un calderone di dieci quindici gruppi tutti in un giorno, preferisce vedersi il concerto del suo artista preferito da solo.
Anche il discorso climatico forse ha un suo peso. In Italia i festival ovviamente vengono fatti d’estate, giugno, luglio, quando nelle città fa molto caldo e spesso le persone sono in vacanza al mare. Nel centro Europa anche questa situazione probabilmente è differente.

ZM: c’è questa “crisi” che  ancora ci attanaglia, ma vedo che il live sembra funzionare bene. È anche questo un fatto sociologico un po’ curioso, non trovi?

Andrea Pieroni: negli ultimi 3/4 anni le nostre vendite di biglietti sono aumentate ogni anno, credo che il 2013 sia stato il nostro anno migliore da diversi anni a questa parte, in termini di vendite di biglietti.
Quindi per quanto riguarda il settore dei concerti francamente questa crisi non l’abbiamo vista del tutto, vuoi anche perché la gente nei periodi di ristrettezze ha bisogno di svagarsi ed i soldi per un concerto li trova, proprio perché ha bisogno di quelle due ore di decompressione, di svago, quelle due ore che permettono di uscire da tutti i pensieri.

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ZM: interessante perché il costo del biglietto è diventato importante. Le produzioni stanno diventando sempre più complesse, negli ultimi concerti che ho visto è incredibile il dispendio tecnico, di luci, audio, scenografie.

Andrea Pieroni: sì, le produzioni stanno diventando veramente importanti, soprattutto per quanto riguarda i concerti all’aperto negli stadi si parla veramente di numeri economicamente rilevanti.
Devo dire poi che il prezzo del biglietto è mediamente caro in Italia, anche se è comunque meno caro che nel resto d’Europa. Comunque per assistere a uno spettacolo come può essere un concerto dal vivo in uno stadio di artisti come Metallica, Robbie Williams, One Direction, Aerosmith, si spende sempre meno che per eventi che sono sulla bocca di tutti, tipo il calcio. Perché lamentarsi per i 60 euro del concerto degli Aerosmith, con la storia che rappresentano, con la musica che fanno e con la produzione che mettono in scena e non stupirsi per i 150 euro per andare a vedere, che ne so, Milan-Inter in tribuna a San Siro. Francamente trovo molto più scandaloso il fatto di dover pagare il prezzo di un biglietto per vedere una partita di calcio che non i 60 euro per il concerto degli Aerosmith. E bada bene che sono un appassionato di calcio!

ZM: sembra anche a te che sia venuta a mancare quella fascia di touring che si può definire “media” e che prima era molto più presente?

Andrea Pieroni: la fascia media e bassa è in crisi dal punto di vista numerico, perché a mio avviso quando il pubblico deve spendere soldi in un concerto solo, o comunque pochi concerti all’anno, preferisce spenderli per quegli artisti che sogna di vedere da tempo.
Credo che questo valga comunque di più nel periodo estivo, perché nel periodo invernale, nel “giro” dei club, con capienza da circa mille, duemila persone, abbiamo avuto buoni risultati.

ZM: mi sembra di aver capito che anche tu sei un fan del rock/metal. Leggendo nomi come Metallica, Aerosmith, Black Sabbath ho realizzato che quelli che tirano ancora veramente tanto sono sempre loro, i “dinosauri” del rock/metal che purtroppo tra un po’ si estingueranno.

Andrea Pieroni: beh, i Metallica sono ancora abbastanza giovani, più verso i 50, qualche anno ancora ce l’hanno, effettivamente i Black Sabbath e gli Aerosmith iniziano a essere un po’ su con gli anni. (ride divertito, ndr)

ZM: chi prenderà il loro posto? Come si decide di portare un nuovo top act in Italia?

Andrea Pieroni: da parte nostra è difficile decidere se un artista è top o non è top, perché è il mercato che lo decide. Noi possiamo valutare se in Italia sia una buona idea o meno portare un certo artista, ma difficilmente possiamo imporre un artista al mercato. Quando sarà il momento che band come quelle sopra citate non suoneranno più, il pubblico si indirizzerà naturalmente su qualcos’altro. E’ difficile che la musica dal vivo muoia o perda di fascino. Tra i nomi che abbiamo fatto ultimamente e che hanno avuto buona risonanza ci sono i System of a Down, certo non più giovanissimi nemmeno loro, gli Slipknot, i Rammstein, tre nomi che potrebbero sostituire i precedenti.
Non parlerei però solo dei vecchi dinosauri del metal e hard rock, è un discorso che vale per tutta la musica. Se andiamo a vedere il pop, tanti artisti che riempiono gli stadi sono degli anni 80, gli U2, i Depeche Mode, Roger Waters, perciò anche nel pop e nel mainstream non c’è questo grande rinnovamento. Ecco, a parte i Muse per esempio, nomi di “giovanissimi” che possono fare i numeri delle band degli ani ’80, io non ne vedo.

ZM: beh, ci sono i giovanissimi One Direction.

Andrea Pieroni: sì, questo però è un fenomeno generazionale che durerà un anno o due, ho i miei dubbi che andrà avanti negli anni. Come è successo ai Take That e le Spice Girls, sono fenomeni di qualche anno…

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ZM: il vostro futuro? Cosa vedi per Live Nation e il business della musica in generale?

Andrea Pieroni: il business della musica come tutta l’industria in generale tende alla  globalizzazione. Per gli artisti è diventato preminente il discorso dei concerti – essendo lampante che vendono molti meno dischi – e quindi pretendono sempre più soldi a livello di cachet, di produzione e promozione. E’ altrettanto chiaro che necessitano di aziende che si possono permettere questo tipo di sforzi economici, che siano strutturate e con capitali da investire.
Inutile nascondere che tutti lo facciamo per guadagnare, però nel settore degli eventi non è difficile andare in perdita, anche di grosse cifre. Per cui se l’azienda che fa questo tipo di lavoro è una multinazionale con ramificazioni e rappresentanze in tutto il mondo è un conto, se a perdere molti soldi è un singolo promoter – pur abile – che ci rimette di tasca propria è un altro…
Quanto sopra semplicisticamente descritto penso però che faccia parte della vita di tutti, non solo nel campo della musica, ormai in tutti campi esiste la globalizzazione e il piccolo artigiano in qualsiasi tipo di lavoro sta andando a scomparire, quindi credo che nella musica il futuro sia più roseo per agenzie come Live Nation.
Per quanto riguarda i concerti nello specifico non vedo la possibilità che si ritorni al promoter indipendente, il “self-man” che organizza concerti. Probabilmente una piccola nicchia di mercato ci può e ci potrà essere, ma per fare grossi numeri da stadio è diventato fondamentale avere alle spalle un sostegno importante, altrimenti, semplicemente, non ce la fai…

Info: www.livenation.it

Guido Block
Redazione ZioMusic.it

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