Recensione Peavey ValveKing II

Peavey è un marchio americano produttore di amplificatori per chitarra e basso che, probabilmente, molti di voi assoceranno al rock e affini, se non altro per i numerosi artisti rock e metal che negli anni si sono affidati a questo marchio per il loro suono, partendo da Van Halen per continuare con una lunga lista di nomi che comprendono: Devin Townshend, Gary Rossington (Lynyrd Skynyrd), Max Cavalera (Sepultura), Michael Anthony (Chickenfoot, Van Halen); per arrivare poi a chitarristi più estremi come: Randy Armstrong (RED), Paolo Gregoletto (Trivium),  Herman Li (Dragonforce) o Brian Eschbach (Black Dalia Murder).
Tutti, più o meno quindi, conosciamo le testate grosse e cattive di Peavey.

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Peavey però da qualche anno ha lanciato anche la linea ValveKing, una serie di amplificatori che, ad un prezzo contenuto, vogliono unire versatilità e suono completamente valvolare. Tre caratteristiche, queste, difficilissime da abbinare poichè solitamente ‘prezzo contenuto’ e ‘valvolare’ fanno fatica a stare assieme, e la versatilità è come il vicino che non trovi mai in casa quando hai finito lo zucchero.
Dopo una prima serie di buon successo, Peavey ha rivisitato questi amplificatori e li ha ammodernati con la serie ValveKing II, uscita quest’anno, che spinge ancora di più sulla versatilità aggiungendo diverse funzioni e caratteristiche che sono molto utili sul palco, in studio e anche nella propria camera da letto, mentre ci si esercita da soli.

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Ci siamo fatti mandare il modello più interessante e nuovo di questa serie, la piccola e cattiva testatina ValveKing II Micro-Head 20MH. Come modello di paragone e per completare la recensione con qualcosa di più potente e munito di speaker Peavey, abbiamo provato anche il combo ValveKing II Combo 50.

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Eravamo molto curiosi di verificare la dichiarazione della casa “un suono versatile adatto per il rock, jazz, o metal“. Molto ambizioso come obbiettivo.
Come sempre ci siamo chiusi in studio per testarli duramente fino a farli sudare, per capire se ce l’hanno fatta.

Presentazione

Partiamo dalla piccola della serie, la Micro-Head 20MH.
Si tratta di una testata da 20W completamente valvolare, che monta le solite tre valvole 12AX7 per la preamplificazione e due EL84 nel finale. Una testatina classica quindi, che occhieggia sicuramente più alla tradizione americana che a quella inglese.
Ci sono due canali, Clean e Lead, indipendenti dal punto di vista del gain che però condividono la stessa sezione di equalizzazione e riverbero. In aggiunta uno switch gain boost permette di spingere ulteriormente il canale distorto per ottenere saturazioni maggiori, più volume e più corpo sia per le ritmiche ma soprattutto per gli assoli. Sia il cambio canale che il boost sono attivabili con un normale footswitch a due pulsanti. Altro footswitch a due vie può essere utilizzato per attivare/disattivare il riverbero e il loop send/return.

Entriamo però nelle caratteristiche che rendono versatile ed interessante questa piccola testatina dal punto di vista tecnico.
Guardando tra i controlli frontali troviamo la manopola del Vari-Class, un circuito analogico brevettato da Peavey che riesce a simulare il suono di una testata in Classe A anche su una Classe AB com’è di fatto la 20MH. Il circuito permette anche di passare tra un estremo e l’altro anche a tutte le sfumature timbriche intermedie. Una caratteristica che aumenta le possibilità di utilizzo dell’ampli su più generi.
Per chi non se ne intende, e non vogliamo annoiarvi quindi con una lezione tecnica, l’amplificazione in Classe A è caratteristica degli ampli vintage, ha un consumo di energia maggiore e meno efficienza, tuttavia è quello che garantisce solitamente maggiore definizione e dinamica sulle saturazioni, pur non permettendo di arrivare a distorsioni estreme. La Classe AB consente di avere maggiore potenza in uscita, una saturazione superiore e genericamente si associa a distorsioni un po’ più secche e graffianti.

Nella parte posteriore la dotazione è notevole, notiamo:

  • circuito di riduzione della potenza 20/5/1W per suonare con le stesse dinamiche e saturazione anche a bassi volumi.
  • switch per il cambio di impedenza 8/16Ohm degli speaker.
  • presa cuffie da 1/8″ con switch per la disattivazione dello speaker per suonare in silenzio.
  • uscita diretta bilanciata XLR, con circuito MSDI che simula uno speaker acustico, con cui si può andare direttamente ad un impianto PA o ad una interfaccia di registrazione.
  • prese send/return, che su una testata così piccola non sono scontate.
  • uscita USB con interfaccia audio per registrare direttamente su computer con simulazione di cassa acustica.

Parlando invece del ValveKing II Combo 50 possiamo dire che tutte le caratteristiche della 20MH sono confermate, con le seguenti differenze:

  • amplificatore 50W combo con cono Peavey Classic Voiced da 12″ e 16Ohm.
  • due valvole finali 6L6GC.
  • riduttore di potenza 50/12/2W.
  • canale Clean e Lead con equalizzazione indipendente.
  • Bright switch sul canale Clean per enfatizzare le medio-alte.
  • Gain switch sul canale Lead per passare da un gain overdrive ad un gain distorsore.
  • circuito Damping sul Master che controlla risonanza e presenza  del finale assieme.

La Prova

Abbiamo avuto la possibilità di provare estensivamente i due amplificatori e, sebbene la recensione sia più concentrata sulla Micro-Head per motivi di maggiore interesse e novità, abbiamo potuto confrontare anche il Combo 50W per fare un paragone a livello di suono, funzionalità e duttilità.

La prima cosa che posso dire, prima di scendere nello specifico supportato dalla nostra amplissima sezione di samples, è che la VK 20MH ha una potenza notevole e una pacca sincera e diretta da ampli valvolare, nonostante le dimensioni ridotte. Credo che, a parte i sala prove o in piccoli concerti, non la terrete mai in casa a 20W, perchè tira vere cannonate. Provvidenziale il dummy load che permette di suonare a 1W o 5W con risultati di suono e dinamiche sorprendentemente gradevoli.
Il circuito Vari-Class è certamente interessante, la variazione è abbastanza naturale, anche se nelle posizioni intermedie si avverte una diminuzione di volume, mentre mi aspetterei di averla maggiormente sulla posizione 100% Classe A, come normale. Il cambio di comportamento dell’amplificatore si sente e permette si usufruire di molte sfumature sonore in più. Non è una cosa esagerata, o che cercherete spasmodicamente. Le cose più interessanti le ho trovate agli estremi, o tutto Classe A o Classe AB.

I samples che ho registrato parlano da soli, quindi potrete ascoltarli e nel sommario avere i miei commenti per ciascun suono (caratteristiche, pregi e difetti dell’ampli). Quindi diamoci dentro!

Tutti i samples sono stati registrati con una Fender Stratocaster, pickup Fender Custom Shop ’54, cassa Marshall 2×12″ 1922, microfonazione Shure Beta57A (dinamico iper-cardioide) + Rode NT1 (condensatore cardioide). Ovviamente per il VK II Combo 50, la cassa è quella dell’ampli con cono Peavey Classic Voiced.

ValveKing II 20MH – Suoni Clean

  1. Strumming (Volume a 5) – tutto a ore 12 per provare il suono default.
  2. Strumming (Volume a 8) – ecco il classico boost sui bassi naturale degli ampli valvolari quando si spinge sul volume.
  3. Funk in Classe AB – sentite la prontezza di risposta di questa modalità.
  4. Funk in Classe A – questa modalità ha un attacco leggermente più lento, meno compressione e un suono più morbido.
  5. Arpeggio Bright in Classe AB  – alzando molto le alte sull’eq il suono si schiarisce ma non di molto.
  6. Arpeggio Bright in Classe A  – stessa cosa in Classe A ed il timbro scurisce.

ValveKing II 20MH – Suoni Crunch e Distorti

  1. Rockabilly Lo-Gain Classe A – la Classe A permette di avere ritmiche fedeli ai primi tempi del rock. Mai troppo aggressive.
  2. Rochabilly Gain Boost Classe A – attivando il boost si ha più volume, più drive e più attacco, anche in Classe A, e la distorsione diventa più frizzante sulle alte.
  3. 80’s Crunch Classe AB – decisamente più zanzaroso e con più mordente, per evidenziare la plettrata.
  4. Stoner Rock – qui siamo a metà tra la Classe A e AB, per ottenere una distorsione quasi fuzz, con buon attacco e frequenze alte ma più morbida e confusa della sola Classe AB.
  5. Nu-American Rock Classe AB – un suono moderno e grosso nonostante il poco wattaggio, notevole.
  6. Nu-American Rock Classe AB No-Mid – cercando di scavare le medie come vuole il genere, il taglio include troppe basse e l’impatto ne esce penalizzato.
  7. Dynamic Solo Class A – sfruttando le dinamiche di questa classe i soli più espressivi ne giovano.
  8. Hi-Gain Solo Class AB – per soli cattivi e veloci decisamente Classe AB, anche se sulle alte il suono è un po’ troppo zanzaroso sulle alte distorsioni.

ValveKing II 20MH – Comparazione Microfono con uscita DI XLR

Come potete vedere dalle immagini le analisi spettrali ci aiutano a capire la differenza in frequenza tra le due fonti di registrazione. Comunque buona la DI XLR con simulazione di cabinet acustico.

  1. Clean da Microfono Rode NT-1 – il microfono a condensatore evidenzia tutta la gamma delle frequenze.
  2. Clean da uscita DI XLR – l’uscita diretta taglia le alte ed enfatizza le medie, assomiglia abbastanza ad un microfono dinamico come il classico Shure SM57. Buon risultato per una DI.
  3. Overdrive da Microfono Rode NT-1 – ottima ripresa di questo gran bel microfono, molto fedele e sensibile.
  4. Overdrive da uscita DI XLR – ancora più evidente il taglio sulle alte ed il carattere medioso della DI ma comunque un buon suono, con alte che si possono compensare un po’ sulle eq o in post-produzione.

ValveKing II 20MH – Registrazioni via interfaccia USB

Con l’interfaccia USB abbiamo ottenuto un risultato sonoro buono, con un po’ meno profondità a causa della risoluzione massima di registrazione a 16-bit, contro i 24-bit delle altre registrazioni. Qui purtroppo abbiamo dovuto constatare una latenza in registrazione un po’ troppo alta, che rende fastidioso il ritorno audio in ritardo e certamente richiederebbe da parte di Peavey il rilascio di un driver apposito per risolvere il problema.
Come si nota dall’analisi di spettro il tipo di comportamento e la resa in frequenza sono molto simili all’uscita DI XLR. Buona cosa.

  1. Clean USB
  2. Overdrive USB
  3. Distorsione USB

ValveKing II Combo 50 – Suoni Clean e Distorti

Il Combo 50 risulta essere un buon amplificatore, anche se la sua versatilità a mio giudizio è diminuita a causa di un cono speaker un po’ medioso e dalle sonorità vintage. Meglio quindi per il classic rock e per tutte le timbriche vintage piuttosto che per il metal o suoni moderni che anno bisogno di maggior attacco e definizione.

  1. Arpeggio Classe A – le alte sono al massimo e nonostante questo il suono rimane poco brillante.
  2. Funk Clean in Classe AB con Bright Switch – lo switch Bright schiarisce un po’ i puliti e da ottimi suoni funk, anche se non apre completamente sulle alte frequenze.
  3. Crunch Gain 1 in Classe AB – il cono Peavey Classic Voiced fa qui sentire tutta la sua mediosità.
  4. Ovedrive Spinto con Gain 1 in Classe A – buono per il classic rock, mai distorsione esagerata ma dinamiche ampie conservate.
  5. Distorsione Spinta Gain 1 in Classe AB – bel suono, un po’ più moderno ma che non buca, mancano sempre un po’ di medio-alte.
  6. Distorsione Spinta Gain 2 in Classe AB – attivando il Gain 2 il suono diventa più cattivo, saturo e leggermente sopra le righe. Bello ma un po’ fuori giri.
  7. Solo Gain 1 in Classe AB – ottima saturazione, bel timbro sabbiato, un po’ Brian May, ma si desidera sempre un po’ di trasparenza in più che non arriva mai anche lavorando sull’eq Treble.
  8. Solo Gain 2 in Classe AB – stesso discorso, qui c’è più presenza e più risonanza ma le medio-alte latitano e la definizione ne risente un po’.

Conclusioni

Eccoci giunti alle somme finali. Dopo tutta questa abbondanza di sample e comparazioni dovreste esservi fatti una vostra opinione su come suonano questi amplificatori, tuttavia il nostro compito è anche quello di dare un giudizio a consuntivo, quindi ecco in breve i pro e i contro dei ValveKing II.

Sono certamente degli ottimi amplificatori, con un rapporto qualità prezzo difficile da trovare, soprattutto se pensiamo che sono amplificatori completamente valvolari e con diverse funzioni che solitamente troviamo in prodotti di fascia superiore.

La mia preferenza personale va alla Micro-Head 20MH che è risultata più versatile, più portatile ed a cui non manca nulla per fare praticamente qualsiasi genere. Preferisce sicuramente più il rock del jazz, ma con un po’ di cura ai suoni non è in difficoltà anche su generi più tranquilli.
E’ piccola, leggera, valvolare e con una potenza ed una botta che non ti aspetteresti da una testatina di queste dimensioni e fascia di prezzo sotto i 500€.
L’unico neo è la latenza troppo alta della interfaccia USB, che spero venga risolto con un driver per dare a questa ottima testata un voto in più.

Per quel che riguarda il Combo 50 mi è piaciuta la capacità di creare e agire maggiormente sui suoni, grazie alle equalizzazioni separate. Ci sono diverse similitudini con la Micro-Head e quindi i giudizi positivi valgono anche per il fratello maggiore.
Quello che mi ha convinto di meno qui è sicuramente la scelta di un cono un po’ troppo vintage per essere super-versatile come dichiarato dalla casa, ed un Gain 2 che a mio avviso va troppo oltre e risulta eccessivamente zanzaroso quando lo si spinge a fondo.

 

Si ringrazia Peavey Italia e Alberto Casagrande per la gentile e professionale collaborazione.

Info: www.peavey.it

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

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