Gino Paoli liquida la polemica, il Ministro lo fredda

Giovedì scorso, 6 febbraio, sul Corriere della Sera è uscito un bell’articolo di Francesca Basso con intervista a Gino Paoli, Presidente della SIAE, riguardo alla polemica garbata ma aspra che si sta consumando da più di un mese sull’aumento consistente del compenso per copia privata.

Poco più di un mese anche noi vi avevamo parlato in un nostro editoriale di questa contesa che vede da una parte Anitec, Associazione Nazionale Industrie Informatica, e Confindustria Digitale, che riunisce produttori e distributori di prodotti tecnologici, e SIAE dall’altra parte. Dalla parte di Confindustria Digitale dovremmo metterci questa volta anche la teorica categoria riunita dei consumatori, che si vedono con l’adeguamento per decreto di dicembre, a rischio di aumento fino al 500% di questo compenso riscosso trimestralmente da SIAE.
Uno smartphone da 16 Gb aumenterà di circa 4 euro. L’equo compenso, che ora è di 0,9€, passerebbe a 5,20 euro. Per i tablet andrà dai 3,20€ ai 5,20 euro, per i pc e laptop da 3,20€ a 6 euro. Per le SD cards, ad esempio, il prezzo medio a Gb è attualmente di circa 1€. La tassa applicata potrebbe essere di 0,9€ a Gb. Il prezzo delle schede quasi raddoppierà.
Se con questo compenso SIAE riscuoteva prima circa 70 milioni di euro, dopo l’aumento potrebbe incassare dai 160 ai 200 milioni. Si passa dal dal 13% al 30% del totale raccolto.

L’aumento, che viene da una richiesta del nuovo consiglio SIAE, ha generato la dura reazione di Confindustria Digitale e Anitec e le forti perplessità delle associazioni consumatori, che ovviamente temono che si scarichi tutto o in gran parte sui prezzi finali.
Gino Paoli, 79-enne presidente SIAE, commenta la polemica e parla di “propaganda delle multinazionali“. “Si tratta” continua il cantautore italiano, “di un compenso in cambio della possibilità di effettuare una copia personale di registrazioni, tutelate dal diritto d’autore. Questo compenso, però, non deve essere a carico di chi acquista lo smartphone ma del produttore, che riceve un beneficio dal poter contenere sul proprio supporto un prodotto autorale come una canzone o un film. E previsto anche in Francia e Germania“.

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Provvidenzialmente in una nota ufficiale, il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di Massimo Bray fa sapere che per ora “non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate. La norma a cui si fa riferimento – spiega il comunicato – è quella relativa all’equo compenso per i produttori di contenuti, regolata attraverso decreto ministeriale, in attuazione di una norma vincolante europea che impone rinnovi triennali. Il precedente decreto del 2009 è già scaduto e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi“.
Un colpo d’arresto per chi alla SIAE aveva già fatto due conti e preparato un nuovo salvadanaio.

Lo stesso Gino Paoli però, che nell’intervista ammette di non aver capito il concetto di ‘copia privata’, ha poi aggiunto, quando la giornalista lo ha interrogato sull’ammontare importante, e forse spropositato, del compenso: “Sono stanco di sentirla definire [la SIAE, ndr] un carrozzone. Sto cercando di cambiarla, ora è un palazzo di vetro. E un’istituzione importante, un presidio di libertà per gli autori“.

Ora, sentire definire la SIAE come ‘una casa di vetro’, non può far altro che generare ulteriori perplessità sulla visione che SIAE ha di se stessa. A parte il sottoscritto, autorevoli autori ed associati si sono espressi sulla poca democrazia espressa sia dai metodi di voto che di redistribuzione dei compensi. Lo stesso Paoli però si era espresso in maniera rassicurante e inquietante allo stesso tempo, spiegando che i grandi ‘elettori’ ed ‘editori’ SIAE avendo sempre più peso non potranno che fare e deliberare il meglio per tutti, piccoli e giovani compresi.
Questo ‘palazzo di vetro’ assomigli più ad una casa degli specchi, quella dove giocavamo da piccoli al Luna Park ed ognuno poteva vedersi con più gli piaceva.

SIAE, in un comunicato del 5 febbraio, spiega macchinosamente che è la legge a stabilire come vanno ripartiti questi soldi provenienti dal compenso e che quindi non c’è un intervento arbitrario della Società nel decidere come spartire questa enorme pioggia di denaro. La grande opacità sta però sempre nei soliti due punti, che non vengono mai chiariti e sono sempre evasi in queste interviste.
La SIAE ridistribuisce “al netto delle spese“, ma queste spese, che comprendono anche gli stipendi dei dirigenti, il compenso del consiglio, spese di consulenze e forti inefficienze, non sono ne chiare ne mai discutibili. Ora ancora meno di prima. Ed il bilancio SIAE non è certo roseo se giudichiamo dal cospicuo ritocco al rialzo del 70% della quota annuale che ci hanno richiesto nel 2013, e che il giornale Il Fatto Quotidiano chiamava in un articolo “il Golpe dei Ricchi”.
Secondo, ma non per importanza: visto che la ‘copia privata’ è una copia che ognuno fa da se, senza possibilità di tracciarne statistiche o capire a chi spetterebbero di diritto questi soldi, quali sono i criteri effettivi di redistribuzione del compenso? Se viene adottato lo stesso criterio usato per il diritto di voto, in cui ogni euro di diritti guadagnato l’anno precedente vale un voto, allora c’è un maxi-imbuto che dirotterà questa pioggia di milioni in arrivo nelle tasche dei soliti pochi.

Forse questo ‘palazzo di vetro’ non gli è venuto proprio a regola d’arte. Forse al Presidente piace il vetro fumè. Io per ora dentro ci vedo solo ombre scure.

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