Recensione Kemper Profiler Rack

Abbiamo già affrontato in passato in diversi modi la disputa tra amplificazione digitale, modeling e amplificazione analogica tradizionale. Personalmente, essendo un chitarrista e turnista e possedendo amplificatori valvolari, a transistor, digitali e molti programmi software per il modeling, non ho alcun tipo di pregiudizio. Per me la modernità va accolta senza remore ma con orecchio estremamente critico, e quindi l’unica cosa che conta è il risultato sonoro, non importa da che tipo di amplificazione proviene.
Per i motivi sopracitati non vedevo l’ora di poter provare e mettere a dura prova una delle novità più sconvolgenti di questi anni per il mondo dell’amplificazione per chitarra: il Kemper Profiler.

Avendo già sentito alcune volte dal vivo la versione con finale di potenza, e non essendo rimasto molto colpito proprio da quest’ultimo, ho deciso di farmi mandare la nuova versione a rack, senza finale, per poterlo testare sia accoppiato con il mio fantastico finale valvolare Brunetti Silver Bullet, che in diretta (cioè senza usare alcun finale) per la registrazione digitale.

Luker with Kemper Profiler_a_small

Il Kemper Profiler Rack è infatti in grado di riprodurre interi rig per chitarra, letteralmente a centinaia, compresi di effetti a pedale, amplificatori, cabinet, microfonazione ed effetti post-produzione.

Prima di partire con la recensione sentiamolo suonare in questa cover di Geoff Whitehorn che ho registrato appositamente utilizzando solo il Kemper in diretta nell’interfaccia audio con suoni realizzati da zero:

Descrizione

Il Kemper Profiler Rack è un amplificatore digitale che contiene tutte le caratteristiche del primo modello ad eccezione del finale. L’amplificatore è montabile in un rack tradizionale da 19″ e occupa 2 unità.
L’aspetto estetico colpisce molto l’occhio, soprattutto quando l’unità è accesa e tutti i LED illuminati: sembra la plancia di un’astronave e mi piace molto.
Gli smanettoni saranno subito attratti ed eccitati solo a vedere il numero impressionante di manopole e pulsanti; i puristi e i meno affezionati alla tecnologia invece potrebbero provare un po’ di vertigine davanti a tutte queste impostazioni, luci lampeggianti, paramentri e pagine di manuale.
Il Kemper è fatto per dividere ma, come detto, penso che vada giudicato prevalentemente per i suoni che sa produrre.

Ha un’interfaccia che può sembrare complessa ma in realtà è piuttosto razionale ed organizzata. Anzitutto, è stata mantenuta la stessa filosofia e regolazioni degli ampli tradizionali, cosa che aiuta tutti ad ambientarsi.
Le sezioni sono ben distinguibili e rispecchiano il percorso del segnale come se fosse un rig (strumentazione) tradizionale:

  • Input, per regolare il livello di ingresso e il Noise Gate;
  • Output, per regolare i livelli in uscita ed il routing delle varie uscite;
  • Stomps, con 4 effetti a pedale liberamente richiamabili dalla fornita libreria;
  • Stack, gestisce i modelli degli ampli, l’equalizzazione e i modelli di cabinet;
  • Effects, per caricare fino a 4 effetti post-amp con sezione delay e riverbero dedicate;
  • Display, per visualizzare tutti i parametri, selezionare, modificare e salvare i propri rig.

Per finire vediamo la manopola chicken-head, che permette di accendere il Kemper; accedere all’accordatore; accedere al browser per caricare e modificare qualsiasi rig preset; entrare nella sezione Perfomer per avere durante i concerti sempre a disposizione pochi rig selezionati; attivare la funzione Profiler per ‘rubare l’anima’ e clonare qualsiasi amplificatore del pianeta.

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La Prova

Come premessa direi che se volessi parlare e dimostrare nel dettaglio ogni caratteristica e funzione di questo prodotto, questa recensione assomiglierebbe più ad un libro che ad un articolo. Per questo motivo preferisco concentrarmi sulle caratteristiche salienti che rendono il Kemper unico e interessante, ed in fondo anche su ciò che mi ha colpito di più.

Il Profiling

Voglio partire con ciò che tutti vi starete chiedendo: il Profiler funziona davvero? Riesce davvero a clonare fedelmente un amplificatore?
Per questo ho provato a clonare due dei suoni che conosco meglio per averli usati di più dal vivo negli ultimi 10 anni, ovvero il mio MIDI rig composto da: preamplificatore Marshall JMP-1, finale Brunetti Silver Bullet, cabinet Marshall 1922 e microfonazione Shure SM57. I due suoni sono il canale OD-1 (overdrive) e OD-2 (distorsione) di questo famoso preamplificatore.

Per quel che mi riguarda il risultato è davvero convincente. Sebbene le emulazioni non ricreino l’ambiente di registrazione, questo si può ricreare con i tanti riverberi a disposizione. Il segreto è smanettare con i parametri. Subito dopo il Profiling i modelli potrebbero suonare ancora un po’  grezzi, ma con un po’ di esperienza il risultato può essere davvero impressionante per somiglianza.

Inoltre ho ascoltato quasi tutti i preset già caricati, e conoscendo molti degli amplificatori profilati posso dire che almeno il 60% mi convincono per la notevole somiglianza agli originali. Un buon 20% dei preset possono essere facilmente migliorati e resi quasi identici. Il restante 20% non mi hanno convinto ma prendo anche in considerazione la possibiltià che gli amplificatori reali usati fossero già pessimi in partenza.

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Il retro dell’amplificatore con le sue innumerevoli I/O.

Comparazione Cabinet contro Uscita DI

Una delle caratteristiche più interessanti del Kemper Profiler è quella di poter suonare dal vivo o registrare senza il bisogno di alcun cabinet, usando modelli digitali e uscendo dalla DI stereo tramite due cavi XLR bilanciati: niente microfonazione, pochissimo rumore di fondo, meno tempo per il setup, meno variabili e meno cavi.

Ecco quindi che ho voluto provare a comparare due diversi set: la configurazione del Kemper Profiler Rack con il mio finale valvolare Brunetti e la mia cassa Marshall 2×12″ 1922; il solo Kemper registrato dall’uscita DI.

Questa comparazione ha dato risultati contrastanti. Sebbene conosca il suono del mio rig come le mie tasche, il Kemper mi ha stupito in diversi casi e devo ammettere che la semplicità della registrazione in diretta è notevole, senza bisogno di isobox, isolamento e sperimentazioni sulla microfonazione. Alla fine ho amato il fatto di dover solo collegare due cavi bilanciati, anche se la saturazione del finale valvolare mi piace sempre molto per la sua dinamica e compressione che evidenzia il tocco e le finezze della mano del chitarrista.

Effetti e Stompbox

La scelta di effetti, tra versioni stompbox ed effetti da post-produzione, è davvero ampia. Senza contare che il Kemper permette di controllarli tramite controlli continui come pedali volume ed espressione e attivarli/disattivarli tramite footswitch. Un gran vantaggio avere un solo pedale espressione assegnabile liberamente a tutto.

Ci sono wah, effetti di modulazione come chorus, flanger, phaser, vibrato, riverberi e delay, equalizzatori, compressori, effetti di intonazione e overdrive, booster e distorsori. Un po’ di tutto.
Ho voluto registrare qualche esempio di suoni particolari sbizzarrendomi un po’ a mischiare tutto quello che ho trovato.
Il mio verdetto in generale è buono, anche se ci sono effetti che non mi hanno lasciato a bocca aperta. Le emulazioni del distorsore Tube Screamer, ad esempio, e il Pitch Shifter non sono all’altezza. Le modulazioni sono buone, i compressori e gli Eq molto buoni.

Ecco il dettaglio dei suoni. Ogni suono è registrato prima tramite finale, cassa e microfonazione reali e poi tramite la sola uscita diretta XLR del Kemper.

  • 6am Ping Pong : Ampli Plexi, Cassa Marshall, Phaser, Eq, Chorus, Ping Pong Delay Stereo, Hall Reverb.
  • Trembling Cropper: Ampli Soldano SLO 100, Tremolo e riverbero Room.
  • Aural Density: Ampli Fender Twin, Compressore, Micro Pitch Chorus, Rotary, Analog Delay e Hall Reverb.
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Montato in un rack ed accoppiato ad un buon finale valvolare abbiamo tutta la potenza e versatilità del digitale ed il suono caldo e dinamico del valvolare.

Emulazioni di Amplificatori Famosi

Uno dei test più critici è l’emulazione di quei suoni che più o meno tutti i chitarristi con un minimo di esperienza conoscono. Per questo motivo ho registrato un po’ di esempi utilizzando amplificatori e testate entrati in un modo o nell’altro nella storia.

Questo test mi ha convinto definitivamente che il Kemper può stare affianco non solo di tutti gli altri amplificatori basati sul modeling, ma anche al fianco di una buona parte di amplificatori valvolari, anche di razza. Il segreto è saperlo usare bene, altrimenti non riuscirete mai a capire perchè non suona esattamente come volete.

Ecco il dettaglio dei suoni:

  • Connectifunk: amplificatore Voice AC30 del 1970, un lusso;
  • Countryac: il mitico amplificatore Selmer Zodiac, tra i più ricercati al mondo;
  • Crunch it up! : la testata Mesa Boogie Mark 5, suono cattivo e arci-noto;
  • Plexus: l’inconfondibile morbidezza vellutata della testata Marshall Plexi con l’aggiunta di un distorsore DS Fuzz.

Conclusioni

In questa recensione avete potuto sentire il Kemper Profiler Rack suonare in tanti modi diversi, così da potervi fare un’idea anche in autonomia sulla sua validità.
Quello che posso dire, da chitarrista sia in studio che live, è che le possibilità che questa macchina offre sono notevolissime. Il controllo completamente MIDI di quasi tutte le funzioni, le uscite differenziate, il routing esteso, le porte USB per aggiornare il sistema e aggiungere effetti, salvare i preset e caricarne di nuovi profilati da chitarristi di tutto il mondo. La collezione di amplificatori virtuali a disposizione è immensa e gratuita.

Se parliamo della praticità qui troviamo una delle ombre di questo Kemper. E’ pratico, molto pratico alla fine, solo per chi vorrà spenderci un bel po’ di tempo, studiare approfonditamente le funzioni e capire come realizzare i suoni nel dettaglio. Usarlo solo per caricare quattro preset è uno spreco e spesso non otterrete quello che desiderate.
L’altro difetto sta in alcuni dei modelli degli effetti che non mi sono piaciuti. Non tutti sono fedegli altri originali ed alcuni sono troppo simili gli uni agli altri, soprattutto i distorsori. Dato però che si può aggiornare via computer, c’è sempre tempo per migliorarli.

Il Profiling è tutto sommato semplice se vi intendete un minimo di microfonazione di un cabinet. Fatto una volta, potrete farlo mille senza difficoltà, e più si fa esperienza più i modelli risultano fedeli agli originali. E potrete lasciare a casa tutti i vostri preziosi ampli valvolari e casse da migliaia di euro.

Il prezzo di 1,550€ non è un regalo, tuttavia la tecnologia che sta dietro a questo amplificatore digitale è notevole, e credo che anche nel prezzo stia l’ambizione di dare a questo amplificatore un posto a fianco di amplificatori analogici della stessa fascia. Il Kemper però fa cento volte le cose di un normale amplificatore, in un terzo dello spazio e del peso. A me ha convinto.
Ora, dopo aver letto e considerato tutto, provate a riascoltare il video demo. Giudicate voi.

 

Info: kemper-amps.com

Info: www.soundwave.it

 

 

Luca “Luker” Rossi
Redazione ZioMusic.it

 

 

 

 

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