Recensione: DPA d:facto II

Quando a gennaio del 2012 cominciava girare la voce che il produttore di microfoni DPA avrebbe lanciato qualche mese dopo un microfono palmare per voce al Prolight + Sound di Francoforte, tutti gli addetti al lavoro si sono a dir poco eccitati. Visto che l’azienda danese negli anni aveva ampiamente dimostrato di saper costruire microfoni di altissima qualità, molti si sono chiesti perché non esistesse anche una linea di microfoni dedicata specificamente alla voce. Con il microfono d:facto DPA ha sfruttato i tanti anni di esperienza, e i grossi investimenti nella ricerca e sviluppo, per creare un microfono live con qualità da studio. Semplificando molto si può dire che DPA ha preso dal suo portfolio un microfono apprezzato in tutto il mondo, come il cardioide Reference Standard 4011 a condensatore, e lo ha adattato ad un design palmare.
Il risultato è un microfono supercardioide che da subito ha riscosso un grande interesse, incluso il mio, dato che tutti quelli che erano riusciti a provarlo (inclusi performer del calibro di Sting) ne avevano parlato subito benissimo per il suo suono estremamente naturale, l’elevata separazione e le capacità estreme di gestione di SPL

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Non passa neanche un anno e si capisce che il team di ingegneri di DPA non riesce proprio a stare con le mani in mano. A fine gennaio 2013, al NAMM Show, si presentano già con la seconda generazione del loro design d:facto. Il nuovo handheld viene chiamato d:facto II e sostituisce del tutto il suo predecessore. La grossa novità è la compatibilità con trasmettitori wireless non solo dell’azienda Wisycom, come nella versione precedente. Il nuovo modello adesso supporta una serie di adattatori anche per i marchi Lectrosonics, Sennheiser, Shure e Sony. Chiamarli semplicemente adattatori forse è un po’ riduttivo, perché ognuno di questi gioiellini d’ingegneria contiene un preamplificatore condenser, della serie dei microfoni DPA compatti Reference Standard, assieme al circuito di alimentazione, che fornisce i 48 volt necessari per alimentare l’elettronica.

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Per avere un d:facto II in prova, sia noi che il distributore italiano di DPA abbiamo dovuto munirci di tanta pazienza, visto che la disponibilità a causa della grande richiesta era molto ridotta. Ringraziamo Salvatore Zocco di Casale Bauer per la sua disponibilità e tempestività che ci ha permesso di essere tra i primi in Italia a poter mettere le mani su questo microfono. Gli adattatori wireless al momento della spedizione non erano ancora disponibili, intanto noi ci siamo fatti mandare il modello “wired”, la versione con il corpo DPA, predisposto all’uso con un cavo XLR.

Prima impressione
Il microfono arriva in una bella custodia imbottita assieme al suo clip. Diciamo che il solo tenere il d:facto II in mano è una goduria. Un design elegante, ergonomico e con carattere. Maneggiare il body è un vero piacere, la sensazione è di avere in mano un microfono molto “cool” ma allo stesso momento robusto e di eccellente manifattura.

Hardware
Ovviamente ci mettiamo subito a smontare le varie parti del microfono. Il primo pezzo rimuovibile è la griglia nera di protezione, più ampio della sua versione precedente, con una maglia di filo di metallo nero molto fitta e solida.
Girando la griglia ed ispezionando l’interno mi è uscita di bocca un’esclamazione di sorpresa ed ammirazione, perché l’anti-pop a 3 livelli è veramente uno spettacolo! Un lavoro sopraffino, appunto costituita da tre parti: la rete metallica esterna nera, un anti-vento di gomma schiuma e un filtro pop interno, a forma cilindrica. L’antivento e filtro pop sono rimuovibili, così ogni tanto possono essere lavati. Ottimo!

Sotto il filtro anti-pop si trova il cuore del microfono, la MMC4018V, una capsula electret condenser di medio diametro (19mm), a gradiente di pressione, pre-polarizzata, con risposta polare supercardioide.
La “V”, come si riuscirà ad immaginare, sta per “vocal”, anche per differenziarla dalle altre sei capsule DPA compatibili, come per esempio la storica capsula cardioide MMC 4011, la MMC 2006 con doppio diaframma o addirittura quella a fucile, la MMC 4017. Le capsule sono facilmente svitabili/avvitabili sul supporto che poggia su uno spesso anello di gomma nero che, come un cuscino, permette un isolamento molto efficace contro eventuali rumori di maneggiamento o vibrazioni del palco e rumori dei piedi quando il microfono è montato su un asta. Tutte le parti meccaniche sono costruite con cura maniacale, molto solide, fatte per durare una vita.

In prova
Ho potuto provare il d:facto II nella versione “a cavo” per circa tre settimane in varie situazioni. Innanzitutto ho testato il microfono con tutti i miei allievi di canto, circa una quindicina di voci femminili e maschili con timbriche anche molto diverse tra di loro. Personalmente sono rimasto da subito impressionato del suono molto pulito, dettagliato ed estremamente naturale. Anche le reazioni dei miei allievi sono state a dir poco entusiaste. Il setup per la parte microfonica delle lezioni prevede di solito l’utilizzo di due floor monitor Yamaha da 250 watt ciascuno, in una stanza di circa 20 mq. Molto evidente da subito è stata la grande resistenza al feedback. I microfoni con capsula supercardioide di solito richiedono un posizionamento dei monitor un po’ laterale e non direttamente dietro il microfono, in particolare quando si tiene il microfono in mano.  Invece la sensibilità di ripresa posteriore del d:facto II in confronto ad altri microfoni che uso nell’aula di canto (Shure SM58 betaA, Neumann KMS 105) è notevolmente ridotta. Le pressioni sonore raggiungibili prima dell’innesco sono veramente alte e dovrebbero bastare anche ai cantanti più esigenti (leggi quelli  “sordi”).

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Personalmente “da cantante” ho potuto provare il d:facto II in studio e poi dal vivo in due occasioni. Prima in una serata all’aperto con un quartetto (dr, gtr, keys, bs+voc) e repertorio pop, molto variegato, e poi durante un concerto nello storico locale “Le Scimmie” a Milano, in formazione “power trio” (dr, gtr+voc, bs+voc) con una scaletta decisamente rock (Clapton, Vaughan, Hendrix). Mi sono trovato benissimo. Il d:facto II ha un suono fantastico, aperto su tutte le frequenze. La risposta in frequenza è estremamente lineare. Giusto intorno ai 12 kHz c’è un boost di 3-4 dB che aggiunge un po’ di “frizzantino”, rendendo il suono più dettagliato, senza però mai diventare squillante o duro su quelle frequenze. Mi piace molto che l’effetto prossimità in confronto ad altri microfoni condenser sia stato ridotto. Questo permette di utilizzarlo con la bocca molto vicino alla griglia, fondamentale nelle situazioni rock’n’roll (e non solo), ma senza avere quell’effetto “boomy” di altri microfoni handheld a condensatore che conosco.

DPA ha fatto veramente un grande lavoro sulla capsula supercardioide, perché oltre all’eccezionale rapporto guadagno/feedback già menzionato, si può notare anche un maggiore angolo di apertura applicabile attorno all’asse centrale, quasi come un cardioide. In pratica significa che c’è una maggiore zona di tolleranza attorno all’asse centrale rispetto ad altri microfoni, che permette anche di cantare lateralmente alla capsula senza che la timbrica della voce venga alterata. Inoltre la reiezione ai suoni fuori asse (rumori di palco in generale, piatti della batteria, ampli di chitarra a chiodo ecc.) è veramente eccezionale!

Ho preparato tre campioni audio. Ho pensato che poteva essere interessante confrontare il d:facto II con altri due microfoni supercardioide, ovvero un Shure Beta 58A (dinamico) e un Neumann KMS 105 (a condensatore). Ho semplicemente montato i tre microfoni su tre aste, li ho collegati ad un preamplificatore di riferimento come il Prism Maselec MMA-4XR, registrando in “close miking” gli esempi audio, cioè tenendo la bocca a una distanza di circa 2-3 centimetri. Non ho usato nessun tipo di eq o compressione. A voi il giudizio. Come sempre i file sono in alta risoluzione (24bit, 44.100 kHz) e in free download.



Conclusioni
Per me il d:facto II è sicuramente il migliore microfono palmare a condensatore che fino ad adesso ho potuto provare. Purtroppo è anche quello più costoso. Di listino costa ben 720,00 euro + IVA! Sbirciando i prezzi in rete ho visto che anche lo street price non è tanto inferiore (intorno alle 860,00 euro). Vi state scandalizzando? Beh, qui secondo me va fatto un discorso aggiuntivo: perché siamo disposti a spendere 1.000-1.500 euro (o anche di più) per una bella chitarra, un basso o una batteria, ma quando poi si tratta di comprare un microfono per il live si tenta sempre di spendere il meno possibile? Vedendolo da questa prospettiva effettivamente i giochi cambiano.
E’ chiaro che un microfono così non lo metti a disposizione in una sala prove o alla rassegna brutal metal nell’hinterland di Milano. Ma a chi cerca un microfono veramente professionale, che sappia soddisfare tutte le esigenze di palco, consiglio vivamente di tenere in considerazione il d:facto II. Manifattura superlativa e suono superbo. Il fatto che adesso siano disponibili anche gli adattatori wireless per Sennheiser, Shure e altre aziende è un’ulteriore ragione per farci un pensiero, anche per i service.
Credo dì aver capito perchè DPA ha aspettato così a lungo prima di presentare il design d:facto: volevano fare il microfono da palco più bello in circolazione, e ci sono riusciti. Rimane la questione del prezzo. Beh… anche una Ferrari costa molto. Se vuoi il massimo, devi spendere.

Info: www.dpamicrophones.com

Info: www.casalebauer.com

 

Guido Block
Redazione ZioMusic.it

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