Intervista con Lucio Fabbri

Il violino della PFM e direttore musicale di X-Factor ci racconta la sua vita “tutta musica”

Luca "Luker" Rossi
di
Pubblicato il 05/03/2012

Lucio Fabbri è un uomo multitasking. Conosciuto dalla maggior parte delle persone “solo” come il violinista della PFM, il gruppo rock italiano più famoso nel mondo, è invece un polistrumentista che veste un po’ tutti i ruoli nell’ ambito musicale: arrangiatore, produttore, direttore d’orchestra, proprietario di uno studio di registrazione, autore di colonne sonore cinematografiche, realizzatore di musiche per spot pubblicitari e last but not least direttore musicale del talent show X-Factor.


                                                                                                                                                   Foto di Guido Harari

La musica è la sua vita e si è dato talmente tanto da fare che stilare una lista di tutte le sue collaborazioni artistiche diventa un compito piuttosto arduo. Ha lavorato con così tanti artisti italiani e internazionali che nominarli tutti è impossibile. Qui alcuni dei più importanti: Al Jarreau, Demetrio Stratos, Claudio Baglioni, Dolcenera, Dee Dee Bridgewater, Eugenio Finardi, Enzo Jannacci, Fiorella Mannoia, Fabrizio de Andrè, Giorgio Gaber, Howard Jones, Ivan Graziani, Little Steven, Miguel Bosè, Massimo Ranieri, Matia Bazar, Milva, Nada, Negrita, Nick Kershaw, Paul Young, Pierangelo Bertoli, Randy Crawford, Roberto Vecchioni, The Blues Brothers Band, Tony Hadley.

Nell’intervista ripercorre la sua carriera dagli inizi, quando apriva i concerti di Fabrizio De André insieme a Eugenio Finardi, fino ai giorni d’oggi dove oltre ad andare in tour con la PFM e Roberto Vecchioni, si occupa di realizzare gli arrangiamenti di tutte le basi musicali di X-Factor e di altre produzioni nel suo studio di registrazione Metropolis Recording Studio a Milano.

Ecco a voi  Lucio “Violino” Fabbri.

ZioMusic.it: Conoscendoti da un po’, sembri un tipo abbastanza “rock’n’roll”. Come mai hai scelto il violino, che è proprio uno degli strumenti meno rock che esiste?

Lucio Fabbri: O mamma! E’ passato cosi tanto tempo che è difficile ricordarsi come è successo. Ho scelto il violino all’età di sei anni perchè alla scuola nella mia città non c’era il corso di chitarra. All’epoca la chitarra era ancora considerata uno strumento popolare e la scuola era di orientamento classico. Quindi mi hanno detto: “Se vuoi però c’è il violino, li c’è spazio, perchè nessuno vuole studiare il violino” [ride; ndr]. Io ho reagito in maniera positiva: “Ma si, tanto…che differenza vuoi che ci sia tra il violino e la chitarra, saranno abbastanza simili”. Per un bambino di sei anni non c’è molta differenza. Poi me ne sono accorto negli anni che c’era invece [ride; ndr]. Diciamo che i miei genitori hanno soddisfatto le mie richieste di imparare uno strumento a corda. Però ho fatto un accordo con loro, dicendo: “Va bene, io studio il violino, però voi mi comprate anche la chitarra, perchè io voglio imparare la chitarra, anche da solo”. Quindi parallelamente allo studio del violino con la scuola io imparavo suonare la chitarra da solo. Questo è stato un po’ una costante di tutti i miei studi. Man mano che io progredivo con lo studio del violino classico c’era una progressione parallela come chitarrista rock. Imparavo tutti gli assoli di Jimi Hendrix, con il trucco di ascoltare i pezzi pubblicati su 45 giri riproducendoli  alla velocità del 33 giri. Ci si ingegnava in modi come questo.

ZioMusic.it:  Che tipo di studi hai fatto?

Lucio Fabbri: Ho iniziato dalla scuola di musica a Crema, poi sono passato al conservatorio di Piacenza, sempre con il violino. A un certo punto c’è stato una specie di sorpasso: il mio lato rock ha prevalso sullo studio e ho abbandonato gli studi classici di violino per dedicarmi solo a suonare la chitarra e il violino, che nel fratempo era diventato un violino elettrico, con i mezzi dell’epoca. Non era come oggi che esistono degli ottimi sistemi per amplificare il violino, a quei tempi c’era solo il Barcusberry [storico pickup piezo, che viene attaccato al ponticello del violino; ndr], che comunque era sufficiente per fronteggiare una band con batteria, basso e chitarre elettriche.

ZioMusic: Hai cominciato già da giovanissimo ad esibirti dal vivo…

Lucio Fabbri: Prima di fare un salto di qualità e suonare con i gruppi di Milano avevo un mio gruppo e facevamo, non si diceva ancora “concerti”, ma esibizioni e concorsi. Avevo 15 anni. Poi a 17/18 anni ho cominciato a suonare con Finardi, che non è stato necessariamente il primo con cui mi sono esibito dal vivo, in realtà a un certo livello io suonavo già con Claudio Rocchi, che all’epoca era un cantautore molto apprezzato. Da lì sono arrivato a Finardi, Camerini, Demetrio [Stratos; ndr], la CRAMPS, tutto quello che riguardava un po’ la musica alternativa di quel periodo. Stiamo parlando degli anni ’70, un periodo di grande sperimentazione, in cui ho avuto la fortuna di trovarmi a collaborare con gente che in quel momento "tirava", o magari è meglio dire "teneva su il livello". Io fondamentalmente sono sempre stato un collaboratore, non necessariamente un leader, anche se comunque all’età di 23 anni ho fatto anche un lavoro da solista, un album, direi di scarso successo, ma intanto l’ho fatto! [ride; ndr]

ZioMusic.it: Che ricordi hai di quei tempi e che cosa è cambiato da allora?

Lucio Fabbri: Era molto diverso da adesso. Non era solo una diversità musicale. Era diverso tutto! La televisione non lasciava spazio alla musica. Esistevano solo due canali, dove era rarissimo vedere delle trasmissioni musicali, ancora più difficile era vedere rock in televisione. Quindi bisognava aspettare dei momenti clamorosi, tipo il Festival di Sanremo, con qualche artista come ad esempio i New Trolls, che sono stati a Sanremo portando dei pezzi rock. Eravamo tutti affamati di rock, perchè la scena italiana era molto ristretta. Non era come a Londra o altri posti in Europa dove il rock viveva. Qui il rock era quasi sconosciuto. Quindi la televisione non mandava musica rock e la radio ne trasmetteva pochissima. A un certo punto dovemmo inventarcela. Ascoltavamo i dischi e li imparavamo a memoria per poi suonarli. Eravamo in pochi e siamo stati anche abbastanza fortunati, perchè quel poco di spazio che c’era, ce lo siamo presi tutto noi. Eravamo i dominatori della scena rock progressiva dell’epoca.

Confrontandoci con oggi è tutto molto diverso. Oggi ci sono tantissimi ragazzi bravi, sicuramente molto più bravi di quanto fossimo noi all’epoca, tutti con una grande voglia di fare e di arrivare, ma effettivamente è molto più difficile entrare in un giro, entrare in qualche situazione in cui uno riesce a fare il salto di qualità, grazie al quale riesce magari a vivere di musica e fare come lavoro il musicista. All’epoca non ci ponevamo nemmeno il problema, facevamo i musicisti, suonavamo la musica che ci piaceva e ci pagavano quel tanto che ci bastava per tirare avanti, mentre oggi ci sono pochi soldi e non bastano, se uno vuole fare il musicista di lavoro, perchè è cambiato tutto. Ora la vita pone molte più esigenze economiche.

ZioMusic.it: Credo che tantissima gente ti conosca per la tua collaborazione con la PFM, inizialmente in occasione della storica tournée con Fabrizio De André con i rispettivi due Album: "Fabrizio De Andrè-arrangiamenti PFM", poi negli anni ottanta fino allo scioglimento del gruppo nell ‘87 con il comeback dopo un pausa di 10 anni…

Lucio Fabbri: Si, ma non ho ricominciato da subito suonare con loro. La prima occasione è stata nel 2001. Mi hanno chiamato per un concerto per la televisione Svizzera con la registrazione di un dvd e poi l’anno dopo per un tour in Giappone. Da lì poi siamo rimasti assieme fino ad oggi. Sono già 10 anni di collaborazione, dal vivo e anche nei vari cd e dvd che sono stati registrati. Il mio ruolo comunque non è quello che vestivo negli anni ’80. Ai tempi facevo proprio parte del gruppo, anche se avevo un ruolo, dal mio punto di vista, più marginale. Nel senso che non collaboravo alla scrittura dei pezzi, anche se comunque contribuivo alla nascita di tutti i pezzi. Quando sono entrato nella PFM, all’inizio degli anni ’80, c’era Flavio Premoli alle tastiere, io suonavo il violino e la chitarra. Dopo un anno Flavio ha lasciato il gruppo. A quel punto non ci si è posti il problema se chiamare un altro tastierista o meno. Io ero assolutamente in grado di suonare quel repertorio, quello che si stava facendo negli anni ’80 era un tipo di musica molto più semplice rispetto a tutto quello che era stato fatto prima dalla PFM.

ZioMusic.it: Perchè ormai il prog era un po’ passato di moda?

Lucio Fabbri: Diciamo che era un periodo molto critico per il progressive. Intanto non si chiamava “progressive”. Quello che si chiama progressive oggi, ai tempi veniva chiamato musica pop, che è assurdo perchè con questo concetto adesso si intende ben altro. All’epoca nel pop c’era la PFM, i Genesis, i Jethro Tull e allargando il concetto si arrivava anche ai Pink Floyd, i Queen e altro. Praticamente la PFM, che usciva da questa fase pop, era entrata in una fase fusion, rock e jazz. Però dopo il tour con De Andrè, si è tutto più semplificato, e diventato tutto più basic.

ZioMusic.it: Più “canzoni”?

Lucio Fabbri: Esatto, canzoni che avevano delle basi strumentali molto basilari. I punti di riferimento in quel momento, non tanto per noi ma in generale, erano i Police, i Dire Straits, i Boston. Non c’era più quella voglia di sperimentare, di misurarsi con delle forme di musica più complesse. C’è stato un momento di rilassamento e ci si è buttati più su quello che tu hai definito “canzoni”, con degli spazi musicali abbastanza semplici rispetto a tutto quello che era stato fatto prima. A quel punto viene a mancare il tastierista e non ci si è posto il problema di sostituirlo. Io me la cavo con le tastiere, anche se non sono tecnicamente preparatissimo. Quindi mi sono trovato in questa situazione di violinista, parzialmente chitarrista e tanto tasterista.
La PFM che ho ritrovato nel 2001 era quella degli inizi e volevano ripescare tutta la muscia, con tutti i brani più importanti, che avevano lasciato indietro. Questo perchè si erano resi conto del loro valore che era rimasto nel passato, che invece il pubblico aveva voglia di sentire. Io in questi 10 anni ho notato non solo in Italia, ma in tutto il mondo, che la musica progressive effettivamente ha un suo pubblico e viene apprezzata moltissimo. Ad esempio quando siamo stati in Giappone la prima volta abbiamo fatto solo a Tokio tre concerti, tre sere di fila, sempre tutto esaurito. Da lì è cominciato questo decennio di musica progressive, di cui siamo tra i più rappresentativi a livello mondiale, perchè comunque sono pochi i gruppi che fanno progressive oggi.
Io comunque nel 2002 non sono rientrato a far parte del gruppo, il mio ruolo è quello di collaboratore, o come si dice “special guest”.

ZioMusic.it: Si può dire che la figura del collaboratore è il filo conduttore della tua carriera, che ti ha portato poi anche a fare l’arrangiatore e produttore, e a crearti una tua realtà con l’apertura del  Metropolis Recording Studio?

Lucio Fabbri: Si, la mia vera natura e quella dell’arrangiatore. Fin da quando ero ragazzo ho sempre messo in pratica, sia nel live e successivamente in studio, questa mia attitudine a fare arrangiamenti. Inizialmente non avevo un mio studio. Mi appoggiavo agli studi che erano disponibili all’epoca, finchè a un certo punto abbiamo deciso, dico “abbiamo” perchè è stata un decisione che non ho preso da solo, di mettere in piedi nel 1990 il Metropolis. Uno studio completamente analogico che poi successivamente si è trasformato in uno studio totalmente digitale, il Metropolis Digital. Erano i tempi quando ancora si dibatteva se fosse meglio la registrazione analogica o digitale. Adesso che non esiste neanche più il problema, visto che è tutto in digitale e basta, lo studio è tornato a chiamarsi Metropolis Recording Studio. E’ il mio studio, ma viene messo anche a disposizione di tutti gli altri produttori, se ne hanno bisogno. Di fatti vengono diversi altri produttori.
Oggi comunque non è nessario avere uno studio proprio. Questo lo dico per dare un messaggio a tutti i giovani musicisti o quelli che vogliono fare gli arrangiatori, che magari pensano “non ho i soldi per mettere in piedi una struttura così grossa, allora non posso fare l’arrangiatore”. No! L’arrangiatore o produttore artistico non dovrebbe essere lui ad investire i soldi e fare anche da produttore esecutivo. Il musicista fondamentalmente deve cercare qualcuno che finanzi il progetto e a quel punto lo studio viene pagato da chi vuole commercializzare il prodotto. Si può avere ormai una situazione casalinga dove ci si fa la preproduzione, poi si porta il progetto a una casa discografica, un produttore indipendente, e assieme al produttore indipendente si va in uno studio, utilizzando i suoi soldi. Il passaggio dovrebbe essere questo. L’investimento del musicista non deve consistere solo nel comprarsi tutte le apparecchiature, i plug in ecc. L’investimento deve essere più musicale, uno deve diventare il più bravo possibile, deve studiare il più possibile. E’ meglio investire le proprie energie nel diventare dei bravi musicisti anzichè cercare di mettere in piedi uno studio e poi magari scoprire di non essere all’altezza di fare questo lavoro.
Oggi la tecnologia viene molto incontro al musicista. Il rischio qual’è? Che chiunque si creda di essere un grande musicista. Mi rifaccio a quello che ho detto prima: investiamo del tempo e anche un po’ di soldi nello studio, nella pratica. Diventiamo dei bravi musicisti. Non basta comprarsi un computer, schiacciare un bottone e credere di essere bravissimi, tanto fa tutto lui! Il contributo umano, personale del musicista è fondamentale, se no tra qualche anno faranno tutti la stessa cosa!

ZioMusic.it: Secondo te grazie al fatto che la tecnologia adesso è molto più accessibile e che chiunque, anche chi ha studiato poco o non ha studiato affatto, ha la possibilità di produrre musica, il livello di qualità della musica stessa è più bassa rispetto al passato?

Lucio Fabbri: Io sono molto contento che ci sia così tanta gente che fa musica. Anche se la fanno male, io sono contento. Più gente fa musica, più la muscia c’è, si sente, si ascolta, bella o brutta, non importa. Tanto se è brutta io non la ascolto. Io vado a cercare quella che mi piace. Sono convinto che in mezzo a tutte queste opportunità una piccola percentuale di musicisti preparati ci sia sempre. L’importante è andare a scoprire dove sono e non pensare che tutta la musica che si fa oggi sia brutta, perchè è impossibile. Da qualche parte nel mondo c’è sempre qualche bravo musicista che sta facendo qualcosa di buono. Diventa più difficile scovarlo, ma in questo internet può aiutare. Una volta per far sapere che esisteva un bravo musicista bisognava investire moltissimo danaro in promozione televisiva, radiofonica. Adesso se c’è uno bravo, lo trovi su YouTube.
E’ vero che la tecnologia può creare una grande confusione e tra un po’ potremmo anche perdere il concetto di cosa è buono e non lo è, però credo che in mezzo a un milione di produzioni ce ne sarà sempre qualcuna valida.

ZioMusic.it: Si è appena conclusa la quinta edizione del talent show X Factor di cui da cinque anni sei il “direttore musicale”. Che cosa significa avere questo ruolo esattamente?

Lucio Fabbri: Diciamo che la definizione di ‘direttore musicale’ è molto altisonante, non rappresenta veramente quello che faccio. X-Factor è una trasmissione con cantanti che gareggiano e visto che non c’è una band o un’orchestra, servono delle basi musicali, che io realizzo. Sono il direttore musicale o se vuoi il leader della band che prepara le basi. Queste basi non vengono sempre realizzate da una band al completo o da un’orchestra. Almeno per il 50% di queste basi abbiamo Roberto Gualdi alla batteria ed io a suonare tutti gli altri strumenti. Quindi la mia natura di polistrumentista torna molto utile. Abbiamo pochissimo tempo. Perchè dal momento in cui si decidono i titoli da realizzare e il momento in cui devono provare passano a volte solo 24 ore. Quindi in quelle 24 ore bisogna realizzare dalle 6 alle 20, a volte anche 22/24 basi, che poi vengono perfezionate nei giorni successivi. Però diciamo che nel giro di due o tre giorni si devono sfornare tutte le basi. Dato che un mio pallino è la qualità, queste basi devono essere ai massimi livelli. Tant’è che moltissimi pezzi vengono anche migliorati quando noi li rifacciamo. Quando ci troviamo magari con dei pezzi italiani degli anni ’90 o ’80 io sono convinto, molto poco modestamente, di migliorarli e di mettere a posto degli errori, sonorità, imprecisioni che riscontro nelle registrazioni originarie. Quindi ne approfitto per dare una rispolverata al tutto, senza però snaturare lo spirito del pezzo.


                                                                                                                                                        Foto: Luigi Cerati

ZioMusic.it: Sarà uno stress pazzesco, perchè come hai detto bisogna lavorare molto velocemente…

Lucio Fabbri: Ti dirò…si lavora con il ritmo che serve. Ovviamente è molto importante avere dei collaboratori che ti vengono dietro. Nel mio caso, io sono uno molto veloce a farmi venire le idee su cosa c’è da fare. Diciamo che lavorare con un bravo fonico,  [Alessandro Marcantoni, fonico residente del Metropolis; ndr] che utilizza una tecnologia veloce come Pro Tools, fanno sì che il tempo che passa tra il momento in cui ti viene l’idea e il momento in cui questa idea viene realizzata è praticamente zero. Anni fa, con tutto la apparecchiatura analogica, non sarebbe stato possibile. Oggi è possibile fare le musiche di X-Factor in così poco tempo perchè le tecnologie ce lo permettono.

ZioMusci.it: Spesso le basi sono come l’originale o come hai detto tu, addirittura suonano meglio dell’originale. Altre volte ci sono degli arrangiamenti molto particolari.

Lucio Fabbri: Questa è la parte che rallenta un po’ tutta la produzione.

ZioMusic.it: Però magari sono quelli dove ti diverti di più?

Lucio Fabbri: Io mi diverto sempre. Ci sono pezzi che quando ti arrivano non ti viene nemmeno la voglia di toccarli e decidi di farli proprio uguali all’originale. Poi ci sono dei pezzi in cui dici: “Ah… come era brutto, adesso mi diverto a farlo diventare più bello!” Poi ci sono dei brani dove io assieme al giudice e il concorrente decidiamo magari di arrangiare una determinata canzone in un altro modo, perchè così il cantante ne benficerà. Diciamo che le tipologie sono tre: la cover, la cover rivisitata e la cover riarrangiata totalmente, che sicuramente è molto stimolante. Ma è altretanto stimolante studiare e capire tutta la logica di un brano. Mi ricordo un pezzo dei Queen per esempio, "Don’t stop me know". Sono rimasto affascinato dall’arrangiamento ed è stato bellissimo entrare nel pezzo e capire cosa stesse facendo e come era stato suonato ogni singolo strumento. A quel punto ti prende il pallino di rifarlo uguale, perchè se cambi qualcosa ti sembra di fare un torto a chi lo ha scritto.

ZioMusic.it: Tanti musicisti hanno una profonda avversione per questi talent show come X Factor, Amici, ecc. A parte il tuo coinvolgimento a livello di direttore musicale cosa ne pensi?

Lucio Fabbri: Mmh…riesci a farmi la domanda in modo più specifico? Chi è che critica nell’ambiente musicale? Musicisti o cantati?  Per me sarebbe molto importante capire.

ZioMusic.it: Ok, facciamola molto semplice: parliamo di me. Io da cantante trovo che il livello dei cantanti partecipanti all’X-Factor italiano sia piuttosto basso, in particolare in confronto alle edizioni di altri paesi nel mondo. E mi dispiace dirlo perchè io conosco tanti cantanti che sono bravi, e qualcuno ha partecipato alle selezioni ed è stato scartato.
Da musicista mi chiedo sinceramente a che cosa possono servire effettivamente questi talent show. E’ una cosa buona? Una cosa cattiva? O è una cosa che funziona adesso e poi passerà, anche perchè le case discografiche major sono in grosse difficoltà e si sono buttate “a pesce” su questo fenomeno, perchè per loro in questo momento è una delle poche cose che riescono a fare, avendo pochissimo budget per produzioni nuove a disposizione?

Lucio Fabbri: Le tue critiche si muovono su vari fronti. Cominciamo dalla risposta più semplice per me. Come mai ci sono in giro tanti cantanti bravi ma quelli di X-Factor italiano sono meno bravi? Non lo so, perchè non sono io sceglierli. I cantanti che partecipano, vengono scelti da una commissione, fatta di giudici che tutti conoscono. Loro ascoltano quello che viene proposto e scelgono il migliore, oppure scelgono il meno peggio, comunque scelgono quello che a loro piace. Quindi il cantante che noi vediamo a X-Factor è il cantante preferito dai giudici. Se c’è qualche problema bisogna chiedere a loro [ride; ndr]. Comunque io, tutto sommato, di quelli dell’ultima edizione, almeno degli ultimi quattro rimasti in gara sono assolutamente soddisfatto e sono convinto che ognuno a modo suo ha delle grandissime qualità.
Sul discorso in generale dei talent show sarebbe bene porsi una domanda molto semplice. Il concetto è, supponiamo per assurdo: io odio i talent show. Benissimo, allora cancelliamo i talent show! Facciamo finta che non ci siano i talent show, cosa rimane?

ZioMusic.it: Niente!

Lucio Fabbri: Allora, è meglio che non ci sia musica in televisione, o è meglio che ci sia musica grazie ai talent show? Io credo che sia meglio che ci sia musica grazie ai talent show, perchè abbiamo comunque dei ragazzi giovani – se poi sono bravi o no è un fatto soggettivo – che vengono portati al successo, perchè il pubblico in due, tre mesi si affeziona, e poi magari ci scappa che comprino qualche disco, vanno a sentire qualche concerto. Ognuno di questi ragazzi creerà una situazione di movimento intorno a se stesso, di un pubblico che si muove e che va ad ascoltarlo, di una band che lo accompagnerà, di una tournèe, ognuno di loro farà succedere qualche cosa. Quello che succede all’interno dei talent show non finisce lì, c’è il dopo. Una volta che questi ragazzi vengono portati al successo, poi devono confrontarsi con quello che è il mondo musicale di tutti gli altri, con i grandi nomi della musica, quelli che hanno già successo. Chi non sarà all’altezza scomparirà, chi sarà all’altezza andrà avanti ed entrerà anche lui a far parte della scena musicale. Io trovo che questa sia una cosa bellissima. Le opportunità vengono date sia a quello negato, sia a quello bravissimo, diciamo allo Stevie Wonder di turno. Quindi ben venga una trasmissione televisiva che da la possibilità a questo “Stevie Wonder” di potersi far conoscere dal pubblico.
Ti rifaccio la domanda: se cancelliamo i talent show, un ragazzo di 12 anni, bravo come Stevie Wonder, oggi dove va a farsi ascoltare?

ZioMusic.it: Appunto. Non ti sembra un po’ triste che questi talent show siano l’unica possibilità per i giovani di emergere?

Lucio Fabbri: No! Vedi, abbiamo parlato molto del passato, non è che ci sia così tanta differenza. Il passato, come me lo ricordo io, era tutto un talent show, è sempre stato una gara, anche quando da ragazzi negli anni ’70 facevamo i concorsi Davoli. Attraverso quel concorso ci si faceva conoscere, per poi passare allo step successivo. Poi c’era il concorso per entrare in classifica. Bandiera Gialla, l’unica trasmissione che c’era negli anni ’60 alla radio, era un talent show, dove pertecipavano a loro insaputa, Beatles, Rolling Stones, Beach Boys, Bob Dylan. Il Cantagiro era un tour intinerante per tutta l’Italia e c’era una giuria con le palette che votava. E chi si faceva votare? Cantanti del calibro di Lucio Battisti che si facevano giudicare dalla giuria di Cesenatico, con la paletta! Un talent show…anche se non lo chiavavamo ancora così, come il progressive non lo chiavavamo progressive, ma lo era a tutti gli effetti.


                                                                                                                                                  Foto di Guido Harari

Se vuoi vado avanti. Sanremo è sempre stato un talent show, con una giuria che ti giudica. A parte gli artisti italiani come Adriano Celentano, Gianni Morandi e tanti altri, anche gli artisti internazionali come Stevie Wonder o Louis Armstrong venivano al Festival per farsi conoscere. Gli Yardbirds, Wilson Pickett…non mi ricordo neanche più quanta gente abbiamo visto. Tutta gente che non sapevamo neanche chi fosse e che abbiamo conosciuto grazie a un talent show che si chiama Festival di Sanremo. Allora, i talent show di oggi hanno questo formato, in Italia c’è X-Factor e Amici? Meno male che ci sono! Perchè se li togliamo rimane solo Sanremo! Sanremo fa schifo? Va bene, togliamo anche Sanremo. Poi non ci rimane più niente! Tanto non faranno mai un festival Jazz in televisione, in prima serata, chiamando i più grandi musicisti. La musica veramente di alta qualità ha sempre avuto pochissimo spazio in televisione.

ZioMusic.it: Un punto di vista molto chiaro e su cui riflettere. Hai qualche altra passione oltre la musica? Una giornata tipica di Lucio Fabbri come si svolge?

Lucio Fabbri: La musica per me attraversa tutto l’arco della giornata. Tutto è musica. Ho sempre considerato una qualsisi forma di hobby una perdita di tempo, perchè il tempo che uno ha in una giornata è quello, allora è meglio utilizzarlo tutto per fare quello che tu ti senti veramente di fare, che per me è la musica.

Ziomusic.it: I prossimi progetti?

Lucio Fabbri: Riposarmi un po’! Il 2011 è stato molto impegnativo, a cominciare da Sanremo 2011 dove non ho solo diretto Nathalie, ma ho suonato il venerdi con la PFM in duetto con Roberto Vecchioni e il giovedi ho accompagnato Vecchioni nel brano storico, poi in tour con la PFM, in tour con Vecchioni e poi X-Factor, che è cominciato in estate. La gente vede X-Factor in quei due mesi, ma il lavoro è molto più ampio, perchè inizia molto prima e finisce un po’ dopo. Quindi abbiamo appena finito. Abbiamo pubblicato gli album dei primi tre classificati, cioè il cd di inediti della vincitrice e gli altri due con il loro pezzo inedito e cinque cover. A parte Sanremo, dove quest’anno non sono stato coinvolto, prevedo che sarà un po’ una continuazione di quello che ho fatto l’anno scorso, quindi in tour con Vecchioni, con la PFM e X-Factor, più le produzioni che faccio al Metropolis, delle quali però non posso ancora dire niente di preciso, stiamo ancora facendo progetti.

 ZioMusic.it: Grazie Lucio per questa bella intervista!

Lucio Fabbri: Grazie a voi, è stato un piacere!


Guido Block               
Redazione ZioMusic.it

 

 

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